giovedì 4 aprile 2013

L'astio del padrone, lo strappo di chi pensa al paese


Tempi duri per chi ha delegato l'uso del cervello al duopolio Grillo-Casaleggio. E' sempre stata soltanto una lotta personale al PD (reo di non aver accettato Grillo anni fa) e alla politica, tutta ladra nelle parole urlate e condite con insulti nella campagna elettorale. Ma tutto si sta incrinando. Basta ragionare: il PD e il M5S hanno più di un punto in comune nei rispettivi programmi, e allora perché non realizzarli? L'ho già scritto: l'occasione è ghiotta, per una buona legge elettorale, una legge sul conflitto di interessi, magari anche quella sulla corruzione, e infine la nomina di un buon presidente della Repubblica (magari donna). I numeri ci sono se facciamo PD + M5S almeno su questi temi, e non sarebbe mai inciucio, bensì lavorare per il bene dela paese, fermo perché ostaggio degli stop del padrone del marchio.

La base allora si spacca in due: da una parte chi continua a ragionare con gli slogan propinati abilmente sul blog e mostra di averli integrati nel proprio DNA, e dall'altra invece chi ha capito che qualcosa di buono si può fare.

Ha iniziato la base, e subito il padrone del marchio li ha insultati definendoli Troll della ka$tha, schizzi di merda, e sta continuando qualche parlamentare il quale, memore del fatto che ex art.67 Cost. il mandato di parlamentare è popolare e non vincolato ai capricci di un capo, alza la testa, e la frittata si rompe. E' finalmente chiaro a più di una persona che quella parte del blog in cui gli iscritti possono fare le loro proposte non serve a niente: i parlamentari sono ostaggio di Grillo (e Casaleggio dietro: la Spectre c'è sempre).

Oggigiorno gli unici "grazie" che si possono dire con pieno animo al M5S sono quelli riguardanti l'elezione di Boldrini e Grasso, e la lotta agli sprechi della politica. Senza la lotta del M5S avremmo ora Franceschini e Finocchiaro alle presidenze delle camere, con il sentito grazie della Cupola che regge il PD. Senza la lotta del M5S non si sentirebbe parlare di decurtazioni di stipendi e prebende.

Poi più niente. Un solo DDL sulla riduzione delle spese in Parlamento e il vuoto normativo... Ma come: non dovevano innovare il diritto oggettivo per il paese? Dove sono i punti del programma? Nessun DDL al riguardo. Uno stallo dovuto all'inesperienza e imperizia nel creare testi di legge ma dovuto anche e soprattutto agli stop-diktat del padrone del marchio.

E la gente con senno alza la voce per protestare. Leggete cosa dice questo parlamentare grillino, e incrociamo le dita. Si attende l'epurazione tramite lettera dei legali del padrone del marchio. Il giocattolo è suo e si fa come dice lui. Nel frattempo veniamo informati dal quartier generale che chi ha votato il M5S perché lavori col PD, ha sbagliato voto, parola del kaiser.



Lo strappo del deputato Currò. “Serve un confronto con il Pd”


”Non siamo automi, se Beppe vuole parlarci venga qui”
 
 
 
 
 
 
Poi c’è uno che alza la mano e dice: scusate, così non va. Gli altri lo guardano male. E all’inizio lo ignorano. Solo che lui insiste. E allora finisce per aggregare un gruppo di persone. Che piano si allarga. Fino a diventare un piccolo plotone di trenta parlamentari che la pensano come lui. Così, quell’uno, che si chiama Tommaso Currò ed è un fisico che viene dalla Sicilia, smette di discutere all’interno delle stanze segrete ed esce (coraggiosamente?) allo scoperto. E mentre parla il cuore gli salta nel petto. Non sa se per emozione o per rabbia.  

Onorevole Currò, sabato andate in processione da Grillo a Firenze?  
«Io sicuramente no. Mi rifiuto. Non ha senso». 

Che fa, si ribella?  
«Non mi ribello. Ragiono. È surreale che centosessantratré persone si muovano per andare incontro a una sola. Venga lui da noi. Qui. In Parlamento. Saremo felici di confrontarci».  

Il capo politico del MoVimento però è lui.  
«Ma in Parlamento ci siamo noi. E questo luogo va rispettato».  

Il vostro leader non lo rispetta?  
«Non è questo il punto. Noi parlamentari non siamo automi. E nemmeno bambini. Nessuno ci può svuotare della nostra personalità politica. Diversamente diventiamo schiavi di un manovratore». 

N on lo siete?  
«No. Ma se andiamo avanti così questo dubbio si cristallizzerà. Con Grillo e soprattutto con Casaleggio. Io non sono uno schiaccia bottoni per conto terzi». 

Chi è lei?  
«Un cittadino che vuole dialogare. Se entri nel Palazzo grazie a otto milioni di voti, devi prenderti le tue responsabilità».  

Un errore non accordarsi con il Pd?  
«La parola accordo non mi piace. Ma io sono convinto che un confronto fosse - e sia - necessario». 

Cito Grillo: chi vuole l’accordo col Pd ha sbagliato a votarci.  
«I giorni passano. E il Paese soffre. Non possiamo permetterci di perdere tempo. Di aspettare tre mesi per poi tornare a votare. Le piccole e medie imprese non ce la fanno più. Non amo i toni drammatici, ma qui è una questione di vita o di morte. Ogni giorno ci sono imprenditori che si tolgono la vita e migliaia di persone perdono il posto. Non si può stare ad aspettare lo sfascio». 

Che si deve fare?  
«Discutere. Intervenire. Sarebbe tutto più facile se il Pd avesse la forza di rinunciare a Bersani». 

Il modello Sicilia?  
«Il modello Sicilia. Con in più la fiducia. Riflettiamoci». 

Niente esecutivo a Cinque Stelle?  
«Non credo che siamo pronti per governare da soli, bisogna avere la forza di riconoscerlo. Ci serve una nave scuola. Il MoVimento ha una forza straordinaria. Una grande energia. E ha spostato l’asse del dibattito politico. Quello che è successo è meraviglioso. Abbiamo un’occasione storica». 

Perchè il Pd sì e il Pdl no?  
«Perché col Pd la sensibilità è comune su molti temi. Penso agli immigrati, all’ambiente, ai diritti civili. Purtroppo in questo Paese la destra non ha un respiro europeo. E non dico altro». 

Non ha paura che la rete la crocifigga?  
«La rete è una risorsa insostituibile. Con la rete ci si deve confrontare. È sempre stata la nostra forza. Ma non può trasformarsi in un freno. Nel web trovi ogni cosa. Gente straordinaria e banditi. E serve intelligenza per mediare». 

Mediare? Grillo inorridirebbe.  
«Ma è per questo che siamo in Parlamento. Per servire i cittadini. Ce lo impone la Costituzione. Noi rappresentiamo il 25% del Paese. C’è un 75% che ha altre posizioni. La diversità è ricchezza». 

Sul vostro blog «gli altri» spesso sono descritti come nemici.  
«Questo è un punto chiave. I nostri elettori non sono diversi dai venti milioni di uomini e donne che hanno votato Pd o Pdl. E se non usi il buonsenso poi finisci per non stringere la mano alla Bindi. Una reazione distruttiva. Drammatica». 

Onorevole Currò, come prenderà questa sua intervista il gruppo di «comunicatori» che dovrebbero regolare i vostri interventi?  
«Non lo so e non mi interessa. A me può anche stare bene che venga nominato un gruppo che si occupa di comunicazione, purché la comunicazione non si sostituisca alla politica. Anzi, comprimiamo il potere dei comunicatori ed espandiamo quello dei parlamentari. Altrimenti la nostra diventa solo propaganda. E a me la propaganda puzza di fascismo».


APRITE GLI OCCHI

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