venerdì 28 giugno 2013

De Gregorio smaschera anche Verdini


Se ci sono dei politici la visione del cui viso mi crea un profondo disgusto fin dentro allo stomaco, essi sono proprio De Gregorio e Verdini. Belli pienotti dei soldi che si hanno messo in tasca, e con lo sguardo del maneggio: glielo leggi in faccia, tutto. Ogni mezzo uomo ha un prezzo.



Ex senatore De Gregorio: “Verdini comprò deputati anche per la fiducia del 2010″

 

L'ex parlamentare berlusconiano, che ha chiesto il patteggiamento nell'ambito dell'inchiesta sulla compravendita di parlamentari in cui è imputato per corruzione, svela particolari inediti del meccanismo ordito da Denis Verdini. Come quando nel 2010 il governo Lega-Pdl fu salvato per soli 3 voti

 
di Fabrizio d'Esposito

Portare il gessato è come una condanna preventiva per un politico chiacchierato, diciamo così, che viene dal sud. Accadde con Antonio Gava, doroteo buonanima. Accade con l’ex berlusconiano Sergio De Gregorio. Napoli, palazzo di giustizia, tarda mattinata di ieri. Avanza, De Gregorio, con un gessato blu. Ricorda un Sopranos. Ma dentro, l’ex senatore che passò da Di Pietro al Cavaliere, dice di essere un uomo nuovo: “Sono addolorato per tutte le cose che ho combinato per Berlusconi. Gli ho messo a disposizione la macchina da guerra che sono stato, il cervello che mi ha donato il Padreterno”.

De Gregorio, lei è un mezzo condannato: ha appena chiesto il patteggiamento per corruzione.Un anno e otto mesi, con il parere favorevole dei pm, ma so che il mio percorso di espiazione è appena cominciato. E sarà lungo.

Il peccato di far cadere Prodi nel 2008, al Senato: lei, Berlusconi e Lavitola. L’Operazione Libertà. Il gup di Napoli deciderà se ci sarà o no un processo.
A Palazzo Madama c’era una task force guidata dal povero Romano Comincioli (parlamentare di B. morto, ndr), poi Lavitola. Io ero un senatore novizio.

Un novizio che ora si pente.
Ero lì per la prima volta, non conoscevo tutti. Avvicinai solo Caforio dell’Italia dei Valori.

B. le diede tre milioni per lasciare Di Pietro.
Un milione, ufficiale, al mio movimento e due in nero. Mi stupivo di questi pagamenti in nero e perciò dissi a tavola quella battuta riportata oggi (ieri per chi legge, ndr) sui quotidiani.

“Berlusconi è l’uomo più ricattabile d’Italia”.
Quando un uomo si affida a intermediari come Lavitola che danno soldi in nero non c’è altra spiegazione per me.

Lavitola non era un volontario a costo zero.
Certamente. Questo era anche un modo, per Lavitola, di lucrarci sopra. Oltre ai due milioni, so di altri 500mila euro che però non mi ha mai consegnato. Ma questo fa parte del carattere di Lavitola.

Berlusconi conosce solo il colore dei soldi.
E’ il suo modo di gestire il potere. Faccia il conto di quante olgettine paga ancora, di quanto denaro passa ai testi del processo Ruby.

Un oceano che bagna tutta la vita di B., pubblica e privata.
Lui compra le persone, le usa e le getta.

Il dolore dei soldi.
Ma io ho avuto un segno. Ho sognato mio padre. Mi diceva di andare dai magistrati e dire tutto su Berlusconi.

Tutta la verità.
Sì.

Non desiderare il parlamentare d’altri: altri peccati di shopping istituzionali?
Nel 2010 alla Camera.

L’anno dello strappo di Fini. Scilipoti e Razzi consegnati a un’eternità imbarazzante.
So di un altro deputato.

Il nome del comprato?
Non mi faccia andare oltre. Mi comprenda, i magistrati stanno approfondendo.

Era dell’Idv?
No.

Allora un finiano di ritorno, riacciuffato all’ultimo da B.
Non posso dire nulla.

Un’altra Operazione Libertà.
Denis Verdini fu il bomber della trattativa.

Plurinquisito impresentabile.
Ho incontrato Verdini il 19 dicembre scorso. E’ stata l’ultima volta che ci siamo visti.

Voleva recuperarla?
Sì. Fu mandato da Berlusconi, che invece non volli vedere. Si stavano preparando le liste per le politiche.

Verdini le riempiva.
Mi disse: “Dai Sergio candidati. Andiamo tutti al Senato, io, te, Silvio, Nicola (Cosentino, ndr). Ho visto i numeri, se ci facciamo eleggere lì non c’è la maggioranza per far passare le ordinanze di custodia cautelare”.

Un discorso nobile. Il vero volto del berlusconismo.
Ho detto no. Ho preferito il carcere, appena finito il mandato parlamentare.

Arresti domiciliari per i soldi pubblici all’Avanti. Truffa e bancarotta. Revocati l’altro giorno.
Anche in questa inchiesta sono stato collaborativo.

Il suo percorso di espiazione prevede un libro.
Uscirà a settembre. Non le dico l’editore per un solo motivo. Se qualcuno lo sa, si compra la casa editrice e lo blocca.

L’Espresso anticipa due capitoli: lei fermò una rogatoria su fondi neri di Mediaset in Cina.
Centinaia di milioni di euro. Conti intestati a Frank Agrama (socio di B. condannato insieme a lui per i diritti tv Mediaset, ndr). Mi avvisò il console italiano a Hong Kong, mi mandò un fax con le intestazioni cancellate del ministero della Giustizia. Avvisai B., che cenò a Palazzo Grazioli con l’ambasciatore cinese e il fido Valentino Valentini.

Niente rogatoria.
Sì, il risultato venne raggiunto. Io inventai anche l’associazione parlamentare Italia-Hong Kong, dicendo: “Qui si tratta di togliere dal fuoco le castagne di Berlusconi”.

Finiamo il conto: i cinque milioni teorici che lei offrì a Caforio, che disse no ma registrò tutto e diede la cassetta a Di Pietro.
Questo è l’episodio più singolare. Nessuno che si domandi perché quella cassetta Di Pietro non l’ha mai data ai magistrati.

De Gregorio, quando ha deciso di parlare?
Dopo l’arresto di Lavitola, nel 2012. Lo dissi a Ghedini.

L’avvocato di B.
Gli dissi che avrei lasciato la politica per non finire nel tritacarne. Sarei stato inseguito per tutta la vita, come Al Capone.

Cosa rispose?
Che anche Berlusconi stava pensando alla stessa cosa.

Lasciare la politica?
Sì, ma poi non l’ha fatto. Ghedini è la radice di tutti i mali di Berlusconi, mi creda.

Contro l’iniquità della privatizzazione dell’acqua


da: Il Sostenibile
di: Francesca Petretto


Le proteste contro la privatizzazione dell’acqua che in Italia si sono fermate alla scomparsa dell’ormai celebre Referendum di quasi due anni fa, ovvero del giugno 2011, vanno invece avanti e con che forza in altri Paesi europei ed extraeuropei. 

O forse non è proprio così: in Italia la protesta non si è bloccata, c’è un fronte attivo che silenziosamente – perché taciuto dai media e dall’opinione pubblica asservita e manipolata che così facilmente viene pilotata da quei stessi media e dai proclami politici e/o dai processi che finalmente coinvolgono una classe politica e relativa corte corrotta – porta avanti battaglie e informazione, raccolta firme e loro presentazione a livello internazionale. Di due giorni fa il seguente comunicato stampa del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua:

Comunicato stampa: 

Il Commissario Europeo Michel Barnier si dichiara contrario alla privatizzazione del servizio idrico e firma una dichiarazione che va incontro all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) Right2Water. L’ICE per l’acqua pubblica è stata sottoscritta da un milione e mezzo di cittadini in tutta Europa, anche in Italia grazie al lavoro del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e della FpCgil. Con una dichiarazione ufficiale diffusa il 21 giugno scorso, Barnier esclude l’acqua dalla direttiva sulle concessioni e rassicura i cittadini dell’Unione Europea: “Capisco bene la preoccupazione che deriva da una privatizzazione dell’acqua contro la volontà dei cittadini, anche io reagirei allo stesso modo”. Per l’ennesima volta viene smentita . . . --- CONTINUA A LEGGERE ---

Ipse Dixit: alti e bassi dello tsunami di parole (e insulti)


Recentemente, più o meno da quando è iniziata la campagna elettorale che ha portato alle recenti Politiche, i miei rapporti con alcuni amici e conoscenti si sono decisamente inaspriti. Non per colpa mia, che continuo sempre sulla stessa linea, ma a causa dei miei interlocutori, che hanno cambiato casacca grazie al bombardamento del megafono a cinque stelle.

Nell'arco di pochi mesi mi è stata spiegata la politica come se non capissi niente, ed è stato fatto a suon di slogan, populismi, luoghi comuni triti e ritriti e soprattutto a suon di parole anche fin troppo dure, che frequentemente si sono avvicinate all'insulto e in qualche occasione sono state insulti deliberati.

Grillo è riuscito magistralmente in una cosa: ha cambiato la testa a tanta gente. Ma mentre ci sono ottimi aspetti in alcuni suoi discorsi (riportare l'onestà in politica come punto di partenza, con tutto quello che ne consegue - e quindi ad iniziare dalle tante persone che con entusiasmo sono confluite nel movimento), nei suoi stessi discorsi ci sono derive violentissime, che hanno instillato nelle menti deboli di tanti il seme del turpiloquio e del rifiuto di un confronto paritario.

Ho sempre cercato di confrontarmi con tatto, perché l'argomento (e il personaggio) è nuovo alla politica, ma ho sbattuto frequentemente il muso contro un'ottusità e una volgarità estremamente simili a quelle pidielline se non proprio leghiste. Quando mi è andata bene ho scoperto (grazie ai novelli talebani) che "allora vuoi che il PD continui a...", io che il PD alle Politiche non l'ho mai votato e mai lo voterò (a livello locale la questione è diversa, perché il nostro sindaco, del PD, ha fatto tanta buona opera e l'ho votato volentieri). Sono stato accomunato, nella semplificazione del "o con noi (sempre onesti) o con loro (tutti disonesti)" instillato da Grillo nel comune sentire, non solo agli elettori del PD, ma anche a quelli del PDL! Grillo ha messo tutti i partiti nello stesso calderone, tutti i politici nello stesso girone dantesco da lui creato (come se Vendola o Di Pietro fossero come Berlusconi o Previti...), e la gente ci è cascata. Per non parlare dell'altra scaltra semplificazione: i giornalisti sono tutti uguali, sono tutti faziosi, con le gravissime ripercussioni che ha e gli interessi economici neanche tanto nascosti del novello Grande Fratello che le propina.

E la cosa altrettanto grave è che Grillo è riuscito a far entrare nel DNA di tantissima gente l'assioma della propria infallibilità e superiorità morale, che ha prodotto come conseguenza la totale accettazione da parte della base talebana di questo nuovo Corano. Il senso critico è l'aspetto più raro nella base a cinque stelle, proprio come piace al Grande Fratello. Plasmati e condotti alla guerra santa.

Quando - in quelle discussioni - mi è andata male, c'è chi ha scritto che io merito solo "parolacce" per quello che scrivo qui nel blog, e che le mie "argomentazioni sono peregrine". Qualcun altro mi ha detto a chiare lettere "io ti voglio bene ma..", e via con "scrivi cose assurde", "cose da matti", "sei assurdo", "sei un fascista" (!!!!), "scrivi cazzate", "sei fazioso", "scrivi e parli come i giornalisti di Berlusconi"... e quando ho fatto notare a posteriori che queste cose mi erano state dette... chi ha lanciato la pietra ha nascosto la mano, dandomi del bugiardo. Anche irresponsabilità, quindi, nei talebani del nuovo millennio. Una bella Setta, davvero perfetta. Le stesse persone si sono anche sperticate a giustificare alcune volgari e gratuite sparate del loro Kaiser, e questo ha evidenziato la loro faziosità, non certo la mia. Pazienza.

Quando parlo (soprattutto con gli amici) evito sempre di trascendere in questo modo, anche quando il Merito di cui si discute palesa posizioni fortemente contrapposte. Vado ad argomentare, e se alzo i toni non lo faccio per insultare, ma per far capire che certe cose (come il turpiloquio di Grillo, che guarda caso ha ben attechito in giro) sono assolutamente sbagliate. Apriti cielo!

Ovviamente non sto dicendo che i simpatizzanti del movimento sono tutti talebani: c'è qualche limitata isola felice, per fortuna. Però le mie brutte delusioni le ho avute, e bruciano davvero. E in rete, nei commenti agli articoli dei giornali o nei siti e blog che parlano di politica, le aggressioni a suon di insulti sono il pane quotidiano. E' un dato di fatto.

Grillo c'è riuscito: un bel lavaggio del cervello generale il quale, a fronte di diversi buoni concetti (come ho scritto sopra e anche in altre circostanze), ha però avvelenato il dialogo (concetto a Grillo sconosciuto, o forse è conosciuto, ma non gli piace).

Si dice sempre: guarda ai contenuti. Giusto, e io aggiungo: guarda a tutti i contenuti, e ragionaci sopra. Come in questo articolo.



Le parole di Grillo: solo battute?


di Wil Nonleggerlo

La linea di difesa è nota: 'E' un comico e parla così per provocare'. Eppure certe sue sparate, secondo alcuni, finiscono per danneggiare anche il M5S. Specie negli ultimi mesi. Noi ne abbiamo raccolte alcune. Voi diteci cosa ne pensate

Il Parlamento da "bombardare". I sindacati da "chiudere". L'affermazione "totale" del MoVimento. La mafia che non ha "mai strangolato nessuno". Le "buone idee" di Casa Pound. E ora pure i giornalisti da "disciplinare", chiudere in "spazi appositi", fuori dal Palazzo.

Beppe Grillo sarà anche un gran cultore della "democrazia diretta", dell'oramai mitologico "uno vale uno", ma alcune delle dichiarazioni rilasciate negli ultimi anni in materia di diritti civili e di cittadinanza, libertà d'informazione e di pensiero, criminalità organizzata ed estremismi vari - che abbiamo raccolto qui di seguito – fanno sicuramente discutere. "E non venite a rompere i coglioni a me sulla democrazia. Altrimenti, fuori dalle palle!".

Ecco.

Beppe Grillo e la cittadinanza per i figli degli immigrati, 23 gennaio 2012:
"La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi".

Beppe Grillo, comizio 5 Stelle a Palermo, 29 aprile 2012:
"La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo, un 10%...".

Beppe Grillo ed il diktat catodico, 8 maggio 2012:
"Comunque chi partecipa ai talk show deve sapere che d'ora in poi farà una scelta di campo".

Beppe Grillo, tutti a casa, 1 gennaio 2013:
"Se ne devono andare tutti! Onorevoli disonorati. Facce di bronzo, facce di merda, facce da impuniti! Parassiti, pidocchi, mignatte, zecche. Virus che si spacciano per miracolosi medicinali mentre infettano il corpo della Nazione. Sono come Ceaucescu al balcone, Mussolini nel camion verso la Svizzera vestito da soldato tedesco, Hitler nel bunker di Berlino mentre da ordini a divisioni che non esistono più".

Beppe Grillo e Rai3, 1 gennaio 2013:
"Rai3 disinforma. Deve chiudere".

Beppe Grillo e l'antifascismo, 10 gennaio 2013:
"Se io sono antifascista? Questo è un problema che non mi compete...".

Beppe Grillo e l'estrema destra, 10 gennaio 2013:
"Se un ragazzo di Casa Pound volesse entrare nel nostro Movimento, con in requisiti in regola, non ci sarebbe nessun problema. Che poi hanno pure alcune idee condivisibili".

Beppe Grillo e la democrazia, 12 gennaio 2013:
"Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente. Abbiamo una guerra da qui alle elezioni. Se c'è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va. Se ne va dal MoVimento. E se ne andrà dal MoVimento".

Beppe Grillo e l'eliminazione dei sindacati, 18 gennaio 2013:
"Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c'è più bisgno dei sindacati".

Beppe Grillo ed il parlamento da bombardare, 2 febbraio 2013:
"La Francia sta bombardando il Mali, ma io lo dico a tutti gli amici musulmani: noi non c'entriamo niente! Se proprio volete mandare qualche missile, vi diamo noi le coordinate, è una cittadina leggermente più a sud di Bologna, carina, è Roma, ed il punto è chirurgico: il Parlamento italiano".

Beppe Grillo, intervistato da Time, 7 marzo 2013:
"Noi non vogliamo il 20, o il 25, o il 30. Noi del Movimento 5 Stelle vogliamo il 100% del Parlamento".

Beppe Grillo e le adozioni gay, 8 aprile 2013:
"Il matrimonio va bene... ma sulle adozioni gay ho dei problemi".

Beppe Grillo ed il processo di Norimberga, 17 aprile 2012:
"Ai partiti dobbiamo fare una piccola Norimberga, al cui termine vedremo quale lavoro socialmente utile fargli fare".

Beppe Grillo ed i giornalisti, 10 maggio 2013:
"Cari giornalisti, state molto attenti adesso, a fare i dossier sulle famiglie, i figli, le mogli, a pubblicare gli indirizzi di casa. Perché faremo altrettanto. Non è un consiglio, è proprio una minaccia".

Beppe Grillo e lo ius soli, 10 maggio 2013:
"La cittadinanza automatica per i figli di immigrati che nascono in Italia? In Europa lo ius soli non è presente. Si fa solo con un referendum, è una cosa che può cambiare la geografia del Paese".

Beppe Grillo, intervistato da La Stampa, 16 maggio 2013:
"Alla fine ne resterà uno solo. Come in Highlander. O noi o il nano".

Beppe Grillo scarica Rodotà e Gabanelli, 1 giugno 2013:
"Io non dimentico niente. Un giorno gli faremo un culo così. Faremo i conti con i Floris e i Ballarò ma anche con il Rodotà e la Gabanelli, quelli che ci si sono rivoltati contro".

Beppe Grillo in comizio, 4 giugno 2013:
"Oscurate la telecamera di Piazzapulita! Prendete quel cartello, e mettetelo davanti al cameraman. Vermigli (Formigli, ndr), perché non fai un servizio sulla tua televisione?".

Beppe Grillo ed il parlamento da chiudere, 7 giugno 2013:
"Il Parlamento ha ancora un senso? Va riformato, abolito? Una cosa è certa, oggi non serve praticamente a nulla. E' un simulacro, un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica".

Beppe Grillo ed i giornalisti Rai, 22 giugno 2013:
"Vespa, Floris, Formigli, Berlinguer: pentitevi! Siete delle pedine di una dittatura che non usa le pallottole, ma la denigrazione, la diffamazione".

Beppe Grillo ed i giornalisti da "disciplinare", 25 giugno 2013:
"Taci, il giornalista ti ascolta! Si nascondono ovunque. L'unica difesa è il silenzio, il linguaggio dei segni. I giornalisti non possono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento. Vanno disciplinati in spazi appositi, esterni al Palazzo".

mercoledì 26 giugno 2013

Amalia Signorelli su Berlusconi: una lezione di Civiltà


Una donna fantastica, una sociologa erudita, fa piccola così la Gelmini e umilia anche Belpietro. Ascoltate bene queste parole, e fatele sentire a tutti.




lunedì 24 giugno 2013

Nuova condanna per Berlusconi: 7 anni per concussione e prostituzione minorile!


Parliamoci chiaro e senza ipocrisie: chi mai ha creduto alla storiella di Ruby "nipote di Mubarak"? Nessuno. Neanche (e soprattutto) Ghedini (super assente come il suo Padrone in Parlamento) e Longo, neanche quei parlamentari che votarno la vergogna alcuni mesi fa. La condanna era scontata, era dovuta, e rappresenta una vittoria per la Società Civile italiana, per quella parte del paese che crede ai giusti ideali, nessuno dei quali ha mai alloggiato nel satrapo di Arcore e nella sua sgherra di questuanti, dal piduista Cicchitto alla volta-gabbana Santanché. Nessuno ci ha mai creduto. E il veleno che Berlusconi ha fatto spargere per il paese non è servito a niente.

Stasera nei TG assisteremo alla consueta trafila delinquenziale di quanti faranno a gara a umiliare queste tre donne, i tre giudici che hanno applicato la Legge; sentiremo le dichiarazioni dei legali, ancora una volta sconfitti dal Diritto ch'essi in 20 anni hanno contribuito a sventrare capovolgendo codici e leggi per salvare il Padrone dal carcere, sbattendo sovente il muso contro la Corte Csotituzionale; verdremo i volti della rabbia più nera, sentiremo le parole di chi nel cuore ha solo odio verso la Giustizia, versi i Valori. E poi sentiremo il più imbarazzante quasi-silenzio di Enrico Letta, Napolitano e tanti del PD, che col PDL viaggia a braccetto a sostegno degli ultimi due governi della vergogna.

Oggi noi godiamo, perché sappiamo che il verde livore della rabbia sta bruciando le viscere dell'avvelenatore di pozzi. Oggi noi godiamo perché siamo stufi che una persona come Berlusconi sia nella politica, e mandiamo a quel paese quanti (a partire dal PD) non hanno mai applicato quella vecchia legge del 1957, la n. 351, permettendo - grazie all'intercessione di chi ha i baffi - che uno come Berlusconi godesse delle garanzie parlamentari. I ceffoni che arrivano dalla Giustizia colpiscono anche loro.

Su i calici, e sorridiamo!



Sentenza Ruby, Berlusconi condannato a 7 anni. Interdizione perpetua

 

La sentenza dopo sette ore di camera di consiglio. La Procura di Milano aveva chiesto 6 anni - 5 per concussione e 1 per prostituzione minorile - e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'avvocato Ghedini: "Fuori da ogni logica, questo processo a Milano non si poteva fare". Ipotesi di falsa testimonianza per le parlamentari Rossi e Ronzulli e diverse "olgettine"


di Redazione Il Fatto Quotidiano

Sette anni di reclusione per Silvio Berlusconi, uno in più di quanto chiesto dall’accusa, e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ la sentenza dei giudici del Tribunale di Milano al processo Ruby, in cui il leader Pdl è stato condannato per prostituzione minorile e concussione, in merito ai suoi rapporti con l’allora minorenne Karima el Mahroug, alias Ruby, ospite dei festini di Arcore, e all’intervento dell’allora premier sulla Questura di Milano perché la ragazza, fermata per un furto nel maggio 2010, fosse lasciata andare. 



I giudici hanno rimodulato l’accusa in concussione per costrizione (articolo 317) invece che per induzione (articolo 319 quater, introdotto dalla nuova legge sulla corruzione) come ipotizzato dall’accusa: da qui l’aggravamento della pena. Il verdetto è arrivato dopo sette ore di camera di consiglio. Disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. I giudici hanno stabilito anche l’interdizione legale per la durata della condanna. Il Tribunale ha deciso anche la trasmissione degli atti alla Procura perché valutino l’ipotesi di falsa testimonianza per le dichiarazioni di una lunga serie di testimoni, tra i quali la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi e l’europarlamentare Licia Ronzulli, il cantante Mariano Apicella e il commissario di polizia Giorgia Iafrate. E l’ex consigliere per le relazioni estere di Berlusconi, Valentino Valentini, che era con Berlusconi a Parigi quando telefonò in questura la sera del 27 maggio 2010. Nella lista del Tribunale anche alcune delle Olgettine. I giudici, invece, hanno disposto la trasmissione degli atti al consiglio dell’ordine degli avvocati di Milano per Luca Giuliante, ex alegale di Ruby e presente al misterioso interrogatorio della giovane avvenuto il 6 ottobre del 2010.
La condanna di Silvio Berlusconi a sette anni di carcere per il caso Ruby è “fuori da ogni logica”, ha commentato a caldo l’avvocato Niccolò Ghedini, facendo notare come “addirittura i giudici siano andati al di là delle richieste dei pm. Lo diciamo da due anni e mezzo, tre anni, che qua, a Milano, questo processo non si poteva fare”. Ghedini ha già annunciato il ricorso in appello – “e in cassazione”, ha aggiunto – dopo il deposito della sentenza. L’avvocato-parlamentare non si sbilancia invece sulle “conseguenze politiche” della vicenda. Ma le reazioni indignate dei big del Pdl, da Schifani a Cicchitto, non si sono fatte attendere. Ghedini ha attaccato anche il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. “Non credo che i giudici avessero bisogno di essere pressati, ma giudico comunque una cosa non consona la presenza di Bruti Liberati, perché non ho mai visto scendere un procuratore capo per una sentenza”.
I giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano hanno disposto anche la confisca e i beni sequestrati a Karima El Maurogh, in arte Ruby, e il compagno Luca Risso.
Per il leader del Pdl la procura di Milano aveva chiesto sei anni – 5 per la concussione e 1 per prostituzione minorile – e l’interdizione perpertua dai pubblici uffici. Secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e il pm Antonio Sangermano nella villa di Arcore, con quelli che gli inquirenti definiscono eventi, si materializzava “un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi”. Secondo gli inquirenti i fatti erano provati “oltre ogni ragionevole dubbio”. E nessuno aveva la Procura che “Ruby si prostituisse”, e che avesse “fatto sesso con Berlusconi … ricevendone dei benefici”: soldi, regali e promesse. Non solo l’allora premier “sapeva che la ragazza era minorenne”. I giudici non solo hanno accolto la tesi dell’accusa, ma sono andati oltre considerando di fatto le telefonate ai poliziotti una sorta di violenza morale nei loro confronti.
La difesa aveva chiesto l’assoluzione. Secondo i legali la telefonata del Cavaliere in Questura fu “un’azione umana” e a Villa San Martino le feste non avevano nulla di indecente. Ma non solo; i difensori avevano ricordato che tutti i testimoni avevano negato “di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi” e che nessuno aveva visto Karima El Mahroug in atteggiamenti intimi con l’allora premier. I testi della difesa pagati “erano già aiutati economicamente” prima e quindi da considerare credibili. Delle intercettazioni Niccolò Ghedini aveva detto che bisognava leggerle bene e che alcune avevano tono scherzoso. L’avvocato Piero Longo aveva posto anche una serie di questioni tecniche come la dichiarazione di incompetenza territoriale del collegio, il trasferimento dal Tribunale dei ministri e infine l’insussitenza del reato di concussione perché con la nuova legge sulla corruzione si sarebbe verificato una sorta di “suicidio del capo imputazione” in quanto l’induzione esercitata da Berlusconi sarebbe avvenuta per un errore e avrebbe indotto in errore la Polizia. I giudici però non solo si sono discostati integralmente da questa tesi, ma sono andati oltre quella dell’accusa individuando in Berlusconi un concussore minaccioso e negli agenti le sue vittime.



Concussione: sette anni a Berlusconi

 
di Arianna Giunti

Costa carissima al Cavaliere la telefonata con cui fece rilasciare la giovane marocchina dicendo che era nipote di Mubarak. Stabilita anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'appello inizierà in autunno, ma intanto potrebbe arrivare la sentenza definitiva sui diritti Mediaset e la decadenza da parlamentare

L'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato condannato a sette anni di carcere per concussione al processo Ruby. Inclusa nella sentenza, come pena accessoria, anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, che tuttavia non è operativa essendo questa la decisione di primo grado.

Dopo 26 mesi e poco più di 50 udienze – e dopo quasi sette ore di camera di consiglio - è così arrivata a sentenza uno dei processi più importanti che hanno coinvolto l'ex premier.

Il reato di concussione riguarda la telefonata che Berlusconi fece in questura per far rilasciare Karima El Mahroug dicendo che era nipote dell'allora presidente egiziano Hopsni Mubarak, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010.

Con quella telefonata e con una successiva sollecitazione del suo capo scorta, Berlusconi «abusando della sua qualità» di presidente del Consiglio «sollecitava ad accelerare le procedure» per il «rilascio della minorenne», aggiungendo che il consigliere regionale Nicole Minetti si sarebbe fatta carico del suo affido», così come sostenuto dall'accusa che aveva chiesto cinque anni per questo reato.

Il colpo di scena in questa sentenza, oltre alla pesantissima condanna, è stato il fiume di carte rinviate ai pm con l'ipotesi che nel processo siano state rese false testimonianze per le quali si potrebbe ora aprire un altro procedimento. In tutto una decina, fra di loro ci sono le "olgettine", le ragazze che frequentavano le serate di Arcore, l'europarlamentare Ronzulli, la parlamentare Maria Rosaria Rossi, Mariano Apicella, altri ospiti fissi di villa San Martino e anche il commissario di polizia Giorgia Iafrate, che si è occupata dell'affidamento di Ruby la notte in cui la minorenne fu portata in Questura. La poliziotta aveva sempre dichiarato di non aver subito pressioni dall'ex premier e di essersi comportata secondo la procedura.

All'imputato Berlusconi spettava l'ultima parola, ma oggi l'ex premier non si è presentato in aula. E così l'udienza della mattinata è stata brevissima: i giudici (tre donne: Giulia Turri, Carmen D'Elia e Orsola De Cristofaro) si sono ritirati immediatamente in camera di Consiglio e dopo diverse ore hanno comunicato la loro decisione.

Per la concussione la discussione è stata particolarmente lunga in quanto il governo Monti ha 'spacchettato' questo reato in due diverse casistiche, la costrizione e l'induzione indebita: alla fine il Cavaliere è stato condannato per la prima ipotesi di reato.

Fuori dal tribunale un gruppo di sostenitori del premier ha accolto la decisione al grido di 'vergogna, vergogna', dopo aver manifestato per tutta la giornata. Altri, contrari a Berlusconi, hanno cantato 'Bella ciao'.

In aula mancava l'imputato ma (oltre a Daniela Santanchè nel pubblico) c'erano gli avvocati difensori dell'ex premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, oltre al procuratore capo Edmundo Bruti Liberati, presente per ribadire ancora una volta che «non si tratta di un processo politico».

Di politico, in effetti, nelle origini processo Ruby, c'è ben poco. Un'inchiesta nata per caso, attraverso due piste parallele, che hanno portato gli inquirenti in un'unica direzione: la reggia di Arcore. E' lì infatti, a Villa San Martino, che secondo l'accusa si tenevano feste durante le quali si svolgeva attività di prostituzione. Un'attività che, appunto, avrebbe svolto anche l'allora minorenne Karima El Mahrough, già sfiorata da un'indagine della polizia su un giro di squillo che si prostituivano in due hotel di lusso a Milano.

L'inchiesta è esplosa con l'effetto di una bomba appunto la notte del 27 maggio 2010, quando Ruby è stata portata in questura perché sospettata di furto.

La Procura ha voluto vedere chiaro su quella ragazza dal passato turbolento, scappata di casa per la prima volta all'età di 13 anni e passata di comunità in comunità. Ma nel corso dei mesi Ruby - che inizialmente aveva ammesso che Berlusconi sapeva che lei era minorenne - ha ritrattato le sue dichiarazioni, rimescolando le carte in un collage di verità intercambiabili pronte a essere smentite la volta successiva. Si è vantata con amici e conoscenti di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi e di aver ricevuto cifre da capogiro per tacere e per "passare per pazza" per poi negare tutto, disperatamente, davanti ai giudici, fino a oggi.


Ma Ruby, in questi 26 mesi di processo, non è stata la sola a rivedere il suo personalissimo concetto di coerenza. Dichiarazioni riviste e corrette ci sono state anche da parte delle altre ragazze che frequentavano le serate di Arcore. "Cene eleganti", secondo il Cavaliere. Serate "Bunga Bunga" da 5 mila euro a notte secondo le fanciulle, intercettate al telefono.

Testimoni che Berlusconi - secondo le loro stesse dichiarazioni in aula - continua a retribuire ancora oggi con 2.500 euro al mese e che in questi tre anni ha omaggiato con lussuosi appartamenti, automobili, gioielli e contratti in casa Mediaset.

Scontato che l'ex premier ricorra in appello, ma in questo caso difficilmente potrà avvalersi della prescrizione, i cui termini scadranno tra il 2019 e il 2020.

Il più importante appuntamento penale per l'ex premier a questo punto arriverà in autunno, quando la Cassazione dovrà pronunciare la parola definitiva sul processo per i diritti Mediaset: dopo i quattro anni in secondo grado, il Cavaliere potrebbe incassare la sua prima condanna definitiva, con relativa interdizione dai pubblici uffici. E' quindi possibile l'appello sul caso Ruby si svolga con un imputato già pregiudicato per altri reati.

In questo momento, comunque, l'ex premier è condannato (seppure in via non definitiva) a 12 anni di carcere: ai quattro per i diritti Mediaset e ai sette incassati oggi, va aggiunto anche l'anno di reclusione che gli ha inflitto il tribunale di Milano per rivelazione di informazioni coperte da segreto istruttorio relative all'inchiesta Bnl-Unipol. Un processo quest'ultimo che tuttavia non vedrà mai una conclusione, per via della incombente prescrizione.

In materia di giustizia civile, invece, giovedì arriverà la sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori: in appello, Berlusconi è stata condannato a pagare un risarcimento di 560 milioni di euro all'ex proprietario di Mondadori Carlo De Benedetti.

sabato 22 giugno 2013

La mafia, Dell'Utri e Miccoli


Ci sono notizie che passano quasi inosservate, ma bisogna sempre parlarne e tanto, con tutti gli amici. Questo perché la Mafia anche quando non mette più le bombe (ed è così quando Dell'Utri e Berlusconi hanno fondato Forza Italia) continua comunque a infilarsi strisciando dappertutto. Noi sappiamo qual è la vera feccia, altri invece si confondono. 

Iniziamo dal calciatore Fabrizio Miccoli, sì: quello del Palermo. In passato il nome di Miccoli è venuto fuori nelle carte di diverse indagini riguardanti la Mafia, e ciò per il suo continuo frequentare certe amicizie. Potete fare una ricerca su Google, oppure accontentarvi di un paio di link, come QUESTO del settembre scorso, o QUESTO di dicembre. Fate voi.

Credo che una persona debba essere cacciata dal calcio ma, si sa, siamo in Italia...

Oggi invece apprendiamo che il "buon" Miccoli è stato intercettato al telefono sempre con un figlio di un boss mafioso (le indagini sulla Mafia, nonostante i ceppi della politica, vanno comunque avanti per opera di veri Eroi nella Magistratura e nella forza pubblica), e nella telefonata ha definito il giudice Falcone (una delle vittime della Mafia, la feccia sociale) in maniera agghiacciante, cantando assieme al figlio del boss: “Quel fango di Falcone, quel fango di Falcone”, “Ci vediamo davanti all’albero di quel fango di Falcone”.

Se lo avessi davanti, non scrivo cosa gli direi. Gente così non merita niente, neanche uno sputo in faccia. Chi va con la Mafia... è come se andasse con lo zoppo del proverbio.

CHE SCHIFO

Il secondo versante riguarda quel politico che definiva i boss mafiosi stallieri degli "eroi". Il pluri-condannato (per concorso esterno in associazione mafiosa) Marcello Dell'Utri sta per raggiungere la tanto agognata prescrizione, e ciò grazie a quelle leggi ad personam scritte per Berlusconi, le quali - chissà perché - hanno fatto la fortuna di delinquenti d'ogni tipo, mafiosi in primis (le bombe infatti la Mafia non le mette più).

I giudici della corte d'appello hanno chiesto una proroga di 90 giorni per depositare la sentenza che condanna il senatore a sette anni di reclusione per concorso esterno a Cosa nostra. Così sarà spinto più in là il giudizio finale della Cassazione. Ma a giugno del 2014 il reato sarà estinto. L'interessato: "Preferisco l'assoluzione, ma bene anche così". Ma và? Bene così? E certo! E poi qualche sgherro arcoriano parla di magistratura nemica, politicizzata eccetera.

Ma fateci il piacere!


venerdì 21 giugno 2013

La strada sbarrata (Salvatore Borsellino)


da: 19 luglio 1992

Stavolta pensavamo di esserci. 

Stavolta ci ritenevamo veramente sicuri di potere essere parte attiva nel processo che si svolgerà a Palermo per "attentato al corpo politico dello Stato", dove finalmente lo Stato processa se stesso, la parte sana dello Stato processa la parte infedele che avviando una "trattativa" con l'antistato, con la criminalità organizzata, ha causato una brusca accelerazione nella condanna a morte già da tempo decretata da parte di questi criminali nei confronti di Paolo Borsellino, il magistrato che restava, da solo, a condurre quella lotta che solo 57 giorni prima era costata la vita a Giovanni Falcone. 
 
Smentendo la predizione di Leonardo Sciascia, lo Stato processava se stesso e noi avremmo potuto essere, nelle aule di Giustizia, parte attiva di questo processo. 

E' vero, la mia richiesta di costituzione di parte civile come familiare di Paolo era stata respinta con l'avallo di un ufficio del PM che temeva che la mia presenza in questa veste potesse dare armi e chi avrebbe tentato di fare trasferire il processo, per questioni di competenza, a Caltanissetta. 

E' vero, anche la mia costituzione di parte civile, già accettata dal GUP Morosini in fase di udienza preliminare come rappresentante del Movimento delle Agende Rosse, ampiamente motivata e sostenuta dall'ufficio del PM in quella sede, era stata annullata nelle fasi iniziali del dibattimento in corte d'Assise da una corte che, forse anche per giustificare la mia esclusione, aveva falcidiato quasi tutte le altre richieste di costituzione di associazioni ed enti territoriali.

E' vero, l'ufficio del PM non aveva ritenuto, in questa sede, di controbattere efficacemente la richiesta dell'avv. Milio che aveva esplicitamente richiesta la nostra esclusione. 

E' vero, già una prima volta avevamo dovuto subire questa profonda delusione, ma questa volta credevamo che la nostra partecipazione non potesse più essere messa in forse ed eravamo sereni. 

Avevamo trovato un accordo, una linea comune, con una associazione con la quale da anni combattiamo le stesse battaglie, sullo stesso fronte e contro gli stessi nemici, palesi ed occulti: l'Associazione Nazionale dei Familiari delle Vittime di Via dei Georgofili. 

Il nostro avvocato avrebbe potuto essere presente come sostituto del loro avvocato nei casi in cui quest'ultimo non avesse potuto essere presente alle udienze. 

Udienze da disertare che non sarebbero state poche dato che, essendo stati esclusi, come parte civile, anche la Regione Toscana, la Provincia di Firenza e il Comune di Firenze, il cui avvocato, Danilo Ammannato, era sempre lo stesso di quello dell'associazione, quest'ultima si era trovata senza le risorse economiche necessarie per assicurarne la partecipazione e sovvenzionarne le trasferte. 

Il nostro avvocato, Fabio Repici, opera invece già in Sicilia e si era offerto di prestare la propria opera a titolo assolutamente gratuito e su questa linea l'accordo ritenevamo che fosse completo.

Ieri, improvvisa, la doccia fredda. La strada verso il processo un'altra volta sbarrata. 

Il nostro avvocato non potrà più essere affiancato al loro a costo, come succederà nella prossima udienza del 27 giugno, di disertare l'udienza stessa. 

Le ragioni che ci sono state fornite, difetti di comunicazione, fraintendimenti, non ci convincono e non ci possono convincere. 

La nostra disponibilità era totale e non possiamo fare a meno di pensare che ci siano a monte dei motivi non dichiarati o almeno non apertamente dichiarati ma solo sottintesi: la speranza che la competenza territoriale per il processo sia tolta a Palermo e assegnata a Firenze. 

Ma questo significherebbe, e lo sa bene chi presiede quell'associazione, la morte del processo stesso. 

A questo processo si è arrivati dopo anni di lavoro dei PM che lo hanno istruito, tutti i componennti di quell'ufficio hanno dovuto subire attacchi provenienti da ogni parte e perfino dai livelli più alti delle Istituzioni, tutti hanno sacrificato a quesito processo la propria carriera, la vita e gli affetti familiari, la tranquillità. 

Il coordinatore di quell'ufficio si è illuso di potere trasferire la sua battaglia sula campo della politica e ha così chiuso con troppo anticipo la sua vita di magistrato. 

Quale altra procura continuerebbe sulla stessa strada, quanti anni dovrebbero passare prima che si arrivi a quel punto di partenza che oggi era stato faticosamente raggiunto? 

Per arrivare a questo processo anche Io e il mio Movimento delle Agende Rosse profondiamo ogni nostra energia da anni, abbiamo parlato di trattativa quando si veniva presi per pazzi a parlarne.

Io stesso sono stato querelato da uno degli imputati, Nicola Mancino, che per questa querela è arrivato a chiedere aiuto ai più alti gradi delle Istituzioni.

Abbiamo appoggiato con ogni mezzo i magistrati che portavano avanti questo lavoro, ci abbiamo creduto fino in fondo e ora ci troviamo la strada sbarrata, siamo costretti a tacere.

Il 27 di giugno io sarò fuori dall'aula di Giustizia con la bocca chiusa da un bavaglio. 

Il bavaglio con cui dopo anni di lotta cercano di impedirmi di continuare a parlare di Giustizia e di Verità.

Salvatore Borsellino

giovedì 20 giugno 2013

Berlusconi: ceffone dalla Consulta. La Società Civile esulta!


Quando si rispetta la Legge, e si osservano le regole del Diritto, non si va mai incontro ad alcun tipo di problema. La Consulta ieri ha rispettato tali regole e ha tirato un bel ceffone al satrapo di Arcore e i suoi colletti bianchi, quelli che in udienza si arrampicano sugli specchi e lavorano con un patetico ostruzionismo sempre tendente alla sacra prescrizione, quelli che coi loro colleghi in Parlamento lavorano a leggi che mettono pastoie alla tutela e il rispetto della Legge, e con altrettanta frequenza vengono dichiarate incostituzionali e cancellate nel tripuedio di felicità della Società Civile, cui siamo fieri di appartenere.

In questo teatrino dell'assurdo Gasparri aveva accettato di lanciare l'intimidazione di cui si è parlato a lungo in questi giorni: "se la Consulta boccia, i parlamentari del PDL si dimetteranno in blocco". Ecco chi mescola la politica con l'attività della Magistratura. Aspettiamo le dimissioni di questi pupazzi. O invece era una boutade, com'è consuetudine fra i "politici" del PDL?

Entrare in politica per salvare le proprie aziende ed evitare la galera. Prendere adesso sonori ceffoni. Chi ama la Legge, chi ama la Costituzione oggi esulta fin dal dal profondo del cuore. Il malaffare ha subito una nuova sconfitta.


Sarebbe anche ora!

La Consulta boccia Berlusconi. Adesso cominciano i guai


di Paolo Biondani

La Corte Costituzionale respinge il legittimo impedimento nel processo Mediaset e per il Cavaliere si avvicina la prima condanna definitiva. Tra meno di una settimana, poi, arriva la sentenza Ruby. Altri tre giorni e la Cassazione decide in sede civile sul Lodo Mondadori. Insomma, il leader del centrodestra è nervosetto

Respinto con perdite: il legittimo impedimento era una balla. La Corte costituzionale ha dato pienamente ragione ai giudici di Milano nel conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato che era stato sollevato dal governo Berlusconi, nell'interesse dell'imputato Silvio Berlusconi, nel disperato tentativo di azzerare il processo milanese per la maxi-frode fiscale sui diritti tv di Mediaset.

Resta così assolutamente valida la condanna a quattro anni di reclusione (con l'automatica pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici) inflitta dal tribunale e confermata dalla corte d'appello: ora manca solo la sentenza definitiva della Cassazione. Il verdetto della Corte Costituzionale, in pratica, fa sfumare il piano della difesa di far annullare due gradi di giudizio e ripartire da zero con un nuovo dibattimento in tribunale, in modo da fare durare il processo-bis fino al luglio 2014 e conquistare così l'agognata prescrizione, cioè l'impunità.

Al centro del caso c'era l'udienza del processo sulle frodi fiscali di Mediaset che si era tenuta in tribunale a Milano il primo marzo 2011. La difesa di Berlusconi era già riuscita a far saltare le tre udienze precedenti per impedimenti politici e aveva accettato quel rinvio al primo marzo. Il 24 febbraio, però, il governo Berlusconi ha convocato all'improvviso una seduta del consiglio dei ministri proprio per il primo marzo. A quel punto il tribunale ha negato il legittimo impedimento, osservando che la difesa non aveva provato «la specifica e inderogabile necessità di sovrapporre i due impegni», cioè di riunire il governo proprio quel giorno: giustificazione non valida, insomma, perché altrimenti il politico di turno potrebbe sottrarsi a qualsiasi processo improvvisando sempre nuove giustificazioni politiche. Il tribunale di Milano aveva precisato tra l'altro che quella data era stata scelta dalla difesa e accettata dai giudici dopo ben tre rinvii, in omaggio al principio di leale collaborazione istituzionale tra poteri dello Stato sancito dallla Corte Costituzionale.

In un breve comunicato, diffuso come da prassi per chiarire subito le decisioni più importanti in attesa della formale motivazione, la Corte Costituzionale ha spiegato senza troppi tecnicismi il contenuto del verdetto odierno: «Dopo che per più volte il tribunale aveva rideterminato il calendario delle udienze a seguito di richieste di rinvio per legittimo impedimento, la riunione del Consiglio dei ministri, già prevista in una precedente data non coincidente con un giorno di udienza dibattimentale, è stata fissata dall'imputato Presidente del Consiglio in altra data coincidente con un giorno di udienza, senza fornire alcuna indicazione (diversamente da quanto fatto nello stesso processo in casi precedenti), circa la necessaria concomitanza e la non rinviabilità» del suo preteso impegno politico».

Da notare che un processo normale può sempre svolgersi in assenza dell'imputato, a meno che non sia lui a pretendere di essere presente, e che nei tribunali italiani vengono giudicati e condannati migliaia di accusati addirittura latitanti o irreperibili.


Silvio Berlusconi, grazie all'apposita legge ex Cirielli che ha dimezzato i termini di prescrizione, ha già ottenuto l'impunità per quasi tutti i reati scoperti dalla Procura di Milano con l'inchiesta sugli acquisti dei film trasmessi dalle reti Mediaset: sui conti esteri mai dichiarati al fisco l'ex premier ha accumulato fondi neri per 368 milioni di dollari, come hanno spiegato i giudici di primo e secondo grado, ma in base alle nuove norme resta punibile solo la frode fiscale per gli ultimi 7,3 milioni di euro.

Tra il 1999 e il 2000, nel famoso caso dei processi Imi-Sir e Lodo Mondadori, l'ex ministro Cesare Previti, con l'appoggio dell'allora presidente della Camera, il post-giustizialista Luciano Violante, era riuscito a far dichiarare dalla Corte Costituzionale che il giudice milanese dell'udienza preliminare, Alessandro Rossato, aveva sbagliato a non riconoscergli un legittimo impedimento, in una data in cui l'imputato era impegnato in parlamento. Ma poi tutti i giudici successivi, compresa la Cassazione, hanno stabilito che il mancato riconoscimento di quella specifica assenza di Previti non si poteva considerare tanto grave da annullare il rinvio a giudizio. Per cui il processo è proseguito regolarmente e alla fine l'ex onorevole Previti è stato giudicato colpevole di aver corrotto un alto magistrato di Roma, nell'interesse di Berlsuconi, e condannato a sei anni di reclusione, che non ha scontato in carcere grazie all'indulto del 2006.

La Corte costituzionale è composta da quindici giudici che hanno orientamenti diversi e nel caso specifico si sono probabilmente divisi. Un terzo dei componenti è infatti nominato dal parlamento, per cui un gruppo di giudici costituzionali sono stati scelti dal centrodestra. Ma gli altri dieci giudici sono stati designati da vari presidenti della Repubblica o dalla magistratura, per cui non hanno mai avuto vincoli di obbedienza politica. Dopo il verdetto, Berlusconi si è immediatamente dichiarato vittima dell'ennesimo complotto dei comunisti. Ma già la vigilia della decisione era stata surriscaldata da una sparata su possibili dimissioni di massa annunciate dall'ex ministro Maurizio Gasparri. Solo nelle prossime ore si potrà capire se il centrodestra farà dipendere ancora una volta le sorti del governo, in questo caso il governissimo di Enrico Letta, dai problemi penali di Silvio Berlusconi.

Con il verdetto di oggi invece cade la teoria dietrologica del salvacondotto presidenziale, che postulava questo ipotetico sillogismo: un terzo dei giudici costituzionali vengono nominati dal presidente della Repubblica; Giorgio Napolitano è deciso a salvare il governo di Enrico Letta, che si regge anche sull'appoggio del Pdl; dunque manovre e pressioni inconfessabili avrebbero dovuto imporre alla corte un verdetto politico in grado di cancellare la condanna del leader del centodestra.

Invece la grande maggioranza dei giudici costituzionali ha confermato che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, compreso Berlusconi. E per il 24 giugno è prevista la sentenza di primo grado del processo Ruby, la cosiddetta nipote elegante di Mubarak.

giovedì 13 giugno 2013

Una strana contrapposizione: ecologia vs. gentrificazione


da: Il Sostenibile
di: Francesca Petretto

Leggevo ieri l’articolo della giornalista Barbara Dribbusch sul quotidiano tedesco la Taz, a proposito del cosiddetto “bunker di lussoecologico sull’Engeldamm, “l’argine degli angeli” a Kreuzberg, nel cuore di Berlino. Non ero a conoscenza di questo progetto e delle dinamiche che ne hanno contraddistinto la storia recente e così sono andata ad informarmi sul bando di concorso, vinto dallo studio dell’architetto-ingegnere Jörg Springer, e sul suo ruolo di ridisegnatore del panorama architettonico-urbano del quartiere di Kreuzberg così come di quello di esempio di sostenibilità ecologica urbana e progetto sociale. In seguito ho fatto il mio sopralluogo in situ, visitato l’edificio, e scattato le mie fotografie. È la prima volta però che sento e/o leggo di un’opposizione antiecologica qui in Germania, concreta, politicamente schierata o di matrice pseudo anarchica, con tanto di slogan, atti vandalici e manifestazioni. Il movimento anti gentrificazione – dall’inglese “gentrification”, la piaga che da tre/quattro anni ha iniziato a cambiare seriamente il volto della città (ne ho già parlato qui), grazie all’intervento di palazzinari ed imprenditori spesso anche italiani, che scaricano la responsabilità sul governo cittadino e il movimento degli artisti quando invece sono loro . . . --- CONTINUA A LEGGERE ---

martedì 4 giugno 2013

Piogge, alluvioni e cambiamento climatico


da: Il Sostenibile
di: Francesca Petretto

Poco più di un anno fa i ricercatori del PIK di Postdam avevano pubblicato un articolo relativo alle interconnessioni fra le sempre più frequenti precipitazioni che si abbattono sul nostro Pianeta (soprattutto in regioni in cui un fenomeno del genere non dovrebbe a rigor di logica verificarsi) e il problema di sempre più urgente attualità del cambiamento climatico.
 
La pubblicazione fu l’ovvio risultato di uno studio specifico sul gran numero di eventi meteorologici estremi e senza precedenti verificatesi negli ultimi dieci anni: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale WMO scrisse infatti nel 2011: “The decade 2001–2010 was the warmest ever recorded. The decade was marked by numerous weather and climate extremes, unique in strength and impact”.

Il documento del PIK esamina una serie di eventi catastrofici che hanno . . . --- CONTINUA A LEGGERE ---