domenica 12 febbraio 2012

Wildpoldsried: quando la Sostenibilità diventa l’imperativo di vita di un’intera comunità

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Ancora un fulgido esempio di come la reimpostazione dello sviluppo energetico possa portare a piccole (o grandi) isole felici, le quali nel rispetto della Natura vivono senza dipendere dalle energie inquinanti. Dopo il precedente articolo, ancora una volta l'Autrice affronta il tema dell'Ecosostenibile, raccontando una realtà locale tedesca davvero interessante. Quanto siamo indietro noi italiani...


Wildpoldsried: quando la Sostenibilità diventa l’imperativo di vita di un’intera comunità
da Il Sostenibile
di Francesca Petretto

A corollario del recente articolo sull’approccio tedesco al Sostenibile, vorrei qui presentare un esempio di felice e prospera applicazione dei principi che ne stanno a fondamento: una realtà ecologica, non compromessa dall’antropizzazione, nella regione di Allgäu, fra la Baviera e il Baden-Württemberg, nella parte sud della Germania.

Il villaggio agricolo di Wildpoldsried, una comunità di poco più di 2.500 anime, si trova nel Land della Baviera, poco distante dal confine con l’Austria. Quando nel 1997 il neo-eletto Sindaco, concordemente al Consiglio del Villaggio, pensò alla proposta di un nuovo modello di industria fondato sulla promozione ed il mantenimento delle iniziative locali, aveva da tempo capito che per portare nuove entrate nelle casse del Comune non si sarebbe dovuto creare nessun debito.

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Una considerazione intelligente ma non scontata che riteneva avrebbe richiesto molti decenni prima di poter essere attuata; ma l’esempio della politica nazionale “restituita” agli investimenti nelle energie rinnovabili, al contrario, non trovò nessun ostacolo né da parte dei suoi concittadini né a livello statale giacché anzi la presentazione del nuovo programma energetico riscosse un immediato successo nella stampa federale e poi internazionale, destando l’interesse degli addetti ai lavori e facendo sì che l’esempio di Wildpoldsried venisse emulato anche da altre piccole realtà tedesche. Oggi Wildpoldsried, è considerato da molti un modello per raggiungere la sostenibilità della comunità del 21° secolo – e contemporaneamente liberarsi dal giogo economico dei debiti – e un esempio felicissimo che si imporrà negli anni a venire tra quelli che stanno effettivamente scrivendo la storia della conservazione del patrimonio ambientale.

Pochi mesi fa, nel maggio 2011, il sindaco in carica, Arno Zengerle, poteva finalmente esprimere, nel corso di una riunione in municipio con la comunità cittadina, la sua soddisfazione: si iniziavano a raccogliere i frutti dei sacrifici e degli investimenti fatti negli ultimi quattordici anni. Nella stessa sede elencava con orgoglio ai giornalisti accorsi una lista incredibile di realizzazioni architettonico-sostenibili, comprendenti nove nuovi edifici pubblici (compresa la scuola, la palestra e la sala comunale) completi di pannelli solari, e di impianti ecocompatibili, come quattro digestori di biogas con un quinto in fase di costruzione, sette mulini a vento, 190 impianti privati dotati di apparecchiature per lo sfruttamento dell’energia solare, una rete di teleriscaldamento con 42 collegamenti, tre piccole centrali idroelettriche, il controllo ecologico delle acque reflue e di un intero sistema naturale.

Wildpoldsried oggi produce energia 321 volte maggiore di quella di cui ha bisogno e sta generando 4,0 milioni di Euro di fatturato annuo: un risultato notevole per una comunità agricola modesta che ha trasformato un paese “senza industria” in un modello nel settore delle energie rinnovabili, soprattutto con l’aiuto degli imprenditori locali, dei veri e propri pionieri dell’età contemporanea, i quali, associandosi in piccole imprese, sono riusciti a vendere ed installare le nuove tecnologie e così a fornire a tutti i servizi necessari ai nuovi impianti.

Nel 1999, il Consiglio di Villaggio redasse una dichiarazione d’intenti – il WIR-2020, ‘Wildpoldsried Innovativ Richtungsweisend’ (la Leadership dell’Innovativo a Wildpoldsried) – a fondamento del quale furono posti l’ascolto e l’attenta valutazione delle richieste di tutti i cittadini, singoli o associati, purché orientati nella direzione dello sviluppo futuro e della crescita sostenibile: un modo per coinvolgere la totalità della cittadinanza e non permettere che le decisioni fossero solo appannaggio dei soliti o comunque di un’elite chiamata a decidere per gli altri. Così gli orientamenti, spiegati con un linguaggio facilmente comprensibile, iniziarono ad ispirare i singoli, convincendoli a mettersi in gioco e a “pensare verde”, crearono posti di lavoro in nuove imprese locali permettendo a tutti di poter rimanere a vivere dignitosamente nella propria città senza essere costretti ad emigrare altrove e a lasciare che la piccola comunità agricola deperisse e potesse nel tempo estinguersi. Nel WIR-2020 sono affrontati tre temi principali: 1) energie rinnovabili e risparmio energetico; 2) costruzione ecologica degli edifici utilizzando materiali da costruzione naturali (principalmente il legno); 3) protezione delle risorse idriche e del suolo (sia sopra che sotto il livello del terreno) e smaltimento ecologico delle acque reflue.

Fu così che un cittadino, Wendelin Einsiedler, iniziò a parlare con i suoi vicini e con gli amici circa il senso della comunità, e della formazione reale della società civile; iniziarono a nascere delle piccole imprese o società come la EW Wind Energy GmbH Hutoi (costruttrice in loco di mulini a vento in grado di produrre per la comunità 3,5 MWh di energia con un investimento di denaro composto al 25% da patrimonio netto e al 70% circa da debito, il restante con un piccolo contributo da parte dello Stato della Baviera) e in seguito la EW Wind Energy GmbH & Co.KG Haarberg, con ben 94 soci che avrebbero potuto investire, a scelta, da un minimo di 5.000 € fino a un massimo di 25.000 € (risultato: altri due mulini a vento, capaci di produrre 4,5 MWh) e via così fino ai giorni nostri. Nel complesso, gli investitori in progetti comunitari sostenibili della “società mulini a vento” di Wildpoldsried hanno beneficiato di un ritorno dell’8-10% sui loro iniziali investimenti.

Anche per quel che riguarda l’impiego del biogas il Consiglio di Villaggio approvò la costruzione di due impianti nelle fattorie ai margini del centro urbano: il primo operativo già nel 1997, in un’azienda lattiero-casearia, gli ultimi due di recente costruzione, in grado di produrre complessivamente un totale di 320.000 kWh / anno con l’impiego di digestori anaerobici.

Un altro cittadino privato, i cui terreni erano vessati dal problema delle inondazioni (molto frequenti e diffuse in tutta la Baviera) pensò di costruire il primo impianto privato di utilizzo delle acque reflue e questo divenne presto un progetto pilota quando il sindaco poté assicurarsi una borsa di studio erogata dall’Unione Europea per progetti attivi nella promozione del controllo delle inondazioni e, al contempo, la deviazione intelligente delle acque piovane. Tale progetto è oggi in uso e, come un impianto di depurazione convenzionale, utilizza tre processi semplici: serbatoio di sedimentazione, di filtrazione e di chiarificazione per la rimozione dei fanghi. Naturalmente anche in questo caso l’immediato successo e vantaggio riscossi spronarono altri investimenti dello stesso tipo: “a Wildpoldsried, ma non solo qui, l’acqua è vita per tutti ed è evidente che l’interazione ecologica tra le persone e l’ambiente deve essere sostenibile”. Fu così creata una sorta di filiera naturale, un “sentiero natura” che oggi comprende un giardino delle api, due laghetti naturali, 96 alberi da frutto e un parco, tutto in zone umide prima inutilizzate, che ora invece vedono il prosperare di libellule, farfalle, uccelli e piante nella più perfetta applicazione del principio di salvaguardia dell’ecosistema.

All’inizio furono solo in pochi a crederci e comunque persone nate in un’altra generazione, con memoria di un passato ameno, poco inquinato, proprietari di fattorie, agricoltori ma anche contadini, pensionati con una buona posizione economica, ma quando il governo tedesco approvò nel 2006 un nuovo piano tariffario per incentivare la produzione e lo sfruttamento dell’energia solare, la Erneuerbare-Energien-Gesetz, EEG (la legge per le energie rinnovabili) del 2000, lo slancio fu enorme. I cittadini tutti, le piccole imprese locali ed alcuni imprenditori venuti da altre parti della nazione decisero di entrare nel business delle energie rinnovabili, soprattutto di quella solare con un sistema strutturale basato sull’energia alternativa prodotta. Alla fine del 2011 sono state conteggiate oltre 190 famiglie di Wildpoldsried che hanno abbracciato la scelta del fotovoltaico, dotando le proprie case di pannelli solari in grado di produrre 3.300 kWp (dove p = picco o potenziale massimo). L’energia generata non soddisfa solo il fabbisogno energetico dei singoli edifici ma viene anche venduta all’Allgäuer Überlandwerk (AÜW) (società elettrica dell’Allgäu), in modo tale che le entrate possano coprire i costi di manutenzione annuali del comune e qualsiasi ulteriore fondo per l’acquisto di prodotti di cui la comunità ha bisogno (ad es. strumenti musicali ed altro materiale didattico per le scuole, nuove attrezzature per i vigili del fuoco volontari, ecc.).

Il legno è il principale materiale utilizzato tanto nella costruzione ex-novo quanto nel recupero e restauro di edifici preesistenti: il fatto che il villaggio sia circondato da quasi 1.500 ettari di foresta significa che il legno non può che essere considerato come un “dono dal cielo” ovvero una risorsa locale realmente disponibile a chilometro zero, rinnovabile e anche generatrice di reddito per i cittadini proprietari di terreni ricchi di alberi e coltivatori diretti. E sul ciclo di produzione-lavorazione del legno è anche basato il sistema di riscaldamento centrale di Wildpoldsried: pellets, prodotti industrialmente in Baviera, dai rifiuti provenienti dall’industria del legno o alcuni sistemi domestici di riscaldamento che utilizzano trucioli di legno (‘Hackschnitzel’) provenienti dalle foreste locali e sono realizzati per lo più con gli scarti legnosi dei rami.

In termini di efficienza energetica del costruito, evidentemente Wildpoldsried segue il programma della “Casa Passiva” (la “Passivhaus” ideata dallo svedese Bo Adamson e del tedesco Wolfgang Feist), redatto dal Governo Federale su una risoluzione del Parlamento Europeo del 2008. Nel 2011 il Consiglio di Villaggio di Wildpoldsried ha emesso un’ordinanza che impone a tutti i cittadini che vogliono costruire ex-novo la propria abitazione di integrare misure di efficienza energetica, simili a quelle incluse nel programma di “casa passiva” del Governo. Il Consiglio ha inoltre stabilito uno sconto per la costruzione delle nuove case a “zero energia” per compensare i costi iniziali. Chi invece intende restaurare la propria preesistente abitazione è tenuto a farla sottoporre prima a un’indagine termografica per individuare i punti di discontinuità della costruzione e dunque di dispersione di energia, nell’ottica di “sconfiggere” l’inefficienza energetica e con essa lo spreco, figlio del nostro tempo. Finanziamenti sono previsti anche per la sostituzione di caldaie ad olio, infissi e finestre vecchi, ossia una serie di migliorie volte a risparmiare in modo consapevole e, contemporaneamente, utili a favorire la più confortevole abitabilità possibile dal punto di vista “umano” ancor prima che economico.

Wildpoldsried ha già inanellato una serie di premi, incluso, per esempio, quello di “Climate Protection Community of 2009″. Quando la Siemens Co. ha scoperto la felice realtà del villaggio bavarese, col placet del Ministero Federale dell’Economia, ha dato vita al Progetto IRENE (Integrazione di energie rinnovabili e mobilità elettrica), con cui si sta testando l’impiego di 40 auto elettriche comunali. Partner del progetto pilota sono, con Siemens, la AÜW, il Politecnico di Aachen e l’Università di Kempten: si tratta di un programma di ricerca biennale, iniziato nell’autunno del 2011, che promuove appunto lo studio “dei modelli attuali di mobilità e l’utilizzo di batterie mobili in scenari quotidiani” (spiega Michael Fiedeldey, Amministratore Delegato del Kempten AÜW). Bisognava individuare “una comunità che stesse già producendo energia con l’uso del rinnovabile [e] Wildpoldsried è stato scelto in quanto già in grado di generare molta più energia di quella necessaria al fabbisogno della comunità stessa utilizzando proprio fonti di consumo rinnovabili”. Questo va a vantaggio del sistema trasporti in cui Wildpoldsried vanta un’ottima frequenza di collegamento nella rete pubblica e un efficientissimo servizio gratuito di “car pooling”.

La cittadina bavarese è così balzata agli onori della cronaca, è da tutti riconosciuta un vanto nazionale in termini di sostenibilità e un esempio da seguire da parte della comunità internazionale quanto ad applicazione fortunata degli imperativi della “green energy”. La Germania sta spianando la strada alla Sostenibilità e per la prima volta in assoluto, nel 2011, le sue fonti di energia rinnovabile hanno prodotto più del 20% della potenza necessaria all’approvvigionamento energetico del Paese e sebbene il cammino verso l’annientamento al 100% delle emissioni nocive sia ancora lungo, si muove con crescente successo nella giusta direzione dell’Ecologia ragionata. E perciò questo villaggio del sud della Germania, prima sconosciuto, si impone in questo contesto perché caso unico in cui si riesce a sfruttare al 100% “energia verde”, rinnovabile, ed a ridurre quasi completamente le tanto deprecate e dannose emissioni nocive. Ciò è reso possibile dall’utilizzo congiunto, dal mix energetico di solare-eolico-idrico-geotermico-biogas. Non c’è alla base nessuna coercizione ma l’entusiastica collaborazione di tutti i singoli che compongono la comunità, per il bene di ambiente, natura, clima: una democrazia “verde”, un laboratorio ecologico, un workshop continuo dove, come è facile immaginare, avendo la possibilità di dire la propria opinione e di usare la propria intelligenza o le proprie braccia, ciascun individuo si sente realizzato perché consapevole di essere parte attiva di un progetto che interessa la collettività.

“Quello che la gente trova sorprendente nella nostra storia è che nessun progetto è visto dalla comunità come un peso. Ogni decisione presa dal Consiglio di Villaggio si basa sulla fattibilità finanziaria e la redditività del progetto stesso”, dice ancora il sindaco; e ancora: “Questo modello non può essere forzato da un solo lato della società civile, quello rappresentativo, eletto e che ha potere decisionale. Dedichiamo sempre molto tempo per parlare ai nostri visitatori su come riuscire a motivare gli abitanti al pensiero diverso, ecologico. I nostri ospiti ci lasciano con la consapevolezza che le cose possono funzionare bene solo quando si ha l’entusiasmo e la convinzione e la compartecipazione di tutti”.

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