lunedì 4 marzo 2013

D'Alema buono solo per i tartufi. Via la Cupola dal PD!


Oggi Massimo D'Alema si è detto onorato di essere stato nominato ambasciatore del tartufo di Norcia nel mondo, e ha assunto un impegno gravosissimo nella strenua lotta del farlo riconoscere dall'UNESCO come "patrimonio" dell'umanità. Avete letto bene, sì, è tutto vero. D'Alema serve giusto a questo, sempre che vi riesca; ma nutro seri dubbi, e pure fondati.

A cosa è servito realmente D'Alema in questi ultimi 30 e più anni di politica italiana? A mantenere forte e impunito Berlusconi, a rovinare i vertici del Partito Democratico. E altro. E sappiamo tutti che è così.

D'Alema, il "comunista" che frequentava (e lavorava per) la parrocchia di Genova: e negli anni '60 era davvero un tenere due piedi in due staffe. Oggi invece è la prassi (così detta catto-comunista), dove non sei né pane né pesce, esattamente come è diventato il PD, soprattutto grazie a lui. D'Alema, che cercò di mediare fra l'anima più pura del PCI e gli estremisti che correvano a rovinarsi (e a rovinare l'Italia) unendosi alle file dei brigatisti rossi negli anni '70, invece di scaricarli del tutto. Dopo la morte di Enrico Berlinguer, venne eletto deputato per la prima volta (politiche del 1987), e assiema Occhetto guidò i cambiamenti (che io giudico tutti in peggio) del PCI. Il PCI divenne PDS, poi nacque l'Ulivo, in piena rincorsa a Forza Italia di Berlusconi, che in quegli anni lo definì: "Il migliore leader di una opposizione" (e come disse Luttazzi: "Se lo dice Berlusconi..."). 

Il più grande peccato di D'Alema è quello di non aver voluto ricucire lo strappo Prodi-Bertinotti in occasione del primo governo Prodi (e cioé il migliore degli ultimi 30 e passa anni, vedi i dati ISTAT su PIL e disoccupazione - qualcosa è QUI in contrapposizione a Berlusconi), dell'essere colluso a quanti nella maggioranza di centro-sinistra non vollero fare la Legge sul Conflitto di Interessi, o rimediare alle porcherie normative sulle frequenze televisive (due bei regali a Silvio Berlusconi). Poi ha governato il paese due volte, dall'autunno del 1988 all'inverno del 1999, giusto in tempo per chinare il capo davanti alla NATO e mandare i nostri ragazzi a bombardare il Kosovo, quindi in guerra (aperta violazione dell'art. 11 Cost.), e poi per quattro miseri mesi a cavallo dell'inizio del nuovo millennio, dimettendosi in fretta e furia. Ha infine creato quell'aborto che è diventato il PD (partito unico, e non più coalizione, di centro-sinistra), miscuglio di due anime storicamente e ideologicamente diverse: quella comunista e quella democristiana. L'aver assecondato il bipolarismo caldeggiato da Berlusconi... ecco da dove viene lo sfacelo del centro-sinistra, e D'Alema c'era, c'è sempre stato, a tenere le redini con una incapacità incredibile e una assenza di lungimiranza prodigiose (che a me puzzano però).

Ricordiamo che D'Alema in pieno scandalo di Mani Pulite non si distinse certo per l'appoggiare l'operato del pool che stava scoperchiando il vaso di Pandora della corruzione in Italia così ben costruito da Craxi: per D'Alema infatti il pool dei P.M. di Mani Pulite era "Il soviet di Milano". Ricordiamo anche che in piena Tangentopoli D'Alema stesso in Tribunale in Puglia ammise di aver ricevuto 20 milioni di lire per il partito da un imprenditore di Bari, in aperta violazione della Legge sul Finanziamento Pubblico ai Partiti. Ricordiamo ancora il "Patto della crostata": in una cena a casa di Gianni Letta (e cioé il più fedele consigliere e protettore di Berlusconi) D'Alema si impegnò a non calendarizzare alla Camera l'iter della Legge sul Conflitto di Interessi (come accennavo sopra). Ricordiamo poi ancora che D'Alema fu indicato dal GIP Forleo come sospettato di aggiotaggio (reato bancario) per la scalata alla BNL di Giovanni Consorte. E ricordiamo anche che fu coinvolto nello scandalo detto "Affittopoli" per aver ricevuto nonostante fosse un VIP un appartamento a Roma in affitto a prezzi da equo canone. Ripeto che queste notizie sono tutte riportate fedelmente in rete, basta cercarle.

Com'è il centro-sinistra oggi? In mano a D'Alema e a una Cupola di potere che lui divide coi vari Bersani, Bindi, Finocchiaro, Fassino, Veltroni, Franceschini (fino a poco fa anche Rutelli, quello della muffa - secondo Luttazzi) e tutti gli altri che conosciamo. D'Alema ha fiutato l'aria che tira oggigiorno e per le elezioni di questo 2013 non si è neanche candidato. Ha capito che la gente è stufa di lui (anche se l'Italia è il paese in cui ci si dimentica più facilmente delle porcherie della politica) e ha voluto evitare la brutta figura, tanto le redini del partito le mantiene lo stesso.

Il PD è un partito rovinato dalle scelte di D'Alema e della Cupola che lo circonda (e lo combatte allo stesso tempo). Il clientelismo, le lottizzazioni della RAI, delle banche, l'auto-supporto in barba a tutto e tutti sono i marchi di questo partito (ma anche di altri), e ora che il vento sta cambiando è ora che D'Alema molli tutto, salga sulla sua bella barca e se ne vada via, con la sua Cupola, magari portandosi via anche Matteo Renzi, i cui punti di contatto con Berlusconi sono fin troppo evidenti (meglio non fidarsi).

Via D'Alema, via Bersani, via tutti! Quel che resta del vecchio e glorioso PCI, che combatté sì la Democrazia Cristiana ma con essa fece le riforme che risollevarono il paese nel secondo dopoguerra, dicevo: quel che resta del PCI è un ammasso di macerie. Via le cariatidi, via la Cupola, largo ai giovani. Il vento della rivalsa non è solo nei desideri di chi vota il M5S, come il suo leader cerca di inculcare nelle nostre menti; il vento della rivalsa è anche nei tanti giovani che hanno lavorato nell'IDV (partito messo alla porta perché scomodo in quanto combattente le vere battaglie ancora prima dei grillini), in Rivoluzione Civile, nei piccoli partiti quasi scomparsi (dove sono i Verdi, un tempo forti?) e anche nel PD. Sì: anche nel PD. E il PD si merita, anzi: l'Italia si merita un cambiamento. Non quello di Grillo, che tutto distrugge per tutto controllare, da fuori. Il cambiamento deve avvenire da dentro.

"Sig." Massimo D'Alema: andatevene via.

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