sabato 3 novembre 2012

Le risposte (e i documenti) di Di Pietro e Il Fatto a Report, il Corriere e Fabio Volo


Stamane stavo ridendo come un matto. Dopo alcuni mesi di silenzio (ci sarà stata qualche querela a consigliarlo?) il sito Il Tribuno è tornato a sparare a zero in puro stile TG4 su Antonio Di Pietro. Quel giornalista (fra l'altro della RAI, come quella tipa che lavora per la Gabanelli - si conosceranno?) mostra di saperne davvero tanto, anche se non formisce documentazioni su quanto afferma, davvero facile. Quel giornalista ce l'ha davvero a morte con Di Pietro (chissà cos'è successo in passato), anche se non si vede uguale accanimento contro tutti i pregiudicati/inquisiti/delinquenti di altri partiti ben ricchi di contatti con la criminalità organizzata (tipo PDL, UDC o PD, per intenderci). Ma ognuno ha il diritto di fare quello che vuole, giusto? Ha il diritto di cercare ogni occasione per sparare a zero su Di Pietro e diversi iscritti IDV, ma non tutti: per esempio si può benissimo tacere sul fatto che proprio un iscritto IDV è diventato sindaco del suo paese natale nel nord Sardegna grazie a un accordo con uno del PDL (e prima Forza Italia) che ora ovviamente occupa la poltrona di vice sindaco (l'aveva anche presentato al partito, ma la risposta ovviamente era stata 'picche'): ma questi devono essere ben visti dal Tribuno (erano nella vertenza Cocco-Palomba, ma dalla parte sostenuta dal Tribuno). A ognuno la sua coscienza. Ripeto: ognuno è libero di fare quello che vuole, anche di scegliere cosa dire e cosa no. Del resto siamo in Democrazia, giusto?

Antonio Di Pietro (e Travaglio, alto bersaglio de Il Tribuno) dal canto suo quando parla si documenta e fornisce le prove di quanto afferma. La stessa cosa non l'hanno fatta negli anni scorsi quanti hanno spruzzato letame sulla sua vita privata e politica, e infatti sono stati condannati dalla Giustizia a risarcimenti d'oro. Ma questo ai denigratori cinici non interessa: è più facile il gioco del letame, anche perché nella rete Internet in cui ogni cosa scritta appare ai superficiali (e sono tanti) sempre vera, il vizio - sano - di cercare riscontri è davvero raro. In rete ci sono tante cappellate, ma tanta gente che si autodefinisce "indignata" (e con questo non sto attaccando gli indignados, ma solo quelli che si atteggiano a tali e poi non fanno niente altro che scrivere slogan sui social netowrks - sia chiaro) e "di protesta" si accontenta dell'oro colato, dell'ipse dixit. Brutto atteggiamento, figlio di pigrizia e senso critico pari a zero (per eccesso). Segue poi l'articolo del Fatto Quotidiano dal quale si evince che le case di Di Pietro sono 11, e non 56, ciò perché furbescamente le 45 particelle catastali della dimora molisana per Report e il Corriere e poi gente come Fabio Volo sono diventate case. Da particelle catastali a case: davvero brava la giornalista della Gabanelli.



Da mia sorella Concetta: “Tonino, fai il tuo dovere e pagane le conseguenze”

 
dal blog di Antonio Di Pietro
 
(Montenero di Bisaccia 02.11.12)

Oggi è il “giorno dei morti”, e io sono appena arrivato a Montenero per far visita ai miei genitori che riposano al cimitero della Madonna di Bisaccia.
Approfitto di questo momento di pausa e di riflessione per rispondere ad alcune delle molte “perle” di disinformazione diffuse in questi giorni in merito ad un mio presunto e inesistente “ingente patrimonio immobiliare”. In verità, più che di disattenta informazione, trattasi di scientifica opera di killeraggio politico, portata avanti da chi vuole, a tutti i costi e da anni oramai, distruggere il mio nome e tentare di bloccare l’azione politica di Italia dei Valori, partito di cui sono stato il fondatore e sono ancora il Presidente.
Per oggi mi limito ad illustrare le proprietà immobiliari che fanno capo ai miei figli Anna ed Antonio Giuseppe (detto Toto). Il resto nei prossimi giorni.

Sui giornali e nelle televisioni sono stati attribuiti ad Anna ben 8 immobili e a Toto 7. Vale a dire “15 case”, almeno così è stato fatto credere sia in diverse trasmissioni radiotelevisive che da molti giornali. Immobili che, con artifizi linguistici e raggiri comunicativi, io avrei acquistato per loro con i soldi dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito IdV, e anche di questo gli autori dovranno rispondere davanti alle competenti sedi giudiziarie.
La verità è ben diversa, come da estratto catastale che, qui di seguito, allego e che deve essere letto per intero senza fermarsi alla prima pagina, come fraudolentemente è stato fatto.
Certo, nella prima pagina della visura catastale, si legge che Anna è titolare di 7 fabbricati a Milano e Toto di altri 6. Risulta, inoltre, che entrambi siano intestatari di un ulteriore “fabbricato” a Bergamo (cfr. prima pagina della visura per Anna e della visura per Antonio Giuseppe).
Ma se si ha l’accortezza di “girare” le pagine successive delle singole visure catastali, ci  si può facilmente rendere conto che, in realtà, i miei figli non sono affatto proprietari di “15 case” ma solo di due appartamentini, con annesso unico garage, entrambi siti al quarto piano di un condominio popolare di recente costruzione in zona Bovisa a Milano. Tutte le altre particelle immobiliari, indicate nell’estratto catastale, invece, altro non sono che “aree urbane” dell’intero condominio cedute al Comune di Milano per “servizi pubblici” (marciapiedi, parcheggi pubblici, svincoli e strade di accesso, giardinetti pubblici al servizio di tutta la collettività locale, etc.).

Ebbene sì, ai miei figli, Anna e Toto, ho in effetti donato, con atto notarile del 30 giugno 2008, un appartamento con annesso garage a Milano, immobile che in fase di costruzione e al momento del rogito ho fatto frazionare in due porzioni (fisicamente con un muro di cartongesso e catastalmente come da atto  notarile) in modo che siano loro un domani a decidere se abitarci in due famiglie, oppure in una sola.
Ho pagato tale acquisto con miei proventi personali, frutto del mio lavoro, dei miei risparmi e dei miei investimenti…e, soprattutto, dei tanti risarcimento danni che, in tutti questi anni, ho ricevuto da parte di chi è stato condannato dall’Autorità giudiziaria competente per le continue e ripetute diffamazioni e calunnie commesse ai miei danni, al solo scopo di annientarmi professionalmente, dapprima come magistrato e poi come politico.
Ovviamente, ho pagato l’acquisto dell’appartamento in questione sempre e solo con assegni e/o bonifici bancari provenienti da miei esclusivi conti personali, come da documentazione già controllata e riscontrata una miriade di volte dalle competenti Autorità giudiziarie.

Quanto agli immobili di Bergamo che, dall’estratto catastale pure risultano intestati ad Anna e Toto, anche in questo caso una attenta e non preconcetta lettura  dei documenti catastali permette facilmente di comprendere che non si tratta affatto di due appartamenti, ma di uno solo, peraltro cointestato non solo a loro due ma anche alla loro madre Avv. Susanna Mazzoleni (cioè mia moglie).
E, in effetti, trattasi dell’appartamento che mia moglie si è comprata, a coronamento del suo lavoro trentennale, e che ha voluto, appunto intestare oltre che a se stessa anche ai figli.  Io, quindi, con questo acquisto non “c’azzecco” proprio nulla!
Ribadisco, al riguardo, che “mia moglie  non è mia moglie”, come ingenuamente ho affermato alla giornalista di Report mai immaginando che questa frase sarebbe stata poi così fraudolentemente estrapolata dal contesto per farle assumere un significato diverso da quello che io intendevo dire in dialetto “dipietrese”. Significato che qui voglio specificare in lingua italiana (spero!) per non essere nuovamente travisato: l’avv. Susanna Mazzoleni è sì mia moglie ma va valutata e rispettata per quello che è, per ciò che vale e per il suo mestiere e non per il semplice fatto che sia mia moglie.
Susanna è una qualificata docente universitaria ed un’affermata professionista legale che lavora da oltre 30 anni (cioè da prima che io la conoscessi). Ha un proprio avviato studio legale e proviene da una benestante famiglia di professionisti bergamaschi (padre anch’egli avvocato e nonno notaio).
Insomma, Susanna Mazzoleni ha di suo e si è fatta da sola: quindi, ben poteva e può permettersi, dopo una vita di lavoro, di comprarsi un appartamento, intestandolo a sé e ai propri figli. Non aveva e non ha certo bisogno di me per attuare i suoi sogni, né me ne ha mai fatto richiesta.

Io e  mia moglie pensavamo finora, e pensiamo tuttora, che utilizzare i nostri risparmi – frutto del nostro lavoro e dopo averci pagato tutte le tasse previste – per costruire un futuro migliore ai nostri figli fosse un comportamento da “buoni genitori”.
Ora ci ritroviamo con Anna e Toto che fanno fatica pure a uscire di casa perché si sentono mortificati per le accuse, gli insulti e le umiliazioni che arrivano sulle loro pagine Facebook, come se fossero dei riciclatori di professione di denaro sporco.
Anche per difendere il loro onore, non intendo arrendermi né indietreggiare e affronterò quest’ altra prova del destino con più determinazione di prima.
Lo devo alla mia famiglia ma anche alle migliaia di militanti di Italia dei Valori che hanno dato e stanno dando l’anima per il partito e che sono anche in queste ore intorno ai banchetti di raccolta delle firme per i 4 referendum contro la Casta e a favore dei diritti dei lavoratori.

Antonio Di Pietro

Allegati:

Elenco delle categorie catastali
Visure catastali Toto Di Pietro
Visure catastali Anna Di Pietro
_  _  _  _  _  _  _  _  _  _  _  _  _

Ecco le case di Di Pietro. sono 11, non 56

L'equivoco è dovuto alla villa di famiglia a Montenero di Bisaccia con le terre annesse.

dal Fatto Quotidiano (Marco Lillo, 3 novembre 2012)

Raitre, Volo In Diretta, ore 23 e 20 del 30 ottobre. Fabio Volo dice ridendo: "A Report hanno scoperto che Di Pietro è proprietario di 56 appartamenti, non comprati coi soldi del partito, comunque insomma... 56 appartamenti. Anche lui come altri politici pare che non ne sappia niente... Probabilmente l'ha comprato lui a Scajola l'altro", segue applauso.

Fabio Volo non ha detto la verità ma la colpa non è sua. Quando Il Corriere Della Sera titola: "I rimborsi dell'Idv e le 56 proprietà della famiglia Di Pietro", le persone comuni sono portate a pensare che si stia parlando di beni singoli, proprietà nel linguaggio comune. Anche Il Corriere non ha colpe: è stato indotto a confondere il concetto di particella di un terreno con quello di 'proprietà' dal modo in cui a Report sono state presentate le possidenze del leader dell'Idv, L'equivoco nasce dalla risposta ambigua di Massimo D'Andrea, il consulente (di parte) di Elio Veltri nella causa contro Antonio Di Pietro, all'inviata di Report, che ha portato la brava Sabrina Giannini a concludere: "Togliendo le 9 proprietà della moglie e del figlio Cristiano, le proprietà sono 45, un dato che comprende i terreni, le cantine e i garage". Il risultato involontario di questo modo di presentare le proprietà di Di Pietro è la trasmissione di Fabio Volo. Le 54 proprietà di Report e le 56 proprietà sul Corriere sono diventate nella testa di milioni di italiani i 56 appartamenti a sua insaputa di Fabio Volo.

Prima di fare paragoni tra la casa al Colosseo di Scajola e le 56 particelle di Di Pietro, sarebbe il caso di fare le visure al catasto. Perché se Antonio Di Pietro ha certamente fatto alcuni errori nella gestione familiare del suo partito, a partire dal modo in cui ha affittato due case della sua società di famiglia, la Antocri, all'Idv, questo non può essere un argomento per farlo passare per un politico che ha comprato decine di case con i fondi del partito. Poche visure catastali al costo di una decina di euro permettono di scoprire che le case intestate ad Antonio Di Pietro e alla sua famiglia (moglie e tre figli) sono 10 e non 56. A queste bisogna ggiungere anche la casa di Via Casati della società An.To.Cri per arrivare al massimo a undici appartamenti, più i box e le cantine annesse. Se si esclude la moglie e il primo figlio Cristiano il patrimonio si riduce a sei immobili: una casa per ciuascuno dei due figli minori e tre case per il leader dell'Idv, più quella dell'An.To.Cri. Solo sommando le decine di particelle catastali dei terreni di Montenero (in gran parte ereditati dal padre) si arriva alle 45 proprietà, un dato formalmente corretto che però è fuorviante.

Antonio Di Pietro possiede una casa a Bergamo, di 9 vani catastali; una casa a Roma di 8 vani catatsali più cantina di 2 metri quadrati; più 56 unità immobiliari a Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso che però non sono altro che la sua casa di campagna con i 15 ettari di terra circostante. Basta scorrere le particelle degli immobili per scoprire l'equivoco. Al massimo, se vogliamo essere pignoli, possiamo considerare le particelle di terreni e fabbricati di Montenero come due proprietà, essendo due le masserie che la compongono. La 'campagna' di Tonino è composta solo catastalmente di 7 fabbricati che però comprendono fienili, stalle, porcilaia e annessi. La parte abitabile, divisa in due masserie, copre una superficie di circa 300 metri quadrati. Una proprietà ragguardevole, in parte ereditata e in parte incrementata con acquisti e ristrutturazioni recenti, ma lontana dai 56 appartamenti dei quali parla Fabio Volo.

Alla moglie Susanna Mazzoleni sono intestate 11 unità immobiliari a Bergamo. Anche in questo caso però siamo di fronte a un terreno a Curno più tre box e tre cantine. Gli appartamenti sono quattro e sono di piccolo taglio. Poi ci sono i tre figli di Antonio Di Pietro. Cristiano ha una casa, un box e un terreno a Montenero di Bisaccia. Mentre i due figli minori, Anna e Toto, non possiedono 15 immobili a Milano ma solo un appartamento a testa. Le restanti particelle catastali sono un box di 56 metri quadrati e le aree urbane dell'intero condominio che risultano intestate ai singoli condomini.

Nessun commento:

Posta un commento