sabato 16 marzo 2013

Contro gli slogan su editoria e privatizzazione


Il modo in cui questo giornalista anlizza - da dentro - le questioni fin troppo semplificate a fini propagandistici da Grillo è encomiabile. Questo ragazzo ovviamente non ha la soluzione di tutto. Ma come non ce l'ha lui non ce l'hanno neanche quei parlamentari del M5S che prendono più di 11mila euro senza saper cosa fare per il settore dell'editoria, se non lanciare slogan pre-confezionati anti-tutto, e quindi anche anti-intelligenza. Apriamo gli occhi assieme.



Il meccanismo dei fondi all'editoria e delle privatizzazioni spiegati ai grillini

  Scritto da  Germano Milite

Una delle ossessioni del grillino medio(cre) è quella dei fondi pubblici all’editoria. Per questi individui si tratta di un tarlo incredibile, di qualcosa che toglie il sonno. Il problemi dell’italia sembrano essere solo quelli della privatizzazione di politica e stampa. Risolti quelli, potremo dirci un paese migliore. Purtroppo, dopo anni ed anni di ignorantissima propaganda demagogica, le menti più deboli si sono oramai “incagliate” su un ritornello preciso che intonano ogni volta che devono insultare un collega che critica in maniera ben argomentata: “Paura Eh? Quando vi toglieremo i fondi pubblici dovrete trovarvi un lavoro”.

CREARE UNO STEREOTIPO DISINFORMANDO
Nell’immaginario della collettività ottusa e sempliciotta, il comico genovese è riuscito infatti creare uno stereotipo molto difficile da distruggere, ovvero quello del giornalista prezzolato e “servo dei partiti” che vive con 10.000 euro al mese netti grazie appunto ai cospicui fondi pubblici che riceve dal politico amico di turno. Ancora una volta il buffone ha giocato con le iperboli e trasferito al basso volgo ignorante in una materia complessa (l’informazione, appunto) un nemico facile da inquadrare. Del resto a Grillo di solito piacere vincere facile. Così ha usato un trucco vecchio come la comunicazione per le masse: prendere un dato inconfutabile (la presenza di molti giornalisti prezzolati in Italia) per trasferire una sorta di dogma qualunquista da ripetere come mantra. Un po’ come chi parla di medici avidi ed evasori, politici ladri, avvocati senza scrupoli, dipendenti pubblici fannulloni, neri con il ritmo nel sangue, giovani bamboccioni, donne imbranate al volante, terroni mafiosi. Il guru a Cinque Stelle ha riempito il vuoto pneumatico esistente nelle teste di milioni di italiani con altro vuoto che però produce rumore: lo slogan preconfezionato.

Ora il grillino medio(cre) è sul serio convinto che ogni cronista italiano sia un privilegiato con stipendio (pubblico) minimo da 3000 euro netti al mese. Siamo insomma tutti come Chiara Geloni, la direttrice di YOUDEM che prende quasi 6000 euro netti in busta paga e sostiene pure di essere “in media con gli altri colleghi” (forse però intendendo come media il guadagno annuale).

COSE DA SAPERE PRIMA DI SLOGANEGGIARE
Eh si perché, come non solo i grillini disinformati dovrebbero sapere, il 90% dei giornalisti italiani vivono di precarietà profonda e perenne, prospettive di crescita professionale ridottissime, stipendi da fame ed orari di lavoro massacranti. Alcuni (sbagliando di grosso), addirittura pagano per scrivere e per ottenere un tesserino da pubblicista o professionista. Non c’è sul serio alcun privilegio nel fare questo lavoro oggi nel Bel Paese e ciò vale, ribadisco, non solo per qualche sparuto sfigato ma per la stragrande maggioranza dei colleghi. Altra notizia bomba da dare è quella che riguarda i fondi pubblici alle testate online: semplicemente non esistono, non c’è modo di averli e quindi nessun blog o sito d’informazione che osa muovere qualche critica al Movimento lo fa poiché ha paura di perdere questi preziosi contributi che già non ha (e che comunque, laddove previsti, se non si hanno le giuste amicizie arrivano anche con tre anni di ritardo e nel frattempo richiedono lauti anticipi da parte degli editori).

PRIVATIZZAZIONE NON E' SEMPRE EFFICIENZA ED INDIPENDENZA
Importante, poi, spiegare a questo esercito di ignoranti sempreincazzati che “finanziamento privato alla stampa” non è certo sempre sinonimo di virtuosismo e di grande indipendenza ed obiettività. Anzi, come i meno ingenui e disinformati sanno, un direttore di testata piazzato da un magnate dell’industria non sarà per forza migliore di chi invece ha avuto tale incarico grazie a tessere partitiche. Politica ed imprenditoria come noto viaggiano spesso a braccetto e, se il programma Cinque Stelle lo avesse sul serio scritto Joseph Stiglitz o semplicemente qualche post altro economista post-Keynesiano, certi dogmi grillici che beatificano le privatizzazioni selvagge ed il “mercato libero”, sarebbero stati aboliti subito. Noi ad esempio potremmo tranquillamente farci finanziare da un milionario Russo, essendo poi costretti ad appoggiare una campagna stampa pro-guerra nel Kuwait perché tale magnate ha interessi petroliferi in quel paese. Un po’ come è successo per l’informazione Usa, insomma, dove gli organi d’informazione privatizzati e sostenuti da lobby ed industrie armaiole hanno caldeggiato senza se e senza ma le varie campagne d’invasione imperialista definite “missione di pace”.

NON SI GOVERNA CON LA GUERRA AI LUOGHI COMUNI
Ergo, come sempre, chi vuole governare un paese, non può farlo attraverso la guerra agli stereotipi e la retorica del luogo comunque ma deve essere dotato di un’enorme cultura multidisciplinare e di una grande onestà intellettuale. Non bisogna creare "nemici" utili alla campagna elettorale ma affrontare con responsabilià e competenza temi utili alla collettività. I fondi all’editoria sono gestiti in maniera pessima, iniqua ed in taluni casi mafiosa? Bene, anzi male ma si lavori per ristrutturarli e renderli meno dipendenti dalla politica. Come? In Germania ed in diversi altri paesi con struttura democratica simile alla nostra ci sono riusciti in maniera abbastanza efficace; ora sta a chi può guadagnare fino a oltre 11.000 euro al mese trovare la soluzione, non certo a me che per investire tutto su portale d’informazione libera non solo a parole vivo con il sussidio di disoccupazione da 12 mesi. Pago lautamente dei dipendenti pubblici che devono trovare soluzioni e non semplicemente distruggere tutto ciò che funziona male.

INFORMAZIONE COME SERVIZIONE PUBBLICO DA MIGLIORARE
L’informazione è un servizio pubblico al pari della sanità, dei trasporti e dell’acqua e, proprio come per la politica, la sua qualità dipende anche dalla qualità dei lettori e quindi dalla cultura sociale del paese che la ospita. Lasciare un simile patrimonio nelle mani del  "libero mercato", scimmiottando il modello americano pur non avendo la cultura, le opportunità ed il potere privatistico degli Usa è roba da mentecatti e da incapaci. La vera sfida è riformare ciò che non va. Per distruggerlo bastano un paio di analfabeti armati di piede di porco e 500 euro, non oltre 160 parlamentari che si dicono tanto migliori della vecchia "casta" e ci costano fino a 11.000 euro al mese.

4 commenti:

  1. Sarà che ci sono troppi giornali e giornalisti? Sarà che il 10% prezzolato scrive l'80%delle notizie dei maggiori quotidiani? Fatti un favore, non offendere la tua onesta intellettuale

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  2. http://www.beppegrillo.it/2012/09/la_liberta_di_stampa_e_precaria.html

    Il giornalista che vuole fare le pulci al Grillo ed ai seguaci e non si cura dell'effettiva veridicità delle sue affermazioni, che pena.

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  3. E quindi, per replicare, la tua unica fonte è il sito di Grillo, cioé il Corano online...

    Ma sei così sicuro che Grillo sia il depositario dello scibile umano?
    Hai letto bene questo post?
    Al di là delle cifre (possiamo anche accettare che quelle snocciolate da Grillo siano giuste), il discorso punta il dito su cose specifiche, di cui Grillo nel suo post non parla perché non le conosce e infatti lui semplifica per sparare a zero (che è quello che fa sempre).

    Un po' di senspo critico, suvvia!

    E per documentarti non leggere solo il blog di Grillo.

    Ciao e grazie per l'intervento: illuminante - l'ennesima conferma - su come voi grillini ragionate e in base solo a cosa ragionate

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