domenica 28 aprile 2013

Il piatto avvelenato. Inciucio, per la gioia di . . . ?


Ecco a voi un fondo di Padellaro che mette abbastanza in chiaro come stanno le cose con l'attuale governo a nome-facciata di Enrico Letta. Qualche buon nome qua e là, tanta Democrazia Cristiana e gruppo Bilderberg, e il manuale Cencelli applicato alla perfezione. La garanzia è tutta pro-Berlusconi. Sappiamo bene che non verrà scritta una legge che tocchi gli interessi di Sua Emittenza (qualche esempio? la legge sul conflitto di interessi, o la materia della Giustizia, ampiamente violentata da anni di leggi ad personam). Resta da vedere se questo governo farà qualcosa di utile per il Lavoro e l'Economia. Resta da vedere quanto durerà. Berlusconi ha le sue pedine nelle posizioni strategiche, e può far saltare tutto quando vuole, per tornare alle urne non appena i sondaggi gli faranno capire che il momento è propizio.

I più tristi in questa storia sono quegli elettori del PD che avevano votato la compagine di Bersani sperando di vedere una lotta vera a Berlusconi e al berlusconismo, e ora si trovano ad aver votato un partito disunito, ostaggio di una Cupola marcia, e che per volere di Re Giorgio ha chinato il capo, rimangiandosi i tanti "mai con Berlusconi" sbandierati ai quattro venti. Fra le mie parentele e amicizie ho tanti che hanno votato PD e mi hanno confidato: "non li voterò più". Come dargli torto? Io non li ho mai votati.

Cosa è il PD ora? Ma soprattutto: cosa è mai stato il PD? Un partito nato disunito per motivi ideologici (parte dell'ex PCI e parte dell'ex DC). Un partito in cui le vere lotte si sono viste non contro gli avversari politici ma al proprio interno per le primarie. Un partito che ha pattuito (così racconta Violante di D'Alema) il "non ti toccheremo mai" col nemico della Democrazia in perenne conflitto di interessi con tutto. Un partito, e questa è la cosa che pesa più di tutte, che quando si è fatto guidare dal più grande statista degli ultimi 30 anni, Romando Prodi, il quale ha rimesso in piedi Lavoro ed Economia... beh, questo partito lo ha fatto cadere due volte (anche se la seconda volta ci hanno messo del loro i compratori di senatori, l'indagine è tuttora in corso). E questo partito ha messo alla porta le poche voci della coscienza che le si sono avvicinate: Di Pietro prima, Ingroia poi. E ora ha perso anche Vendola, che pare abbia smesso di filosofeggiare riprendendo a fare concreti discorsi di sinistra.

Il più felice in questa storia è Berlusconi. Impunità mantenuta, veleno, ricatti. Col suo maggiordomo alla vicepresidenza avrà diretto controllo su tutto (poi c'è lo zio del presidente a fare "caro caro" per placare l'animo ad ogni eventuale sussulto), e lo stesso maggiordomo agli Interni avrà diretto controllo sull'operato della Forza Pubblica, che con la Magistratura accerta i reati. L'infiltrato con la livrea. Una vera vergogna. Chissà come si sentono gli elettori del PDL. Anzi, lo so: sono contenti. Tanto non capiscono niente.

E poi c'è la finta rabbia di Grillo. Grillo ha portato i partiti dove voleva lui, e ora può gridare contento all'inciucio. Grillo ha sempre detto "non farò accordi con nessuno". Nessuno glielo chiedeva, sia chiaro, non l'ha fatto neanche Bersani che - svillaneggiato dal dormiente e dalla fascista annacquata - ha chiesto la fiducia per iniziare a lavorare, solo per quello. Là c'è stato il primo errore (a danno dell'Italia) da parte di Grillo. Poteva dare la fiducia e tenere per le palle il governo Bersani, per portarlo a legiferare bene, anche e soprattutto contro Berlusconi oltre che per il paese. Ma non l'ha fatto. Grillo anzi ha chiesto: "votate voi un nostro governo", ma l'ha fatto senza aver indicato un presidente del Consiglio e una squadra di ministri. Non ce li aveva, non li hai mai avuti: era tutta gazzarra a fini propagandistici. Del resto a Grillo conviene, e lo sa bene, che i suoi 161 (uno è stato epurato perché presente due volte in TV, mentre gli indagati a livello locale sono ancora nel partito...!) stiano all'opposizione: non sanno neanche scrivere un testo di legge. Hanno chiesto i curricula per assumere personale adatto a "far diventare le loro idee in testi di legge". Grillo poi ha fatto il secondo e più grave errore (sempre a danno dell'Italia) nel non aver votato Prodi quando il PD ha mollato il PDL (candidatura Marini) ed è tornato sulla terra. Non hanno votato Prodi, acerrimo nemico di Berlusconi e grande statista, perché i suoi fidi "cittadini" sono in Parlamento per distruggere tutto e ripartire dalle ceneri, mentre intanto il paese non ha niente da ricevere da questa politica di cui il MoVimento Cinque Stelle fa parte. Come se ci fosse tutto questo tempo da poter spendere! E c'è riuscito, Grillo, a gettare quel PD che egli poteva controllare fra le braccia di Berlusconi. Forse allora quelli non sono errori. Chissà come si sentono gli elettori del M5S, ma soprattutto chissà se hanno capito la gravità e le conseguenze delle scelte di Grillo. Penso davvero in pochi.

Il prodotto di tutte queste porcherie e responsabilità gravi, diffuse e sulle spalle di tutti (partiti e MoVimento) è il governo Letta, giostrato da Napolitano cui i partiti si sono rivolti perché non hanno combinato niente.

Son da prendere a ceffoni, tutti.



Governo Letta, un piatto avvelenato

 
di Antonio Padellaro

Chissà come devono sentirsi gli otto milioni e mezzo di elettori del Pd che lo scorso febbraio avevano pensato di votare contro Berlusconi e che ora si ritrovano al governo proprio con il Pdl di Berlusconi.

Un tradimento politico che non ha precedenti nella storia repubblicana, sancito solennemente dal presidente Giorgio Napolitano, vero, unico, grande regista dell’operazione quando stringendo a sé come un figlioccio che deve fare il bravo il premier Enrico Letta ha detto e ribadito che questo è un governo politico” sancito da “un’intesa politica”. Che poi questo ibrido mostruoso degno del dottor Frankenstein sia ingentilito da un qualche nome di prestigio in più (Emma Bonino, Fabrizio Saccomanni) e da qualche impresentabile in meno è la conferma dell’imbroglio.

L’assenza dei pezzi da novanta, da Brunetta a Schifani, da Monti a D’Alema non è una buona notizia per il nipote di Gianni Letta (zio molto presente nelle trattative) perché non offre sufficiente riparo politico al governo politico che, in men che non si dica, potrebbe trovarsi ridotto a rango di governo balneare. Molto dipende da Berlusconi che ha già piazzato il fido Alfano su due poltrone (vicepremier e ministro degli Interni) tanto perché si sappia che comanda davvero. E anche se la Giustizia è toccata al “tecnico” Cancellieri, al Caimano giustamente preoccupato per l’esito dei suoi numerosi processi non mancheranno gli interventi da larghe, anzi larghissime intese di Csm, Cassazione e Consulta. Ancora una volta, l’uomo di Arcore “a un passo da piazzale Loreto” (Giuliano Ferrara), grazie al suicidio del Pd e agli errori di Grillo (non votare Prodi) può giocarsi due carte pesanti. Sfruttare il più a lungo possibile la svolta di Napolitano e approfittare fino all’osso di un governo di cui è azionista di riferimento. Oppure condurre fino in fondo la battaglia per l’abolizione dell’Imu: formidabile calamita di voti nel caso decidesse di staccare la spina e di prendersi tutto il piatto con le elezioni anticipate già nel prossimo autunno.

Lo stesso non si può dire dei Democratici, costretti a cantare viva Napolitano e a portare la croce. Il governo Letta è una vera e propria bomba a orologeria per un partito in dissoluzione, con la base in rivolta e che in Parlamento sarà costretto a cogestire i problemi personali dell’ex nemico. Una delegazione di basso profilo completa la tragedia. Il resto, il rinnovamento generazionale, la bella storia di Josefa Idem campione di governo e la novità di un ministro dell’Integrazione di colore, Cécile Kyenge servono solo ad addolcire un piatto avvelenato.

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