domenica 19 agosto 2012

Repubblica come Libero e Il Giornale. Vergogna!!!


"Monti sta riuscendo a fare quello che non era riuscito a Berlusconi"

Non leggerò più Repubblica, mai più. Il quotidiano si è definitivamente abbassato al già sprofondato livello di Libero e Il Giornale, e le sue manomissioni della realtà che stiamo leggendo sono agghiaccianti.

Sappiamo tutti cosa sta facendo Napolitano alla Procura di Palermo, e sappiamo anche che i vertici dei Carabinieri nella lotta alla Mafia sono stati decapitati: è notizia di oggi che da settembre i più alti gradi dell'Arma, esperti vincitori nella lotta alla cupola che grazie a loro e ai PM era stata decapitata, sranno spostati ad altre sedi, lasciando al loro posto elementi meno esperti. Lo Stato è con la Mafia.

Mario Monti aveva attaccato Ingroia e i PM antimafia parlando di "gravi abusi", senza indicare quali regole fossero state violate dai PM (perché sappiamo tutti che nessuna regola è stata violata nella questione dei maneggi salva-Mancino di Re Giorgio), e aveva detto che la legge sulle Intercettazioni sarà stata varata a breve (quindi il Bavaglio), incassando il plauso di PDL e UDC, cioé i partiti più legati alla criminalità organizzata (fiumi di sentenze definitive parlano univocamente e chiaro).

Ingroia ha reagito all'ennesimo assalto mettendo i punti sulle "I", e Repubblica, guardate la foto dal loro sito, ha parlato di "nuovo attacco a Monti" da parte del Magistrato. Ecco la missione di Repubblica: gettare discredito e fango su Ingroia, la Procura di Palermo e i Magistrati. Complimenti.

E' davvero incredibile il servilismo di Scalfari e compagnia rispetto alle pericolosissime ingerenze di Napolitano e Monti sull'attività dei magistrati di Palermo (e ora anche Taranto, per il solo Monti e governo). Repubblica ha toccato il fondo, e con essa l'Unità, che tutela un PD che non serve più a niente, e vale meno di zero. E' tutta gentaglia che serve potenti, ladri e padroni, in barba al buonsenso, in barba alla Società Civile (Noi), in barba alla Costituzione.

Le parole di Zagrebelsky (vedi più sotto) sono cadute nel vuoto? Ora che l'Associazione Nazipnale Magistrati ha fatto sentire (anche se timidamente) la sua voce, ci piacerebbero equilibrio e onestà... Negli articoli che seguono: tutti i dati e link di riferimento.


Trattativa, Zagrebelsky al Colle: “No a conflitto di attribuzione, basta la legge”

Sulle colonne di Repubblica, il giurista ed editorialista del quotidiano di largo Fochetti esprime una posizione diametralmente opposta a quella del fondatore del giornale Eugenio Scalfari, che aveva accusato i pm di Palermo e chiesto al Csm provvedimenti disciplinari nei loro confronti


di Redazione Il Fatto Quotidiano

“Sarebbe un fatto devastante, al limite della crisi costituzionale”, che la Consulta “desse torto” al presidente della Repubblica sul terreno del conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato rispetto ai magistrati della Procura di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia. “Sarebbe devastante che si verificasse una così acuta contraddizione proprio sul terreno di principi che sia l’uno che l’altra sono chiamati a difendere. Così nel momento stesso in cui il ricorso è stato proposto, è stato anche già vinto”.

Parola del giurista Gustavo Zagrebelsky, che in un lungo editoriale su Repubblica ha sostenuto che non si tratta “di una contesa ad armi pari ma della richiesta di un’alleanza in vista di una sentenza schiacciante”. Zagrebelsky prima suggerisce di ricorrere alla legislazione ordinaria (“con la distruzione delle intercettazioni per la parte riguardante il presidente della Repubblica”), poi si chiede: “Che bisogno c’è d’un conflitto costituzionale? A perdere sarà anche la Corte: se, per improbabile ipotesi, desse torto al presidente, sarà accusata d’irresponsabilità, dandogli ragione sarà accusata di cortigianeria”.

Sulle intercettazioni casuali che riguardino il Capo dello Stato dal punto di vista giuridico, poi, Gustavo Zagrebelsky ha sottolineato che “non c’è niente di niente” e, quindi, si deve pensare o a una “lacuna” o a un consapevole “silenzio dei Costituenti”: in questo caso una decisione della Corte “che facesse pendere la bilancia da una parte o dall’altra non sarebbe applicazione della Costituzione ma legislazione costituzionale in forma di sentenza costituzionale”. Infine Zagrebelsky si è rivolto direttamente al capo dello Stato, affinché “non si lasci fuorviare dal coro di pubblici consensi”, nel nome della “leale collaborazione” tra istituzioni vale la legge ordinaria per raggiungere il “fine” di distruggere le intercettazioni. “Forse che i magistrati di Palermo – ha concluso il giurista – hanno detto di rifiutarsi di applicare lealmente la legge?”.

Un parere, quello di Zagrebelsky, diametralmente opposto a quanto sostenuto dal fondatore del quotidiano di Largo Fochetti Eugenio Scalfari, che aveva attaccato i pm di Palermo in merito alle intercettazioni telefoniche di Giorgio Napolitano e aveva chiesto al csm procedimenti disciplinari nei loro confronti. Cosa hanno in comune le prese di posizione di Scalfari e Zagrebelsky? Solo un particolare: che entrambe sono ospitate sullo stesso giornale, ovvero la Repubblica.


Trattativa, Ingroia a Monti: “Parole ingenerose, abbiamo rispettato le regole”

Il procuratore aggiunto di Palermo: "Se si è arrivati a questo punto è perché il Parlamento non ha legiferato. Con la politica inerte i magistrati non possono far altro che applicare la legge". Cicchitto: "Le toghe straripano". Di Pietro: "Ci batteremo contro ogni forma di bavaglio"


di Redazione Il Fatto Quotidiano

“Abbiamo avuto di recente conforto e sostegno nell’intervento del presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky che è un profondo conoscitore del diritto e della Costituzione e che ci ha dato ragione”. Così Antonio Ingroia torna sulla critica avanzata da Monti sul settimanale Tempi. Frasi, quelle del premier, che hanno fatto ripartire la polemica sulla necessità di regolamentare le intercettazioni. Ieri anche l’Associazione nazionale magistrati ha risposto a Monti. E ora il procuratore aggiunto di Palermo torna sull’argomento: “Il riferimento a noi e all’attività della procura di Palermo – dice il procuratore aggiunto di Palermo in un’intervista a Sky Tg24 – è un po’ ingeneroso. Se si è arrivati a questo punto “è perché il Parlamento non ha legiferato, benché vent’anni fa si fosse registrato un caso di vuoto amministrativo. Di fronte a ciò – afferma il pm – i magistrati altro non possono fare se non applicare la legge così com’è. La politica ancora una volta è stata inerte”.

“Il conflitto di attribuzione – afferma – è uno strumento che legittimamente il Capo dello Stato ha scelto per trovare una soluzione diciamo superiore, che la Corte Costituzionale potrà fare, su un punto che è oggetto di controversia”. Ma “per la verità – aggiunge – si è arrivati a questo punto poiché il Parlamento non ha legiferato benché già 20 anni fa il ministro Flick, in un caso analogo in cui era stato accidentalmente intercettato il presidente della Repubblica Scalfaro, aveva registrato un vuoto legislativo”. E di fronte a questo vuoto, sottolinea Ingroia, “i magistrati non possono far altro che applicare la legge così come è”.

Parole che scatenano di nuovo la reazione di esponenti Pdl: ”La straripante polemica sviluppata da Ingroia e dagli ambienti politici e giornalistici a lui legati e poi l’attacco dell’Anm a Monti mettono in evidenza che ci troviamo di fronte ad uno straripamento da parte di settori della magistratura”. Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Sull’operato dei pm si registra oggi l’attacco di Eugenio Scalfari dalle colonne di Repubblica: “Ci sarebbero da esaminare – scrive il giornalista – i risultati delle inchieste che da vent’anni si svolgono a Palermo e Caltanissetta e che finora hanno dato assai magri risultati”. E l’ex ministro della cultura Sandro Bondi lo sostiene: “Le opinioni di Berlusconi sostenute da una penna potente”.

In difesa di Ingroia Antonio Di Pietro: “C’è da restare inorriditi difronte all’opera di delegittimazione che è in atto nei confronti di quei magistrati palermitani, come Antonio Ingroia, che stanno cercando solamente di far emergere la verità sulle sanguinose stragi di mafia avvenute nel nostro Paese. Isolati, delegittimati, circondati dal vuoto e cacciati dalla Sicilia: quella che sta toccando ad Antonio Ingroia e ai magistrati come lui sembra essere una sorte già scritta, una storia già letta. La stessa toccata al Pool anti-mafia vent’anni fa e a chiunque si sia avvicinato troppo ai segreti delle commistioni e degli intrecci tra Stato e mafia. Quei fili erano percorsi da altissima tensione ieri come oggi”.

Su un’eventuale riforma della giustizia e del sistema delle intercettazioni il leader dell’Italia dei Valori giura battaglia ed elenca tutti i casi in cui – con la cosiddetta legge “bavaglio” non avremmo saputo niente: “La corruzione e le mazzette all’Ilva, le risate degli imprenditori-sciacalli dopo il terremoto dell’Aquila, gli orrori alla clinica Santa Rita, la P3 e i tentativi di influenzare i giudici della Consulta, le scalate milionarie alle banche, la truffa a migliaia di risparmiatori e il crack della Parmalat, le stragi di mafia, le malefatte dei politici e dei corrotti di turno”. “Senza le intercettazioni – spiega Di Pietro – non avremmo saputo niente di tutto questo. Eppure il governo Monti pensa ad una legge per limitarle. I professori vogliono riuscire dove Berlusconi ha fallito. Vogliono nascondere la verità agli italiani, spuntare le armi ai magistrati nella lotta alla criminalità, cancellare la libertà d’informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati. L’IdV si batterà in Parlamento e nelle piazze per evitare questo scempio. Siamo contro ogni forma di bavaglio!”.

A Ingroia e ai magistrati di Palermo arriva anche l’appoggio del segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero: “Non la magistratura – dice – ma governo e maggioranza parlamentare stanno invadendo il campo di azione della magistratura, allargando il proprio potere e il proprio campo di intervento ben aldilà delle regole costituzionali”.

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