sabato 29 settembre 2012

Lavitola presenta il conto a Berlusconi. E spiffera tutto. La lettera ritrovata! (Testo Integrale)


Gli ha dato tanto, ma non ha ottenuto quello che voleva. L'ex latitante ora sotto controllo della Giustizia italiana gli ha chiesto aiuto e col ritrovamento di questa lettera si scoperchia il vaso di Pandora e salta fuori di tutto: forza publica, magistrati, politici, avvocati (fra cui spicca il tuttofare in colletto bianco Niccolò Ghedini)... un guazzabuglio di nomi e situazioni penalmente rilevanti. Sinceramente non sono stupito, per niente. Quando si entra in affari con Sua Emittenza il confine del penale lo si supera di diversi chilometri. Con ogni probabilità a Santo Domingo Dell'Utri sarà raggiunto dal suo padrone, scommettiamo? E poi assieme piangeranno l'esilio, che invece è semplicemente - codice alla mano, Latitanza, proprio come il loro amico Bettino Craxi.


“Cavaliere, lei è in debito con me”. Ecco la lettera del ricatto di Lavitola a Berlusconi

 

Venti pagine in cui l'ex direttore de L'Avanti! mette sotto scacco l'ex premier con una serie di richieste in denaro e soprattutto elencando le tante promesse non mantenute dall'allora presidente del Consiglio: "Entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai"; ottenere comunque "un incarico importante all'inizio del 2010; "collocare Iannucci nel Cda dell'Eni"; "nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica"


di Redazione Il Fatto Quotidiano

Cinquecentomila euro per distruggere Gianfranco Fini, un’incessante opera per comprare i senatori del centrosinistra ad epoca del governo Prodi, la distruzione di foto di Silvio Berlusconi con alcuni camorristi. E ancora: informazioni a Clemente Mastella sulle indagini della procura di Santa Maria Capua Vetere. Valter Lavitola, il faccendiere in carcere a Napoli dal 16 aprile scorso, racconta tutto questo in una lettera di 20 pagine (datata Rio De Janeiro 13 dicembre 2011) fatta arrivare all’ex premier Silvio Berlusconi - e rintracciata dagli inquirenti sul computer di Carmelo Pintabona, l’uomo d’affari e politico di origine siciliana che con Lavitola è indagato per tentata estorsione all’ex premier - con la quale lo ricatta e gli chiede milioni e milioni di euro. 

“Le cose fatte tra noi le ho fatte scientemente e come tale da uomo. Lei, non sarà mai coinvolto! Dico mai e poi mai!”, promette l’ex direttore de L’Avanti! all’allora presidente del consiglio mentre, dall’altra parte, gli elenca tutte le “promesse” mancate: “entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai”; ottenere comunque “un incarico importante all’inizio del 2010; “collocare Iannucci nel Cda dell’Eni”; “nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica“.

LE “CONCESSIONI” DI BERLUSCONI A LAVITOLA - Nel testo, zeppo di refusi e strafalcioni, Lavitola elenca una serie di benefici che l’ex premier gli avrebbe concesso in cambio di favori vari. In particolare, un rimborso spese per il suo viaggio a Santa Lucia, in Centro America, per procurare atti che avrebbero dovuto dimostrare che proprietario effettivo dell’appartamento (un tempo appartenuto ad An) era il cognato di Fini. Lavitola scrive di aver ottenuto “400/500mila euro (non ricordo) di rimborso spese per la ‘casa di Montecarlo‘, dove io ce ne ho messi almeno altri 100.000. Martinelli (il presidente di Panama, ndr) ha contribuito con 150.000 euro oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300.000 euro)”. Documenti di cui Berlusconi si sarebbe servito per colpire il presidente della Camera e che dunque, afferma l’ex direttore dell’Avanti!, scottavano: per evitare che gli fossero trovati, li portarono fuori dall’aeroporto i piloti del volo privato Panama-Roma pagato, appunto, dal presidente del Paese centroamericano.

I “SERVIZI” RESI DA VALTERINO A BERLUSCONI - L’ex direttore dell’Avanti! elenca poi tutte le altre circostanze in cui, a suo dire, avrebbe reso servigi al Cavaliere: “Era in debito – scrive – per aver io ‘comprato’ De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della procura di Santa Maria Capua Vetere, da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie” e per avere “lavorato” Dini. A fronte di tanti favori, Berlusconi avrebbe fatto a Lavitola delle promesse, molte delle quali però non mantenute. Il giornalista si lamenta, in particolare, di non essere entrato a far parte del governo, di non essere stato eletto al Parlamento europeo e di non avere avuto incarichi importanti.

LE FOTO DI B. CON BASSOLINO E I CAMORRISTI - Particolarmente inquietante il passaggio sull’ex maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica, coinvolto nell’inchiesta P4 assieme al deputato del Pdl Alfonso Papa e all’uomo d’affari Luigi Bisignani e latitante da oltre un anno (“io lo mantengo da un anno in Senegal“): “Era la fonte – scrive Lavitola a Berlusconi – che ha quantomeno contribuito a salvare Bertolaso (glielo può chiedere), ci ha coperti nell’indagine sull’acquisto dei senatori, ha dato una mano sul serio nelle indagini su Saccà (con le intercettazioni) e Cosentino, ed ha eliminato alcune foto che La vedevano ritratto assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra per la vicenda dei rifiuti (sono certo che lei non sapesse chi fossero). Eravamo in grande debito e lui si era reso conto che Bisignani e Papa lo sfruttavano e lo prendevano in giro promettendogli di andare ai servizi per guadagnare 200 euro in più al mese. Non c’è nulla di più pericoloso di un amico che si sente tradito, abbandonato e senza vie di uscita”.

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Ecco il testo integrale (le sgrammaticature sono tutte sue):

Sig. Presidente,

La prego di scusarmi se con la consuetudine che Lei mi ha concesso, Le scrivo con estrema chiarezza. Per me la base della vita è il rispetto, e quella del rispetto la chiarezza. Ovviamente condita dalla massima educazione. Mi comporto così con Lei ed anche con il più umile. Le dico francamente, no so se le sue prese di distanza sono reali, o frutto di un misto di istinto di conservazione, viagliaccheria e cattivi consigli, o come spero, di un giusto e normale gioco delle parti.
Comunque, leggere che Lei mi accomunava ad un mafioso, motivo per il quale Lei non mia avrebbe più parlato, mi ha fatto molto male e ha rischiato d'avvero di farmi impazzire. Forse meritavo che definisse la mia una mania insopportabile o qualsiasi altra cosa, ma non quello. Ma è passato.
Io sono un uomo d'onore, e voglio continuare ad esserlo. Mi sono fatto da solo, senza il Suo benché minimo contributo, e voglio continuare a fare così. Io davvero non sono in debito con nessuno e voglio continuare ad essere in credito, anche con Lei. Vivo cosi e mi piace molto.
Lei, subito dopo la formazione del Governo, in questa Legislatura, con Verdini e Ghedini presenti, mi disse che era in debito con mee che Lei era uso essere almeno alla pari. Era in debito per aver io "comprato" De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, da dove erano arrivate le pressione per il vergognoso arresto della moglie, e assieme a Ferruccio Saro e al povero Comincioli "lavorato" Dini. Cio' dopo essere stato io a convincerLa a tentare di comprare i Senatori necessari a far cadere Prodi. Cio' in viaggio verso Reggio Calabria in aereo, per una manifestazione di De Gregorio, presente Valentino.
Anche allora mi indago' Piscitelli, senza risultato, motivo per il quale Ghedini ammise che non era opportuna la mia candidatura. Non candido' neppure Sica (salvo poi premiarlo, con i risultati noti), io nonostante la mia delusione, mi adoperai a che il Sica non impazzisse.

Lei mi ha promesso:

* Piu' volte di entrare al Governo (persino mi chiamo' dopo la nomina della Brambilla e con onesta' mi disse che era dispiaciuto di non riuscire solo con me a mantenere la parola);
* Di mandarmi al Parlamento Europeo (alle precedenti pressi da solo 54.000 preferenze);
* Di entrare nel cda Rai;
* Che il primo incarico importante che si fosse presentato, sarebbe stato per me (inizio 2010);
* Di collocare la Ioannucci nel cda dell'ENI;
* Di nominare Pozzessere, almeno direttore generale di Finmeccanica;

Mi ha concesso:

* La Ioannucci nel cda delle Poste (aveva promesso di darle anche la presidenza di Banco Posta, anche cio' non e' stato mantenuto);
* Il commissario delle dighe (ruolo inventato da me con Masi, quando era a Palazzo Chigi)
Entrambi senza alcuna delega.

Ho ottenuto da Lei anche:

* Che Forza Italia concedesse all'Avanti! un finanziamento di 400.000€ nel 2008, altro non era che il rimborso di soldi che Lei mi aveva autorizzato a dare a De Gregorio nel 2007 (se ne occuparono Ghedini e Crimi);
* 400/500.000€ (non ricordo) di rimborso spese per la "Casa di Montecarlo", dove io ce ne ho messi almeno altri 100.000€. Martinelli ha contribuito con 150.000€, oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300.000€). Certo che non potevo rischiare a Roma che me li trovassero (li portarono fuori i piloti). Ovviamente gli ho restituito le somme compensandole con altre partite.
Tutte somme non concordate con Lei (ma di cui lei era a conoscenza) e che quindi non voglio essere restituito. Mentre per Tarantini le devo io 255.500€ (che è ovvio le restituirò).
* Lei ha regalato a Martinelli, 100.000€ (forse meno) di diritti televisivi;
* Quando mio cugino editava il giornale "dell'Italia dei Valori", Letta su Sua richiesta, fece pressione sull'allora Avvocato dello Stato Fiumara, e sblocco' il finanziamento pubblico.


Quanto sopra solo quale sintetico promemoria, degli ultimi tempi.

Andando agli inizi:

* Io e non Chiara Moroni spaccai il piccolo PSI, quando lei non candido' Martelli e De Michelis. Lei mi telefono personalmente per candidarmi, e non lo fece, per il veto di De Michelis e Martelli (sic!).
* Il povero Bettino, si sentiva preso in giro.
Lei un Natale (non ricordo l'anno, credo il 95/96) lo chiamo' ad Hammamet, mentre Lei era riunito con tutta la sua familgia, per fargli gli Auguri, mentre il TG4 sparava su di lui quotidianamente. La Sig.ra Lario prometteva ad Anna Craxi aiuto consistenti che lui riteneva quasi nulli.
Lei non sosteneva l'Avanti!, che era la sua "creatura".
Per il giornale, Le mando Collucci (approfitto per informarLa che e' stato operato recentemente di tumore alla prostata e sta male, sono certo che se lo chiama gli fara' molto piacere, e magari lo puo aiutare) a chiedere sei miliardi di lire.
Le garantisco che era davvero infuriato con Lei, non so se a torto o a ragione, ma si sentiva tradito.
Parlai con Niccolò Querci e poi con Lei. Le dissi che erano sufficienti 800 milioni di lire. Lei me le fece avere con un contratto di "minimo garantito" da una concessionaria di pubblicità che fu rimborsata con spazi di Mondadori. Oltre a ciò, la SEE fece gratis per circa due anni trasporti e distribuzione all'Avanti! (circa 300 milioni di lire).
Dissi a Craxi che Lei aveva risanato il giornale, ed era vero.
Lui pero' era certo che avevo ricevuto i 6 miliardi di lire da lui richiesti.

Lei ha creato, dato potere, ricchezza e fama a tanti.
Difeso a spada tratta Verdini, Brancher, Dell'Utri, Previti, Bertolaso Ciarrapico, Cuffaro e Romano (solo i primi che mi vengono in mente), da accuse ben piu' infamanti che le mie.

Vediamo quali sono le aberanti accuse a me mosse:

* Tarantini;
* Montecarlo;
* P4;
* Corruzione Internazionale per Finmeccanica;
* Avanti! : Truffa ai danni dello Stato.

Nello specifico:

* Tarantini e Montecarlo non serve che mi dilunghi;
* P4, per averLe insistentemente raccomandato il maresciallo La Monica. Era la fonte che ha quantomeno contribuito a salvare Bertolaso (glielo puo chiedere), ci ha coperti nell'indagine sull'acquisto dei Senatori, ha datto una mano sul serio nelle indagini su Sacca' (con le intercettazioni) e Cosentino, ed ha elliminato alcune foto che La vedevano ritrato assieme a Bassolino ad alcuni mandanti della Camorra, per la vicenda rifiuti (sono certo che lei non sapesse chi fossero). Eravamo in grande debito, e lui si era reso conto che Bisignani e Papa lo sfuttavano e lo prendevano in giro promettendogli di andare ai Servizzi, per guadagnare 2000 euro in piu' al mese. Io lo mantengo da un anno in Senegal. Non c'e' nulla di piu' pericoloso di un amico che si sente tradito, abbandonato e senza vie di uscita;
* Finmeccanica: Ho seguito solo Panama e Brasile. A Panama come Lei sa, non avevo bisogno di corrompere nessuno, in Brasile non si e' concretizzato nulla (non ho alcuna preoccupazione);
* Avanti!: Realmente ho prodotto false fatture, per ottenere i 2.5 milioni di euro annui appena sufficienti per il giornale (per questo stesso motivo sono nei guai anche: Verdini, Ciarrapico, Mastella ed altri).
Non e' mia intenzione rinfacciarLe nulla, ma Lei mi diede la Sua parola (spero lo pensasse sul serio) che avremmo visto assieme Letta e Ghedini per riepilogare quanto da me fatto, e quanto fosse ingiusta la loro avversione nei miei conftonti.
Con la presente potra' farlo anche senza di me (La prego di farlo sul serio, credo di meritarlo).

Non voglio impietosirLa (non l'ho mai fatto con nessuno e me ne vergognerei) e francamente credo di averbe bisogno per ottenere il Suo aiuto.

E' necessario pero', farLe presente che circa 4 mesi di latitanza a quanto riportato dalla stampa, sono stati sufficienti a:
* bruciare anni di lavoro;
* mettere in crisi la mia famiglia;
* Farmi rompere con la mia storica fidanzata (8 anni ed un figlio);
* Bruciare l'ambizione di fare politica e la mia immagine in societa'.

Il tutto, solo per Tarantini. Mi intercettavano per F.M., non hanno trovato nulla, ma hanno beccato parte delle innumerevoli e deliranti telefonate dei "ragazzi". Hanno proseguito e ascoltato questioni relative all'Avanti!.

Per le vicende che non riguardano Tarantini sto cercando di trattare con la Procura di Napoli per costituirmi a breve e negoziare.

In questo momento ho necessita' assoluta del Suo sostegno.
La prego di aver chiaro che si trata dell'escussione di un crdito morale che sono convinto di avere. Altrimenti non avrei mai il coraggio di chiederLo.
Le cose fatte tra noi, le ho fatte scientemente, e come tale da uomo. Lei, non sara' mai coinvolto! Dico mai e poi mai!!!
Spero che Lei mi conosca abbastanza da crederci (lo spro proprio, mi ha gia' deluso troppe volte). La prego di scusare la mia crudezza, pero' e' necessaria per non rendere ancora piu' lungo il "romanzo" che Le sto scrivendo.

Ho bisogno che:
* Si trovi lavoro almeno ad alcuni di quelli (19) che lo hanno perso con l'Avanti! (senza l'indagine su Tarantini, al giornale le verifiche avrebbe continuatoa farle (gia' 4) il nucleo di Roma della Guardia di Finanza. Si tratta di:
-Mia moglie (3/4.00€/mese) giornalista;
-Mia sorella: Laureata in psico pedagogia (2/3.00€/mese) vive a Napoli;
-Il mio ex autista, 2 ragioniere, 1 giornalista (tutti a Roma, gente che vale e che punta ad un contratto di categoria).

E' necessario, in quanto io quando usciro' dal carcere, andro' a vivere in Brasile.

* Si restituiscano ad Angelo Capriotti (e' in contatto con Suo fratello) 500.000$, da lui spesi a vuoto a Panama, dei quali mi ritiene forse anche giustamente responsabile (me ne interessai su pressione di Suo fratello e di Valentino). Lei stesso mi disse che il tepo non Le piacque;
* Si paghi una societa' cinese (900.00 dollari), che mi ha fornito e sta continuando a farlo, i servizi necessari alla definizione del piano di sfruttamento della mia concessione di taglio in Amazzonia, che ho in gran parte venduta, come Le dissi;
* Si paghi lo studio di avvocati che si occupera' dell'arbitrato (mi hanno fatto un preventivo di circa 5.000.000,00€), per non perdere il saldo di 230 milioni di euro (dei 260 stipulati), che si e' reso necessario, essendo stato io inadempiente per non avere potuto firmare, entro il termine concordato,  (16 novembre u.s.) la voltura del piano e della concessione esecutiva di taglio e rimboschimento. Il clamore della vicenda giudizziaria sta determinando un comprensibile, ma odioso ostracismo nei miei confronti. Nessuno vuole firmare nulla che mi riguarda e Purtroppo il presidente Lula (che si sta confermando un vero amico) non conta gia' quasi piu' nulla. E' riuscito solo ad ottenere dal vertice della compagnia acquirente, che con una sentenza (ovviamente concordata) di una Corte Arbitrale, venga loro imposto di accordarsi con me. Dovrebbero accettare che proseguano loro l'iter burocratico, dotati di una mia procura (che temono di ricevere senza ordine dell'autorita' giudiziaria) pur trattandosi di un diritto soggettivo mio personale (la concessione) in quanto io sono impedito per questioni indipendenti dalla mia volonta'. Si tratta praticamente del mio intero capitale. Ci ho pavorato venti anni! La prego di non "mollarmi", sarei rovinato.

Come procedere:
Per lo studio legale (che ovviamente non sarebbe quello che si occupera' dell'arbitrato) e la societa' cinese, la prego di farmi sapere a chi fatturare (entrambe gli importi si possono fatturare frazionati a piu' societa' differendo le date dei pagamenti fino a 90 giorni);
Per Capriotti, l'unico contatto ragionevole e' tramite Suo fratello (al quale dice di essere molto legato) o Valentino, che lo conosce. La prego di farlo contattare al piu' presto, e' inaffidabile ed avendo perduto a suo avviso l'affare della sua vita (le carceri a Panama), perche' io non me ne sono voluto interessare e' pericoloso. Sta gia' diffondendo a Panama notizie false ed addirittura false e-mail. Mi e' stato assicurato che la fonte che sta passando le notizie ai giornali panamensi e' Mauro Veloci, dall'Italia (suo braccio destro con il quale ha finto di litigare). Mi ha fatto pervenire l'avvertimento che, essendo stato a mio fianco a Panama quasi un anno, sarebbe credibile raccontando qualsiasi frottola, magari sostenuta da qualche prova "pataca". Per reccuperare i 500.000$ che a suo avviso io gli ho fatto sprecare, sono certo lo farebbe davvero. La prego di intervenire al piu' presto, sta gia' creando un mare di guai e puo' crearne di peggiori, a Martinelli, al nostro ambasciatore (che poverino non c'entra nulla) e soprattutto a me.
Caprioti ha una impresa di costruzioni ed una sala bingo. Deve ricevere circa 350.000$ (equivalente dei 500.000$) Non e' difficile con un piccolo lavoro, e/o perdendo un po' di soldi al bingo (francamente non so come funziona), o anche dandogli un po' di contanti. Tramite il bingo non avrebbe difficolta' a giustificarli.

Tranne che le assunzione (per le quali La prego impegnarsi al massimo, ci tengo moltissimo e francamente non mi sembra possa rappresentare per Lei un grosso problema), si tratterebbe di un prestito. Assieme alla somma prima elencata (900.000$ + 500.000$ + 5.000.000€), ovviamente Le restituiro' anche i 255.500euro (residuo dei 500.000 affidatimi per Tarantini).

Saro' in grando direstituirLe la somma con uno o piu' trasferimenti giustificabili da fatture o in varie trance da 500.000€ in contanti in Italia o dove Lei vorra'.
La rimborsero' entro massimo 180 giorni da quando mi resituiranno il passaporto (credo siano sufficienti 60, ma non voglio correre il rischio di non mantenere la parola.
Come Lei ben sa non l'ho mai fatto). Non credo sia necessario evidenziarLe che finche' non ho liberta' di movimenti, non posso accedere ne a banche, ne a cassette di sicurezza.
Ho in programma di costituirmi a Napoli (per tentare di patteggiare, l'Avanti!) subito dopo le vacanze Natalizie, se Dio vuole che non mi catturano prima, con un "Allarme Rosso" diffuso dall'Interpool (questa ipotesi francamente mi preoccupa, perche sarei arrestato nel Paese dove mi beccano, e da queste parti i tempi della burocrazia sono di almeno un anno, per essere istradato in Italia).
Per il rimborso che Le devo, muterebbe poco. Infatti, l'avvocato mi assicura che in Italia, in un anno o poco piu', dovrei riuscire a poter riavere il passaporto e che l'eventuale detenzione all'estero (facendo i debiti scongiuri, da queste parti non si usano i dimiciliare e le carceri sono infernali), sarebbe scomputabile in Italia.
Le ho fatto pervenire questa lettera sigilata, tramite Caselli, che essendo un parlamentare che va e viene dal Sud America, non desta sospetti e non e' perquisibile. Ho gia' provato a farLa contattare da qualcuno dei mei, per passarLe il messaggio a voce, ma sono stati seguiti troppo e non potevo correre il rischio di crearLe problemi.
Una persona che Caselli rispetta molto, gliela ha consegnata sigilata, pregando di farLa pervenire a Lei, sono certo che non si permettera' di aprirla'.
Ho fatto spostare, per far si che Lei possa fare una programmazione, la partenza di mia moglie e mio figlio che, se Dio vuole, mi ragiungerano per le festivita' al 20/12 P.V sera.
La prego di fra contattaremia moglie (---numero di telefono cancellato---) per farmi sapere: a chi emettere, le fatture sia dello studio di avvocati esteri (argentino, statunitense o spagnolo, sto decidendo) e della societa' cinese. La sera dalle 18:30, sara' in casa ad attendere Sue notizie. ---indirizzo cancellato--- al citofono c'e' il mio nome. Puo mandare a prenderla anche senza preavviso, al piu' portera mio figlio con lei. Ovviamente neppure lei conosce il contenuto della lettera. Sa solo che Lei mi inviera', per suo tramite delle istruzioni per aiutarmi. Abito in una strada privata per nulla trafficata, nei pressi di Ponte Milvio).
Entrambe, se lo ritera', possono fatturare anche marketing e pubbliche relazioni (in particolare la societa' cinese. Dividere circa 600.000€ (equivalente dei 900.000 dollari) in 3/4 o piu' fatture a varie societa' magari in Francia, Spagna o altrove non dovrebbe essre difficile. Lo stesso vale per lo studio legale).

La prego anche di far sapere a mia moglie come procedere per le assunzioni. 

Mia moglie se non riuscira' a ragiungermi per le ferie, in quanto saro' stato arrestato (Dio non voglia), in uno di questi paesi, no so precisamente quale (da quando, a causa di Capriotti, che ha fatto scatenare ilputiferio, sono stato costretto a partire da Panama, mi sto spostando oin continuazione per ridurre il rischio di arresto), vera' a riferirmi in carcere e le diro' come muoversi.
Sono certo che Lei crede alla mia parola e quindi che la somma che mi mettera' a disposizione sara' sul serio un prestito che Le rimborsero' a breve. Sono certo anche, che Lei sia convinto che puo' contare sulla mia lealta' (ci voglio almeno credere).
La prego, se lo ritera', informai Letta e Ghedini, solo della parte nella quale tratto del bilancio tra di noi. Ma non informi nessuno, in particolare loro, del prestito e delle assunzioni.
E' la prima volta che Le chiedo un aiuto (mi scusi la ineleganza, come sa normalmente non mi appartiene), mentre io per Lei non mi sono mai risparmiato. Ho digerito numerose e grandi delusioni. La prego di credere che la mia unica vera passione e' la politica.
Lei avrebbe potuto, sena il minimo sforzo, far realizzare il mio sogno.Invece ci dovro' mettere definitivamente una pietra sopra, a causa di questa storia (sono latitante da quattro mesi, per aver indotto Tarantini a mentire nel 2009, pure essendo indagano solo dal giugno 2011. Da cio' e' nato il mostro che sono diventato, con il quale nessuno vuole piu' avere a che fare, e per il quale nessuno ha speso una parola in difesa. Persino i genitori dei compagni di scuola di mio figlio, evitano di farglielo frequentare).
In fin dei conti si tratta di un prestito tutto sommato modesto, erogabile con delle forme che non peseranno piu' di tanto, concesso ad una persona che Lei sa essere in grado di restituirlo. Nonche' di poche assunzioni di persone valide, che hanno perso il lavoro, per aver io comesso l'errore di aiutare quello sfaccendato di Tarantini.
Ne approfitto per augurarLe un Natale sereno (capisco che tra problemi, famiglia e fidanzate non sara' semplice, neppure per Lei, ma glielo augur sinceramente) e un Nuovo Anno molto milgiore di quello agli sgoccioli. Dopo i casini devono arrivare soddisfazioni proporzionali. Vorra' dire che ci divertiremo da morire e molto a lungo.
Un caro saluto e grazie di quello che fara'. Se non fosse essenziale, Le assicuro che avrei chiesto solo le assunzioni. Senza il Suo prestito, con le fideussioni che ho prstato, mi ridurrei (Dio non voglia) alla fame.

                                                                      Rio de Janeiro, 13 dicembre 2011

giovedì 27 settembre 2012

La Corte Costituzionale che non ci piace



Fidarsi delle istituzioni, fidarsi delle sentenze, ergo: fidarsi della Corte Costituzionale. Difficile applicare la prima e la terza fra queste regole, perché gli "uomini" che infestano le istituzioni infilano amici politicizzati anche all'interno della Suprema Corte. Negli ultimi anni i poteri forti (chiesa, banche, mafie, massoneria) hanno sempre più indirizzato l'attività dei nostri governi, del Parlamento, e anche della presidenza della Repubblica. E questo non lo dico io, lo raccontano i fatti che si palesano davanti ai nostri occhi ben coperti da fette di prosciutto tagliate a misura. Lo Stato non vuole deludere la Mafia, e parte all'attacco di chi lavora conro di essa. Tutti coprono le spalle a tutti, perché se si scoperchia il vaso di Pandora il sistema crolla. L'abbiamo detto diversi mesi fa, lo ripetiamo oggi. Sono davvero imbestialito nel sentire anche in una TV che si presume indipendente (La7) parlare di "presunta trattativa", quando ci sono già sentenze passate in giudicato con condanne esemplari a raccontarci la verità. Napolitano oggi si sbatte come un pazzo perché ha paura che vengano smascherati i veri rapporti di equilibrio su cui si regge la nostra finta democrazia, e quindi, alla faccia delle leggi, della Costituzione e del buonsenso, scatena l'attacco verso la Procura di Palermo. L'ultimo Parlamento, quello in carica, pieno non di eletti ma di nominati (dalle segreterie di partito, grazie al Porcellum), è la perfetta espressione di quanto di peggio nella nostra classe politica esista, in quanto al servizio di Comunione e Liberazione, Cei, Ior, Mafia, 'Ndrangheta, Camorra, sistema bancario e Massoneria. E l'attuale governo chiude il cerchio. Noi cittadini contiamo un cazzo, e non viviamo in democrazia, questa infatti è una oligarchia con la maschera sul viso, e schiaccia chi opera seguendo le regole del Diritto e del buonsenso. Ci lamentavamo di Berlusconi (e facevamo bene), ma lui non è altro che uno dei tanti (magari il peggiore, ma comunque uno dei tanti) che operano in politica senza perseguire il bene comune. Per lui e gli altri artefici dello sfacelo morale delle nostre istituzioni (quasi) tutte la politica non è un servizio, ma uno strumento. L'Italia è davvero un paese di merda: non c'è giustizia sociale, e i criminali imperano sovrani. Vaffanculo a tutti voi, maledetti bastardi.



Sentenza vintage
 

 di Marco Travaglio - Il F.Q. 27/9/2012
 

Un giorno un vecchio giudice della Corte d’Assise di Torino aprì il processo a un imputato di omicidio con queste parole: “Fate entrare l’assassino”. Naturalmente la difesa lo ricusò all’istante e il processo ripartì davanti a un altro presidente. 

Purtroppo la Corte costituzionale non è ricusabile, anche perché non ne esiste un’altra che possa prenderne il posto. Altrimenti la Procura di Palermo avrebbe tutti i motivi per ricusarla, con tutto quel che è accaduto dal 15 luglio, quando Napolitano ebbe la bella pensata di farsi un decreto per sollevare conflitto di attribuzioni contro i pm che avevano osato intercettare Mancino senza prevedere che avrebbe parlato con lui. Da allora chiunque non sia in malafede ha capito benissimo che la Procura ha applicato la legge e il conflitto non sta né in cielo né in terra, ma per carità di patria la Consulta troverà il modo di dar ragione a Napolitano, o almeno di non dargli torto. Come ha paventato anche l’ex presidente Zagrebelsky, si teme che la sentenza sia già scritta, a prescindere dal merito e dal diritto. Speriamo di sbagliarci, ma gl’indizi sono tanti e tali da fare quasi una prova. 

1) La Procura non può nominare il suo difensore naturale, cioè l’Avvocatura dello Stato, perché l’ha già sequestrato il capo dello Stato, ed è costretta a cercarsi tre avvocati privati (il terzo lavorerà gratis o dovranno pagarlo i pm di tasca propria). 
2) Quirinale e Avvocatura lavorano al conflitto fin dal 15 luglio, mentre i pm non possono far nulla fino al 19 settembre, quando la Consulta finalmente lo notifica alla Procura: peccato che il testo, segreto per i pm, fosse noto a Repubblica fin dai primi di agosto. 
3) Il 14 settembre fonti interne alla Consulta anticipano all’Ansa il verdetto di ammissibilità del ricorso, cinque giorni prima che i giudici costituzionali si riunissero in camera di consiglio per decidere. 
4) In media la Consulta decide sui ricorsi nel giro di un anno o più: ma stavolta il presidente Alfonso Quaranta vuole chiudere tutto in quattro mesi, entro novembre, anziché l’estate o l’autunno prossimi come vorrebbe la prassi. E perché mai? “Per la delicatezza e l’impor tanza” del ricorso. Cioè perché c’è di mezzo Napolitano. Eppure, se fosse vero quel che assicura Napolitano, e cioè che il conflitto mira a difendere un principio e non la sua persona, sarebbe molto meglio decidere quando lui non sarà più presidente, come già fece la Consulta nell’unico precedente (il conflitto sollevato da Cossiga nel 1991 e risolto soltanto nel '92 dopo la sua uscita dal Quirinale). Così, fra l’altro, si eviterebbe di influenzare l’udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia che inizia proprio a fine ottobre. A meno che l’obiettivo non sia proprio questo: abbattere la Procura di Palermo e intimidire il gup chiamato a rinviare a giudizio o prosciogliere gl’imputati, compreso il p ro t e g é del Quirinale. 
5) Per abbreviare l’iter, la Consulta non comprime i tempi a entrambe le parti in conflitto, ma solo alla Procura: il Colle e l’Avvocatura hanno avuto il tempo che volevano per scrivere il ricorso, mentre i pm per rispondere hanno solo 25 giorni invece dei 50 canonici. Quasi che il diritto di difesa fosse ormai un optional. 
6) Dulcis in fundo, la Consulta emette un’ordinanza ai confini della realtà in cui chiede, oltre a notizie utili sulle telefonate Mancino-Napolitano, una serie di atti totalmente estranei al tema del conflitto: quelli del procedimento-stralcio già all’esame del gip e pieno di carte ancora coperte da segreto. Vero che la Consulta può acquisire atti segretati, ma solo se attinenti all’oggetto del conflitto. E questi non lo sono. Chiederli è un’intimidazione ai pm e un abuso di potere, visto che la Consulta non può sindacare il merito di un’indagine. Ma di abusi di potere questa storiaccia è costellata fin da quando Mancino chiese protezione a Napolitano e lo sventurato rispose. Da allora, per coprire il primo abuso, sono arrivati tutti gli altri. E non abbiamo ancora visto tutto.
Comprereste una sentenza usata da questa Consulta?

martedì 25 settembre 2012

Processo G8 / La Maddalena. Si riparte


Noi non dimentichiamo niente, e seguiamo tutto. Li sbattano in carcere, o li diano in pasto a noi.




Processo alla Cricca, domani in aula un nuovo capitolo


Gli appalti gonfiati dei lavori del G8 alla Maddalena: udienza a Perugia per i diciotto imputati eccellenti

di Pier Giorgio Pinna 
 
LAMADDALENA. Riprenderà martedì mattina a Perugia il processo alla Cricca E forse si aprirà così un nuovo spaccato sugli affari nascosti dietro il G8 mancato nell'arcipelago sardo. Ma è probabile che ancora una volta il dibattimento slitti. Si preannunciano infatti eccezioni sulla nullità di alcune notifiche a qualcuno dei 18 imputati. E contestazioni sulla competenza territoriale del tribunale a occuparsi di tutti i filoni dell'inchiesta confluiti in Umbria. Insieme con la probabile costituzione di parte civile contro l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e i suoi presunti complici da parte della Regione Sardegna (sollecitato anche di recente dalla consigliera Claudia Zuncheddu, che negli anni si è sempre battuta per fare chiarezza sulle bonifiche) e del Comune della Maddalena, di sicuro tra i principali danneggiati nell'ipotesi accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica.

La prima udienza del dibattimento risale al 23 aprile scorso. L'accusa: maxi-appalti gonfiati ad arte. Nessuno degli imputati è detenuto. Bertolaso e l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, per gli inquirenti sono stati i cervelli delle operazioni tese a far lievitare i costi delle ristruttrurazioni edilizie, anche nell'arcipelago. Mentre il costruttore romano Diego Anemone, 41 anni, sarebbe stato lui il principale beneficiario dei presunti intrallazzi. L'imprenditore dovrà così rispondere di aver agito in combutta con dirigenti pubblici e alti rappresentanti dei vertici ministeriali o dello Stato, secondo pm e gup pronti a sacrificare gli interessi collettivi per ottenere tornaconti personali, Stando alla ricostruzione della Procura,, in cambio dei vantaggi ricevuti dagli imprenditori, Bertolaso avrebbe ottenuto la disponibilità di un appartamento a Roma e quella di una massaggiatrice nel complesso sportivo del costruttore, il Salaria Village. Spicciolo più spicciolo meno, le imprese facenti capo all'imprenditore della capitale avrebbero realizzato illecitamente utili per complessivi 75 milioni. Finora un solo indiziato è stato prosciolto nello scorso settembre, al termine della fase preliminare di lunghe indagini contrassegnate da pedinamenti, intercettazioni e messa a punto di una valanga di documenti a corredo delle prove: è l'ex vicepresidente dell'istituto per il credito sportivo ed ex senatore del Pd Alberto Covello.

Undici, in tutto, le società citante in giudizio a Perugia. Sul banco degli imputati, oltre ai tre indagati eccellenti, dovranno comparire gli ingegneri Mauro Della Giovampaola, 45 anni, a suo tempo incaricato della gestione dei Grandi eventi, e Fabio De Santis, 48 anni, ex provveditore alle opere pubbliche per la Toscana. Entrambi, come Balducci, Anemone e Bertolaso, tra il 2008 e il 2009 sono rimasti mobilitati per mesi alla Maddalena in vista del G8, poi spostato all'Aquila.

Sotto accusa, inoltre, altri cinque romani. Sono i collaboratori di Anemone Simone Rossetti (37 anni), Alida Lucci (44) e Stefano Gazzani (49 ). Oltre al sottufficiale della Finanza Marco Piunti (50), a Emmanuel Giuseppe Messina (40 ) e a Edgardo Azzopardi (55 ), gli ultimi due chiamati in causa per aver rivelato notizie riservate sulle indagini, insieme con l'ex magistrato Achille Toro, che ha già patteggiato una lieve pena detentiva in un altro processo. Infine, i funzionari Claudio Rinaldi e Maria Pia Forleo, e gli imprenditori Pierfrancesco Murino, Bruno Ciolfi ed Enzo Maria Gruttadauria. Mentre Regina de Fatima Profeta è accusata di aver reclutato donne per serate a sfondo sessuale.
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Regione Sardegna, 19 rinvii a giudizio per peculato


Davanti alla Giustizia dobbiamo essere tutti uguali, e non importano le frasi fatte, i proclami, gli atteggiamenti anti-casta da parte di chi ha goduto di privilegi illegittimi e ora, vista la mala parata, cavalca l'onda popolare dell'indignazione. Auspico condanne esemplari, ma soprattutto che in Regione finalmente si approvino delle modifiche al comodo Statuto che arricchisce quanti hanno anche accoltellato la mamma (si fa per dire) pur di arrivare là a riempirsi le tasche di soldi, di nostri soldi. Spero che la Magistratura faccia qualche controllo anche per l'attuale legislatura: secondo me c'è davvero da divertirsi. Rovesciamo il circo dei pezzenti e cagabandiere che ci governa. Sto facendo qualunquismo? Pazienza.


Regione Sardegna, diciannove consiglieri rinviati a giudizio per peculato

 

Nel Consiglio Regionale, esponenti del Idv, Pdl, mastelliani, casiniani, sardisti e autonomisti, socialisti, tutti sotto accusa per una "paghetta" di 2500 euro al mese. Nell'ordinamento della regione non c'è alcuna norma sull’obbligo di rendiconto


di Giorgio Meletti

La Sardegna è molto più avanti della Regione Lazio. Non solo perché già domani si svolgerà l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio di ben 19 consiglieri regionali accusati, tutti insieme, di peculato. Ma anche perché al Consiglio regionale di Cagliari già da anni si è consolidata la prassi di spendere allegramente i soldi pubblici per farsi gli affari propri, senza rendiconto e in un clima di generale accordo tra tutti i partiti. E dunque la richiesta di rinvio a giudizio pende su due esponenti dell’Italia dei Valori, svariati del Pdl, e poi mastelliani, casiniani, sardisti e autonomisti, socialisti. Tutti accusati di aver utilizzato una paghetta mensile di 2.500 euro assegnata a ciascun consigliere dal gruppo misto e dal gruppo “Insieme per la Sardegna” durante la legislatura 2004-2009, quando era presidente Renato Soru.

GIÀ RINVIATO a giudizio risulta un ventesimo ex consigliere regionale, oggi senatore del Pdl, Silvestro Ladu. Sulla carta di credito assegnatagli dal gruppo dal gruppo è riuscito ad addebitare anche il conto del carrozziere per l’auto di sua moglie. “Per sbaglio”, ha detto al pubblico ministero Marco Cocco, che non gli ha creduto, anche perché ha scoperto che la carta di credito personale di Ladu era scaduta da anni. Il senatore Pdl deve rispondere di 253 mila euro pubblici spesi senza rendiconto. Il caso è esemplare. La prassi della regione Sardegna era che tutti i mesi il capogruppo versava sui conti correnti dei consiglieri la paghetta da utilizzare, come suol dirsi, per l’attività politica.

Non essendoci nell’ordinamento della regione alcuna norma sull’obbligo di rendiconto, è difficile per il senatore rinviato a giudizio dimostrare che, dopo l’errore, ha rimborsato a se stesso come consigliere le spese del carrozziere sostenute da se stesso. L’altro insegnamento che viene dalla Sardegna è che in questo caso qualcuno ha rotto il muro del silenzio e ha innescato l’inchiesta della magistratura. Non un politico, naturalmente, ma una funzionaria del Consiglio regionale, Ornella Piredda, che ha pagato un prezzo salato al suo coraggio.

È stata demansionata e trasferita, ha perso parte della retribuzione, non è più stata in grado di pagare le rate del mutuo e ha dovuto vendere la casa. “Chi prova a rompere il silenzio va incontro a ritorsioni molto pesanti”, ha detto alla “Nuova Sardegna”. Spalleggiata dall’avvocato Andrea Pogliani, ha intrapreso e vinto una causa davanti al giudice del lavoro, che ha condannato a risarcirla l’allora presidente del gruppo misto, il sardista Giuseppe Atzeri. Atzeri a questo punto, oltre alle accuse di peculato, deve fronteggiare un’altra pendenza penale, quella per abuso d’ufficio legata al mobbing inflitto alla Piredda. La quale, paradossalmente, è garantita solo dall’allegria con cui i gruppi consiliari della Regione Sardegna facevano le assunzioni. Insieme ad altri 25 funzionari, è stata assunta dal Consiglio Regionale a tempo indeterminato ma senza concorso, in un rapporto privatistico. In seguito, con gli altri 25, è stata trasferita con una delibera alle dipendenze della Regione, dove oggi si occupa di servizi sociali mentre gli altri sono rimasti ai gruppi grazie al nobile istituto del distacco. Secondo Piredda, che ha lavorato solo per il gruppo misto e per “Insieme per la Sardegna”, si può comunque dedurre che la musica non cambia negli altri gruppi, visto anche l’isolamento subito dopo la denuncia.

LE STORIE ricostruite dalla procura avrebbero richiesto un buon romanziere per essere inventate. A un certo punto il gruppo “Insieme per la Sardegna” si scioglie, e tutti i suoi membri confluiscono nel gruppo misto. Rimangono però in cassa dei soldi, che quattro consiglieri (Sergio Marracini dell’Udc, Salvatore Serra della Sinistra autonomista, Giuseppe Giorico dell’Udeur e Carmelo Cachia della Margherita) decidono di dividersi, secondo l’accusa, con assegni per 17mila euro a testa. E c’è il consigliere dell’Idv Giommaria Uggias, ex sindaco democristiano di Olbia e oggi unico europarlamentare sardo, che è accusato di aver pagato con i soldi della Regione le bollette telefoniche del suo studio legale. Stranezze del partito dipietrista: il suo difensore è un altro esponente Idv, Federico Palomba, ex presidente della Regione nella legislatura 1999-2004, che due giorni fa ha attaccato gli attuali consiglieri regionali, chiedendo perentoriamente di “pubblicare subito sul sito istituzionale del Consiglio il rendiconto dettagliato delle spese dei gruppi consiliari, in modo che i cittadini sappiano come sono stati spesi i soldi pubblici”. Ma per adesso l’unico modo che hanno i cittadini di sapere come sono stati spesi i loro soldi è aspettare il processo al suo compagno di partito e cliente.
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Costi della politica, ecco i fondi ai gruppi 

La Nuova Sardegna del 25/09/2012 

Dai 58mila euro al mese del Pdl ai 12mila dell’Idv: totale di 2,6 milioni l’anno (escluso il personale), 20% in meno del 2011

di Filippo Peretti

CAGLIARI Dopo lo scandalo del Lazio i gruppi politici dei Consigli regionali sono di nuovo nell’occhio del ciclone. Sotto accusa sono i costi dell’intero apparato istituzionale, giudicato eccessivo in questa fase di crisi economica e occupazionale, e soprattutto gli sprechi e i comportamenti vergognosi di certa politica, come è emerso nell’inchiesta romana sul Pdl. Dalla bufera non è certo esente il Consiglio regionale sardo, che, anzi, è stato il primo ad essere stato indagato dalla magistratura proprio sull’utilizzo dei fondi ai gruppi. L’assemblea sarda ha operato tagli importanti negli ultimi anni (25 per cento della spesa globale del Consiglio, 20 per cento delle indennità e dei fondi ai gruppi, eliminazione delle indennità) ma come hanno dimostrato i referendum regionali del 6 maggio non gode della massima fiducia dei cittadini. In questo clima non proprio facile per la politica, il palazzo di via Roma ha scelto la strada della trasparenza.

Ecco quindi le spese per il funzionamento dei gruppi pubblici (attività esterne come convegni, più consulenze e materiale per gli uffici): non sono comprese né le indennità dei consiglieri né gli stipendi del personale. Ecco tutti i numeri della situazione attuale. La quota mensile che va ai gruppi politici per il finanziamento della loro attività politico-istituzionale è di 216.402 euro, che in un anno fa 2 milioni e 596.826 euro. Prima del taglio fatto a luglio dall’ufficio di presidenza guidato da Claudia Lombardo, la somma complessiva annuale era di 3 milioni e 487 mila euro. L’intero stanziamento viene così suddiviso ai singoli gruppi: una quota fissa di 6.299 euro mensili è uguale per ciascuna formazione, mentre una variabile di 2.075 euro viene assegnata a seconda del numero dei consiglieri. Questi, quindi, dopo gli ultimi spostamenti tra i banchi di via Roma quanto prende al momento ciascun gruppo politico: il Pdl (che con 25 consiglieri è il gruppo più coinsistente) ha una quota mensile di 58.176 euro, pari a 698.112 euro all’anno; il Pd prende 45.726 euro al mese, pari a 548.712 euro come quota annuale; l’Udc ha in dote ogni mese 27.050 euro, pari a 324.600 euro all’anno; il gruppo misto (di cui fanno parte Sel, Mpa, Uds, Pdci e Sardistas) ha 20.825 euro al mese, pari a 249.900 euro; i Riformatori sardi prendono 18.749 euro mensili, che equivalgono a 224.988 euro all’anno; il Psd’Az ha 16.674 euro al mese, pari a 200.088 euro all’anno; il nuovo gruppo di Sardegna è già domani (ne fanno parte ex Pdl più Api) prende quanto i sardisti; 16.674 euro al mese, 200.088 all’anno; infine l’Idv (3 consiglieri) prende 12.524 euro al mese, pari a 150.288 euro all’anno. A questa spesa per il funzionamento degli uffici e le attività politico-istituzionali esterne, va aggiunta la spesa per il personale dei gruppi. E’ formato da dipendenti della Regione che vengono spostati in comando alle formazioni consiliari. Il loro numero dipende dalla consistenza numerica dei gruppi. Il Pdl ha diritto sei impiegati, il Pd 5, Udc, Misto e Riformatori 3, Psd’Az, Idv e Sardegna è già domani 2. Con il referendum che ha abrogato la legge sulle indennità (poi sostituita) è caduto anche gli articoli sul personale dei gruppi, per cui la situazione era stata azzerata. Oggi la situazione è questa: il Pdl ha ora solo 2 dipendenti in comando, il Pd neanche uno, Psd’Az, Riformatori e Udc 2, Idv e Udc 1, Sardegna domani 0. La spesa di ciascun dipendente non può superare i 41.387 euro, chi chiede di avere in comando un impiegato o un funzionario che costa di più deve prelevare dal contributo al gruppo la quota eccedente. Fin qui i numeri. Sul piano politico-istituzionale la Sardegna – come s’è detto – si è trovata ad essere la prima a essere indagata dalla magistratura per l’utilizzo dei fondi ai gruppi. Sotto inchiesta sono i due (il Misto e Sardegna insieme) dove aveva operato la funzionaria che ha poi fatto la denuncia alla Procura. L’inchiesta ha costretto tutti i gruppi a operare con maggior rigore: tutti i gruppi assicurano che ciascuna spesa debba essere rendicontata, mentre prima la prassi generale era che bastasse presentare qualche dichiarazioni giustificativa o persino spendere senza rendere conto a nessuno. Proprio perché sembra che sia stato verificato che si trattasse di una prassi consolidata in quasi tutti i gruppi, nel palazzo di via Roma, aveva destato qualche sorpresa (e anche qualche sospiro di sollievo) il fatto che la magistratura abbia circoscritto l’indagine a due formazioni.

giovedì 20 settembre 2012

“Il Giardino delle Principesse”, verde nomade a Berlino


di Francesca Petretto


La felice realtà di Prinzessinnengarten non credo abbia bisogno della mia pubblicità per i lettori di questo Portale, che condividono i nostri stessi interessi e le nostre medesime ambizioni di sostenibilità; in particolare mi riferisco a quelli fra loro che già sono stati a Berlino, per lunghi o brevi soggiorni, e che immagino abbiano avuto modo di andare di persona o comunque di leggere nella rete o su articoli di stampa specializzata informazioni, notizie, pareri entusiasti (ché non può essere altrimenti) e quant’altro sul “Giardino delle Principesse”, situato nel quartiere di Kreuzberg – da sempre luogo di scambio e dinamica integrazione di popoli, culture, idee – ovvero al centro del cuore pulsante della capitale tedesca.

Come scrivono nel suo sito ufficiale Marco Clausen e Robert Shaw, i due ideatori e fondatori della comunità non-profit Nomadisch Grün (“verde nomade”) – sito che consiglio di andare a spulciare a chi non ne fosse ancora a conoscenza o mostra curiosità per il tema di questo breve scritto: “Immaginate un futuro in cui si utilizzi ogni spazio disponibile nelle grandi città per far sbocciare . . .
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mercoledì 19 settembre 2012

Santo Domingo, l'Hammamet di Dell'Utri


Indagini su sue estorsioni a Berlusconi... montagne di soldi spostati all'estero... e ora trasloco. Dell'Utri prepara il piano di fuga? Avrà anche lui qualche figlia isterica ad urlare fra qualche decennio: "E' morto esule" quando invece sarebbe corretto dire "Latitante"? Date le precedenti condanne e gli attuali processi, è assolutamente dovuta una Misura Cautelare per tenerlo in carcere fino alla sentenza.

Dell'Utri va a Santo Domingo











di Lirio Abbate ed Emiliano Fittipaldi

L'ex braccio destro di Berlusconi sta traslocando nella Repubblica dominicana, di cui forse ha già ottenuto il passaporto. A fine anno arriva la sentenza definitiva per mafia e l'estradizione diventerebbe difficilissima

Il senatore Marcello Dell'Utri è diventato cittadino di Santo Domingo, il paradiso caraibico dove nei mesi scorsi ha acquistato una splendida villa a La Romana, la terza città dell'isola, a 130 chilometri dalla capitale. 

Secondo fonti de "l'Espresso" sembra che Dell'Utri, amico intimo di Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia e già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa abbia già il nuovo passaporto, e stia traslocando sull'isola, che ha eletto a suo buen ritiro. 

Entro fine anno dovrebbe arrivare la sentenza d'Appello dopo che la Cassazione ha annullato in parte il giudizio di secondo grado.

Dell'Utri avrebbe ottenuto il documento dominicano qualche tempo fa e ha già spedito nella nuova abitazione vista mare parte della sua preziosa collezione di libri antichi. 

I viaggi della famiglia Dell'Utri nell'isola si sono in questi ultimi anni via via intensificati grazie anche agli affari che il politico avrebbe in Centro America. 

Alla vigilia della decisione della Cassazione in cui rischiava di finire in carcere ha venduto la sua magione sul Lago di Como a Berlusconi. Parte dei 21 milioni ricavati dalla cessione - secondo i pm di Palermo che hanno indagato Dell'Utri anche per estorsione al Cavaliere - sono poi finiti proprio su un conto aperto a Santo Domingo. 

Un deposito intestato alla moglie di Marcello, Miranda Anna Ratti, che l'8 marzo scorso, dopo aver incassato dall'amico Silvio parte del malloppo avrebbe girato 14 milioni di euro nella banca dei Caraibi. Ora la Ratti è indagata per riciclaggio aggravato. I magistrati sospettano che il denaro servisse al senatore, in caso di condanna definitiva, per trascorrere una latitanza di lusso.

Santo Domingo è non solo uno dei paradisi fiscali più gettonati del pianeta, ma anche uno dei rifugi preferiti di chi ha guai con la giustizia italiana. Le regole per ottenere l'estradizione sono ancora molto rigide. Non solo: il governo dell'isola non ha mai riconosciuto il reato di associazione mafiosa, né ha siglato patti internazionali per le rogatorie.

domenica 16 settembre 2012

Elsa Fornero: la ministra ammazza-lavoro


La Fornero può piagnucolare quanto vuole sul fatto che ovunque si rechi viene contestata, l'Italia ha smesso da un bel po' di credere al governo Monti, e dati alla mano la situazione è oggettivamente tragica. La recessione ereditata dai precedenti governi (quelli di Berlusconi più di tutti ne sono i responsabili) è stata trasformata in una certosina distruzione delle garanzie che dovrebbero assistere il lavoro in un paese civile. Oggi il lavoro è un privilegio di pochi e una tortura per molti: sfruttamento a go go in varie salse. Il governo delle banche e della Chiesa ha tolto al ceto più povero e a quello medio la maggior parte delle loro risorse, e ha accorciato la distanza che li separava. E' un bombardamento a tappeto, e la Fornero (uso l'articolo perché so che la infastidisce) è come un generale delle S.S. che sta cinicamente smantellando la base dell'economia e della Costituzione Repubblicana: il Lavoro, che lei e la sua famiglia hanno in oro zecchino. Se vuole solo applausi torni ai meeting di Comunione e Liberazione.



Riforma Fornero, i punti chiave


a cura di Michele Azzu

L'introduzione dell'Aspi, la ridefinizione della Cassa integrazione straordinaria, l'abrogazione della mobilità. Ecco le principali novità apportate dal ministro del Lavoro

Licenziamenti per motivi economici. In caso di licenziamento per motivi economici non sarà più previsto il reintegro automatico, come avveniva prima della Riforma. In alcuni casi il giudice potrà decidere per un'indennità risarcitoria, tra le 15 e 27 mensilità. Il giudice potrà anche decidere, a seconda dei casi, per il reintegro del lavoratore. Con le nuove norme il reintegro sarà possibile solo nei casi previsti dai contratti collettivi.

Partite Iva. La riforma indica le condizioni per cui un lavoratore autonomo può intentare causa all'azienda per dimostrare che svolge attività lavorativa dipendente. Uno, il rapporto di committenza deve essere continuativo per più di 8 mesi. Due, il fatturato annuale deve derivare per l'80% da quella unica committenza (monocommittenza). Tre, devi avere una postazione di lavoro fissa. Bastano anche solo due di queste condizioni perché una Partita Iva sia considerata falsa, e il lavoratore possa intentare causa all'azienda.

Assicurazione sociale per l'impiego (ASPI). E' il nuovo ammortizzatore sociale che sostituisce la mobilità dal 2017, e alcune tipologie di cassa integrazione straordinaria. Partirà nel 2013 e andrà a regime solo nel 2017. L'Aspi sarà pari al 75 per cento della retribuzione mensile nei casi in cui quest'ultima non superi, nel 2013, l'importo mensile di 1.180 euro. Nel caso in cui la retribuzione mensile sia superiore a tale importo l'indennità sarà pari al 75 per cento dell'importo prima indicato, incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e l'importo prima indicato. La nuova Assicurazione sociale per l'impiego è destinata a sostituire i seguenti istituti oggi vigenti:

- Indennità di mobilità
- Indennità di disoccupazione non agricola ordinaria
- Indennità di disoccupazione con requisiti ridotti
- Indennità di disoccupazione speciale edile (nelle tre diverse varianti).

Indennità di mobilità. E' una prestazione di disoccupazione che viene riconosciuta ai lavoratori che hanno perduto il posto di lavoro, a seguito di licenziamento, e che risultano iscritti nelle liste di mobilità. La mobilità, che per i lavoratori over 50 del sud Italia può durare fino a 4 anni, subentra alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, e ha importi corrispondenti ad essa per il primo anno, e dell'80 per cento per gli anni successivi. Verrà abrogata per essere sostituita dall'Aspi.

Cassa Integrazione Straordinaria. L'Aspi sostituisce i casi in cui la Cassa integrazione straordinaria (CIGS) copre esigenze non connesse alla conservazione del posto di lavoro. Verrà abrogata quindi la cigs con 'causale per procedura concorsuale con cessazione di attività' (art. 3, L. 223/1991). Non sarà più possibile fruire della cassa integrazione straordinaria nei casi in cui il rapporto di lavoro risulterà cessato, come tipicamente avviene nei fallimenti e in altre procedure concorsuali, ovvero lo stato dell'azienda sia tale da non far prevedere una prospettiva di ripresa al termine dell'intervento di sostegno del reddito. Tuttavia possono esserci delle eccezioni: quelle in cui la cigs sia subordinata alla sussistenza di prospettive di continuazione o di ripresa dell'attività e di salvaguardia dei livelli di occupazione. La valutazione delle prospettive di ripresa e la salvaguardia dei livelli occupazioni dovrà essere fatta sulla base dei parametri oggettivi che saranno emanati dal Ministero del lavoro.



Riforma Fornero, primi disastri


di Michele Azzu

La nuova legge sul lavoro è in vigore da 50 giorni ma nelle fabbriche si sentono già gli effetti. Soprattutto sugli ammortizzatori sociali, cioè sugli strumenti per aiutare chi viene messo in cassa integrazione o licenziato

Il ministro Elsa Fornero proprio non riesce a capire perché i lavoratori la critichino tanto. «Vengo a cena a casa sua e sono convinta di riuscire a farle capire un po' delle nostre ragioni», spiegava il Ministro a una contestatrice di Cortona. Poi la visita, lo scorso 23 aprile, alla fabbrica Alenia di Caselle, per illustrare agli operai dell'aeronautica la Riforma del Lavoro. «Abbiamo apprezzato il gesto», dice l'operaio specializzato Antonio Iannuzzelli. «Ma il ministro è stato contestato duramente».

Elsa Fornero si è messa di impegno per spiegare ai lavoratori una riforma che avrà conseguenze importanti sulla vita degli italiani. A differenza del collega Corrado Passera, che mai si mostra nelle fabbriche, il ministro del lavoro si è esposto alle critiche più pesanti, ai duri e puri della Fiom. Parlare coi lavoratori è un'attività encomiabile. Ascoltare, è una cosa diversa. Agli appelli degli esodati il Ministro rispondeva di: «Liberarsi dell'idea che sia impossibile per un sessantenne trovare un lavoro part-time». Ai sindacati diceva che: «Il lavoro non è un diritto», dalle pagine del Wall Street Journal (salvo poi specificare posto di lavoro, non lavoro tout court). Ai lavoratori over 50 fa notare che i loro salari dovrebbero essere abbassati, perché a quell'età si è meno produttivi. Agli operai Alcoa che occupavano il tetto di un silos dice che: «Sarebbe sbagliato dire che garantiremo i vostri posti di lavoro».

Quali sono gli effetti concreti di una Riforma del Lavoro più volte spiegata agli operai? Per capirlo siamo tornati all'Alenia dagli stessi operai del 23 aprile, quattro mesi dopo la visita del ministro. «Significa che sei fottuto», è il giudizio di Giulio Basile, cassintegrato Agile Eutelia, anche lui quel giorno a ricevimento dal ministro. «C'è stata una sottovalutazione generale della riforma degli ammortizzatori sociali», aggiunge Federico Bellono, segretario provinciale Fiom. «Abrogando la mobilità hanno tagliato tre anni di ammortizzatori». All'Alenia, poi, hanno adottato una organizzazione dei turni flessibile, ma il sindacalista Antonio Fraggiacomo spiega: «Non c'era bisogno di questa riforma per il sistema che abbiamo adottato». Ci sono le Partite Iva: «Si è disegnato un sistema per individuarle e correggerle che, piuttosto che trasformarle in dipendenti a tempo determinato, rischia di trasformarle in disoccupati.», dice Silvia Bencivenni, che lavora per Raitre.

Elsa Fornero pochi giorni fa si chiedeva: «Se tutte queste critiche non derivino anche dal fatto di essere un ministro donna». Nel frattempo il 5 settembre è arrivata la denuncia dalla Fistel Cisl, sul primo caso di licenziamento per motivi economici, come previsto dalla riforma Fornero. La licenziata è una giovane donna.

Flessibilità modello Alenia. Sono passati oltre quattro mesi dalla visita del ministro Fornero alla fabbrica aeronautica Alenia (gruppo Finmeccanica) di Torino, in quella che venne definita la "prova Alenia" dalla stampa. Prova superata a pieni voti: nonostante alcune contestazioni arrivarono gli applausi. Ora la prospettiva è un po' diversa. «Gli applausi furono di cortesia, perché siamo delle persone civili», spiega Antonio Iannuzzelli, operaio Alenia, «Ma il ministro fu criticato». Se la flessibilità sul posto di lavoro è uno degli obiettivi prospettati dal governo Monti e dalla riforma, l'Alenia, dove lavorano in 1.700, costituisce un esempio virtuoso: lo scorso 14 luglio è stato sottoscritto un accordo da tutte le sigle sindacali per una turnazione flessibile del lavoro. Ma in maniera molto lontana dal "modello Pomigliano" adottato in Fiat: «Non c'è l'esigibilità dell'accordo, cosa che in Fiat c'è», spiega il sindacalista Antonio Fraggiacomo. «Non ci sono 120 ore di straordinario obbligatorie, cosa che in Fiat c'è, non ci sono dei turni che vengono definiti a priori e si applicano ma c'è una discussione con le rsu, cosa che chiaramente in Fiat non c'è», conclude.

L'accordo è stato sottoscritto secondo contrattazione nazionale, con un orario di lavoro entro le 40 ore settimanali e un massimo di 40 ore annue di straordinario. I sabati di turnazione verranno smaltiti con un sistema di compensazioni. Una flessibilità concordata, quindi: «La nuova organizzazione partiva con l'azienda che decideva in maniera unilaterale sulle turnazioni, e convocava la rsu con una settimana di preavviso», spiega Fraggiacomo. Con l'accordo invece si è ottenuta la salvaguardia della titolarità del sindacato per contrattare le turnazioni. «In Fiat le regole della contrattazione sono state disattese con accordistiche che la Fiom non ha condiviso, e che comunque poi non hanno portato nessun frutto», conclude Iannuzzelli. E la riforma? «Avremo avuto lo stesso accordo senza che la Fornero avesse fatto nulla».

 Addio ammortizzatori sociali. Il 23 aprile fuori dall'Alenia c'era anche un gruppo di cassintegrati Agile Eutelia di Torino, per parlare della propria vertenza alla Fornero. «Abbiamo fatto un po' di can can fuori per poterla incontrare», racconta Giulio Basile, ex quadro Eutelia. «Gli abbiamo chiesto se conosceva la nostra storia - continua Basile - lei ha detto che non la conosceva ma che si sarebbe documentata e ci avrebbe fatto sapere. Stiamo ancora aspettando questa risposta». I lavoratori Agile Eutelia, ancora mille in cassa integrazione da nord a sud, cercano un ministro che si interessi alla loro vicenda dopo anni di manifestazioni e occupazioni. Nel corso dei mesi i lavoratori che vengono dalla Olivetti hanno imparato a fare da soli. «Abbiamo istituito in ogni sede - spiega Basile - dei conti di solidarietà per fare noi da prestito ai colleghi in difficoltà col mutuo da pagare».

In Agile, in pratica, si sono creati da soli gli ammortizzatori sociali vendendo arance nelle piazze. Le "arance metalmeccaniche", con l'aiuto di Rifondazione Comunista. Per questo ora si preoccupano per la riforma degli ammortizzatori: «Mi preoccupa il fatto che finita la cassa integrazione straordinaria non si hanno più gli anni di mobilità». La riforma del lavoro, infatti, prevede che nel 2017 l'indennità di mobilità verrà sostituita dall'Aspi, la nuova assicurazione sociale per l'impiego. Ma cosi facendo si sono tagliati anni di tutele: oggi il lavoratore di un'azienda che richiede la cassa integrazione ha davanti a sé un percorso. Uno o due anni di cassa integrazione ordinaria. Poi la cassa straordinaria, che può durare due o tre anni. Dopo questa c'è la mobilità, che per un cassintegrato over 50 che vive al Sud può arrivare fino a quattro anni (al centro nord sono tre). L'Aspi, però, viene erogata solo per un massimo di 18 mesi. In questo modo il lavoratore perde due anni e mezzo di ammortizzatori sociali.

Doppia penalizzazione. «La Riforma dovrebbe puntare con l'Aspi ad allargare il numero dei soggetti coinvolti dagli ammortizzatori», spiega Bellono della Fiom. «Ma in realtà non c'è un aumento significativo dei soggetti, quanto una diminuzione significativa della durata». La mobilità non è l'unico ammortizzatore a venire abrogato. A questa vanno aggiunte diverse tipologie di cassa integrazione straordinaria. «Ci sarà un incremento della cassa in deroga, pagata dalle regioni, quindi totalmente dal pubblico», aggiunge Bellono. Quello che avviene, poi, è un cambiamento radicale: «La logica dell'Aspi è di carattere assicurativo, nulla a che vedere con il rilancio e la riqualificazione di un'azienda».

Ma bisogna analizzare la riforma degli ammortizzatori sociali anche alla luce della riforma delle pensioni: «Con i due anni in più che devi fare per andare in pensione, praticamente sei fottuto», spiega Basile. «Se tu non hai 42 anni di contributi oggi, vai in pensione a 67 anni. E siccome in questo paese ormai fare 42 anni di contributi consecutivi è impossibile, automaticamente la riforma delle pensioni oggi vuol dire mandare tutti in pensione a 67 anni. Questa è la vera riforma del lavoro che hanno fatto». Il sindacalista Bellono parla di doppia penalizzazione: «Perché si accorcia l'ammortizzatore mentre si allontana la pensione. Questo avrà delle conseguenze sociali pesanti», conclude.

Nel frattempo arriva la denuncia dalla Fistel Cisl, sul primo caso di licenziamento per motivi economici, come previsto dalla riforma Fornero, da parte della società cinese di telecomunicazione Huawei. «Puntiamo a farne un caso pilota e ad ottenere il reintegro della lavoratrice», spiega il sindacalista Giorgio Serao. E' ufficialmente riformato, il mondo del lavoro.


 'Partite Iva, così è ancora peggio'

di Michele Azzu

'Le misure previste dalla nuova legge per identificare quelle 'false' sono facilmente eludibili. E rischiano di far perdere il posto di lavoro invece di stabilizzarlo'

«Il mio modesto parere è che ci sia un errore di prospettiva: uno non è falsa Partita Iva per nascita, lo diventa nel rapporto con un'azienda. Non è che 'L' si comporta da falsa Partita Iva, è l'azienda che gli propone un finto contratto di collaborazione». Scrive così Silvia Bencivelli sul suo blog, in un post dal titolo: "Finte partite Iva: i primi effetti della riforma del lavoro, visti da qua (e non c'è da festeggiare)". Silvia è un medico che oggi lavora come giornalista scientifico. Ha lavorato per Radio3, per importanti case editrici e giornali. Ultimamente l'abbiamo vista in tv come inviata di Riccardo Iacona per il programma Presa Diretta, su Raitre.

Oltre tutte queste cose, Silvia, è anche una lavoratrice a Partita Iva. «Sono una Partita Iva vera, però», tiene a precisare. «Collaboro per la Rai come per altre aziende, e lavoro agli orari che preferisco». Silvia ha scritto sul suo blog per fare chiarezza: per lei, come per tante persone che lavorano a Partita Iva, nei settori dell'informazione e della sanità, la riforma del lavoro non risolve il problema di chi svolge un lavoro 'dipendente' lavorando però a Partita Iva (le cosiddette false Partite Iva). Anzi, la riforma provocherebbe un danno: «Si è disegnato un sistema per individuarle e correggerle che, piuttosto che trasformarle in dipendenti a tempo determinato, rischia di trasformarle in disoccupati». Perché?

Gli strumenti messi in atto dalla riforma del lavoro per prevenire il cattivo utilizzo delle Partite Iva consistono in una serie di condizioni che permettono al lavoratore di dimostrare di essere un dipendente travestito da libero professionista, e quindi di poter intentare causa all'azienda. Condizioni: Uno, il rapporto di committenza deve essere continuativo per più di 8 mesi. Due, il fatturato annuale deve derivare per l'80% da quella unica committenza (monocommittenza). Tre, devi avere una postazione di lavoro fissa. Bastano anche solo due di queste condizioni perché una partita Iva sia considerata falsa, e il lavoratore possa intentare causa.

Per Silvia, però, l'azienda potrebbe facilmente eludere queste condizioni: «Se negli anni ti ha ridotto il compenso a un livello davvero da fame, nel dubbio ti potrebbe anche fare un contratto corto corto, sotto agli otto mesi, così da far saltare i requisiti perché tu possa fare causa». E ancora, sul reddito: «E' quasi ovvio e auspicabile che il lavoratore abbia trovato il modo di guadagnare un po' di più di diciottomila euro lordi all'anno, che si sia trovato altri lavori. Solo che questa è una conseguenza del fatto di essere una finta Partita Iva senza possibilità di contrattazione, mi sembra un po' ingiusto che diventi causa della sua impossibilità di dimostrarlo».

Per Silvia l'errore - che da scienziata definisce "errore di parallasse" - è interpretativo. «Si cerca di dire che è la partita Iva ad essere sbagliata, ma non è così. E' l'azienda che la rende sbagliata». Il lavoratore molto spesso si trova sotto ricatto: o lavori a Partita Iva o non lavori. E' sul rapporto del lavoratore autonomo con l'azienda, quindi, che si dovrebbe intervenire.