venerdì 22 giugno 2012

Omicidio Aldrovandi. La Cassazione e i 4 poliziotti



C'è davvero da rabbrividire a distanza di quasi 7 anni dal barbaro omicidio di Federico Aldrovandi, ripensando a cosa è successo nella vicenda e a ciò che è capitato attorno. Quattro poliziotti pestano a sangue per mezzora un ragazzo di 18 anni che torna dalla discoteca, verranno accertate 54 lesioni di vario tipo, 2 sono i manganelli che si rompono durante la mattanza messicana, e poi a completamento del disegno criminoso (oggi definitivamente accertato) il tentativo di depistare le indagini andato in parte a buon fine. A buon fine, sì: 3 anni e 6 mesi di condanna per "eccesso in omicidio colposo" sono una burla, una presa in giro, ma i giudici di primo grado, d'appello e la stessa Cassazione cosa avevano poi in mano - dati i depistaggi, anch'essi accertati - per infliggere una pena più pesante? Manganelli, il capo della polizia di Stato, aveva promesso ai genitori di Aldrovandi la cacciata dal corpo dei quattro delinquenti - ora è ufficiale: sono davvero delinquenti - in caso di condanna definitiva, ora cosa capiterà?


Voglio ricordare i nomi di questi quattro assassini: si chiamano Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Questi assassini nel 2005 hanno ucciso un ragazzo di 18 anni, questi assassini hanno gettato fango sulla divisa che vestivano, portando la vergogna in un corpo cui appartengono tante persone con la Giustizia nel DNA, tante persone che ogni giorno mettono la propria incolumità a rischio per garantirne la nostra.


Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri sono assassini.



Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri sono assassini.


Il loro gesto non ha giustificazioni. Parlavo di beffa: beh, "eccesso di omicidio colposo" è davvero poco, quando in quattro si ammazza di botte qualcuno. Che eccesso di colpa c'è? In realtà gli studi di diritto che ho fatto mi indicano una via diversa, quella dell'omicidio doloso, magari con "dolo eventuale", una forma attenuata di dolo: finché sei da solo a picchiare con un manganello (ma ci saranno stati anche calci, pugni?) e quel poveraccio muore, forse forse un buon avvocato può far passare la linea dell'eccesso di omicidio colposo... ma quando uno lo pesti a sangue con altri a farti compagnia... c'è davvero bisogno di spiegarlo? E vogliamo parlare dell'aggravante del vestire la divisa?


E' qui che i depistaggi (accertati) nelle indagini hanno fatto la differenza. Tutti gli articoli ne parlano, ma non è chiaro chi li ha fatti (solo loro quattro? o altri? li cercate sì o no gli altri eventuali per punirli?). L'effetto però c'è stato: una condanna burletta. Questi quattro assassini non andranno neanche in carcere, scommettiamo? C'è un indultino... Sarebbe bello che ciò capitasse però: immaginate il trattamento che i detenuti gli riserverebbero....


Un'altra cosa che mi ha fatto rabbrividire è stato leggere che uno di questi quattro assassini, precisamente Monica Segatto, era assistita dall'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini. Non occorre aggiungere altro, e ci siamo capiti.


E vogliamo paralre della vigliaccheria di questi quattro assassini? Sì, questi quattro assassini sono anche dei vigliacchi: non solo perché hanno pestato fino ad ucciderlo un ragazzo indifeso di 18 anni, ma anche perché quando ieri è stata data lettura del dispositivo che confermava la loro condanna, essi non erano in aula! Nè loro, né i loro legali. Vergogna!


C'è davvero da rallegrarsi per questa condanna? Federico Aldrovandi è morto, è morto soffrendo, pienamente rendendosi conto che stava morendo pestato a sangue... I 3 anni e 6 mesi sono una burletta, ma a questo sono potuti arrivare i giudici dato l'inquinamento delle prove di cui parlano tutti i giornali. Possiamo dire che Giustizia è stata fatta, ok, ma solo in parte. La vera Giustizia sarà fatta se questi quattro assassini saranno cacciati con disonore dalla Polizia (come promise Manganelli) e saranno chiusi in carcere per tutto questo tempo, a patire le "amorevoli cure" dei detenuti. Questo io auspico, in nome di una Giustizia superiore (ma non divina).


A cosa penso? O meglio a chi penso? Penso a Marcello Lonzi, a Michele Ferrulli, a Stefano Cucchi, penso alla macelleria della scuola Diaz, della caserma di Bolzaneto, penso a tutti quelli che sono morti o hanno subito lesioni da agenti della forza pubblica, e - loro o i loro cari - attendono ancora Giustizia.


L'Italia è un paese di merda: abbiamo i delinquenti nelle istituzioni, che si salvano fra di loro con i voti sull'immunità parlamentare, abbiamo i delinquenti nella forza pubblica (anche se mi piace pensare che siano pochi davvero), che abusano della divisa gettando fango sulla stessa. Abbiamo tanti delinquenti, dappertutto. Poi abbiamo avvocato come Niccolò Ghedini, pronto ad assisterli, siamo essi politici o altra feccia.


Io credo nella Giustizia, credo nelle divise, sono nipote di Carabiniere, e quando ho prestato opera da volontario al 118 ho conosciuto tanti ragazzi e ragazze con varie divise addosso, tutti in gamba, attenti alle procedure, con la Giustizia nel DNA, ed è in nome di queste brave persone che invoco pulizia, seria. Cacciate quei quattro assassini e sbatteteli in carcere.

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