domenica 26 febbraio 2012

Ancora sulle energie rinnovabili

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Ancora una volta battiamo il tasto delle energie rinnovabili. L'uomo ha già rovinato larga parte del pianeta, bisogna cambiare mentalità, e cacciare a calci nel sedere chi prende decisioni esiziali per l'ambiente pensando solo al proprio portafoglio e non alla tutela ambientale.

L’impiego delle sole Energie Rinnovabili può davvero soddisfare il fabbisogno di energia di una nazione? Un primo bilancio del freddo e turbolento inverno tedesco
da Il Sostenibile
di Francesca Petretto

Delle nere nubi minacciano le ambizioni green Energy dei tedeschi, scrive John Petersen, avvocato esperto di cause di società che si occupano di energie “alternative”. In effetti la crisi economica si fa sentire in Germania anche nel campo dell’impiego delle rinnovabili e il pessimismo indotto nell’animo dei tedeschi dalla povertà di luce e di calore tipica dei mesi invernali, così come di soldi nel portafogli, induce persino la nazione leader dell’UE ad un ripensamento delle promesse scaturite dall’adesione incondizionata al Protocollo di Kyoto prima, dal disastro Fukushima poi.

Questa virata nei propositi “sostenibili” ha avuto inizio poco più di un anno fa: i tedeschi non sarebbero più i maggiori e più convinti sostenitori del mondo dell’energia verde come un tempo ed il loro sviluppo nel campo del fotovoltaico e dell’energia eolica, un tempo prorompente ed aggressivo, soprattutto nelle ultime settimane, da metà gennaio 2012, si sarebbe arrestato, come attesta l’inquietante cambiamento nel tono dei media mainstream della nazione, “con la classe politica alle prese con ben altri problemi – così dicono – che non quello dell’impiego delle fonti di energia rinnovabile”. Nessuna sorpresa: a monte c’è una chiara dichiarazione di intenti del Governo centrale e la Cancelliera Angela Merkel non è nuova a questo tipo di esternazioni in tema di nucleare/anti nucleare, trattandosi di una “politica” più che di un’ambientalista convinta, e questo da sempre. I tedeschi, soprattutto gli elettori dell’SPD (partito socialdemocratico tedesco) e della cosiddetta sinistra rosso-verde (rot-grün-rote Koalition) lo sanno bene. Quando il governo approvò nella riunione di gabinetto del 6 giugno la decisione di spegnere le centrali atomiche sul territorio nazionale e promise di staccare la spina a ben diciassette centrali atomiche entro il 2022, nessuno rimase stupito dal tempismo della Cancelliera, se non la stampa estera che giustamente ne lodò decisionismo e fermezza. Ma non era stata proprio la Merkel a chiedere l’abolizione della norma varata dal governo Schröder-Fischer che aveva già sancito la chiusura delle centrali atomiche pochi anni or sono? Sì, però ancora non c’era stato lo tsunami e non solo quello conseguente al disastro di Fukushima, ma l’altro, politicamente ben più pesante e rilevante, delle elezioni regionali nel Baden Württemberg e a Brema che aveva visto triplicarsi i voti dati ai Verdi: era chiaro che il capo del Governo non potesse fare finta di niente.

L’aria sta cambiando e il vento tira a favore della CDU nonostante uno dei pregiudizi che i democristiani tedeschi si portano sulla pelle riguardi la loro affezione ai grossi capitali, e sappiamo quanti interessi in gioco ci siano sia nella scelta del nucleare sia nel mercato di petrolio e carbone; e nonostante le terribili critiche delle aziende che si occupano della fornitura di energia elettrica, che si vedono defraudate del loro strumento di produzione di una merce venduta sui mercati internazionali alla stregua del petrolio stesso, del caffè e dell’oro. Proprio queste ultime, nei mesi trascorsi, hanno riportato in auge il dibattito che sembrava ormai sopito. Tre articoli, fino a poco tempo fa impensabili da leggere, sono usciti a tal proposito su “Der Spiegel”, il settimanale più noto e letto di tutta la Germania: “Re-Evaluating Germany’s Blind Faith in the Sun” e “Solar Subsidy ‘Insanity’ Will Cost Consumers”, del 18 gennaio, e “Solar Energy Row Is an ‘Undignified Spectacle” pubblicato due giorni dopo sul sito della rivista.
Oggi vanno molto di moda e sono considerati niente meno che ragionevoli discussioni su questioni cruciali come la gravità economica del momento che si sta vivendo in Germania, come nel resto del Mondo, tema che afferma il proprio primato assoluto nei ragionamenti della stampa, nel parere dei lettori ma soprattutto nelle decisioni della politica. I tedeschi sono stati pionieri in tutte le “cose verdi”, perché la nascita del primo partito dei Verdi è ufficialmente ascrivibile al 1980, e in realtà, è difficile nominare una tecnologia alternativa di energia che la Germania non abbia accolto a braccia aperte. Quando si trattava di energia verde e delle fonti di energia alternative, i tedeschi sono sempre stati all’estrema sinistra della curva di adozione della tecnologia e per un periodo di tempo molto lungo. Il tono dei recenti articoli di “Der Spiegel” è un chiaro indicatore di un certo sentimento pubblico, se gli si da’ credito pare che i fautori della green economy si preparino a gettare la spugna in nome del “risparmio energetico” e il problema è che se è questo ciò che la Germania detta in campo di ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie alternative, è inevitabile che tutto il mondo si muova di conseguenza. Insomma, se l’alfiere dell’energia verde (e dell’economia verde) abbandona la ricerca e sceglie la strada della conservazione e della “efficienza energetica”, la reazione contro l’industria dell’energia solare non può che essere devastante e i rischi per il settore dell’energia eolica, di conseguenza, saliranno alle stelle.

C’è chi sostiene, nell’accesissimo dibattito in corso questi giorni nei Länder tedeschi, che sia difficile sostenere la fondatezza delle soluzioni di alimentazione energetica combinate, a mo’ di “uno al prezzo di due”, che è esattamente quello che si ottiene dall’utilizzo congiunto di energia eolica e solare, supportato necessariamente dall’ausilio delle centrali convenzionali. I detrattori ritengono che se il domino di energia solare ed eolica dovesse cadere, quasi certamente cadrebbe anche il settore emergente dei veicoli elettrici che già di suo, a quanto dicono, richiede enormi quantità di denaro nell’hic et nunc e nell’eventualità di dover trovare (ed esaurire) ulteriori fonti naturali per l’approvvigionamento del combustibile. Ma dall’altra parte c’è il forte partito dei Verdi, della cosiddetta sinistra rosso-verde tedesca, che carta alla mano vanta risultati eccezionali, di innegabile valore e rilievo, calcolati nei giorni più freddi dell’inverno appena trascorso, quando a Berlino si sono raggiunte temperature minime di -25° C.

Ora gli occhi di tutto il Mondo sono sulla Germania come l’epicentro degli sforzi europei per ripristinare l’equilibrio di bilancio in un periodo di spesa pubblica dissoluta e insostenibile e l’apparente resa del Green Power tedesco sembrerebbe una vittima sfortunata all’interno di uno sforzo più ampio volto a dissipare le nubi scure dell’economia. Questo dicono gli economisti, questo detta la finanza e quelli che non solo non si curano della salvezza del Pianeta ma anzi speculano persino sul fallimento di alcune importanti case produttrici tedesche di pannelli fotovoltaici favorendo lo spostamento della produzione e della ricerca in Cina, con tutti i danni che ne conseguono, tanto ecologici quanto economici.

Dal canto loro i Grünen (Verdi) ribadiscono di non mollare, che le aspettative sul solare non saranno deluse né disattese: la Germania si era impegnata a ridurre entro il 2020 del 35% il proprio fabbisogno energetico e di soddisfarlo con le sole fonti rinnovabili; di questo 35% il 10% verrebbe dal solo impiego dell’energia solare e, se si dovesse reggere, entro il 2050 le energie rinnovabili potrebbero soddisfare l’80 % di energia richiesta (e gli esperti ritengono che gli impianti solari potrebbero garantire più della metà di questa percentuale).

Ma Jürgen Grossmann, amministratore delegato della RWE AG (la Rheinisch-Westfalia, con sede a Essen, una delle più grandi società energetiche in Europa per ricavi nonché la seconda più grande della Germania), in una conferenza a Berlino nel mese di gennaio ha dichiarato: “Il fotovoltaico da noi ha senso tanto quanto la coltivazione di ananas in Alaska” ed evidentemente si riferiva al fatto che la Bundesrepublik Deutschland non è propriamente una terra baciata dal sole, soprattutto in questi impietosi mesi di dicembre-febbraio, ed anche altri meno critici e favorevoli all’impiego del fotovoltaico hanno – solo oggi – iniziato a criticare le sovvenzioni all’eolico ed al solare date dal Governo, dicendo che non sarebbe stato investito a sufficienza sulle energie di integrazione, come per esempio in una rete aggiornata per lo stoccaggio dell’energia prodotta. La DENA, Agenzia Tedesca per l’Energia, stima che al fine di collegare tutti i fornitori di energia con i clienti in tutta la Germania, compresa quella offshore delle grandi centrali eoliche nei mari del Nord e del Baltico, dovrebbero essere costruiti entro il 2025 circa 3.700 chilometri di rete di alta tensione quando invece negli ultimi anni sarebbero stati creati solo 100 km di linee elettriche per la loro distribuzione. Ed il vero problema non sarebbe nell’approvvigionamento energetico delle campagne dei piccoli centri, quanto invece delle grandi realtà metropolitane della Germania che vanta 4 città sopra il milione di abitanti (Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia) e oltre dieci sopra i 500.000. In molti ancora dubitano che il salto possa essere fatto nei prossimi decenni senza ricorrere all’uso di fonti energetiche fossili. Ma quali? Il bacino della Ruhr è esausto: non c’è più carbone. Dovrebbe così anche la Germania continuare ad acquistare il gas, salito a prezzi esosissimi e difficilmente ottenibile, visti i recenti trascorsi, dalla vicina Russia? “Abbiamo bisogno di mettere sufficienti risorse in ricerca e sviluppo di una rete di distribuzione intelligente e degli impianti di stoccaggio di energia”, risponde Werner Frohwitter portavoce di Energiequelle – suggerisco la lettura dell’articolo su La Stampa del giugno scorso: - “se lo facciamo, possiamo fornire tutte le famiglie tedesche con l’energia rinnovabile (eolica) in 20 o 25 anni massimo da oggi”.

Se la Germania è ricca di esempi virtuosi nel territorio pare che questi non bastino al governo centrale: in una corsa contro il tempo ora viene riscritta la legge per l’energia atomica e la legislazione delle altre energie. La corsa è tutta una sorpresa e vede gareggiare diversi partecipanti: le imprese del settore energetico, i partiti politici che preparano la campagna elettorale per le elezioni dell’anno prossimo, il movimento anti-nucleare ma anche i governi dei Länder, naturalmente non tutti schierati, nemmeno in questo tema così sentito e “tedesco”, dalla stessa parte. E i consumatori, si domandano ancora gli economisti, come si orienteranno? Saranno motivati dagli inevitabili aumenti nei costi di produzione e di acquisto a seguire e supportare, ancora una volta, la rivoluzione energetica? Il mondo ha la memoria breve, solo ieri negli USA la Nuclear Regulatory Commission (Nrc) con quattro voti favorevoli e uno contrario dava il via libera alla costruzione di due nuovi reattori nucleari nella centrale di Vogale, in Georgia, coi soldi ed il placet dell’amministrazione Obama; gli interessi economici e il discorso della creazione di nuovi posti di lavoro (“un importante investimento anche in termini occupazionali con 4.000-5.000 nuovi posti di lavoro nel momento di picco di attività del cantiere” ha detto una portavoce della casa produttrice) hanno molto più appeal sulla gente delle paure per i disastri nucleari.

Controbattono i Verdi tedeschi che nemmeno il freddo record di questo inverno – le temperature più rigide sono state misurate nelle prime due settimane del mese di febbraio – può favorire e tanto meno giustificare il ritorno al nucleare: quei giorni di febbraio sono sempre stati considerati dagli osservatori della transizione energetica come la cartina al tornasole; “quando è così freddo, il consumo di elettricità è alto, ma è anche vero che il vento soffia forte”. E infatti la rete elettrica tedesca ha dimostrato di essere ampiamente stabile. “Nessun problema”, hanno dichiarato pochi giorni fa e all’unanimità l’Agenzia Federale delle Reti ed i gestori dei sistemi di trasmissione. E nei fine settimana, quando la domanda di energia elettrica diminuisce sensibilmente, la situazione generale riscontrata era comunque “rilassata”. Né di inaspettate carenze dunque né di scarso potere per una mancanza di capacità di generazione potrebbe essere tacciata l’industria elettrica tedesca. Al contrario, la Germania ha fornito di energia anche i paesi più vicini e persino nelle ore più critiche in questa stagione, 8-9 del mattino e 18-19 alla sera, ha esportato una quantità di corrente netta in eccesso. Il venerdì mattina il “surplus commerciale” è calcolato circa pari a 4000-5000 MW, l’equivalente alla performance di tre/quattro centrali nucleari.

“Attualmente stiamo vivendo una situazione che è stata sempre designata in anticipo come potenzialmente critica“, ha detto un portavoce della TenneT (il primo gestore transfrontaliero in Europa della rete per l’elettricità); “la domanda totale di elettricità in Germania era venerdì 10/2 di pomeriggio di circa 70.000 megawatt nel picco più alto” ma non c’è stato bisogno di utilizzare le centrali nucleari di riserva di potenza. E similmente rilassati, checché ne dicano i detrattori dei Verdi, appaiono nella divisione delle reti EnBW (Energie Baden-Wuerttemberg AG, la terza società di energia in Germania): “la situazione della rete attuale, rimane nel contesto delle aspettative stagionali”; la sicurezza del sistema “è stata finora garantita in tutti i tempi”, e questo sarebbe stato “previsto sulla base delle attuali previsioni per i prossimi giorni”. I prezzi correnti nel mercato locale della borsa elettrica tedesca EEX ne sono la riprova, non indicano un’inusuale scarsità: “nell’ora più costosa, il venerdì fra le 18,00 e le 19,00, il costo kilowattora nel commercio all’ingrosso era di 11.1 centesimi, il prezzo medio giornaliero di energia elettrica era di 7,7 centesimi. Anche se i prezzi sono aumentati leggermente rispetto alla media degli ultimi mesi di circa 5 centesimi, non si tratta di una cosa infrequente: nel novembre 2007, attorno al raggiungimento dell’ora, i prezzi salivano fino a 82 centesimi per chilowattora”. Il confronto con i cugini francesi è più che ovvio e ricorre assai negli articoli del taz.de: “nella Francia atomica, la potenza elettrica è al momento molto più scarsa che in Germania” e “per la consegna il venerdì sera, i commercianti francesi hanno dovuto pagare per l’energia elettrica sul mercato fino a 15,1 centesimi. E mentre la Germania era un esportatore netto nei giorni scorsi, la Francia ha importato a conti fatti, anche energia elettrica, inevitabile in quanto i francesi usano per lo più calore proveniente dalla corrente elettrica. Questo valore in Francia aumenta in maniera inversamente proporzionale alla temperatura e la richiesta totale è di 2.300 megawatt. In Bretagna, la società elettrica Edf ha pertanto invitato ieri i cittadini a limitare il loro uso di energia elettrica; tutto questo succede mentre nella Germania “antiatomica” si scopre che l’energia solare è un importante fattore di stabilizzazione”. La nazione tedesca riesce con l’eolico al nord e il fotovoltaico al sud a produrre tanta energia quanta sarebbe quella proveniente da cinque/sei centrali nucleari francesi: 6000-8000 megawatt di energia, cita un portavoce della Amprion TSO; lo stesso dice la TenneT.

Per dare un’idea di come si stia sviluppando il dibattito di questi giorni sulla green Energy, ecco cosa riportano tre importanti testate giornalistiche tedesche di diverso orientamento politico:

1. Il quotidiano economico Handelsblatt scrive: “Il dibattito sul sostegno alle energie rinnovabili si è trasformato in uno spettacolo indegno. Da un lato del palco è il ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen, e dall’altro lato è il ministro dell’Economia, Philipp Rösler. Se continueranno a mantenere questa condotta, allora nel breve futuro la transizione energetica prevista si romperà. Abbiamo un disperato bisogno di uno sforzo congiunto di entrambe le parti. [Röttgen] sta facendo tutto il possibile per garantire delle prospettive di crescita alle imprese (sostenibili). Allo stesso tempo, sta cercando di dare l’impressione di voler mettere sotto pressione il settore dell’energia solare in modo che i costi non esplodano. Presumibilmente, con questi obiettivi in mente, ha incontrato ieri i rappresentanti del settore dell’energia solare. Nessuno al momento sembra interessato alla questione decisiva di quanta energia solare serva al fabbisogno energetico tedesco per il decennio 2020-2030. Questo è molto fastidioso. I prossimi dibattiti che avranno luogo sui temi dell’espansione delle reti, della nuova costruzione di centrali elettriche e degli impianti di stoccaggio, non sono promettenti per i sostenitori delle energie rinnovabili. Sarebbe meglio se la questione della transizione energetica non venisse utilizzata solo per fini politici”.
2. Il quotidiano conservatore Die Welt riporta: “Il ministero dell’Ambiente prevede in un primo momento di modificare i termini di pagamento. Le sovvenzioni al solare non dovrebbero in futuro essere ridotte ogni sei mesi, ma con cadenza mensile. Questa misura mira a evitare una corsa all’acquisto dei pannelli a ridosso della data in cui è prevista una riduzione delle sovvenzioni. È improbabile che l’espansione solare sarà realmente rallentata da tali provvedimenti perché l’espansione record in dicembre aveva poco a che fare con gli acquisti della ventitreesima ora. La maggior parte dei nuovi moduli solari che sono stati installati in piena terra era stata pianificata da mesi. E tutto fa pensare che gli investitori nell’attuale fase di basso interesse vorranno ancora investire prevalentemente in pannelli solari che, per più di 20 anni, supereranno i rendimenti garantiti dallo Stato del 7-8 % sui costi dei consumatori. La “valanga rigonfiamento dei costi” non può essere fermata con tiepide modifiche; solo un tetto solido sulla spesa per i sussidi solari può davvero proteggere il consumatore”.
3. Infine il più volte citato Die Tageszeitung: “È grazie a Jürgen Grossmann [vedi sopra] che il dibattito sulla rivoluzione energetica è diventato così divertente nelle ultime settimane… In questi giorni, colpire l’energia solare è particolarmente in voga da parte coloro che l’anno scorso hanno dovuto prendere forse la più grande battuta d’arresto della loro carriera: la fase-out dell’energia nucleare, tanto amata dalla coalizione di centro destra. Aggiungete a ciò la transizione energetica… «Mio Dio, gli ambientalisti hanno vinto!». Forse vale la pena di confutare le argomentazioni populiste contro l’energia solare. «L’energia solare è costosa e ridicola come una coltivazione di ananas in Alaska?». Già quest’anno, i chilowattora di energia solare prodotti in Germania saranno remunerati, a seconda delle dimensioni dell’impianto di produzione, dai 15 ai 21 centesimi. In base alle proposte attuali, tale importo sarà di 10-15 centesimi entro il 2015, diventando così “a buon mercato” e non più bisognoso di sussidi statali. Teoricamente nuove installazioni potrebbero quindi sorgere senza bisogno di supporto economico esterno. Contrariamente a quanto avverrebbe se si acquistasse da Grossmann, pagando il doppio invece di produrre la propria energia. I sussidi solari sono stati messi in atto per rendere questa forma di energia competitiva, e questo sistema ha funzionato. Un ministro dell’Economia (Philipp Rösler), che aggiunge solo costi di produzione all’energia solare, e non tiene conto dei guadagni e dell’incremento dell’uso che ne viene fatto, è attaccato al vecchio modello di approvvigionamento energetico, con le singole aziende e i giganti energetici che governano il mercato in regime di monopolio”.

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