lunedì 18 giugno 2012

Libera Chiesa in servo Stato

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di Marco Travaglio (Espresso, 15 giugno 2012)

“La Santa Sede ripone nell'autorità giudiziaria italiana la massima fiducia che le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall'ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate”. Con queste parole melliflue e vagamente minacciose padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, ha commentato la perquisizione disposta in casa del presidente uscente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, dalla Procura di Napoli con l'acquisizione di 47 faldoni di documenti: compreso un memoriale del banchiere che dice di temere per la sua vita e di aver messo per iscritto i moventi del suo eventuale assassinio, a futura memoria. E sostiene anche di essere entrato nel mirino delle autorità ecclesiastiche non appena iniziò a interessarsi dei conti correnti intestati a politici italiani.

Ora, è noto che nel 1987, nel processo sul crac del Banco Ambrosiano, la Cassazione annullò il mandato di cattura spiccato dai giudici milanesi per monsignor Marcinkus, presidente dello Ior (nel frattempo fuggito in America con passaporto diplomatico) e stabilì che la banca vaticana è un santuario intoccabile in quanto ente centrale della Chiesa in base ai Patti Lateranensi (il “Concordato” firmato da Mussolini e rinnovato da Craxi). Ma è anche noto che il ministro Dc del Tesoro Andreatta attaccò il Vaticano in piena Camera (“il Papa restituisca all'Ambrosiano i soldi dello Ior”). Parole che oggi nessun politico o tecnico oserebbe pronunciare. E dire che oggi la magistratura italiana non indaga sull'attività dello Ior (come invece avvenne sullo svuotamento delle casse dell'Ambrosiano), ma su vicende tutte italiane di competenza dei magistrati italiani. La Procura di Napoli si occupa dell'eventuale tangente a un partito italiano (la Lega Nord) da una società partecipata dallo Stato Italiano (Finmeccanica); e delle notizie di reato contenute nel memoriale Gotti Tedeschi, cittadino italiano, che ipotizza financo un progetto per eliminarlo fisicamente a causa delle “cose da paura” che avrebbe scoperto allo Ior, compresi i conti di politici italiani che, ancora una volta, riguardano la trasparenza di rappresentanti eletti dal popolo italiano. E la Procura di Trapani indaga sugli ammanchi nella Curia, i cui fondi sarebbero finiti su conti accesi allo Ior: per questo ha inoltrato una rogatoria in Vaticano, che però ha risposto picche.

In uno Stato laico e sovrano, come dovrebbe essere l'Italia, il comunicato di padre Lombardi e il niet alla rogatoria trapanese avrebbero dovuto suscitare la reazione del governo in difesa del sacrosanto diritto-dovere dei magistrati di fare chiarezza e del dovere del Vaticano di collaborare, smettendo di comportarsi come un paradiso fiscale. Invece si ripete quel che accadde nel 1993, quando la Procura di Milano chiese aiuto per ricostruire il percorso di metà della maxitangente Enimont: una provvista di 140 miliardi di lire accantonata in titoli di Stato da Cusani per conto di Gardini. Una montagna di Bot e Cct poi riciclata presso lo Ior dal faccendiere piduista Bisignani, cambiando i titoli in contanti e girandone il controvalore su conti di banche estere. Quando il pool Mani Pulite inoltrò la rogatoria per conoscere i destinatari, lo Ior la rispedì al mittente, così 70 dei 140 miliardi della maxitangente restarono in cerca d'autore.

Ora c'è addirittura un particolare in più, grottesco per non dir di peggio: il Vaticano pretende, con apposite rogatorie, che il nostro governo autorizzi la Procura di Roma ad aiutarlo a perseguire i reati commessi da giornalisti italiani pubblicando le carte del “corvo”. Il reato ipotizzato è ricettazione, nella presunzione che i cronisti sapessero che i documenti erano rubati. Peccato che fior di sentenze della Cassazione escludano la ricettazione in casi simili. Cioè: l'Italia dovrebbe accogliere le rogatorie vaticane per punire i giornalisti che han fatto il proprio dovere pubblicando notizie vere, mentre il Vaticano ostacola le indagini e le rogatorie italiane per far luce su presunte ruberie, tangenti e addirittura complotti contro la vita di una persona. Possibile che il governo Monti non abbia nulla da dichiarare? Andreatta è morto e i vivi si sentono poco bene.
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