mercoledì 9 gennaio 2013

PD e Sardegna.... caos. E questi vorrebbero i nostri voti?


Che schifezze immonde... Il Pd sta cercando di perdere le elzioni. Forse non ci riuscirà, ma dopo le due notizie di oggi tanta gente, delusa come non mai, volterà le spalle al PD. Da una parte la sparata di Enrico Letta (il nipote dell'altro Letta, il consigliere di Sua Emittenza), che vuole un inciucio con la Lista Monti dopo le elezioni, dall'altra le imposizioni sulle candidature del PD in Sardegna (ma anche in Puglia ci sono dissapori), e già: poche settimane fa sono state fatte le Primarie, e in barba a queste (e agli euro spesi dagli elettori per scegliersi i candidati) il partito da Roma impone i suoi candidati, dando al segretario regionale sardo del partito, Silvio Lai, un ghiotto biscottino: capolista al Senato. 

Che farà Silvio Lai: penserà al bene della Sardegna o a quello di chi lo vuole comprare con la poltrona?


Pd, liste contestate in Sardegna: si dimette capogruppo consiglio regionale

 

Secondo Giampaolo Diana, "la direzione nazionale non ha rispettato i criteri delle primarie, per cui le decisioni assunte, che ci sono state imposte, devono essere necessariamente rigettate". Si va verso la conferenza regionale del partito che "deve essere confederato con quello nazionale, per cui dovranno essere i sardi a scegliere chi li deve rappresentare"


di Redazione Il Fatto Quotidiano

La composizione delle liste del Partito Democratico in vista delle elezioni continua a sollevare polemiche e sfornare dimissioni (dopo quelle annunciate e ritirate del segretario regionale della Puglia). Lo strappo con il partito oggi è quello di Giampaolo Diana che ha annunciato che lascerà l’incarico di capogruppo del Pd in consiglio regionale della Sardegna, in dissenso con le decisioni assunte ieri dalla direzione nazionale a Roma sulle liste dei candidati nell’isola alle politiche di fine febbraio. Con lui anche il vicepresidente del gruppo, Marco Espa, e l’autosospensione del segretario regionale dei giovani democratici, Mauro Usai.

“Nelle prossime ore convocherò il gruppo per rassegnare le mie dimissioni“, ha dichiarato Diana in una conferenza stampa in Consiglio regionale, “una decisione inevitabile. Non ci sono le condizioni minime”, ha spiegato Diana, “per continuare un rapporto con un partito che fa finta che le primarie non ci siano state”. Il capogruppo del Pd ha parlato di decisione che fa seguito a un “rifiuto legittimo” delle decisioni assunte a livello nazionale “da parte di tutti: elettori, amministratori locali e consiglieri regionali”. Secondo Diana, “la direzione nazionale non ha rispettato i criteri delle primarie, per cui le decisioni assunte, che ci sono state imposte, devono essere necessariamente rigettate”. Diana ha concluso ricordando che si va verso la conferenza regionale del partito che “deve essere confederato con quello nazionale, per cui dovranno essere i sardi a scegliere chi li deve rappresentare”.

Lo scossone dato dalla composizione delle liste verrà analizzato nel Gruppo consiliare del Pd e lo stesso Diana ha chiesto alla presidenza dell’assemblea regionale di fare intervenire gli organi di garanzia “per valutare se le scelte fatte dalla Direzione nazionale ledano i criteri che noi abbiamo assunto per svolgere le primarie. Per quanto mi riguarda non ci sono le condizioni minime per continuare a svolgere serenamente la mia attività mentre il gruppo deciderà altre iniziative”. Secondo Diana questo è l’effetto dell’“indignazione di tanti giovani democratici. Non siamo disponibili ad accettare supinamente queste decisioni e il nostro obiettivo è far comprendere innanzitutto al segretario nazionale che le regole si rispettano sempre e comunque”. Da qui l’appello a Bersani per rivedere le decisioni prese: “Se noi non dovessimo riuscire in questo intento, quel rapporto di fiducia che ha fatto schizzare il partito al 33% verrebbe compromesso e in Sardegna rischiamo di non cogliere il risultato che è alla nostra portata”.

Il vicepresidente del gruppo, Espa, sostiene che il suo passo indietro “serve per permettere al Gruppo di valutare serenamente le decisioni prese”, mentre la vice segretaria regionale del Pd, Francesca Barracciu, tuona contro le “liste che vanno rispedite al mittente. Si tratta di un risultato inaccettabile perché sono state stravolte le regole: i perdenti sono diventati vincitori, i vincitori sono ora perdenti, le donne nei posti utili sono meno del 33% e per di più, nonostante per via della popolazione abbiamo perso già due parlamentari, ai sardi vengono sottratti altri due posti e attribuiti a non sardi”.


Pd sardo in rivolta per le liste approvate da Roma


L’inserimento di esterni alla Camera e al Senato ha sollevato polemiche e reazioni 

da La Nuova Sardegna

SASSARI. Si riunirà fra domani e venerdì la direzione regionale del Pd sardo, dopo le contestate liste per le politiche varate ieri a livello nazionale con il no della delegazione sarda guidata dal segretario Silvio Lai. Quest’ultimo sarà capolista al Senato, seguito da Giuseppe Luigi Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi (sociologo sassarese che non ha partecipato alle primarie) e il deputato uscente Paolo Fadda. La segreteria del partito attende la riunione della direzione regionale prima di assumere una posizione, verosimilmente la richiesta al segretario nazionale Bersani di riaprire la discussione.

Intanto, per stamane alle 11 il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Giampaolo Diana, ha convocato una conferenza stampa per annunciare alcune sue decisioni dopo lo strappo avvenuto ieri in direzione nazionale. Il partito in Sardegna chiedeva l’inserimento di un solo esterno, nel rispetto del risultato delle primarie e dell’alternanza di genere. Invece, per il Senato spunta il nome di Manconi e non compaiono donne.

Alla Camera capolista è stato indicato il segretario provinciale del Sulcis, Emanuele Cani, vincitore delle primarie nel suo territorio, seguito dai sindaci di Sadali e Florinas, Romina Mura e Giovanna Sanna, da un candidato ancora sconosciuto che potrebbe essere indicato dalla componente socialista, dalla deputata uscente Caterina Pes, dai senatori uscenti Gian Piero Scanu e Francesco Sanna, sconfitto da Cani alle primarie e «ripescato» ieri. Il suo è un altro caso controverso. All’ottavo e al nono posto figurano il deputato uscente Siro Marrocu e il consigliere regionale del Sassarese Gavino Manca. L’inserimento degli esterni alla Camera e al Senato non rende più sicura l’elezione di Fadda e Manca.

Nessun commento:

Posta un commento