domenica 16 settembre 2012

L’Asl non paga e la Gena è sull’orlo del fallimento


Ho un caro amico che lavora con passione in questa struttura da tanti anni. Alla GENA si aiutano tanti ragazzi sfortunati afflitti da disabilità intellettiva. E anche l'ASL si allinea a scelte già pestilenziali della Regione Sardegna.



L’Asl non paga e la Gena è sull’orlo del fallimento


Ha contratto debiti con i fornitori e con le banche, a rischio l’assistenza per i 100 disabili mentali ospiti della struttura

La Nuova Sardegna

SASSARI. L'Opera Gesù Nazareno, più conosciuta con il diminutivo Gena, da più di 50 anni assiste persone con disabilità intellettiva. Ora il Centro di riabilitazione, che rappresenta un’eccellenza nel territorio, è sull’orlo del fallimento.

Vanta crediti per oltre un milione di euro dalla Regione, non riesce a pagare più i fornitori, è esposta con le banche e per la prima volta, a partire dal mese prossimo, non sarà più in grado di poter garantire adeguatamente l'assistenza ai cento ospiti della struttura, di poter erogare gli stipendi al personale e onorare i debiti contratti.

«Da 9 mesi – spiega il direttore della Gena Michele Marras – spendiamo 100 e incassiamo 40. Una struttura come la nostra, con oltre 70 unità tra dipendenti e collaboratori, ogni mese ha spese vive per oltre 300mila euro». Ci sono le retribuzioni, il cibo, le pulizie, il gasolio, più le tasse da pagare allo Stato.
«Andare in sofferenza economica, in una situazione del genere e con queste incombenze, è inevitabile».

Il Centro esegue, sulla base dei contratti stipulati con le diverse ASL della Sardegna, prestazioni sanitarie e sociosanitarie di riabilitazione globale a favore di oltre 100 pazienti provenienti da tutta l'isola.

Per ottenere l'accreditamento definitivo con la Asl, la Gena ha svolto l'adeguamento strutturale e ha dovuto assumere altro personale. I costi di gestione sono lievitati.

La Regione avrebbe dovuto attivare una politica di sostegno, compartecipando alle spese, ma questo da diversi mesi non sta avvenendo.

«Le tariffe prevedono una suddivisione dei costi tra quota sanitaria, a carico delle ASL, e quota sociale a carico dei Comuni o degli utenti. Di fatto i Comuni e le famiglie dei pazienti non contribuiscono, e dovrebbe essere l’Asl, dietro autorizzazione della Regione, a coprire l’intero importo.

Già dal 2007 la Regione Sardegna si è assunta l'onere di finanziare il pagamento della quota sociale, non essendo ancora perfezionato il passaggio della competenza ai Comuni». Per quest’anno la Regione ha stanziato 9 milioni di euro per il finanziamento delle azioni di integrazione sociale.

«Ma mentre gli anni precedenti – continua Marras – dietro autorizzazione della Direzione Generale delle politiche sociali dell'Assessorato competente, per non creare troppi disagi alle strutture sociosanitarie almeno una parte della quota sociale era anticipata nel corso dell'anno, questa volta il ritardo è divenuto inaccettabile ed insostenibile per Opera Gesù Nazareno».

Della vertenza si stanno occupando i rappresentanti sindacali. Paolo Spanedda della Cgil Fp, Antonio Monni della Cisl Fp e Dario Cuccuru della Uil Fpl: sollecitano le istituzione ad un rapido intervento. «Considerato che non si conoscono i tempi di pagamento delle quote sociali– dicono i rappresentanti sindacali – proclamiamo lo stato di agitazione dei lavoratori dell'Opera "Gesù Nazareno", e annunciamo iniziative di protesta nei confronti della Asl numero1 di Sassari e dell'Assessorato regionale alla sanità. Tutto questo qualora la grave situazione di incertezza dovesse persistere».

Nessun commento:

Posta un commento