mercoledì 27 febbraio 2013

M5S: Enza Blundo, la rogna "Fiducia" e alcune piccole parentopoli



Nel giorno in cui la neo-senatrice del M5S Enza Rosetta Blundo alla radio (cliccate per il video) ha mostrato di non sapere quanti sono i senatori (a proposito della "preparazione", ma questa aveva fatto quella fantomatica scuola di politica sbandierata da altri grillini?) e quanti i deputati, e ha rinviato al blog di Grillo ogni informazione sull'attività del M5S (sempre il sito, eh?), dopo aver inorridito per cotale manifestazione di . . . fate voi, oggi apprendiamo altre due storie.

La prima è che la base si è già rivoltata contro Grillo per il NO alla Fiducia a Bersani in Parlamento. Qualcuno spieghi a Grillo che la Costituzione non va sbandierata oggi e messa da parte domani. La Costituzione prevede che un Governo per avviare i lavori passi per il Voto di Fiducia. Grillo spara il NO. Teme di vincolare il M5S al PD? Niente di più sbagliato: votare la Fiducia significa solo fare l'adempimento formale previsto dalla Costituzione, poi i voti alle leggi ovviamente sono liberi. Qualcuno faccia a Grillo un favore, spiegandoglielo.

La seconda storia è una nuova parentopoli anche nel pulitissimo M5S. Dopo che si è scoperto che i coniugi di già eletti in altre assemblee sono stati inseriti al volo nella lista per queste elezioni 2013, annoveriamo anche il mamma-figlio, e i fratelli-sorelle.

Dov'è la pulizia? Seguono gli articoli.

Grillo contro Bersani, la base in rivolta. E in migliaia firmano per la fiducia al Pd

 

Centinaia di commenti contro il leader del Movimento 5 Stelle che ha definito il segretario democratico "morto che parla". Ma gli utenti lanciano una petizione online che in poche ore raccoglie oltre 20mila firme


di Redazione Il Fatto Quotidiano

“Ora i ragazzi sono in Parlamento: falli lavorare, e fatti da parte. O vali più di uno?”. Sono duri i commenti sul blog di Beppe Grillo che in un post definiva Bersani un ‘morto che parla’ e lo invitava alle dimissioni. Se poco dopo la pubblicazione online prevalevano i consensi sulla boutade del leader 5 Stelle, poi si sono aggiunti centinaia di utenti per protestare e chiedere di “lavorare con il Pd” e di non tornare al voto per “riuscire a cambiare il paese”. E c’è anche chi si spinge oltre gli scenari post-voto e provoca il comico genovese: “Uno vale uno. Grillo vale Casaleggio. Gli eletti non contano un cazzo”. Proteste che sono sfociate in una petizione online che in poche ore ha raccolto oltre 20mila firme in cui si chiede al leader M5S di non negare la fiducia al segretario democratico.

La lettera aperta, pubblicata sulla piattaforma change.org, è della fiorentina Viola Tesi, di 24 anni e sta facendo il giro dei principali social network. L’elettrice di Grillo dice di aver votato Cinque Stelle come “quei milioni di giovani che credono in una rivoluzione gentile” e lancia un appello “perché gli eletti del M5S hanno un’occasione storica: dobbiamo scongiurare qualsiasi ipotesi di alleanza Pd-PdL, e non permettere alla minoranza di Monti di condizionare gli equilibri parlamentari. Possiamo respingere il ritorno di Berlusconi e costringere Bersani ad accettare le sfide che i suoi stessi elettori vorrebbero raccogliesse”. “Si possono fare poche cose, prima di tornare alle urne, in poco tempo”, aggiunge la giovane attivista del Cinque Stelle: tra queste una nuova legge elettorale, una legge contro la precarietà e l’istituzione del reddito di cittadinanza, la riforma del Parlamento, l’eliminazione dei loro privilegi, l’ineleggibilità dei condannati, la cancellazione dei rimborsi elettorali”.

Intanto sul blog monta la protesta. Domenico da Salerno esclama: “Per votare le proposte bisogna prima che si dia la fiducia al governo. Non facciamo cazzate”. “Caro Grillo – scrive Diego – come fai a valutare legge per legge se un governo neanche lo fai partire?”. E poi, Danilo da Cesena: “Grillo, piantala di fare la vittima e prova a fargli fare un governo: senza un governo, non arriveranno nè proposte belle nè proposte brutte, si tornerà a votare, e stavolta non sarà colpa della ‘vecchia politica’”. E ancora, con toni ancora più duri, Andrea P. dice: “Uno vale uno. Grillo vale Casaleggio. Gli eletti non contano un cazzo”. 

Da Francesco di Roma arriva un invito a riflettere: “Abbiamo vinto le elezioni siamo in Parlamento, è ora di smettere di far battibecchi e ripicche, avete/abbiamo l’occasione di cambiare il paese veramente. Il nano malefico è ancora lì all’angolino aspettando il momento giusto per rubare ancora per lui le sue aziende le sue orgettine e per fare i suoi interessi personali. Quell’uomo va fermato con le leggi, siamo l’unico paese al mondo democratico senza una legge sul conflitto di interessi. Berlusconi controlla direttamente e indirettamente Rai/Mediaset e dozzine di giornali. Beppe puoi cambiare il paese. L’M5S è il primo partito”. Giuseppe D. poi sottolinea: “Non sono d’accordo nel negare la fiducia, farlo obbligherebbe Bersani ad un’apertura verso il Pdl e ciò porterebbe necessariamente ad un ulteriore consolidamento della casta che tutti ben conosciamo”.

E ancora, un utente scrive accorato: “No Beppe, mi dispiace ma stavolta non sono d’accordo! Ho votato M5S dal giorno della sua nascita e ho sempre sostenuto il suo “non-statuto”, e la tua frase ‘il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (nè ad altri)’ è in contraddizione con lo slogan principe del movimento: ognuno vale uno. Imporre il voto ad un parlamentare del movimento significa cadere nell’errore degli altri partiti in cui uno vota “si” o “no” in base a quello che dice il suo capogruppo e non secondo la propria coscienza”. Tra le centinaia di proteste, ci sono alcuni che invece plaudono a Grillo per la ‘coerenza’ e il rifiuto degli inciuci. Ma il problema è alla base di tutto perché se il Movimento 5 Stelle non darà il voto di fiducia, il Pd avrebbe i numeri per la maggioranza solo alla Camera mentre al Senato, anche se i grillini si astenessero, Bersani non otterrebbe la fiducia perché a Palazzo Madama l’astensione vale voto contrario. Se in alternativa, i grillini decidessero di uscire dall’aula, il Pd comunque dovrebbe contare sui voti del Pdl, ma è alquanto improbabile che Berlusconi voti la fiducia a un governo di cui lui non fa parte.


Beppe Grillo e gli eletti a 5 stelle parenti di…

 

26/02/2013 - Nessuno è perfetto: anche fra gli eletti del Movimento spunta il seme del nepotismo


da Giornalettismo

Gli eletti attirano inevitabilmente l’attenzione e già emergono alcuni casi di candidature molto discutibili per quanto inopportune.

AUMENTA L’ATTENZIONE - Con l’approfondirsi dell’analisi reso necessario dalla nuova qualità di eletti, gli eletti del M5S stanno subendo uno screening molto più severo di quello assicurato da Grillo e dai loro compagni di partito. Uno dei primo è stato il caso di  Azzurra Cancelleri, già sorella del capogruppo del M5S Stelle all’Aseemblea Regionale Siciliana. Straordinario e imbarazzante caso d’occupazione familiare del potere in quella Sicilia nella quale proprio Grillo aveva tuonato contro le parentele e dove i militanti hanno fatto della denuncia dei nepotismi uno dei pilastri della campagna elettorale.

I CASI-  Brutto anche quello di di Yvonne De Rosa, prima eletta nella Circoscrizione Europea. Che alcuni tra quanti hanno vissuto le parlamentarie da vicino dicono si sia iscritta soltanto il 6 novembre 2012 e che avesse partecipato ad un unico MeetUp il 19 ottobre per votare il ragazzo. Ovvero, quel Roberto Fico, eletto a sua volta come primo in Campania. 

PIU’ CASTA DEI BOSSI - Decisamente imbarazzante è  anche il caso riportato da NonLeggerlo e da altre fonti, che vede Ivana Simeoni eletta senatrice della Repubblica e suo figlio Cristian Iannuzzi  alla Camera dei Deputati, roba da superare di slancio persino il reddito di Umberto e Renzo Bossi, perché il povero Trota è “solo” consigliere regionale”

PER GRILLO VA BENE COSI’ -Un caso raro anche nella Prima Repubblica a questi livelli, almeno andando a memoria. Secondo Beppe Grillo si tratterebbe d’inevitabili sbavature di un sistema all’esordio, anche se ovviamente si tratta di episodi che hanno suscitato grossi malumori anche tra gli aderenti al partito. Resta comunque il fatto che né il M5S, né il capo del partito sembrano aver intenzione di provare a correggere questo tipo d’errori chiedendo le dimissioni degli eletti che già hanno un parente proiettato in una posizione di potere. Non ci dovrebbe essere niente di sconveniente nel sostituirli con altri militanti, il fatto che non accada proietta su Grillo e sugli aderenti al suo partito la piena responsabilità della parentopoli a 5 stelle.

martedì 26 febbraio 2013

Italia come Cerbero. Una riflessione che parte da lontano


Vado a ruota libera. Chi ha pazienza legga, chi si accontenta solo del titolo (o si annoia perché è lungo) vada in altri blog che organizzano l'attività (e plasmano le menti di iscritti o elettori) di movimenti politici o partiti: lì starà benissimo.

Maledetto bipolarismo, furbissimo a suo tempo fu Berlusconi. Il bipolarismo è stato la truffa che ha portato ad avviare lo sfacelo attuale. Il bipolarismo serviva a Berlusconi per due motivi: detronizzare e lobotomizzare per assorbirli i parlamentari di AN, ma serviva anche per costringere il PDS a fondersi con gli ex DC. Il PD, diviso fra l'anima ex comunista e l'anima ex Democrazia Cristiana, non si è mai compattato, se non nei padroni che gravitavano e secondo me gravitano ancora oggi attorno a D'Alema, e cioé il migliore amico di Berlusconi da quando il ducetto lampadato di Arcore è sceso in campo.

Il PD non è mai stato coeso, di conseguenza non ha mai proposto programmi omogenei, e ha perso la capacità di parlare alla gente. Questo fu il motivo per cui perse il mio voto anni fa, e anche il motivo per cui ha fallito quando è stato al governo e ha fallito adesso in queste elezioni. Non ha mai dato l'idea di saper davvero amministrare la cosa pubblica e da tempo non sa più ascoltare la gente oltre che parlare con essa. E poi:la zappa sui piedi per aver fatto cadere il primo governo Prodi urla ancora vendetta.

Più di un anno fa, a novembre 2011, quando Berlusconi chinò il capo e fece il pieno di sputi e monetine davanti al Quirinale, il PD era come miracolato: davanti a sé aveva le elezioni della rivincita, della vittoria schiacciante. Non prese la palla al balzo. Io ricordo bene Di Pietro, quando da almeno un anno prima aveva detto chiaramente che il PDL sarebbe imploso e invocava Bersani per costruire assieme un Programma di governo per tempo. Fu facile profeta di una vittoria che così sarebbe arrivata con maggioranze bulgare. Bersani e il PD non ascoltarono Di Pietro. A Vasto quella foto a tre (il terzo era Vendola, allora di moda) poteva dare il LA a una stagione di rivalsa sociale. La gente intanto si era risvegliata, e ancora una volta grazie a Di Pietro.

Lui prese in mano l'iniziativa dei due referenda sull'acqua pubblica avviata dai comitati spontanei, e la fece diventare una battaglia nazionale. Lui caricò a testa bassa Berlusconi sul Nucleare. Lui attaccò la porcheria normativa del Legittimo Impedimento, ancora prima che la Corte Costituzionale passasse la spugna per cancellare tutto.

Che fece Bersani, che fece il PD? Prima presero in giro l'IDV e Di Pietro, poi quando videro la schiacciante affluenza e le percentuali vicine al 100% con cui i cittadini, esasperati dalla politica pro-azienda, pro-immunità, pro-criminalità organizzata e pro-Chiesa di Berlusconi, sputarono in faccia a Sua Emittenza, solo allora Bersani e il PD salirono sul carro del vincitore per farsi belli di qualcosa cui non avevano partecipato e anzi disdegnato con dileggio. Dileggio: arma vigliacca. Di Pietro indicava la via. Nel suo sito invitava i cittadini a rispondere a sondaggi per sapere quali erano le loro richieste (chissà quanti dei grillini di oggi sapevano questo allora), e in base a questi pareri della sua "base" costruì un'agenda, anzi: un vero programma.

Il PD è rimasto invece a rimirarsi, illudendosi che siccome il peggio è Berlusconi, e siccome loro sono gli eredi di Berlinguer, i voti comunque sarebbero arrivati. Peccato che invece sono volati via in larga parte.

In quello steso periodo prese slancio la scelta di Grillo. All'inizio ci furono stretti legami con l'IDV: insieme sostennero De Magistris e la Alfano (gurda caso eletti con una mole di voti impressionante), poi Grillo decise di correre da solo, ben consigliato da Casaleggio, che prima gestiva anche il sito di Di Pietro, poi all'improvviso no. Saltò anche la collaborazione con Marco Travaglio, che prima era ospitato coi suoi "Passaparola" (ve li ricordate, cari grillini? ogni lunedì pomeriggio alle 14:00). Saltato il tandem con Di Pietro e Travaglio, nel linguaggio di Grillo, oltre al "vaffanculo" già presente (la volgarità sta bene quando parli con gli amici, non pubblicamente), apparirono altre due cose tremende: "i politici sono tutti uguali" e "i giornalisti sono tutti uguali". Distacco totale dalla politica, gettata tutta nel calderone della merda, idem per i giornalisti.

Ho già scritto qui (ma lo rifaccio) che non si possono mettere sullo stesso piano un Vendola o un Di Pietro con un Berlusconi; o ancora un Travaglio (o Montanelli, o Giorgio Bocca, fate voi) con Feltri o Bruno Vespa. E' ovvio, lampante, che è sbagliato. Ma la gente ha bisogno di concetti semplici, se no non scatta il consenso.

Grillo però ha fatto proprio questo. Lui ha voluto creare una frattura insanabile con la politica e l'informazione. Chiaro perché? Ha creato una frattura con la politica tutta perché lui non dialoga: non è nel suo DNA. Lui pensa di aver ragione su tutto... le opinioni degli altri contano zero (a meno che non siano del suo staff, che dipende da lui). Io invece penso che la politica non vada distrutta per rifondarla, ma vada cambiata da dentro. Questione di scelte, di riflessioni legate a un cultura diversa.

Grillo poi ha creato una frattura esasperata coi giornalisti e quindi l'informazione, e per lo stesso motivo: se la gente da retta solo a lui dato che a lui piace decidere, e non discutere per decidere, il gioco è fatto. I giornalisti allora fanno tutti schifo, diamo retta solo a lui, olé! Ok, è vero che nel suo blog gli iscritti sono stati sentiti sui temi da affrontare per costruire il Programma, ma lui è stato sempre bravo a mettere le cose in modo che quanto scriveva, per ogni cosa, fosse la scelta giustissima.

Ho parlato di creazione del consenso, l'altro giorno: una macchina ben costruita, e mi son beccato anche insulti. Ma le cose stanno così.

Dove siamo arrivati allora adesso? Il PD+SEL ha appena più voti degli altri, che seguono dietro ben vicini. Una triade di posizioni inconciliabili, che deve governare, ma anche eleggere un presidente della Repubblica! E Grillo oggi vorrebbe Dario Fo al Quirinale (ok, un Nobel, ma la cultura giuridica - fondamentale per un capo di Stato - in Dario Fo è ZERO). Ma Grillo ha un'idea almeno vaga di cosa è il Diritto, di cosa è un Ordinamento Giuridico?

I politici sono tutti uguali, dice molta gente. Lo pensa l'esatta metà degli italiani: già... un quarto di essi non ha votato, per questo motivo, un altro quarto ha votato il M5S, per lo stesso motivo.

La gente è stata bombardata in tutti i modi in questi ultimi 20 anni: prima sono state le televisioni di Berlusconi (e la RAI quando l'ha lottizzata) a propugnare il neo-maccartismo degli ignoranti; l'odio verso il nemico comunista (e la paura di esso, ben fomentata) ha fatto scappare tanta gente dal votare il centro-sinistra per dare appoggio a quella accozzaglia di delinquenti e donnette (per non scrivere altro) che è il PDL. Di recente il bombardamento è passato dalle TV alle piazze e alla rete: è stato Grillo adesso a far odiare... e non solo i comunisti, ma tutti i politici, come detto, per acchiappare lui i consensi. E la gente? L'Italia? L'Italia ha abboccato sempre a chi urlava di più. Più urli più le cose paiono vere.

Di Pietro (e con lui Ingroia) sono stati fatti fuori dal PD, dal PDL e da Grillo. L'Italia ha perso (almeno per il momento, poi si vedrà) due personalità cristalline, che sulla Giustizia e sulla giustizia sociale hanno costruito i migliori concetti e le migliori basi per rinnovare la classe politica e dare slancio a una rinascita di valori su cui si deve fondare una società civile.

Stride davvero vedere Grillo parlare della sua brava gente, dell'onestà che tornerà di moda, di tutte quelle belle cose, quando accompagna questi concetti elevati a un linguaggio scurrile e a un soffiare nell'odio, e poi al dileggio (maledetto dileggio, come dicevo sopra). E' chiaro - cazzo - questo?

Nell sue liste c'è tanta gente che sta credendo a questo nuovo progetto. Penso ci sia anche gente in gamba, che ci crede davvero. Ma quanto spazio verrà lasciato al loro libero arbitrio quando si dovranno prendere decisioni importanti? Fra l'altro bisogna dire che le "Parlamentarie" fatte nel sito del M5S non sono state poi così partecipative: c'è gente che è entrata in lista alla Camera avendo preso 22 voti. E noi saremo amministrati da persone che hanno preso pre-voti così scarsi?

Perché distruggere tutto per cambiare? Perché non cambiare le csoe da dentro? Ci sono bravi ragazzi nell'IDV, in SEL e nel PD (anche se mi pare in minor misura, stando a quanto leggo in giro), che davvero hanno gli stessi desideri di rinnovamento che vengono sbandierati da Grillo. E Grillo? Tutti nello stesso calderone, tutti da circondare in modo che si arrendano e alzino le mani, minacciando bagni di sangue (linguaggio che lui dice provocatorio ma che può portare a far uscire di testa più di una mente debole).

L'altro problema è la competenza a fare le cose, la capacità. Adesso gli eletti del M5S dicono di aver fatto una scuola di politica. Bene: dove? con quali insegnanti? su quali testi? Ma davvero credete che basti un corso (una specie di master? o cosa?) per far diventare esperti di gestione della cosa pubblica persone che non hanno neanche amministrato una circoscrizione comunale? Sono perfetti per fidarsi dello staff di Grillo e fare come lui gli consiglierà. E chi ci dice che consiglierà sempre bene?

L'Italia è come Cerbero: ha tre teste, esse si morsicano. Chi glielo mette il guinzaglio?

E' quindi davvero così conveniente affidarsi a occhi chiusi al M5S?

Vediamo cosa gli lascerai fare, Grillo, vediamo di che pasta siete, grillini. Cambierò idea solo in base a fatti concreti, non certo a proclami di trombe ben suonate ad alto volume. E a proposito, Grillo: dato che hai la fedina penale sporca per aver ucciso 3 persone su 4 di una famiglia, e quindi non ti sei definito candidabile (e non ti sei candidato), che ci vai a fare proprio tu al Quirinale per le consultazioni del capo dello Stato? Non mi dire che sei tu il candidato premier...!

In chiusura: complimenti a quel 25% di cittadini italiani che ha ancora votato Berlusconi.Vivere circondato da così tanta feccia mi da ancora e sempre di più la nausea.

domenica 24 febbraio 2013

Oggi ho votato. Ecco dove siamo arrivati


Aveva ragione Daniele Luttazzi quando invito' Marco Travaglio a presentare a Satyricon il suo libro "L'odore dei soldi": l'Italia è un paese di merda. Il contesto era quello dei racconti sulla nascita delle fortune di Berlusconi, che passarono attraverso una banca (quella amministrata dal padre di Berlusconi) poi fatta chiudere dalla Magistratura perché riciclava il denaro di provenienza mafiosa. 

Ancora oggi e sempre di più l'Italia è un paese di merda. La memoria non esiste, l'attenzione e l'impegno sono distratti, la Cultura è in imbarbarimento, e raramente ci si ferma a riflettere su quello che succede, e ancora più raramente si cercano riscontri su quanto ci viene raccontato, da chiunque. Noi siamo un paese geneticamente abituato a delegare tutto, anche l'uso del cervello, e noi sardi lo siamo ancora di più.

Oggi in uno dei giornali foraggiati da Sua Emittenza è stato pubblicato bene in grande il fac-simile dei certificati elettorali. L'hanno fatto tutti i giornali, però in questo quotidiano nel fac-simile c'è anche una bella croce sul simbolo del PDL, con sotto la scritta: "Qulasiasi altro segno invalida la scheda". Davvero una bella violazione alla Legge, che di sicuro resterà impunita. Come resterà impunita la lettera col rimborso IMU mascherato come se provenisse dall'Agenzia delle Entrate a firma sempre del delinquente di Stato, che fra l'altro ieri sera in una conferenza stampa calcistica ha violato ancora la Legge parlando delle elezioni e sparando a zero sui Magistratii, indicati come "peggio" rispetto alla Mafia.

Il PDL e Berlusconi nonostante questi atti terroristici prenderanno molti meno voti di quanto i sondaggi indicano. La loro stagione è finita. Ovviamente faccio i dovuti scongiuri: oggi è domenica e fino a martedì non avremo gli esiti definitivi.

L'Italia, troppi cittadini, troppi politici (PD in testa) hanno concesso troppo a Berlusconi, con la connivenza del Quirinale. Se non ci fosse stato lo scandalo del Bunga Bunga Berlusconi non sarebbe corllato così in basso. L'Italia non ha memoria: si scorda in fretta di come Berlusconi ha portato puttane, mafiosi, camorristi e ciellini nelle assemblee elettive. L'Italia è razzista: il razzismo della Lega e di larga parte del PDL contro gli extracomunitari, il razzismo di quasi tutti i partiti contro gli omosessuali, le coppie di fatto... sotto la guida di mamma Chiesa.

Chi si è opposto con rigore e onestà morale allo sfacelo della politica (e non solo a causa del PDL ma anche di parte del PD) era scomodo, anche a Napolitano, e siccome combatteva battaglie in nome della Giustizia è stato fatto fuori: la marchetta anti-Di Pietro della giornalista Giannini a Report è l'atto conclusivo di una politica che prima pensa ad auto-sostenersi, poi a fare qualcosa per la gente, se e quando la fa.

La rabbia cresce, SEL e Vendola vengono assorbiti dal PD, Monti spacca l'economia italiana, e Beppe Grillo avvia la macchina del consenso abilmente gestita da Casaleggio. Il M5S attua un'abile raccolta dei malumori popolari, veicolata ad esplodere con le armi del disprezzo e dileggio degli "altri", accomunati tutti sotto lo stesso ombrello di letame. Per Grillo e quasi tutti i grillini i politici sono tutti uguali, i giornalisti sono tutti uguali, il M5S è sotto assedio, tutti ne parlano male, ma saranno "bagni di sangue", "le risate li seppelliranno".

O noi o loro. Sbagliato: tutti. I politici non sono tutti da buttare. Io non butto via Vendola, il Vendola pre inciucio col PD. Vendola può lavorare bene col PD, può portarlo a occuparsi delle tematiche sociali scomode alla arretratezza della Chiesa e dell'UDC. Spero lo faccia, spero sia il pungolo, la coscienza sociale del governo che verrà. Io non butto via Di Pietro, il cui programma è stato costruito in questi anni attraverso il contatto con la propria base, ed è stato largamente copiato dagli altri partiti (anche il M5S ne ha copiato varie parti - avete letto in questi anni i programmi, tutti, cari grillini?). Non mi si può dire che Vendola e Di Pietro sono la stessa cosa di un Casini, un Bersani, per fare due esempi limpidi. Solo che la gente è disperata, e tanti giovani stanno al gancio di quanto urla Grillo e di quanto il quartier generale (il sito gestito da Casaleggio) scrivono.

I giornalisti non sono tutti da buttare, non sono tutti uguali, non sono da allontanare dai comizi, o da insultare. Non mi si può mettere sullo stesso piano Marco Travaglio (che oggi ha sgridato Grillo per lo scandalo di ieri) con Maurizio Belpietro. Non mi si può gettare nello stesso calderone in cui stanno benissimo Giuliano Ferrara o Vittorio Feltri persone come Saviano, la Innocenzi (che fra l'altro non ha votato PD, come tanti cretini in rete le hanno appicicato addosso) o Mentana. 

O noi o loro, noi siamo i buoni, loro i cattivi (o i "cattivissimi", come ha detto ieri Berlusconi). Quale gravissimo (e scaltro, in chi lo inietta nei cervelli altrui) errore di valutazione! Quanta brava gente ci sta cascando!

In questi giorni ho pubblicato molte cose su Grillo, Casaleggio e il Movimento 5 Stelle. Sono anni che pubblico di tutto su tutti. Tutti. Ho fatto a pezzi la Lega, in questi anni; Berlusconi e il PDL; spessissimo anche il PD. Sono stato capace, pur votandolo, di criticare Di Pietro per aver sostenuto De Luca (pluri-inquisito) nella candidatura a sindaco di Salerno in Campania. Ho criticato anche Sonia Alfano, sempre dell'IDV che ho votato, perché partecipava a convegni organizzati da Forza Nuova. Ho criticato Ingroia, che ho votato oggi alla Camera e al Senato, perché in lista ha un inquisito (uno solo in tutta Italia, poca cosa, ma mi ha infastidito), ho criticato Ingroia perché ha messo in lista qui in Sardegna Pirotto, il metalmeccanico che sfanculò Castelli, e ciò perché Pirotto proviene dall'UDC e fa parte della CISL; ho criticato Ingroia perché ha detto che si potrebbe riaprire il carcere all'Asinara (cosa che non succederà invece mai più). Eppure nessuno è venuto a dirmene di tutti di colori come in questi giorni è successo quando ho espresso il mio parere su Grillo e il M5S.

Mi hanno scritto che scrivo come i giornalisti del "Giornale", che sono servo di Bersani, che me ne devo andare affanculo perché non la penso come chi vota Grillo e che le porte del Parlamento mi saranno chiuse ("ci vedremo"). Mi hanno scritto che quelli come me verranno messi al confino, che sarà un bagno di sangue, che loro marceranno su Roma a testa alta... insomma: le frasi fatte di Grillo. L'odio che lui ha riversato su tutti "gli altri", il prosciutto che ha messo sugli occhi della brava gente beh... ha ben attechito. Si è lamentato di una gestione dell'informazione in stile Min-Cul.Pop da parte dei partiti in questi anni e lui si sta comportando allo stesso modo.

Avantieri ho pubblicato un aggiornamento di stato in un social network. Non avendo trovato online alcun riferimento nel sito di Grillo (c'è solo il listone delle Parlamentarie) e negli altri siti gestiti da Casaleggio la lista dei candidati del M5S alla Camera e al Senato (!!!), ho chiesto ai miei amici e contatti che votano Grillo se loro le avevano trovate, se me le mostravano, e se sapevano chi stavano andando a votare, quali persone sarebbero entrate in Parlamento del M5S grazie al Porcellum. Non ha risposto nessuno. Già... prima mi dicevano che Grillo tanto non è candidato, i candidati sono altri... poi non mi hanno saputo dire chi erano, nessuno... tranne un amico di Cagliari, che ha trovato la lista in un sito. Ho chiesto, sempre in un social network a vari gruppi e pagine del M5S della Sardegna la stessa cosa, e mi hanno (chi ha risposto) rinviato al listone unico (!!!).

Ma lo sanno chi stanno votando? Lo sanno che al Senato in Sardegna nella lista c'è uno che paragona i matrimoni fra omosessuali a quelli con gli animali? (fra l'altro: ecco la conseguenza dell'aprire a tutti).

In quelle liste ho trovato illustri sconosciuti, ho letto le loro pagine di presentazione nel sito del M5S: la maggior parte di queste è scritta in un italiano pedestre, e quasi la metà dei video di auto presentazione evidenziano una maestria nell'uso della lingua italiana più bassa della media nazionale, già bassa in se. Ho letto in vari siti che nel M5S (non in Sardegna) ci sono ex iscritti alla Lega, al PDL, al PD, alla faccia del: "fuori i partiti!" tanto sbandierato dal leader.

Ho avuto anche una bella sorpresa: il numero 3 nella lista del Senato è un mio vecchio amico con cui ho perso un po' i contatti. Frequentavamo assieme un corso di preparazione (era il 2001) al concorso pubblico di Magistratura. Beh, spero che lui entri, anzi scrivo senza problemi che se non si fosse votato col Porcellum io avrei dato il mio voto a lui, anche se è del M5S. Questo per tappare la bocca a chi me ne ha sparate di tutti i colori senza fermarsi a riflettere sulle mie critiche a Grillo e compagnia.

Grillo non è candidato, mica votiamo lui. Ah sì? E chi è che ha poteri da RAS sul M5S, io? Chi è che ha deciso epurazioni per motivi futili? Io? Chi è che è padrone assoluto del M5S con un Regolamento fatto di poche e nuvolose regole comportamentali? Io? Il quartier generale avrà più di un problema con gli eletti del M5S, quando essi, entrati in massa in Parlamento, si troveranno ad avere problemi con la loro coscienza, vedrete. E non mi riferisco solo a voti di fiducia per la nomina di governi, ma anche voti su proposte di legge e ratifiche di decreti legge, scommettiamo? Perché se qualcosa non va bene a Grillo essi saranno prima avvisati con un diktat, poi fatti fuori senza appello se non obbediranno.

Io lo so che tantissima brava gente è entrata nel M5S con tutta la buona volontà e l'entusiasmo. Ma lo sanno a cosa stanno andando incontro? E non parlo solo in riferimento ai diktat del quartier generale, ma mi riferisco anche all'esercizio delle attività parlamentari, allo studio dei testi di legge, alla presentazione e valutazione di emendamenti, insomma: alla gestione della res publica. Quanti di loro hanno fatto almeno qualche esperienza in enti locali? Almeno nelle circoscrizioni? Pochissimi. Ecco: saranno più facili da pilotare. Ecco perché Grillo vuole apparire solo lui e le liste dei candidati sono praticamente non reperibili!

E qui veniamo al Programma del M5S. Sì, l'ho letto tutto. In parte mi piace, in parte no. Alludo al niente che riguarda la Scuola: si vogliono cancellare molte cose ma non si dice cosa ci si mette al loro posto; non si parla della eventuale copertura finanziaria dei costi elevati delle innovazioni. E questa è una cosa che riguarda altri punti del programma, oltre alla Scuola: si vogliono cancellare tante cose, ma non si dice cosa ci si metterà in sostituzione. Si vogliono fare tante innovazioni (per es. le energie alternative, cosa che mi trova d'accordo) ma non si dice dove si prenderanno i fondi. E non entriamo nel tecnico di alcune cose che riguardano la Giustizia perché là c'è un'ignoranza coperta con proclami...

La rabbia ci sta, è anche mia. La delusione ci sta, è anche mia, come miei sono anche i desideri di cambiamento e rinnovazione, ma se il M5S correrà da solo, sarà un grosso errore. Oggi Travaglio per l'ennesima volta indica una possibile buona via al M5S: ascoltare le istanze e l'esperienza dei candidati (e futuri eletti) di Rivoluzione Civile. Al quartier generale Grillo-Casaleggio questo non fa piacere.

Ragazzi! I paraocchi portano allo scontro frontale. La mancanza del dialogo porta alla sola distruzione. La continua volgarità e dileggio di chi non la pensa come il capo portano all'esplosione degli istinti più ferini. E, caro Beppe, nessuno è infallibile. Tu non hai modestia, e non hai conoscenze giuridiche. Stiglitz e altri premi Nobel ti hanno scritto alcune proposte di legge? Com'è che nel sito i riferimenti e i rimandi non ci sono? Se vincerai le elezioni, chi sarà il tuo presidente del Consiglio? Tu in realtà non vuoi vincere, altrimenti lo avresti indicato da eoni un candidato premier.

E allora, caro Grillo, tutti coloro del tuo listone che saranno eletti cosa potranno fare? Tu, "garante" (o ducetto), li lascerai agire secondo coscienza? Ok, devono applicare il Programma. Ma in questo Programma molti "come" non ci sono, e latitano in diverse parti molti contenuti. Li hai pronti da qualche parte? Che sorprese avremo?

Io non mi fido a prescindere di chi si comporta in maniera così diversa da me. Guadagnatela, la mia fiducia, fammi vedere cosa gli farai fare ai tuoi eletti. Poi ne riparliamo. E basta con l'odio, gli insulti e il distacco forzato da tutti a prescindere, basta col vittimismo condito da accuse a 360°: sono atteggiamenti da Berlusconi o La Russa. Basta col fare di tutta l'erba un fascio: è indice di povertà culturale.

sabato 23 febbraio 2013

Antonio Amorosi su Casaleggio




L'inchiesta che ha fatto il boom di visualizzzazioni in rete e su youtube. Vorrei che la leggesse Travaglio (giornalista che stimo), ha detto che voterà il M5S al Senato.



Le verità choc su Casaleggio. Tutto quello che Grillo non dice


di Antonio Amorosi

Boom su twitter della nostra inchiesta su Gianroberto Casaleggio
Tra ieri e oggi la VIDEOINCHIESTA ha scalato le classifiche del social network e superato anche l’esilarante imitazione di Casaleggio ad opera di Crozza. Subito dopo i libri su Grillo/Casaleggio e le loro stesse pubblicazioni
Leggete l’inchiesta ma come inciso per capire il lato oscuro del Movimento non di meglio che la citazione dal libro “Tu sei rete” del figlio di Gianroberto Casaleggio, Davide, anche lui sia nella Casaleggio Associati che nella Webegg: ‘Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti, tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento’





BOLOGNA – Solo in un monologo di Beppe Grillo ti aspetteresti la storia di un manager che somiglia ad Angelo Branduardi e che con 15 milioni di euro di buco di bilancio nel pedigree riesce a farsi passare per “guru”! Ma forse no!

Vi ricordate cosa diceva l’ex consigliere del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia nel Fuori-onda a Piazza Pulita su La7?: Casaleggio è il “guru” che ha costruito il Movimento di Grillo. E’ lui che comanda. E’ il padre padrone. Prende per il culo tutti. Quella sera alcuni ex dipendenti della Webegg spa, la società di cui Casaleggio era amministratore delegato, si ritrovano in internet e commentano: “Sta succedendo quello che sappiamo già. Finalmente se ne stanno rendendo conto!” Ma di cosa dobbiamo renderci conto? Cosa sanno gli ex collaboratori di Casaleggio che noi non sappiamo? Li abbiamo incontrati. E in parallelo consultato centinaia di documenti.

Il buco da 15 milioni di euro
Casaleggio a cavallo del 2000 è amministratore delegato di Webegg spa, società Olivetti. Olivetti ne vende la proprietà nel 2002 al suo principale cliente, Telecom Spa già di Roberto Colaninno che era anche precedentemente in Olivetti (quello delle scalate dei Capitani Coraggiosi ma che aveva anche dato vita sempre nel 2000 a Netikos spa; nel CdA Casaleggio e Michele Colaninno; Roberto Colaninno lascia Telecom nel 2001 ). Niente male per Casaleggio che è un semplice perito informatico! Tutto bene fino a che diventa nuovo azionista di maggioranza Tronchetti Provera. Infatti subito dopo, nel 2003, Casaleggio viene mandato via. Guardando i bilanci, la sua gestione risulta disastrosa come riporta anche la stampa specializzata (Computerworld online del 15 giugno 2004). La Webegg si ritrova con un drastico calo del fatturato: - 26% nel 2003. Infatti ci sono buchi di 1milione 932mila euro nel 2001 e di 15 milioni 938mila euro nel 2002, su un fatturato di 26 milioni di euro. E meno 60% dei ricavi nel 2002 rispetto al 2001 sui clienti del gruppo Telecom. Gli azionisti definiscono “un piano pluriennale di risanamento” con una “drastica riduzione dei costi di gestione… e ridimensionamento del budget rivolto alla comunicazione”, la dismissione delle aziende che Casaleggio aveva acquisito per costruire un modello particolare di azienda in rete, oramai non considerato “più strategico e coerente col core-business della società”. Gli azionisti devono risanare l’azienda e alla fine venderla, chiudendo anche tutte le società connesse. La gestione Casaleggio succhia ingenti risorse economiche.

Il Beppe Grillo implacabile scopritore di scandali direbbe: Con questi buchi di bilancio e con un diploma da perito informatico quale impresa privata ti riprende? E invece no. ll comico genovese che mette alla berlina i manager fallimentari ed esempi dell’italianità più ridicola anche nel 2012 in un comizio tra i fans di Pistoia ripete sicuro che Casaleggio è “un ottimo manager!”
Ma in cosa e perché spendeva l’Amministratore Delegato Casaleggio? Ce lo mostrano le testimonianze del Project Manager Mauro Cioni (che ha lavorato in tutta la compagine per 10 anni) e di altri dipendenti che non sono voluti apparire. Ma soprattutto i documenti dell’epoca.

La strategia di Casaleggio. Fidelizzare i giovani
La strategia aziendale di Casaleggio in Webegg è il modello Web company americana, con quelle classiche formule del marketing “made in Usa”. Casaleggio assume giovani, fa la parte del “capo amico di tutti”, ma c’è sempre lo psicologo, nei ritiri in monastero per affiatare il gruppo. Nell’impresa non esiste una differenza tra il tempo libero e quello lavorativo. Lui è oltre. Ha un modo diverso di concepire la vita: bisogna fare qualcosa che ti piace, in cui credi e dai il massimo… all’azienda però. Per vendere di più del prodotto devi essere quel prodotto e non semplicemente promuoverlo. Insomma se avete mai preso in mano un manuale americano di marketing o motivazionale ne trovate a iosa di questa roba. I giovani, come dichiara nell’articolo “Dolce Vita” su Logica Interview, sono guidati da qualcosa di più dei soldi; bisogna dar loro la possibilità di partecipare al cambiamento, di avere responsabilità e se una persona è motivata e felice questa rende di più. Quindi il successo per l’azienda è garantito. E allora Casaleggio cosa fa? Prende anche giovani inesperti e dà loro grandi responsabilità e ottimi stipendi. Vi ricorda qualcosa del Movimento 5 Stelle!? Ma andiamo avanti.

La Webegg è rappresentata da un uovo. Casaleggio fa costruire all’interno delle tre sedi della società, Milano, Torino e Bologna proprio una stanza a forma di uovo, stile “Star Trek” come dice lui stesso nelle riviste di settore. Con pavimento d’acciaio, colonnina comandi tutta metallica con pulsanti colorati, la tecnologia è completamente occultata e attivata con i raggi infrarossi “per dare fin dal primo impatto la sensazione della proiezione nel futuro”: stile navicella spaziale del capitano Kirk; tutti dentro, lui, i dipendenti, i clienti e la stampa.
E Casaleggio? L’amministratore delegato di una società che lavora con banche, assicurazioni e la Telecom, per sentirsi nel futuro si chiude in una stanza a forma di uovo!? “Drogarsi come tutti gli altri no?!” direbbe il Grillo che conosciamo. Ma invece il comico genovese sembra molto sicuro o facilmente incline alla bufala quando parla del “guru” che lo ha portato al centro della scena mediatica italiana. Sempre a Pistoia ripete ai suoi fans che dubitano su Casaleggio. “Lui gestiva la Olivetti, l’informatica di Telecom, 10mila persone sotto. Non è mica l’ultimo arrivato!” Olivetti? Telecom? Non risulta affatto. E dai bilanci emerge anche nero su bianco che di dipendenti Casaleggio ne abbia avuti, a seconda dei periodi, da un minimo di 200 persone a un massimo di pochi più di 718 persone (al 31 dicembre 2002) ! Non di più!
Mentre Webegg perde 15 milioni di euro l’impresa ha anche una squadra di calcio aziendale. E La gestione Casaleggio con trattamento da sceicco affitta voli charter per dipendenti e familiari, tutto gratis ovviamente per loro, per recarsi a Praga e nel resto d’Europa, per il torneo aziendale “Logica world cup”.

E così mentre l’azienda riduce anche il personale ed aumenta il carico di lavoro per i dipendenti si racconta l’aneddoto di uno di questi che abbia posto la domanda ai superiori: “Praga!? Chi paga!?”; ottenendo come risposta non proprio amichevole. Dulcis in fundo, i grandi eventi come la “Notte degli oscar”, feste faraoniche a fine anno con scenografie holliwoodiane, show di comici famosi come la Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo, Luttazzi, Bertolino. Casaleggio a fare un po’ il “Pippo Baudo” della serata. E nomination per premiare chi dell’azienda si era distinto durante l’anno.

I comandamenti del “guru” e il Movimento 5 Stelle
La società di Casaleggio ha addirittura 12 comandamenti, affissi ovunque nell’azienda in manifesti con le uova. E Casaleggio fa realizzare un video sui comandamenti e lo distribuisce a tutti i dipendenti. Studiandoli in profondità si trovano non poche corrispondenze tra i comandamenti di Webegg e il Movimento 5 Stelle oggi. Vediamone solo alcuni, ad esempio il comandamento 9.“Assenza di competitività interna” molto simile al principio di eguaglianza del Movimento 5 stelle, dove ogni attivista vale uno (il motto “Uno vale uno” ). O il 5 Teamwork, dove si decide che il sistema di lavoro deve essere per gruppi funzionali, simile al modello di aggregazione dei Meetup dove le persone lavorano su singoli temi funzionali. O il comandamento 2.Responsabilità sul risultato che ricorda le “Semestrali” dei grillini quando i cittadini confermano o meno la fiducia ai consiglieri del Movimento 5 Stelle. Il comandamento 6 Protezione totale delle persone, che ricorda quando Grillo interveniva in aiuto dei singoli colpiti da un provvedimento giudiziario ingiusto (cosa che fa sempre più di rado). O il 4 Il divertimento come forza creativa. Tutto il Movimento si basa sulla divertente figura di un comico, Grillo, che usa l’umorismo come registro comunicativo con i cittadini. Le sue parole ti suscitano delle emozioni che creano il coinvolgimento e non un ascolto passivo. Al pubblico resta impresso un’emozione positiva e non semplicemente le parole di un comizio. Una tecnica di comunicazione ben nota agli addetti ai lavori (usata nella Programmazione Neurolinguistica)
Nel video i comandamenti vengono sempre rappresentati con un film (come vedrete nella video-inchiesta). E spicca su tutti il comandamento 8 L’Invenzione continua del business che il “guru” rappresenta in un modo del tutto particolare e che da quel tocco in più di personalità: Con Totò, che nel film “Totò truffa ’62” vende la Fontana di Trevi ad un credulone!

Chiusa malamente l’esperienza di Webegg Casaleggio continua a portare le società nel web e diventa un personaggio pubblico nel 2005 quando fonda il blog di Beppe Grillo, pianifica i V day, organizza i meet up del Movimento e il Movimento 5 Stelle con la nuova società la Casaleggio Associati.
Come sostengono molti attivisti il Movimento non nasce spontaneamente dal basso ma dalle strategie di Casaleggio. Ad esempio anche il Meet up N°1, la piattaforma di aggregazione del Movimento nella città di Milano, nasce il 10 giugno 2005 da un ex-dipendente Webegg, Maurizio Benzi, poi assunto da Casaleggio nella sua nuova azienda, la Casaleggio Associati, un mese prima che Grillo stesso proponga ai suoi fans, il 16 luglio 2005, di usare i Meet up come piattaforma di aggregazione. Lo stesso Benzi oggi è candidato alla Camera per il Movimento nella circoscrizione Lombardia 3.
Tutto quindi fa pensare che questo Movimento sia la riproduzione del modello di business dell’ex società di Casaleggio. E non sia nato dalla rete, da cittadini che spontaneamente si sono messi insieme. I cittadini si aggregano su un modello già pianificato e proposto dall’ alto. Infatti Casaleggio e Grillo fanno credere che la loro rete di attivisti sia il luogo dell’orizzontalità e della libertà assoluta, esente da censure. Ma nella realtà il Movimento comunica sul loro sito e non su un piattaforma aperta, i commenti possono essere omessi o anche manipolati dalla società al vertice, come sostengono tantissimi attivisti. E come in ogni azienda se non accetti le regole sei fuori da ogni consesso, come è successo a molti di loro.

La comunicazione, il potere, il denaro
Oggi la Casaleggio Associati, ultimo bilancio consultabile 2011, ha un passivo di circa 57mila euro ripianato dai soci. Con il supporto di analisti di bilancio abbiamo messo a confronto l’azienda passata, la Webegg spa e quella presente, la Casaleggio Associati srl, con imprese del settore, ma in attivo, come la Accenture spa (capofila del settore ICT). Le aziende del “guru” hanno sempre gli stessi problemi, spese sproporzionate per il personale e le materie prime, in percentuale così alta da determinare un buco di bilancio. A conferma che la gestione Casaleggio richiede sempre ingenti risorse economiche.
Portare una società nel web infatti non vuol dire creare solo un sito ma un “ambiente internet” intorno a quella società e ai suoi prodotti. La discussione dovrà alimentare centinaia se non migliaia di altre discussioni, in grado di influenzare i consumatori e l’opinione pubblica. Quindi c’è bisogno di risorse e uomini che muovano questo consenso.

La comunicazione è potere e da la possibilità di essere visibili. Magari riciclando le strategie di Webegg-Telecom, come abbiamo visto. Ed è Grillo stesso che ci dice in un filmato (guarda la Video inchiesta) quale possa essere il fine manageriale di Casaleggio: visto il miracolo che gli è riuscito con il Movimento adesso nasce la possibilità di avere altri clienti.

Cosa già sperimentata in politica da Casaleggio, come ci ha raccontato il penalista ed ex esponente dell’Idv Domenico Morace che ha seguito la gestione della Casaleggio e le spese dell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro dal 2006. Con l’avvento di Gianroberto Casaleggio il bilancio dell’Italia dei Valori del 2006 riporta la spesa Internet aggregata ad altre voci per un ammontare totale di 1milione 305mila euro. Nel 2007 la voce siti Internet è unica: 469.173 euro. Lievita ancora nel 2008 ed arriva a 539.138 euro
“La Rete è politica” sostiene ancora più esplicitamente Casaleggio in un”intervista del passato (Data Manager 2001) ma ”per apprezzare la rete bisogna darle una dimensione culturale, solo in un secondo momento si può cominciare a fare business” perché “da la possibilità di cambiare gli equilibri”.

Quegli equilibri che possono darti potere e portarti in Parlamento. Ed è anche denaro. Quale? I 10 milioni l’anno destinati ai gruppi di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle. Pochi sanno infatti che gli attivisti per candidarsi alle prossime elezioni politiche hanno dovuto sottoscrivere un accordo al buio. Come dal regolamento di Grillo: in sostanza sarà una società di comunicazione decisa da Grillo stesso a parlare per i Deputati e i Senatori del Movimento. Gestirà circa 10 Milioni di euro l’anno (6,3 alla Camera; 3,7 al Senato; i dati sono calcolati sui numeri ufficiali delle due Camere), che diventano 50 milioni di euro per una legislatura completa, visti i circa 100 parlamentari attribuiti al Movimento, oltre ai loro singoli stipendi. Non sappiamo ancora quale sarà il nome ufficiale della società che gestirà tutte queste risorse. Ma di certo sappiamo che con 50 milioni euro la forza di convinzione e di trasformazione degli equilibri può alimentare molto altro denaro.
Sarà per questo che in Italia è sempre meglio fondare un partito che gestire un’azienda!

La dignità di una nazione


Michele Prospero si è laureato in filosofia all'Università La Sapienza di Roma discutendo una tesi sul giurista Hans Kelsen. Dal 2001 è professore associato di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Scienza Politica, Sociologia e Scienze della Comunicazione della Sapienza. Autore di numerosi saggi, collabora con diverse riviste scientifiche e quotidiani. I suoi interessi sono principalmente rivolti al sistema istituzionale italiano e al pensiero politico della sinistra.

Un altro parere, un'altra analisi. Anche questa da leggere con attenzione.


La dignità di una nazione
 

Il ricco comico che riempie le piazze intimando ai politici di arrendersi è un ambiguo fenomeno che svela l’intensità della crisi. Leopardi scriveva che gli italiani ridono di tutto. Anche la tragedia più grave diventa per loro un motivo di beffarda ilarità. In nessun altro Paese, dinanzi a una crisi così allarmante come quella in corso, irrompono sulla scena due comici (quali Grillo e Berlusconi) a contendersi con colpi di teatro i favori del popolo.

Se metà del corpo elettorale è catturata dai motti di spirito e dalle trovate propagandistiche dei due commedianti, è evidente che sono saltate le grandi reti di connessione culturale proprie di una moderna società civile. Fasce consistenti di popolo agiscono nella sfera pubblica in preda a fughe fantastiche, come se ogni rischio involutivo potesse essere esorcizzato con il fallace rimedio della risata. Al cospetto del pericolo mortale di una deflagrazione della stessa cornice statuale, una fetta ampia di società crede di sopravvivere chiudendo gli occhi dinanzi agli scenari da incubo che si aprono con il ritorno della destra al potere o con lo stallo in un regime di ingovernabilità.

Il comico seduce porzioni (non quelle più disagiate) di società che hanno scaraventato lontano dalla loro visuale ogni senso dello Stato e credono praticabili delle rigenerazioni magiche. Ridono del baratro. Lo spegnimento del sentimento civico, che fa di una nazione un corpo sociale coeso anche in tempi di crisi, rende possibile l’ubriacatura di massa per soluzioni apparenti, per slogan effimeri di cui non si sa cogliere in tempo la carica di manipolazione. Cosa c’è di più semplice in Italia che maledire lo Stato, l’amministrazione, il parlamento, le agenzie del fisco?

La forte carica antistatuale e gli umori antifiscali che accompagnano il comico rendono però del tutto vana ogni attesa in un recupero di efficienza e rendimento della sfera pubblica. Anche la domanda più insistita che nelle piazze di Grillo traspare, quella di un più raffinato civismo e di una maggiore partecipazione, stride con la reiterazione di un modello di partito personale che porta alle estreme conseguenze il principio di autorità: lo scettro del potere è confiscato e chiuso nelle mani sicure di un capo solitario.

All’ombra di un capo sciolto da vincoli programmatici, da organi di vigilanza e deliberazione, da regole incisive, da procedure predefinite possono lievitare solo arbitrio, passività, cooptazione, adulazione. Arduo che possa scaturire da ciò un nuovo modello di democrazia. Se poi al capo urlante, cui è consentito dire ogni cosa, corrispondono solo dei rappresentanti muti e senza volto, è difficile spacciare questa anomalia come una riforma della politica. Non è certo con delle schiere di parlamentari senza qualità, nel senso almeno che il candidato è sottratto al confronto pubblico dal quale apprezzare virtù e opinioni caratterizzanti, che si può contribuire alla necessaria opera di innovazione.

È solo una cattiva leggenda metropolitana quella di credere che l’inesperienza dei senza volto nelle istituzioni parlamentari costituisca un valore che ripaga in termini di controllo, trasparenza, ricambio. Non è vero che per inaugurare un evento di immediata rigenerazione etico-politica occorra attingere all’incompetenza e farla valere nello specifico lavoro politico-istituzionale come un rigenerante all’insegna della freschezza e spontaneità.

Soprattutto entro condizioni di crisi che scalfiscono la tenuta della statualità, e minacciano aspre soluzioni commissariali di ascendenza europea alle fughe stravaganti nel condominio berluscogrillino ad arte preparato dai media, occorrono classi politiche più rigorose. Non porta lontano l’elogio dell’incompetenza santificata come valore. Dietro ai due ricchi comici che se la ridono, esiste una società reale in disagio che solo dalla riscoperta della autorevolezza della politica può ricevere lo spiraglio di una ripresa possibile.

La promessa di una salvezza istantanea e assoluta, che transita attraverso lo scioglimento dei partiti e la chiusura dei sindacati o il ritorno alla lira, sa di stantio. La rabbia contro lo stato di cose esistente è un sentimento molto diffuso, se il risentimento non si traduce però in una capacità di innovazione politica rischia di far saltare tutto. Domenica, oltre la disfida dei due speculari comici che corrono a rimorchio di effetti speciali, è in gioco proprio questo: l’Italia come Stato non residuale, periferico, ridicolo.

Perra, candidato M5S al Senato: “Matrimoni gay? Allora anche con animali”


Presente nel Listone unico delle Parlamentarie, eletto dalla base grillina per essere candidato al Senato, dove è il n. 6 della Lista. Francesco Perra ha un concetto del matrimonio fra omosessuali davvero particolare, ascoltatelo.

Il Listone: lui c'è.

La Lista (alla Camera e) al Senato: lui c'è.

La sua pagina: notare il linguaggio.

E infine le sue dichiarazioni a Videolina:



Per fortuna nel M5S c'è chi si dissocia (però Perra è ancora in Lista):

“A seguito delle numerose segnalazioni pervenute da tutta Italia da parte di cittadini indignati per le affermazioni di un tale ‘Francesco Perra’ in merito ai matrimoni tra omosessuali, il Movimento 5 Stelle Alghero, il Movimento 5 Stelle Quartucciu, l’Associazione 5 Stelle Cagliari e il Movimento 5 Stelle Sennori si dissociano fermamente da tali dichiarazioni, in quanto contrarie allo spirito del Movimento e lesive persino della sensibilità dei suoi attivisti. Inoltre si segnala che lo stesso Sig. Perra a nessun titolo – se non unicamente personale – è autorizzato a rilasciare dichiarazioni a nome del Movimento stesso.
Nel ricordare, infine, che in diverse realtà regionali il Movimento 5 Stelle si sta battendo a favore delle pari opportunità e del riconoscimento dei diritti civili, il Movimento 5 Stelle Alghero, il Movimento 5 Stelle Quartucciu, l’Associazione 5 Stelle Cagliari e il Movimento 5 Stelle Sennori ribadiscono con forza la loro solidarietà incondizionata a chi si è giustamente sentito offeso da un simile atteggiamento.
MoVimento 5 Stelle:
Il Movimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”
Dafni Ruscetta – Ufficio Stampa Associazione 5 Stelle Cagliari
 

La libertà di Stampa secondo Grillo


Dedico questo post a quella persona che, stamane, mi ha apostrofato malamente su Facebook e si è detto stufo di leggere che si parli male della persona che lui vota (Grillo non è candidato, ma forse non lo sa); io ho replicato dicendo che stavo riportando le dichiarazioni di Grillo ma anche di altri (in quel frangente specifico era proprio quello che stavo facendo), e poi ho letto nella bacheca di questo (presunto) saccente un sonoro "vaffanculo" a quelli che non votano come lui e non la pensano come lui (parole testuali). Scontato il riferimento a me (avesse avuto le palle per scrivermelo nella mia bacheca, o dirmelo in faccia, almeno). Ha davvero appreso bene dal suo (faccia di) guru come comportarsi e soprattutto come parlare. Ovviamente l'ho bloccato, questo "democratico".

I politici non sono tutti uguali, un errore grave di Grillo è quello di esprimere questo concetto. Un concetto povero di contenuti e furbo: dissacrare, dileggiare gli altri, per acchiappare consensi. Anche i giornalisti non sono tutti uguali: non mi puoi paragonare, che ne so, un Marco Travaglio a un Maurizio Belpietro. Per Grillo invece sì. E' facile, aggiungo, per Grillo fare la vittima contro stampa e televisione ("non ci fanno vedere mai"), però è lui stesso a impedire salvo cacciata e gogna mediatica ai suoi accoliti quella partecipazione. Lui la visibilità ce l'ha. Lui è sempre al centro dell'attenzione. I suoi accoliti quanto contano davvero per lui? Mi paiono sempre di più dei soldatini invasati.

Qualche giorno fa un giornalista di Rai3 durante un comizio di Grillo è stato dileggiato e la sua telecamera è stata presa e girata a riprendere la faccia della gente, come a dire: riprendi loro, fa vedere che sono tanti. 

Ieri la stampa italiana, anche i giornalisti del Fatto Quotidiano, che ha preso sull'ala protettiva il M5S (come ha fatto con la lista di Ingroia), sono stati mantenuti fuori dal backstage, dove è stata accolta solo la stampa estera e Sky. Gli attivisti del M5S hanno anche chiamato la forza pubblica per impedire ai giornalisti l'accesso. Poi per fortuna con la mediazione di Polizia e Carabinieri è cambiata la rotta, dopo una montagna di critiche, ma l'esclusione è stata applicata lo stesso: i solerti collaboratori dello staff di Grillo li hanno bloccati fra l'area di accesso al backstage e il backstage, di fatto ingabbiandoli. Complimenti!

I seguenti flashback li trovate nel Fatto Quotidiano, quindi siccome (come detto) loro apprezzano Grillo, non sono tacciabili di "raccontate balle", in merito ai fatti riportati. Ho omesso le dichiarazioni a contorno dei politici, riportando solo la narrazione del Fatto sui questi avvenimenti.

Un altro fulgido esempio di "democrazia" dei miei stivali. Il quartier generale ordina, i soldatini ubbidiscono. Le volgarità gratuite non sono nel mio DNA, e queste compressioni di un diritto garantito dalla Costituzione non sono nel mio DNA. Continuo a chiedermi quanto spazio sarà lasciato al Libero Arbitrio degli eletti in seno al M5S una volta ch'essi siederanno in Parlamento.



16.58 - Backstage vietato alla stampa italiana – I giornalisti italiani protestano a piazza San Giovanni perché non viene dato loro il pass per accedere al retro palco. “Decide lo staff di Beppe Grillo”, è la risposta che viene data alle proteste dei cronisti. Sul retro-palco, secondo quanto si apprende, solo la stampa estera, Sky e forse Rai. Kat Hembus responsabile dell’accoglienza di Roma5 Stelle spiega che “gli accrediti per la manifestazione sono stati ‘selezionati’ dalla sede di Milano che ha risposto inviando un modulo da compilare solo ai giornalisti dei quali è stata accettata la richiesta”. In lista risultano, appunto, solo i giornalisti della stampa estera.

17.57 Iacopino (Odg): “Grillo fa selezione della ‘razza’” ”La selezione della ‘razza’. Ora la fa Grillo: al palco a San Giovanni potranno accedere solo i giornalisti stranieri e quelli di Sky. Una vergogna”. Lo afferma Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti. “I giornalisti – prosegue – non hanno diritti speciali, ma doveri da onorare. Il primo, in quel contesto, è raccontare ai cittadini la piazza di San Giovanni e quel che vien detto. La selezione degli amici o presunti tali è un rito deteriore di quella politica che Grillo depreca a parole, ma pratica con le sue scelte”.

18.16Staff di Grillo chiama i carabinieri contro la stampa – Momenti di tensione a piazza San Giovanni tra ‘grillini’ e stampa. L’organizzazione del Movimento 5 stelle ha impedito ai giornalisti italiani, anche se accreditati, di entrare nello spazio che porta al palco e che in genere è riservato proprio a stampa e fotografi. Ma lo staff ha fatto entrare soltante le testate straniere, la Rai e Sky. La tensione è cresciuta quando per frenare i giornalisti che protestavano “vogliamo lavorare”, gli organizzatori hanno fatto schierare una decina di carabinieri per garantire l’ordine pubblico. Un cronista parlamentare è stato trattenuto per qualche minuto. Ma è intervenuta la polizia per mediare e per spiegare agli organizzatori che c’è il rischio di creare problemi di ordine pubblico e che sarebbe opportuno, secondo quanto viene riferito, consentire ai cronisti di accedere nella zona vicina al palco in modo da poter seguire l’intervento di Grillo. 

18.29 - Sky: “Pronti a cedere gratuitamente il segnale dal palco” Lo ha dichiarato il direttore di Sky TG24 Sarah Varetto specificando che il messaggio è rivolto “a chiunque ne faccia richiesta”. Si riferisce alla decisione dei responsabili del Movimento 5 Stelle di far accedere sul palco del comizio finale di Grillo solo testate straniere e il canale all news di Sky, e telecamere della Rai. Vicenda che ha subito registrato aspre polemiche e le dure proteste della Fnsi e dell’Ordine dei giornalisti.

18.48 –  Usigrai: “Grillo ha passato il segno” - “Ora le istituzioni devono intervenire. Alla vigilia di elezioni che potrebbero consacrare Grillo tra i principali leader politici in Italia, non si può far finta di non vedere le manifestazioni di intolleranza ormai quotidiane che vengono dai palchi dello Tsunami Tour contro le giornaliste e i giornalisti. Oggi si è passato il segno con l’indicazione di nazionalità e testate non gradite. La libertà di stampa non è questione di parte”. Lo afferma, in una nota, l’esecutivo dell’Usigrai, aggiungendo che “Fnsi, Ordine dei giornalisti, Usigrai e tutti gli istituti della professione risponderanno uniti contro tutte le aggressioni alla libertà di informazione”. 

19.00 – Presidente Stampa estera: “Grillo non rispetta libertà di stampa” - Ci dispiace che il Movimento 5 Stelle, in questo momento importante per la vita politica italiana, non abbia rispetto per la libertà di stampa in Italia e per il lavoro dei media che devono coprire la campagna elettorale, come questo evento”. Lo ha dichiarato all’Ansa Tobias Piller, presidente dell’Associazione Stampa estera. Il presidente dell’Associazione, e corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha inoltre precisato che “la stampa estera non ha avuto nessun ruolo nella decisione del Movimento 5 Stelle e di Beppe Grillo” di escludere dal palco di San Giovanni i giornalisti italiani (ad eccezione di SkyTg24), ammettendo solo i corrispondenti stranieri. 

19.09 – Intervento forze dell’ordine, stampa italiana ammessa nel retropalco. Dopo tre ore di attesa e momenti di tensione tra lo staff de M5S e alcuni cronisti, la stampa italiana è stata ammessa nel retropalco dello ‘Tsunami tour’ dove Beppe Grillo a partire dalle 21 dovrebbe iniziare il suo intervento. I giornalisti sono stati lasciati entrare grazie alla mediazione delle forze dell’ordine che hanno convinto lo staff a riservare alla stampa italiana lo stesso trattamento riconosciuto ai cronisti esteri, nonché alle telecamere di Sky e Rai. Ora i giornalisti sono in fila per l’accredito e a breve dovrebbero raggiungere il backstage.

19.15 -  Associazione stampa parlamentare: “Inaccettabile discriminazione fra testate” L’associazione stampa parlamentare ritiene inaccettabile che agli insulti rivolti a giornalisti e cameramen nei giorni scorsi, il Movimento 5 Stelle aggiunga oggi la discriminazione fra testate e giornalisti italiani e stranieri e fra reti televisive italiane in occasione del comizio di chiusura della campagna elettorale in Piazza San Giovanni a Roma. Negandosi al confronto con la stampa e consentendo l’accesso al backstage e al palco solo a pochi cronisti scelti, M5S e il suo leader Beppe Grillo rifiutano le piu’ elementari logiche democratiche e di trasparenza. L’Asp esprime al riguardo tutta la propria protesta e preoccupazione e si augura che tali comportamenti non si ripetano nella gestione della comunicazione da parte dei rappresentanti del Movimento che verranno eletti in Parlamento.

19.21 – Dopo ore di attesa e le proteste, giornalisti in fila davanti al gazebo per accrediti - Dopo tre ore di attesa e numerose proteste i giornalisti della stampa italiana sono finalmente in fila davanti al gazebo degli accrediti dello staff del Movimento 5 Stelle per potersi avvicinare al palco sul quale Beppe Grillo è atteso per le 21. “Sono vent’anni che si fanno manifestazioni in questa piazza e non è mai successa una cosa del genere”, ha più volte scandito una delle fotografe assiepate con cronisti e fotoreporter davanti al divieto di accesso ribadito dallo staff presente e dall’ufficio stampa che presidia piazza San Giovanni.

19.25 – Usigrai: “Per dignità testate Rai non ricorrano a segnale offerto da Sky”. La decisione dello staff di Beppe Grillo di selezionare le testate ammesse sul palco in piazza San Giovanni, a Roma, per il comizio conclusivo del leader del Movimento 5 Stelle sta spaccando il mondo della comunicazione. L’esecutivo Usigrai invita infatti “tutte le testate della Rai a non utilizzare il segnale messo a disposizione dall’unica tv italiana ammessa sul palco di Grillo, pur ringraziandola per l’offerta”.

19. 51 - Contr’ordine, cordone blocca giornalisti italiani - Contr’ordine dello staff che, lungo il percorso che conduce al palco dove Grillo alle 21 terrà il suo intervento, hanno creato un vero e proprio cordone tenendosi sottobraccio l’un l’altro per bloccare la stampa italiana. Alcuni giornalisti italiani, superato il primo step, sono rimasti ‘incastrati’ in uno spazio vuoto, senza possibilità di accedere o vedere piazza San Giovanni né di raggiungere il backstage. Intanto proseguono i battibecchi tra lo staff degli attivisti e i cronisti. Al momento gli unici ad avere avuto accesso al retropalco sono i cronisti della stampa estera, di Sky e della Rai.  

20.45 –  Arrivato il camper di Beppe Grillo, c’è anche Casaleggio. Il camper di Beppe Grillo è arrivato in piazza. A bordo del camper anche Gianroberto Casaleggio. Il comizio elettorale di chiusura si è trasformato in una sfida tra l’organizzazione e la stampa italiana, definita “non gradita”. I cronisti sono stati invitati ad accreditarsi per poi accedere al retropalco; poi hanno atteso nello spazio antistante la chiesa di S.Giovanni, sotto la pioggia. Dopo alcuni minuti la stampa è stato permesso l’accesso in un’area non distante dal palco ma non nel retropalco dove sono presenti i media stranieri.
 

Bertone si allarga come una Piovra


Il prossimo conclave potrebbe darci una delusione incredibile, e far sprofondare ancora di più il paese nel malaffare. C'è una Piovra che si espande, pronta a insozzare tutto.



Dalla finanza alla sanità: le manovre di Bertone, vero potere nel papato Ratzinger

 

La segreteria di stato vaticana da lui diretta pubblica una nota contro le indiscrezioni di stampa sui Vatileaks: "Notizie spesso non verificate, o non verificabili". Dal 28 febbraio, lasciato il ruolo di "premier del Papa", il cardinale piemontese si occuperà soltanto degli affari ordinari del Vaticano. Per sette anni Benedetto XVI si è dedicato principalmente a studi teologici, mentre il suo Segretario di Stato sfornava vescovi e cardinali a lui fedelissimi e si occupava della finanza vaticana e della sanità

 

di Francesco Antonio Grana

Tarcisio Bertone entra a gamba tesa sul preconclave. La Segreteria di Stato vaticana ha pubblicato, stamane, un comunicato in cui condanna il tentativo dei media di condizionare le scelte dei cardinali elettori, diffondendo, si legge nel testo, “notizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false, anche con grave danno di persone e istituzioni“. Un messaggio diretto a coloro che hanno pubblicato, in questi giorni, alcuni stralci del dossier Vatileaks, redatto dai tre cardinali “007″, Julián Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi, la cui unica copia è dal 17 dicembre scorso nelle mani del Papa. “Nel corso dei secoli – continua il testo della Segreteria di Stato – i cardinali hanno dovuto far fronte a molteplici forme di pressione, esercitate sui singoli elettori e sullo stesso Collegio, che avevano come fine quello di condizionarne le decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano. Se in passato sono state le cosiddette potenze, cioè gli Stati, a cercare di far valere il proprio condizionamento nell’elezione del Papa, oggi si tenta di mettere in gioco il peso dell’opinione pubblica, spesso sulla base di valutazioni che non colgono l’aspetto tipicamente spirituale del momento che la Chiesa sta vivendo”.

Il Segretario di Stato di Sua Santità si prepara così ad affrontare, nelle vesti di camerlengo di Santa Romana Chiesa, l’ormai imminente Sede Vacante durante la quale si occuperà soltanto degli affari ordinari.

Alle ore 20 del 28 febbraio non finirà soltanto il pontificato di Benedetto XVI, ma anche il governo di Tarcisio Bertone. Con l’inizio della Sede Vacante, infatti, decadono automaticamente tutti i capi dicastero della Curia romana. E il porporato salesiano, Segretario di Stato di Ratzinger dal 2006 fino alla fine del breve regno, lasciato il ruolo di “premier del Papa”, si occuperà soltanto degli affari ordinari del Vaticano. Da quando il cardinale piemontese è arrivato a Roma, sette anni fa, c’è stato un inedito duumvirato Ratzinger-Bertone. Mentre Benedetto XVI si dedicava principalmente ai suoi libri e ai suoi studi teologici, il suo Segretario di Stato sfornava vescovi e cardinali a lui fedelissimi e si occupava della finanza vaticana e della sanità. Negli anni del regno di Ratzinger la sigla SDB (Società Salesiana di San Giovanni Bosco) ha assunto un nuovo significato: siamo di Bertone. Numerosissimi i vescovi salesiani nominati da Benedetto XVI, alcuni dei quali creati rapidamente cardinali dallo stesso Pontefice. È il caso di Angelo Amato, raccomandato proprio da Bertone a Ratzinger, alla fine del 2002 con Karol Wojtyla ancora regnante, come suo successore alla Congregazione per la Dottrina Fede.

Bertone era stato promosso alla guida dell’Arcidiocesi di Genova, sede cardinalizia, per poter ricevere la berretta rossa prima che il cuore del Pontefice polacco smettesse di battere, così da permettergli di entrare in conclave. E Amato prese il suo posto come numero due del dicastero guidato dal 1981 da Ratzinger. Tra i cardinali salesiani voluti da Bertone c’è anche Raffaele Farina, ordinato vescovo dal Segretario di Stato nel 2006, appena arrivato da Genova a Roma, e un anno dopo insignito della dignità cardinalizia. Tra i fedelissimi del premier del Papa ci sono anche due porporati non appartenenti al suo ordine religioso e che grazie a lui hanno fatto una carriera rapidissima: Giuseppe Versaldi e Domenico Calcagno. Non a caso entrambi sono stati sistemati da Bertone nei posti chiave della finanza vaticana anche in questi ultimi giorni prima dell’inizio della Sede Vacante. Calcagno nel 2002 viene nominato da Giovanni Paolo II vescovo di Savona-Noli e da qui inizia una carriera strepitosa. Nel 2007 Benedetto XVI lo chiama a Roma come segretario dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) e, quattro anni dopo, subentra al cardinale Attilio Nicora, dal 2011 presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede (Aif).

Nel febbraio 2012, grazie alla fondamentale insistenza di Bertone, il suo nome viene inserito tra i nuovi cardinali del penultimo concistoro di Ratzinger insieme a quello di Versaldi. Vicario generale dell’allora vescovo di Vercelli monsignor Tarcisio Bertone, Versaldi deve attendere che il suo ex superiore diventi Segretario di Stato per vedersi ricompensato della sua fedeltà prima con la nomina episcopale e l’incarico di guidare la diocesi di Alessandria. E poi, nel 2011, sfumata la nomina alla sede cardinalizia di Torino, soffiatagli da un uomo dell’ex presidente della Cei Camillo Ruini, Cesare Nosiglia, con l’incarico prestigioso di presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede e quindi con la porpora nel concistoro del febbraio 2012. Nosiglia, invece, nominato un anno prima di Calcagno alla guida dell’arcidiocesi di Torino non è ancora cardinale e ha saltato ben tre concistori, caso più unico che raro.

Sbarrando la strada alla porpora di molti uomini legati a Ruini, Bertone ha evitato che il numero di voti controllati dall’ex presidente della Cei nel prossimo conclave, che non poco si era speso con Benedetto XVI per il pensionamento del suo Segretario di Stato, ritenuto a dir poco inadeguato, fosse assai contenuto. Evidentemente il porporato salesiano, anche per l’età avanzata del Papa, ha sempre pensato di consolidare il suo ruolo di potere e la sua influenza anche oltre la fine del pontificato di Ratzinger. Negli ultimi giorni di regno, Bertone ha fatto rinnovare per un quinquennio a Benedetto XVI la Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior), di cui il porporato salesiano è presidente, facendo subentrare al posto di Nicora il fedelissimo Calcagno. Secondo fonti vaticane l’intenzione del Segretario di Stato era quella di far sostituire anche un altro membro, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, molto stimato nella Curia romana, con il fidato Versaldi. Sfumata questa nomina, Bertone non si è perso d’animo e ha fatto scegliere al Papa il suo ex vicario di Vercelli divenuto cardinale come delegato pontificio della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione. “In tale veste – recita un comunicato vaticano – il cardinale Versaldi avrà il compito di guidare l’istituto religioso e di indirizzare le strutture sanitarie da esso gestite verso un possibile risanamento economico, escludendo tuttavia una partecipazione della Santa Sede in tali opere”. Il riferimento è all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) da mesi sull’orlo del fallimento. La sanità, infatti, è un tema che ha sempre attirato il Segretario di Stato di Sua Santità. Non pochi mesi fa era andato in fumo il tentativo dei suoi uomini di salvare il San Raffaele di don Luigi Verzè. Gli era andato meglio con l’ospedale di padre Pio a San Giovanni Rotondo, dove Bertone ha sistemato un uomo a lui vicino, Domenico Francesco Crupi, alla direzione generale.

La riflessione di un Uomo sulle elezioni


Un altro parere, che condivido in larghissima parte. Una piccola oasi di acume in un mare, quello che ci circonda, di frasi fatte e gente al gancio.




Alle urne con speranza.



Voto da 31 anni – non voglio fare il conto, ma sono parecchi appuntamenti elettorali.

Ho sempre votato a sinistra – di solito estrema sinistra, ma anche PCI e PD, negli ultimi anni IdV.
Ho sempre notato che il risultato delle elezioni politiche mi appariva come lo stesso dolce con gli ingredienti rimescolati e minime variazioni della ricetta. Più precisamente, una torta alla merda.

Come se il sistema fosse tarato per non alterare i suoi equilibri interni se non in maniera cosmetica. Sistema ed equilibri che, peraltro, mi sono sempre apparsi patologici: in questo, dove la memoria non può assistermi, la storia mi conferma che, da Portella della Ginestra in poi, la storia della Repubblica Italiana è la storia del controllo Nato tramite i servizi, il crimine organizzato e la massoneria. La storia del tradimento della splendida e modernissima Costituzione del ’48. La storia della nostra sovranità imperfetta, la storia infine del saccheggio del Paese da parte di una classe politica impotente, superflua e collusa.

Questo sentire non è certo solo mio. Purtroppo, molti pensano che il ritorno del Duce o il governo di Berlusconi possano risolvere questa situazione: come se uno che soffre di ejaculatio praecox pensasse, brillantemente, di curarsi sparandosi ad un testicolo. Siamo anche un Paese di ignoranti, e gli ultimi 20 anni non hanno aiutato in questo.

Ora però c’è una possibilità. Non sono illuso e terrò gli occhi aperti, ma mi pare sia il momento adatto per una forte spallata. Se poi, come pare, il risultato della spallata sarà quello di abbattere una classe politica che meriterebbe una sua Norimberga, allora non sarà il momento certo di rilassarsi, ma quello di parlare, partecipare e decidere insieme. Quello di costruire un Paese che somigli a noi, a quello che siamo: un Paese pacifico e laborioso, corretto e trasparente.

Un Paese dove la collaborazione con la mafia non è considerata una necessità, e dove le spedizioni militari non vengono chiamate “missioni di pace”. Un Paese dove le Chiese – tutte – si autofinanziano e rispettano le autorità laiche. Un Paese, infine, dove la mia personale ed ultradecennale rabbia possa sopirsi – almeno un po’.

venerdì 22 febbraio 2013

Una insegnante commenta la proposta del M5S sulla Scuola


Quando ho letto questo post, essendo sul sito dell'Unità, mi sono fermato un attimo prima di pubblicarlo, ciò perché l'Unità è del PD e quindi la marchetta è facile. Ho raccolto informazioni sulla autrice e ho scoperto che essa è una insegnante, precaria, che ha mobilitato mezzo paese nelle proteste contro la riforma assassina della Gelmini. Poi sono andato a chiedere a una insegnante cosa ne pensava, e la sua analisi mi ha dato l'ok. 

Il problema con i Programmi dei partiti per queste elezioni è che in tutti ci sono proclami avventurosi, ma non si spiega il "come" si volgiono fare i cambiamenti. Già, perché quando si vuole cancellare qualcosa bisogna anche spiegare cosa ci si mette al suo posto. Chi appartiene al mondo della Scuola queste cose le sa bene, io no, come tantissimi altri. E allora è il caso che ci si sieda a leggere (togliendoci i paraocchi, anche quelli luminosi a cinque stelle) per capire come stanno le cose realmente, senza accettare la manna caduta dal cielo come fosse il sacro Corano cui conformarsi alla talebana: niente di più pericoloso, eppure da qualche parte sta accadendo. Buona lettura.

Sapere quello che si fa. L'entusiasmo non basta, se non c'è la competenza.


La scuola di Grillo



Autore: Mila Spicola


Questo il programma del M5S sulla scuola. Sembra fatto da mia zia. 

Attenzione, è tanto una cara persona, mia zia Pina, ha sentito e strasentito me, come la figlia, supplente precaria,  parlar di scuola da mattino a sera,  ripete qualche concetto..ma,  non le affiderei una classe,  figurarsi la scuola italiana.

Programma scarno, povero. La signora Maniscalco, collaboratrice scolastica, mi sta dicendo “ma piffavuri proessorè, chisti nni sannu cchiù picca di Franco, mi parinu li scout veru, matri matri” Perchè parrebbe che Bersani voglia fare “scouting” tra i grillini..(Franco è un noto somaro della mia scuola).

Ma andiamo al programma del M5S sulla scuola, sono 13 punti e basta, nel senso che non sono argomentati o esplicitati da nessuna parte:
1. Abolizione della legge Gelmini 
(e vabbè, su questo siam tutti d’accordo in Italia, tranne la Gelmini. Ma che vuol dire? Rimetti i moduli? Rimetti le ore di italiano e di tecnologia? rimetti le sperimentazioni Brocca alle superiori?)
2. Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti 
(magari, ma come? in quali scuole? con quali strutture?col wireless? e i cellulari accesi? sempre o in qualche ora? con quale competenza didattico-pedagogica?)
3. Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via internet in formato digitale 
(l’idea, che voleva introdurre Profumo, in se sarebbe condivisibile ma si scontra con una serie di difficoltà contingenti: economiche in primis, logistiche e pratiche poi. Per esperienza provata i ragazzini vogliono e hanno bisogno ancora delle pagine stampate. Stampe che alla fine, tra risme e toner, costano più di certi libri. L’ebook poi esige il pc o il tablet: non lo hanno. Ci arriveremo gradualmente e naturalmente, ad eliminare la carta, ma non è un punto da mettere in un programma, lo avevamo detto anche a Profumo, è la naturale evoluzione delle cose. Il problema vero è gestire le mutazioni didattico-pedagogiche che sottende tale evoluzione: per quale sapere, per quale pilastro educativo: condivisione o trasmissione? Ma non credo, con tutto il rispetto, che Franco sia in grado di elaborare analisi in proposito)
4. Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo 
(tentiamo di farlo da secoli, ma..partiamo ab ovo: in quali asili? Gli asili in Italia non ci stanno. Capisco che non leggete i giornali e non vedete la tv, ma, se aveste seguito le primarie sta cosa degli asili che non ci stanno è stato uno dei cavalli di battaglia…Gli asili comunali, per esempio a Palermo sono meno del’1%, dunque, caro Fabio: facciamo gli asili prima? che magari sarebbe più urgente. Certo se si mettono a licenziare le donne incinte sti grillini…come hanno fatto al Comune di Leri..Sull’inglese, certo,  ma …oggi sarebbe più innovativo, efficace e veloce non doppiare i cartoni animati e le tvstories in nessuna delle tv per far apprendere l’inglese a un bimbo o a un ragazzo)
5. Abolizione del valore legale dei titoli di studio 
(boh, non so, a me sta cosa non mi ha mai convinta)
6. Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica 
(anche qua, che imprecisioni: anche le paritarie sono pubbliche, le scrivessero bene almeno le proposte..e su questo: le paritarie le riorganizzano? le scuole degli enti locali che fine fanno? per adesso sono paritarie…in  tutto ciò chiedano e mi facciano sapere come mai però Grillo porti i suoi figli in una costosa scuola privata dei salesiani a Genova e non in una scuola statale – statale, si chiama statale, ok?)
7. Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti 
(aggiungerei un “anche” e un “come”; già si sta sperimentando qualcosa..lo sanno? E con grandi resistenze..lo sanno?)
8. Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri,obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza 
(già si fa, i bimbi stranieri sono a scuola come gli altri, ma Grillo non è  quello contrario alla cittadinanza dei bimbi stranieri e vorrebbe picchiare i marocchini?)
9. Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie 
(vedi sopra alla voce difficoltà economiche e logistiche, dimmi prima dove prendi i soldi)
10. Investimenti nella ricerca universitaria 
(questo lo dice persino la Gelmini, e lo dice persino meglio, lo dicono tutti in campagna elettorale)
11. Insegnamento a distanza via Internet 
(anche qua: sono decenni che ci sono ricerche e sperimentazioni sull’e-learning, ad esempio a roma tre…si andassero a leggere qualche cosetta: e in che ordine di studi? Per i ragazzi – che ginepraio che si apre-? Per gli universitari? Altro ginepraio. Per gli adulti?…).
12. Integrazione Università/Aziende 
(Bene..ma. Cioè? Come, dove, in che senso? Le aziende finanziano? E allora si ripropone l’annoso problema dell’indipendenza cultura/mercato che anche loro paventano, dicendolo in modo confuso e superficiale, e che per decenni è stato il freno reale a questo processo).
13. Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti 
(sacrosanto, però la tematica, molto ampia, rientra nel diritto allo studio, almeno li organizzassero per ambiti i punti).

E’ tutto.

Dov’è l’impianto, la struttura, la visione, il progetto, l’idea? 
Dov’è il quadro di riferimento, con quali analisi e per quali bisogni? 
Dove sono le questioni immense connesse ai sistemi d’istruzione: docenti, dirigenti, studenti che fine fanno? 
Formazione, aggiornamento e selezione dei docenti? 
Rapporti alunni/docenti?  
Contenuti e finalità? 
Postulati educativi? 
E l’edilizia scolastica? 
E l’annosa questione della dispersione? 
E la valutazione? La vogliono mi par di capire..ma di che tipo? 
Lo sanno che ci stiam scannando su questi punti? 
E quale il posto nella politica strategica nazionale danno alla scuola? 
Hanno una politica strategica nazionale?

Sono dei punti frammentati, estrapolati da altri contesti e messi insieme impoverendoli,  frutto del malessere manifestato in questi anni da tanti di noi. Ma un programma è altra cosa

Che scuola vogliono i grillini? Inclusiva, selettiva, strumentale o formativa? Centralizzata o autonoma…?? Sanno che ciascuna di queste parole comportano concetti, variabili, azioni? 
Io lo so: non ne hanno idea. Non sanno di cosa parlano. Ma in assoluta buona fede. Gli elettori e i militanti sono in assoluta buona fede. Ma è una buona fede mischiata a totale incompetenza specifica, questo rivela l’elenco.

Lo diciamo da decenni ed è la nostra priorità più grande, la nostra richiesta incessante: senza competenze specifiche e certificate non ci si può occupare di scuola, uno dei sistemi più complessi e di valore strategico che riguarda le organizzazioni sociali del terzo millennio. La scuola merita rispetto, merita attenzioni e provvedimenti nel segno della qualità predisposti da persone con conclamata preparazione specifica. I ragazzi meritano rispetto. Lo dicevamo in passato, lo abbiamo urlato in questi anni, mica siamo stati zitti, e nemmeno delicati, con quelli che hanno tentato di distruggere la scuola statale, ma continueremo a farlo. Con chiunque dimostri la stessa identica approssimazione e superficialità. 

Lo abbiamo fatto con la Gelmini, lo abbiamo fatto con Profumo, lo abbiamo fatto con le gravi imprecisioni presenti in “agende” varie, da quella di Monti a quella di Giannino. Lo facciamo con questi “suggerimenti” proposti dal M5S. 

Magari prima le ragioni del far male erano far cassa, ma non meno pericolose possono essere le motivazioni irrazionali, le proteste, coniugate a sommarie considerazioni e a “voci di popolo” prive di qualunque fondamento scientifico e di piani specifici di settore. La rabbia non aiuta la scuola. E nemmeno l’Italia. Serve altro. Umiltà soprattutto e onestà nell’ammettere che non ci si candida per posizioni di enorme responsabilità non avendone le competenze. Vale per chiunque, per qualunque partito. Varrebbe a maggior ragione per chi critica il mal fatto in passato.

Se il M5S arriva secondo, come alcuni pronosticano, avranno cinque anni per studiare qualcosa e capirlo. Tolti Grillo e quel tizio strambo e sinistro che gli gira intorno, tolti loro due e quei toni da Savonarola del terzo millennio, sono brave persone, volenterose, curiose, armati di ottime intenzioni. Sicuramente migliori di tantissimi altri che abbiamo eletto in Parlamento in passato.

E noi, abbiamo tempo, denaro, e disponibilità per farli studiare. Proprio quello che serve adesso, all’Italia e alla scuola: essere governati da qualcuno che ancora deve capire di che sta parlando. Giusto? Però, coraggio, lo studio prima di ogni cosa. Sono ironica, ma manco tanto: questo stanno facendo in grillini in Sicilia, stanno studiando. E intanto la Sicilia affonda. Non era meglio cercare e proporre persone con i “controcazzi”, scusate la parola, in ogni ambito? Non era meglio proporre il meglio che ci può essere al peggio già visto? Invece di questi volenterosi allo sbaraglio?

Io farei studiare ancor di più chi li sta votando. Hanno idea della enorme responsabilità che hanno? No, non è hanno idea perchè la rabbia e lo scontento sta sommergendo ogni altro pensiero. In buonissima fede, per carità, la capisco e la condivido la protesta, perché gli altri han fatto quel che han fatto, perché “se ne devono andare tutti a casa!”. Concordo sul fatto che la classe dirigente italiana, politica e non, ha fallito. Ma, una volta mandati a casa, dovete propormi di meglio perché io possa affidarvi la scuola. Non mi basta cacciar quelli. 

Mi serve una proposta reale, complessa e di qualità. Vorrei l’acqua per sfuggir la padella, non la brace. Devo salvare la scuola non la coscienza dei singoli. Molte delle proposte dei grillini, la banda larga, le priorità ambientali, le innovazioni, le condividerei, ma sulla scuola..beh…Un attimo. Intravedo confusione, superficialità, imprecisione.E se c’è confusione di senso e visione sulla scuola c’è anche sulla società. L’ elenchetto di sopra mi fa presumere a un nulla armato di buone intenzioni che può essere peggiore del peggio. E’ come se Franco si fosse fatto un giretto on line, abbia selezionato qualche frase, qualche temino condiviso, l’abbia copiato e incollato in un semplice elenco puntato. Più che semplice, lo ripeto, scarno. La scuola di Grillo, se è questa, non c’è. Non si va oltre il suggerimento o i desiderata. E mi pare che sia così anche l’Italia di Grillo.

Studieranno cinque anni per capire che il vero problema italiano non è la politica, direi, manco solo la cattiva politica, l’allarme è più grave, è il deficit di onestà che  riguarda il paese intero, politici e non. Mentre loro studiano però noi vorremmo occuparci di scuola, per bene finalmente, con competenza, con attenzione, collegando le proposte e lo studio dei problemi alla ricerca, nazionale e internazionale. Come è giusto che sia per un paese avanzato e togliendola dalle mani impiastricciate di merendine di Franco. Posto che le esigenze di Franco il Somaro siano le sacrosante premesse da cui partire.