giovedì 1 marzo 2012

Fotovoltaico e incentivi in Germania

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Un altro articolo estremamente interessante su come la Germania si atteggi di fronte alle energie pulite.

Drastico taglio agli incentivi per il Fotovoltaico in Germania
da Il Sostenibile
di Francesca Petretto

“Un taglio dei sussidi così radicale e brutale priva le imprese del loro motivo di vita” afferma il direttore generale dell’Associazione Federale dell’industria solare tedesca (BSW Bundesverband Solarwirtschaft), Carsten Koernig, a commento dell’annuncio dei tagli al solare voluti concordemente dai due ministri tedeschi dell’Ambiente e dell’Economia, fatto il 23 febbraio scorso a Berlino. Il titolare del dicastero dell’Ambiente Norbert Röttgen sostiene al contrario: “La riduzione del sostegno pubblico è l’espressione del successo nel settore [dell’energia solare]”. Stiamo parlando del Paese che detiene il primato nel 2011 per numero di impianti installati, ben 7.500 MW di potenza, un numero che ha acceso la discussione tra i membri del Governo e che ha portato alla decisione del taglio degli incentivi. Il motivo è molto semplice: bisogna evitare la solita corsa ai finanziamenti statali (una corsa che l’Italia conosce molto bene).

Vediamo cosa è successo nel dettaglio: il 23 febbraio la coalizione nero-gialla al Governo (CDU e FDP, rispettivamente Unione Cristiano Democratica e Partito Liberale Democratico) ha predisposto nuovi tagli ai sussidi per la produzione di pannelli solari. I due ministri dell’Ambiente (Norbert Röttgen della CDU) e dell’Economia (Philip Rösler della FDP) hanno finalmente trovato una posizione comune su un tema che in passato li aveva sempre visti in netta opposizione, le sovvenzioni statali alle imprese attive nel settore del Fotovoltaico; chi ne fa le spese però sono le imprese stesse e in un certo senso anche i consumatori. L’ultimo incontro ufficiale di Bruxelles, del 14 febbraio scorso si era lasciato dietro molta rabbia per l’infelice (per tutte le nazioni ma in questo momento storico ancor di più per quella tedesca) immagine di una politica poco efficace e soprattutto poco coesa; ma in questi ultimi giorni i due ministeri si sono messi all’opera ed alla fine hanno partorito un compromesso che occupa sette schiette pagine in formato A4 del documento presentato giovedì scorso a Berlino. Sembra che Röttgen abbia ceduto alle pressanti richieste del collega che respingeva gli obiettivi di risparmio per le imprese del settore energetico, ritenendoli fautori di una inadatta economia pianificata.

In pratica il governo tedesco propone di ridurre, dal 9 marzo, anziché dal 1° aprile com’era stato previsto in precedenza, gli incentivi per l’energia solare tra il 20 ed il 30%. Per quanto riguarda gli impianti di piccole dimensioni il taglio prevederà sovvenzioni di soli 19,5 centesimi per chilowattora, mentre 16,5 centesimi riceveranno i sistemi su tetto con una capacità inferiore ad 1 MW e 13,5 centesimi gli impianti fino a 10 megawatt; gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 10 megawatt non riceveranno invece alcun sostegno a partire dal 1 luglio 2012. Gli incentivi al solare erano già stati ridotti del 15% in Gennaio, dai 24,43 centesimi per i piccoli impianti fino a 30 KW. Come si diceva poco sopra, la Germania può vantarsi di aver già installato nell’ultimo biennio 7.5 GW di capacità per anno, e il Governo spera che questi nuovi tagli la riducano a 2,5-3,5 GW all’anno nel biennio appena iniziato, 2012-2013. La mossa è stata studiata per mantenere i sussidi in linea con il costo di produzione dell’elettricità solare ora in forte calo in seguito alla grande espansione degli anni passati e alla contrazione del costo dei pannelli fotovoltaici. La notizia com’è ovvio ha causato frustrazione in gran parte del settore, le imprese sostengono che gli inattesi cambiamenti potrebbero danneggiare la fiducia degli investitori e portare a una contrazione del mercato. Il Governo sta mirando a una riduzione annuale di 400 megawatt dal 2014 e tra i 900 e i 1.900 megawatt dal 2017. La manovra è di grande importanza in quanto l’esempio tedesco sarà sicuramente seguito da altri paesi europei come Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, per far fronte al calo dei prezzi dei pannelli solari e frenare il boom di richieste.

Non si è nuovi a questo tipo di decisioni nella Repubblica Federale: già nel 2010 il governo di Berlino aveva annunciato un taglio, a detta di molti draconiano, degli incentivi alla produzione di elettricità dal fotovoltaico per evitare che quello che era il primo mercato mondiale di pannelli solari si “surriscaldasse”, ma già allora la risposta dei produttori fu unanime nella condanna del provvedimento. Un tale “surriscaldamento del mercato”, secondo l’associazione dei consumatori VZBV (Verbraucherzentrale Bundesverband), avrebbe toccato direttamente i portafogli delle famiglie: “i pannelli solari installati hanno un costo di 10 miliardi per i cittadini tedeschi, mentre il fotovoltaico non rappresenta che l’1% della produzione elettrica totale del Paese”; sembra che le loro considerazioni non abbiano tardato ad arrivare alle orecchie del Governo centrale, pesando così sulle decisioni degli ultimi giorni. Gli incentivi in Germania prendono la forma di un prezzo garantito fissato dallo Stato cosicché i proprietari di pannelli fotovoltaici sanno che potranno vendere per vent’anni l’elettricità prodotta a un prezzo estremamente favorevole: ad esempio, un privato che a gennaio installa un pannello sul suo tetto può rivendere all’utility locale l’energia che non consuma a un tot. centesimi/chilowattora, a fronte di un prezzo di mercato molto inferiore; la differenza viene pagata in bolletta dal consumatore.

Le proposte di legge degli ultimi due anni si sono sempre mosse nella direzione di una revisione al ribasso del prezzo incentivato all’inizio di ogni anno e di una riduzione supplementare del prezzo garantito per i pannelli installati sui tetti e agli impianti al suolo. Il prezzo garantito così resta sempre molto alto, ma il costo dei pannelli solari è crollato con l’arrivo sul mercato dei fabbricanti cinesi. La Germania ottiene infatti circa il 20% della sua elettricità da fonti energetiche rinnovabili e quasi il 4% da un milione di produttori fotovoltaici, che di solito generano energia attraverso pannelli solari. L’odierna riduzione si aggiunge a quel 15% del 1 Gennaio scorso ed ha come immediata conseguenza un calo vertiginoso nel prezzo dei pannelli causato dall’aumento della produzione delle imprese cinesi. Lo scorso anno le nuove installazioni di pannelli solari avevano raggiunto i 3.000 megawatt, quattro volte quanto previsto dalla BSW, facendo del paese il primo mercato del mondo. Ma diceva l’allora ministro dell’Economia Rainer Brüderle, quando la Cina cominciava a sottrarre alla Germania lo scettro di primo produttore mondiale di pannelli solari: “I tedeschi finanziano di fatto le fabbriche cinesi”.

L’annuncio di giovedì 23 q.m. ha causato una rivolta delle imprese del settore, che impiegano attualmente oltre 60.000 persone e temono una crisi come quella avvenuta due anni fa in Spagna dopo la decisione di Madrid di chiudere il rubinetto dei sussidi. Passati nel giro di pochi anni dallo status di start-up a quello di piccole multinazionali, i costruttori di celle fotovoltaiche, con sede soprattutto nell’ex Repubblica Democratica, pagano questa crescita tumultuosa e soffrono della concorrenza asiatica. La BSW “mette in guardia contro un’ondata di fallimenti e una perdita di decine di migliaia di posti di lavoro” proprio lì dove l’economia tedesca è rinata dalle macerie di un paese da terzo mondo, appena uscito dagli anni bui della dittatura comunista.

Facile anche immaginare la reazione del partito dei Verdi che si affida alle parole di Jürgen Trittin: “La colazione della pace del Governo [il tono è chiaramente ironico] sacrifica ad altre logiche la rivoluzione energetica”. I Länder a maggioranza rosso-verde, criticano ferocemente la scelta del Governo federale facendo eco alle parole di Carsten Koernig: “i nuovi piani di governo porterebbero inevitabilmente a una crisi di mercato laddove la sola politica è causa della distruzione di un’ottima, proficua, forte parte dell’industria tedesca, quella del solare”. E ancora: “Migliaia di posti di lavoro del settore solare in Germania sono ora in pericolo […] il settore non è in grado di gestire ulteriori tagli tra il 20 al 30% e questa mossa rischia di rallentare di molto se non di bloccare l’espansione dell’energia solare in Germania. Ulteriori drastici tagli alle sovvenzioni per l’energia solare non sono attuabili. Mettono in pericolo l’accesso futuro della Germania ad uno dei più grandi mercati del mondo orientale e costituiscono un rischio reale per la trasformazione del sistema energetico, nonché l’addio a più di 100.000 posti di lavoro”.

In previsione dei tagli annunciati l’industria solare tedesca ha organizzato manifestazioni a Berlino e molte altre città della confederazione, lo slogan è: “No alla demolizione dei sussidi solari – L’inversione di tendenza richiede una maggiore potenza dell’energia solare!”. Più di 50 aziende stanno partecipando alle attività, tra cui colossi del settore come Bosch, SolarWorld, First Solar e SMA Solar Technology AG. Questa è la vera notizia del giorno: la Germania, il paese che una volta si vantava di essere il campione del mondo del fotovoltaico sta ritrattando. Il governo tedesco taglia i suoi generosi sussidi governativi per l’energia solare (finora più di 130 miliardi $ ovvero sui 96 miliardi di Euro) prima del previsto, nell’ottica di eliminare completamente l’erogazione di sostegni pubblici entro i prossimi cinque anni.

Questo “suona come uno scherzo” scrive il quotidiano dei Verdi Taz.de perché la prevista riduzione di tariffe feed-in è davvero brutale per l’industria solare tedesca: “Secondo la BSW, sono andati persi circa ventimila posti di lavoro solo lo scorso anno. Molte aziende tedesche del fotovoltaico una volta ad alta quota hanno già chiuso le loro porte, e Richard von Hehn della Gehrlicher Solar AG dice che i tagli ai sussidi rischiano di costringere alla stessa manovra anche le altre società di affari attive nel campo delle energie rinnovabili. Dopo più di un decennio di sovvenzioni, note ufficialmente in Germania come tariffe feed-in, il Governo ritiene che l’industria solare sia pronta a camminare sulle proprie gambe”.

Alle critiche Norbert Röttgen risponde che i tagli non ostacolano bensì riflettono la crescente competitività della produzione di energia con pannelli solari e la valorizzano: gli inaspettati 7,5 GW ottenuti, con l’utilizzo dei pannelli, dal sistema energetico del paese nel solo 2011 sono due volte tanto l’obiettivo che il Governo si era posto, e vanno perciò ridotti. Si potrebbe pensare che quei valori per un paese fortemente impegnato a raggiungere ambiziosi obiettivi nell’impiego delle energie rinnovabili e per la riduzione delle emissioni, siano una buona cosa, un ottimo risultato, ma non è così. Perciò si è arrivati all’accordo di giovedì scorso, per rallentare questa rapida espansione che ha prodotto altresì dei costi elevatissimi nel pagamento dell’energia solare. E così i due ministeri che fino a ieri erano stati ai ferri corti per le loro diverse priorità nell’affrontare il problema, hanno raggiunto ora un compromesso. “Una politica che garantiva un prezzo fisso per i prossimi venti anni ha contribuito a invogliare gli investitori a costruire sempre più stazioni fotovoltaiche”, dice Röttgen, “ora la Germania vuole ridurre le installazioni annuali affinché si raggiunga una produzione di energia solare tra 2,5 GW a 3,5 GW”. L’obiettivo è quello di raggiungere 66 GW entro il 2030 e eliminare completamente e progressivamente la sua dipendenza dall’energia nucleare entro il 2022. Oggi la Germania, coi suoi 25 GW ha la più grande capacità di energia solare del mondo eppure con essa genera solo circa il 3% della sua elettricità. Nel numero di Slate (l’e-magazine lanciato anni fa da Microsoft e ora di proprietà del Washington Post, del 18 febbraio scorso) un articolo di Bjorn Lomborg, recitava “la Germania [ha] sprecato 130 miliardi di dollari con inutili sussidi all’energia solare. La capacità di crescita è stata il doppio del livello ritenuto auspicabile dal Governo, così tanto che la bolletta elettrica che il cittadino tedesco medio sarà portato a pagare aumenterà di 260 Dollari”. La Germania, osserva Lomborg, non è certo uno dei paesi più assolati del mondo, dunque le sovvenzioni sarebbero inefficienti perché eccessive ed ingiustificate.

Ora, il Governo riduce tali sovvenzioni perché confida che “l’industria solare possa camminare sulle sue sole gambe” e così dicendo ha già raddoppiato il ritmo annuale con cui la tariffa diminuisce dal 5 a circa il 10%. Il ministero dell’Ambiente oggi vuole tagliare ancora più rapidamente le tariffe in modo che siano al passo con i costi in diminuzione. La mossa ha il completo sostegno della cancelliera Angela Merkel e rappresenterà il più grande taglio delle sovvenzioni dal 2004, anno in cui il governo tedesco ha iniziato a sostenere fattivamente l’energia solare.

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