giovedì 14 giugno 2012

La collaborazione internazionale, il nuovo paradigma economico, il ritardo rispetto a Rio+20

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di Francesca Petretto



Si terrà a Rio De Janeiro fra il 20 ed il 22 giugno di questo mese la nuova conferenza dell’Onu sul clima Rio+20 (United Nations Conference on Sustainable Development), vent’anni dopo la prima nella stessa identica sede: non è solo un evento, è un appuntamento programmato ma vorrebbe anche essere un importante anniversario a mo’ di giubileo. Nel suo articolo su Il Manifesto del 9 giugno scorso, Paolo Cacciari parla di retorica dei giornali e dei media mainstream a proposito di clima preparatorio all’evento e di approccio errato alla green economy: “Cambiano gli slogan, la retorica rimane identica. Formule magiche per tentare di conciliare irriducibili contraddizioni: l’aumento delle rese economiche e la salvaguardia degli ecosistemi”. Cacciari si appoggia alle parole pronunciate del Segretario dell’Onu Ban Ki-moon: “Non basta un’altra tecnologia, servono nuove forme di collaborazione internazionale, «un nuovo paradigma economico» per consentire una vita dignitosa per sette (oggi) otto (nel 2030) o nove miliardi di esseri umani (nel 2050) e anche nuove politiche demografiche, che consentano alle donne il controllo della propria fertilità”. Servono “politiche forti” per mettere in atto questa salvifica rivoluzione, non bastano le tecnologie leggere, e il politico veneziano mette in evidenza nel suo articolo le faglie di un modo di pensare (e di un sistema che su di esso si basa) a suo giudizio troppo chimerico e lontano dalla realtà dei fatti, tanto – aggiungo io – dei Paesi di prima industrializzazione quanto dei due colossi new-entry ai vertici del mondo economico attuale, quali l’India e la Cina. Persino Jeremy Rifkin viene messo in discussione e non biasimo Cacciari quando effettua ----- CONTINUA A LEGGERE -----
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