giovedì 2 febbraio 2012

Mario Monti e la tutela del Lavoro nella Costituzione. Distruzione

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Amici, lo conosciamo ma rileggiamolo, è l'art. 1 della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

Per i nostri padri costituenti il Lavoro è il fulcro fondamentale del nostro ordinamento giuridico, è la base su cui si fonda la Costituzione. Ciò significa anche che la legislazione ordinaria deve mettere il Lavoro al primo posto per l'individuo. Nella Costituzione il Titolo Terzo, riguardante i "Rapporti Economici", detta tutta un'altra serie di disposizioni fondamentali per il cittadino e il Lavoro, fra le quali la più importante è nel dettato dell'art. 36, I comma: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa."

Quando si parla di Lavoro quindi si fa riferimento alla cosa più importante per il cittadino, perché senza lavoro non si mangia anzitutto, e più in generale non si fa niente: senza il Lavoro non c'è retribuzione, senza retribuzione non arrivano soldi, senza soldi non si fa niente. L'Italia è cresciuta, anche e soprattutto per merito delle lotte dei partiti di Sinistra e delle battaglie sindacali, col lavoro a tempo indeterminato come fulcro di tutto il sistema. La regola è sempre stata quella del "posto fisso". Ciò perché il posto fisso garantsice la retribuzione fissa, e grazie a questa una famiglia può pianificare una vita tranquilla, anzitutto acquistando una casa, bene fondamentale per essa.

L'evoluzione dell'Economia e la conseguente evoluzione della Politica (con le scelte scellerate di arguti delinquenti e perfetti inetti in ambedue le categorie) hanno determinato una crisi economica che le grandi imprese e i politici hanno sempre scaricato sulle fasce meno protette, cioé i lavoratori dipendenti. Da qui l'evoluzione o meglio l'involuzione verso forme di contratto di lavoro sempre meno garanti della posizione della parte contraente debole, da qui la corsa a facili licenziamenti, il ricorso a contratti part-time o a tempo determinato.

La cecità di chi ha spinto in questo verso (sia nelle grandi imprese che nella Politica) è stata esiziale. Non garantendo il lavoro si è determinato un impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini, ciò ha determinato un generalizzato aumento della povertà, e con meno soldi in giro tante attività hanno dovuto chiudere i battenti. I partiti di destra sono sempre stati in questa linea di pensiero e di azione, e con essi i responsabili delle grandi imprese; ma da quando sono venute a mancare personalità come Enrico Berlinguer, anche a sinistra si sono voltate le spalle al ceto più debole. Aggiungiamo poi che i sindacati sono in continua implosione, perché non lottano più per i diritti degli iscritti, essendo essi diventati come i partiti politici: poltronifici.

Se non si sostiene il Lavoro, il posto di lavoro fisso, si ruba alla gente comune (noi) tutto.

Quando è caduto il governo Berlusconi la scelta di Napolitano non mi è piaciuta. Ok ad un governo tecnico, ma metterci una persona come Mario Monti è stato un grave errore. I segnali c'erano già, soprattutto in due cose. Anzitutto il prodigarsi da parte di Monti in elogi e apprezzamenti su come Marchionne ha operato in FIAT (pesci in faccia agli operai); poi lo stesso atteggiamento nei confronti dello sfascio della Scuola Pubblica operato dalla Gelmini, che non ha prodotto solo l'impoverimento della qualità dell'insegnamento, ma ha creato centinaia di migliaia di disoccupati. Apprezzare apertamente chi uccide il Lavoro, come ha fatto Mario Monti nei confronti di Marchionne e la Gelmini, rappresenta uno schiaffo in faccia alla Costituzione Repubblicana e ai suoi principi.

Monti ha elaborato la sua contorta "manovra" imponendo sacrifici alle fasce più povere e deboli della popolazione, e ha dato tutto il suo sostegno al sistema bancario (al quale non ha chiesto sacrifici), del quale lui stesso è espressione e complice. Per Mario Monti la cosa più importante non è che la gente abbia un po' di benessere, ma che le banche non falliscano e lo Stato paghi i suoi debiti (debiti che andrebbero fatti pagare a tutti i politici che hanno rubato lo stipendio e hanno rovinato il paese).

Mario Monti a Matrix, come tutti sappiamo, ha gettato definitivamente la maschera, dicendo sul Posto Fisso "che monotonia", aggiungendo poi che è "bello cambiare lavoro... (per) nuove sfide". Sappiamo che sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori lo stesso Monti e la Fornero avevano detto "non è un tabù", facendo capire che il precariato (degli altri) loro, che sono ben pagati, lo preferiscono. Ora la "monotonia" del posto fisso.

Il signor Mario Monti non è un tonto, sa bene che oggi chi perde lavoro non ne trova più, perché l'economia è allo sfascio. E allora queta menata sul posto fisso monotono è una dichiarazione di guerra al Lavoro, e una dichiarazione di guerra alla Costituzione. Per Mario Monti l'art. 1 della nostra Costituzione andrebbe riscritto. Indubbiamente è così. Per Mario Monti il Lavoro che deve avere tutela è solo quello di chi come lui ha tanti soldi e occupa tante belle poltrone, la gente comune può anche ammazzarsi. Quindi Mario Monti è nemico della sovranità popolare (del resto è stato messo lì da Napolitano, mica da noi cittadini) e nemico del Lavoro. Un vero attentato alla Costituzone.

1 commento:

  1. la cosa che non capisco è questa: dicono di voler far ripartire l'economia. Vorrei sapere come potrebbe ripartire l'economia licenziando le persone e dandone la possibilità alle aziende.
    Secondo me, poco esperto di economia, un disoccupato che non lavora non acquista nulla.
    Quindi mi dovrebbe spiegare il prof. Monti come possono risalire i consumi, con questo metodo.
    Fila come discorso ?

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