martedì 25 settembre 2012

Regione Sardegna, 19 rinvii a giudizio per peculato


Davanti alla Giustizia dobbiamo essere tutti uguali, e non importano le frasi fatte, i proclami, gli atteggiamenti anti-casta da parte di chi ha goduto di privilegi illegittimi e ora, vista la mala parata, cavalca l'onda popolare dell'indignazione. Auspico condanne esemplari, ma soprattutto che in Regione finalmente si approvino delle modifiche al comodo Statuto che arricchisce quanti hanno anche accoltellato la mamma (si fa per dire) pur di arrivare là a riempirsi le tasche di soldi, di nostri soldi. Spero che la Magistratura faccia qualche controllo anche per l'attuale legislatura: secondo me c'è davvero da divertirsi. Rovesciamo il circo dei pezzenti e cagabandiere che ci governa. Sto facendo qualunquismo? Pazienza.


Regione Sardegna, diciannove consiglieri rinviati a giudizio per peculato

 

Nel Consiglio Regionale, esponenti del Idv, Pdl, mastelliani, casiniani, sardisti e autonomisti, socialisti, tutti sotto accusa per una "paghetta" di 2500 euro al mese. Nell'ordinamento della regione non c'è alcuna norma sull’obbligo di rendiconto


di Giorgio Meletti

La Sardegna è molto più avanti della Regione Lazio. Non solo perché già domani si svolgerà l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio di ben 19 consiglieri regionali accusati, tutti insieme, di peculato. Ma anche perché al Consiglio regionale di Cagliari già da anni si è consolidata la prassi di spendere allegramente i soldi pubblici per farsi gli affari propri, senza rendiconto e in un clima di generale accordo tra tutti i partiti. E dunque la richiesta di rinvio a giudizio pende su due esponenti dell’Italia dei Valori, svariati del Pdl, e poi mastelliani, casiniani, sardisti e autonomisti, socialisti. Tutti accusati di aver utilizzato una paghetta mensile di 2.500 euro assegnata a ciascun consigliere dal gruppo misto e dal gruppo “Insieme per la Sardegna” durante la legislatura 2004-2009, quando era presidente Renato Soru.

GIÀ RINVIATO a giudizio risulta un ventesimo ex consigliere regionale, oggi senatore del Pdl, Silvestro Ladu. Sulla carta di credito assegnatagli dal gruppo dal gruppo è riuscito ad addebitare anche il conto del carrozziere per l’auto di sua moglie. “Per sbaglio”, ha detto al pubblico ministero Marco Cocco, che non gli ha creduto, anche perché ha scoperto che la carta di credito personale di Ladu era scaduta da anni. Il senatore Pdl deve rispondere di 253 mila euro pubblici spesi senza rendiconto. Il caso è esemplare. La prassi della regione Sardegna era che tutti i mesi il capogruppo versava sui conti correnti dei consiglieri la paghetta da utilizzare, come suol dirsi, per l’attività politica.

Non essendoci nell’ordinamento della regione alcuna norma sull’obbligo di rendiconto, è difficile per il senatore rinviato a giudizio dimostrare che, dopo l’errore, ha rimborsato a se stesso come consigliere le spese del carrozziere sostenute da se stesso. L’altro insegnamento che viene dalla Sardegna è che in questo caso qualcuno ha rotto il muro del silenzio e ha innescato l’inchiesta della magistratura. Non un politico, naturalmente, ma una funzionaria del Consiglio regionale, Ornella Piredda, che ha pagato un prezzo salato al suo coraggio.

È stata demansionata e trasferita, ha perso parte della retribuzione, non è più stata in grado di pagare le rate del mutuo e ha dovuto vendere la casa. “Chi prova a rompere il silenzio va incontro a ritorsioni molto pesanti”, ha detto alla “Nuova Sardegna”. Spalleggiata dall’avvocato Andrea Pogliani, ha intrapreso e vinto una causa davanti al giudice del lavoro, che ha condannato a risarcirla l’allora presidente del gruppo misto, il sardista Giuseppe Atzeri. Atzeri a questo punto, oltre alle accuse di peculato, deve fronteggiare un’altra pendenza penale, quella per abuso d’ufficio legata al mobbing inflitto alla Piredda. La quale, paradossalmente, è garantita solo dall’allegria con cui i gruppi consiliari della Regione Sardegna facevano le assunzioni. Insieme ad altri 25 funzionari, è stata assunta dal Consiglio Regionale a tempo indeterminato ma senza concorso, in un rapporto privatistico. In seguito, con gli altri 25, è stata trasferita con una delibera alle dipendenze della Regione, dove oggi si occupa di servizi sociali mentre gli altri sono rimasti ai gruppi grazie al nobile istituto del distacco. Secondo Piredda, che ha lavorato solo per il gruppo misto e per “Insieme per la Sardegna”, si può comunque dedurre che la musica non cambia negli altri gruppi, visto anche l’isolamento subito dopo la denuncia.

LE STORIE ricostruite dalla procura avrebbero richiesto un buon romanziere per essere inventate. A un certo punto il gruppo “Insieme per la Sardegna” si scioglie, e tutti i suoi membri confluiscono nel gruppo misto. Rimangono però in cassa dei soldi, che quattro consiglieri (Sergio Marracini dell’Udc, Salvatore Serra della Sinistra autonomista, Giuseppe Giorico dell’Udeur e Carmelo Cachia della Margherita) decidono di dividersi, secondo l’accusa, con assegni per 17mila euro a testa. E c’è il consigliere dell’Idv Giommaria Uggias, ex sindaco democristiano di Olbia e oggi unico europarlamentare sardo, che è accusato di aver pagato con i soldi della Regione le bollette telefoniche del suo studio legale. Stranezze del partito dipietrista: il suo difensore è un altro esponente Idv, Federico Palomba, ex presidente della Regione nella legislatura 1999-2004, che due giorni fa ha attaccato gli attuali consiglieri regionali, chiedendo perentoriamente di “pubblicare subito sul sito istituzionale del Consiglio il rendiconto dettagliato delle spese dei gruppi consiliari, in modo che i cittadini sappiano come sono stati spesi i soldi pubblici”. Ma per adesso l’unico modo che hanno i cittadini di sapere come sono stati spesi i loro soldi è aspettare il processo al suo compagno di partito e cliente.
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Costi della politica, ecco i fondi ai gruppi 

La Nuova Sardegna del 25/09/2012 

Dai 58mila euro al mese del Pdl ai 12mila dell’Idv: totale di 2,6 milioni l’anno (escluso il personale), 20% in meno del 2011

di Filippo Peretti

CAGLIARI Dopo lo scandalo del Lazio i gruppi politici dei Consigli regionali sono di nuovo nell’occhio del ciclone. Sotto accusa sono i costi dell’intero apparato istituzionale, giudicato eccessivo in questa fase di crisi economica e occupazionale, e soprattutto gli sprechi e i comportamenti vergognosi di certa politica, come è emerso nell’inchiesta romana sul Pdl. Dalla bufera non è certo esente il Consiglio regionale sardo, che, anzi, è stato il primo ad essere stato indagato dalla magistratura proprio sull’utilizzo dei fondi ai gruppi. L’assemblea sarda ha operato tagli importanti negli ultimi anni (25 per cento della spesa globale del Consiglio, 20 per cento delle indennità e dei fondi ai gruppi, eliminazione delle indennità) ma come hanno dimostrato i referendum regionali del 6 maggio non gode della massima fiducia dei cittadini. In questo clima non proprio facile per la politica, il palazzo di via Roma ha scelto la strada della trasparenza.

Ecco quindi le spese per il funzionamento dei gruppi pubblici (attività esterne come convegni, più consulenze e materiale per gli uffici): non sono comprese né le indennità dei consiglieri né gli stipendi del personale. Ecco tutti i numeri della situazione attuale. La quota mensile che va ai gruppi politici per il finanziamento della loro attività politico-istituzionale è di 216.402 euro, che in un anno fa 2 milioni e 596.826 euro. Prima del taglio fatto a luglio dall’ufficio di presidenza guidato da Claudia Lombardo, la somma complessiva annuale era di 3 milioni e 487 mila euro. L’intero stanziamento viene così suddiviso ai singoli gruppi: una quota fissa di 6.299 euro mensili è uguale per ciascuna formazione, mentre una variabile di 2.075 euro viene assegnata a seconda del numero dei consiglieri. Questi, quindi, dopo gli ultimi spostamenti tra i banchi di via Roma quanto prende al momento ciascun gruppo politico: il Pdl (che con 25 consiglieri è il gruppo più coinsistente) ha una quota mensile di 58.176 euro, pari a 698.112 euro all’anno; il Pd prende 45.726 euro al mese, pari a 548.712 euro come quota annuale; l’Udc ha in dote ogni mese 27.050 euro, pari a 324.600 euro all’anno; il gruppo misto (di cui fanno parte Sel, Mpa, Uds, Pdci e Sardistas) ha 20.825 euro al mese, pari a 249.900 euro; i Riformatori sardi prendono 18.749 euro mensili, che equivalgono a 224.988 euro all’anno; il Psd’Az ha 16.674 euro al mese, pari a 200.088 euro all’anno; il nuovo gruppo di Sardegna è già domani (ne fanno parte ex Pdl più Api) prende quanto i sardisti; 16.674 euro al mese, 200.088 all’anno; infine l’Idv (3 consiglieri) prende 12.524 euro al mese, pari a 150.288 euro all’anno. A questa spesa per il funzionamento degli uffici e le attività politico-istituzionali esterne, va aggiunta la spesa per il personale dei gruppi. E’ formato da dipendenti della Regione che vengono spostati in comando alle formazioni consiliari. Il loro numero dipende dalla consistenza numerica dei gruppi. Il Pdl ha diritto sei impiegati, il Pd 5, Udc, Misto e Riformatori 3, Psd’Az, Idv e Sardegna è già domani 2. Con il referendum che ha abrogato la legge sulle indennità (poi sostituita) è caduto anche gli articoli sul personale dei gruppi, per cui la situazione era stata azzerata. Oggi la situazione è questa: il Pdl ha ora solo 2 dipendenti in comando, il Pd neanche uno, Psd’Az, Riformatori e Udc 2, Idv e Udc 1, Sardegna domani 0. La spesa di ciascun dipendente non può superare i 41.387 euro, chi chiede di avere in comando un impiegato o un funzionario che costa di più deve prelevare dal contributo al gruppo la quota eccedente. Fin qui i numeri. Sul piano politico-istituzionale la Sardegna – come s’è detto – si è trovata ad essere la prima a essere indagata dalla magistratura per l’utilizzo dei fondi ai gruppi. Sotto inchiesta sono i due (il Misto e Sardegna insieme) dove aveva operato la funzionaria che ha poi fatto la denuncia alla Procura. L’inchiesta ha costretto tutti i gruppi a operare con maggior rigore: tutti i gruppi assicurano che ciascuna spesa debba essere rendicontata, mentre prima la prassi generale era che bastasse presentare qualche dichiarazioni giustificativa o persino spendere senza rendere conto a nessuno. Proprio perché sembra che sia stato verificato che si trattasse di una prassi consolidata in quasi tutti i gruppi, nel palazzo di via Roma, aveva destato qualche sorpresa (e anche qualche sospiro di sollievo) il fatto che la magistratura abbia circoscritto l’indagine a due formazioni.

1 commento:

  1. Se poco poco vanno ad analizzare per bene il giro di soldi che c'è nelle province e alla regione, saltano una marea di teste, in tutti i partiti.

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