giovedì 10 gennaio 2013

Trattativa Stato-Mafia. La replica di Travaglio a Pisanu


Ero sicuro che Marco Travaglio avrebbe replicato subito al cerchiobottista ex DC Beppe Pisanu. Ecco le sue parole.


L’importante è partecipare
di Marco Travaglio - Il F.Q. 10/1/2013
 

Se c’era ancora bisogno di prove sull’inutilità
delle commissioni parlamentari d’inchiesta,
il presidente dell’Antimafia Beppe Pisanu
ne ha fornita una definitiva con la relazione
finale sulla trattativa Stato-mafia. Diversamente
dai giudici, che decidono solo in base alle
prove sul piano penale, i parlamentari possono
allargarsi, dovendo valutare le colpe politico-
istituzionali. Invece la verità politica uscita
dall’Antimafia è un topolino, al confronto delle
carte processuali. Un topolino, per giunta, lubrificato
dalla vaselina democristiana di Pisanu:
Sembra logico parlare, più che di una trattativa
sul 41-bis, di una tacita e parziale intesa
tra parti in conflitto
”. Logico? Tacita? La mafia
parlava a suon di bombe e di papelli. Lo Stato
fingeva di combatterla a favore di telecamera e
intanto, sottobanco, mandava il Ros a trattare
col mafioso Ciancimino, in forma tutt’altro che
tacita, visto che Mori&C. parlavano eccome.
Pisanu spiega che gli alti ufficiali erano “privi di
mandato politico... cercarono coperture politiche
e non le ottennero
”. Non le ottennero?
Non perquisirono il covo di Riina, non arrestarono
Provenzano pur sapendo dov’era e non
furono puniti né rimossi, anzi promossi (e beatificati
nelle fiction tv, come quella indecente
che va in onda su Canale 5). E quale migliore
copertura politica dei maneggi del Quirinale
che ancora un anno fa trafficava per deviare il
corso naturale delle indagini di Palermo? Del
resto, perché mai mafiosi scafati come Ciancimino
e Riina avrebbero dovuto trattare con
interlocutori che agivano a titolo personale,
nell’ambito di una “ardita operazione investigativa”?
Cos’è, uno scherzo? 

Lo Stato nei suoi
organi decisionali non ha interloquito e ha risposto
energicamente all’offensiva terroristico-
criminale
”. Par di vederlo Riina, quando nel
'93 Giovanni Conso, ministro della Giustizia
del governo Ciampi, toglie il 41-bis a 334 mafiosi,
sussultare: “Minchia, che Stato energico!”.
E chi era Conso? Un organo decisionale o
un passante? E le note della Dia e dello Sco che
nel '93 avvertivano il governo che le stragi miravano
proprio a indurre lo Stato a cedere sulle
misure antimafia, 41-bis in primis, e furono
bellamente ignorate, anzi contraddette dal governo,
che cos’erano: chiacchiere da bar? Con
l’aria svagata del marito che scopre la moglie a
letto con un altro e domanda “cara, chi è quel
signore sotto le coperte e che state facendo?”,
Pisanu si fa marzullianamente una domanda e
si dà una risposta: “Fino a qual punto la mafia
voleva piegare lo Stato? All’accettazione del papello
o di qualche sua parte? A rigor di logica e
a giudicare dai fatti, non si direbbe
”. E certo:
Riina scrisse il papello per lo Stato con spirito
decoubertiniano: ecco le nostre richieste, casomai
potessero servire, ma senza impegno,
l’importante è partecipare. Poi, per pura combinazione,
quasi tutti i punti del papello diventarono
leggi (contro 41-bis, pentiti, ergastolo,
supercarceri di Pianosa e Asinara) o proposte
di legge (dissociazione), sempre nell’ambito
dell’“energica risposta dello Stato”. Lo
stesso Stato che mandava qualcuno ad avvertire
i mafiosi che Borsellino si opponeva alla trattativa,
a rubare la sua agenda rossa da via D’Amelio
(cui i mafiosi, almeno quelli propriamente
detti, non avevano accesso), a depistare
le indagini sul quacquaracquà Scarantino anziché
sui Graviano. Naturalmente, per Pisanu,
Massimo Ciancimino è un “mentitore abituale”.
Purtroppo, senza la sua testimonianza (in
gran parte riscontrata), Pisanu non avrebbe potuto
scrivere nemmeno il nulla che ha scritto.
Se Ciancimino jr. è un bugiardo, che dire dei
politici che han ritrovato la memoria solo dopo
le sue rivelazioni? Nulla: di loro Pisanu non
dice nulla, a parte un accenno a Mancino “esitante
e perfino contraddittorio
” (ah, il dolce
stilnovo diccì!). Bene, bravo, bis: dopo la Prima
e la Seconda Repubblica, s’è guadagnato un
posto in prima fila anche nella Terza.

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