lunedì 25 marzo 2013

Equazioni semplici e vittimismo. Grillo fuori dai denti. La lettera di un dissidente


"Dopo il voto torno a fare il comico" (non hai mai smesso, né mai smetterai). (con VIDEO)

Ah, mastro Silvio ha insegnato bene: amico, se vuoi vincere getta fango su tutti, e fatti vittima di tutto. Gettando fango sugli altri ne rovini la reputazione, facendo la vittima crei le condizioni affinché i seguaci offrano il proprio petto alle critiche, difendendoti al di là dei contenuti, come una setta. L'allergia al dialogo e soprattutto alle critiche com'è sempre stata di Berlusconi (ma non solo, vedi D'Alema) è anche di Grillo, e nell'insetto lo è in maniera sublime. Una lotta senza esclusione di colpi contro chi non è allineato e osa muoverti una critica. Nel calderone finiscono tutti: sia quelli che offendono (purtroppo la rete è piena di gentaglia che sa parlare solo col turpiloquio, come fa il padrone del marchio: "chi di spada ferisce...") che quelli che muovono critiche senza insultare. 

Stride molto, ed è facile caprilo (per chi ha cervello) che proprio tanti grillini usino lo stesso linguaggio volgare del padrone del marchio, ma se gli danno retta e massacrano gli altri (che "sono tutti uguali") ciò al padrone del marchio va bene. Accetta che si insultino gli altri (che siano politici o giornalisti o blogger) perché lui è il primo ad insultare (evidentemente non ha altro linguaggio da usare, lo ha mostrato in anni di televisione sin da giovane), ma non accetta niente però a suo carico. Santa coerenza, dove sei?

E allora il plotone di soldatini esegue con gioia: Messora, neo coordinatore del Min.Cul.Pop. dice che i giornalisti sono "spalamerda", Crimi dice che i giornalisti gli stanno sul cazzo, si insulta anche il capo dello Stato, e via dicendo. Il capo gioisce: concetti semplici e volgarità raccolgono consensi nel volgo e fanno vergognare in silenzio (pena epurazione se alzi il ditino per chiedere il permesso di parlare) quanti all'interno del movimento hanno una dignità e una coscienza e usano linguaggi meno offensivi.

Il caso dei commenti sul blog di Grillo è esemplare: una semplificazione furba che taccia di "merda" il dissenso, sia dei troll. che sicuramente ci sono, sia di quanti hanno votato Grillo e poi hanno aperto gli occhi, e glielo stanno dicendo a chiare lettere.

Sia chiaro quindi che chi non è d'accordo col padrone del marchio è sempre ad automaticamente "troll" e "merda". Cavolo: un leader politico così volgare non l'abbiamo mai avuto, ma se a tanti italiani piace allora siamo messi davvero bene. Chi non la pensa come Grillo è sotto il fuoco dei mitragliatori. No dissenso, please, al padrone del marchio non piace, e quindi automaticamente non piace neanche alla setta che lo circonda: i talebani che leggono solo il corano a cinque stelle online. "Spargete il verbo" (è questa la vera merda).

Mi viene da vomitare.

A coda di questo post, pubblico la lettera di un grillino dissidente, il quale di sicuro verrà gettato nel calderone e massacrato dai solerti talebani a cinque stelle che servono bene il loro profeta in maniera acritica.



Schizzi di merda digitali

dal corano a cinque stelle online


Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera. Questi schizzi di merda digitali si possono suddividere in alcune grandi categorie. Quella degli "appellanti" per la governabilità per il bene del Paese, del "votaBersani, votaBersani", o del "votaGrasso, votaGrasso" (l'unico procuratore antimafia estimatore di Berlusconi). Quella dei "divisori", venuti per separare ciò che per loro è oscenamente unito, che chiedono a Grillo di mollare Casaleggio, al M5S di mollare Grillo e a tutti gli elettori del M5S di mollare il M5S per passare al sol dell'avvenire delle notti polari del pdmenoelle. Quindi arrivano, di solito nel tardo pomeriggio, i cosiddetti "ex", "Grillo ti ho votato ma dopo che sei passato con il rosso con sprezzo delle istituzioni non ti voto più", oppure "Beppe, ti ho seguito dal primo Vday, ma il tuo autista, si legge in giro, è un narcotrafficante. Addio al mio voto". Gli "ex" si presentano anche con tutta la famiglia e persino con gli amici "Grillo, siamo un un gruppo di tuoi estimatori, io, mia moglie, le nostre due figlie e i loro fidanzati. Non ci rispecchiamo più nel tuo comportamento antidemocratico. Il voto la prossima volta lo daremo al pdmenoelle che è più serio". Non mancano gli "accusatori" che si attaccano alle fortune che io e Casaleggio staremmo accumulando alle spalle del M5S "Chi prende i soldi del gruppo di comunicazione? Eh? Chi li prende? Trasparenza! Chiediamo trasparenza. Siete peggio di Berlusconi. E pensare che avevo convinto mio padre a darvi il voto, mai più". "Lo fate per gli ads e per gli ebook, a voi non ve ne frega un cazzo della democrazia". Ci sono poi i "critici di giornata" che arrivano in massa come le locuste. Qualunque cosa tu abbia appena detto o fatto viene ferocemente attaccata, spesso con lunghe e articolate argomentazioni di 2.000 caratteri. Da questa brodaglia i telegiornali e i talk show colgono fior da fiore, con lerci e studiati "copia e incolla" per spiegare che Grillo è un eversivo, che il MoVimento 5 Stelle è spaccato. Di solito partono così "Il MoVimento 5 Stelle si divide sulla linea Grillo, ecco i commenti dal blog". Dato che nel blog chiunque può commentare questo non vuol dire nulla. Prima vomitano i commenti sul blog e poi li rivomitano nelle televisioni.

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Lettera a Grillo: “13 senatori M5S hanno deciso di votare per Grasso? Niente di scandaloso”

 

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da: Articolo21.org

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore indirizzata a Beppe Grillo all’indomani del voto al Senato che ha eletto presidente Pietro Grasso.

Caro Beppe Grillo,

mi chiamo Luigi Briganti e sono un iscritto al moVimento dal settembre del 2010. Ho anche provato a candidarmi alle parlamentarie dello scorso novembre, ma non ho potuto farlo perché i posti erano riservati solo agli esclusi dalle passate elezioni, né ho potuto votare perché mi è risultato difficile (e mi risulta ancora adesso) caricare il mio documento di identità sul sito del moVimento stesso. In ogni caso, alle passate elezioni ho votato per il M5S. Non lo posso dimostrare, ti devi fidare, ma se non lo fai, il web è pieno di discussioni che mi vedono difensore della scelta che ho fatto.
Premesso questo, ti scrivo perché ho intenzione di dirti quel che penso riguardo al tuo modo di intervenire nella vita pubblica di questo Paese e di come commenti e cerchi di indirizzare la libertà di coscienza di 163 Deputati e Senatori (cittadini). Si tratta di cittadini eletti da otto milioni e mezzo di altri cittadini come loro e che – ti piaccia o no – sottostanno all’articolo 67 della costituzione, che nonostante il tuo disprezzo, è ancora in vigore. Di più, se il vincolo di mandato li esula dal rendere conto delle loro azioni ai loro elettori, ancor meno li svincola da ciò che tu pensi o non pensi di quello che fanno. Obietti che hanno firmato un documento che li obbliga a non fare alleanze, e a mostrare la dovuta trasparenza in ogni scelta che fanno. Avresti ragione se quel documento non fosse poco meno che carta straccia. Nel nostro ordinamento giuridico, ogni regolamento, norma e legge che contrastano con la Costituzione non hanno alcun valore legale. E quel documento contrasta con l’articolo 67 della Costituzione.
Perché dico queste cose? Perché non ci vedo niente di clamoroso e scandaloso se 13 senatori hanno deciso di votare per Pietro Grasso alla presidenza del Senato. È inciucio? No, è responsabilità. La scelta era tra Schifani e Grasso. Per quanto non stimi il secondo – che ha riconosciuto a Berlusconi ampi meriti nella lotta alla mafia, ed è di fatto un prodotto di Berlusconi, per le vicende legate alla sua nomina, che tutti conosciamo – di sicuro non posso dire che è uguale al primo. E i 13 senatori M5S che hanno votato per lui devono aver fatto lo stesso ragionamento. Per di più si dice che:
1) abbiano votato per Grasso i senatori siciliani che si sarebbero preoccupati della figura che avrebbero fatto di fronte agli elettori se Schifani fosse diventato presidente del Senato per una loro astensione; hanno dimostrato che il loro rapporto con i cittadini è saldo e che la loro opinione conta più di tutto.
2) che la decisione partorita dalla riunione tra i senatori M5S abbia decretato la libertà di coscienza. Che anche se non la condividi è una decisione presa a maggioranza, contrariamente a quanto sostieni sul tuo blog.
Caro Beppe Grillo, per quanto ti stimi e ti reputi una persona che mi faccia ridere e riflettere allo stesso tempo durante i comizi, devo chiederti di smetterla di mettere bocca su ogni questione. Non hai voluto candidarti e farti eleggere in Parlamento, non hai nessun diritto di decidere cosa i cittadini presenti in parlamento debbano votare o non votare, quando debbano dimettersi o non dimettersi, a chi debbano o non debbano la propria obbedienza.
Te lo chiedo perché sono stufo di come stanno andando le cose in questo Paese. La situazione è critica e rischia di diventare drammatica. Io come milioni di altri giovani sono senza lavoro e non riesco a trovarne. Sto per laurearmi in una disciplina – la Storia Medievale – che non mi darà alcuno sbocco, e probabilmente dovrò emigrare all’estero per cercare di far fruttare gli studi che i miei genitori hanno cercato di garantirmi con molti sacrifici. Ho votato M5S perché volevo il cambiamento, non per vedere che questo è ben al di là da venire. E non è colpa dei partiti, che sono come sono e lo sanno tutti. È colpa tua, che ti sei presentato come il megafono dei cittadini e ti stai rivelando essere l’occhio e la voce del Grande Fratello di Orwell.
Basta! Non è più tempo di tergiversare. Non è il momento di fare “chi so’ je e chi si’ tu”, come si dice a Napoli. Non è il momento di arroccarsi su posizioni intransigenti, perché qui non sono gli interessi di Beppe Grillo a dover prevalere, né gli interessi di 163 parlamentari, né quelli di 8 milioni e mezzo di persone che li hanno votati. Sono gli interessi di tutti gli italiani. Se te lo vuoi mettere in testa, agisci di conseguenza e lascia fare ai miei rappresentanti il loro lavoro. Di gente che detta la linea e decide per me e per gli altri se ne è vista (io e tutti gli italiani) anche troppa.
Smettila, o il moVimento avrà fallito ancor prima di iniziare.

Luigi Briganti

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