domenica 17 marzo 2013

Libertà di coscienza e voti parlamentari


Uno vale uno. Ieri sì (e non solo quando fa comodo). Non alla Camera, dove il PD aveva i numeri per mettere senza problemi la presidenza, e così è stato. Ma al Senato la questione era diversa. Torniamo però un attimo indietro, e cioè alle parole di Nichi Vendola di due giorni fa. Il leader di SEL aveva dichiarato che il PD avrebbe dovuto votare almeno un presidente espresso dal M5S. La prassi parlamentare del resto ha sempre previsto che al primo partito va una presidenza, e al secondo partito va l'altra. Bersani aveva lanciato un messaggio chiaro: voi votate il nostro candidato da una parte, e noi votiamo il vostro candidato dall'altra. Questo non era un inciucio, nonostante il consueto slogan di Grillo ripetuto come un mantra dagli adepti della setta (quella che non sopporta le critiche ma le stesse le fa a tutti, come se loro sì fossero superiori), era semplicemente l'applicazione della prassi parlamentare. Solo che siccome Grillo e i portavoce Lombardi e Crimi hanno detto "no", allora ovviamente Bersani è andato per la sua strada. Chi non l'avrebbe fatto?

Bersani però ha capito che i suoi Franceschini e Finocchiaro non piacevano: sarebbe stata una lottizzazione che avrebbe prestato il fianco a giuste critiche, allora ha aperto un dialogo, e Vendola si è inserito con furbizia. Prima diceva di votare un candidato M5S, poi ha fatto il nome della Boldrini per la Camera. A quel punto Bersani ha espresso il nome di Grasso al Senato. Vale a dire: noi del PD vi abbiamo lasciato aperta la via a una presidenza, che vi spettava, ma siccome voi siete un muro che non dialoga, allora pazienza, come andate voi per la vostra strada, anche noi allora seguiamo la nostra

La Boldrini aveva i numeri per l'elezione e così è stato, molto in fretta. E il fatto che sia di SEL è buona cosa; ma ancora più buona cosa è il curriculum della depuata, cristallino, e mi ha fatto davvero piacere sapere della sua nomina, anche perché è donna (donna vera: non pin-up post Bunga-Bunga).

Su Grasso nutro qualche riserva: egli è sì l'ex capo dell'Antimafia, ma ha mostrato di essere un po' troppo trasversale in questi anni. Ricordate chi lo nominò? Berlusconi, con una forzatura normativa. E allo stesso Berlusconi Grasso fece molti complimenti per aver, a detta sua, aiutato la Magistratura nella lotta alla criminalità organizzata. Ieri la nomina di Grasso era tosta da realizzare: i numeri latitavano. Ma siccome l'altro candidato forte era Schifani (sotto indagini per Concorso esterno in Associazione Mafiosa), la scelta era scontata per chiunque fosse una persona dotata di cervello e buon cuore.

Tale non ha dimostrato di essere Grillo, come la maggior parte dei suoi senatori. Ma per fortuna i siculi a cinque stelle hanno capito che non era il caso di tradire gli elettori e quindi, in piena applicazione dell'art. 67 Cost. (ma anche del 68) se ne sono infischiati dei nulli diktat del Padrone del logo, e hanno votato secondo coscienza.

Articolo 67 della Costituzione Italiana: Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
 
Articolo 68: I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

Crimi poi ha cercato di ricucire il casino col Padrone e ha detto: Si sta perpetuando la rottura di una prassi istituzionale che vedeva l’assegnazione di una delle Camere al maggior partito dell’opposizione. Una prassi smantellata da Silvio Berlusconi, poi proseguita dal Pd, ripresa ancora da Berlusconi e ancora adesso dal Pd’’. Ma ha "dimenticato" che il PD un passo verso il M5S l'aveva fatto, come detto sopra, solo che il M5S aveva ancora una volta fatto quadrato (e stavolta in maniera zotica) attorno al diktat del Padrone del logo a cinque stelle. 

Fra l'altro ricordiamo che la riunione di fuoco dei senatori grillini prima del ballottaggio Grasso-Schifani non è stata mandata in streaming nel sito di Grillo. Ma come... le dovevano mandare tutte! La cosa è chiara: si sapeva bene che non si sarebbe palesata uniformità di giudizio e di azione, e non si è voluto mandare in onda il (giusto) litigio interno (il senatore grillino Pepe se n'è andato sbattendo la porta, e ha fatto bene). Il tutto alla faccia della "trasparenza" e "coerenza" che Grillo sbandiera solo quando gli fa comodo. E se a qualche grillino non sta bene questo giudizio, allora pazienza: le cose stanno così, i fatti sono fatti, fatevene una ragione.

Quel che è venuto dopo è pura gazzarra. Grillo ha scritto nel suo blog: “Nella votazione di oggi per la presidenza del Senato è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l’eletto deve rispondere delle sue azioni ai cittadini con un voto palese. Se questo è vero in generale, per il Movimento 5 Stelle, che fa della trasparenza uno dei suoi punti cardinali, vale ancora di più. Per questo vorrei che i senatori del M5S dichiarassero il loro voto”. Grillo vuole qualcuno contro cui prendersela, proprio chi ha votato secondo coscienza, mostrando di avere intelligenza. Benvenuti in politica. “Nel Codice di comportamento eletti Movimento 5 Stelle, sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto “trasparenza” è citato: 
votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S.
 Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze”. Non ha mentito nessuno, Beppe: hanno votato secondo coscienza e lontano dai ceppi che tu gli hai costruito attorno.

Beppe, ascolta bene: “Se vince Schifani quando torniamo in Sicilia ci fanno il mazzo”. Proprio Orellana, il nome che era uscito dalle fila dei 5 Stelle per la presidenza del Senato, aveva fatto trapelare le tante rotture interne: “Non c’è stata unanimità nella decisione del nostro gruppo. Grasso e Schifani come persone non sono equivalenti, hanno una storia e un passato diversi. Una è una scelta in continuità con il passato, l’altro non lo so. Mi sono espresso personalmente contro la scelta di Schifani”. Benvenuti in politica, terra del dialogo (la cosa che Grillo detesta).

Qualche grillino in rete ha scritto: “Da Grillo meno reazioni isteriche”. Francesco Molinari su Facebook scrive: ”Meno reazioni isteriche e più fiducia!”. A Grillo “mi sento di dirgli di stare sereno, non c’è nessun traditore. Il M5S al Senato è unito: nessuna alleanza nessuna fiducia. Solo un consiglio a chi ha scritto il post. Studiare le differenze fra cariche istituzionali e ruoli politici non farebbe male”. Della serie: dacci fiducia e facci lavorare in pace, il voto di ieri non tradisce il nostro mandato. 

Il Fatto Quotidiano poi riporta ancora: "Malumori e divisioni anche dalla base del movimento: ”Beppe, che fai, li cacci?”. ”No, ha ragione. Dimissioni immediate per i 12 traditori!”. Sono ore di grande agitazione, è in corso un dibattito molto acceso tra chi ritiene che i “dissidenti” debbano “trarre le dovute conseguenze” e chi invece difende la libertà di coscienza e la scelta del voto a Grasso. Questi ultimi appaiono la maggioranza dei messaggi giunti al blog di Grillo. Un fiume in piena di insulti, riflessioni, recriminazioni e accuse. “Con il vostro voto inutile avete resuscitato il cadavere Bersani. Forza Beppe resisti” e tanti altri che approvano il diktat di Grillo, chi ha votato per Grasso deve lasciare il movimento, in nome della coerenza: “Bravo Beppe traditori non ne vogliamo. Fuori dalle palle”. Ma moltissimi non sono d’accordo: “Sono per una contrapposizione totale al sistema dei partiti, ma sono d’accordo con quei senatori che fra mafia e antimafia hanno scelto l’antimafia”, “Questi toni da caccia alle streghe non sono la nuova politica”, “No a epurazioni o espulsioni”, “Solidarietà a chi ha avuto il coraggio di votare Grasso” e ancora: “Grillo, con queste poche righe ti sei giocato il mio voto e quello di qualche centinaia di migliaia di persone”."

Morale della favola: la politica non va come vuole Grillo. Essa è frutto del dialogo, e il dialogo non è un inciucio, è la via per cercare, mediando fra diverse visioni della realtà, di trovare punti di mediazione. Se Grillo imporrà ancora muri, e vorrà che il Parlamento intero ragioni e operi come vuole lui, allora: arrivederci... lì si nega la Democrazia, ma non quella di Grillo ("chi non è d'accordo allora vaffanculo e fuori dai coglioni"), bensì quella vera. A Grillo ricordo che DC e PCI nel dopoguerra si fecero una lotta durissima, ma assieme ricostruirono l'Italia. Se ha cervello, Grillo, ci pensi un attimo. Ieri più di un parlamentare grillino ha mostrato di averlo, e quindi ha mostrato di valere più del proprio Padrone del logo.

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