sabato 22 giugno 2013

La mafia, Dell'Utri e Miccoli


Ci sono notizie che passano quasi inosservate, ma bisogna sempre parlarne e tanto, con tutti gli amici. Questo perché la Mafia anche quando non mette più le bombe (ed è così quando Dell'Utri e Berlusconi hanno fondato Forza Italia) continua comunque a infilarsi strisciando dappertutto. Noi sappiamo qual è la vera feccia, altri invece si confondono. 

Iniziamo dal calciatore Fabrizio Miccoli, sì: quello del Palermo. In passato il nome di Miccoli è venuto fuori nelle carte di diverse indagini riguardanti la Mafia, e ciò per il suo continuo frequentare certe amicizie. Potete fare una ricerca su Google, oppure accontentarvi di un paio di link, come QUESTO del settembre scorso, o QUESTO di dicembre. Fate voi.

Credo che una persona debba essere cacciata dal calcio ma, si sa, siamo in Italia...

Oggi invece apprendiamo che il "buon" Miccoli è stato intercettato al telefono sempre con un figlio di un boss mafioso (le indagini sulla Mafia, nonostante i ceppi della politica, vanno comunque avanti per opera di veri Eroi nella Magistratura e nella forza pubblica), e nella telefonata ha definito il giudice Falcone (una delle vittime della Mafia, la feccia sociale) in maniera agghiacciante, cantando assieme al figlio del boss: “Quel fango di Falcone, quel fango di Falcone”, “Ci vediamo davanti all’albero di quel fango di Falcone”.

Se lo avessi davanti, non scrivo cosa gli direi. Gente così non merita niente, neanche uno sputo in faccia. Chi va con la Mafia... è come se andasse con lo zoppo del proverbio.

CHE SCHIFO

Il secondo versante riguarda quel politico che definiva i boss mafiosi stallieri degli "eroi". Il pluri-condannato (per concorso esterno in associazione mafiosa) Marcello Dell'Utri sta per raggiungere la tanto agognata prescrizione, e ciò grazie a quelle leggi ad personam scritte per Berlusconi, le quali - chissà perché - hanno fatto la fortuna di delinquenti d'ogni tipo, mafiosi in primis (le bombe infatti la Mafia non le mette più).

I giudici della corte d'appello hanno chiesto una proroga di 90 giorni per depositare la sentenza che condanna il senatore a sette anni di reclusione per concorso esterno a Cosa nostra. Così sarà spinto più in là il giudizio finale della Cassazione. Ma a giugno del 2014 il reato sarà estinto. L'interessato: "Preferisco l'assoluzione, ma bene anche così". Ma và? Bene così? E certo! E poi qualche sgherro arcoriano parla di magistratura nemica, politicizzata eccetera.

Ma fateci il piacere!


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