lunedì 4 marzo 2013

"Fascismo buono"? Roberta Lombardi (portavoce M5S alla Camera)...


Contano i peli del c.....lo a tutti? Noi lo facciamo a loro. Buona lettura. Per fortuna al Fatto Quotidiano del M5S non scrive solo Marco Travaglio, letterlamente invasato da Beppe Grillo.



M5S: la nuova capogruppo Lombardi rivalutava il fascismo “buono”

 

La 39enne romana scelta per guidare i deputati elogiava il 21 gennaio sul suo blog l'ideologia di Mussolini "prima che degenerasse". In un altro post si schierava per "l'abolizione del sindacato". Al Senato nominato Vito Crimi, 40 anni, parlermitano, assistente giudiziario a Brescia. Entrambi militano da anni nel movimento

 
di Redazione Il Fatto Quotidiano

Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica, razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”. Così scriveva sul suo blog il 21 gennaio Roberta Lombardi, scelta oggi come capogruppo del Movimento Cinque Stelle alla Camera. La nuova capogruppo, insomma, ripropone la tesi di un primo fascismo “buono”.

Non è l’unica presa di posizione della neodeputata destinata a fare discutere. In un altro post del suo blog chiede l’abolizione dei sindacati, che “hanno esaurito una missione nel momento in cui si sono trasformati in grumi di potere che mercanteggiano soldi, cariche, proprietà con quelli che dovrebbero essere i loro interlocutori dall’altra parte della barricata ma che sono diventati i loro complici di inciuci alle spalle dei lavoratori”. Meglio quindi “pensare a qualcosa di nuovo che tuteli i diritti dei lavoratori”.

Il M5s, nella riunione di oggi all’Hotel Universo di Roma con Beppe Grillo e Roberto Casaleggio, ha eletto per alzata di mano anche il capogruppo al Senato, Vito Crimi. I due preferiscono definirsi “portavoce”, e comunque il loro incarica scadrà tre mesi dopo l’insediamento delle Camere, per il principio della rotazione scelto dal movimento. 

Roberta Lombardi ha 39 anni, è romana, ha un compagno e un “bellissimo pupo di 10 mesi”, attivista 5 stelle da circa 6 anni, lavora da quasi dieci in un’azienda della capitale che si occupa di “arredamento d’interni chiavi in mano per clienti Top Spender (emiri, miliardari vari, oligarchi russi etc etc) in tutto il mondo”. La Lombardi, così scrive sul suo blog, si è laureata in Giurisprudenza con tesi in Diritto commerciale internazionale alla Sapienza di Roma e ha seguito un corso post laurea in Sviluppo manageriale alla Luiss Management (“in edizione serale mentre lavoravo”). Lavora da quando ha 19 anni, parla “correntemente l’inglese”, è una “smanettona” al computer e adora “leggere, scrivere, viaggiare”.

Vito Claudio Crimi, capogruppo a Palazzo Madama, ha 40 anni, è nato a Palermo, ma vive a Brescia da 13 anni. Primo degli eletti in Lombardia nelle “parlamentarie” del Movimento, di cui è entrato a far parte 7 anni fa,  fa l’impiegato al ministero della Giustizia (assistente giudiziario), si occupa di un ampio spettro di attività, dalla gestione del personale all’organizzazione e gestione dell’anno giudiziario, dai bandi di gara europei per le forniture del nuovo Palagiustizia di Brescia al portale web degli uffici giudiziari della città lombarda. Diplomato nel 1990 “con il massimo dei voti”, ha studiato alla facoltà di matematica ma non si è mai laureato. Dice di avere una “buona conoscenza della lingua inglese scritta” ma ammette di essere “mediocre” nel parlato. Non ha mai avuto “guai” con la giustizia, né esperienze politiche, ma dal 2007 è nel Meetup Amici di Beppe Grillo di Brescia e nel 2010 è stato candidato del Movimento alla presidenza della regione Lombardia.

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E ora una riflessione azzeccata sui doveri sitituzionali e le responsabilità dei parlamentari del M5S. La Storia guarda a loro, vediamo che fanno (come hanno chiesto, no?).



LIMITI ED ERRORI DEL SUCCESSO M5S

La maschera e le macerie


dal Corriere della Sera

Beppe Grillo sembra affezionato alla parola «macerie». L'ha usata più volte, per descrivere la situazione italiana attuale e quella che verrà. In una intervista alla Bbc sostiene che «destra e sinistra si metteranno insieme e governeranno un Paese di macerie di cui sono responsabili». Ma durerà poco, prevede: un anno, al massimo. Poi «ci saranno nuove elezioni e una volta ancora il Movimento 5 Stelle cambierà il mondo».

In attesa di cambiare il mondo, vien da dire, proviamo a cambiare l'Italia? La demolizione talvolta è necessaria, per poter ricostruire; e Grillo certamente non s'è tirato indietro, quando si trattava di manovrare la benna. L'hanno aiutato, nell'operazione, i partiti tradizionali, incapaci di recepire la richiesta - anzi, la supplica - di cambiamento che saliva dalla Nazione. Abbiamo cominciato vent'anni fa, con il voto alla Lega iconoclasta e il plebiscito nei referendum di Mario Segni; poi l'apertura di credito verso Silvio Berlusconi e la speranza nell'Ulivo nascente. Ogni volta, all'illusione, è seguita la delusione.

Perché non finisca così anche stavolta - il tempo passa, la stanchezza cresce, l'Italia scivola indietro in ogni classifica internazionale - il Movimento 5 Stelle deve fare la sua parte. Nessuno può imporgli di governare; nessuno deve suggerirgli se allearsi e con chi allearsi. Ma tutti possiamo ricordargli questo: non ha solo diritti, ormai. Ha anche qualche dovere.
Incassare il successo elettorale significa legittimare le regole e le istituzioni attraverso cui quel successo è arrivato. Opposizione, governo, appoggio esterno: il Movimento ora deve cambiare passo. Non è tollerabile giocare con il futuro del Paese, che è il futuro di tutti. Siamo legati all'Europa, abbiamo obblighi precisi. L'incertezza ha un costo, e lo stiamo già pagando. Se la strategia di Grillo è aumentare quest'incertezza, far crescere quei costi, provocare altre macerie economiche e politiche, lo dica. Chi ci rimarrà sotto, almeno, saprà chi ringraziare.

Sono materie, queste, su cui il leader - non eletto, ricordiamolo - ha il dovere di consultare i suoi 163 parlamentari (109 deputati, 54 senatori). Non sono automi; non li può «cacciare a calci», come ieri ha minacciato di fare «se cambiano casacca» (alla faccia dell'articolo 67 della Costituzione, secondo cui «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). Hanno in media 39 anni (32 alla Camera, 46 al Senato); le donne sono il 36 per cento; i laureati l'88 per cento. Molti appartengono alla generazione Erasmus, che conosce e rispetta l'Europa. È difficile credere che vogliano le macerie, come biglietto da visita internazionale.

Per finire, una preghiera. Il Movimento 5 Stelle è ormai un protagonista della vita italiana. Deve mostrarsi e spiegarsi in Italia. Le riunioni segrete e le mascherate - letterali - del capo possono far sorridere, all'inizio; ma poi diventano patetiche. L'insulto come metodo di discussione non è liberatorio: è imbarazzante e volgare. L'abitudine a parlare solo con i media stranieri non è sofisticata, ma provinciale. Sapere quali sono le intenzioni di un sesto del Parlamento italiano leggendo le anticipazioni di un'intervista di Beppe Grillo alla rivista tedesca Focus è umiliante: per lui, per noi, per tutti.


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