giovedì 26 aprile 2012

I 10 Referenda del 6 maggio in Sardegna e il silenzio dei partiti


Domenica 6 maggio, dalle 7:00 alle 22:00 - 10 SI' da barrare nelle schede. Ecco perché.

Siamo alle solite, e sono incazzato nero. Il 6 maggio - quindi fra pochi giorni - i cittadini sardi saranno chiamati alle urne per esprimere il loro parere su dieci quesiti referendari, cinque dei quali abrogativi e altrettanti cinque consultivi, che riguardano un tema caro alla gente comune ma non ai partiti. E infatti sia i partiti che la stampa loro amica stanno tacendo ogni informazione relativa agli stessi lasciando passare tutto nel silenzio. Perché? Ovvio: questi Referenda toccano quello che più interessa al 99% della gente che fa politica: le poltrone, i soldi e il potere che queste comportano. Avete visto in giro pubblicità, informazioni, immagini, fac-simili delle schede? Io no. L'unica fonte "politica" che sta passando un po' di informazione è la pagina Facebook dell IDV Sassari. Gli altri.... zero.

Nel sito della Regione Sardegna c'è una pagina informativa abbastanza striminzita che imposta l'informazione sui Referenda in maniera subdola, ciò perché non spiega bene nel merito quale parere (e quindi voto) sono chiamati ad esprimere i cittadini sardi. Il comunicato è semplicemente questo:
Referendum n. 1: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di “Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l’istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?”.
Referendum n. 2: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di “Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.

          Referendum n. 3: “Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul BURAS n. 11 del 9 aprile 1999) contenente “La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.

Referendum n. 4: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di “Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio?”.

Referendum n. 5: “Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province “storiche” della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?”.

Referendum n. 6: “Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’ Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?”.

Referendum n. 7: “Siete voi favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?”.

Referendum n. 8: “Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?”.

Referendum n. 9: “Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?”.

Referendum n. 10: “Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?”.
Come avete potuto leggere, l'unico testo che spiega appena meglio degli altri (che non spiegano niente, anzi rimandano altrove) è quello del quesito numero 5, ma qui si infinocchia il lettore perché nel momento in cui gli si chiede se vuole che vengano abolite le quattro province di Sassari Nuoro Oristano e Cagliari, il testo le definisce "storiche", per invogliare il cittadino a non abolirle. Una bella presa in giro, vero? La questione allora va semplificata. Anzitutto i quesiti potevano benissimo essere ridotti a due, ciò perché chi andrà alle urne e si troverà di fronte a dieci pezzi di carta, potrà facilmente fare confusione; l'utile poi sarebbe stato anche nella spesa, minore se i quesiti fossero stati semplificati.

Pertanto i punti fondamentali sono: volete abolire le nuove e vecchie province? Volete una diminuzione dei consiglieri regionali, con una razionalizzazione dei componenti dei collegi degli Enti strumentali, e l'elezione diretta del Governatore, volete una riscrittura delle parti dello Statuto della Regione Sardegna (soprattutto) quelle relative allo stipendio? La cosa, semplificata, è così.

Il fatto è che la gente non deve capire cosa va a votare, per il comodo dei politici di professione e di quanti entrano in politica per intascare soldi. La figuraccia, l'ennesima che fanno i politici sardi, è servita: nessuno di loro è disposto a fare sacrifici, a rinunciare a soldi... ricordiamo che le indennità dei consiglieri regionali sardi sono le più alte d'Italia, e che le Province sono enti inutili.

Proprio sulle Province - poltronifici voluti a gran voce per parcheggiare quanti sono stati trombati altrove - l'incazzatura è di quelle che bruciano. La disinformazione dei politici qui raggiunge il massimo dello schifo: avete letto in questi ultimi due anni le dichiarazioni di questi imbecilli? Tutti hanno detto: "Se chiudiamo le Province, tutti quelli che lavorano negli uffici delle stesse perderanno il lavoro". Non potrebbe esistere balla più grande di questa: la chiusura delle Province comporta che i politici prendono un calcio nel didietro (il che per quasi tutti significa in faccia, visto che disinformano in questo modo), ma gli uffici restano tutti aperti, e i dipendenti dell'Ente restano al loro posto; chiudendo l'Ente Provincia, gli uffici competenti vengono dati in gestione parte ai Comuni, parte alla Regione; le tasse che paghiamo restano le stesse, e con queste vengono pagati gli stipendi dei dipendenti degli enti e i servizi che vengono erogati, ciò che si risparmia sono le spese che ingrassano i politici. E' chiaro tutto questo?

La questione Regione invece riguarda la diminuzione del numero dei consiglieri regionali e del loro stipendio: è l'altro importante punto. Studi statistici pubblicati anche dall'Espresso hanno evidenziato che il numero dei consiglieri regionali sardi è sproporzionato rispetto al numero dei cittadini della Sardegna: siamo troppo pochi cittadini (un milione e mezzo circa) e abbiamo troppi consiglieri. E il loro stipendio - dicevamo: il più alto d'Italia - è anch'esso sproporzionato rispetto alla povertà della generalità dei cittadini della nostra isola. Ma la politica non vuole fare sacrifici, non vuole rinunciare a soldi, poltrone e potere, e quindi tace sui Referenda, oppure (quando è chiamata a parlarne) fa pura disinformazione.  

Quello che io so, e che farò, è andare a barrare SI' in tutti i 10 quesiti, sperando che venga raggiunto il quorum del 33%.  

Informate amici, parenti, condomini: mangiategli il cervello e portateli alle urne!
 .

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