domenica 3 marzo 2013

Il Coisp sbaglia: sono assassini


Più passa il tempo, più abbiamo occasione di vergognarci ancora del fatto che tanti italiani ancora votino e diano credito a Berlusconi. Il berlusconismo ha rovinato quasi la metà del paese, rendendolo indifferente alle regole, ai valori, a ciò che è giusto anche secondo Diritto. Berlusconi è scaltro: fa la vittima sempre e comunque, a prescindere, e così crea nemici da far odiare, dipingendo se stesso come un perseguitato. Questo vittimismo diventa allora il pane per tanti delinquenti, da quelli comuni, che contestano una multa causa violazione del Codice della strada e insultano il poliziotto di turno che la commina e scrive il verbale, ai delinquenti più incalliti e pericolosi, per esempio quelli che commettono un omicidio e vengono condannati con sentenza passata in giudicato e anche confermata dalla Corte di Cassazione.

E' il caso dei quattro che uccisero Federico Aldrovandi, e lo sappiamo. Ma ora non ci sono solo loro ad aver infangato la Divisa che indossano (una Divisa indossata anche da tanta brava gente che ha la Giustizia nel DNA e ogni giorno mette la propria incolumità a repentaglio per garantire la nostra), ci sono anche quelli che gettano fango sulla stessa Divisa assumendo atteggiamenti che ledono il rispetto delle Leggi, dei Codici e della Costituzione. Stride davvero con i valori del nostro Ordinamento Giuridico l'atteggiamento di chi, appartenendo alle Forze dell'Ordine, se ne infischia del rispetto delle regole di Diritto e della loro tutela e applicazione e manifesta contro una sentenza passata in giudicato. Andrebbero puniti pesantemente, ma nessuno dirà loro niente, in questa Italia marcia fino al midollo.

Certa Italia ha imparato bene da Berlusconi, e io non faccio parte di questa fascia malata della società in cui vivo. Da nipote di Carabiniere provo uno schifo immenso e mi vergogno al posto loro. Buona lettura.



«Non sono assassini» Il Coisp difende gli agenti


Caso Aldrovandi, ieri iniziativa del sindacato con il furgone di solidarietà Il segretario Maccari: «I mostri sono ben altri, spesso in permesso premio».

da La Nuova Ferrara

“La legge non è uguale per tutti. I poliziotti in carcere, i criminali a casa”. Queste le scritte che campeggiavano sul furgoncino che ieri a Ferrara ha fatto tappa tra via Modena, la stazione e via Cortevecchia per manifestare «solidarietà, amicizia, speranza» a Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pollastri ed Enzo Pontani, i quattro poliziotti condannati in via definitiva a 3 anni e mezzo per la morte di Federico Aldrovandi e ora in carcere per scontare i sei mesi non coperti dall’indulto. 

L’iniziativa è stata organizzata dal sindacato indipendente di polizia Coisp, ed è il suo segretario generale Franco Maccari a spiegarne i contenuti: «Non si può bollare come mostro un poliziotto che incorre in una situazione drammatica che però non ha voluto né cercato. I mostri sono ben altri e stanno altrove, magari in permesso premio o fuori dal carcere. A portare la divisa sono cittadini come gli altri e stanno dalla stessa parte di questi ultimi». «Monica, Paolo, Enzo e Luca - continua Maccari - non dovrebbero essere in carcere per scontare sei mesi per eccesso colposo, è esplicitamente previsto. I poliziotti non si sentono e non sono al di sopra della legge, ma neppure al di sotto».

Durante il percorso del furgone in città i rappresentanti del Coisp hanno diffuso un volantino nel quale sottolineavano che questa iniziativa «è espressione di un sentimento condiviso e della necessità di parlare, a cuore aperto, con la gente, con le persone comuni, con coloro che del servizio fornito dalla Polizia di Stato sono i primi e fondamentali destinatari e fruitori». Ai cittadini il Coisp ha voluto dire che «nessuno dei quattro poliziotti ha mai voluto uccidere, nè ha mai neppure minimamente pensato di infierire su una persona inerme. Quattro poliziotti oggi si ritrovano in carcere per un delitto colposo, mentre ogni altro vero criminale in situazioni peggiori e per delitti giudicati di gran lunga più gravi, si trova a scontare la pena quale affidato ai servizi sociali o agli arresti nella propria abitazione».
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Chi vuole fare un ripasso può leggere questi altri post:


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