martedì 5 marzo 2013

Approssimazione e incompetenza per gestire la "res publica". Oggi come ieri


Nell'era di Internet chiunque può farsi un centimetro di cultura su qualunque argomento. Ma non è l'infarinatura, anche se buona, a dare gli strumenti per operare davvero bene. Figuriamoci se poi c'è chi pensa che basta davvero poco per mettere le chiavi del Parlamento a chicchessia. E' un dato di fatto che la politica ha già espresso porcherie di questo tipo, e a profusione. Una pin-up come Mara Carfagna al Ministero delle Pari Opportunità non ci faceva niente, come non ci faceva niente un ingegnere come Castelli o un niente come Mastella alla Giustizia, o una come la Gelmini all'Istruzione. 

Questo brutto costume dell'approssimazione e inesperienza (ma anche boria del "lo può fare chiunque") purtroppo non cambierà mai, perché i partiti e ora anche il M5S (che conta i peli del c....o a tutti ma non accetta la minima critica e analisi, come se Grillo e Casaleggio fossero gli unici depositari dello scibile umano) esprimono lo stesso atteggiamento. Nelle liste di queste elezioni 2013 ci sono state fra i candidati tante persone piene di buona volontà ma con competenze zero. E' un miracolo che uno dei sette eletti del M5S in Sardegna abbia avuto, almeno lui, un'esperienza in un ente locale (consigliere comunale a Sennori), ma gli altri? E a livello nazionale?

Quindi come prima (e ancora oggi) i partiti hanno candidato, fatto eleggere e messo addirittura ai ministeri delle persone che non ci facevano niente, anche nel M5S stiamo vedendo la stessa cosa. Tempo fa lessi un articolo, non ricordo dove, in cui l'autore scriveva a Grillo che non sono solo i delinquenti a rovinare il paese quando entrano in politica, ma anche gli incompetenti. Ok, questi 160 circa parlamentari del M5S sono tutti persone per bene, accettiamolo (ma è da verificare per tutti, come lo è anche per i partiti), ma mi chiedo come possano gestire la res publica davvero bene. Hanno fatto un corso? Wow.... E qui entra in gioco il quartier general Grillo-Casaleggio: li hanno voluti in largo numero inesperti perché non ne avevano altri da presentare, o li hanno voluti così apposta? Ai posteri l'ardua sentenza.

Nel mio piccolo (Laurea in Leggi, luglio 2001) proprio in questi giorni ho ripreso in mano un testo universitario di Diritto Costituzionale, giusto per rivedere un paio di cose, per pura curiosità, poi ho acquistato un testo nuovo, aggiornato, mica mi sono accontentato di Google o Wikipedia. Io, come chi ha scritto il post che segue, mi faccio tante domande anche su me stesso oltre che su tutto quello che leggo, cerco di documentarmi. Ad altri basta usare il pc, perché credono che in Rete ci sia la verità assoluta, soprattutto se la urla qualcuno davvero bravo a comunicare.



M5S, Google non basta


di Fabio Sabatini

Ieri, in diretta streaming, abbiamo conosciuto i parlamentari del Movimento 5 Stelle. In molti abbiamo provato un certo disagio apprendendo che Alessandro da Roma, avendo lavorato nella cooperazione, intende occuparsi adesso di economia e che Diego da Lecce, in quanto sommellier, si occuperà di agricoltura.

Riconosco che, se a fare una telegrafica presentazione di sé fossero stati chiamati i parlamentari dei partiti “tradizionali”, in buona parte dei casi lo spettacolo non sarebbe stato migliore. Che cosa avrebbero raccontato delle proprie esperienze politiche e aspirazioni istituzionali personalità come Mara Carfagna, Domenico Scilipoti o Gabriella Carlucci al loro primo ingresso in Parlamento?

Ma questo non allevia il mio disagio, anzi lo aumenta. Perché l’inesperienza o l’opportunismo dei parlamentari del M5S e di tutti gli altri partiti si sommano e insieme rafforzano il sempre più diffuso sentimento comune che chiunque possa occuparsi di qualsiasi cosa, pur senza avere alcuna preparazione specifica. Che è l’opposto della cultura del merito che pure in tanti, con alterne fortune, hanno invocato in campagna elettorale.

Come tutti i miei colleghi ho conseguito una laurea in economia, un dottorato di ricerca in economia, svolgo attività di ricerca economica e insegno economia all’università. Ma credo che dovrò studiare ancora molto prima di essere pronto a occuparmi di economia a un livello tanto elevato, quello delle istituzioni, al quale adesso legittimamente si troverà a operare Alessandro da Roma. Se per assurdo, da un giorno all’altro, fossi investito di una responsabilità istituzionale, mi farei aiutare, consigliare e in parte anche guidare da colleghi più esperti e più bravi di me, con competenze più specifiche delle mie. Dal professore che ha supervisionato il mio assegno di ricerca all’Università di Siena, per esempio, che ha una capacità di interpretare i fenomeni economici e sociali superiore alla mia. O dal mio collega che dopo aver concluso il dottorato in Italia ne ha conseguito un altro a New York, e possiede per questo delle categorie interpretative che a me mancano.

Perché il talento, la preparazione e l’esperienza contano, e non meritano di essere svilite dalla sfrontata tuttologia che viene quotidianamente esibita dalla nostra classe politica vecchia e nuova.

Perché non sempre uno vale uno, almeno quando ci sono da svolgere determinate funzioni. Riconoscere che un sommelier non può occuparsi proficuamente di agricoltura (proficuamente per il paese, si intende), e accettare che una soubrette abituata a ballare seminuda nei salotti televisivi non è la persona più adeguata a guidare il Ministero delle Pari Opportunità, sono passi importanti e simbolici nella costruzione di una cultura del merito.

Assistiamo invece a un rifiuto ostinato della complessità, che la retorica di Grillo ha sdoganato definitivamente. Tante volte mi è capitato di leggere, in dibattiti di economia online (su Facebook, su Twitter, sui blog e nei rispettivi commenti), frasi del tipo “ho fatto una ricerca su Google e in un attimo ho scoperto la verità”. La capacità di filtrare e comprendere informazioni su temi di grande complessità – come, per esempio, le conseguenze dell’uscita dall’Euro – non è innata. Si acquisisce studiando e, ancora di più, svolgendo attività di ricerca scientifica. Senza tali esperienze di studio e di ricerca – molto faticose e spesso ingrate – difficilmente si è capaci di distinguere quali fonti sono attendibili e indipendenti, e di comprendere le tesi complesse che riferiscono.

Il blog di uno studente di economia non ha lo stesso valore del blog di un giornalista economico che non ha lo stesso valore del blog di un economista insignito del premio Nobel. Coloro che rifiutano la complessità credono che sia possibile formarsi un’opinione autonoma con una ricerca di pochi minuti. Invece non fanno altro che cliccare “like” sulla prima opinione che li rassicura.

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