venerdì 27 luglio 2012

Il CSM (il cui presidente è Napolitano) contro Scarpinato, difeso da ANM e parenti di Borsellino


Amici, da che parte stiamo? Avete visto cosa è successo? Il Pg Scarpinato ha letto un testo molto critico sull'atteggiamento delle istituzioni nei confronti della trattativa Stato/Mafia e le commemorazioni dei giudici trucidati dalla Mafia, e il CSM - che è presieduto da Giorgio Napolitano - ha aperto subito una procedura nei suoi confronti. Ma da che parte sta Napolitano? Da che parte sta un presidente che si adopera per salvare le chiappe a un inquisito per la trattativa Stato/Mafia, un presidente che solleva un polverone contro magistrati che operano contro la Mafia e contro le parti deviate delle istituzioni, un presidente il cui organo da lui presieduto (il Consiglio Superiore della Magistratura) fa sentire il suo alito sul collo di chi ha soltanto parlato con amore verso la Giustizia e i suoi eroi trucidati?

Ovviamente La Repubblica, house organ del governo Monti e della presidenza della Repubblica, sta trattando la questione con servilismo....

Ma chi è davvero Giorgio Napolitano?

Scarpinato, la famiglia Borsellino: “Sdegno per pratica Csm”. Anm: “Sorpresa”

La vedova del giudice ucciso: “Condivido ogni parola della lettera emozionante con la quale Roberto Scarpinato si è rivolto a Paolo. E i fratelli: "ha riempito di emozione i cuori delle migliaia di persone giunte da ogni parte d’Italia a Palermo". L'associazione dei magistrati: "Discorso manifestazione di libero pensiero"

di Redazione Il Fatto Quotidiano

La famiglia Borsellino si schiera con Roberto Scarpinato, del quale “condivide ogni parola della lettera emozionante” per Paolo, ed esprime “sdegno per la richiesta” di apertura di un procedimento disciplinare del Csm, su sollecitazione del membro laico Nicolò Zanon (Pdl), per il procuratore generale di Caltanissetta. E’ una presa di posizione netta quella che i familiari del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio prendono contro il Consiglio superiore della magistratura che ha già assegnato la pratica per valutare il comportamento del pg di Caltanissetta che durante la cerimonia per il ventennale in un “lettera a Paolo Borsellino” aveva, tra l’altro, detto: “Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere”.



“Condivido – dice Agnese Piraino Leto vedova di Borsellino – ogni parola della lettera emozionante con la quale Roberto Scarpinato si è rivolto a Paolo. Non avrei mai immaginato che alcuni stralci di quella lettera inducessero un membro laico del Csm a chiedere l’apertura di un procedimento a carico del procuratore generale di Caltanissetta e fossero ritenute così gravi da giustificarne la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale. Se vi è oggi un magistrato ‘compatibile’ con le funzioni attualmente svolte quello è il dottor Scarpinato, che non dimenticherò mai essere stato uno degli otto sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che all’indomani della morte del ‘loro’ procuratore aggiunto Paolo Borsellino rassegnò le dimissioni, poi fortunatamente rientrate, dopo avere avuto il coraggio e la forza di denunciare le divergenze e le spaccature di quella Procura di Palermo che avevano di fatto isolato ed esposto più di quanto già non lo fosse mio marito”. Rita e Salvatore Borsellino, fratelli di Paolo, condividono l’intervento di Agnese Piraino Leto e aggiungono: “Esprimiamo a nostra volta il nostro sdegno per questa improvvida iniziativa di un membro del Csm a carico del procuratore Scarpinato, tanto più – sottolineano – grave perché prende a pretesto proprio quella lettera a Paolo che, letta in via d’Amelio il 19 luglio pochi minuti prima dell’ora della strage, ha riempito di emozione i cuori delle migliaia di persone giunte da ogni parte d’Italia a Palermo – chiosano Rita e Salvatore Borsellino – per onorare la memoria del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque poliziotti che hanno perso la vita al suo fianco”.

E con Scarpinato si schiera anche l’Anm, l’associazione nazionale dei magistrati sottolineando che il magistrato ha espresso il “suo libero pensiero”. ’L'Anm si dice “sorpresa e preoccupazione” perché “quel discorso, pronunciato in un contesto commemorativo fortemente emotivo – si legge nella nota – non può che essere inteso come manifestazione di libero pensiero, quale giusto richiamo, senza riferimenti specifici, nel ricordo delle idee e delle stesse parole di Paolo Borsellino, alla coerenza dei comportamenti e al rifiuto di ogni compromesso, soprattutto da parte di chi ricopre cariche istituzionali”. La pratica, che pende presso la Prima commissione del Csm, è stata aperta dal Comitato di presidenza su richiesta del laico del Pdl, Niccolò Zanon. L’organo direttivo del Csm ha anche inviato copia dell’intervento di Scarpinato al procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati.

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Roberto Scarpinato, vietato parlare

di Bruno Tinti


È partita puntuale l’offensiva contro Roberto Scarpinato. Ha parlato alla commemorazione della strage di via D’Amelio, nel ricordo di Paolo Borsellino. Ha detto: “Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere… Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti”.

Scarpinato è Procuratore Generale della Repubblica a Caltanissetta. Non può dire queste cose. Deve essere trasferito per incompatibilità ambientale. E si deve valutare se averle dette costituisce illecito disciplinare. Pertanto si sollecita in tal senso il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Gianfranco Ciani. Così ha detto Nicolò Zanon, componente del Csm nominato dal Pdl. Pdl, e come ti sbagli.
E poi: la strage, due anni di indagini sulla trattativa Stato-mafia, incriminazione per falsa testimonianza di uomini politici di primo piano, già ministri della Repubblica, interventi in loro favore dei vertici di istituzioni politiche e giudiziarie; non è mica questo il problema; il problema è che Scarpinato ne parli.

E ancora: decine di familiari di vittime di mafia, meglio di Stato-mafia, hanno chiesto ai politici di non intervenire ai funerali dei loro cari, di non portare fiori, di starsene a casa; e questi, tremebondi (ma senza vergogna), a casa se ne sono stati; e non hanno osato dire una parola, una sola, contro quei poveretti che chiedevano gli fosse almeno risparmiata la beffa; ma Scarpinato, amico e collega di Borsellino, lui no, non deve parlare, non deve piangere, non deve incazzarsi. Non deve dire, in Sicilia, dove lavora, dove ha sempre lavorato, che mafia e Stato hanno violentato quella terra, hanno corrotto, depredato, ucciso. Perché se lo dice diventa incompatibile con il territorio in cui tutto ciò si è verificato e continua a verificarsi. Vi rendete conto: non è lo Stato-mafia il problema; il problema è chi lo combatte e che, alla celebrazione di un amico che lo ha combattuto ed è stato ucciso, ricorda che l’omicida è lo Stato-mafia; e che non ne può più di vederlo nei doppi panni di assassino e di compunto celebrante di ricordi molesti.

Ma che deve dire un magistrato, al funerale di un collega morto ammazzato, per non essere “incompatibile”? Andrebbe bene un semplice “Caro Paolo mi dispiace che ti hanno ammazzato, eri tanto bravo, e poi ti volevo bene”? Perché già dire “Farò del mio meglio per continuare il tuo lavoro e beccare gli assassini” sa di accanimento giudiziario.

Ma non farebbe prima il Csm a emanare una bella nuova circolare: “Alle commemorazioni degli eroi della magistratura morti ammazzati i magistrati non ci debbono andare; e se proprio ci vanno debbono stare zitti. In difetto si ravviserà incompatibilità ambientale e, nei casi più gravi (per esempio se ti scandalizzi perché gente di non specchiata virtù si aggira tra amici e parenti del morto e fa finta di condolersi) l’illecito disciplinare.

Affidato all’iniziativa di chi (il Procuratore Generale della Cassazione Ciani) era intervenuto nell’interesse di Mancino, incriminato per falsa testimonianza nel processo per la trattativa Stato-mafia. Aveva proprio ragione Cicerone: “Fino a quando abuserete della nostra pazienza”?

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