sabato 23 febbraio 2013

La riflessione di un Uomo sulle elezioni


Un altro parere, che condivido in larghissima parte. Una piccola oasi di acume in un mare, quello che ci circonda, di frasi fatte e gente al gancio.




Alle urne con speranza.



Voto da 31 anni – non voglio fare il conto, ma sono parecchi appuntamenti elettorali.

Ho sempre votato a sinistra – di solito estrema sinistra, ma anche PCI e PD, negli ultimi anni IdV.
Ho sempre notato che il risultato delle elezioni politiche mi appariva come lo stesso dolce con gli ingredienti rimescolati e minime variazioni della ricetta. Più precisamente, una torta alla merda.

Come se il sistema fosse tarato per non alterare i suoi equilibri interni se non in maniera cosmetica. Sistema ed equilibri che, peraltro, mi sono sempre apparsi patologici: in questo, dove la memoria non può assistermi, la storia mi conferma che, da Portella della Ginestra in poi, la storia della Repubblica Italiana è la storia del controllo Nato tramite i servizi, il crimine organizzato e la massoneria. La storia del tradimento della splendida e modernissima Costituzione del ’48. La storia della nostra sovranità imperfetta, la storia infine del saccheggio del Paese da parte di una classe politica impotente, superflua e collusa.

Questo sentire non è certo solo mio. Purtroppo, molti pensano che il ritorno del Duce o il governo di Berlusconi possano risolvere questa situazione: come se uno che soffre di ejaculatio praecox pensasse, brillantemente, di curarsi sparandosi ad un testicolo. Siamo anche un Paese di ignoranti, e gli ultimi 20 anni non hanno aiutato in questo.

Ora però c’è una possibilità. Non sono illuso e terrò gli occhi aperti, ma mi pare sia il momento adatto per una forte spallata. Se poi, come pare, il risultato della spallata sarà quello di abbattere una classe politica che meriterebbe una sua Norimberga, allora non sarà il momento certo di rilassarsi, ma quello di parlare, partecipare e decidere insieme. Quello di costruire un Paese che somigli a noi, a quello che siamo: un Paese pacifico e laborioso, corretto e trasparente.

Un Paese dove la collaborazione con la mafia non è considerata una necessità, e dove le spedizioni militari non vengono chiamate “missioni di pace”. Un Paese dove le Chiese – tutte – si autofinanziano e rispettano le autorità laiche. Un Paese, infine, dove la mia personale ed ultradecennale rabbia possa sopirsi – almeno un po’.

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