mercoledì 5 dicembre 2012

La Corte Costituzionale salva le chiappe a Napolitano


Qualche tempo fa avevamo citato le parole di Gustavo Zagrebelsky (sul cui libro di testo avevo preparato l'esame di Diritto Costituzionale all'Università anni fa) in riferimento alla furbata del presidente Napolitano, oggi le riscriviamo:

Sarebbe un fatto devastante, al limite della crisi costituzionale che la Consulta desse torto al presidente della Repubblica sul terreno del conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato rispetto ai magistrati della Procura di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia. Sarebbe devastante che si verificasse una così acuta contraddizione proprio sul terreno di principi che sia l’uno che l’altra sono chiamati a difendere. Così nel momento stesso in cui il ricorso è stato proposto, è stato anche già vinto".

Già, Zagrebelsky aveva visto giusto, e aveva indicato anche che la soluzione di quel conflitto la si poteva trovare legiferando con Legge Costituzionale, infine aveva precisato che in mancanza di una normativa apposita bastava applicare la legge ordinaria, per nulla violata - come sappiamo - dalla Procura di Palermo. Il fatto è che non c'era tempo, Napolitano voleva tappare la verità subito, ecco perché si rivolse alla Corte. Così facendo screditò l'operato dei giudici di Palermo e sollevò un polverone in cui gente come Scalfari sguazzò alla grande ma fu poi sputtanato a dovere: LEGGI QUI.

Sempre Zagrebelsy aggiunse: "Che bisogno c’è d’un conflitto costituzionale? A perdere sarà anche la Corte: se, per improbabile ipotesi, desse torto al presidente, sarà accusata d’irresponsabilità, dandogli ragione sarà accusata di cortigianeria". Effettivamente è cortigianeria. Effettivamente Napolitano, che ha giocato sporco, è stato davvero furbo. E ora ha ufficialmente "ragione".

Ma siamo sicuri che Napolitano in quella telefonata stesse svolgendo le sue funzioni? E che le stesse svolgendo in modo cristallino? Se così fosse stato, che problema c'era a dire: "Non ho nulla da nascondere, pubblicate tutto"? E' proprio la puzza di qualcosa di losco che si fa sentire più alta delle parole della Corte. A questo punto di chi ci possiamo fidare?

Mancino si era rivolto a Napolitano per discutere della trattativa Stato-Mafia, proprio quando il suo nome (e quelli di altri) era venuto fuori nel corso delle indagini. Cosa ha Napolitano da nascondere? Crede di recare un buon servizio alla Società Civile italiana? Perché i segreti, i misteri, i maneggi, e questa furba alzata di scudi protetta dalla Corte Costituzionale?

Io la penso come Ingroia: "Le ragioni della politica hanno prevalso su quelle del Diritto. E' una sentenza politica". 

Ricordiamo che Mancino è accusato, nell'indagine sulla trattativa Stato-Mafia, di un reato grave, la Falsa Testimonianza: secondo l’accusa, Mancino – che si insediò al Viminale a inizio luglio 1992 – avrebbe mentito sui rapporti tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra intercorsi nei primi anni ’90, durante la stagione delle stragi.

Napolitano ha già perso molti consensi, per aver messo alla presidenza del Consiglio un uomo legato al sistema bancario, vero e unico responsabile della recessione economica mondiale, e anche per aver forzato un conflitto istituzionale in seno all'Ordine Giudiziario. E ricordiamo che ora tutto sarà nascosto... già: entro quattro settimane saranno pubblicate le motivazioni dalla Suprema Corte, e quelle quattro intercettazioni verranno distrutte. Gli italiani rimarranno all'oscuro di quello che capita nelle stanze in cui si esercita il potere.

Ci manca solo che ora la Procura di Palermo venga smantellata. Coraggio, presidente Napolitano: vada fino in fondo.

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