mercoledì 31 ottobre 2012

Il post Report e post Belpietro. Travaglio su Di Pietro


Davvero strano che la Gabanelli abbia rimestato la solita minestra che ha portato a condanne salate Feltri, Belpietro e tutti quelli al soldo di Berlusconi. Occorre chiarire un po' di cose. Io credo che il vero problema dell'IDV e di Di Pietro non sia la questione "case", già ampiamente dimostrata come corretta da decine di sentenze passate in giudicato (e delle quali non tiene conto Report, un grosso errore che puzza di premeditazione), bensì sia la presenza nell'IDV di tanta feccia accorsa da altri partitacci quando IDV era "di moda", gente che ha piazzato casini e appiccato incendi nel partito, salvo poi volare via a rovinare altri partiti (come gli ex PSI ora volati verso SEL), oppure restare per sfruttare accordi di dubbia onestà. Leggete con attenzione, e non pendete dalle labbra del primo che spara a zero sui politici: è stupido.


Due o tre cose su Di Pietro 
(Marco Travaglio)

Come ciclicamente gli accade, da quando è un personaggio pubblico, cioè esattamente da vent’anni, Antonio Di Pietro viene dato per morto. Politicamente, s’intende. Gli capitò nel ’94, quando dovette dimettersi da pm per i ricatti della banda B. Poi nel ‘95, quando subì sei processi a Brescia per una trentina di capi d’imputazione (sempre prosciolto). Poi nel ‘96 quando si dimise da ministro per le calunnie sull’affaire Pacini Battaglia-D’Adamo. Poi nel 2001, quando la neonata Idv fu estromessa dal centrosinistra e per qualche decimale restò fuori dal Parlamento. Poi ancora quando il figlio Cristiano finì nei guai nell’inchiesta Romeo a Napoli; quando i suoi De Gregorio, Scilipoti e Razzi passarono a miglior partito; quando alcuni ex dipietristi rancorosi lo denunciarono per presunti abusi sui rimborsi elettorali e sull’acquisto di immobili; quando una campagna di stampa insinuò chissà quale retroscena su un invito a cena con alti ufficiali dell’Arma alla presenza di Contrada; quando le presunte rivelazioni dell’ex ambasciatore americano, ovviamente morto, misero in dubbio la correttezza di Mani Pulite. Ogni volta che finiva nella polvere, Di Pietro trovava il modo di rialzarsi. Ora siamo all’ennesimo replay, con le indagini sui suoi uomini di punta nelle regioni Lazio, Emilia, Liguria, mentre il centrosinistra lo taglia fuori un’altra volta, Grillo fa man bassa nel suo elettorato più movimentista e Repor t ricicla le accuse degli “ex” sui rimborsi e sulle case. Si rimetterà in piedi anche stavolta, o il vento anti-partiti che soffia impetuoso nel Paese spazzerà via anche il suo? Cominciamo da Report, programma benemerito da tutti apprezzato: domenica sera Di Pietro è apparso in difficoltà, davanti ai microfoni dell’inviata di Milena Gabanelli. Ma in difficoltà perché? Per scarsa abilità dialettica o perché avesse qualcosa da nascondere, magari di inedito e inconfessabile? A leggere (per noi, rileggere) le carte che l’altroieri ha messo a disposizione sul suo sito, si direbbe di no: decine di sentenze, penali e civili, hanno accertato che non un euro di finanziamento pubblico è mai entrato nelle tasche di Di Pietro o della sua famiglia. E nemmeno nelle case, che non sono le 56 che qualche testimone farlocco o vendicativo, già smentito dai giudici, ha voluto accreditare: oggi sono 7 o 8 fra la famiglia Di Pietro, la famiglia della moglie e i due figli. Quanto alla donazione Borletti, risale al 1995, quando Di Pietro era ancora magistrato in aspettativa e imputato a Brescia: fu un lascito personale a un personaggio che la nobildonna voleva sostenere nella speranza di un suo impegno in politica, non certo un finanziamento a un partito che ancora non esisteva (sarebbe nato tre anni dopo e si sarebbe presentato alle elezioni sei anni dopo, nel 2001, e l’ex pm lo registrò regolarmente alla Camera tra i suoi introiti). Il resto è noto e arcinoto: all’inizio l’Italia dei Valori era un piccolo movimento “personale”, tutto incentrato sulla figura del suo leader, che lo gestiva con un’associazione omonima insieme a persone di sua strettissima fiducia. In un secondo momento cambiò lo statuto per dargli una gestione più collegiale. Decine di giudici hanno già accertato che fu tutto regolare, fatta salva qualche caduta di stile familistica e qualche commistione fra l’entourage del leader e il movimento. Di Pietro potrebbe anche fermarsi qui: se, in vent’anni di processi, spiate dei servizi segreti al soldo di chi sappiamo, campagne calunniose orchestrate da chi sappiamo che l’hanno vivisezionato e passato mille volte ai raggi X, riciccia fuori sempre la solita minestra, già giudicata infondata e diffamatoria da fior di sentenze, vuol dire che di errori ne ha commessi, ma tutti emendabili, perché il saldo finale rimane positivo.Senza l’Idv non avremmo votato i referendum su nucleare e impunità; i girotondi e i movimenti di società civile non avrebbero avuto sponde nel Palazzo; in Parlamento sarebbe mancata qualunque opposizione all’indulto, agl’inciuci bicamerali e post-bicamerali, alle leggi vergogna di B. e anche a qualcuna di Monti; e certe Procure, come quella di Palermo impegnata nel processo sulla trattativa, sarebbero rimaste sole, o ancor più sole. Senza contare che Di Pietro non ha mai lottizzato la Rai e le Authority. É vero, ha selezionato molto male una parte della sua classe dirigente (l’abbiamo sempre denunciato). Ma quando è finito sotto inchiesta si è sempre dimesso e, quando nei guai giudiziari è finito qualcuno dei suoi, l’ha cacciato. Ora la sorte dell’Idv, fra l’estinzione e il rilancio, è soltanto nelle sue mani. E non dipende dal numero di case di proprietà, ma da quel che farà di qui alle elezioni. Siccome è ormai scontato che si voterà col Porcellum, dunque ancora una volta i segretari di partito nomineranno i propri parlamentari, apra subito i gazebo per le primarie non sulla leadership, ma sui candidati. E nomini un comitato di garanti con De Magistris, Li Gotti, Palomba, Pardi e altri esponenti dell’Idv o indipendenti al di sopra di ogni sospetto. Qualche errore sarà sempre possibile, ma almeno potrà dire di aver fatto tutto il possibile per sbarrare la strada a nuovi Scilipoti, Razzi e Maruccio. Nel prossimo Parlamento, verosimilmente ingovernabile e dunque felicemente costretto all’inciucione sul Monti-bis, ci sarà un gran bisogno di oppositori seri, soprattutto sul tema della legalità. Se saranno soltanto i ragazzi di Grillo o anche gli uomini dell’Idv, dipende solo da lui.
Come ciclicamente gli accade, da quando è un personaggio pubblico, cioè esattamente da vent’anni, Antonio Di Pietro viene dato per morto. Politicamente, s’intende. Gli capitò nel ’94, quando dovette dimettersi da pm per i ricatti della banda B. Poi nel ‘95, quando subì sei processi a Brescia per una trentina di capi d’imputazione (sempre p

Da Il Fatto Quotidiano del 31/10/2012
 

martedì 30 ottobre 2012

Sassari: il Liceo Marconi all'attacco del governo Monti. Per difendere la Cultura


Nel dicembre scorso abbiamo dato nota di come il capo del governo dei tecnici, Mario Monti, abbia messo a capo del ministero dell'Istruzione due persone strettamente legate a Comunione e Liberazione (quella organizzazione che esattamente come la mafia, la camorra e la ndrangheta, fa affari con chi più le conviene al di là delle ideologie politiche), rileggetelo:


La Scuola non è rimasta ferma, ma le notizie su questo tema non girano, perché alla gente (guidata all'ignoranza dalle TV) non interessa il tema, e perché tantomeno alla stampa frega un fico secco della cosa. Eppure stiamo parlando di Cultura, non di giri di affari e inquadramento di menti, e cioé le cose che accadono puntualmente nelle scuole private, larghissima parte delle quali in mano proprio al clero.

Un caso di cui non leggerete praticamente da nessuna parte, è quello del Liceo Marconi di Sassari. Leggete questo PDF e guardate cosa stanno facendo gli insegnanti (ah, ma il Preside che fa? sarebbe carino saperlo). Per chi è più pigro, copio/incollo il testo qui.









Dichiarazione di agitazione dei docenti del liceo Marconi

Noi docenti, in qualità di RSU, siamo oggi qui in rappresentanza di TUTTI i docenti del Liceo Marconi per denunciare i nuovi attacchi alla Scuola Pubblica e gli ulteriori TAGLI promessi dal Governo Monti.
A noi lavoratori della Scuola Pubblica vengono negati diritti fondamentali, viene aumentato per legge l'orario settimanale di lezione di un terzo senza prevedere inoltre alcun compenso aggiuntivo ma con la ricompensa di 15 giorni di ferie durante le festività!

La proposta di aumentare le cattedre a 24 e poi a 21 ore, infatti, anch se apparentemente ritirata a detta del sottosegretario all'Istruzione Rossi Doria, è l'ennesimo attacco alla nostra professionalità e alla qualità dell'insegnamento stesso. Significherebbe infatti un ulteriore aggravio del nostro lavoro, già di per sé faticoso sia solo in termini di preparazione delle lezioni che di lavoro con gli studenti, e non riconosciuto, con perdita di professionalità e peggioramento della qualità del nostro operato.

Ci verrebbe chiesto non di aumentare il numero di ore per disciplina, vergognosamente ridotto dalla Riforma Gelmini, ma di "coprire sezioni orario disponibili nella istituzione scolastica di titolarità, nonché per l'attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo, per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione e per gli impegni didattici in termini di felssibilità, ore aggiuntive di insegnamento, di recupero e di potenziamento" art. 42.

Il nostro lavoro non si esaurisce con le 18 ore del mattino:

* preparazione delle lezioni
* preparazione delle verifiche
* correzione delle prove scritte
* riunioni collegali pomeridiane: collegio docenti, consigli di classe, dipartimenti
* coordinamenti e verbalizzazioni
* colloqui con le famiglie sia mattutini che pomeridiani
* corsi di recupero e potenziamento
* corsi di aggiornamento
* uscite giornaliere: mostre, conferenze ecc.
* visite d'istruzione, stage linguistici, aziendali, scambi culturali

Ci si chiede di avere noi gli strumenti per milgiorare l'offerta formativa dei nostri figli: computer personali e linea ADSL, stampanti, libri, strumenti informatici, audiovisivi.
Tutto questo compreso in uno stipendio molto al di sotto della media europea.
Dobbiamo avere mezzi propri per recarci al posto di lavoro senza alcuna possibilità di detrarne le spese.
Quando impegnati per l'intera giornata, non abbiamo diritto né a mense né a buoni pasto come la maggior parte dei lavoratori.


Non solo!


La scuola subisce ormai da oltre un decennio tagli, norme ingiuste e autoritarie, politiche demagogiche.
La scuola, con il taglio di un ulteriore miliardo di risorse, contribuisce da sola a coprire circa il 9% del costo della manovra, apri a 11,6 miliardi di euro.

L'anno scolastico è iniziato, come al solito, nel caos. Manca tutto e non sono ancora arrivati i fondi contrattuali, quelli già stanziati e "coperti" finanziariamente. Senza contratto, senza scatti di anzianità, con gli stipendi più bassi d'Europa continuiamo a pagare per gli sprechi, la corruzione, la mala politica.
Tale riforma infine implicherebbe ulteriori tagli di posti di lavoro: ogni 3 insegnanti 1 cattedra in meno!


Pertanto

Dichiariamo il nostro

STATO di AGITAZIONE


e ci asteniamo da qualunque attività non prevista obbligatoriamente dal nostro Contratto di Lavoro e ci riserviamo di comunicare le ulyeriori azioni di LOTTA che intenderemo intraprendere.

* Diciamo NO alle CATTEDRE di 24, 21 o anche 20 ore
* Diciamo NO ad altri TAGLI alla Scuola: 183 milioni di euro nel 2013!
* Diciamo NO ai FINANZIAMENTI alla SCUOLA PRIVATA: 220 milioni di euro!


CHIEDIAMO


* Che venga QUANTIFICATA e RETRIBUITA qualunque nostra attività eccedente le 18 ore
* Che venga RETRIBUITA la nostra FORMAZIONE

CHIEDIAMO


A voi genitori di UNIRVI a noi nel difendere la SCUOLA STATALE e a manifestare anche voi il vostro Dissenso.


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Cari amici, al documento come lo vedete nell'allegato seguono tante firme, e altre sono in raccolta.

Ora la palla passa a noi: che vogliamo fare: cliccare "mi piace" e basta? Oppure ci rimbocchiamo le maniche e diamo un aiuto agli insegnanti e studenti del Liceo Marconi?

Sig. Preside, lei che farà? Volterà le spalle alla sua Scuola?

lunedì 29 ottobre 2012

Sua Emittenza sta per scaricare il suo Maggiordomo?


Mettersi la livrea, appendere i gemelli ai polsi, e portare alto quel vassoio: tutto per un osso (a dire il vero d'oro, perché lo paghiamo noi con lo stipendio pubblico da parlamentare). Ha accettato di mettere faccia e fima sulle leggi incostituzionali spazzate via dalla suprema Corte, ha accettato di affrontare le telecamere per propinare i deliri del padrone quando il padrone ha capito che era il caso di non farsi vedere per un po' in giro (causa astio diffuso di una nazione alla canna del gas), e ora sta per arrivare il benservito. Sua Emittenza ha ricevuto una bella condanna con pene accessorie varie, e ha dichiarato guerra alle Istituzioni e alla Giustizia. Resta solo da scaricare l'uomo che è stato messo lì come un clown al circo a prendere torte in faccia. Nessuna gratitudine, ma una sentenza gelida: "Non capisce la pancia del paese".

Ancora una volta il nano lampadato e sessuomane parla chiaro, tanto nessuno lo prende a ceffoni, e ricorda al suo maggiordomo che per spuntare fuori in politica non occorre un programma, non servono delle idee, ma bisogna solo spaer parlare alla pancia degli elettori per acchiapparne i voti, per poter poi fare quallo che meglio soddisfa le proprie esigenze. Questa è l'ennesima conferma (purtroppo c'è ancora gente che non lo ha capito) che per Berlusconi la politica non è un servizio: ma uno strumento di amministrazione facilitata per le proprie aziende, e anche uno strumento per sventrare i codici in vigore all'unico scopo di evitare la galera. Leggete questo articolo: c'è da ridere amaro, e a me prudono le mani.



Alfano vacilla, Silvio lo boccia
"Non capisce la pancia del paese"

 

Nel Pdl caos e rischio scissione. La sorte del segretario appesa alla Sicilia: in caso di ko si dimetterà. "Così ci conteremo tra moderati e oltranzisti". L'ira del Cavaliere su Monti e Colle: mi hanno abbandonato

 
di CARMELO LOPAPA

ROMA - Dopo di lui il diluvio. E pazienza se oggi sarà lunedì nero per spread e Borse. "Ho fatto due passi indietro ma Monti e Napolitano hanno preferito abbandonarmi al mio destino. Ora ho il diritto di difendermi, mi vogliono in galera e non ho tempo da perdere". Nel day after, Silvio Berlusconi rincara la dose, se possibile. Il governo dei tecnici dice di non volerlo far cadere, ma "ballare" sì che lo farà ballare. A cominciare da domani in commissione, legge di stabilità con la sua "odiosa" pressione fiscale.

La giornata di festa, dopo una settimana da incubo, la trascorre ad Arcore, in famiglia. Al telefono pochi fedelissimi del giro lombardo. Il Pdl vada pure per la sua strada, ripete. Martedì i dirigenti di via dell'Umiltà si riuniranno per il tavolo delle regole sulle primarie, lui partirà per Malindi. Destinazione Kenya, ritorno al residence di Briatore e arrivederci al 5 novembre. Le primarie sono "affare loro". Il partito è attonito, governato in queste ore dal panico, scialuppa in cui tutti i dirigenti cercano la rotta per salvarsi. Partito soprattutto a un passo dalla scissione, tra berlusconiani e montiani. Solo dopo una telefonata lunga un'ora, sabato a pranzo, Gianni Letta è riuscito a convincere l'ex premier a desistere dall'annuncio in conferenza stampa del varo del nuovo partito, della nuova lista.

Ma è lì che Berlusconi andrà a parare. Il segretario Alfano tace, ricomparirà oggi dopo il voto in Sicilia. Sa di avere buona parte del partito con lui, sulla sponda pro-Monti, ma una disfatta nella "sua" isola potrebbe portarlo alle dimissioni, ammettono dirigenti di via dell'Umiltà. Fosse pure per provocare una scossa e trasformare le primarie in una corsa per la segreteria e contarsi lì sulla linea: quella oltranzista del capo o quella moderata che lui, Angelino, ormai rappresenta. "Non si torna indietro da Monti" diceva ieri sera al Tg3 Maurizio Lupi. È il diktat anche di Franco Frattini, che non fa mistero di non aver gradito affatto le uscite antieuropeiste e di non sostenerle in Parlamento. "Attenti a non far saltare lo spread" avverte ormai anche il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Perfino il fedelissimo Gaetano Quagliariello sembra quasi richiamare il leader, quando fa notare che "in presenza di elezioni non si fa dibattito interno, è un fatto di buon senso". E comunque, "la spina a Monti non si stacca" avverte il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli.

È l'ala montiana del partito, che comprende anche Maria Stella Gelmini (pur presente a Lesmo due giorni fa) e Mario Mauro, capogruppo a Strasburgo, assai critico con la svolta anti-Ue e "suicida" con la Merkel. Sognano il Ppe italiano, si sono ritrovati all'ombra di un leader populista e nemico dell'euro. A questo punto, però, la loro è l'ala maggioritaria. Pronta ad andare alla conta se la fronda berlusconiana decidesse di staccare la spina. Una fronda che comprende i coordinatori Verdini e Bondi, gli ex An La Russa e Meloni e Corsaro tentati dalla rivolta contro Monti. E poi le "amazzoni" Santanché e Biancofiore, ma anche i dc Rotondi e Giovanardi, oltre che il coordinatore lombardo Mantovani e Paolo Romani. La sacca di resistenza che ha deciso di stare col capo sempre e comunque. La Santanché, che due giorni fa aveva provocato Alfano chiedendone le dimissioni, ieri twittava trionfante: "Le parole di Berlusconi sono state un colpo d'aria che ha fatto andar via la voce agli amici del Pdl". Qualcuno di loro suggerisce anche una grande manifestazione di piazza, come ai vecchi tempi. Ma non tira aria. Pallottoliere alla mano, sulla "stabilità" alla Camera i berlusconiani non avrebbero i numeri per opporsi. Ma al Senato - ieri si faceva di conto nel partito - ce la farebbero, assieme ai leghisti.

Molteplici e tormentate le telefonate intercorse ieri per tutto il giorno tra Angelino Alfano e il suo leader. "Perché proprio ora? Giusto alla vigilia del voto in Sicilia? È un attacco a me? Ce l'hai con me?" avrebbe incalzato il segretario, stando ai racconti di chi ha parlato con Berlusconi. Il Cavaliere lo ha rassicurato a più riprese. "Con lui sotto il profilo umano non c'è alcun problema, ma ci sono alcuni nodi politici da risolvere" ha poi spiegato l'ex premier ai suoi interlocutori. Staccare la spina al governo non lo ritiene utile, ormai: "La crisi non conviene a nessuno, al voto si va comunque a breve: io ormai sono in campagna elettorale". Quella legge che aumenta la pressione fiscale però la vuole "stravolgere". Il presidente del Consiglio è nel mirino, come lo è senza ipocrisie ormai il capo dello Stato. Non si attendeva certo un salvacondotto, Berlusconi, a sentire lo sfogo delle ultime ore, ma delle garanzie più solide, anche dal Colle. Non è arrivato: "L'anno scorso ho compiuto un sacrificio importante, ma mi hanno abbandonato in balia dei magistrati". Ora non ci sta più.

Cavaliere "galvanizzato", raccontano, che adesso alza il tiro in privato a briglie sciolte contro Monti: "Ogni volta parla di credibilità come se quelli che sono venuti prima di lui fossero dei poco di buono. Lo spread si è regolarizzato, è vero, ma grazie agli interventi della Bce, non solo grazie a lui". E continua, rivolto al Professore: "Molte scelte strategiche vengono fatte senza alcun coinvolgimento: non ha tagliato il cuneo fiscale, non ha movimentato la crescita, solo tagli". Per non dire dei ministri tecnici del governo, definiti nei colloqui confidenziali "irriguardosi", oltre che con "velleità" politiche: "Ma chi si credono di essere?"

Berlusconi si è convinto che la pancia del Paese non segua più questo governo, soprattutto il cuore del Nord produttivo, "basta sentire Squinzi". E lui, l'ex premier, pensa di poterla interpretare, quella "pancia". A differenza del segretario del suo partito. "Angelino è un caro ragazzo. Ma fa fatica ad avere presa su quella fetta di paese scontento e disperato". È lo spartiacque del leader Pdl, "chi vuole andare col governo delle tasse ci vada pure, Angelino scelga con chi stare, io ho lanciato un'operazione verità". Con lui o contro di lui, ormai è una partita a rompere.

domenica 28 ottobre 2012

S'i fosse fuoco, arderei Berlusca


S'i fosse fuoco, arderei Berlusca
s'i fosse vento, lo tempestarei
s'i fosse acqua, i' l'annegherei
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo. 
S'i fosse papa, allor serei giocondo
ché tutti Ciellini infinocchierei
s'i fosse 'mperator, ben lo farei
ai Pidiellini tagliarei lo capo a tondo. 
S'i fosse morte, andarei a Mario Monti
s'i fosse vita, non starei con lui
similemente faria da D'Alema. 
Si fosse Luca com'i' sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
la Santanché lasserei altrui.

Totalmente rifatto (però male)

Ma sì, scherziamoci su almeno una volta. Cecco mi ispira, l'ha sempre fatto. Ai suoi tempi le teste venivano tagliate, le lingue strappate, e i corpi devastati dai boia esposti sulla pubblica piazza. Oggi invece chi ha potere e soldi fa quello che vuole, delinquendo a più non posso. A proposito: Berlusconi prima si ritira (una finta cui pochi hanno creduto), poi si candida, "obbligato" da una condanna a 4 anni (più pene accessorie), e dichiara guerra alle istituioni e alla Giustizia, e lo dice a chiare lettere (ma un PM che procede nei suoi confronti per queste dichiarazioni eversive non c'è?). Con mia grande gioia però la sua candidatura è la zappa sui piedi a tutto il PDL. Quel PDL che stava cercando di costruirsi a fatica una verginità mai avuta, e che ora torna ad avere come testa di... assalto (e cosa pensavate?) il delinquente capo. Con l'Italia in rovina, gran parte per colpa di Berlusconi e dei suoi scagnozzi, situazione aggravata dal governo tecnico di chi è in odore di massoneria e comunione/liberazione, con gli scandali sessuali, le innumerevoli condanne, e un comune sentire popolare di rigetto rispetto a queste nefandezze.... la candidatura di Berlusconi è proprio quello che non ci voleva per il PDL. Buon per noi della Società Civile.

Il PDL è condannato a perdere, affonderà col suo capo e despota: ecco il prezzo che paga chi si svende al peggio. Mafiosi, camorristi, 'ndrini, ciellini: tutti nello stesso calderone, a dare voti a un'accozzaglia di puttanelle, inetti, spocchiosi, delinquenti di vario tipo, pronti ad auto-esiliarsi nelle Hammamet costruite e comprate in anni di ruberie sulle finanze pubbliche. Ecco il mercatino della feccia.

Hanno già perso, e noi rideremo.

sabato 27 ottobre 2012

Nuova dichiarazione di guerra di Berlusconi alla Giustizia


Quattro anni di carcere più pene accessorie varie, ecco la scusa per fare in modo che Sua Delinquenza palesi la sua decisione nascosta - ma non più di tanto. Non ho mai creduto che Berlusconi si ritirasse dalla politica... forse aspirava alla presidenza della Repubblica, ma che non si candidasse... E quindi Padròn Silvio (così lui è per i colletti bianchi che fra udienze e Parlamento si sbattono per l'osso) torna in campo. Quale novità! Sono i toni però a farmi girare i santissimi. Ma in fondo: niente di nuovo sotto il sole. Il solito letame. Ora la curiosità è vedere quanti imbecilli gli daranno il loro voto, dopo quello che ha fatto, politicamente e penalmente. Viva l'immunità parlamentare, viva i delinquenti.


Condanna Mediaset, Berlusconi: “Ora costretto a rimanere in campo”

 

 Il Cavaliere al Tg 5 commenta la decisione del Tribunale di Milano. Per lui l’evasione che gli è contestata sarebbe una “costruzione fantascientifica”. E promette di non abbandonare la politica perché "è necessario riformare il pianeta giustizia"


di Redazione Il Fatto Quotidiano

Una sentenza a seguito della quale “ci saranno delle conseguenze”. La prima è che Silvio Berlusconi, dopo la decisione del Tribunale di Milano, si sente “obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia perché ad altri cittadini non capiti ciò che è capitato a me”. L’ex presidente del Consiglio, condannato a quattro anni in primo grado per frode fiscale, ha parlato ai microfoni del Tg5 e ha così smentito quanto dichiarato nei giorni scorsi dove aveva assicurato che non si sarebbe ricandidato alla premiership e aveva rilanciato le primarie del Pdl. Una posizione ribadita anche in un videomessaggio e che oggi invece, all’indomani della condanna di primo grado, ha sconfessato. 

”A Roma la Cassazione mi ha assolto con formula piena sulla stessa materia”, prosegue il Cavaliere, stupito che di questo non si sia “tenuto conto”. La ragione, forse, è che “il giudice Davossa è molto prevenuto contro di me. O forse in tutto questo si devono trovare delle spiegazioni di natura politica”. Per l’ex premier poi è “incredibile” che nella sentenza nel processo sui diritti tv si parli di “naturale capacità a delinquere”, perché “sono padre di cinque figli, nonno di sei nipoti e sono incensurato”. 

Per lui l’evasione che gli è contestata sarebbe di circa “l’uno per cento delle imposte pagate allo Stato”. Quindi, sostiene, una cosa “ridicola”, una “costruzione fantascientifica”. Nel corso dell’intervento ricostruisce il suo rapporto col produttore cinematografico Frank Agrama

Condannato a tre anni, è considerato dalla Procura di Milano il “socio occulto” e dai giudici “vero mandatario” del Cavaliere nella truffa al fisco, quantificata  in 17,5 miliardi di lire nel 2000; in 6,6 milioni di euro nel 2001, in circa 4 milioni nel 2002, e in circa 2 milioni nel 2003. ”Ebbi a conoscere Agrama negli anni ’80 – puntualizza Berlusconi – poi non l’ho più visto, né sentito, né frequentato”. Ribadisce quindi di non essere mai stato “suo socio occulto” perché “è stato provato da tutte le carte” ed “esistono prove inoppugnabili che avrebbero dovuto portare ad una assoluzione”.

Inoltre, ha aggiunto, “se fossi stato socio occulto di Agrama sarebbe bastata una mia telefonata a Mediaset per determinare l’acquisto di diritti che lui voleva vendere senza bisogno di pagare tangenti. Soprattutto – continua – se fossi stato suo socio sarei venuto subito a conoscenza di pagamenti di una tangente ai responsabili dell’ufficio acquisti di Mediaset e non avrei potuto che provvedere all’immediato licenziamento”. E’ convinto che “nessun imprenditore si sarebbe potuto comportare in modo diverso consentendo ai suoi dipendenti di rubare a danno suo e della sua azienda”, che definisce come “uno dei primissimi contribuenti” e che ha avuto ”quasi 56mila collaboratori”.

Biancofiore: “B. in campo? Entusiasti” – ”Se quanto apprendiamo dai flash delle agenzie stampa, e cioè che Berlusconi avrebbe detto che ‘ci saranno conseguenze’ alla sentenza Mediaset ed è ‘obbligato a restare in campo’, non solo ne siamo entusiasti ma siamo pronti al suo fianco a sacrificare ogni giorno dei prossimi mesi per rivendicare il diritto di Berlusconi ad essere trattato da uomo normale e ad essere giudicato dalla volontà popolare alle prossime elezioni politiche aspettando gli altri gradi di giudizio che faranno giustizia”, lo afferma la parlamentare Pdl Michaela Biancofiore, coordinatore regionale per Berlusconi del Trentino Alto Adige.

Confindustria giovani: brusio in sala -  La platea del congresso dei giovani imprenditori di Confindustria riuniti a Capri accoglie con un lungo brusio la notizia rimbalzata via Twitter da Roma della decisione di Silvio Berlusconi di “restare in campo” dopo la sentenza Mediaset.

Santanché: “I candidati alle primarie del Pdl ora si ritirino” - ”Sono contenta che Berlusconi rimanga in campo per portare alta la bandiera del garantismo e della libertà. Sono contenta – prosegue – che abbia accolto il nostro appello e auspico che faccia anche lui le primarie per poter ancora una volta raccogliere il consenso del suo popolo”. In un’intervista a Repubblica, l’ex sottosegretario ha inoltre dichiarato:  ”Tutti i candidati alle primarie del Pdl si ritirino. Occupare quel posto sarebbe usurparlo: è di Berlusconi, deve riprenderselo Berlusconi”. Poi ha fatto “un appello al presidente, l’unico che in questi anni ha combattuto per il garantismo, perchè vede io sono d’accordo con il partito degli onesti, i delinquenti e i ladri voglio vederli tutti in galera e buttare la chiave, ma quando a giudicarli c’è una magistratura onesta”. La sentenza Mediaset, sottolinea, è “con motivazioni politiche, scritta in maniera politica. Questo è inaccettabile. L’hanno fatta per ammazzare Berlusconi. Vogliono ucciderlo”.

Fini: “Chissà cosa dirà domani” -  “Credo sia buona regola aspettare la giornata di domani – ha detto il presidente della Camera – perché quello che ha detto oggi è certamente molto diverso da quello che ha detto ieri”. Le parole di Berlusconi sono rimbalzate durante una tavola rotonda promossa nell’ambito di un convegno di Iniziativa Subalpina e al moderatore che le aveva lette la platea aveva risposto con una risata che Fini aveva commentato: “La risata della platea la dice lunga”.

Vietti: “Le sentenze non vanno strumentalizzate” –  Per il vicepresidente del Csm, Michele Vietti ”le sentenze non vanno utilizzate nel dibattito politico e tanto meno strumentalizzate a fini politici. Fortunatamente viviamo in uno Stato di diritto in cui vige per tutti gli imputati, anche i più noti, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva”.

sabato 20 ottobre 2012

Una riflessione ironica e triste sulla pagliacciata "anticorruzione"


Luminosa, ironica e triste riflessione di Marco Travaglio sulla pagliacciata fatta dal ministro Severino d'accordo col Parlamento dei delinquenti. Alla gente comune troppa stampa e televisione sta raccontando: "C'è la legge anticorruzione!" senza dire però che questa accozzaglia di articoli salva dal carcere i delinquenti, soprattutto quelli che, essendo in politica, hanno più facilmente contatti con la criminalità organizzata e Comunione e Liberazione, che come la criminalità organizzata tende la mano a chi le conviene. Leggetelo attentamente.


LETTERA DI UN TANGENTARO
 

Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano 20/10/2012




Gentili presidente Monti e ministra Severino, chi vi scrive è un tangentista. Niente di speciale, per carità: un tangentista medio, come ce ne sono tanti, che tira avanti come può. Una mazzetta oggi, una domani. Una volta le toghe rosse mi han beccato mentre incassavo una mazzetta come assessore comunale e mi han costretto a patteggiare 5 anni per corruzione e concussione, sebbene io – su consiglio del mio avvocato, che è anche deputato – mi proclamassi innocente. Impugnai il mio patteggiamento in Cassazione, sperando nella prescrizione, ma quei giudici infami me lo confermarono proprio in extremis. 

Fortuna che i miei reati (anzi, presunti reati) li avevo commessi prima del 2006, così beneficiai di 3 anni di sconto grazie all’indulto sinistra-destra. Mi rimasero 2 anni, che scontai comodamente in libertà senza passare dal carcere: il giudice mi affidò ai servizi sociali (una visitina ogni tanto a una comunità di ex tossici, che appena mi vedevano ricominciavano a drogarsi), perché diceva che dovevo reinserirmi nella società, anche se io mi sentivo già abbastanza inserito. 

Appena la mia condanna finì sui giornali, il presidente B. mi notò e mi invitò ad Arcore per propormi una candidatura alle elezioni del 2008: gli si era liberato un posto nella quota condannati, non potendo ripresentare Previti per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Accettai e fui eletto deputato. Il mio nome era, ovviamente, nei primi posti della lista bloccata, in cambio di una bella sommetta, frutto delle mie vecchie refurtive, e di un certo numero di voti che avevo acquistato da un boss della ‘ndrangheta conosciuto casualmente in Regione Lombardia. 

A Montecitorio, oltre al mio avvocato, incontrai un sacco di colleghi tangentari. Un’allegra rimpatriata. Pensavo di restare lì una ventina d’anni, come si usa, poi purtroppo iniziò a soffiare questo brutto vento di antipolitica. Non vi dico la mia angoscia quando si cominciò a parlare della vostra legge anticorruzione. Già il nome era decisamente brutto e maleaugurante. E poi la sostanza: si parlava di lotta a corrotti, concussori, compratori di voti, riciclatori di mazzette, evasori fiscali, falsificatori di bilanci. C’era addirittura un giornale che raccoglieva firme per spingere. Chissà che mi credevo, non ci ho dormito due notti. Poi il mio avvocato mi ha preso da una parte: “Tranquillo, questa legge la puoi votare anche tu”. E io: “Ma poi devo smettere di fare quel che ho sempre fatto”. E lui: “No, fidati, puoi continuare come e più di prima. Anzi, nessuno se ne accorgerà più, perché adesso abbiamo la legge anticorruzione e il governo degli onesti”. Non ci volevo credere, poi ho controllato: mi son letto bene la legge e ho scoperto che aveva ragione lui. Gl’imprenditori che mi pagano tangenti potranno seguitare a falsificare i bilanci e ad accumulare fondi neri senza pagarci le tasse. 

Io, come peraltro ho sempre fatto, dovrò solo stare attento a chiedergli le mazzette gentilmente, senza puntargli il coltello alla gola: così è concussione per induzione, che d’ora in poi sarà addirittura un reato minore, punito non più fino a 12 anni, ma fino a 8, così la prescrizione scatta non più in 15 anni, ma in 10 anni (fosse stato così anche prima, mi sarei risparmiato il patteggiamento). La mazzette dovrò seguitare a reinvestirmele da solo, tanto l’autoriciclaggio continua a non essere reato. E, quando compro voti dal boss, devo stare attento a non pagarli in denaro, ma in favori, così il reato di voto di scambio non scatta. Ecco, signor presidente e signora ministra: io volevo semplicemente ringraziarvi. Mi avevate tanto spaventato, ma poi ho capito che era tutto uno scherzo. Se la lotta alla corruzione è la vostra, ci sto anch’io. Sapete che già mi sento un po’ tecnico anch’io?

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LEGGI ANCHE: Ma è davvero anticorruzione?

giovedì 18 ottobre 2012

Anche al Comune di Cagliari i Dirigenti non stanno poi così male


Per una pura curiosità oggi sono andato a curiosare anche nel sito del Comune di Cagliari. L'altro giorno abbiamo fatto i conti in tasca ai Dirigenti del Comune di Sassari, oggi ci occupiamo del capo di sotto. Anche questo post è frutto, e lo dico per accontentare i miei detrattori, di una sana dose di populismo, demagogia e soprattutto qualunquismo. La pestilenza di queste vagonate di euro è dovuta ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, cui i Comuni si adeguano, e queste poltrone sono davvero pane per pochi fortunati. Anche in questo caso non contesto la preparazione e la competenza delle persone nominate dall'esecutivo in Comune, sia chiaro.

In riferimento alla carica di Direttore Generale, non c'è una indicazione specifica di quanto prenda, ma si pubblica (per fortuna) il contratto che lo riguarda (è una donna: Maria Cristina Mancini). Dal contratto si evince che il Direttore Generale ha diritto a 120.000€ annuali (lordi), cui si aggiungono - come se questi soldi non bastassero - rimborsi vari: spese di viaggio e soggiorno, spese sostenute per convegni, incontri e dibattiti e seminari vari. Più o meno la cifra complessiva potrebbe avvicinarsi al compenso previsto a Sassari per il Direttore Generale turritano.

Stessa cosa per il Segretario Generale (stavolta è un uomo: Renzo Serra): un PDF dal quale si ricava l'indicazione precisa del compenso: ben 88.219,43€.

Poi abbiamo una bella tabella (coi rinvii ai files dedicati) che indica le altre figure dirigenziali "minori". Per loro l'indicazione della retribuzione è diretta e non mascherata:


Nome Incarico ricoperto Retribuzione (*)
Euro
Curriculum
e retribuzione
Atzeni Manuela Responsabile del Servizio Polizia Municipale 73.359,63 pdf
Brundu Francesca Responsabile del Servizio Patrimonio e del Servizio Tributi 82.359,63 pdf
Carboni Teresa Responsabile del Servizio Appalti, Contratti, Economato 82.359,63 pdf
Castrignano Riccardo Responsabile dei Servizi Pianificazione Territoriale ed Edilizia Privata 82.359,63 pdf
Cossa Alessandro Responsabile del Servizio Pianificazione Strategica e Politiche Comunitarie 77.859,63 pdf
Curreli Carla Responsabile  del Servizio Avvocatura 3 77.859,63 pdf
D'Aprile Claudio Responsabile del Servizio Sistemi Informativi e Sistemi Informatici 77.859,63 pdf
Delle Donne Antonella Responsabile del Servizio Attività Produttive e Turismo 82.359,63 pdf
Delogu Mario Responsabile del Servizio Protezione Civile e dell'Ufficio Prevenzione e Sicurezza 82.359,63 pdf
Farci Genziana Responsabile del Servizio Avvocatura 2 77.859,63 pdf
Frau Francesca Responsabile del Servizio Avvocatura 1 77.859,63 pdf
Madeddu Claudia Responsabile del Servizio Igiene del suolo 77.859,63 pdf
Marotto Gianbattista Responsabile del Servizio Istruzione, Politiche Giovanili, Sport e del Servizio Cultura e Spettacolo 82.359,63 pdf
Mereu Luisella Responsabile del Servizio Gestione Contabilità 77.859,63 pdf
Montixi Roberto Responsabile del Servizio Sviluppo organizzativo, Risorse Umane, Politiche del lavoro 77.859,63 pdf
Mossa Mario Responsabile del Servizio Lavori Pubblici 1, Servizio Lavori Pubblici 2 e Servizio Viabilità e Mobilità 90.256,69 pdf
Pala Clara Responsabile del Servizio Impianti Tecnologici ed Energia 83.750,24 pdf
Papoff Claudio Maria Responsabile del Servizio Ambiente, Parchi e Verde 73.359,63 pdf
Piras Alessandra Serenella Responsabile del Servizio Affari Generali 82.632,63 pdf
Tuveri Ersilia Responsabile dei Servizi Affari Istituzionali e Politiche Sociali 89.138,56 pdf
Urru Maria Franca Responsabile del Servizio Bilancio, Società Partecipate, Controllo analogo 77.859,63 pdf

(*)  Tutti gli importi sono indicati al lordo dei contributi a carico del dipendente e delle ritenute fiscali.

Il totale è appena meno 1 milione e 800 mila euro.

Beh, anche a Cagliari non stanno male, loro, i Dirigenti. Tanti cittadini invece sì, e pagano lo stesso le tasse che servono a foraggiare queste retribuzioni. Mica male davvero.

Ma è davvero anticorruzione?



Un deputato dell'IDV oggi ha scritto: "Italia dei Valori non ha votato la fiducia chiesta dal governo sul ddl anticorruzione. Una decisione presa nella convinzione che questo provvedimento non raggiunge lo scopo auspicato, anzi rende perfino la vita ai corrotti più facile. Il ddl anticorruzione non ha cancellato le riforme fatte da Berlusconi per salvare se stesso, non ripristina il reato di falso in bilancio e non sono stati allungati i tempi della prescrizione. L'unica cosa che cambia è la fattispecie di reato sulla concussione per induzione, cioè l’unica che conti per i politici e per gli amministratori. Nella nuova formulazione la pena è più lieve e la prescrizione più facile. E sopratutto perché il Governo ha rimandato a un decreto legislativo successivo la non candidabilità dei condannati, quando bastava inserirlo in questo ddl."

Sinceramente questa legge sembra solo una grande presa in giro. Comunque, ecco due pareri. Fate voi.

Anticorruzione, sì del Senato "Presto l'incandidabilità"

 

di ANNALISA CUZZOCREA

 

Che la fiducia sarebbe arrivata oggi, i senatori lo hanno capito al mattino, quando nell'aula di Palazzo Madama si è presentato Mario Monti. Un segno che il governo, sul disegno di legge anticorruzione, ha deciso di stringere i tempi più che può. L'opinione pubblica ha bisogno di un segnale, come testimoniano le oltre trecentoventicinquemila firme raccolte in pochi giorni da Repubblica. Ne ha bisogno l'Europa, per fidarsi del nostro Paese nonostante assessori indagati, Consigli regionali che crollano, capoluoghi di provincia sciolti per mafia. E così, dopo una replica del ministro Severino alla discussione generale, è arrivato il maxiemendamento che sostituisce il testo ed è stata posta la questione di fiducia.

Che è passata, l'accordo con la maggioranza era ormai blindato. E che consente ora di fare un'ultima rapida lettura alla Camera, e di far partire la legge già nelle prossime settimane. Di più: Paola Severino, davanti all'aula, ha preso un impegno. Il ddl dà la delega al governo perché intervenga sull'incandidabilità dei condannati in Parlamento: "Quando sarà approvato in via definitiva, interverremo con assoluta tempestività", ha assicurato il guardasigilli. Lo stesso ha fatto il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi: "Sull'incandidabilità agiremo subito". A questo punto, nonostante sia facile prevedere che qualcuno tenterà di fermarla, la norma dovrebbe arrivare prima delle prossime elezioni. Forse già entro un mese, come ha chiesto il Pd.

Su tutto il resto, su un ddl frutto di un lavorìo continuo  -  ancora stanotte  -  e di faticosi compromessi tra centrodestra e centrosinistra, restano molti dubbi. Tanto che il ministro ha voluto precisare: "Siamo un governo di persone oneste, non è accettabile che si dica che non vogliamo la legge perché siamo amici degli amici dei corrotti", come aveva fatto ieri l'Idv Li Gotti. E ha ammonito, la Severino: "Questa legge non è carta straccia, troppo facile fare i grilli parlanti, lo ero anch'io, poi però c'è la fatica di portare a termine un provvedimento, di dosare le pene perché non ci siano eccessi né al rialzo né al ribasso". Per poi ricordare, riprendendo le parole di Gerardo D'Ambrosio: "Questo è la prima legge sulla corruzione dopo Mani Pulite, quando la politica  -  al contrario di oggi  -  cercò di frenare la magistratura". "Meglio poco che niente, ma serviva più coraggio", le ribatte il pd Felice Casson.

Di luci e ombre, e di occasione persa, ha parlato la presidente della commissione Giustizia alla Camera Giulia Bongiorno. Le critiche più dure però arrivano dall'Italia dei Valori: secondo Di Pietro "il ddl va indietro invece che avanti, non rende ai corrotti la vita un pochino più difficile, ma molto più facile".


Corruzione, Camusso: "Sotto le aspettative"
Grasso: "Serve ancora un po' di strada"

 

Secondo il procuratore nazionale antimafia, nel provvedimento mancano il falso in bilancio, la riforma del voto di scambio e il reato grave di false fatturazioni. La commissione Ue, per bocca del vicepresidente Olli Rehn, ha accolto con favore la nuova norma. Critica il segretario generale della Cgil: "Non si affrontano i nodi che riguardano il lavoro"


Da: Repubblica

ROMA - Il disegno di legge approvato ieri dal Senato "è un grande successo del governo", ma "per distruggere completamente la corruzione c'è ancora bisogno di fare un po' di strada". È quanto ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, a proposito del provvedimento votato a palazzo Madama. Il magistrato ha ricordato che "tante forze politiche non volevano neanche questa soluzione". Tuttavia "alcune norme - ha aggiunto - hanno bisogno tecnicamente di ulteriori accorgimenti". Grasso ha poi indicato come necessari "la riattivazione del vecchio falso in bilancio, l'introduzione del reato grave di false fatturazioni e l'integrazione della fattispecie del voto di scambio".

Il commento audio di Roberto Saviano

Il procuratore antimafia ha poi spiegato che la norma che invita i dipendenti pubblici a denunciare quello che accade sotto la loro percezione è ancora insufficiente e c'è bisogno di altri tipi di collaborazione. "A noi serve rompere l'accordo tra corrotto e corruttore e quindi - ha detto - come per la criminalità organizzata, servono delle norme che premino chi collabora con la giustizia denunciando l'illecito".

Un altro punto di criticità del ddl è la riduzione delle pena per il reato di corruzione per induzione. Prima da 4 a 12 anni, ora da 3 a 10. Con la conseguente diminuzione del tempo per la prescrizione del reato, passando da 15 a 10 anni. Molti magistrati sono concordi nel dire che la concussione per induzione è assai più diffusa di quella per costrizione. Tanto che si inizia ad ipotizzare una modifica del testo a Montecitorio. Altro nodo a rimanere aperto è quello dell'incandidabilità dei politici condannati in primo grado, sul quale il ministo della Giustizia, Paola Severino, aveva dato la disponibilità del governo a procedere anche con decreto legge.

Sull'approvazione del provvedimento si è espressa anche la Commissione Ue, che "accoglie con favore l'adozione da parte del Senato della lungamente attesa legge anticorruzione". A dirlo è il vicepresidente, Olli Rehn, sottolineando che ora Bruxelles auspica "una rapida adozione finale alla Camera dei deputati". Secondo la Commissione, "le misure contenute nel disegno di legge se adeguatamente attuate possono attivamente contribuire a migliorare il contesto per le imprese in Italia, in linea con le raccomandazioni del Consiglio del 6 luglio".

Critica il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. "La fatidica legge sulla corruzione - ha detto - che doveva essere la grande risposta del Paese su questi temi è ben al di sotto delle aspettative minime che si dovevano avere". La sindacalista poi ha aggiunto che il provvedimento "ancora una volta non affronta i nodi che riguardano il lavoro, a partire dal falso in bilancio che è notoriamente lo strumento primo attraverso cui si esercita la corruzione , le tangenti, le infiltrazioni".

Parla di parto laboriso e difficile, il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. "Ci lascia sperare - ha spiegato - che anche in Italia ci sia una politica organica di contrasto preventivo alla corruzione". Per il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, l'approvazione del provvedimento è "un segnale importante che si dà all'Europa, o al mondo, di un paese che vuole contrastare uno dei suoi fenomeni più gravi, quindi sicuramente un dato molto positivo".

Sul tema delle "liste pulite" è intervenuto oggi il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Occorre prevedere - ha detto - precise regole sull'incandidabilità, sull'ineleggibilità, per chi, ad esempio, è condannato in primo grado. Un quadro certo e valido per tutti".

domenica 14 ottobre 2012

I conti in tasca ai Dirigenti del Comune di Sassari


Questo post è intriso, per soddisfare i miei detrattori, di populismo, qualunqusimo e demagogia. Lo scrivo subito per anticipare i soliti commenti che mi vengono rivolti, spesso conditi da insulti vari, da chi preferisce non approfondire le cose ed accontetarsi di sapere poco o niente (o per sentito dire da chissà chi). Io sono guidato da un senso di "condivisione" antico, e forse fesso. E poi sono curioso. Sono fatto così: prendere o lasciare. 

Recentemente mi son reso conto che avere qualche conoscenza nei partiti è utile. Non fraitendetemi, non parlo di un utile mio personale (così infatti ragionano nel profondo i carrieristi della politica, quelli che passano da un partito all'altro in cerca di poltrone). E' utile invece, e mi spiego, per venire e conoscenza di cose che sono sì aperte a tutti, ma spesso vengono sepolte dietro a link, testi, richiami, e nella veloce vita di tutti i giorni non ci accorgiamo di poterci arrivare, a queste cose, con un minimo di impegno, con i classici due minuti in più.

Sono entrato quindi in possesso di un foglio in cui è presente l'elenco dei Dirigenti che occupano le poltrone d'oro al Comune di Sassari, e in questo elenco ho letto anche il compenso lordo per l'anno 2011. Ho cercato nel sito del Comune di Sassari i riferimenti, e ho riscontrato che quanto scritto in quel foglio è tutto vero. Potete verificarlo anche voi QUI. Ogni nome ha i suoi link di riferimento, bisogna solo avere la pazienza di guardarli tutti. Per chi non avesse tempo e pazienza, metto qui il riassunto. Faccio notare che in questo elenco di nomi c'è un po' di tutto. Chi conosce bene Sassari (e chi è dentro alla politica o vi ha parenti potenti e/o amici) riderà amaro leggendo questo elenco, compensi annessi. Il vero affare allora forse non è essere eletto al Comune (circa 1200€ mensili se si partecipa a tutte le riunioni), ma entrare nei giri giusti. Questo non è un atto di accusa a chi comanda oggi al Comune (li ho votati anche io, alle elezioni), perché con altre maggioranze la cosa era esattamente la stessa, ma semplicemente sto puntando il dito contro questa forma di gestione della cosa pubblica che è di tutta la politica, e Sassari, a tutti i livelli, non è certo lontana da questo modo di fare. Queste retribuzioni (al lordo totale del 2011) vanno da un minimo di 92.706€ (7725€ mensili quindi) a un massimo di 137.650€ (11.470€ mensili) a persona, e sinceramente mi sembra un po' troppo. Ci sono i curricula vitae, dai quali si evincono le qualità dei dirigenti (che non metto assolutamente in discussione); quello che mi infastidisce è l'eccessivo compenso loro retribuito.

Penso che queste stimabilissime persone lavorino 23 ore su 24 per meritare tutti questi soldi pubblici. Anzi: ne sono più che convinto. Ma in fondo io sono solo un populista, demagogo e qualunquista, giusto?


Trasparenza, Valutazione e Merito
Dati relativi al personale




















Facciamo un conteggio finale: dalle nostre tasche prendono il volo per questi compensi d'oro 1.712.116,73€ (leggi: un milione, settecentododicimila e spicci) divisi in Stipendio Tabellare, Retribuzione di Posizione (un secondo stipendio a tutti gli effetti), Retribuzione di Risultato (e già: non sono pagati abbastanza per lavorare, quindi vanno arricchiti ulteriormente se lavorano bene...) e poi "altro"... "Altro" è 42.688,43€. "Altro"... Ok. Se lo dicono loro. Sono davvero dei posti d'oro. Se fossero conteggiati così gli stipendi di tutti... che sogno, vero?

Io non so quanto lavorano queste persone, ma lo dico: sicuramente 23 ore su 24. 

Siamo a Sassari, siamo in Italia: in tanti muoiono di fame, in pochi vivono nell'oro.

venerdì 12 ottobre 2012

Comunione e Liberazione + 'Ndrangheta = Lombardia (Sedriano)


L'equazione è semplice, perché è sempre la stessa. Buona lettura.


“Vieni che c’è Nicole Minetti”. L’invito del sindaco al boss della ‘ndrangheta

 

Alfredo Celeste, primo cittadino di Sedriano in provincia di Milano e insegnante di religione è finito ai domiciliari. Aveva chiamato Eugenio Costantino, arrestato, affinché partecipasse alla manifestazione da lui voluta sulla 'creatività femminile'. Madrina: la consigliera del caso Ruby

 
di Redazione Il Fatto Quotidiano

Aveva invitato il presunto boss della ‘ndrangheta Eugenio Costantino, arrestato nell’operazione di oggi della Procura di Milano, a una “manifestazione da lui organizzata la sera successiva a Sedriano, alla quale avrebbe partecipato la consigliera regionale Nicole Minetti”. Una serata voluta dal primo cittadino del comune in provincia di Milano, Alfredo Celeste, e dedicata la ‘creatività femminile’. Madrina d’eccezione: la consigliera ed ex igienista dentale di Berlusconi coinvolta nell’inchiesta Ruby. E’ uno dei particolari che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere, tra gli altri, lo stesso Costantino e l’assessore regionale Domenico Zambetti. Celeste, ricostruiscono i pm nella richiesta di arresto, pregava Costantino “di portare con sé un certo numero di persone per poter far fronte a eventuali contestatori, tenuto conto della ben nota vicenda che poco tempo prima aveva visto coinvolta la medesima Minetti”. La ricostruzione della telefonata è raccolta nell’ordinanza stessa.

Quella sera a maggio 2011 – spiega Ester Castano, cronista del settimanale Altomilanese - un centinaio di cittadini ha protestato contro la presenza della Minetti. Tra loro anche una suora e una maestra, strattonate da Marco Scalambra“, marito di Maria Stella Fagnani, consigliere comunale di Sedriano, “che ha obbligato la religiosa a salire sul palco per dare una parvenza cristiana all’evento. Chiaramente su richiesta del sindaco”. Ma la suora e l’insegnante hanno scritto una lettera ai carabinieri in cui spiegavano di essere state “molestate”. Castano ne è entrata in possesso e da lì, a seguito anche di altri articoli pubblicati sulla stampa locale, “ogni volta che viene pubblicato un mio articolo vengo richiamata in caserma dei carabinieri”. All’epoca della manifestazione, per la sola pubblicazione del pezzo a cui si aggiungeva il dato dei 7.020 euro che Celeste avrebbe dato al suo avvocato Giorgio Bonamassa per occuparsi della vicenda, i due avevano inviato una lettera agli edicolanti del magentino e del castanese dicendo, aggiunge la giornalista, “che avrebbero risposto in sede legale per aver venduto l’articolo e appeso la locandina”. Il sindaco poi ha diffidato la cronista dall’avvicinarlo nuovamente, “pena una denuncia per molestie”. 

Celeste è stato eletto nel 2009. Ex socialista poi passato nel Pdl, si è laureato in teologia a Lugano. Devoto alla madonna di Medjugorie, della quale conserva nel suo ufficio di primo cittadino una statua a ‘grandezza naturale’, è noto per avere fatto obiezione di coscienza sulla celebrazione dei matrimoni civili. Infatti come insegnante di religione ha deciso di non sposare le coppie in Comune. “Io insegno religione — aveva spiegato al Corriere della Sera —. Non posso dare certi insegnamenti in classe e poi non applicarli nel­la vita. Per me il matrimonio è quello davanti a Dio, punto. Inoltre, per i cittadini non cambia niente, le nozze sono celebrate da un altro membro dell’amministrazione”. Oltre al niet sui matrimoni civili, Celeste lo scorso febbraio aveva introdotto il menù quaresimale per i bambini delle scuole pubbliche elementari e medie del comune: prevedeva l’eliminazione della carne al venerdì, da sostituire col pesce, fino al giorno di Pasqua.

Alfano: sempre più in basso. Agghiaccianti uscite dell'avvocato di Berlusconi


Ci sarebbe da ridere, se non fosse una questione di gestione della cosa pubblica, e quindi gravissima. Angelino Alfano, quell'Angelino che mette in moderazione tutti i commenti sulla sua pagina Facebook per fare in modo che non si vedano le critiche, quando vengono scritte, e sembri tutto una gioia infinita, beh quello stesso Angelino ieri è stato protagonista di due uscite davvero incredibili, che ci fanno sempre più rendere conto di quale teatrino sia la politica nel PDL oggi. Un PDL allo sbando più totale, fra pregiudicati, freschi di condanna, carcerati, indagati, processati, intercettati e latitanti a piede libero.


Alfano è stato messo dal suo padrone davanti alle telecamere perché il padrone ha capito che sempre più gente non sopporta più di vedere la sua faccia, ciò esattamente dalle dimissioni del novembre scorso. Da allora il padrone si è fatto vedere di rado (salvo qualche foto in costume da bagno ben taroccata sul settimanale del fido Signorini) e la faccia sulle sue sparate l'ha messa il suo avvocato (uno dei suoi avvocati, precisiamo) Angelino Alfano. Ieri il maggiordomo in pectore è apparso alla conferenza stampa con cui il pluri-indagato presidente della regione Lombardia - la regione in cui Comunione e Liberazione impera sovrana a fianco di 'Ndrangheta e Mafia - ha annunciato il rimpasto delle giunta in regione.

In un paese normale chiunque in quelle condizioni (aggiungiamo che mezza giunta è agli arresti o sotto indagini) si sarebbe defilato con vergogna, Formigoni no. E allora ieri è andato in onda il teatrino dell'assurdo davanti alla stampa: Formigoni, Maroni (che fa il moralista oggi, è di moda) con Alfano hanno rilanciato l'apparato di governo di una regione allo sbando. Come se cambiare qualche nome cambi la sostanza della realtà che quella regione vive: appalti e mazzette in un rapporto incrociato fra istituzioni locali e criminalità organizzata, più soldi gratis al clero locale più potente della Yakuza.

Non finisce qui. Infatti Angelino sempre ieri è riuscito per l'ennesima volta a scendere sempre più in basso, toccare il fondo e iniziare a scavare (il canale di Panama?). Leggete: lo scioglimento del Comune a Reggio Calabria è un atto che "penalizza e condanna un’intera comunità e non rafforza la presenza dello Stato". Tutti noi sappiamo che la 'Ndrangheta, che fa loschi affari nella Lombardia di Formigoni, ha proprio a Reggio Calabria la sua base operativa principale: le famiglie più influenti di essa vivono materialmente là. Se il governo ha deciso di sciogliere il Comune, è perché la Magistratura e la Forza Pubblica hanno raccolto le prove che la 'Ndrangheta è penetrata a fondo nelle istituzioni locali. E Angelino? Angelino non è d'accordo. Ricordiamo che questa è la stessa persona che l'anno scorso estrapolava da vecchi testi di Falcone frasi a caso, che ha messo la firma su leggi salva-Berlusconi e salva-delinquenti poi dichiarate incostituzionali dalla Suprema Corte delle Leggi, e che anni fa era stato video-ripreso al matrimonio della figlia di un boss mafioso. Mmmmh, no, aspettate: è la persona giusta per queste uscite.

Ricapitolando: la regione Lombardia è il principale polo (delle libertà... ehm, scusate) di investimento della 'Ndrangheta; nello stesso giorno Alfano si mostra al fianco del pluri-indagato Formigoni per sostenerlo; poi spara la sua condanna allo scioglimento del comune di Reggio Calabria per infiltrazioni della stessa 'Ndrangheta. Sarà tutto un caso?

giovedì 11 ottobre 2012

"Evviva" il Governo dei Tecnici


di Isidoro Aiello
7 ottobre 2012

Dopo anni di improvvisatori, di gente senza mestiere, che si dedicava alla politica perché incapace di fare altro nella vita, o di imprenditori che si sono dati alla politica per sistemare i propri affari economici e giudiziari, privi di ogni sensibilità per il bene collettivo, ecco finalmente arrivare a governare l'Italia i Tecnici, anzi i SUPERTECNICI, profondi conoscitori dell'economia e della finanza, cui il nostro esimio presidente della Repubblica, detto anche la firma più veloce del west per aver sottoscritto una quantità di leggi chiaramente incostituzionali ad personam, ha conferito il gravoso compito di salvare la nostra cara Italia dalla speculazione della finanza internazionale e dal baratro economico, che tutti i governi degli anni precedenti avevano contribuito a creare. 
Questi Supertecnici, quasi fossero Supereroi, si sono subito dedicati al compito gravoso che era stato loro assegnato. Hanno allora intrapreso una politica illuminata dalla loro appartenenza al mondo delle banche, in particolare alla Goldman Sachs, ed alla struttura di potere chiamata Trilaterale (meglio sarebbe chiamarla SPECTRE di Flemingana memoria), che ha l'obiettivo dichiarato di arrivare a governare il mondo. A questo riguardo è emblematica una intervista rilasciata da uno dei suoi massimi ispiratori, David Rockfeller, il quale ha dichiarato quanto segue:
Siamo grati al Washington Post, al N.Y. Time, al Time Magazine e alle altre grandi pubblicazioni, i cui direttori hanno partecipato ai nostri incontri, rispettando le loro promesse di riservatezza per oltre 40 anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare questo piano per il mondo, se fosse stato di pubblico dominio durante tutti questi anni. Ma il mondo, oggi, è molto più evoluto e preparato per proseguire il percorso verso un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di un’elite intellettuale e di banchieri internazionali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati”.
Questi delegati della Trilaterale-Spectre, macchine prive di ogni sensibilità umana, hanno promulgato una quantità di decreti Salva Italia, Salva......, Salva....., Salva Tutto, con i quali di fatto hanno tolto le ultime risorse ai poveri, ai pensionati, ai disoccupati, agli operai, agli impiegati, agli agricoltori, agli artigiani, alla piccola e media impresa, in somma al mondo della produzione e del lavoro e nel contempo hanno sostenuto con finanziamenti a tassi irrisori le banche ed i poteri finanziari responsabili della crisi mondiale, prodotta dalle loro spericolate speculazioni. Sono i veri Robin Hood al contrario, tolgono ai poveri per dare ai ricchi!!!
Ma poi sono anche quasi infallibili. Infatti non sbagliano mai, come nel conto degli esodati, o come quando fanno pagare l’IMU seconda casa al vecchio, che lascia la sua residenza per essere accolto in una casa di riposo, oppure quando esentano dal pagamento dell’IMU, patrimoniale della classe medio bassa, le Fondazioni Bancarie ed i palazzi storici, posseduti dalle grandi compagnie economiche e finanziarie. 
Tuttavia il massimo della loro efficienza l’hanno mostrato nella vicenda dell’IMU da applicare ai beni immobili commerciali della Chiesa Cattolica. Sotto la spinta dell’opinione pubblica non sono riusciti ad esimersi da questa spiacevole incombenza; ma questa élite intellettuale che sta governando il mondo non poteva arrecare danno a Nostro Signore Gesù Cristo. Nei decreti attuativi, non loro, che sono infallibili, ma qualche burocrate compiacente ha introdotto delle norme evidentemente illegittime, visto che il Consiglio di Stato le ha dichiarate non coerenti con gli articoli di legge da cui discendevano. Così, almeno per quest’anno probabilmente non se ne farà niente con buona pace della Chiesa dei poveri e dei diseredati!!

giovedì 4 ottobre 2012

L'ennesimo pentito di Mafia inguaia Dell'Utri


Abbiamo perso il conto di quanti collaboratori di Giustizia hanno puntato il dito su Dell'Utri, ma non fa niente. Facciamo girare queste notizie, ricordando che il furbetto ha trasferito milioni di euro a Santo Domingo, dove ha anche comprato una marea di immobili. La Hammamet del 2000.


Il pentito Grado: Dell’Utri “cucchiaio” di tutte le famiglie di Cosa nostra

 

La testimonianza del collaboratore di giustizia al nuovo processo per concorso esterno: il senatore e Mangano sarebbero stati i tramiti per l'investimento di Cosa nostra nei cantieri di Silvio Berlusconi a Milano. "La 'ndrangheta minacciò il Cavaliere, intervenne il boss Teresi"


di Giuseppe Pipitone

Marcello Dell’Utri? Era il cucchiaio per tutte le pentole, quindi vicino a tutte le famiglie di Cosa Nostra, soprattutto la mia”. Parola di Gaetano Grado, storico capomafia della famiglia di Santa Maria di Gesù, braccio destro di Stefano Bontade e oggi collaboratore di giustizia. L’ombra lunga del denaro di Cosa Nostra è tornata a fare capolino sui rapporti finanziari tra Milano e Palermo negli anni ’70. Un rapporto saldo quello che si sarebbe strutturato sull’asse Sicilia-Lombardia, che secondo il collaboratore di giustizia Grado, condurrebbe direttamente a cospicui investimenti fatti dagli uomini più vicini a Bontade nei cantieri che Silvio Berlusconi mise in piedi negli anni ‘70. Il 30 agosto scorso, Grado è infatti tornato a deporre davanti ai magistrati della Procura nazionale antimafia raccontando particolari inediti sui rapporti che le cosche palermitane avrebbero instaurato con Marcello Dell’ Utri grazie all’intercessione di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore legato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova, considerato dallo stesso senatore del Pdl come “un eroe” .

Le parole del padrino di Santa Maria di Gesù hanno suscitato l’interesse del sostituto procuratore generale di Palermo Luigi Patronaggio, che stamattina ha chiesto di acquisire il verbale di Grado agli atti del processo d’appello che vede imputato Dell’Utri per concorso esterno a Cosa Nostra. Dopo la sentenza di rinvio della Cassazione, adesso la procura palermitana è impegnata a dimostrare che il senatore del Pdl continuò ad avere rapporti con la mafia anche nel periodo tra il 1978 e il 1982, ovvero quando lasciò Silvio Berlusconi per andare a lavorare per conto dell’imprenditore Filippo Alberto Rapisarda. E proprio a quel periodo appartengono i racconti inediti di Grado. Che comincia la sua deposizione dai primi anni ’70, quando Mangano, non ancora stalliere, era soltanto il suo autista. “Tra il ‘72-‘73 ero senza patente – spiega il collaboratore di giustizia – e mi facevo accompagnare da Vittorio Mangano, che mi fu presentato da Giovanni lo Cascio, che era un uomo d’onore”.

Grado sarebbe stato testimone dell’offerta di lavoro ad Arcore che Dell’Utri fece a Mangano. “Una volta eravamo io, Mangano e Cinà (Gaetano Cinà, coimputato di Dell’Utri deceduto nel 2006) e Dell’Utri ci riferì che Berlusconi cercava uno stalliere. Io guardai Cinà e dissi che era ‘pane’”. Grado spiega che all’epoca aveva “interesse che Mangano lavorasse lì perché avevamo necessità di investire denaro a Milano”. Nel racconto del pentito quegli investimenti si sarebbero realizzati in fretta. “ Un giorno – spiega sempre Grado – Mangano disse che Teresi, mio fratello Nino (Nino Grado, assassinato dai corleonesi nel 1983 ndr) e Bontade investivano denaro proveniente dal traffico di stupefacente. Mangano mi disse che lui stesso aveva fatto diversi viaggi consegnando denaro personalmente a Dell’Utri”.

Quei viaggi lo stalliere dell’ex premier li faceva “in macchina, dove aveva un nascondiglio nel portabagagli. I soldi – spiega sempre Grado – erano portati a Dell’Utri che poi li investiva a Milano 1 e Milano 2”. Il collaboratore di giustizia spende qualche parola anche su Dell’Utri, che “era amico di Mangano, Teresi e Bontade”, mentre lui non aveva “voluto mai frequentarlo perche faceva traffici che a me non interessavano”. Quindi racconta di una cena avvenuta tra il 1975 e il 1981 al ristorante Ai quattro Mori vicino ad Arcore. “Dell’Utri e Mangano si davano del tu – ricorda Grado – e giunti al caffè si misero a parlare di investimenti di proventi di droga attraverso consegne di denaro che Mangano portava a Milano”.

Secondo il racconto del collaboratore di giustizia, Cosa Nostra si sarebbe spesa anche per proteggere Berlusconi, che tra il 1978 e il 1981 avrebbe ricevuto minacce dalla ‘ndrangheta. “Un giorno a casa di Bontade arrivò Mimmo Teresi e disse che erano arrivate telefonate minatorie a Berlusconi da parte dei calabresi. Teresi andò da Mazzaferro (capo di una cosca di ‘ndranghetisti molto attiva in Lombardia negli anni ottanta, ndr) e poi disse che era tutto a posto e Berlusconi non venne più minacciato”. Secondo Grado, il boss Teresi “si interessò per salvaguardare i rapporti e i loro investimenti”.

Solo che dopo la guerra di mafia gli investimenti fatti dai boss palermitani rischiavano di andare perduti. Totò Riina, a capo della fazione dei corleonesi, voleva impadronirsi del denaro investito a Milano dalle famiglie sconfitte. Mangano, secondo Grado, fu uno dei primi a passare dalla parte dei vincitori, ed è per questo che lo stesso Grado ha raccontato di essersi attivato per farlo assassinare da tale Bruno Rossi, un presunto killer della camorra oggi collaboratore di giustizia, che interrogato dai pm ha confermato la versione dell’ex braccio destro di Bontade. In seguito il progetto assassino sull’asse mafia – camorra non andò mai in porto.
Il pg Patronaggio, stamattina, ha chiesto di sentire sia Grado che Rossi durante il processo contro Dell’Utri, mettendo a disposizione delle parti i verbali dei due collaboratori di giustizia. Il presidente della corte Raimondo Lo Forti ha aggiornato il dibattimento al 17 ottobre, data in cui verrà ascoltato come teste il banchiere Giovanni Scilabra, che ha raccontato di aver ricevuto da parte di Dell’Utri e di Vito Ciancimino alcune richieste di prestito per Silvio Berlusconi negli anni ’80.