giovedì 27 settembre 2012

La Corte Costituzionale che non ci piace



Fidarsi delle istituzioni, fidarsi delle sentenze, ergo: fidarsi della Corte Costituzionale. Difficile applicare la prima e la terza fra queste regole, perché gli "uomini" che infestano le istituzioni infilano amici politicizzati anche all'interno della Suprema Corte. Negli ultimi anni i poteri forti (chiesa, banche, mafie, massoneria) hanno sempre più indirizzato l'attività dei nostri governi, del Parlamento, e anche della presidenza della Repubblica. E questo non lo dico io, lo raccontano i fatti che si palesano davanti ai nostri occhi ben coperti da fette di prosciutto tagliate a misura. Lo Stato non vuole deludere la Mafia, e parte all'attacco di chi lavora conro di essa. Tutti coprono le spalle a tutti, perché se si scoperchia il vaso di Pandora il sistema crolla. L'abbiamo detto diversi mesi fa, lo ripetiamo oggi. Sono davvero imbestialito nel sentire anche in una TV che si presume indipendente (La7) parlare di "presunta trattativa", quando ci sono già sentenze passate in giudicato con condanne esemplari a raccontarci la verità. Napolitano oggi si sbatte come un pazzo perché ha paura che vengano smascherati i veri rapporti di equilibrio su cui si regge la nostra finta democrazia, e quindi, alla faccia delle leggi, della Costituzione e del buonsenso, scatena l'attacco verso la Procura di Palermo. L'ultimo Parlamento, quello in carica, pieno non di eletti ma di nominati (dalle segreterie di partito, grazie al Porcellum), è la perfetta espressione di quanto di peggio nella nostra classe politica esista, in quanto al servizio di Comunione e Liberazione, Cei, Ior, Mafia, 'Ndrangheta, Camorra, sistema bancario e Massoneria. E l'attuale governo chiude il cerchio. Noi cittadini contiamo un cazzo, e non viviamo in democrazia, questa infatti è una oligarchia con la maschera sul viso, e schiaccia chi opera seguendo le regole del Diritto e del buonsenso. Ci lamentavamo di Berlusconi (e facevamo bene), ma lui non è altro che uno dei tanti (magari il peggiore, ma comunque uno dei tanti) che operano in politica senza perseguire il bene comune. Per lui e gli altri artefici dello sfacelo morale delle nostre istituzioni (quasi) tutte la politica non è un servizio, ma uno strumento. L'Italia è davvero un paese di merda: non c'è giustizia sociale, e i criminali imperano sovrani. Vaffanculo a tutti voi, maledetti bastardi.



Sentenza vintage
 

 di Marco Travaglio - Il F.Q. 27/9/2012
 

Un giorno un vecchio giudice della Corte d’Assise di Torino aprì il processo a un imputato di omicidio con queste parole: “Fate entrare l’assassino”. Naturalmente la difesa lo ricusò all’istante e il processo ripartì davanti a un altro presidente. 

Purtroppo la Corte costituzionale non è ricusabile, anche perché non ne esiste un’altra che possa prenderne il posto. Altrimenti la Procura di Palermo avrebbe tutti i motivi per ricusarla, con tutto quel che è accaduto dal 15 luglio, quando Napolitano ebbe la bella pensata di farsi un decreto per sollevare conflitto di attribuzioni contro i pm che avevano osato intercettare Mancino senza prevedere che avrebbe parlato con lui. Da allora chiunque non sia in malafede ha capito benissimo che la Procura ha applicato la legge e il conflitto non sta né in cielo né in terra, ma per carità di patria la Consulta troverà il modo di dar ragione a Napolitano, o almeno di non dargli torto. Come ha paventato anche l’ex presidente Zagrebelsky, si teme che la sentenza sia già scritta, a prescindere dal merito e dal diritto. Speriamo di sbagliarci, ma gl’indizi sono tanti e tali da fare quasi una prova. 

1) La Procura non può nominare il suo difensore naturale, cioè l’Avvocatura dello Stato, perché l’ha già sequestrato il capo dello Stato, ed è costretta a cercarsi tre avvocati privati (il terzo lavorerà gratis o dovranno pagarlo i pm di tasca propria). 
2) Quirinale e Avvocatura lavorano al conflitto fin dal 15 luglio, mentre i pm non possono far nulla fino al 19 settembre, quando la Consulta finalmente lo notifica alla Procura: peccato che il testo, segreto per i pm, fosse noto a Repubblica fin dai primi di agosto. 
3) Il 14 settembre fonti interne alla Consulta anticipano all’Ansa il verdetto di ammissibilità del ricorso, cinque giorni prima che i giudici costituzionali si riunissero in camera di consiglio per decidere. 
4) In media la Consulta decide sui ricorsi nel giro di un anno o più: ma stavolta il presidente Alfonso Quaranta vuole chiudere tutto in quattro mesi, entro novembre, anziché l’estate o l’autunno prossimi come vorrebbe la prassi. E perché mai? “Per la delicatezza e l’impor tanza” del ricorso. Cioè perché c’è di mezzo Napolitano. Eppure, se fosse vero quel che assicura Napolitano, e cioè che il conflitto mira a difendere un principio e non la sua persona, sarebbe molto meglio decidere quando lui non sarà più presidente, come già fece la Consulta nell’unico precedente (il conflitto sollevato da Cossiga nel 1991 e risolto soltanto nel '92 dopo la sua uscita dal Quirinale). Così, fra l’altro, si eviterebbe di influenzare l’udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia che inizia proprio a fine ottobre. A meno che l’obiettivo non sia proprio questo: abbattere la Procura di Palermo e intimidire il gup chiamato a rinviare a giudizio o prosciogliere gl’imputati, compreso il p ro t e g é del Quirinale. 
5) Per abbreviare l’iter, la Consulta non comprime i tempi a entrambe le parti in conflitto, ma solo alla Procura: il Colle e l’Avvocatura hanno avuto il tempo che volevano per scrivere il ricorso, mentre i pm per rispondere hanno solo 25 giorni invece dei 50 canonici. Quasi che il diritto di difesa fosse ormai un optional. 
6) Dulcis in fundo, la Consulta emette un’ordinanza ai confini della realtà in cui chiede, oltre a notizie utili sulle telefonate Mancino-Napolitano, una serie di atti totalmente estranei al tema del conflitto: quelli del procedimento-stralcio già all’esame del gip e pieno di carte ancora coperte da segreto. Vero che la Consulta può acquisire atti segretati, ma solo se attinenti all’oggetto del conflitto. E questi non lo sono. Chiederli è un’intimidazione ai pm e un abuso di potere, visto che la Consulta non può sindacare il merito di un’indagine. Ma di abusi di potere questa storiaccia è costellata fin da quando Mancino chiese protezione a Napolitano e lo sventurato rispose. Da allora, per coprire il primo abuso, sono arrivati tutti gli altri. E non abbiamo ancora visto tutto.
Comprereste una sentenza usata da questa Consulta?

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