domenica 16 settembre 2012

Elsa Fornero: la ministra ammazza-lavoro


La Fornero può piagnucolare quanto vuole sul fatto che ovunque si rechi viene contestata, l'Italia ha smesso da un bel po' di credere al governo Monti, e dati alla mano la situazione è oggettivamente tragica. La recessione ereditata dai precedenti governi (quelli di Berlusconi più di tutti ne sono i responsabili) è stata trasformata in una certosina distruzione delle garanzie che dovrebbero assistere il lavoro in un paese civile. Oggi il lavoro è un privilegio di pochi e una tortura per molti: sfruttamento a go go in varie salse. Il governo delle banche e della Chiesa ha tolto al ceto più povero e a quello medio la maggior parte delle loro risorse, e ha accorciato la distanza che li separava. E' un bombardamento a tappeto, e la Fornero (uso l'articolo perché so che la infastidisce) è come un generale delle S.S. che sta cinicamente smantellando la base dell'economia e della Costituzione Repubblicana: il Lavoro, che lei e la sua famiglia hanno in oro zecchino. Se vuole solo applausi torni ai meeting di Comunione e Liberazione.



Riforma Fornero, i punti chiave


a cura di Michele Azzu

L'introduzione dell'Aspi, la ridefinizione della Cassa integrazione straordinaria, l'abrogazione della mobilità. Ecco le principali novità apportate dal ministro del Lavoro

Licenziamenti per motivi economici. In caso di licenziamento per motivi economici non sarà più previsto il reintegro automatico, come avveniva prima della Riforma. In alcuni casi il giudice potrà decidere per un'indennità risarcitoria, tra le 15 e 27 mensilità. Il giudice potrà anche decidere, a seconda dei casi, per il reintegro del lavoratore. Con le nuove norme il reintegro sarà possibile solo nei casi previsti dai contratti collettivi.

Partite Iva. La riforma indica le condizioni per cui un lavoratore autonomo può intentare causa all'azienda per dimostrare che svolge attività lavorativa dipendente. Uno, il rapporto di committenza deve essere continuativo per più di 8 mesi. Due, il fatturato annuale deve derivare per l'80% da quella unica committenza (monocommittenza). Tre, devi avere una postazione di lavoro fissa. Bastano anche solo due di queste condizioni perché una Partita Iva sia considerata falsa, e il lavoratore possa intentare causa all'azienda.

Assicurazione sociale per l'impiego (ASPI). E' il nuovo ammortizzatore sociale che sostituisce la mobilità dal 2017, e alcune tipologie di cassa integrazione straordinaria. Partirà nel 2013 e andrà a regime solo nel 2017. L'Aspi sarà pari al 75 per cento della retribuzione mensile nei casi in cui quest'ultima non superi, nel 2013, l'importo mensile di 1.180 euro. Nel caso in cui la retribuzione mensile sia superiore a tale importo l'indennità sarà pari al 75 per cento dell'importo prima indicato, incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e l'importo prima indicato. La nuova Assicurazione sociale per l'impiego è destinata a sostituire i seguenti istituti oggi vigenti:

- Indennità di mobilità
- Indennità di disoccupazione non agricola ordinaria
- Indennità di disoccupazione con requisiti ridotti
- Indennità di disoccupazione speciale edile (nelle tre diverse varianti).

Indennità di mobilità. E' una prestazione di disoccupazione che viene riconosciuta ai lavoratori che hanno perduto il posto di lavoro, a seguito di licenziamento, e che risultano iscritti nelle liste di mobilità. La mobilità, che per i lavoratori over 50 del sud Italia può durare fino a 4 anni, subentra alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, e ha importi corrispondenti ad essa per il primo anno, e dell'80 per cento per gli anni successivi. Verrà abrogata per essere sostituita dall'Aspi.

Cassa Integrazione Straordinaria. L'Aspi sostituisce i casi in cui la Cassa integrazione straordinaria (CIGS) copre esigenze non connesse alla conservazione del posto di lavoro. Verrà abrogata quindi la cigs con 'causale per procedura concorsuale con cessazione di attività' (art. 3, L. 223/1991). Non sarà più possibile fruire della cassa integrazione straordinaria nei casi in cui il rapporto di lavoro risulterà cessato, come tipicamente avviene nei fallimenti e in altre procedure concorsuali, ovvero lo stato dell'azienda sia tale da non far prevedere una prospettiva di ripresa al termine dell'intervento di sostegno del reddito. Tuttavia possono esserci delle eccezioni: quelle in cui la cigs sia subordinata alla sussistenza di prospettive di continuazione o di ripresa dell'attività e di salvaguardia dei livelli di occupazione. La valutazione delle prospettive di ripresa e la salvaguardia dei livelli occupazioni dovrà essere fatta sulla base dei parametri oggettivi che saranno emanati dal Ministero del lavoro.



Riforma Fornero, primi disastri


di Michele Azzu

La nuova legge sul lavoro è in vigore da 50 giorni ma nelle fabbriche si sentono già gli effetti. Soprattutto sugli ammortizzatori sociali, cioè sugli strumenti per aiutare chi viene messo in cassa integrazione o licenziato

Il ministro Elsa Fornero proprio non riesce a capire perché i lavoratori la critichino tanto. «Vengo a cena a casa sua e sono convinta di riuscire a farle capire un po' delle nostre ragioni», spiegava il Ministro a una contestatrice di Cortona. Poi la visita, lo scorso 23 aprile, alla fabbrica Alenia di Caselle, per illustrare agli operai dell'aeronautica la Riforma del Lavoro. «Abbiamo apprezzato il gesto», dice l'operaio specializzato Antonio Iannuzzelli. «Ma il ministro è stato contestato duramente».

Elsa Fornero si è messa di impegno per spiegare ai lavoratori una riforma che avrà conseguenze importanti sulla vita degli italiani. A differenza del collega Corrado Passera, che mai si mostra nelle fabbriche, il ministro del lavoro si è esposto alle critiche più pesanti, ai duri e puri della Fiom. Parlare coi lavoratori è un'attività encomiabile. Ascoltare, è una cosa diversa. Agli appelli degli esodati il Ministro rispondeva di: «Liberarsi dell'idea che sia impossibile per un sessantenne trovare un lavoro part-time». Ai sindacati diceva che: «Il lavoro non è un diritto», dalle pagine del Wall Street Journal (salvo poi specificare posto di lavoro, non lavoro tout court). Ai lavoratori over 50 fa notare che i loro salari dovrebbero essere abbassati, perché a quell'età si è meno produttivi. Agli operai Alcoa che occupavano il tetto di un silos dice che: «Sarebbe sbagliato dire che garantiremo i vostri posti di lavoro».

Quali sono gli effetti concreti di una Riforma del Lavoro più volte spiegata agli operai? Per capirlo siamo tornati all'Alenia dagli stessi operai del 23 aprile, quattro mesi dopo la visita del ministro. «Significa che sei fottuto», è il giudizio di Giulio Basile, cassintegrato Agile Eutelia, anche lui quel giorno a ricevimento dal ministro. «C'è stata una sottovalutazione generale della riforma degli ammortizzatori sociali», aggiunge Federico Bellono, segretario provinciale Fiom. «Abrogando la mobilità hanno tagliato tre anni di ammortizzatori». All'Alenia, poi, hanno adottato una organizzazione dei turni flessibile, ma il sindacalista Antonio Fraggiacomo spiega: «Non c'era bisogno di questa riforma per il sistema che abbiamo adottato». Ci sono le Partite Iva: «Si è disegnato un sistema per individuarle e correggerle che, piuttosto che trasformarle in dipendenti a tempo determinato, rischia di trasformarle in disoccupati.», dice Silvia Bencivenni, che lavora per Raitre.

Elsa Fornero pochi giorni fa si chiedeva: «Se tutte queste critiche non derivino anche dal fatto di essere un ministro donna». Nel frattempo il 5 settembre è arrivata la denuncia dalla Fistel Cisl, sul primo caso di licenziamento per motivi economici, come previsto dalla riforma Fornero. La licenziata è una giovane donna.

Flessibilità modello Alenia. Sono passati oltre quattro mesi dalla visita del ministro Fornero alla fabbrica aeronautica Alenia (gruppo Finmeccanica) di Torino, in quella che venne definita la "prova Alenia" dalla stampa. Prova superata a pieni voti: nonostante alcune contestazioni arrivarono gli applausi. Ora la prospettiva è un po' diversa. «Gli applausi furono di cortesia, perché siamo delle persone civili», spiega Antonio Iannuzzelli, operaio Alenia, «Ma il ministro fu criticato». Se la flessibilità sul posto di lavoro è uno degli obiettivi prospettati dal governo Monti e dalla riforma, l'Alenia, dove lavorano in 1.700, costituisce un esempio virtuoso: lo scorso 14 luglio è stato sottoscritto un accordo da tutte le sigle sindacali per una turnazione flessibile del lavoro. Ma in maniera molto lontana dal "modello Pomigliano" adottato in Fiat: «Non c'è l'esigibilità dell'accordo, cosa che in Fiat c'è», spiega il sindacalista Antonio Fraggiacomo. «Non ci sono 120 ore di straordinario obbligatorie, cosa che in Fiat c'è, non ci sono dei turni che vengono definiti a priori e si applicano ma c'è una discussione con le rsu, cosa che chiaramente in Fiat non c'è», conclude.

L'accordo è stato sottoscritto secondo contrattazione nazionale, con un orario di lavoro entro le 40 ore settimanali e un massimo di 40 ore annue di straordinario. I sabati di turnazione verranno smaltiti con un sistema di compensazioni. Una flessibilità concordata, quindi: «La nuova organizzazione partiva con l'azienda che decideva in maniera unilaterale sulle turnazioni, e convocava la rsu con una settimana di preavviso», spiega Fraggiacomo. Con l'accordo invece si è ottenuta la salvaguardia della titolarità del sindacato per contrattare le turnazioni. «In Fiat le regole della contrattazione sono state disattese con accordistiche che la Fiom non ha condiviso, e che comunque poi non hanno portato nessun frutto», conclude Iannuzzelli. E la riforma? «Avremo avuto lo stesso accordo senza che la Fornero avesse fatto nulla».

 Addio ammortizzatori sociali. Il 23 aprile fuori dall'Alenia c'era anche un gruppo di cassintegrati Agile Eutelia di Torino, per parlare della propria vertenza alla Fornero. «Abbiamo fatto un po' di can can fuori per poterla incontrare», racconta Giulio Basile, ex quadro Eutelia. «Gli abbiamo chiesto se conosceva la nostra storia - continua Basile - lei ha detto che non la conosceva ma che si sarebbe documentata e ci avrebbe fatto sapere. Stiamo ancora aspettando questa risposta». I lavoratori Agile Eutelia, ancora mille in cassa integrazione da nord a sud, cercano un ministro che si interessi alla loro vicenda dopo anni di manifestazioni e occupazioni. Nel corso dei mesi i lavoratori che vengono dalla Olivetti hanno imparato a fare da soli. «Abbiamo istituito in ogni sede - spiega Basile - dei conti di solidarietà per fare noi da prestito ai colleghi in difficoltà col mutuo da pagare».

In Agile, in pratica, si sono creati da soli gli ammortizzatori sociali vendendo arance nelle piazze. Le "arance metalmeccaniche", con l'aiuto di Rifondazione Comunista. Per questo ora si preoccupano per la riforma degli ammortizzatori: «Mi preoccupa il fatto che finita la cassa integrazione straordinaria non si hanno più gli anni di mobilità». La riforma del lavoro, infatti, prevede che nel 2017 l'indennità di mobilità verrà sostituita dall'Aspi, la nuova assicurazione sociale per l'impiego. Ma cosi facendo si sono tagliati anni di tutele: oggi il lavoratore di un'azienda che richiede la cassa integrazione ha davanti a sé un percorso. Uno o due anni di cassa integrazione ordinaria. Poi la cassa straordinaria, che può durare due o tre anni. Dopo questa c'è la mobilità, che per un cassintegrato over 50 che vive al Sud può arrivare fino a quattro anni (al centro nord sono tre). L'Aspi, però, viene erogata solo per un massimo di 18 mesi. In questo modo il lavoratore perde due anni e mezzo di ammortizzatori sociali.

Doppia penalizzazione. «La Riforma dovrebbe puntare con l'Aspi ad allargare il numero dei soggetti coinvolti dagli ammortizzatori», spiega Bellono della Fiom. «Ma in realtà non c'è un aumento significativo dei soggetti, quanto una diminuzione significativa della durata». La mobilità non è l'unico ammortizzatore a venire abrogato. A questa vanno aggiunte diverse tipologie di cassa integrazione straordinaria. «Ci sarà un incremento della cassa in deroga, pagata dalle regioni, quindi totalmente dal pubblico», aggiunge Bellono. Quello che avviene, poi, è un cambiamento radicale: «La logica dell'Aspi è di carattere assicurativo, nulla a che vedere con il rilancio e la riqualificazione di un'azienda».

Ma bisogna analizzare la riforma degli ammortizzatori sociali anche alla luce della riforma delle pensioni: «Con i due anni in più che devi fare per andare in pensione, praticamente sei fottuto», spiega Basile. «Se tu non hai 42 anni di contributi oggi, vai in pensione a 67 anni. E siccome in questo paese ormai fare 42 anni di contributi consecutivi è impossibile, automaticamente la riforma delle pensioni oggi vuol dire mandare tutti in pensione a 67 anni. Questa è la vera riforma del lavoro che hanno fatto». Il sindacalista Bellono parla di doppia penalizzazione: «Perché si accorcia l'ammortizzatore mentre si allontana la pensione. Questo avrà delle conseguenze sociali pesanti», conclude.

Nel frattempo arriva la denuncia dalla Fistel Cisl, sul primo caso di licenziamento per motivi economici, come previsto dalla riforma Fornero, da parte della società cinese di telecomunicazione Huawei. «Puntiamo a farne un caso pilota e ad ottenere il reintegro della lavoratrice», spiega il sindacalista Giorgio Serao. E' ufficialmente riformato, il mondo del lavoro.


 'Partite Iva, così è ancora peggio'

di Michele Azzu

'Le misure previste dalla nuova legge per identificare quelle 'false' sono facilmente eludibili. E rischiano di far perdere il posto di lavoro invece di stabilizzarlo'

«Il mio modesto parere è che ci sia un errore di prospettiva: uno non è falsa Partita Iva per nascita, lo diventa nel rapporto con un'azienda. Non è che 'L' si comporta da falsa Partita Iva, è l'azienda che gli propone un finto contratto di collaborazione». Scrive così Silvia Bencivelli sul suo blog, in un post dal titolo: "Finte partite Iva: i primi effetti della riforma del lavoro, visti da qua (e non c'è da festeggiare)". Silvia è un medico che oggi lavora come giornalista scientifico. Ha lavorato per Radio3, per importanti case editrici e giornali. Ultimamente l'abbiamo vista in tv come inviata di Riccardo Iacona per il programma Presa Diretta, su Raitre.

Oltre tutte queste cose, Silvia, è anche una lavoratrice a Partita Iva. «Sono una Partita Iva vera, però», tiene a precisare. «Collaboro per la Rai come per altre aziende, e lavoro agli orari che preferisco». Silvia ha scritto sul suo blog per fare chiarezza: per lei, come per tante persone che lavorano a Partita Iva, nei settori dell'informazione e della sanità, la riforma del lavoro non risolve il problema di chi svolge un lavoro 'dipendente' lavorando però a Partita Iva (le cosiddette false Partite Iva). Anzi, la riforma provocherebbe un danno: «Si è disegnato un sistema per individuarle e correggerle che, piuttosto che trasformarle in dipendenti a tempo determinato, rischia di trasformarle in disoccupati». Perché?

Gli strumenti messi in atto dalla riforma del lavoro per prevenire il cattivo utilizzo delle Partite Iva consistono in una serie di condizioni che permettono al lavoratore di dimostrare di essere un dipendente travestito da libero professionista, e quindi di poter intentare causa all'azienda. Condizioni: Uno, il rapporto di committenza deve essere continuativo per più di 8 mesi. Due, il fatturato annuale deve derivare per l'80% da quella unica committenza (monocommittenza). Tre, devi avere una postazione di lavoro fissa. Bastano anche solo due di queste condizioni perché una partita Iva sia considerata falsa, e il lavoratore possa intentare causa.

Per Silvia, però, l'azienda potrebbe facilmente eludere queste condizioni: «Se negli anni ti ha ridotto il compenso a un livello davvero da fame, nel dubbio ti potrebbe anche fare un contratto corto corto, sotto agli otto mesi, così da far saltare i requisiti perché tu possa fare causa». E ancora, sul reddito: «E' quasi ovvio e auspicabile che il lavoratore abbia trovato il modo di guadagnare un po' di più di diciottomila euro lordi all'anno, che si sia trovato altri lavori. Solo che questa è una conseguenza del fatto di essere una finta Partita Iva senza possibilità di contrattazione, mi sembra un po' ingiusto che diventi causa della sua impossibilità di dimostrarlo».

Per Silvia l'errore - che da scienziata definisce "errore di parallasse" - è interpretativo. «Si cerca di dire che è la partita Iva ad essere sbagliata, ma non è così. E' l'azienda che la rende sbagliata». Il lavoratore molto spesso si trova sotto ricatto: o lavori a Partita Iva o non lavori. E' sul rapporto del lavoratore autonomo con l'azienda, quindi, che si dovrebbe intervenire.

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