mercoledì 2 maggio 2012

Referendum anti-casta in Sardegna: novità e storielle patetiche

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Ottima notizia quella di oggi: La Nuova Sardegna riferisce che domenica prossima 6 maggio noi cittadini sardi potremo votare su tutti i 10 quesiti referendari anti-casta. Il giudice civile del Tribunale di Cagliari, infatti, ha respinto il ricorso urgente presentato dall’Ups (Unione Province Sarde), che aveva sollecitato una richiesta di sospensiva considerando illegittima (ma in base a cosa?) la consultazione. Proprio stamani il giudice Maria Teresa Spanu ha respinto il ricorso e quindi il poltronificio per eccellenza, la Provincia (ente quasi inutile perché ha funzioni limitate e costa tanto oro quanto pesa), cui sono confluiti negli anni tutti i trombati alle altre elezioni (amministrative e politiche), può ricevere il giusto ceffone dalla cittadinanza.

I partiti in Sardegna tremano, perché tanti professionisti della politica ora rischiano di non mettersi più in tasca montagne di quattrini.

In questi ultimi giorni di quasi totale disinformazione, solo all'ultimo alcuni leader sono usciti dal guscio per dire cosa ne pensano, e c'è davvero da riflettere sulle loro parole. Particolarmente comiche le parole del presidente della provincia di Nuoro Roberto Deriu, il quale, dopo che nel 2005 si era mostrato contrario alla istituzione delle quattro nuove province, oggi cambia il tiro: "L'abolizione delle Province non comporterà nessun vantaggio. Anzi. Se dovessero essere eliminate, sono sicuro che col passare del tempo si conteranno più costi che risparmi. Con l'eventuale soppressione delle province ci saranno anni di caos per trasferimento di personale, mutui e contratti". E' molto facile ribattere: non ci saranno costi in più, poiché i sardi risparmieranno le centinaia di migliaia di euro relative agli stipendi dei politici; per quanto riguarda poi il trasferimento di contratti, personale e mutui: i nuovi contratti possono essere scritti uguali a come sono adesso, cambia solo il datore di lavoro, e basta notificare alle banche questo cambiamento per l'accredito degli stipendi e l'addebito dei mutui; sul trasferimento del personale: basta tenerlo negli stessi uffici: a cambiare infatti è il datore di lavoro (dalla Provincia al Comune o alla Regione), che diventa proprietario anche dell'immobile degli uffici. Niente di più semplice, Deriu!

Bruttissime le dichiarazioni del presidente di SEL in Sardegna, Michele Piras, quello che ama esibire le foto che lo ritraggono con Niki Vendola: Piras, che ha appena accolto in SEL l'eterno migrante della politica sarda Daniele Cocco, nel suo sito dice: "Io votero’ NO all’abolizione delle province perche’ non penso che una Regione come la Sardegna possa essere governata senza enti intermedi di rappresentanza delle specificita’ territoriali.(...) Votero’ NO alla riduzione a 50 del numero dei consiglieri regionali perche’ ritengo sufficiente ed equilibrata la riduzione a 60 gia’ adottata dal Consiglio regionale e che prosegue il suo iter nel Parlamento nazionale". Brutta, bruttissima figura questa, per SEL: qualcuno spieghi a Michele Piras che la Sardegna ha pochissimi abitanti, quindi qui eliminare le province non peggiora il rapporto fra cittadini e istituzioni: a livello locale restano sempre i Comuni, a livello più generale c'è la Regione. Ma forse Piras deve tenere i suoi in più poltrone possibile, soprattutto ora che SEL è diventato il ricettacolo dei transfughi dagli altri partiti, tutti accorsi in SEL perché è il partito trendy, in crescita di consensi, e dove ci sono consensi c'è gente che vota, e quindi più possibilità di acchiappare poltrone. E' tutto chiaro quindi.

Da altro articolo apprendiamo che fra i contrari c'è l'ex sindaco di Olbia Settimo Nizzi, se ne ricordino i galluresi alle prossime tornate elettorali: lui si candiderà finché vive, lo sappiamo bene. Il PDL in generale è particolarmente silente, e la cosa puzza. Nel terzo polo è contrario il leader Api Roberto Capelli. Udite udite, fra i critici contro i referendari c'è anche Bustianu Cumpostu (Sardigna Natzione), che si mostra contrario alla riduzione dei consiglieri regionali.

Infine, in questa breve rassegna, annoverato che Federico Palomba (IDV) è per il SI, ma sottovoce, non resta che farsi quattro risate col premier locale del PD Silvio Lai. Lai si è mostrato infastidito dalla pressione esercitata dal movimento referendario: "Le polemiche ingiustificate contro i partiti favoriscono la crescita dell’antipolitica", parole in perfetto sile dalemiano-bersaniano... Per Lai: "la soluzione delle 8 non ha ottenuto il risultato sperato ma cancellando le nuove il problema resterà". Lai stavolta non arriva dopo il voto, come aveva fatto con fatto D'alema e Bersani dopo i Referenda sul Legittimo Impedimento, Nucleare e Acqua Pubblica: ricorderete che il PD non fece assolutamente niente per quei Referenda anzi li osteggiò, poi salì sul carro dei vincitori (cui appartenevano a buon diritto solo i comitati dei cittadini e l'IDV) quando la volontà popolare si fece sentire forte. Lai oggi si muove con cautela, arriva in ritardo, quasi per non scontentare capi di partito da una parte ed elettorato (in fuga) dall'altra, e tiene una posizione moderatamente favorevole al SI, anzo no, al NO. Beh, fate voi: basta leggere quello che dice: due piedi in due staffe, proprio quello che la gente non vuole vedere.

Anche la Sardegna politica quindi fa il teatrino, in piena linea con lo spettacolo indecoroso cui assistiamo a livello nazionale. Ma noi siamo pronti a votare per 10 SI, e glielo faremo capire ancora una volta: basta privilegi, basta soldoni, basta poltronifici e basta professionisti della politica.
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