venerdì 15 febbraio 2013

La caduta inesorabile di Formigoni. Imputazioni a pioggia


Per chi come me fa dell'onestà una regola di vita, leggere queste notizie è aria pura, aria pura in mezzo a un tanfo di feccia di fogna insopportabile. Non so voi, ma io vedo la luce alla fine del tunnel. I cittadini della Lombardia devono scaricare definitivamente il PDL e la Lega Nord. Ndrangehta, Camorra, Comunione e Liberazione e Mafia sono il sozzo che ammorba tutto, anche la politica.


Ora il Celeste è proprio finito

 
di Michele Sasso

Otto milioni di euro ricevuti da Formigoni sotto varie forme per favorire negli appalti le cordate di imprenditori amici: il governatore uscente, accusato anche di 'associazione a delinquere', può decisamente smettere di arrampicarsi sugli specchi

La caduta del Celeste Roberto Formigoni è stata fragorosa. L'ultimo capitolo della saga lombarda di tangenti, vacanze e leggi pilotate è l'accusa di associazione a delinquere per la regia dei favori alla Fondazione Maugeri.

Secondo le accuse della Procura di Milano il governatore lombardo uscente è «promotore e organizzatore» della spartizione dei finanziamenti regionali. Grazie a leggine su misura e delibere della sua giunta che avrebbero garantito stabilmente tra il 1997 e il 2011 entrate sicure per la Fondazione privata specializzata nella riabilitazione. E tra gli enti accreditati (e quindi rimborsati con fondi pubblici) trattati con un occhio di riguardo tra il 2002 e il 2011 anche l'ospedale San Raffaele.

I pm accusano Formigoni di aver ricevuto, in cambio del suo appoggio, "utilità" per 8 milioni di euro. Un fiume di denaro che serviva a oliare la macchina della burocrazia del Pirellone: grazie ai faccendieri ciellini Piero Daccò e Antonio Simone sono stati scritti «provvedimenti regionali di favore» per oltre 600 milioni di euro ai due poli sanitari.

Un lavoro di relazioni e corruzione dei vertici della sanità lombarda (coinvolti nelle accuse il potente segretario Nicola Maria Sanese e il direttore generale della sanità Carlo Lucchina) che ha dato i suoi frutti.

In cambio i due lobbisti amici del governatore hanno ricevuto tangenti all'estero per oltre 80 milioni di euro. Mentre il presidente lombardo che «garantiva una protezione globale» ha beneficiato di viaggi e l'uso di yacht ma anche «somme di denaro contante», scrivono i pm Pedio, Pastore e Ruta «periodicamente consegnate da Daccò a Formigoni stesso di importo non determinato e, comunque, complessivamente non inferiori a circa euro 270 mila».

E sempre a proposito di soldi in tutti questi anni, da quanto si è appreso dalle analisi dei conti correnti di Formigoni, non risulterebbe alcuna uscita se non per importi modestissimi. E i rimborsi a fine delle vacanze da nababbi pagati dal faccendiere Piero Daccò? «Nessun problema, nessuna irregolarità ma soprattutto nessuna regalia: non ho mai ricevuto regalie e neppure un euro da nessuno», si difendeva Formigoni spiegando che «a fine vacanza si fanno i conti di quanto speso durante soggiorno». Invece la lista delle tangenti in natura messa nero su bianco dalla Procura è imbarazzante: 4 milioni e 634 mila euro per l'uso di tre yacht, 1 milione e mezzo come "sconto" per l'acquisto della villa in Sardegna di Alberto Perego, anche lui memores domini come il governatore, convivevano insieme nella stessa casa a Milano di proprietà della famiglia Ligresti. E poi le cinque vacanze di capodanno (dal 2006 al 2011) in Argentina, Brasile, Anguilla e Caraibi costate 638 mila franchi svizzeri e 86 mila dollari, oltre ad un milione di euro per i costi della campagna elettorale con il corredo di eventi, incontri e cene.

Un malaffare all'ombra del Pirellone raccontato in numerose inchieste da "l'Espresso", che ha seguito passo dopo passo la discesa politica del Celeste governatore, fino alla sua rumorosa caduta.

Nessun commento:

Posta un commento