venerdì 27 aprile 2012

G8 a La Maddalena, milioni ai soliti noti con la scusa della ‘procedura d’urgenza’


Novità di rilievo sullo scandaloso giro di soldi per gli interventi dei vari bertoladri della protezione incivile a La Maddalena. Buona lettura e arrabbiatura. Spero che paghino a caro prezzo tutte le procherie che hanno fatto al mare de La Maddalena e gli vengano pignorate anche le mutande per restituire tutti quei soldi pubblici che si hanno pappato senza alcuna coscienza.



G8 a La Maddalena, milioni ai soliti noti con la scusa della ‘procedura d’urgenza’

Un esempio su tutti: per trasportare rifiuti inerti pagati 156 euro la tonnellata, mentre il prezzo di mercato si attesta sui 6 euro. Il Fatto ha spulciato le carte che la Protezione Civile ha rimosso dal suo sito.


 di Alessandro Ferrucci

La formula magica c’è. Esiste. Semplice, quanto efficace. Basta dire: “Per cause non previste e non prevedibili”. Con l’aggiunta dell’ “urgenza”. E si aprono i forzieri. Milioni e milioni di euro, centinaia, quanti nessuno pensava di poterne ottenere. Subito, senza polemiche, alla faccia di chi parla di burocrazia lenta e ottusa. La formula è stata sperimentata, abusata e applicata nella bonifica e nei lavori de La Maddalena per il celeberrimo G8. Un evento fantasma: alla fine, l’allora premier Silvio Berlusconi, spostò tutto a L’Aquila “per stare vicino alle popolazioni terremotate”. Disse. Ma i lavori non si fermarono. Il Fatto, grazie all’ostinazione di Claudia Zuncheddu, consigliere sardo di Sardigna Libera, e al supporto dei suoi legali (Luigi Azzena e Renato Margelli) ha potuto spulciare le carte desecretate della Protezione civile. Appalti, subappalti, accordi. Riaccordi. Aggiunte. Date ultime, irrevocabili, improvvisamente spostate di giorni e giorni con congrua aggiunta di soldi.

IL GIOCHINO era così: io responsabile indico un termine ultimo per la consegna del lavoro, tu azienda accetti l’incarico e fissi un prezzo (alto) per eseguirlo. Io accetto, anche se il preventivo è fuori mercato. A ridosso del “chiavi in mano”, ops, l’azienda scopre di non poter portare a termine “per cause non previste e non prevedibili”. Non c’è problema, ecco altro tempo e altrettanti soldi. Un esempio pratico? Sui lotti 8 e 9, i due interessati dalla procedura attivata dalla Zuncheddu, la tempistica la fa da padrone. Il 7 luglio 2008 la struttura mette a disposizione un progetto dell’opera, senza studio dei costi e computo metrico. Tre giorni dopo il progetto riceve l’approvazione tecnica; il 12 luglio arriva l’ok; il 14, una sola settimana dopo, viene “individuato” (come e perché non è dato sapere) un contraente che, dopo attento studio del progetto e sopralluogo, predispone un’offerta economica e lo invia alla Struttura di Missione. Bastano ventiquattr’ore e il tutto è approvato. Attenzione: chi firma è Angelo Balducci (lui come tutti gli altri coinvolti, non è sotto processo per questi appalti che sono rimasti fuori dal processo di Perugia). Ma andiamo avanti: il 21 luglio c’è la consegna del cantiere; l’8 agosto si firma l’appalto, con un simbolico e generalizzato taglio del 5 per cento dell’ingente offerta. C’è un termine strettissimo per la consegna dei lavori. In fin dei conti va giustificata la famosa “urgenza”.

Poi però scatta la necessità dell’aggiuntina. E il 30 agosto si sottoscrive un atto con il quale, dopo poche settimane di lavori, viene concesso un notevolissimo allungamento dei tempi e un consistente aumento dei costi. I lavori che inizialmente dovevano terminare il 30 agosto, vengono posticipati a novembre una parte, marzo dell’anno successivo l’altra. Ovvio, nessuno ha chiesto soldi indietro. O un risarcimento. Anzi, arrivano ulteriori finanziamenti. Fino a raggiungere cifre che superano i 20 milioni di euro. Ma il giochino era applicabile a tutto, con un preziario nettamente superiore a quello di mercato. Se prendiamo come esempio lo smaltimento di una tonnellata di inerti, scopriamo che dai canonici 6 euro più trasporto, i nostri ne ottengono ben 156. Per oltre 60.000 tonnellate. Totale: 9.360.000 euro Il risultato? L’importo complessivo sugli interventi per i 14 lotti totali è stato incrementato del 44,2 per cento, raggiungendo la mirabolante somma di quasi 411 milioni di euro. Si partiva da 270. Con dati che ancora oggi non tornano. Dalle somme investite, al flusso dei trasporti, fino alle percentuali tra rifiuti pericolosi e meno nocivi. Guido Bertolaso, a capo della spedizione, ha sempre parlato di uno smaltimento pari a 63 mila tonnellate di scorie e veleni. Dai documenti ufficiali si scopre che sono 74 mila. Insomma, certezze poche. Dubbi troppi.

IN FIN DEI CONTI Bertolaso non doveva rispondere a nessuno. In una lettera di risposta alla Zuncheddu, dal ministero dell’Ambiente, scrivono: “Tutte le attività di bonifica a terra svolte nell’area sono state approvate ed eseguite prima che il sito fosse classificato come di interesse nazionale”. Abbreviato in “Sin”. La classificazione avrebbe comportato dei vincoli e la trasparenza del caso. Meglio assegnarla dopo. Meglio evitare ostacoli. “Non male per una struttura che poi non è servita – interviene la Zuncheddu –, una struttura che adesso la stessa Emma Marcegaglia (concessionaria e gestrice dell’impianto) fa fatica a tenere in piedi. E a noi, alla Sardegna, hanno sottratto circa 100 milioni di euro . Una vergogna totale, come dimostra la lettura delle carte. E Cappellacci cosa fa?”. Per ora niente. Per ora la regione presieduta dal pupillo isolano di Berlusconi, è rimasta immobile. Non si è costituita parte civile, a differenza del comune della Maddalena. Forse vogliono vedere più chiaro. Un consiglio alla giunta Cappellacci: non andate sul sito della Protezione civile per ottenere i dati sui lavori. Sarebbe inutile. Da qualche giorno, all’improvviso, sono stati cancellati. Con urgenza. Ma senza decreto…

da Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2012




Dell'Utri e la Mafia, nelle motivazioni della Cassazione


Luminoso articolo di Marco Travaglio sull'atteggiamento dei "giornalisti" vicini all'ex premier Berlusconi. Le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione parlano chiaro: le prove hanno documentato che Dell'Utri era il tramite fra la Mafia e il suo padrone Silvio Berlusconi, che pagava fiori di quattrini per la protezione santissima di Cosa Nostra. Ne eravamo certi, ma averne l'ennesima conferma è importante, magari qualche imbecille fra i tanti che hanno creduto alle panzane del biscione ora cambierà idea, deve solo usare il cervello...

Finzione o Realtà?

"DISINFORMAFIA"

Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2012

Massima solidarietà ai titolisti di Corriere, Giornale e Libero: l’altroieri se la son vista davvero brutta. Alla notizia del deposito delle motivazioni della Cassazione su Dell’Utri, non vedevano l’ora di sparare in prima pagina un bel “Dell’Utri innocente, ecco perché”, “Crolla il teorema dei pm”, “Vent’anni di gogna”. Insomma un bel replay dei titoli cubitali del mese scorso sul dispositivo e soprattutto sulla requisitoria (anzi arringa) del sostituto Pg Iacoviello. 

Poi han cominciato a leggere la sentenza e si son sentiti mancare: “Cazzo, ma la Cassazione è impazzita? Dice che Dell’Utri faceva da mediatore fra B. e Cosa Nostra, che è colpevole di concorso esterno, che B. pagava le cosche per star tranquillo. E ora come facciamo a titolare che non è successo niente”. Avevano anche pensato ai soliti alibi multiuso. Tipo “così fan tutti”, ma hanno rinunciato: è dura dimostrare che tutti mediano con la mafia o la pagano. O tipo “a loro insaputa”, ma han lasciato perdere: è difficile che qualcuno si beva la mafiosità per distrazione. 

E allora han ripiegato sulla soluzione Minzolingua: tacere la notizia in prima pagina e impapocchiare qualche frasetta nascosta all’interno. Per incredibile che possa sembrare, la Cassazione dice che B., tre volte premier, ha finanziato la mafia per 30 anni e il suo braccio destro Dell’Utri, creatore del suo partito e parlamentare da 16 anni, era il rappresentante di Cosa Nostra in casa B., ma sulla prima pagina del Corriere non c’è una sillaba. La notizia contraddice la linea del giornale, dunque va nascosta a pag. 6 (anche perché la prima è dominata da un’imperdibile foto di New York anni ‘10): a darle risalto, uno potrebbe pensare che avevano torto i vari Battista, Panebianco, Ostellino e ragione chi “demonizzava” la Banda B. Il Giornale, poi, ha già il suo daffare con le intercettazioni delle Papi Girl, affidate a un nuovo promettente giurista: Sgarbi. Ruby – sostiene – non era una prostituta perché B. “non la percepiva come prostituta” (la celebre prostituzione percepita) e “non esiste il reato di manutenzione minorile” (ma c’è un equivoco: tra i due, chi ha bisogno di manutenzione non è Ruby). La sentenza Dell’Utri invece se l’aggiudica Stefano Zurlo, a pag. 13: a suo dire la Cassazione ha smontato “18 anni di scavi di più Procure” ed è giunta a una “disarmante verità: il Cavaliere era ‘vittima’ di Cosa Nostra e Dell’Utri cercò di tenere alla larga la piovra”. In realtà i primi a sostenere che B. era vittima della mafia (consapevole, infatti la pagava) furono i pm Ingroia e Gozzo. Il fatto poi che Dell’Utri, per “tenere alla larga la piovra”, gli abbia messo un mafioso in casa per due anni, è puro avanspettacolo. Come la definizione di Mangano “stalliere al centro di mille presunti intrighi e crimini” (una condanna per mafia, una per droga, una per tre omicidi). Più comico ancora è Libero, che occulta la notizia in basso a pag. 11 e l’affida al solito mèchato. Il quale trova nella sentenza “qualche passaggio imbarazzante per B.”, tipo che nel 1974 incontrò i boss Bontate, Teresi, Di Carlo e Cinà prima di assumere Mangano, ma queste sono “rivelazioni extra-giudiziarie”. Che poi Dell’Utri lavorasse contemporaneamente per Cosa Nostra e per B. e che B. abbia finanziato Cosa Nostra per 30 anni non lo turba: i boss amici di Silvio e Marcello erano “mafiosi perdenti”, “di piccolo cabotaggio”, “poi spazzati via dalla mafia vera, i corleonesi”, mentre Mangano era solo “un mezzo mafioso di serie B”. Brava gente che si poteva tranquillamente foraggiare per “risolvere i problemi”: “Pagare il pizzo non è reato”. 

Libero Grassi e quelli come lui che per non dare soldi alla mafia si son fatti ammazzare sono dei poveri fessi. Se la mafia ti chiede il pizzo, è tuo preciso dovere morale pagare: “L’alternativa, ai tempi, era andare a vivere all’estero”. O chiamare i carabinieri e denunciare i mafiosi, ma il futuro statista pensò che non fosse il caso: meglio un mafioso in casa che uno sbirro alla porta.

 

La ZTL a Sassari: gran favore ai centri commerciali e alla Saba, morte dei negozi del centro

La protesta dei commercianti del centro storico.
Ieri sera sul tardi, 26 aprile, più di trecento arrabbiatissimi commercianti del centro storico di Sassari dopo la chiusura dei negozi si sono dati appuntamento presso la sede della Confcommercio in Via Pascoli per urlare tutta la loro contrarietà alla ZTL, da poco più di un mese istituita dal sindaco Gianfranco Ganau.
La contrarietà al progetto della amministrazione comunale era totale, e nessuno dei presenti ha accettato la proposta di alcuni che richiedevano soluzioni marginali.
La protesta verteva sul crollo verticale degli incassi, ad un mese dalla inaugurazione, incassi che in media sono scesi del 50% con picchi anche dell’80% per alcuni esercizi storici del centro che ora sono prossimi alla chiusura.
  C'erano tutti i pilastri dell'economia locale, i negozi storici, ed i toni utilizzati sono stati frequentemente drammatici. Commercianti come Perella, Nali, Mongili, Losa, Marongiu che sono monumenti veri e propri della Sassari moderna e antica, con storie aziendali di secoli sulle spalle di onesto e generoso lavoro hanno protestato con tale enfasi, che ha creato tristezza e un sentimento comune, anche tra titolari di ditte che da sempre si contendono la clientela a suon di sconti e promozioni.
Sono state due ore di educata, civile ma anche durissima contestazione sull’operato della giunta Ganau, e i commercianti ed artigiani Sassaresi con attività al centro storico alla fine hanno deciso di presentare un vero e proprio ultimatum al Sindaco, pena a dir loro del "licenziamento" da Sindaco alle prossime elezioni amministrative (ma Ganau è al secondo mandato: non può ricandidarsi, però se mira ad altre poltrone rischia di venire trombato), con un documento che richiede una rivisitazione della ZTL a tutto tondo dai parcheggi, alle vie accessibili, alle piazzole, agli orari di permesso, al rilascio di nuove autorizzazioni finalizzate a una vera rinascita del centro oggi degradato e preda di speculatori e micro criminalità.
Con la scelta di istituire la ZTL la giunta Ganau sapeva di giocarsi molto, e ancora di più ne erano consapevoli assessori e consiglieri, alcuni dei quali negli ultimi mesi hanno detto in giro: "Ci stiamo giocando la carriera politica con la ZTL", palesando preoccupazione più per la proprio futuro nella politica che per le conseguenze di questa scelta sugli esercizi commerciali del centro.
Altra unanime lamentela è stata rivolta alle numerose licenze che il Comune ha rilasciato alla grossa distribuzione organizzata nella zona industriale di Predda Niedda. Ricordiamo infatti che Sassari è tra le prime in assoluto in Europa con quattro macro strutture per poco più di centotrentamila abitanti, una cifra spropositata non solo per il numero degli abitanti di Sassari città e hinterland annesso, ma anche per le non enormi disponibilità economiche dei sassaresi: quando ci sono pochi soldi in tasca, pochi se ne hanno da spendere (vedi Tanit, sull'orlo della chiusura). La ZTL a causa dei problemi della viabilità ha portato i sassaresi ad andare solo nelle grandi strutture fuori porta, dove si trova tutto ma proprio tutto nello stesso stabile, per fare una sola grande spesa settimanale e via, a casa. Il centro avrebbe perso attrattiva insomma.
L'amministrazione comunale ha da sempre dichiarato che la scelta della ZTL avrebbe dato nuova linfa alle attività commerciali del centro (ma in case a cosa: studi relativi ad altre città che non sono Sassari? sogni ad occhi aperti? è di moda fare le ZTL?), ma a parte il fatto che contestazioni lungimiranti erano già state fatte sin dai primi tempi in cui si sentì parlare del progetto ZTL proprio da buona parte degli stessi commercianti del centro, a detta di quasi tutti i presenti di ieri sera con la ZTL è stato fatto un regalo alla grossa distribuzione organizzata ed anche alla Saba, azienda spagnola (e non sarda) che gestisce la quasi totalità dei parcheggi della città.
E' una patata bollente, inutile nascondersi. Personalmente, io che ho votato Ganau in entrambe le tornate elettorali in cui è stato eletto sindaco, ho sempre ritenuto che per come è strutturata Sassari (nella viabilità e parcheggi ma anche nelle abitudine secolari della cittadinanza) la ZTL sarebbe stata un grosso errore. La recessione economica unita a questa scelta del sindaco Ganau hanno dato un grosso calcio alle aspettative e al lavoro di centinaia di esercenti e altrettante famiglie che di quel lavoro vivono. Troppe licenze a mega strutture fra l'altro non sarde/sassaresi, un grosso favore a una ditta straniera (la Saba), per prendere sorrisi e ringraziamenti (e speriamo non altro) da imprenditori che non sono locali ma sono ricchi, ma il prezzo pagato è stato l'azzoppamento delle attività di chi qui ci vive e ci lavora da generazioni: le stesse persone che andranno poi a votare alle prossime elezioni...

giovedì 26 aprile 2012

Mario Monti e le auto blu. Corte dei Conti inascoltata

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Qualche tempo fa, quando Mario Monti venne nominato capo del governo dal presidente Napolitano, si fece riprendere dalle televisioni adoranti mentre arrivava a Palazzo Chigi a piedi per la sua prima giornata di "lavoro". L'aggettivo "sobrio" venne stra-usato da giornalisti proni e zuccherosi, anche e soprattutto alla luce del fatto che l'uomo delle banche e della Chiesa aveva annunciato tagli agli sprechi nelle istituzioni. Tagli ne sono stati fatti (un esempio su tutti: le spese per l'acquisto e la lettura dei giornali da parte dei parlamentari, i quali - poverini - non hanno soldi per comprarseli) e lo riconosciamo a Mario Monti. Però il grave passo falso riguardante il privilegio per eccellenza, e cioé l'auto blu, puzza di fregatura, esattamente come puzza di fregatura il video regalato sempre alle televisioni che mostra Mario Monti mentre mette da solo la benzina in una utilitaria (!!!).


Giornalisti accorti per fortuna in Italia ce ne sono ancora, anche se sono pochi, ed ecco sputtanata in quattro e quattrotto la vicenda delle auto blu. In Italia fra tutti gli enti pubblici ci sono circa 65.000 auto blu, affidate a potenti e politici di turno gratis (auto, autista, benzina e per molti anche la scorta, anch'essa costosissima). A gennaio, dopo un primo taglio annunciato per decreto dal Monti che voleva fare bella figura mentre preparava con la Fornero e tutta la compagnia l'aumento delle tasse e la vergognosa riforma delle pensioni, lo stesso Monti aveva disposto una spesa di 10 milioni di euro (soldi nostri, ovviamente) per comprarne circa 400 nuove di zecca. E' vero: i politici, se vuoi che ti sostengano, li devi pagare profumatamente, e poi fa piacere anche a te avere una bella auto fiammante di fabbrica, no?

Notizia di ieri è invece che sempre il "sobrio" Mario Monti cambia il tiro e punta sul noleggio invece che sull'acquisto. parrebbe un risparmio di spesa, invece è l'esatto contrario: da 10 milioni si passa a ben 84, quindi non più un acquisto di 400 auto, ma un noleggio di 4350... undici volte tanto. Ovviamente queste auto non saranno usate per trasportare anzini e disabili, i contributi per i quali sono stati tagliati con cinismo da questo governo classista, ma serviranno a ministri, parlamentari e amministratori di enti.

Oplà, e la porcheria è fatta.Un censimento del Formez ha evidenziato che ci sono circa 800 auto blu ferme, inutilizzate, ma Mario Monti ne vuole noleggiare più di 4000. Enti nazionali, previdenziali, locali, Sanità: tutti saranno beneficiati. La cosa che fa incazzare è che queste auto saranno usate per portare in giro le alte sfere di questi enti, tutte persone che siedono in poltrone retribuite a peso d'oro.

E' l'ennesima beffa a danno della gente per bene, tassata all'inverosimile, alla canna del gas e sull'orlo del baratro. La crisi economica è stata appesantita da questo governo di pazzi, la Corte dei Conti ha detto a chiare lettere che l'aumento delle tasse e le riforme del governo hanno spinto il paese ancora più velocemente alla povertà (per molti estrema), e il governo che fa? Auto blu per tutti (i ricchi e potenti).

Mario Monti, Fornero eccetera: ancora una volta non ci siamo. Perché non fate una cosa: visto che ci siete, perché non regalate un po' di auto blu anche alle alte sfere del Clero e di CL, vostri silenziosi e interessati sostenitori, che tanti benefici stanno ottenendo dal vostro operato? Così almeno si chiude il cerchio.

VERGOGNA!
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I 10 Referenda del 6 maggio in Sardegna e il silenzio dei partiti


Domenica 6 maggio, dalle 7:00 alle 22:00 - 10 SI' da barrare nelle schede. Ecco perché.

Siamo alle solite, e sono incazzato nero. Il 6 maggio - quindi fra pochi giorni - i cittadini sardi saranno chiamati alle urne per esprimere il loro parere su dieci quesiti referendari, cinque dei quali abrogativi e altrettanti cinque consultivi, che riguardano un tema caro alla gente comune ma non ai partiti. E infatti sia i partiti che la stampa loro amica stanno tacendo ogni informazione relativa agli stessi lasciando passare tutto nel silenzio. Perché? Ovvio: questi Referenda toccano quello che più interessa al 99% della gente che fa politica: le poltrone, i soldi e il potere che queste comportano. Avete visto in giro pubblicità, informazioni, immagini, fac-simili delle schede? Io no. L'unica fonte "politica" che sta passando un po' di informazione è la pagina Facebook dell IDV Sassari. Gli altri.... zero.

Nel sito della Regione Sardegna c'è una pagina informativa abbastanza striminzita che imposta l'informazione sui Referenda in maniera subdola, ciò perché non spiega bene nel merito quale parere (e quindi voto) sono chiamati ad esprimere i cittadini sardi. Il comunicato è semplicemente questo:
Referendum n. 1: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di “Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l’istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?”.
Referendum n. 2: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di “Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.

          Referendum n. 3: “Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul BURAS n. 11 del 9 aprile 1999) contenente “La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.

Referendum n. 4: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di “Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio?”.

Referendum n. 5: “Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province “storiche” della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?”.

Referendum n. 6: “Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’ Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?”.

Referendum n. 7: “Siete voi favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?”.

Referendum n. 8: “Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?”.

Referendum n. 9: “Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?”.

Referendum n. 10: “Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?”.
Come avete potuto leggere, l'unico testo che spiega appena meglio degli altri (che non spiegano niente, anzi rimandano altrove) è quello del quesito numero 5, ma qui si infinocchia il lettore perché nel momento in cui gli si chiede se vuole che vengano abolite le quattro province di Sassari Nuoro Oristano e Cagliari, il testo le definisce "storiche", per invogliare il cittadino a non abolirle. Una bella presa in giro, vero? La questione allora va semplificata. Anzitutto i quesiti potevano benissimo essere ridotti a due, ciò perché chi andrà alle urne e si troverà di fronte a dieci pezzi di carta, potrà facilmente fare confusione; l'utile poi sarebbe stato anche nella spesa, minore se i quesiti fossero stati semplificati.

Pertanto i punti fondamentali sono: volete abolire le nuove e vecchie province? Volete una diminuzione dei consiglieri regionali, con una razionalizzazione dei componenti dei collegi degli Enti strumentali, e l'elezione diretta del Governatore, volete una riscrittura delle parti dello Statuto della Regione Sardegna (soprattutto) quelle relative allo stipendio? La cosa, semplificata, è così.

Il fatto è che la gente non deve capire cosa va a votare, per il comodo dei politici di professione e di quanti entrano in politica per intascare soldi. La figuraccia, l'ennesima che fanno i politici sardi, è servita: nessuno di loro è disposto a fare sacrifici, a rinunciare a soldi... ricordiamo che le indennità dei consiglieri regionali sardi sono le più alte d'Italia, e che le Province sono enti inutili.

Proprio sulle Province - poltronifici voluti a gran voce per parcheggiare quanti sono stati trombati altrove - l'incazzatura è di quelle che bruciano. La disinformazione dei politici qui raggiunge il massimo dello schifo: avete letto in questi ultimi due anni le dichiarazioni di questi imbecilli? Tutti hanno detto: "Se chiudiamo le Province, tutti quelli che lavorano negli uffici delle stesse perderanno il lavoro". Non potrebbe esistere balla più grande di questa: la chiusura delle Province comporta che i politici prendono un calcio nel didietro (il che per quasi tutti significa in faccia, visto che disinformano in questo modo), ma gli uffici restano tutti aperti, e i dipendenti dell'Ente restano al loro posto; chiudendo l'Ente Provincia, gli uffici competenti vengono dati in gestione parte ai Comuni, parte alla Regione; le tasse che paghiamo restano le stesse, e con queste vengono pagati gli stipendi dei dipendenti degli enti e i servizi che vengono erogati, ciò che si risparmia sono le spese che ingrassano i politici. E' chiaro tutto questo?

La questione Regione invece riguarda la diminuzione del numero dei consiglieri regionali e del loro stipendio: è l'altro importante punto. Studi statistici pubblicati anche dall'Espresso hanno evidenziato che il numero dei consiglieri regionali sardi è sproporzionato rispetto al numero dei cittadini della Sardegna: siamo troppo pochi cittadini (un milione e mezzo circa) e abbiamo troppi consiglieri. E il loro stipendio - dicevamo: il più alto d'Italia - è anch'esso sproporzionato rispetto alla povertà della generalità dei cittadini della nostra isola. Ma la politica non vuole fare sacrifici, non vuole rinunciare a soldi, poltrone e potere, e quindi tace sui Referenda, oppure (quando è chiamata a parlarne) fa pura disinformazione.  

Quello che io so, e che farò, è andare a barrare SI' in tutti i 10 quesiti, sperando che venga raggiunto il quorum del 33%.  

Informate amici, parenti, condomini: mangiategli il cervello e portateli alle urne!
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Politica ed Antipolitica

. di Isidoro Aiello Sassari 26.04.2012 In questi giorni si sente parlare continuamente di antipolitica. Napolitano, Bersani, D'Alema, Michele Serra e tanti altri autorevoli esponenti della sinistra, del centro e della destra istituzionale da buoni esponenti della Politica esprimono tutte le loro preoccupazioni nei confronti dell'antipolitica agitando lo spettro dell'involuzione totalitaria. Il problema che questi signori non affrontano è argomentare con rigore il significato di Politica ed Antipolitica in termini assoluti e poi contestualizzarlo nella realtà storica italiana. Politica, risalendo al significato etimologico di "polis", significa città e quindi "politica" la cittadinanza organizzata che, tutta insieme o attraverso propri rappresentanti, si adopera per il bene della "polis". Partecipare attivamente alla vita della polis con la propria attività lavorativa e sociale significa fare politica, confrontarsi con i punti di vista e gli orientamenti dei diversi portatori d'interesse per contribuire con le proprie idee e con il proprio agire alla migliore tutela possibile dei Beni Comuni. Se questo è vero è necessario capire chi in Italia rappresenta la Politica e chi l'Antipolitica. Il movimento a 5 Stelle ad esempio rappresenta una organizzazione di cittadini italiani che attraverso contatti telematici continui e con confronti diretti con altri cittadini nelle piazze o nel vivere quotidiano, propone un modello di gestione politica della cosa pubblica ed un modello di sviluppo socio-economico ben connotato e largamente alternativo a quello degli ultimi 40 anni sostenuto dai partiti tradizionali. Definire antipolitica la partecipazione democratica e libera di cittadini organizzati significa non ricordare, per ignoranza o per malafede, il significato di Politica. Gli attuali partiti politici, salvo rarissime eccezioni, si autoreferenziano come la reale politica, in tal modo palesando la totale incapacità ad esercitare l'autocritica, che significa praticare l'intelligenza. E' politica od antipolitica occupare il Parlamento con personaggi che sono stati selezionati dai 6-7 segretari dei partiti maggiori al di fuori di qualsivoglia processo democratico che esprimesse la volontà popolare? E' politica od antipolitica essere rappresentati in parlamento da un gruppo di cittadini con il più alto tasso in Italia di pregiudicati cui ogni ben pensante non affiderebbe nemmeno l'amministrazione del proprio condominio? E' politica od antipolitica che i partiti, attraverso i propri nominati in parlamento, curino i privilegi di una casta oligarchica e corrotta, infiltrata da autorevoli rappresentanti della malavita organizzata? E' politica od antipolitica che i partiti abbiano governato per 40 anni una nazione, sfruttandone la parte più sana e laboriosa, con l'unica finalità dell'arricchimento personale e dei gruppi d'appartenenza e portandola al tracollo economico e sociale? E' politica od antipolitica che i patiti al governo, dopo essere stati i principali responsabili diretti ed indiretti dello sfascio, legiferino in modo da fare gravare il peso della crisi solo sui cittadini che hanno sempre fatto il loro dovere, arrecando loro povertà e sofferenze, sempre salvaguardando, con arroganza e senza neppure tentare di "salvare la faccia", gli interessi di coloro che hanno speculato e si sono arricchiti in modo vergognoso alle spalle dei cittadini italiani? E' politica od antipolitica essere governati da un Presidente del Consiglio, designato forzando la Costituzione dal Capo dello Stato che ne dovrebbe essere il garante, da un Presidente che non risponde agli interessi nazionali, bensì a quelli della finanza internazionale speculativa della quale deve cercare di tutelare la sopravvivenza, nonostante l'evidente fallimento del modello neoliberista? E' politica od antipolitica che un Clown, ricco imbonitore, amorale e spregiudicato, abbia governato, senza una opposizione credibile, l'Italia conferendo cariche istituzionali di prestigio a donne che praticano il più vecchio mestiere del mondo, a ladri, truffatori, corruttori, malavitosi e con ciò determinando l'annichilimento dei valori etici e sociali tradizionali del popolo italiano ed un danno enorme alle giovani generazioni? Questi signori che paventano l'antipolitica per paura di essere spazzati via dall'indignazione popolare, si rendono conto di essere essi stessi la vera Antipolitica? .

sabato 21 aprile 2012

TRANSITION TOWN – Decrescita, resilienza e permacultura in città ovvero “del bene comune e della discontinuità”

. da Il Sostenibile di Francesca Petretto
È dall’unione di questi tre concetti fondamentali (decrescita, resilienza e permacultura) che è sorto il movimento delle Città di Transizione e poco meno di dieci anni fa, nel 2003, fatto tesoro degli insegnamenti dei due scienziati australiani Millison e Holmgren (vedi sotto), Rob Hopkins vi ha dato vita, in Inghilterra, col progetto pilota della cittadina di Totnes nel Devon. Insegnante, ecologista e specializzato in Permacultura, Hopkins ideò, con la collaborazione dei suoi studenti di Kinsale, in Irlanda, il Kinsale Energy Descent Plan, ovvero il primo progetto di Piano d’Azione della decrescita energetica, adottato all’unanimità da un’amministrazione comunale. Kinsale è una cittadina situata al centro della Contea di Cork, nel sud dell’Irlanda che vanta dal 2005 il titolo di “Fair Trade Town” ovvero di città con un’economia basata essenzialmente sul commercio equo e solidale, contrapposto alle pratiche di commercio dello sfruttamento applicato dalle aziende multinazionali che agiscono esclusivamente nell’ottica della massimizzazione del profitto. Nel piano ideato da Hopkins e dai suoi allievi si indicava dettagliatamente .... ---- CONTINUA A LEGGERE ----

sabato 14 aprile 2012

Benzina ancora su: 5 cent per la Protezione Civile

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Signore e signori, l'aumento è servito! Bertolaso sarebbe contento se fosse ancora su quella poltrona d'oro, poltrona grazie alla quale lui, i suoi parenti ed amici si sono messi in tasca miliardi di euro per interventi fatti male e parzialmente (vedi l'Aquila o La Maddalena, per fare due esempi che hanno comportato indagini accurate - con tonnellate di prove - e plurimi rinvii a giudizio). La Protezione Civile è il ricettacolo di un giro di soldi pazzesco, all'interno del quale appalti e sub-appalti premiano ditte di dubbia moralità e con contatti con quella criminalità organizzata che dal sud si muove al nord per fare soldi e riciclare denaro sporco.

Bene, quel giro di soldi sta per aumentare, perché per ogni litro di benzina che noi poveri mortali usiamo per andare al lavoro (se non proprio lavorare) o per fare le commissioni di tutti i giorni, dovremo pagare una nuova tangente salatissima: 5 centesimi. Che non saranno poi solo 5, perché siccome l'aumento bastona anche i rifornitori, la cifra aumenterà ancora di più. Mario Monti per fare fessa più gente possibile si è fatto riprendere dalle telecamere mentre mette la benzina in un'automobile, esattamente come il Duce quando si esibiva come "provetto trebbiatore" nel ventennio fascista... "seguite l'esempio", e state zitti.

La benzina ormai costa più del cibo e delle medicine, e sempre meno gente usa la macchina. Dove si scarica tutto questo? Sulle spalle dei comuni cittadini, ovviamente. Non sulle spalle del Clero, che continua a fare soldi a palate senza pagare tasse grazie a scuole, alberghi, asili, speculazioni in Borsa. Non sulle spalle delle banche, anzi premiate dalle riforme di Monti (esattamente come la Chiesa). Non sulle spalle della criminalità organizzata, che fa affari con tutti (CL compresa).

E non è finita: sta per arrivare la tassa sugli sms, principale strumento di comunicazione per le famiglie che non hanno abbastanza soldi da spendere per le telefonate.

L'ennesima bastonata sui più: da perfetto Governo elitario e amico delle caste d'ogni tipo. Intanto nessun taglio su tutti quei miliardi spesi (e da spendere) per i cacciabombardieri di nuova generazione, sui miliardi delle missioni militari (e non "di pace", noi non crediamo alle panzane), sui miliardi che la politica si mette in tasca (col piagnisteo del PD, proprio ieri): chiedete a Lusi (e Rutelli) o Belsito (e la sacra "Family") dove vanno i nostri soldi. Nessun taglio serio alle auto blu (Mastella dice che un ministro se ha l'auto blu lavora meglio...). Nessuna azione seria sull'evasione fiscale e la corruzione, che tanti miliardi fanno girare fra i delinquenti, intanto le concessioni delle frequenze televisive stanno passando sotto banco gratis ai soliti padroni. Ma la lista degli sprechi e sperperi è lunga.

Ancora una volta questo Governo si mostra per quello che è. Salve e aiutate le banche, salva e aiutata la Chiesa, salve e aiutate le caste, cricche e accozzaglie di criminali, che con la politica fanno affari a filo doppio. Dove si scaricano gli oneri di questi miliardi sporchi? Esattamente dove indica la Ferilli: sui poveri. "E' l'Europa che ce lo chiede."

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giovedì 5 aprile 2012

Schultz, Euro, Monti e Friedman

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Sono davvero stupito del fatto che l'unico a raccontare cosa ha detto il presidente del parlamento europeo Martin Shultz (quello cui Berlusconi aveva dato del kapò) sia stato Claudio Messora. Anzi, non sono stupito, solo Messora è attento al sottofondo subdolo delle manovre dei potenti, più di tutti gli altri giornalisti messi assieme.

Pochi giorni fa Martin Schultz ha risposto ad alcune domande postegli da diversi ragazzi sul tema Euro nel corso di una conferenza in Italia, e ha confermato come le banche abbiano aprofittato della situazione Euro moneta unica speculando sui tassi di interesse. Sono diventate delle vere delinquenti legalizzate grazie all'Euro moneta unica. Sì, è delinquenza: la speculazione è delinquenza.



Messora lo spiega bene:

Il meccanismo è semplice e ve l'ho raccontato molte volte, ma vale sempre la pena riassumere. Le banche hanno preso un miliardo di euro dalla BCE. Quelle italiane ne han presi 260 miliardi. Soldi buoni, che dovranno restituire al tasso vantaggioso dell'1% in tre anni. Con quei soldi avrebbero dovuto - idealmente - far ripartire l'economia. Quindi far credito alle aziende e fare mutui alle famiglie. Invece ci hanno comprato titoli di stato. Perché? Perché - vi dicono loro - così ci aiutano a non andare in default.

Balle! La risposta vera è: perché i soldi dello Stato sono sicuri, e su quei 260 miliardi ci fanno un tasso che va dal 4% al 7%. Se volevano aiutarci compravano i titoli di stato al tasso con il quale han preso soldi dalla BCE, che tanto non li hanno mica pagati. Prendendo soldi dal nulla e comprando BOT a tassi elevati, ci indebitano ricapitalizzandosi alle nostre spalle, mentre le pensioni se ne vanno, mentre il lavoro non c'è più, mentre tutto va a puttane. Ci indebitano: lo urlavo anche all'Ultima Parola, un paio di settimane fa.

Ma se a urlare è un cittadino qualsiasi, magari un blogger, è il solito complottista. E' chiaro che loro, quelli con le camicie sempre stirate e inamidate, sicuramente ne sapranno di più. Mica può essere così banale, la verità, no? Allora sentite cosa ha chiesto Cristian Alicata al Forum Nazionale dei Giovani:

"Le sembra giusto e sensato che la Banca Centrale Europea stampi euro e li ceda all'1% alle banche commerciali che, a loro volta, decidono se acquistare titoli di debito a tassi che vanno dal 4 al 7%? Le sembra giusto che un tale sistema sia in vigore o non è piuttosto una delle più grandi truffe, invece, perpetrate negli ultimi secoli da parte delle consorterie bancarie e finanziarie a danno dei cittadini?"

Risposta? "Sono d'accordo".

Già. Ma chi è d'accordo? Claudio Messora? Paolo Barnard? Beppe Grillo? Un No Tav sfaccendato e barbuto? No. Ad essere d'accordo è Martin Schulz: il presidente del Parlamento Europeo in carica.

E ancora nessuno che alzi la testa, a parte i soliti noti...

Come non dare ragione a Messora e Schultz? ma vi rendete conto? E' lo stesso presidente del parlamento europeo a dire che l'Euro è una fregatura!

Mario Monti, amico e servo delle banche (e della Chiesa), dal canto suo con la sua "manovra" ha fatto solo il bene della banche, scaricando sulle spalle della povera gente la responsabilità economica di rimettere a posto le casse dello stato, impoverite da decenni di politica ladra e banche ladre. Monti ha girato il pianeta per dire a tutti che l'Italia è in crescita e che tutti sono d'accordo con lui. Non lo è di certo Obama, cui l'ufficio stampa di Monti ha attribuito una manifestazione di apprezzamento che lo stesso Obama si era ben guardato dal proferire, non lo sono neppure quanti si stanno appiccando fuoco o suicidando - proprio in questi giorni - perché sono disperati. L'attacco di Antonio Di Pietro ieri in Parlamento (ah, Monti non c'era) è pienamente legittimo: Monti ha sulla coscienza quelle morti.

Da Berlusconi a Monti: dalla padella nella brace. Prima Berlusconi: pensa per se aiutando le sue aziende e distruggendo i codici penale e di procedura penale, e fa in modo che chi lo sostiene possa rubare a più non posso, e intanto il paese va a rotoli. Poi Monti: che mantiene i privilegi di Chiesa e banche e impoverisce la gente, scarocando su di essa il ripianamento del debito pubblico, che nel corso del suo mandato è aumentato a dismisura.

Un giudizio durissimo, anch'esso ignorato da quasi tutta la stampa (chissà perché il Monti "sobrio" ha messo il prosciutto negli occhi anche ai giornalisti), arriva da una delle testate giornalistiche straniere più importanti: il Wall Street Journal (non un giornalino qualunque). L’autorevole quotidiano americano nella sua edizione europea ha bocciato senza appello la politica economica di Mario Monti affermando che "l’austerity italiana è una minaccia" non solo per il nostro Paese ma "per l’intera economia dell’Eurozona".

I passi compiuti dal governo italiano si stanno rivelando "controproducenti" dal momento che gli ultimi aumenti delle tasse stanno aiutando l'Italia a risanare i conti, ma stanno anche facendo contrarre l'economia più rapidamente. "Il fulcro delle misure è l'aumento delle tasse sui redditi dei lavoratori ma anche su consumi e beni immobiliari che a giudizio di molti economisti ha un maggiore effetto recessivo rispetto ai tagli alla spesa". Salvatore Cantale, professore di finanza alla Imd Business School di Losanna, intervistato dal WSJ ha affermato che "quello che è successo in Grecia può accadere in Italia". Per l’economista "Monti dovrebbe dire agli italiani cosa ha nel cappello, se la contrazione dell'economia diventa più forte o più lunga del previsto".

Ricordiamo che pochi giorni fa il Financial Times aveva indicato che le misure di Monti avrebbero partorito a breve una nuova manovra, cioé un nuovo salasso sulle nostre tasche, e anche se l'ufficio stampa del presidente del consiglio aveva smentito categoricamente questa ipotesi (e furbescamente, ciò perché il consenso popolare sull'operato di Monti è in calo netto, in picchiata, e perché i partiti, fiutata l'aria, stanno per togliere l'appoggio a super (?) Mario), si sta paventando proprio questa ennesima bastonata.

Mario Monti è furbo, e proprio come tanti altri leader politico-economici applica le teorie di Milton Friedman, l'economista che le sparava a raffica. In ordine sparso: l'inflazione è amica delle casse dello Stato, l'aumento delle accise sui carburanti è legittimo, un alto tasso di disoccupazione mantiene il popolo nella paura e lo rende più convincibile dalla politica ad accettare manovre economiche piene di sacrifici... tutte cazzate immense, figlie di una sua riflessione che non potrebbe essere più delinquente: "è il libero mercato, e non il salario e lo stato sociale ad essere motore di sviluppo". Niente di più sbagliato da parte di uno dei maggiori difensori del capitalismo “laissez faire”. Tassi di cambio, soldi su soldi per gli speculatori e le banche. E la gente comune? Un bastone del culo.

Tornando a bomba: il discorso che gli economisti internazionali fanno è molto semplice: Monti aiuta le casse dello Stato, le rimpolpa togliendo soldi ai cittadini (non quelli ricchi, ladri e potenti), ma così facendo fa stagnare l'economia, perché se un cittadino ha meno soldi, meno ancora ne spende per acquistare beni e servizi, e le attività ne risentono. Non ci voleva certo la stampa internazionale a spiegarla questa cosa, era già palese, ma forse il fatto che finalmente qualcuno di autorevole lo dica... forse metterà la pulce nell'orecchio a tanta gente, stampa compresa.

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Scheletri negli armadi della Lega Ladrona

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Lega Ladrona, finti moralismi, delinquenza innata.

Caduto il governo Berlusconi la tattica della Lega era scontata: il satrapo di Arcore era stato detronizzato e bisognava recuperare consensi all'interno di un elettorato sempre più deluso dall'approvazione in questi anni di tante leggi ad personam e ad aziendam. La Lega allora ha inscenato la macchietta del partito moralista, che rifiutava l'allenza col PDL (cioé Berlusconi) e richiamava a un comportamento moralmente corretto non solo lui ma anche il PD, dopo lo scandalo Lusi-Rutelli. In molti fortunatamente non ci eravamo cascati e ovviamente avevamo ragione.

Ora si sta svuotando il vaso di Pandora, e gli scheletri escono in truppe anche dagli armadi: la vicenda Belsito-Bossi è paradigmatica di una politica che, impoverita dall'abrogazione della legge sul finaziamento pubblico dei partiti tramite un referendum con maggioranza bulgara, si era subito ripresa i nostri soldi con la burla dei rimborsi elettorali, usati dai partiti per scopi di puro lucro. A voi un bell'articolo da leggere tutto d'un fiato.

Le intercettazioni / Spuntano elargizioni a favore dei figli del segretario e di Rosy Mauro
Case, Porsche, lauree. La lista dei soldi ai Bossi
Le telefonate tra una segretaria del Senatur e Belsito: «Dillo a Umberto: se io parlo, finite in manette»
dal Corriere della Sera

MILANO - È una fitta sequela di telefonate, intercettate dai carabinieri del Noe per la Procura di Napoli, a cogliere l'indagato tesoriere leghista Francesco Belsito mentre, sfogandosi al telefono in febbraio con la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada, «rievoca tutte le elargizioni fatte ai Bossi e alla vicepresidente del Senato Rosy Mauro»; si vede consigliare di «fare tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a loro favore e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza»; e «riferisce di essere in possesso di copiosa documentazione e di una registrazione compromettente per la Lega».

Dillo a Bossi: se io parlo, voi finite in manette
Il contesto delle conversazioni è la vigilia della convocazione che Belsito riceve da Bossi a Roma e che, anche sulla base del gelido commento di Rosy Mauro («la vedo brutta»), interpreta come anticipo della propria defenestrazione da tesoriere leghista, a causa delle spinte che dentro il partito (a suo dire specie da Castelli e Stiffoni) lo vorrebbero estromettere in seguito alle prime notizie giornalistiche sui milioni di euro di rimborsi elettorali investiti da Belsito in Tanzania.

Ma altro che Tanzania, prospetta la responsabile leghista dei gadget nel suggerire a Belsito: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega (...). Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega».

L'elenco che i due riassumono al telefono poco prima di mezzogiorno del 26 febbraio (e che viene riassunto dai carabinieri) comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (Renzo Bossi)»; «i 670.000 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l'avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».

I «costi liquidi» dei ragazzi di Renzo
In altre telefonate la lista si allunga con «l'ultima macchina del Principe, 50.000 euro... e certo che c'ho la fattura!». Oppure con «i costi liquidi dei ragazzi di Renzo» (forse gli uomini di scorta), che Belsito ricorda in «151.000» euro ma Dagrada corregge in «no, un momento, 251mila euro sono i ragazzi, ma sono fuori gli alberghi, che non ti riesco a scindere quando girano con lui, mi entrano nel cumulo e riprendere tutte le fatture è impossibile». Poi c'è la casa di Gemonio, e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6.000 euro», ridimensiona Belsito alla Dagrada, che teme invece la somma sia molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori, e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c'è da aggiungere l'auto di tuo figlio».

I franchi e gli euro per Rosy Mauro
Spesso Belsito ironizza su chi nel partito lo avversa ma non sarebbe in condizione di farlo perché parimenti da lui beneficato: «Sai quanto gli ho dato l'altro giorno alla nera? (Rosy Mauro, ndr)? Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh... vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti traducono come «altre somme che le dà mensilmente», e come i «200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa» che avrebbe «bilanci truccati».

La dipendente leghista Dagrada raccoglie lo spunto sull'atteggiamento di Rosy Mauro e rilancia, invitando Belsito a dire alla vicepresidente del Senato: «Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta...Perché se lei non c'ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere». A Bossi, la donna auspica che il tesoriere dica chiaramente: «Gli devi dire: noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finché io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c'è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti».

«Ho una registrazione e documenti come prova»
Si prepara un ricatto al Senatur? No, questo no, almeno a sentire i due che parlano al telefono la notte dell'8 febbraio. Nadia Dagrada suggerisce: «Non è che tu glielo metti come ricatto», piuttosto si tratterebbe di informare Bossi che «i militanti si spaventano di più se esce fuori Rosy che non la Tanzania».
Belsito si prepara a giocare le proprie carte se il partito lo metterà al muro. E dice di poterlo provare : «Dico cosa mi volevano far fare, glielo dico della Fondazione e... che dovevo portargli dei soldi». Dagrada gli domanda: «Giusto! Ma tu quello poi ce l'hai registrato?». Belsito: «Sì». Dagrada: «Dopodiché si affrontano le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, ndr) ....altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!».

Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella

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lunedì 2 aprile 2012

Monti: autocelebrazioni all'estero e disastro in Italia

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"La crisi è passata, ora possiamo rilassarci" (Mario Monti, 1° aprile 2012).

Finalmente è finito l'autocelebration-tour di Mario Monti. Il professore, dati i grandi cali di consensi nel bel paese, ha visto bene ancora una volta di fare come il suo predecessore Berlusconi, ed è volato fuori dai confini italici per dire al mondo che l'Italia è ok, e tutto va bene. Ovviamente questa è una verità parziale, che riguarda solo chi sta bene, per esempio le banche e la Chiesa, beneficiate dalle "riforme", e non concerne minimamente né i pensionati comuni (quelli ricchi mantegono i propri privilegi) né i lavoratori comuni (tutti i lavoratori dipendenti e larga parte dell'esercito delle partite IVA).

Le casse dello stato respirano sì, ma a rilento, grazie a una piccola-grande iniezione di denaro. Già "piccola" o "grande": dipende da come la si vede. E' piccola, questa iniezione di denaro, perché si consente ancora a uno Stato estero di lucrare economicamente con attività di ogni tipo (scuole, alberghi ecc.) senza pagare le tasse, e si consente alla sua banca di speculare in Borsa senza controlli di ogni tipo. E' piccola, questa iniezione di denaro, perché pochi e poco efficaci sono gli strumenti organizzati per combattere l'evasione fiscale, il riciclaggio di denaro sporco, e tutti i soldi che girano per via della corruzione (uno dei nostri grandi mali). Ma il problema è che qui in Italia la Politica e la criminalità organizzata vanno a braccetto più di quanto le stesse testate giornalistiche che si professano indipendenti riescano ad ammettere. Il debito pubblico intanto ammonta a circa duemila miliardi di euro, bricioline, e con Monti è superaumentato.

L'iniezione di denaro è invece da considerare "grande" se si guardano le cose da un punto di vista diverso: quello della gente comune, impoverita dalla riforma delle pensioni, dalla realizzanda riforma del lavoro, dall'aumento delle tasse e accise. Sempre più gente ha meno soldi, sempre meno spese e investimenti conseguenti, sempre meno ditte che fanno guadagni e chiudono i battenti. I sacrifici che fanno piangere la Fornero - che recita alla pulcinella/coccodrillo - sono tutti dei poveracci, quindi per loro è "grande" questa iniezione di soldi.

Monti parla bene di sé perchè i consensi sono in calo, mette l'accento su dove gli fa comodo, e tace sul (perché non guarda a realizzare il) benessere dei cittadini. La missione, il mandato di un politico sta proprio nell'aumentare il benessere degli amministrati, sia il politico eletto da questi o nominato in quanto "tecnico". Un governo di tecnici che aiuta le banche, mantenendo i privilegi di ricchi, ladri e potenti, e succhia soldi alla collettività, farà sì bella figura per gli equilibri economici dei titoli di stato del suo paese, farà sì bella figura davanti alla Comunità Europea (nata per salvare quella stessa Germania che adesso non vuole salvare la Grecia), farà una splendida figura raccontando all'estero verità parziali e balle strepitose (tipo l'apprezzamento di Obama, il grande falso di Monti), ma sta lasciando nella miseria una fascia troppo grande di popolazione.

PIL e tasso di disoccupazione parlano chiaro: il primo è quasi fermo, siamo in stagnazione, il secondo è in aumento ed è destinato a crescere ancora per via della "flessibilità" che questi tecnici son bravi ad applicare ai poveracci ma non a se stessi o ai propri parenti e amici potenti. La destra liberale...

L'ho già scritto e lo ribadisco: sono profondamente deluso da questo governo e lo considero peggiore del precedente. Questo non significa che preferivo Berlusconi (come con troppa faciloneria mi è stato appioppato). Certe equazioni infatti non sono automatiche (forse lo sono per chi ragiona con pigrizia). Lo ripeto ancora: quando cadde Berlusconi e Napolitano affidò l'incarico a Monti, ebbi sollievo nel vedere nel governo tanti laureati soprattutto nelle discipline economico giuridiche. Sapere però che Monti, Passera e compagnia erano amici della Chiesa e uomini delle banche, che alcuni di loro avevano partecipazioni in società che fanno speculazione in Borsa, alcuni ex appartenenti alle società di rating, mi fece storcere il naso. La visione della società di chi è straricco e serve i poteri forti, è sempre pericolosa per la vita della gente comune. I poteri forti che Monti e compagnia servono sono gli stessi poteri che vollero l'Euro e tutte le fregature che vi sono annesse, oltre che i poteri di quel Clero che fa affari con chi gli dà retta e mantiene i privilegi.

Dire che Monti è peggio di Berlusconi non significa che Berlusconi era meglio. Lo ribadisco, Monti avrebbe dovuto prendere un solo incarico: fare una legge elettorale onesta, avrebbero poi scelto i cittadini un Parlamento. E' vero che il grande problema dell'Italia è la Politica. Ma qui siamo caduti dalla padella nella brace.

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