giovedì 16 maggio 2013

Diaria sì? Diaria no? "Cittadini" e Quartier Generale


La naturale coda al precedente post, dove uno dei parlamentari del MoVimento ha lamentato la indebita pressione operata dal Quartier Genrale e gli scaltri sgherri del Min.Cul.Pop. alle riunioni in cui si discuteva della diaria, tutte ovviamente non in streaming. Si attende video di smentita sui dissidi interni. Chi si presenterà alle videocamere: il faccione bonario e rassicurante del dormiente Crimi o il perennemente complottista Messora?



Diaria M5S, così si è imposto Grillo

 
di Paolo Fantauzzi

La storia dei rimborsi mescola pressappochismo, ambiguità e intimidazioni di un leader che, minacciando liste di proscrizione ed epurazioni, arriva a smentire se stesso e il tanto sbandierato principio dell'uno vale uno". Basta mettere in fila le dichiarazioni dell'ultimo mese e mezzo per rendersene conto

"L'indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato. I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l'esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo". Non sono le pretese di un grillino dissidente ma quanto il "Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento"prevede sotto la voce "Trattamento economico". Basterebbero queste righe poche per dimostrare come sia ingiusta l'accusa di voler fare "la cresta" sulla diaria mossa da Beppe Grillo ai suoi parlamentari.

Tuttavia è proprio da qui che bisogna partire per capire come la vicenda relativa ai 3.503,11 euro che ogni mese il Parlamento eroga a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma non siano "quisquilie", come l'ha definita il capogruppo al Senato Vito Crimi. Al contrario, rappresenta a suo modo un caso-scuola sui rischi di una deriva autoritaria del Movimento cinque stelle. Una storia che mescola pressappochismo, ambiguità e intimidazioni di un leader che, minacciando liste di proscrizione ed epurazioni, arriva a smentire se stesso e lo sbandierato principio dell'"uno vale uno". Basta mettere in fila le dichiarazioni dell'ultimo mese e mezzo per rendersene conto.

La decisione finale - dopo settimane di passione, accuse e contrasti interni - è stata di restituire tutta la parte non spesa. Eppure fino a un mese fa il problema non pareva porsi. Tanto che nella proposta per ridurre lo stipendio dei deputati, datata 28 marzo e presentata all'Ufficio di presidenza della Camera, il M5S chiedeva di "accorpare tutte le voci di spesa estranee all'indennità" (diaria, rimborso spese per l'esercizio di mandato, rimborso spese accessorie di viaggio, rimborso forfettario spese telefoniche) e di erogarle sulla base di una rendicontazione delle spese sostenute fino a un massimo di 8.559,24 euro al mese. Un provvedimento, oggetto della campagna nella campagna #BersaniFallifirmare, che come scritto dall'Espresso avrebbe appena limato lo stipendio di deputati e senatori: 13.559 euro lordi, contro i circa 19 mila attuali.

Dopo poche settimane il caos è palpabile e la linea diventa quella attendista: «Abbiamo deciso di rimandare la rendicontazione a quando avremo in mano le prime buste paga», annuncia Crimi l'8 aprile. Che nulla sia cambiato sembra confermarlo anche Beppe Grillo, che quello stesso giorno specifica sul blog: "Ogni candidato del M5S si è impegnato a rispettare il codice di comportamento che prevede 5.000 euro LORDI per l'indennità parlamentare percepita". Sulla diaria nemmeno una parola.

Ma i giorni intanto passano e per i grillini si avvicina il momento di rendere pubblica la prima busta paga con relativa restituzione del denaro. Aspetto non secondario, Grillo ha iniziato il "Tutti a casa tour"in vista del voto amministrativo di fine maggio e vuole alzare l'asticella. E' così che i cinquemila euro lordi di indennità poco alla volta si trasformano nello stipendio tout court. I parlamentari però, che hanno sottoscritto un altro impegno, recalcitrano. E il sondaggio online indetto per valutare "la proposta più opportuna da applicare" mostra l'ampiezza del dissenso: solo un terzo degli eletti è per la rendicontazione pura, mentre la metà sono per una restituzione forfettaria con la restituzione della parte eccedente su base volontaria.

Non si tratta di parlamentari in odore di eresia, perché favorevoli a questa soluzione si dicono anche nomi di primo piano come Federica Daga e Marta Grande (le prime due candidate alla Camera nel collegio Lazio 1) o Luis Alberto Orellana (il senatore che il Movimento voleva portare alla presidenza di Palazzo Madama). Alla base ci sono considerazioni di non poco conto. Innanzitutto perché, restituzione o no, il prelievo fiscale viene calcolato sull'intero stipendio, col paradosso di pagare ancora più tasse a fine anno e incassare ancora meno. Secondo: il netto di "5mila euro lordi" non è uguale per tutti e dipende da altri redditi e carichi familiari. Terzo: qualcuno, facendo affidamento sul Codice di comportamento, sta facendo economie e sacrifici con l'obiettivo di portare a casa qualche centinaia di euro. Senza contare che resta un nodo irrisolto come il ricongiungimento dei fondi pensionistici: le nuove norme del vitalizio richiedono la maturazione di cinque anni effettivi di contributi, ma in caso di voto anticipato i grillini rischiano un buco contributivo. Preoccupazione, considerato l'incerto quadro politico, tutt'altro che peregrina.

Ma ormai l'aria è cambiata: la base inizia a rumoreggiare e il web, poco avvezzo alle sottigliezze, inizia a rimproverare gli eletti di essere diventati come la Casta. E se un fedelissimo con Roberto Fico accusa Repubblica, che dà conto dei risultati della consultazione interna, di "occuparsi del nulla", la capogruppo di Montecitorio Roberta Lombardi annuncia sul suo blog l'intenzione di restituire anche la parte di diaria non spesa. Titolo sintomatico del post: "Il buon esempio".

Passano ancora due giorni e il 9 maggio Grillo scende a Roma: ufficialmente è il consueto incontro mensile, ma sul tappeto c'è la spinosa questione dei rimborsi. «Non si fa la cresta su ciò che non è rendicontato», dice ai suoi. «Metteremo nomi e cognomi di chi vuol tenersi i soldi. Se avete firmato qualcosa, dovete rispettarlo». E poco importa che nessuno degli eletti abbia sottoscritto nulla in tal senso. «Servirebbe maggiore ascolto, anche perché Grillo è un attivista, seppur autorevole, come tutti noi e la funzione di leader è estranea al Movimento», ammette il senatore Francesco Campanella.

Alla fine anche il blog di Grillo riconosce l'esistenza di contrasti nel Movimento fino ad allora negati. Ma con lo scopo di attaccare i dissidenti: "Houston, abbiamo un problema. Di cresta. Ebbene, va ammesso". La decisione finale è demandata a un'assemblea dei parlamentari ma l'esito, considerato l'intervento del capo, appare scontato. Per evitare qualunque margine di incertezza, domenica 12 Roberta Lombardi manda una mail ai parlamentari favorevoli al sistema forfettario: c'è la campagna elettorale in corso, "Beppe si ritroverà di nuovo sui palchi in tutta Italia dove porterà avanti sia il lavoro che stiamo facendo in Parlamento, per questo motivo abbiamo ora bisogno di capire come agirai tu personalmente, ovvero se restituirai o meno l'eventuale eccedenza della diaria non rendicondata e quindi non spesa". Il giorno dopo Grillo rincara ancora: «Chi vuole tenersi i soldi se li terrà. Vuole fare carriera? Si mette fuori da solo». Considerato il contesto, la decisione finale è scontata e tutti alla fine accettano una soluzione minoritaria fino a una settimana fa. Unica concessione: la rendicontazione per macroaree, senza pubblicare gli scontrini.

Le incognite però non mancano, visto che l'Ufficio di presidenza della Camera ieri ha bocciato la richiesta di costituire un fondo apposito in cui far confluire il "tesoretto" restituito. Il clima in ogni caso resta teso. "La diaria si poteva semplicemente trattenere come era sembrato che Casaleggio ci avesse indicato fino a 10 giorni fa e come da codice", scrive su Facebook il deputato romano Adriano Zaccagnini. "Ora l'indicazione è diversa, ribaltata e bella dura". Quanto basta per spingere più di un attivista a commentare: "Ecco un altro da sbattere fuori, senza discutere".  

Nessun commento:

Posta un commento