giovedì 21 febbraio 2013

Il non-voto di Michela Murgia


Un'altra posizione, un'altra opinione, stavolta per il non-voto (scheda annullata). Alcune cose le condivido (da Grillo al PD e al PDL, Monti e Indipendentisti e in parte Ingroia), altre no (una cosa su Ingroia), ma è un bel leggere: stana alcune cose che i più non sanno. Fateci attenzione. Io sono per il votare, sia chiaro: queste elezioni sono troppo importanti.



IO NON VI VOTO

di Michela Murgia

Non voterò Grillo perché sono democratica. Non merita il mio voto il partito di un uomo che ne possiede il simbolo e il nome e ha dunque il potere di imporre agli altri il suo arbitrio, altrimenti si porta via la palla e tanti saluti alla partecipazione: ne ho già visti altri. Non posso votare il partito di uno che mentre m'indignavo contro il razzismo della legge Bossi Fini dava ragione alla Lega dicendo che ai rom bisognava chiudere le porte con un "vaffanculo". Non posso votare il partito di uno che da un palco chiama "busone" un avversario omosessuale e i suoi emuli in Sardegna si sentono autorizzati a paragonare le unioni omoaffettive ai rapporti con le bestie. Non posso votare uno che ha chiamato "vecchia puttana" il premio Nobel Montalcini: sono stanca di chi cerca di delegittimare le donne, umiliandole nella dignità. Non posso votare uno che va in giro a dire che l'Aids non esiste, non proprio io che nella giornata contro l'AIDS ero a Sassari con padre Morittu e gli ospiti della sua comunità di accoglienza per i malati sieropositivi. Non voterò uno che rifiuta di andare a rispondere alle domande dei giornalisti e preferisce il monologo di piazza, così comodo, così privo di contraddittorio. A molti sembra bastare lo schifo degli altri per chiudere gli occhi sul suo, ma per me anche la sua politica è morta.

Non voterò il PdL perché se non ci fosse stata Fukushima oggi la Sardegna avrebbe le centrali nucleari e dovrebbe anche dire grazie. Non lo voterò perché ha illuso con ciniche promesse i lavoratori del Sulcis terrorizzati dalla disoccupazione e poi, con la complicità dei consiglieri locali del suo partito, se li è dimenticati. Non lo voterò perché non ha avuto il minimo scrupolo a cercare di escludere la Sardegna dal master plan delle rotte marittime europee, ledendo la nostra libertà di movimento e di impresa. Non lo voterò perché mentre in consiglio regionale si discuteva del caso Quirra, il sottosegretario forzitaliota Giuseppe Cossiga faceva sapere ai nostri consiglieri che l'occupazione militare della Sardegna non è a Cagliari che la si decide. Non lo voterò perché ha regalato alla mia isola il governo peggiore degli ultimi 50 anni, e giuro che non era facile: dal caro trasporti al definanziamento del Master&Back, dal tentativo di smantellare la legge salvacoste alle nomine indegne di amici e parenti, la vergogna dei baronetti locali rispecchia in maniera precisa la vergogna del Pdl italiano. E tutto questo per tacere del suo capo. La loro politica è morta.

Non voterò Monti perché sono allergica alle destre reazionarie, tanto quelle retrive e illiberali (leggi PdL e UDC) che quelle tecnocratiche eterodirette dai banchieri; in un anno di operato del governo Monti non si conta un solo provvedimento a favore delle fasce deboli. Dal punto di vista del lavoro e dello stato sociale la dirigenza montiana si è mossa sulla stessa falsariga del governo Berlusconi, che non a caso gli ha votato tutti i provvedimenti. Il risanamento dei conti, anziché orientarsi verso una tassa patrimoniale sui ricchi, ha preferito aumentare quelle sulla casa dei poveri. La riforma Fornero sta spingendo tutti i contratti a progetto non verso la regolarizzazione, ma verso la giungla delle partite IVA. Il risanamento dei conti mi interessa molto meno del mondo in cui viene realizzato: per ora lo si è fatto sulla pelle dei poveri e dei deboli. Anche sul fronte dei diritti civili c'è il buio totale: Mario Monti ha già espresso la sua contrarietà ai matrimoni tra persone omosessuali e io sono stanca di vedere la vita dei cittadini gay trattata come un aspetto irrilevante della vita civile; ma come potrebbe essere diversamente con un premier che si allea con Casini, Fini e Montezemolo? La loro politica è morta.

Non voterò il PD perché ho buona memoria: quando ha avuto l'occasione per varare una pur blandissima legge per regolarizzare le unioni di fatto, quel partito si è spaventato della piazza e ha permesso che venissimo riportati al medioevo dei diritti civili. Il giorno in cui il delinquenziale scudo fiscale di Tremonti passava per 20 voti di differenza, il PD aveva 22 parlamentari assenti o in missione, alcuni dei quali si stanno ricandidando adesso. In compenso per votare il rifinanziamento delle missioni militari all'estero c'erano tutti, parlamentari sardi compresi. Il PD è un partito dove le politiche sul lavoro sono sempre state timide e più preoccupate dei costi agli imprenditori che non dei diritti di chi lavora; è un partito dove i traffici con le banche sono identici a quelli dei partiti di cui si pretenderebbe antagonista; è un partito che fa le primarie a spese dei suoi elettori e poi fa rientrare i trombati dalla porta di servizio. Soprattutto è il partito che ha rimandato al mittente le giuste richieste sarde sulla vertenza entrate, facendole diventare un nulla di fatto. Potrei continuare, ma credo sia sufficiente per dire che non voterò nè il PD nè chi lo sostiene per calcolo elettorale, compreso Vendola: la loro politica è morta.

Non voterò Ingroia perchè non mi piacciono le forche, non mi piace l'ostentazione di eredità morali vere o presunte e non mi piace vedere il nome di una persona sola su un simbolo elettorale: di tribuni del popolo ne ho abbastanza, da qualunque parte vengano. Ma soprattutto non lo voterò perché, per quanto non metta in dubbio la sua migliore qualità morale rispetto agli avversari, resta un politico con una visione della Sardegna accessoria ai problemi italiani: non è forse sua la proposta di riaprire il carcere dell'Asinara come risposta al sovraffollamento dei detenuti? Che quell'angolo di paradiso sia da anni tornato in mano ai sardi evidentemente gli appare del tutto privo di rilevanza. Capisco che l'Italia abbia bisogno di altre carceri, ma ai sardi servono invece scuole e spazi civici dove costruire la propria cittadinanza. Una politica che ragiona in termini di occupazione del territorio a fini punitivi per me è morta.

Non voterò nessuno dei partiti indipendentisti sardi che si presenti alle elezioni italiane, perchè la loro presenza alle politiche italiane mi appare una contraddizione in termini: la storia degli ultimi sessant'anni ha dimostrato più che esaustivamente che il miglioramente del nostro destino, qualunque cosa ne pensi il figlio di Cossiga, non può essere deciso dall'altra parte del mare.
Cosa resta, dunque? Resta la necessità di dare un segno forte di dissenso e motivarlo perchè non sia qualunquista. Per questo sulla scheda apporrò un bollino nero, uno di quelli che da settimane sulle piazze sarde vengono distribuiti gratuitamente a migliaia, senza simboli di partito sopra in modo da poter essere usati da chiunque ne sposi lo spirito. L'annullamento consapevole del voto per me significa che questa politica non mi rappresenta in nessuna delle sue facce. Significa che ciascuno dei suoi simboli elettorali è un buco nero dove le speranze e le esigenze della mia isola verranno ancora una volta divorate, strumentalizzate e nel caso migliore dimenticate. Non è un segno di resa né la scheda bianca di chi non sa che fare: è un voto a tutti gli effetti e dice "Non più. Non voi. Non qui." 

Quando dovrò decidere del governo della mia regione, allora sceglierò.
Ora non mi piego alla logica del meno peggio.

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