sabato 30 marzo 2013

Gli assassini rimetteranno la divisa che hanno infangato


Ecco come si prende in giro la Legge. E leggete cosa ha detto Giovanardi...


Aldrovandi, agenti in servizio tra un anno
il tribunale conferma il carcere per due di loro

 

Scontata la pena in carcere, e sei mesi aggiuntivi di sospensione, nel 2014 i poliziotti condannati per la morte del ragazzo ferrarese potranno tornare sulle volanti. E Giovanardi a Radio24: "Non devono stare in carcere, sono vittime anche loro"


DI JENNER MELETTI

FERRARA - La notizia è arrivata venerdì in serata, quando il grande abbraccio per la famiglia Aldrovandi era finito. Dal prossimo gennaio - secondo fonti della commissione disciplinare del dipartimento della Pubblica sicurezza - i quattro agenti oggi in carcere per la morte di Federico potranno riprendere servizio. Questo perché, dopo il carcere che finirà a giugno, scatterà una sospensione di soli 6 mesi, decisa dalla stessa commissione.

LA FOTO Lo striscione allo stadio: "Vergogna senza fine"

Con il nuovo anno i quattro condannati per «eccesso colposo nell’omicidio colposo» - e per un reato colposo non è prevista la radiazione - potranno dunque risalire sulle volanti.

Ferrara si stringe alla famiglia Foto 1 | Foto 2

In piazza, Patrizia Moretti non si dichiara sorpresa: «Sapevo già, qualcuno mi aveva informato di questa decisione. Ma non credo davvero che finirà così. Io spero, e ne ho motivo, che questi poliziotti non torneranno mai più in servizio. Stasera non voglio dire di più. Ma se questo ritorno ci fosse davvero, se le promesse non fossero mantenute, cambierei radicalmente il mio atteggiamento. Stasera voglio continuare a credere nelle istituzioni e nelle dichiarazioni di chi ci ha espresso solidarietà».

Intanto, muove i primi passi l’ispezione decisa dal Viminale. Si vuole accertare se l’assurda protesta dei poliziotti del Coisp sotto le finestre del municipio, dove lavora Patrizia Moretti, potesse essere evitata. Al centro dell’indagine c’è l’autorizzazione “Nr. 338/A.4.2013 /Gab.” concessa dalla questura il 25 marzo. È inviata a tutti gli uffici della polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza e alla polizia municipale. «Oggetto: Sindacato di polizia Coisp, iniziative di solidarietà ai dipendenti della Polizia di Stato condannati in relazione alla nota vicenda “Aldrovandi” ». Si prevede il sit-in alle 10.30 in piazza Savonarola. Si precisa che il servizio d’ordine e vigilanza diretto dall’ispettore superiore XY avrà a disposizione 6 elementi della Polizia di Stato (tre dei quali in uniforme) e tre elementi dei Carabinieri, che «dovranno recarsi nella piazza alle ore 9,30».

Leggendo le due pagine, appare evidente che la Questura era preoccupata non dalla protesta del Coisp, ma dalle reazioni che avrebbe potuto provocare. Tutte le pattuglie in servizio debbono infatti «accentuare la vigilanza nei luoghi dove si svolgeranno le iniziative per prevenire eventuali azioni illecite o dimostrative come affissioni di manifesti o imbrattamenti dei muri». Nell’ultima riga, un’avvertenza importante. «Di ogni novità di rilievo dovrà essere data tempestiva comunicazione all’Ufficio di Gabinetto della Questura».

Una domanda è ovvia. Quando alle 10.30 il sindaco Tiziano Tagliani scende in piazza e chiede a quelli del Coisp di allontanarsi di qualche metro, «perché lì sopra lavora Patrizia Moretti», l’ufficio di Gabinetto è stato avvertito? In quel momento, ammesso che non lo sapessero prima, la presenza della madre di “Aldro” diventava nota a tutti. Bastava l’intervento della Questura per evitare la provocazione. E invece la signora Moretti ha dovuto poi scendere con la foto del figlio massacrato.

Carcere confermato. Restano in carcere Paolo Forlani e Luca Pollastri, due dei quattro agenti di polizia condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi. Lo ha deciso il magistrato di sorveglianza di Bologna, respingendo la richiesta di detenzione domiciliare in applicazione dello 'svuota-carceri'. "Mancanza di comprensione della gravità della condotta", "cultura della violenza, tanto più grave ed inescusabile, in quanto da parte  di appartenenti alla Polizia di Stato": questi "gli elementi rilevanti di valutazione" che hanno convinto il magistrato a negare gli arresti domiciliari. Per il magistrato di sorveglianza si tratta di una "vicenda che pertanto esige, almeno ora, una battuta di arresto per una matura e consapevole riflessione, onde evitare il rafforzamento di siffatta nefasta cultura e la ricaduta, alla prima occasione, in analoghe vicende delittuose, sia pure eventualmente anche solo di copertura di analoghi fatti criminosi commessi da altri, purtroppo, sebbene pur sempre isolati, neanche tanto rari". In conclusione, scrive il magistrato "in mancanza di significativi ed apprezzabili elementi di novità che attestino almeno una iniziale revisione di un atteggiamento mentale che ancora non ha dato segnali di distacco dalle pregresse dinamiche e logiche, deve ritenersi tuttora non idoneo neanche il regime di detenzione domiciliare a sostenere un valido percorso di rieducazione e di recupero atto ad evitare in futuro la commissione di altri gravi delitti". Secondo il magistrato, dunque, non vi sono le condizioni per un utile percorso fuori dal carcere, "considerato in particolare la già evidenziata mancanza di comprensione della gravità della condotta, sia pur attinente a delitto colposo, pur tuttavia realizzato mediante il pesantissimo, fino alle estreme conseguenze, uso dei mezzi di violenza personale ad opera di quattro servitori dello Stato contro un ragazzo, solo, disarmato ed in stato di agitazione confusionale, e la totale assenza di segnali atti ad indicare una presa di distanza critica dalla stessa".
"Al contrario - aggiunge nell'ordinanza il magistrato di sorveglianza - si ritiene necessaria un'adeguata attività di osservazione psicologica in regime intramurario per approfondire e stigmatizzare quegli aspetti negativi della personalità evidenziati".

La madre: "È giusto". "E' il minimo. Va bene. E' giusto così". Con queste parole Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ha accolto la decisione della Sorveglianza di Bologna. E torna sulla questione del rientro in servizio degli agenti condannati: "Io non so se quella della commissione disciplinare sia la decisione finale, o se ci sia ancora spazio. Credo che si tratti di etica, qualcosa che va oltre le regole: si tratta di umanità il fatto che qualcuno che ha ucciso un ragazzo resti nelle istituzioni o meno. Sicuramente sono stati condannati per omicidio colposo - ha continuato, riferendosi al fatto che il regolamento di polizia non prevede la destituzione per reati colposi - ma sappiamo che è stato dichiarato tale, e lo ha detto il giudice, perchè gli insabbiamenti hanno sottratto delle prove per cui la condanna ha potuto essere solo così". "Il punto, e sono le parole che ha usato la Cancellieri, è il disonore di quella divisa e delle istituzioni. Credo che debba essere la strada da percorrere - ha spiegato - Ci sono delle regole, ciascuno magari se ne lava le mani grazie a queste regole. Ora ci vuole qualcuno che si faccia carico di una visione più globale e guardi le cose con obiettività. E che valuti esattamente quel che è successo e quel che comporta. Serve soprattutto una visione d'insieme dal punto di vista umano. Se nelle istituzioni viene tollerato che vengano calpestati i valori umani c'è qualcosa che non va".

Giovanardi schock: agenti vittime. "I poliziotti del caso Aldrovandi non devono essere in galera. Gli agenti sono vittime come il ragazzo che è morto e non vanno cacciati dalla polizia. La manifestazione dei sindacati è legittima". Così Carlo Giovanardi, deputato del Pdl alla Zanzara su Radio24 sulla vicenda Aldrovandi. "La sentenza dice che dopo una battaglia di perizie in tribunale c'è stata una condanna per omicidio colposo. Nessuna tortura, Aldrovandi non è morto per le botte, non è stato massacrato. I poliziotti hanno avuto una condanna che non è neppure assimilabile a quella di Grillo che ha accoppato padre, madre e un figlio uscendo di strada con il fuoristrada, ma non è mai andato in carcere. Per omicidio colposo, cioè negligenza e imprudenza, non va in carcere nessuno".

Fuga da Grillo. Oggi tocca a Borsellino


Non sapevo che Borsellino avesse votato il M5S. Qui spiega bene tutto e non le manda certo a dire. Ora anche lui sarà incluso nel club "La ka$ta", e massacrato di insulti.



Non sono un troll


di Salvatore Borsellino

Caro Beppe, sono Salvatore Borsellino, quello che come dicono tanti pseudo giornalisti pagati apposta per sguazzare nel fango e lanciarne schizzi in ogni direzione dicono che faccia di professione il fratello di Paolo. In effetti di professione faccio l'ingegnere, ritengo di averlo fatto sempre bene e il mio lavoro mi piace tento che continuo a farlo anche anche se ora, a settanta anni, prima o poi mi toccherà smettere,

Non ho mai adoperato pseudonimi o nickname sulla rete, ho sempre firmato con il mio nome anche se così mi è toccato da sempre sopportare i commenti e gli insulti degli idioti che mi intimano di tacere, di non mettermi in mostra: ai parenti delle vittime tanti ritengono che debbano essere tolti i diritti civili, che non abbiano il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni.

Vengo accusato di nutrire chissà quali mire politiche nonostante mi sia sempre categoricamente rifiutato di partecipare a qualsiasi competizione elettorale e abbia sempre tenuto accuratamente fuori il movimento, che è spontaneamente nato intorno alla mia lotta per la Verità e per la Giustizia, il movimento delle Agende Rosse, da qualsiasi contaminazione con i partiti politici.

Come tutti i cittadini italiani, tranne quelli che ne sono stati privati, di diritto, per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o per indegnità morale, o di fatto, come gli studenti dell'Erasmus, ho esercitato nell'ultima tornata elettorale il mio diritto di voto.
 
Come ho già in un altro post dichiarato, rinunziando volontariamente al diritto sancito dalla Costituzione di mantenere segreto il mio voto, dopo molte perplessità che sono arrivate a rasentare la crisi di coscienza, ho deciso di dare il mio voto al Movimento 5 Stelle.
 
Per questa mia decisione mi sono procurato anche gli strali e spesso anche gli insulti di chi è arrivato addirittura ad accusarmi di essere una delle cause dell'insuccesso elettorale della lista Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia.
 
Lo ho fatto in piena autonomia e ritengo di avere spinto e convinto anche tante delle persone con le quali, per diversi motivi, sono in contatto, a fare la mia stessa scelta.
 
Scelta dovuta alla convinzione che il sistema di partiti che si sono spartiti il potere fino ad oggi sia arrivato ad un punto di putrefazione tale da non permetter un vero cambiamento se non rivoltandolo dalle fondamenta, ed alla convinzione che solo dalle forze giovani presenti nelle tue liste potesse venire l'impeto per realizzare questa rivoluzione.
 
Tanti di questi giovani li conosco personalmente e insieme abbiamo combattuto tante delle battaglie per la Giustizia e la Verità anche perché parecchi dei giovani che militano nel tuo Movimento a 5 Stella sono idealmente vicini anche al mio movimento delle Agende Rosse.
 
E' andato tutto come speravo che andasse, il successo elettorale è andato molto al di la di quello che erano le previsioni, almeno le previsioni dei sondaggi, falsati da fattori correttivi che tengono conto delle aspettative di chi commissiona il sondaggio e non riescono o non vogliono tenere conto dei fenomeni nuovi o imprevisti come è stato appunto il tuo movimento e la rabbia di tanti elettori che ha prevalso sull'indecisione e sulla rinunzia ad esprimere il proprio voto.
 
Tanti di quei giovani appartenenti al tuo movimento sono oggi in Parlamento, ne costituiscono una forza dalla quale non si può prescindere e sono pronti a misurarsi con le responsabilità di cui noi elettori li abbiamo investiti.
 
Sono pronti a mettere in atto i punti del vostro programma, ad impedire che il parlamento legiferi ad uso e consumo di una banda di malfattori che per anni hanno detenuto il potere sostituendo al bene comune i propri tornaconti personali e di casta.
 
Avete già ottenuto dei grandi risultati.
 
Alla Camera è stata eletta come Presidente un figura degna di impersonare quella istituzione, al Senato è stato evitato che si perpetuasse l'occupazione di quella carica da parte di una persona indegna di occuparla.
 
Entrambi gli occupanti di queste cariche fanno a gara, e non lo avrebbero fatto mai senza la vostra presenza in Parlamento, a dimezzarsi gli emolumenti.
 
I partiti, nella speranza di riuscirne ad evitarne il sacrosanto azzeramento, si riducono autonomamente i finanziamenti che finora hanno fraudolentemente sottratto dalle casse dello Stato contravvenendo ad una specifica volontà del popolo italiano sancita da un referendum.
 
Sono scoppiate le contraddizioni tra gli altri partiti spingendone uno a proclamare l'impossibilità di fare un governo con un partito con il quale fino ad oggi ha sempre trescato in segreto e l'altro a pretendere l'impossibile, l'elezione di un imputato in procinto di essere condannato e di essere interdetto dai pubblici uffici, alla presidenza della Repubblica.
 
A questo punto sarebbe stato però necessario un cambio di rotta, non continuare a pretendere per il Movimento a 5 Stelle una responsabilità diretta di governo che non può esegui concessa perché non ha i numeri per governare da solo e perché per governare dovrebbe avere il sostegno di quello stesso partito al quale si è rifiutato fino ad ora qualsiasi sostegno, anche esterno, anche soltanto per superare lo scoglio procedurale della fiducia.
 
A questo punto occorreva da parte vostra proporre dei nomi di personalità esterne alla politica, e ce ne sono in Italia, che potessero fare da garanti formando un governo, indispensabile in questo momento per il nostro paese, al quale potere dare la vostra, la nostra fiducia.
 
In caso contrario succederà quello che sta per succedere, PD e PDL e lo stesso capo dello Stato butteranno la maschera e governeranno insieme il paese in maniera palese come fino ad oggi hanno fatto in maniera occulta. E quelle giovani forze che sei riuscito a portare fino al Parlamento non avranno la possibilità di esprimere le loro potenzialità che resteranno inutili e inespresse.
 
Oppure, ed è lo scenario più tragico, si andrà a nuove elezioni, tu stesso verrai accusato di questa iattura ma, soprattutto, il Movimento 5 Stelle non riuscirà ad avere il consenso che è riuscito ad ottenere nella precedente tornata elettorale.
 
Sarà una occasione perdita che non si ripeterà mai più.
 
Non è un troll o un fake a dirtelo, sono io, che mi firmo con il mio nome, su 100 persone che mi hanno dichiarato di avervi dato il voto, e tanti li ho convinti personalmente, almeno 80 non ve lo ridarebbero.
 
Ed io, e me ne rincresce perché ci avevo creduto, sono tra quelli.

L'occasione sprecata e il caos che tanto piace a Casaleggio



Il senso dello Stato: questo sconosciuto. Dissidenze interne soffocate con imperio. Telefonate al capo dello Stato in puro slang intimidatorio, idem alle redazioni giornalistiche per avere le rettifiche di quanto lui stesso aveva dichiarato. A Casaleggio piace il caos (tanto lui i soldi ce li ha per arrivare alla fine del mese), quindi anche a Grillo (il quale ha più soldi di Casaleggio, quindi a lui va ancora più bene). Ma non avevano detto "Nessuno deve restare indietro"?. Volevano cancellare la riforma del lavoro della Fornero, lo hanno detto a chiare lettere, senza però dire cosa mettere al posto di questa: e la gente ha abboccato. E ancora non hanno fatto niente.

Ragazzi/e: in quasi un mese di legislatura i parlamentari del M5S non hanno ancora presentato un disegno di legge. Gli altri partiti si sono già dati da fare (anche con delle cretinate, giustamente stigmatizzate da Crozza), i grillini in Parlamento non hanno fatto niente. Hanno svillaneggiato tutti, anche i propri elettori ("non è un'auto blu, è una vettura di servizio", e via in giro!), e invece di rispondere ai cittadini ex art. 67 Cost. rispondono chinando il capo al padrone del marchio e all'oscuro burattinaio che a bassa voce gli sussurra all'orecchio. Il burattinaio che nel 2004 si candidò in una lista che appoggiava Forza Italia (prendendo 6 voti...).

E ora dobbiamo sentire anche l'orrore di avere una legilsatura senza governo!!!! Scusa, Grillo: ma la Costituzione la leggi? Lo sai quali sono le attribuzioni del Governo? Credi davvero che senza esecutivo uno Stato possa andare avanti?

Grillo non indica un suo esecutivo, non indica un suo candidato premier perché non ha nessuno da metterci. Non ci può mettere se stesso (perché ha la fedina penale sporca: triplice omicidio, però alla faccia della regola: "i condannati non possono fare politica" spinge i suoi parlamentari a fare quello che vuole lui) né Casaleggio (al quale apparire non piace, meglio muovere le pedine dall'ombra, quasi fosse la Spectre); non ci può mettere un nome forte, una personalità di spicco, perché tutti gli economisti che ha citato come collaboratori lo hanno sputtanato dicendo che non è vero che gli hanno scritto la manovra economica, e poi chi acceterebbe fra questi economisti di guidare un paese restando sotto il giogo del dupolio Grillo-Casaleggio? Non può neanche indicare uno qualunque dei suoi parlamentari, perché essi non sanno legiferare (hanno infatti chiesto i curricula ai cittadini, perché hanno bisogno di qualcuno che traduca le loro idee in leggi).

Grillo (e Casaleggio con lui) sa bene che non sa governare, e siccome non saprebbe farlo né lui né i suoi soldatini alle Camere... diciamo di più: non vuole governare. Non avrebbe neanche la Fiducia dei partiti (meno male...!). In realtà Grillo vuole distruggere tutto per soppiantare la Democrazia con un qualcosa di distorto: la democrazia online, coi voti per le leggi online, dove a votare non saranno i troll (cioé quelli che non gli danno retta e lo criticano), ma solo i cittadini allineati, quelli che gli danno retta e gli ubbidiscono, e se possibile azzannano con massacri verbali gli avversari politici (e anche quelli che fanno satira: da Vauro a Fiorello, da Tony Troja alla Littizzetto!).

Grillo e Casaleggio sono per il caos.

Ed è un'occasione sprecata: PD e M5S, per i quali si è visto che ci sono punti nei rispettivi programmi in comune, potevano benissimo lavorare almeno su questi, e migliorare il paese. Per una volta che Bersani la fa giusta, ecco i ceffoni di Grillo. E questo avrebbe interesse al bene comune? Ma via!

Questa è delinquenza pura.

giovedì 28 marzo 2013

Diktat dal Quartier Generale


Senso dello Stato? Educazione? Lungimiranza? Interesse per le sorti del paese? Lotta personale? Marionette e burattinai? Io quello che so è che stiamo assistendo a delle porchierie inaudite. Fate voi. Io li odio, con tutto me stesso: sono la negazione dei valori.


Nuovo Governo, il diktat di Casaleggio

 
di Domenico Valter Rizzo

Beppe Grillo ci ha deliziato ancora un a volta con la sua fine prosa. Non mi scandalizzo per il linguaggio di questo soggetto. Purtropo ormai ci siamo abituati. In Sicilia vi è un detto popolare di grande saggezza: U saccu spanni di chiddu ca è chinu (dal sacco esce solo quello che contiene). Grillo vomita ciò che ha dentro. Problemi suoi e di chi lo frequenta.

Mi interessa di più quel che si è visto nella diretta streeming dell’incontro tra le due macchinette telecomandate del M5S e il Presidente incaricato Bersani. Bibì & Bibò ovvero Lombardi e Crimi hanno ripetuto il verbo che  in contemporanea Grillo spandeva con raffinato linguaggio sul web. “Non voteremo la fiducia e non permetteremo in alcun modo al Governo di partire”, poi – forse pensando che siamo tutti idioti – aggiungevano di esser pronti a votare singoli provvedimenti aderenti al loro programma. Va fatto rilevare alle due macchinette di Grillo e Casaleggio che se un Governo non ottiene la fiducia non può proporre alcunché al Parlamento. Quindi delle due l’una: o Bibì e Bibò sono ignoranti in modo abissale o, in modo altrettanto abissale, sono in malafede. Scelgano loro.

Hanno spiegato che hanno ricevuto mandato di tenere questa linea. Da chi di grazia? Rispondo che la decisone è stata assunta dai gruppi parlamentari, che hanno ratificato, come le assemblee sovietiche, le decisioni dei due proprietari del M5S. Mi permetto di chiedere: qualcuno ha consultato il Movimento? Qualcuno ha chiesto agli otto milioni di italiani che hanno votato il M5S, in larga misura per cambiare la situazione politica e per avere risposte dalla politica, se ritengono più giusto portare il Paese di nuovo nelle mani di Berlusconi, attraverso un governo tecnico o del Presidente chiamatelo come volete? Qualcuno ha chiesto, visto che il duo Grillo – Casaleggio predica la democrazia diretta, se i militanti, gli elettori volevano o non volevano andare a vedere le carte di Bersani e se intendevano dire no a priori alle proposte programmatiche in larga misura estratte proprio dal programma del M5S?

Emerge la solita ed unica domanda. Chi stabilisce la linea politica del M5S? Attraverso quali strutture democratiche? Quel che si vede assomiglia molto a quello che abbiamo già visto in un ameno luogo di democrazia che si chiama Pdl. Anche lì vi è un padroncino del marchio che decide per tutti. Gli altri si accodano e applaudono a comando.

Altro punto è la richiesta di formare un governo a Cinque Stelle. Crimi da raffinato politico, ha spiegato ai giornalisti che loro sono pronti e che se Napolitano darà l’incarico andranno a chiedere i voti ai partiti visto che i loro seggi bastano per fare una partita a briscola. Ai partiti!? Avete capito bene, ai partiti con i quali oggi non vogliono aver alcun contatto, ai partiti dei “puttanieri” dei quali non si fidano. Complimenti, l’oscar della coerenza è assicurato. Personalmente io sarei favorevole – in caso di fallimento del tentativo di Bersani – a vedere un incarico ad uno di questi signori. Vediamo che sanno fare? Come ho già scritto, magari scopriamo uno statista nascosto tra un sommelier e una falsa laureata.

In realtà l’obiettivo di Grillo e Casaleggio non è quello di governare. Il progetto dichiarato e al quale nessuno sembra prestare la necessaria attenzione è quello di demolire il sistema democratico italiano. Non vogliono modificare la classe dirigente, vogliono eliminare i partiti, le istituzioni democratiche, sostituendole con una fantomatica democrazia del web, un web controllato da loro. Basterà uno che, come un aruspice etrusco, interpellerà  e interpreterà il web. Uno che penserà per tutti, parlerà per tutti, deciderà per tutti. Casaleggio il suo delirio lo ha riassunto in un video dai tratti e dai toni agghiaccianti. Una sorta di Mein Kampf cibernetico. Invito tutti ad avere la pazienza di guardarlo e ascoltarlo con attenzione. Dopo riflettete se volete questa gente al comando.


L’onorevole Lombardi e la cuoca di Lenin


da: La Voce

Il decreto per sanare i debiti della pubblica amministrazione con le imprese ha suscitato lo sdegno della capogruppo alla Camera del M5S. Chi vorrebbe essere esempio di rinnovamento non si è documentato e mostra presunzione nell’affrontare un problema dalla cui soluzione dipendono migliaia di posti di lavoro.

LE BANCHE E I DEBITI DELLA PA

Il termine “porcata” era stato sin qui riservato al nostro sistema elettorale. Da ieri è stato inopinatamente esteso al tardivo tentativo operato dal nostro Governo di saldare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. La capogruppo alla Camera del M5S, Roberta Lombardi, ha urlato dal sito di Beppe Grillo e in un video la sua indignata opposizione alla “porcata di fine legislatura” e alla formazione della commissione parlamentare speciale per l’esame del provvedimento:
1) “I cittadini prendono un impegno per 40 miliardi di debito pubblico, di cui una parte (nessuno sa quanta) andrà direttamente alle banche e da questa generosa, ennesima, regalìa ci si aspetta che subito erogheranno prestiti e finanziamenti alle Pmi italiane”.
2) “Con questo decreto legge [...] ci stiamo giocando tutto l’indebitamento che possiamo stanziare per la crescita per il 2013″.

Andando al di là del linguaggio colorito, i dubbi espressi dall’onorevole Lombardi sono due, se capiamo bene. Primo, parte dei fondi andrebbero a beneficio delle banche e non delle imprese. Secondo, con questo provvedimento l’Italia si giocherebbe tutta la flessibilità concessa dalla Commissione UE nella gestione dei saldi di finanza pubblica, poiché il rapporto deficit/Pil salirebbe di mezzo punto percentuale, dal 2,4 al 2,9 per cento.

Entrambi i dubbi sono infondati. Bastava un minimo di attenzione e di documentazione per rendersene conto.

Sul primo, bisogna leggere i documenti e guardare ai numeri prima di parlare. Come spiega la nota di variazione del Documento di economia e finanza, “una parte dei pagamenti alle imprese confluirà immediatamente al settore creditizio, in quanto una quota del portafoglio di debiti risulta già ceduto (pro solvendo o pro soluto) alle banche”. In altre parole, bisogna rimborsare le banche perché i debiti della PA di cui si parla sono in parte stati già ceduti dalle imprese alle banche. Ora, non si vede in nome di quale principio bisognerebbe penalizzare proprio quelle (poche) banche che hanno in (rarissime occasioni) accettato di anticipare alle imprese i loro crediti verso la pubblica amministrazione. Perché negare il diritto a queste banche di essere rimborsate? Di che regalia si tratta se hanno anticipato i fondi alle imprese? Dopotutto sono le banche (e non lo Stato) che in condizioni normali dovrebbero fornire liquidità alle aziende.

I numeri ci dicono, inoltre, che l’ammontare di debiti PA ceduti alle banche, tramite la procedura di certificazione già introdotta dal Governo Monti, è irrisorio rispetto al totale dei debiti: lo stesso ministro Passera ammetteva nel febbraio scorso che si tratta di tre milioni (a fronte di richieste di certificazione per 45 milioni), che evidentemente sono una briciola rispetto ai 40 miliardi del provvedimento in discussione ora. Quindi agitare il populismo di maniera contro le banche sembra completamente fuori luogo in questo caso. Si dà semmai una scusa alle banche per continuare a non erogare credito alle imprese.

LA QUESTIONE DEL DISAVANZO

Sul secondo punto, bisogna ricordare che la flessibilità concessa dalla UE è legata solo a interventi straordinari legati alla restituzione di debiti pregressi: non può essere utilizzata in altre (peraltro imprecisate) direzioni. Il fatto è che questa operazione ha effetti soprattutto sul debito (sullo stock) più che sui disavanzi annuali (sui flussi). L’aumento di questi ultimi è legato unicamente alla parte che riguarda le spese in conto capitale (per esempio investimenti in infrastrutture) perché nei conti nazionali italiani la spesa in conto capitale viene registrata in termini di cassa e non di competenza (ESA95 lo consente).

Opporsi oggi all’intervento serve a rafforzare le posizioni più oltranziste in seno alla Bce e nell’Eurogruppo, che non vorrebbero concedere neanche questa possibilità al nostro paese. Bisogna infatti ricordare che per il 2013 il Governo Berlusconi si era impegnato al raggiungimento dell’obiettivo del bilancio in pareggio, aggiustato per il ciclo. Pertanto non ci sono margini per altri interventi che aumentino il disavanzo.

Infine, bene ricordare che fornire liquidità alle imprese in un momento in cui sono private di accesso al credito, nel mezzo di una crisi finanziaria, è la cosa più utile che si possa fare per rilanciare l’economia.

Le argomentazioni grilline sono quindi del tutto pretestuose. Sarebbe un vero peccato se esse, grazie anche alla convergenza di qualche parte del Pd (si vedano le dichiarazione di ieri di Stefano Fassina) facessero saltare un provvedimento da molti ritenuto vitale in questo momento per le imprese.

Lenin sosteneva che anche una cuoca avrebbe potuto fare il capo dello Stato. Ma le cuoche raramente sono talmente presuntuose da ritenersi in grado di sapere tutto. Guardano il ricettario e, quando vogliono innovare, sperimentano su di sé o con pochi conoscenti prima di proporre il nuovo piatto al vasto pubblico. La capogruppo M5S invece ci preannuncia uno stile di rappresentanza nelle istituzioni in cui l’urlo precede qualsiasi ragionamento e consultazione. Conta la velocità di esecuzione più che l’apprendimento. E’ un deja vu. Altro che nuova politica! Ne ha almeno parlato coi suoi colleghi di partito? Sorprendente se chi teorizza la democrazia diretta su Internet non si consulta almeno con coloro a nome dei quali prende la parola.

Angelo Baglioni: Insegna Economia Politica presso l'Università Cattolica di Milano, Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative. Ha recentemente insegnato anche al Master in Economia e Banca presso la Facoltà di Economia R.M.Goodwin dell’Università di Siena. E’ membro del Comitato direttivo e scientifico del Laboratorio di Analisi Monetaria (Università Cattolica di Milano e Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa). Dal 1988 al 1997 è stato economista presso l'Ufficio Studi della Banca Commerciale Italiana (ora Intesa Sanpaolo), come responsabile della Sezione Intermediari Finanziari. I suoi interessi di ricerca si collocano nell’area dell’economia monetaria e finanziaria. Ha scritto libri e articoli pubblicati su riviste internazionali. E’ laureato in Università Bocconi e ha conseguito il Master in Economics presso la University of Pennsylvania.
Tito Boeri: Ph.D. in Economia alla New York University, per 10 anni è stato senior economist all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, poi consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro. Oggi è professore ordinario all'Economia Bocconi, dove ha progettato e diretto il primo corso di laurea interamente in lingua inglese. E' Direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento e collabora con La Repubblica. I suoi saggi e articoli possono essere letti su www.igier.uni-bocconi.it. Segui @Tboeri su Twitter

mercoledì 27 marzo 2013

Chi getta fango sulla divisa che indossa. La vergogna COISP a Ferrara


Incredibile. L'Italia dovrebbe essere un paese civile, eppure alcuni (non tutti, sia chiaro), alcuni appartenenti alle forze di Polizia mostrano il loro disprezzo verso la Giustizia, ch'essi per lavoro sono chiamati ad aiutare. Ricordo ai solerti del COISP che sono stati protagonisti a Ferrara di quanto riportato nell'articolo che segue che: una sentenza passata in giudicato è il 100%, è tutto, e quei poliziotti furono assassini di Federico Aldrovandi. Come gettarono fango loro (assassini) sulla divisa, oggi gettano fango sulla stessa divisa questi manifestanti. E' una vergogna inaudita, che fa rabbrividire e riflettere su come a volte alcuni (e ripeto: non tutti, per fortuna) appartenenti alla forza pubblica si sentano al di sopra di quella legge ch'essi per lavoro devono far rispettare e invece in prima persona mostrano di disprezzare. Avete gettato anche voi fango sulla vostra divisa. Vergognatevi!!!



Aldrovandi, sit-in della polizia sotto l’ufficio della madre. Lei: “Non ho parole”

 

Gli agenti del Coisp a Ferrara per il congresso regionale sostano provocatoriamente sotto la finestra dove lavora Patrizia Moretti: "La legge non è uguale per tutti". Il sindaco Tagliani prova a farli spostare e viene allontanato. Poi la donna scende e mostra la foto del figlio morto


di

“Speravo di non dover mai più  essere costretta a mostrare ancora in pubblico quella foto”. L’ultima volta che Patrizia Moretti espose in strada l’immagine del figlio Federico Aldrovandi fu in occasione della manifestazione nazionale per chiedere verità e giustizia su quanto avvenuto in via Ippodromo a Ferrara la notte del 25 settembre 2005. Era il 23 settembre 2006 e ancora la morte del diciottenne non aveva un colpevole. Da allora ci sono stati tre processi con altrettante condanne, ora definitive: 3 anni e 6 mesi per omicidio colpo.

Ora la madre torna a mostrare quella foto. E lo fa in occasione del sit-in organizzato dal Coisp, sindacato indipendente di polizia, voluto per manifestare solidarietà ai quattro poliziotti condannati nel giorno del congresso regionale del sindacato, voluto non a caso a Ferrara. “La legge non è uguale per tutti. I poliziotti in carcere, i criminali a casa. Solidarietà, amicizia, speranza, affetto per Luca, Paolo, Monica, Enzo”. Così recitava lo striscione alzato in piazza Savonarola, sotto le finestre del municipio, dove la madre lavora come dipendente comunale. Una coincidenza che poteva dar adito a provocazioni e strumentalizzazioni.



Per questo lo stesso sindaco Tiziano Tagliani è sceso in strada per incontrare i manifestanti e chiedere di spostare il sit-in di qualche decina di metri. “Vorrei solo evitare delle letture strumentali”, ha detto il primo cittadino al segretario generale Franco Maccanti, che per tutta risposta gli ha detto di non aver “mai visto in tutta Italia un sindaco comportarsi come lei. Non avrebbe fatto questa discesa con nessuno. L’ha fatto con noi perché noi siamo corretti”. A gettare benzina sul fuoco si è aggiunto l’europarlamentare ex Pdl e poi Fli Salato (famoso per aver chiesto aerei diretti tra Strasburgo e le capitali europee: “a volte siamo costretti a cambiare tre aerei”):  “Lei è il sindaco? Bene, se ne può andare”. Il clima si accende e Tagliani: “mi mandano via nella mia città, quando ho solo chiesto di spostarsi di qualche metro. Sono anni che cerco di riappacificare il clima tra le gente e le forze dell’ordine. Prima c’era il sospetto, ora c’è la certezza che si trattava di una strumentalizzazione”.



A quel punto, andato via sdegnato Tagliani, è arrivata la Moretti, che ha srotolato la foto del figlio davanti ai manifestanti. Con quell’immagine è rimasta qualche istante di fronte alle bandiere del Coisp. Davanti all’esposizione dell’immagine del diciottenne privo di vita i manifestanti hanno voltato le spalle. Poi, dopo qualche minuto, se ne sono andati verso il Circolo dei Negozianti, per partecipare al dibattito “Poliziotti in carcere, criminali fuori, la legge è uguale per tutti?”. E nel corso del dibattito Maccanti non ha perso l’occasione per chiarire i pensieri del Coisp di fronte a una “stampa vigliacca e penosa che ha pubblicato cose ignobili, compreso il non voler prendere atto che la foto di stamattina non è stata ammessa in tribunale perché non veritiera”. A onor di cronaca proprio riferendosi a quella foto il pm Nicola Proto, in sede di requisitoria,  chiese la condanna degli agenti: “le foto di Federico parlano al posto suo, lui non può più”.

_____  _____  _____  _____  _____

VERGOGNA! 
RISPETTATE LA LEGGE E LA GIUSTIZIA! 
RISPETTATE LE SENTENZE PASSATE IN GIUDICATO! 
NESSUNO E' AL DI SOPRA DELLA LEGGE!!!  
VERGOGNA!

Conflitto di interesse a 5 stelle


Interessante e coraggioso post. Getta luce su quello che solo chi non ha prosciutto negli occhi non ha ancora capito. Ci aspettiamo vagonate di sterco da parte dei talebani a cinquestelle.


Il Movimento 5 Stelle cresce e Casaleggio incassa. Ecco il conflitto d'interesse del guru di Grillo

 
“Follow the money”, segui il denaro, è questa la regola principale di ogni inchiesta. E andando a seguire “the money” che circola intorno alla Casaleggio Associati, l'azienda che è stata il vero motore propagandistico di un fenomeno politico nazionale, saltano fuori delle informazioni interessanti, questioni che sicuramente Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo e il Movimento 5Stelle vorranno chiarire vista la loro nota promessa di trasparenza. Di seguito cercheremo di trovare una risposta ad un semplice quesito: tra Grillo e Casaleggio, chi lavora per chi? Ovvero: è Gianroberto Casaleggio a lavorare per il comico-capopolitico, o avviene esattamente il contrario, ovvero è ormai Beppe Grillo a lavorare per il suo guru?
 
Bisogna specificare che il rapporto tra i due, saldissimo - E' andato crescendo negli anni e spesso prassi e organizzazione interna si sono evolute anche con strappi velocissimi in seguito agli inaspettati boom elettorali. Eppure, adesso che contano 163 parlamentari a Roma, Grillo e Casaleggio continuano a gestire il movimento come sempre: una azienda privata si occupa delle spese nazionali, corrisponde il dovuto a Beppe Grillo per la sua attività e non rendiconta nessuno sulle sue decisioni, sulla sua gestione, sulle sue scelte politiche.
 
Il Movimento 5Stelle non ha sedi fisiche -  Non ha rappresentanti, non ha portavoce né delegati. Non ha mai fatto assemblee né votato alcuna decisione politica e organizzativa. Il Movimento 5Stelle, insomma - come recita anche il Non-Statuto - coincide con il blog di Beppe Grillo. Ma quali incassi genera questo sito, come si rapporta Grillo alla Casaleggio Associati? Ora che sono il secondo partito italiano – e il primo sul territorio nazionale – c'è una qualche forma di conflitto di interessi tra la gestione milanese e l'attività in Parlamento? Per trovare una risposta a queste domande dobbiamo spiegare come funziona il blog più famoso d'Italia. E capire cosa dicono i bilanci della Casaleggio Associati.
 
Il blog e i suoi introiti - Il Movimento 5Stelle risulta giuridicamente una “Associazione non riconosciuta”. Nello statuto, pubblicato dall'Huffington Post, viene spiegato che il Presidente è Beppe Grillo che “in qualità di titolare effettivo del blog raggiungibile all'indirizzo www.beppegrillo.it, nonché di titolare esclusivo del contrassegno di cui sopra” - ovvero quello del Movimento – spettano “titolarità, gestione e tutela del contrassegno, titolarità e gestione della pagina del blog www.beppegrillo.it”. Non solo, al presidente Grillo compete anche “amministrazione e gestione di eventuali fondi dell'Associazione” (non è prevista una figura di tesoriere). Di quali fondi parliamo? Di risorse più virtuali che reali: l'Associazione, continua lo Statuto, “non ha fini di lucro e persegue i proprio scopi grazie all'attività prestata volontariamente dai soci”. Le voci che andrebbero a comporre questi fondi sono:
1) quota annuale versata dagli associati; 2) contributi volontari di persone fisiche, di Enti Pubblici e Privati; 3) sovvenzioni dello Stato, delle Regioni o di Enti sopranazionali; 4) eventuali proventi derivanti dalla fornitura di servizi; 5) donazioni e lasciti testamentari”.
 
Ebbene, oltre il necessario lessico burocratico, va spiegato che questo contenitore, l'associazione Movimento Cinque Stelle - di cui tra l'altro militanti e opinione pubblica sono venuti a conoscenza solo qualche giorno fa – era sì necessario per presentarsi alle elezioni, ma risulta una scatola vuota rispetto ai reali introiti del movimento. Questi, piuttosto, afferiscono a risorse non indicate nello statuto ma che riguardano invece la galassia che gira intorno a beppegrillo.it, quotidianamente gestito dalla Casaleggio Associati.
 
Boom (di contatti) - BeppeGrillo.it è uno dei blog più visitati d'Italia e, come i siti web più popolari, incassa parecchi soldi per la pubblicità. I calcoli li ha fatti sia Il Giornale che il Sole 24 ore. “Secondo le rilevazioni della web company Alexa – scrive Paolo Bracalini – nei mesi della campagna elettorale di Grillo (lo tsunami tour) il numero degli accessi al blog del comico sono aumentati dell'82%. Le pagine viste del 96%. Se ci limitiamo agli ultimi trenta giorni, che più o meno corrispondono al boom elettorale M5S, la percentuale schizza al 107% per gli utenti e più 124% per le pagine viste. Significa che con le elezioni il sito ha raddoppiato la sua audience”. Quindi più visibilità, più consensi, più voti, più incassi, suggerisce l'articolo. Non è una equazione peregrina. Abbiamo visionato il bilancio 2011 della Casaleggio Associati approvato in data 28 giugno 2012. Nella nota integrativa è spiegato che, a fronte di un passivo per l'anno precedente di circa 57mila euro, “Per l’esercizio 2012 sono prevedibili un aumento delle attività di consulenza, con una conseguente crescita del personale, lo sviluppo dei ricavi legati alla produzione di e-book e alla promozione online di prodotti per diverse categorie merceologiche”.
 
Insomma, il 2012 si preannunciava un anno migliore - Per il boom atteso dei cinque stelle e quindi il suo riverbero online? Sicuramente anche per questo (va chiarito che nel giugno 2012 il Movimento aveva già espugnato Parma). Ma non solo. Nel suo “oggetto sociale” la società fondata dal guru di Grillo indica le sue attività nel campo del “software e hardware”, della “produzione editoriale e vendita pubblicazioni”, della “produzione e vendita, anche al dettaglio, (…) di prodotti multimediali e audiovisivi”, nella “assistenza all'acquisto o alla vendita di società legate al settore tecnologico”, in “servizi in forma industriale di consulenza per la ricerca” e, dulcis in fundo, di “marketing politico abbinato ad Internet”. Seppur l'ultimo punto risulti di estremo interesse (quindi la “rivoluzione 5Stelle” è un prodotto di “marketing politico abbinato ad Internet”?), la mera “ragione sociale” non aiuta a fare chiarezza sugli introiti di questa società.
 
In realtà a chi scrive risulta che, ormai, la Casaleggio Associati è impegnata quasi esclusivamente nella cura della sua creatura principale: il blog di Grillo. Dopo anni di collaborazioni per altri clienti, dalla casa delle agendine Moleskine ad una media azienda locale attiva nel campo della sanità, ora come ora il business gira intorno ad uno ed un solo indirizzo: BeppeGrillo.it. L'unica consulenza attiva rimane quella con la casa editrice Chiarelettere (azionista del Fatto ed editrice degli ultimi due libri di Grillo: “Siamo in guerra” scritto con Casaleggio, e “Il grillo canta sempre al tramonto” con Casaleggio e Dario Fo). Per questa viene curato il sito ufficiale e un portale che risulta “comunità degli autori”, ovvero cadoinpiedi.it.
 
Esclusa quest'ultima, le fonti di guadagno della Casaleggio, perciò, si sono ridotte fondamentalmente a due: la pubblicità online e la vendita di merchandising sul sito.
 
La galassia beppegrillo.it - Per capire appieno il funzionamento di questo incredibile motore di consenso e popolarità online che è il blog di Grillo, bisogna fare una premessa. La Casaleggio Associati ha conquistato negli anni un grande potere su Internet. Della visibilità di cui gode il blog di Grillo - ormai letteralmente alle stelle - non ne beneficia unicamente il portale all'indirizzo www.beppegrillo.it. Utilizzando lo stesso blog, invece, e i corrispettivi account sui social network (1 milione e 300mila fan su Facebook, 1 milione e 100mila follower su Twitter), questo traffico viene costantemente spostato su una serie di siti satellite che, comunque, appartengono alla Casaleggio Associati e solo da loro sono gestiti.
 
Parliamo in particolare dell'aggregatore di news Tze-Tze, (www.tzetze.it) che occupa gran parte della colonna sinistra del blog di “Beppe”. In questo portale, è spiegato, sono pubblicate in tempo reale notizie provenienti “rigorosamente da siti solo on line, che non hanno quindi una derivazione cartacea o televisiva”. Non viene indicato in base a quale criterio vengano scelte le notizie. Di certo non manca mai uno spazio per Cado in Piedi (sempre gestito dalla Casaleggio) né per i post di Grillo. Non solo. Tutti gli altri contenuti pubblicati vengono comunque incorniciati (“embeddati” in gergo) in un template del portale, ovvero dal punto di vista del traffico risultano a tutti gli effetti pagine del portale Tze-Tze. Sia su Tze-tze, dunque, che su Cadoinpiedi, così come sul blog di Grillo, numerosi banner e spazi pubblicitari sono approntati per ospitare pubblicità e annunci a pagamento.
 
I frutti della pubblicità - Il Sole24Ore ha fatto una stima dei possibili incassi derivanti dalla pubblicità per il blog di Grillo. “Il traffico stimato raggiunge 1,5 milioni di pagine viste al giorno, 175mila utenti”. Che hanno un controvalore economico. Il sito si appoggia a Google AdSense, la concessionaria pubblicitaria di Google. Il ricavo medio stimato è di 5 euro ogni mille pagine visitate. Perciò il Sole24Ore ha calcolato per Beppegrillo.it un ricavo annuo che oscilla tra i 5 e i 10 milioni di euro. Queste stime, però, considerano unicamente l'indirizzo beppegrillo.it e non gli altri portale indicati poco sopra né tantomeno l'account YouTube che genera a sua volte introiti pubblicitari. Tutte insieme queste voci vanno perciò a comporre un quadro di incassi ancora più consistenti e, comunque, destinati ad aumentare: il “tesoretto” conquistato sui social network permette di indirizzare il traffico potenzialmente verso ogni fonte o sito gestito dalla Casaleggio (per dire, Repubblica su Facebook conta 1,1 milione di utenti, Il Fatto Quotidiano meno di 900mila).
 
Non solo. La scelta di affidarsi alla pubblicità Google è piuttosto recente da parte della Casaleggio Associati. Fino a poco più di un anno fa, il sito offriva unicamente i servizi di e-commerce per i prodotti di Grillo (vedi dopo). Con la crescita del Movimento, però, si è deciso di correre ai ripari. In un primo tempo con pubblicità che ricadessero in un bacino etico “comune” rispetto alle proposte del Movimento (quindi sostenibilità, terzo settore, ecc.). Ma ben presto aprendo i cordoni ad ogni possibile annuncio (decisione che ha creato qualche imbarazzo come la comparsa di annunci di banche, gioco d'azzardo e prodotti finanziari). Con la crescita del traffico, inoltre, il blog di Grillo è finito nella categoria top-site degli Ad-Sense di Google: gli investitori che vogliono una pubblicità sul blog del comico, ora devono pagare di più: fino a 2,49 euro per ogni click e tariffe altrettanto vantaggiose sono previste per le visualizzazioni.
 
Libri, Dvd e merchandising - Un portale con la potenza di fuoco di BeppeGrillo.it permette anche di vendere prodotti fisici oltre che informazioni e proposte politiche. Fino a poco fa la vendita di libri e dvd era l'unica forma di finanziamento del Movimento. Un mercato modesto rispetto a quello della pubblicità. Comunque, a gestire il “Merchandasing” grillesco è un altro apposito portale, GrilloRama (grillorama.beppegrillo.it). Sono in vendita magliette, Dvd e libri di Beppe Grillo. Qualsiasi campagna, tour, comizio, battaglia del comico-capopolitico, è diventata un prodotto di GrilloRama. È in vendita “Tutta la storia di BeppeGrillo.it” in 5Dvd; “Le Battaglie di BeppeGrillo.it” in 5 libri, ma anche il Dvd “Terra Reloaded”, gli spettacoli del comico, i Vaffa Day e le “WoodStock a 5Stelle”. In vendita anche i Dvd di Marco Travaglio (sette in tutto) con i suoi interventi alla rubrica settimanale “Passaparola”. Si tratta in molti casi di materiale vecchio di anni e i prezzi spesso risultano da svendita: ogni Dvd costa dai tre ai quattro euro fino ad un massimo di dieci. Sono però materiali che “vivono” anche fuori dalla Rete: per due anni i Passaparola di Travaglio sono stati venduti dalla Casaleggio alla tv satellitare “Current Tv” a 100mila euro a stagione.
 
Dove comincia l'azienda e dove comincia il movimento? - Infine, ci sono le donazioni volontarie. Il Movimento, alla vigilia delle elezioni, ha lanciato una raccolta di fondi nazionale. “Obiettivo 1 milione di euro” il nome dato alla campagna. Finora, dice la pagina web (http://www.beppegrillo.it/movimento/donazioni/), sono stati raccolti 571'625 euro. Non si può più donare ma, fino a quando è risultato possibile, ogni versamento andava a favore del “Comitato nazionale elezioni movimento 5Stelle”. Di questo nessuno conosce la composizione, i membri, i criteri di spesa. Viene specificato “ogni spesa sarà documentata” ma finora nessuna voce è stata chiarita.
 
La giornalista di Repubblica Annalisa Cuzzocrea ha provato a porgere della domande allo staff di Grillo in merito alle spese sostenuto per lo Tsunami Tour: oltre cento date in tutta Italia con conseguenti spese per il camper, lo staff, i palchi. Questi i quesiti girati a Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto e collaboratore di Grillo: “Quanto costa il viaggio di Beppe? Chi lo paga? Sta anticipando qualcosa di tasca propria? Lo fa la Casaleggio Associati? Quando saranno pubblicate tutte le spese, come annuncia il sito? Quanto pensate di spendere? Per la vostra esperienza, il fund raising è sufficiente?”. Nessuna risposta è arrivata.
 
Il bilancio della Casaleggio -  Eccoci quindi alla questione centrale. A chi arrivano i guadagni derivanti dal blog di Grillo? Chi gestiste i fondi? Chi paga chi? Ebbene, se è certo che il merchandising venga incassato dalla Casaleggio (al momento dell'acquisto viene specificato che il pagamento è per “beppegrillo.it – Casaleggio Associati s.r.l), per la pubblicità possiamo confermare che avviene la stessa cosa. In realtà tra il manager milanese e il comico genovese si è costruito negli anni un rapporto simile a quello che Grillo intrattiene con suo storico agente. Se la Marangoni Spettacolo, infatti, (che annovera nella sua scuderia anche artisti del calibro di Piero Chiambretti e Renato Pozzetto), segue i tour e gli spettacoli da “comico”, per tutto ciò che è l'attività politica di Beppe, a fargli da angelo custode è la Casaleggio Assocati.
 
Le voci e le cifre nel dettaglio - Anche il bilancio 2011 dell'azienda del guru ci aiuta a fare chiarezza in questo senso. A fronte di ricavi per 1 milione 4mila euro, la Casaleggio spende 132mila euro per “materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci”, 179mila euro “per godimento di beni di terzi”, 314mila euro per i costi del personale e ben 787mila euro per “servizi”. Quest'ultima è la voce più corposa. Vista la sua attività, le spese più ingenti non possono che riguardare gli stipendi dei dipendenti e le attività collegate alle manutenzione dei server (vedere probabilmente alla voce “materie prime, sussidiarie, di consumo e merci” o piuttosto a “godimento di beni di terzi”). Com'è possibile allora che una società di servizi investa più della metà del suo bilancio proprio in... servizi? Non possibilità di dire cosa comprenda questa voce nello specifico. Quello che possiamo ipotizzare, però, è che proprio alla voce “servizi” vengano conteggiate le royalties che Casaleggio gira annualmente a Grillo. È infatti l'azienda milanese a sobbarcarsi i costi di tour e campagne, ad anticipare le spese, a incassare i ricavi e poi a girare a Grillo la sua parte in base agli accordi interni.
 
Chi lavora per chi? - Quello detto finora, va specificato, non risulta in alcun modo un reato. Impone però una riflessione politica. Innanzitutto rispetto alla reale gerarchia nel vertice del Movimento 5Stelle, ma non solo. Lo “staff” dell'azienda milanese scrive i post “di Grillo”, cura i social network del blogger e le pagine del Movimento. Se è inoltre Grillo a “lavorare” per Casaleggio, piuttosto che il contrario, sorgono dei dubbi sulla catena di comando. Chiediamo: non c'è il rischio che si delinei un conflitto di interessi? Le strategie politiche grilline rispondono in qualche modo al business della Casaleggio e alla sua necessità di “sviluppare i ricavi” online, o agli interessi del Paese e alle richieste di attivisti, cittadini e militanti? Quanto è libero Grillo, e quando lo sono i suoi eletti, rispetto a questa società privata?
 
Sicuramente la decisione di gestire un partito con fondi privati e non pubblici risulta coerente alla visione generale di Grillo e Casaleggio. Eppure, viene infine da chiedersi, è legittimo che ciò avvenga senza alcuna rendicontazione, nessuna procedura democratica, nessuna possibile co-gestione da parte dei militanti? È possibile che nel secondo partito italiano i compiti di segreteria politica e di tesoreria siano imposti da un manager e dalla sua azienda?
 
Sono domande di pubblico interesse. Che qua lasciamo “alla Rete”. Ma molto più interessanti e necessarie risulterebbero le risposte di Grillo e Casaleggio.

lunedì 25 marzo 2013

Dell'Utri mafioso: nuova condanna a 7 anni


La società civile oggi esulta!



Mafia, Dell’Utri condannato in appello a 7 anni per concorso esterno

 
Marcello Dell’Utri è stato condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

“Se mi dovessero assolvere non brinderò né festeggerò, sono vent’anni che soffro. Non c’è nulla da festeggiare”. Lo ha detto Marcello Dell’Utri entrando nell’aula bunker di Palermo poco prima della sentenza del processo d’appello che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.   

“Mi sembra che questa Corte d’Appello abbia esaminato con spirito molto serio e distaccato tutti gli atti”, ha proseguito Dell’Utri. “Se dovesse andar male, mi dovessero condannare non dirò che sono giudici comunisti”. Prima della lettura della sentenza, Dell’Utri è tornato sul caso Mangano. “Io non ho mai detto che Vittorio Mangano è un eroe, ho detto e lo ripeto anche oggi che Mangano è il mio eroe”. Eroe, ha precisato, “come nei romanzi russi, perché ho saputo che gli hanno detto che se mi avesse accusato non avrebbe più avuto problemi giudiziari”.

Mai mi sarei aspettato che foste così politicamente stupidi ed impreparati


da Tony Troja (assolutamente condivisibile)

Scrive il mio amico Federico Maestri: "Sicuramente, ragazzi, la fiducia non ve la state guadagnando voi. Voglio dire, prima delle elezioni ho deciso di non votare 5 Stelle per non mandare degli incompetenti a governare, ma sotto sotto pensavo anch'io "peggio di com'è andata finora non potrà andare". Beh, mai mi sarei aspettato che foste così politicamente stupidi ed impreparati al punto da non sapere nemmeno, la sera delle elezioni, che c'era da votare questa cosa che si chiama fiducia.E' stato preso veramente il peggio del peggio con la scusa che l'unico requisito era esser stati trombati a qualche altra elezione.

Cominciamo col dire che siete semplicemente lì ad aspettare le decisioni del capo. Questo non è un "forse", è un'evidenza palese. In occasione della votazione pro-Grasso di 10 di voi, Vito Crimi, capogruppo al Senato, ha commentato:

Crimi: "Voto per Grasso al Senato segno di libertà" (FONTE).

Poi Crimi sente Grillo e, 4 ore dopo, si esprime così:

Crimi: "Siamo stati ingannati dalle vecchie volpi della politica, confermo le parole di Grillo, voto per Grasso violazione del regolamento 5 Stelle, chi ha votato Grasso può considerarsi fuori" (FONTE).
Quindi, 1) siete cani al guinzaglio, 2) siete così polli, ma così polli, che pensate che l'esser caduti in una trappola vi scagioni anzichè essere dimostrazione d'incompetenza. E qui chiudiamo la questione per tornare su quella prettamente relativa alla fiducia.

Vi hanno dato otto punti. "Sono vaghi, non c'è scritto niente", dite voi.

Avete ragione.

Ora sapete cosa si prova a leggere il vostro programma del cazzo dove fate mille bei discorsi "nel mulino che vorrei ci sono le energie pulite" e poi non vi preoccupate di sapere che tipo di legge andrebbe fatta per attuarlo, in che modo tecnicamente rendere possibile la cosa di trovare copertura economica. Solo che, mentre l'elettorato italiano vi ha votati senza sapere nulla di voi e di cosa volete perchè tanto è bovino e voleva solo mandare via gli altri, voi siete costretti a decidere se votare o meno dei punti vaghi. Ops. Pensate un po' se gli italiani fossero stati un popolo critico e partecipativo come dite di volerlo ed avesse davvero letto il programma come invitate a fare: il 3%, avreste preso. Ma ora son cazzi vostri. I punti sono vaghi? Ben vi sta. Chi di supercazzole ferisce, di supercazzola perisce.

Ora siete in Parlamento, si suppone, per legiferare. Per legiferare deve essere data la fiducia. Se non ti stanno bene quegli 8 punti, fai una lista da dare al PD e dì "se ci garantite questi vi diamo la fiducia". Non puoi - non puoi - dire "mai la fiducia punto e basta" perchè sei solo un bimbominchia (per usare la definizione che ti dà anche l'energico sostenitore 5 Stelle Scanzi) e giusto il rappresentante di classe alle elementari puoi fare. Non sei lì a fare i giochini, attiva il meccanismo che permette di iniziare a discutere delle leggi o fuori dalle palle.

Tutti questi discorsi sulla coerenza e sulla vostra eventuale utilità per il mondo, comunque, abortiscono ben prima di qualunque questione politica. Il Movimento 5 Stelle ha piena facoltà, dando la fiducia, di decidere punto per punto quali leggi passano e quali no.

Il PD propone una legge di merda? Il 5 Stelle vota contro e la legge non passa;

Il PD propone una legge un po' fallace ma che si può migliorare? Il 5 Stelle presenta emendamenti, se passano vota a favore, se non passano vota contro e la legge non passa;

Il PD propone una buona legge (perchè vuole o perchè costretto dalla necessità di riacquistare popolarità, non è importante)? Il 5 Stelle vota a favore e la legge passa.

C'è un'ulteriore possibilità: il PD cerca i voti di PdL, Lega e montiani per far passare una legge contro il gradimento del 5 Stelle, cioè fa esattamente, per necessità sopravvenuta, quello che il 5 Stelle sta cercando di fargli fare adesso con mille inutili spintine. In quel caso, il 5 Stelle vota contro, dice "Visto? Siamo gli unici ad aver votato contro questa schifezza" e prende il 40% alle prossime elezioni, nel frattempo raccoglie firme per un referendum e la fa abrogare.

La linea presa dal governo non piace? Il 5 Stelle lancia una mozione di sfiducia e il PdL è lì pronto già scaldato in brodo di giuggiole per votarla e far cadere il governo PD.

Il problema in questo schema perfetto - che permetterebbe di fatto un governo 5 Stelle - è che bisogna saper capire cosa c'è scritto nei disegni di legge e saper presentare emendamenti, e la banda dell'apriscatole non ha idea di come si facciano entrambe le cose.

Non c'è la capacità di capire quale testo di legge porterebbe effetti più o meno desiderati su ambiti più o meno d'interesse, non c'è capacità di scrivere emendamenti che ne portino di desiderati e non c'è la capacità di capire se quanto si propone è costituzionalmente previsto o avrebbe effetti collaterali devastanti (come dimostra senza troppa fatica l'idea folle dell'abolizione delle Province senza porsi il problema di dove mandare la gente che ci lavora).

Quindi, si continua a discutere di aria fritta di fronte ad un concetto di estrema chiarezza ed evidenza: il 5 Stelle ha facoltà di far passare tutte le leggi che ritiene positive e di bloccare tutte quelle che ritiene negative. Se non governa in queste condizioni, magari perchè "sennò poi alle prossime elezioni prendiamo meno voti", è una banda di bimbetti che, oltre ad essere spocchiosi e incapaci, sono anche stronzi ed è bene tornino a fare il mestiere che facevano prima.

p.s.- Come mai ora che non volete dare la fiducia dite "non possiamo darla per non tradire gli elettori" invece di sentire direttamente gli elettori come vorrebbe democrazia diretta 2.0? Paura che vi dicano "votatela" e che babb(i)one Grillo si incazzi? E, già che ci siamo, i "portavoce" chi li ha nominati? Come mai non sono stati scelti online?"

Equazioni semplici e vittimismo. Grillo fuori dai denti. La lettera di un dissidente


"Dopo il voto torno a fare il comico" (non hai mai smesso, né mai smetterai). (con VIDEO)

Ah, mastro Silvio ha insegnato bene: amico, se vuoi vincere getta fango su tutti, e fatti vittima di tutto. Gettando fango sugli altri ne rovini la reputazione, facendo la vittima crei le condizioni affinché i seguaci offrano il proprio petto alle critiche, difendendoti al di là dei contenuti, come una setta. L'allergia al dialogo e soprattutto alle critiche com'è sempre stata di Berlusconi (ma non solo, vedi D'Alema) è anche di Grillo, e nell'insetto lo è in maniera sublime. Una lotta senza esclusione di colpi contro chi non è allineato e osa muoverti una critica. Nel calderone finiscono tutti: sia quelli che offendono (purtroppo la rete è piena di gentaglia che sa parlare solo col turpiloquio, come fa il padrone del marchio: "chi di spada ferisce...") che quelli che muovono critiche senza insultare. 

Stride molto, ed è facile caprilo (per chi ha cervello) che proprio tanti grillini usino lo stesso linguaggio volgare del padrone del marchio, ma se gli danno retta e massacrano gli altri (che "sono tutti uguali") ciò al padrone del marchio va bene. Accetta che si insultino gli altri (che siano politici o giornalisti o blogger) perché lui è il primo ad insultare (evidentemente non ha altro linguaggio da usare, lo ha mostrato in anni di televisione sin da giovane), ma non accetta niente però a suo carico. Santa coerenza, dove sei?

E allora il plotone di soldatini esegue con gioia: Messora, neo coordinatore del Min.Cul.Pop. dice che i giornalisti sono "spalamerda", Crimi dice che i giornalisti gli stanno sul cazzo, si insulta anche il capo dello Stato, e via dicendo. Il capo gioisce: concetti semplici e volgarità raccolgono consensi nel volgo e fanno vergognare in silenzio (pena epurazione se alzi il ditino per chiedere il permesso di parlare) quanti all'interno del movimento hanno una dignità e una coscienza e usano linguaggi meno offensivi.

Il caso dei commenti sul blog di Grillo è esemplare: una semplificazione furba che taccia di "merda" il dissenso, sia dei troll. che sicuramente ci sono, sia di quanti hanno votato Grillo e poi hanno aperto gli occhi, e glielo stanno dicendo a chiare lettere.

Sia chiaro quindi che chi non è d'accordo col padrone del marchio è sempre ad automaticamente "troll" e "merda". Cavolo: un leader politico così volgare non l'abbiamo mai avuto, ma se a tanti italiani piace allora siamo messi davvero bene. Chi non la pensa come Grillo è sotto il fuoco dei mitragliatori. No dissenso, please, al padrone del marchio non piace, e quindi automaticamente non piace neanche alla setta che lo circonda: i talebani che leggono solo il corano a cinque stelle online. "Spargete il verbo" (è questa la vera merda).

Mi viene da vomitare.

A coda di questo post, pubblico la lettera di un grillino dissidente, il quale di sicuro verrà gettato nel calderone e massacrato dai solerti talebani a cinque stelle che servono bene il loro profeta in maniera acritica.



Schizzi di merda digitali

dal corano a cinque stelle online


Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera. Questi schizzi di merda digitali si possono suddividere in alcune grandi categorie. Quella degli "appellanti" per la governabilità per il bene del Paese, del "votaBersani, votaBersani", o del "votaGrasso, votaGrasso" (l'unico procuratore antimafia estimatore di Berlusconi). Quella dei "divisori", venuti per separare ciò che per loro è oscenamente unito, che chiedono a Grillo di mollare Casaleggio, al M5S di mollare Grillo e a tutti gli elettori del M5S di mollare il M5S per passare al sol dell'avvenire delle notti polari del pdmenoelle. Quindi arrivano, di solito nel tardo pomeriggio, i cosiddetti "ex", "Grillo ti ho votato ma dopo che sei passato con il rosso con sprezzo delle istituzioni non ti voto più", oppure "Beppe, ti ho seguito dal primo Vday, ma il tuo autista, si legge in giro, è un narcotrafficante. Addio al mio voto". Gli "ex" si presentano anche con tutta la famiglia e persino con gli amici "Grillo, siamo un un gruppo di tuoi estimatori, io, mia moglie, le nostre due figlie e i loro fidanzati. Non ci rispecchiamo più nel tuo comportamento antidemocratico. Il voto la prossima volta lo daremo al pdmenoelle che è più serio". Non mancano gli "accusatori" che si attaccano alle fortune che io e Casaleggio staremmo accumulando alle spalle del M5S "Chi prende i soldi del gruppo di comunicazione? Eh? Chi li prende? Trasparenza! Chiediamo trasparenza. Siete peggio di Berlusconi. E pensare che avevo convinto mio padre a darvi il voto, mai più". "Lo fate per gli ads e per gli ebook, a voi non ve ne frega un cazzo della democrazia". Ci sono poi i "critici di giornata" che arrivano in massa come le locuste. Qualunque cosa tu abbia appena detto o fatto viene ferocemente attaccata, spesso con lunghe e articolate argomentazioni di 2.000 caratteri. Da questa brodaglia i telegiornali e i talk show colgono fior da fiore, con lerci e studiati "copia e incolla" per spiegare che Grillo è un eversivo, che il MoVimento 5 Stelle è spaccato. Di solito partono così "Il MoVimento 5 Stelle si divide sulla linea Grillo, ecco i commenti dal blog". Dato che nel blog chiunque può commentare questo non vuol dire nulla. Prima vomitano i commenti sul blog e poi li rivomitano nelle televisioni.

____ ____ ____ ____

Lettera a Grillo: “13 senatori M5S hanno deciso di votare per Grasso? Niente di scandaloso”

 

grillo3

da: Articolo21.org

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore indirizzata a Beppe Grillo all’indomani del voto al Senato che ha eletto presidente Pietro Grasso.

Caro Beppe Grillo,

mi chiamo Luigi Briganti e sono un iscritto al moVimento dal settembre del 2010. Ho anche provato a candidarmi alle parlamentarie dello scorso novembre, ma non ho potuto farlo perché i posti erano riservati solo agli esclusi dalle passate elezioni, né ho potuto votare perché mi è risultato difficile (e mi risulta ancora adesso) caricare il mio documento di identità sul sito del moVimento stesso. In ogni caso, alle passate elezioni ho votato per il M5S. Non lo posso dimostrare, ti devi fidare, ma se non lo fai, il web è pieno di discussioni che mi vedono difensore della scelta che ho fatto.
Premesso questo, ti scrivo perché ho intenzione di dirti quel che penso riguardo al tuo modo di intervenire nella vita pubblica di questo Paese e di come commenti e cerchi di indirizzare la libertà di coscienza di 163 Deputati e Senatori (cittadini). Si tratta di cittadini eletti da otto milioni e mezzo di altri cittadini come loro e che – ti piaccia o no – sottostanno all’articolo 67 della costituzione, che nonostante il tuo disprezzo, è ancora in vigore. Di più, se il vincolo di mandato li esula dal rendere conto delle loro azioni ai loro elettori, ancor meno li svincola da ciò che tu pensi o non pensi di quello che fanno. Obietti che hanno firmato un documento che li obbliga a non fare alleanze, e a mostrare la dovuta trasparenza in ogni scelta che fanno. Avresti ragione se quel documento non fosse poco meno che carta straccia. Nel nostro ordinamento giuridico, ogni regolamento, norma e legge che contrastano con la Costituzione non hanno alcun valore legale. E quel documento contrasta con l’articolo 67 della Costituzione.
Perché dico queste cose? Perché non ci vedo niente di clamoroso e scandaloso se 13 senatori hanno deciso di votare per Pietro Grasso alla presidenza del Senato. È inciucio? No, è responsabilità. La scelta era tra Schifani e Grasso. Per quanto non stimi il secondo – che ha riconosciuto a Berlusconi ampi meriti nella lotta alla mafia, ed è di fatto un prodotto di Berlusconi, per le vicende legate alla sua nomina, che tutti conosciamo – di sicuro non posso dire che è uguale al primo. E i 13 senatori M5S che hanno votato per lui devono aver fatto lo stesso ragionamento. Per di più si dice che:
1) abbiano votato per Grasso i senatori siciliani che si sarebbero preoccupati della figura che avrebbero fatto di fronte agli elettori se Schifani fosse diventato presidente del Senato per una loro astensione; hanno dimostrato che il loro rapporto con i cittadini è saldo e che la loro opinione conta più di tutto.
2) che la decisione partorita dalla riunione tra i senatori M5S abbia decretato la libertà di coscienza. Che anche se non la condividi è una decisione presa a maggioranza, contrariamente a quanto sostieni sul tuo blog.
Caro Beppe Grillo, per quanto ti stimi e ti reputi una persona che mi faccia ridere e riflettere allo stesso tempo durante i comizi, devo chiederti di smetterla di mettere bocca su ogni questione. Non hai voluto candidarti e farti eleggere in Parlamento, non hai nessun diritto di decidere cosa i cittadini presenti in parlamento debbano votare o non votare, quando debbano dimettersi o non dimettersi, a chi debbano o non debbano la propria obbedienza.
Te lo chiedo perché sono stufo di come stanno andando le cose in questo Paese. La situazione è critica e rischia di diventare drammatica. Io come milioni di altri giovani sono senza lavoro e non riesco a trovarne. Sto per laurearmi in una disciplina – la Storia Medievale – che non mi darà alcuno sbocco, e probabilmente dovrò emigrare all’estero per cercare di far fruttare gli studi che i miei genitori hanno cercato di garantirmi con molti sacrifici. Ho votato M5S perché volevo il cambiamento, non per vedere che questo è ben al di là da venire. E non è colpa dei partiti, che sono come sono e lo sanno tutti. È colpa tua, che ti sei presentato come il megafono dei cittadini e ti stai rivelando essere l’occhio e la voce del Grande Fratello di Orwell.
Basta! Non è più tempo di tergiversare. Non è il momento di fare “chi so’ je e chi si’ tu”, come si dice a Napoli. Non è il momento di arroccarsi su posizioni intransigenti, perché qui non sono gli interessi di Beppe Grillo a dover prevalere, né gli interessi di 163 parlamentari, né quelli di 8 milioni e mezzo di persone che li hanno votati. Sono gli interessi di tutti gli italiani. Se te lo vuoi mettere in testa, agisci di conseguenza e lascia fare ai miei rappresentanti il loro lavoro. Di gente che detta la linea e decide per me e per gli altri se ne è vista (io e tutti gli italiani) anche troppa.
Smettila, o il moVimento avrà fallito ancor prima di iniziare.

Luigi Briganti

domenica 24 marzo 2013

10€ tramite agenzie per andare alla manifestazione di Berlusconi


Ricordate cosa era usccesso nel marzo 2010? No? Leggete qui:

100€ tramite le agenzie interinali se i disoccupati vanno alla manifestazione di Berlusconi


Oggi la crisi economica si fa sentire, quindi gli euro da 100 che erano tre anni fa oggi diventano solo 10, sempre però col pulmann pagato, l'albergo pagato, e una bandiera da tenere in mano. "Così si arrotonda la pensione". Sai che ricchezza.

Era chiaro che c'era qualcosa sotto. Ieri ho visto le immagini della manifestazione organizzata dal PDL, e in effetti c'era troppa gente in piazza, ora abbiamo la spiegazione. Agenzie prezzolate che raccolgono pensionati, che chiamano a raccolta i figuranti delle trasmissioni televisive Mediaset (sì, lo sapevate che tutto quel puibblico nelle trasmissioni è pagato?) Sono inorridito e incazzato nero: come fa questa gente a vendere la propria dignità?









Manifestazione Pdl, come riempire la piazza

ESCLUSIVO - Un'agenzia, la Aba.Video, ha reclutato persone, pagate dieci euro ciascuna, per la manifestazione pro Silvio Berlusconi in piazza del Popolo. Quasi nessuno lo ha votato, quasi nessuno è militante del partito. In molti hanno lavorato invece come figuranti, grazie all'agenzia, presso programmi Rai. Per l'occasione a Roma tre pullman con 50 persone ciascuno, mentre altri sono partiti all'alba da Milano
Video di Alessandra Paolini e Roberta Rei 





Pdl, figuranti pagati per riempire la piazza:

"Ci danno 10 euro, arrotondiamo la pensione"

di ALESSANDRA PAOLINI

ROMA - Il look di Eleonora, sessant'anni o giù di lì, è quello delle trasmissioni del pomeriggio: golfini maculati, stivali sfrangiati da squaw, capelli cotonati biondo platino. È il look di una figurante, ovvero delle persone che riempiono gli studi di programmi Rai e Mediaset. E che ieri si è trovata a piazza del Popolo in uno spettacolo a suo modo speciale. Starring: Silvio Berlusconi.

Ce ne sono tanti come lei all'una davanti al teatro Brancaccio di Roma. Gente del mestiere, che si saluta con affabilità e risponde prontamente agli ordini di Armando, il capo claque. Probabilmente contattato nei giorni in cui non era chiaro che in tanti avrebbero risposto all'appello del Cavaliere. Armando, in total black e cravatta rossa lucida, invece, lavora per "Abavideo provini tv", società che fa casting per film e pubblicità, e sceglie anche il pubblico per trasmissioni tv. Venire arruolati come fan a pagamento di Berlusconi non è difficile. Certo, non si diventa ricchi: 10 euro la paga per restare un paio d'ore davanti al palco. "Una miseria", si lascia scappare uno dei figuranti, "ma ho una pensione da schifo e devo arrotondare". Armando ha una lista con le presenze dentro una cartellina col logo del programma "Così è la vita". Ma basta dire "un'amica mi ha detto di venire al posto suo perché sta male", che subito lui ti accoglie a braccia aperte. Prende nome e cognome e via, "Sei dei nostri". Il lavoro da fare è semplice. "Hai mai partecipato a un programma? - chiede il capo claque - No? Vabbé, non ti preoccupare, oggi stai un po' lì in piazza in mezzo alla gente e poi te ne vai. Ma se hai voglia in futuro di partecipare a dei provini, cerca il sito e iscriviti". Lui, il "reclutatore", da Silvio non viene: "Non ci penso nemmeno". E quando il pullman arriva, saluta il "gruppo vacanze Piemonte" con un elegantissimo "Mi raccomando, non pomiciate!".

Sul bus l'atmosfera è quella delle gite di scuola ai tempi delle medie, anche se la comitiva è un po' agée. Una signora con i capelli rossi si mette il rossetto. "Attenzione che Berlusconi è sensibile alle donne", le fa il passeggero seduto al suo fianco. Risposta: "Vorrà dire che lo bacerò in bocca, chiaramente, dietro lauto compenso". Ilarità generale, commenti salaci. "Attenta però che quello c'ha la dentiera", grida uno dagli ultimi posti. Del resto, si sa, in fondo al pullman si siedono sempre quelli più indisciplinati. Nessuno però canta, come accade in ogni gita che si rispetti. E quando arriva la proposta "Ora tutti insieme intoniamo "E Silvio c'è"", si ride di nuovo.

Mancano dieci minuti alle tre. Il pullman, che si è unito ad altri tre bus al Circo Massimo con 150 persone a bordo raccolte a Testaccio, Tiburtina e piazza Bologna, scarica l'allegra brigata a un chilometro da piazzale Flaminio. "Ma che sono matti? C'è un sacco di strada da fare", grida una donna con le caviglie già gonfie. Qualcuno si mette ad aspettare l'autobus. "A furbi, non tornate a casa". Gli altri, accompagnati da un tutor in tuta azzurra della nazionale di calcio, conduce tutti a piazza del Popolo. Berlusconi ancora non c'è. La piazza è già gremita. E sulle note di "Azzurro" di Celentano stavolta anche le comparse cominciano a cantare.