domenica 17 marzo 2013

Riflessione post voti per le presidenze di Camera e Senato


Due parole, una riflessione sui come Grillo abbia mostrato il suo alto peggiore proprio ieri. Cosa dovremo aspettarci per il futuro? Intanto Grillo spara ad alzo zero. Chissà forse preferiva Schifani....

Bisogna però anche ringraziare una parte dei parlamentari del M5S, e non solo per il loro voto anti-Schifani (un gesto di coscienza e responsabilità, che non è inciucio), ma anche e soprattutto perché stavolta il loro puntare i piedi contro il PD ha portato Bersani a ritirare le candidature da "apparato", da "cupola" di Franceschini e Finocchiaro, i quali erano lividi anche perché hanno capito che la gente vuole un nuovo PD, un PD non controllato dalla Piovra, ma in mano a forze nuove, oneste.



Caro Beppe la democrazia è una gran rottura di palle

di Germano Milite

Il post da duce - che immaginavo - è arrivato. Sarò breve e sobrio: cazzata titanica di Grillo
Lo ha scritto un certo Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano attaccato da più parti poiché accusato di essere troppo indulgente e partigiano nei confronti del comico genovese e del suo Movimento. Eppure, dopo l’ultimo post dedicato ai neoeletti “dissidenti” ed il relativo anatema, pure Scanzi ha usato parole dure quanto precise, con quel “post da duce” che come definizione non lascia spazio ad interpretazioni. La platea dei grillini più integralisti è andata nel panico e, come di consueto, ha evitato di contro-argomentare e si è limitata a vomitare i consueti insulti sloganeggianti, precotti ed arrogantissimi contro il giornalista (che è bravo solo fin quando regge il tifo e non osa muovere critiche, proprio come quelli di regime). Nulla di nuovo, purtroppo.

Di nuovo però c’è un dettaglio sfuggito un po’ a tutti: con il suo ultimo intervento-anatema, parlando con l’utilissima e sempre efficace neolingua di “coerenza” e “trasparenza” (ma in realtà si chiama “fedeltà assoluta alla linea di partito” e ricorda molto periodi storici poco felici), Beppe Grillo non solo ha ancora una volta ignorato il principio costituzionale sancito dall’articolo 67 della nostra Carta ma quanto lui stesso ha stabilito nello statuto ufficiale del Movimento (quello tenuto nascosto fin quando non è stato scoperto dall’Huffington Post, a proposito di trasparenza). Anche in quel documento redatto un po’ in segreto, infatti, il Beppe nazionale prevede la “libertà di mandato” per gli eletti grillini e cioè il voto secondo coscienza ed indipendente dai dettami della maggioranza e/o del segretario di partito.

LA DITTATURA DELLA MAGGIORANZA
E a proposito, il famoso regolamento sottoscritto “liberamente” nel quale si precisa come dovranno votare in Parlamento tutti i neoeletti grillini, in realtà impone una vera e propria dittatura della maggioranza. Ovvero, se ci sono voci discordanti in seno all’assemblea dei cittadini e onerevoli, tali voci devono tacere ed essere considerate con valore pari a zero.
Ma la democrazia diretta? Il dialogo perenne e liquido? Le votazioni online? E possibile ci si convinca sul serio che la maggioranza abbia sempre e comunque la ragione assoluta, utilizzando un metodo così rozzo ed autoritario? Poniamo infatti l’esempio che 6 deputati su 10 siano concordi a votare in un determinato modo. In tal senso vincono con due soli pareri maggioritari di scarto. E se gli altri 4 ci avessero visto meglio ed il loro voto differente fosse quindi fondamentale? Il regolamento interno non contempla questa possibilità. Tutti saranno costretti a votare compatti, monolitici, in nome di una “coerenza” che sa più di ottusità e di imposizione religiosa di dogmi decisi da chi non è stato eletto. Difatti, nella concezione di democrazia che sembra avere in mente Grillo, non c’è alcuno spazio per chi non è d’accordo con la “maggioranza”, e non c’è alcuna aderenza con la complessa realtà umana. E’ tutto calcolato in maniera fredda, rigida, come se si trattasse di un algoritmo. Un modus cogitandi ed operandi lontano anni luce da quel mondo reale nel quale i neoeletti si stanno muovendo. Tra di loro c’è ad esempio chi, come la senatrice Paola Taverna, si confessa così: “sì, siamo il Movimento della Rete (…) ma in quella sala avevamo solo tre ore e le nostre coscienze, le nostre emozioni, le nostre lacrime, e la paura di dirvi ‘ok, ho fatto questa scelta, ma tu cosa avresti fatto?”.

COME FUNZIONA LA DEMOCRAZIA (NON) DIRETTA
Eh si perché, caro Beppe, nella democrazia reale si discute, ridiscute, litiga; si cambia idea anche diverse volte. Ci si fa prendere dal dubbio e anche dall’esasperazione e dal rimorso. Si finisce il dibattito e poi si ritorna a discutere, a confrontarsi con chi dice:“Non sono d’accordo con te” e pretende giustamente ascolto, magari avendo ragione alla fine pur rappresentando una presa di posizione minoritaria. Nessuna forma sana di rappresentanza democratica concede un così scarso valore alle voci dissidenti. Nessuna forma di sana rappresentanza democratica è perfetta ed anzi rappresenta, per dirla con il tuo stile, una gran rottura di palle.

MA CHI SONO VERAMENTE GLI ELETTORI CINQUE STELLE?
Altra considerazione piuttosto strumentale e populista riguarda poi il “mandato degli elettori” che i neoeletti dovrebbero rispettare ad ogni costo, dietro il facile spauracchio dello scilipostismo. Ma l’elettorato Cinque Stelle, probabilmente più di ogni altro, essendo inoltre composto da circa 9 milioni di persone ed avendo conosciuto un esplosione rapidissima, non è certo un’unica testa pensante che è perfettamente in accordo su tutto e per sempre. Giusto per fare un esempio, come si può leggere anche sullo stesso blog di Grillo, molti elettori del Movimento erano favorevoli alle elezioni di Grasso, Boldrini o entrambi piuttosto che all’ostruzionismo autoreferenziale. Vedevano cioè la prima grande vittoria di questo miracolo civico e cioè un partito ammuffito come il Pd che viene di fatto costretto a rottamare i Franceschini e le Finocchiaro e a proporre personaggi oggettivamente nuovi. Non è questo forse l’utile, concreto e realmente rivoluzionario ruolo che dovrebbe avere una forza di rinnovamento politico? Fare cioè da “cane da guardia” ed obbligare le vecchie forze partitiche a piegarsi, invece che limitarsi a distruggerle in nome di una populistica “vendetta”? Senza contare che la favola dei “referendum dalla rete” deve valere per ogni istanza di oggettivo valore e peso, come ad esempio quella inerente la fiducia da dare al Pd (poi tenuto sotto scacco grazi ai numeri ottenuti dai grillini). Non era forse buona l’idea di Don Gallo di lasciare al tanto beatificato “popolo” il dovere di scegliere sulla linea da prendere? E la novità rappresentata dalle continue consultazioni online? Si fanno solo quelle che non disturbano il padrone del marchio? No caro Beppe: la democrazia è una gran rottura, soprattutto se vuole essere diretta dagli elettori e non un oligarchia di non eletti e di eletti manipolati.


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