lunedì 24 giugno 2013

Nuova condanna per Berlusconi: 7 anni per concussione e prostituzione minorile!


Parliamoci chiaro e senza ipocrisie: chi mai ha creduto alla storiella di Ruby "nipote di Mubarak"? Nessuno. Neanche (e soprattutto) Ghedini (super assente come il suo Padrone in Parlamento) e Longo, neanche quei parlamentari che votarno la vergogna alcuni mesi fa. La condanna era scontata, era dovuta, e rappresenta una vittoria per la Società Civile italiana, per quella parte del paese che crede ai giusti ideali, nessuno dei quali ha mai alloggiato nel satrapo di Arcore e nella sua sgherra di questuanti, dal piduista Cicchitto alla volta-gabbana Santanché. Nessuno ci ha mai creduto. E il veleno che Berlusconi ha fatto spargere per il paese non è servito a niente.

Stasera nei TG assisteremo alla consueta trafila delinquenziale di quanti faranno a gara a umiliare queste tre donne, i tre giudici che hanno applicato la Legge; sentiremo le dichiarazioni dei legali, ancora una volta sconfitti dal Diritto ch'essi in 20 anni hanno contribuito a sventrare capovolgendo codici e leggi per salvare il Padrone dal carcere, sbattendo sovente il muso contro la Corte Csotituzionale; verdremo i volti della rabbia più nera, sentiremo le parole di chi nel cuore ha solo odio verso la Giustizia, versi i Valori. E poi sentiremo il più imbarazzante quasi-silenzio di Enrico Letta, Napolitano e tanti del PD, che col PDL viaggia a braccetto a sostegno degli ultimi due governi della vergogna.

Oggi noi godiamo, perché sappiamo che il verde livore della rabbia sta bruciando le viscere dell'avvelenatore di pozzi. Oggi noi godiamo perché siamo stufi che una persona come Berlusconi sia nella politica, e mandiamo a quel paese quanti (a partire dal PD) non hanno mai applicato quella vecchia legge del 1957, la n. 351, permettendo - grazie all'intercessione di chi ha i baffi - che uno come Berlusconi godesse delle garanzie parlamentari. I ceffoni che arrivano dalla Giustizia colpiscono anche loro.

Su i calici, e sorridiamo!



Sentenza Ruby, Berlusconi condannato a 7 anni. Interdizione perpetua

 

La sentenza dopo sette ore di camera di consiglio. La Procura di Milano aveva chiesto 6 anni - 5 per concussione e 1 per prostituzione minorile - e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'avvocato Ghedini: "Fuori da ogni logica, questo processo a Milano non si poteva fare". Ipotesi di falsa testimonianza per le parlamentari Rossi e Ronzulli e diverse "olgettine"


di Redazione Il Fatto Quotidiano

Sette anni di reclusione per Silvio Berlusconi, uno in più di quanto chiesto dall’accusa, e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ la sentenza dei giudici del Tribunale di Milano al processo Ruby, in cui il leader Pdl è stato condannato per prostituzione minorile e concussione, in merito ai suoi rapporti con l’allora minorenne Karima el Mahroug, alias Ruby, ospite dei festini di Arcore, e all’intervento dell’allora premier sulla Questura di Milano perché la ragazza, fermata per un furto nel maggio 2010, fosse lasciata andare. 



I giudici hanno rimodulato l’accusa in concussione per costrizione (articolo 317) invece che per induzione (articolo 319 quater, introdotto dalla nuova legge sulla corruzione) come ipotizzato dall’accusa: da qui l’aggravamento della pena. Il verdetto è arrivato dopo sette ore di camera di consiglio. Disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. I giudici hanno stabilito anche l’interdizione legale per la durata della condanna. Il Tribunale ha deciso anche la trasmissione degli atti alla Procura perché valutino l’ipotesi di falsa testimonianza per le dichiarazioni di una lunga serie di testimoni, tra i quali la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi e l’europarlamentare Licia Ronzulli, il cantante Mariano Apicella e il commissario di polizia Giorgia Iafrate. E l’ex consigliere per le relazioni estere di Berlusconi, Valentino Valentini, che era con Berlusconi a Parigi quando telefonò in questura la sera del 27 maggio 2010. Nella lista del Tribunale anche alcune delle Olgettine. I giudici, invece, hanno disposto la trasmissione degli atti al consiglio dell’ordine degli avvocati di Milano per Luca Giuliante, ex alegale di Ruby e presente al misterioso interrogatorio della giovane avvenuto il 6 ottobre del 2010.
La condanna di Silvio Berlusconi a sette anni di carcere per il caso Ruby è “fuori da ogni logica”, ha commentato a caldo l’avvocato Niccolò Ghedini, facendo notare come “addirittura i giudici siano andati al di là delle richieste dei pm. Lo diciamo da due anni e mezzo, tre anni, che qua, a Milano, questo processo non si poteva fare”. Ghedini ha già annunciato il ricorso in appello – “e in cassazione”, ha aggiunto – dopo il deposito della sentenza. L’avvocato-parlamentare non si sbilancia invece sulle “conseguenze politiche” della vicenda. Ma le reazioni indignate dei big del Pdl, da Schifani a Cicchitto, non si sono fatte attendere. Ghedini ha attaccato anche il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. “Non credo che i giudici avessero bisogno di essere pressati, ma giudico comunque una cosa non consona la presenza di Bruti Liberati, perché non ho mai visto scendere un procuratore capo per una sentenza”.
I giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano hanno disposto anche la confisca e i beni sequestrati a Karima El Maurogh, in arte Ruby, e il compagno Luca Risso.
Per il leader del Pdl la procura di Milano aveva chiesto sei anni – 5 per la concussione e 1 per prostituzione minorile – e l’interdizione perpertua dai pubblici uffici. Secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e il pm Antonio Sangermano nella villa di Arcore, con quelli che gli inquirenti definiscono eventi, si materializzava “un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi”. Secondo gli inquirenti i fatti erano provati “oltre ogni ragionevole dubbio”. E nessuno aveva la Procura che “Ruby si prostituisse”, e che avesse “fatto sesso con Berlusconi … ricevendone dei benefici”: soldi, regali e promesse. Non solo l’allora premier “sapeva che la ragazza era minorenne”. I giudici non solo hanno accolto la tesi dell’accusa, ma sono andati oltre considerando di fatto le telefonate ai poliziotti una sorta di violenza morale nei loro confronti.
La difesa aveva chiesto l’assoluzione. Secondo i legali la telefonata del Cavaliere in Questura fu “un’azione umana” e a Villa San Martino le feste non avevano nulla di indecente. Ma non solo; i difensori avevano ricordato che tutti i testimoni avevano negato “di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi” e che nessuno aveva visto Karima El Mahroug in atteggiamenti intimi con l’allora premier. I testi della difesa pagati “erano già aiutati economicamente” prima e quindi da considerare credibili. Delle intercettazioni Niccolò Ghedini aveva detto che bisognava leggerle bene e che alcune avevano tono scherzoso. L’avvocato Piero Longo aveva posto anche una serie di questioni tecniche come la dichiarazione di incompetenza territoriale del collegio, il trasferimento dal Tribunale dei ministri e infine l’insussitenza del reato di concussione perché con la nuova legge sulla corruzione si sarebbe verificato una sorta di “suicidio del capo imputazione” in quanto l’induzione esercitata da Berlusconi sarebbe avvenuta per un errore e avrebbe indotto in errore la Polizia. I giudici però non solo si sono discostati integralmente da questa tesi, ma sono andati oltre quella dell’accusa individuando in Berlusconi un concussore minaccioso e negli agenti le sue vittime.



Concussione: sette anni a Berlusconi

 
di Arianna Giunti

Costa carissima al Cavaliere la telefonata con cui fece rilasciare la giovane marocchina dicendo che era nipote di Mubarak. Stabilita anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'appello inizierà in autunno, ma intanto potrebbe arrivare la sentenza definitiva sui diritti Mediaset e la decadenza da parlamentare

L'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato condannato a sette anni di carcere per concussione al processo Ruby. Inclusa nella sentenza, come pena accessoria, anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, che tuttavia non è operativa essendo questa la decisione di primo grado.

Dopo 26 mesi e poco più di 50 udienze – e dopo quasi sette ore di camera di consiglio - è così arrivata a sentenza uno dei processi più importanti che hanno coinvolto l'ex premier.

Il reato di concussione riguarda la telefonata che Berlusconi fece in questura per far rilasciare Karima El Mahroug dicendo che era nipote dell'allora presidente egiziano Hopsni Mubarak, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010.

Con quella telefonata e con una successiva sollecitazione del suo capo scorta, Berlusconi «abusando della sua qualità» di presidente del Consiglio «sollecitava ad accelerare le procedure» per il «rilascio della minorenne», aggiungendo che il consigliere regionale Nicole Minetti si sarebbe fatta carico del suo affido», così come sostenuto dall'accusa che aveva chiesto cinque anni per questo reato.

Il colpo di scena in questa sentenza, oltre alla pesantissima condanna, è stato il fiume di carte rinviate ai pm con l'ipotesi che nel processo siano state rese false testimonianze per le quali si potrebbe ora aprire un altro procedimento. In tutto una decina, fra di loro ci sono le "olgettine", le ragazze che frequentavano le serate di Arcore, l'europarlamentare Ronzulli, la parlamentare Maria Rosaria Rossi, Mariano Apicella, altri ospiti fissi di villa San Martino e anche il commissario di polizia Giorgia Iafrate, che si è occupata dell'affidamento di Ruby la notte in cui la minorenne fu portata in Questura. La poliziotta aveva sempre dichiarato di non aver subito pressioni dall'ex premier e di essersi comportata secondo la procedura.

All'imputato Berlusconi spettava l'ultima parola, ma oggi l'ex premier non si è presentato in aula. E così l'udienza della mattinata è stata brevissima: i giudici (tre donne: Giulia Turri, Carmen D'Elia e Orsola De Cristofaro) si sono ritirati immediatamente in camera di Consiglio e dopo diverse ore hanno comunicato la loro decisione.

Per la concussione la discussione è stata particolarmente lunga in quanto il governo Monti ha 'spacchettato' questo reato in due diverse casistiche, la costrizione e l'induzione indebita: alla fine il Cavaliere è stato condannato per la prima ipotesi di reato.

Fuori dal tribunale un gruppo di sostenitori del premier ha accolto la decisione al grido di 'vergogna, vergogna', dopo aver manifestato per tutta la giornata. Altri, contrari a Berlusconi, hanno cantato 'Bella ciao'.

In aula mancava l'imputato ma (oltre a Daniela Santanchè nel pubblico) c'erano gli avvocati difensori dell'ex premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, oltre al procuratore capo Edmundo Bruti Liberati, presente per ribadire ancora una volta che «non si tratta di un processo politico».

Di politico, in effetti, nelle origini processo Ruby, c'è ben poco. Un'inchiesta nata per caso, attraverso due piste parallele, che hanno portato gli inquirenti in un'unica direzione: la reggia di Arcore. E' lì infatti, a Villa San Martino, che secondo l'accusa si tenevano feste durante le quali si svolgeva attività di prostituzione. Un'attività che, appunto, avrebbe svolto anche l'allora minorenne Karima El Mahrough, già sfiorata da un'indagine della polizia su un giro di squillo che si prostituivano in due hotel di lusso a Milano.

L'inchiesta è esplosa con l'effetto di una bomba appunto la notte del 27 maggio 2010, quando Ruby è stata portata in questura perché sospettata di furto.

La Procura ha voluto vedere chiaro su quella ragazza dal passato turbolento, scappata di casa per la prima volta all'età di 13 anni e passata di comunità in comunità. Ma nel corso dei mesi Ruby - che inizialmente aveva ammesso che Berlusconi sapeva che lei era minorenne - ha ritrattato le sue dichiarazioni, rimescolando le carte in un collage di verità intercambiabili pronte a essere smentite la volta successiva. Si è vantata con amici e conoscenti di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi e di aver ricevuto cifre da capogiro per tacere e per "passare per pazza" per poi negare tutto, disperatamente, davanti ai giudici, fino a oggi.


Ma Ruby, in questi 26 mesi di processo, non è stata la sola a rivedere il suo personalissimo concetto di coerenza. Dichiarazioni riviste e corrette ci sono state anche da parte delle altre ragazze che frequentavano le serate di Arcore. "Cene eleganti", secondo il Cavaliere. Serate "Bunga Bunga" da 5 mila euro a notte secondo le fanciulle, intercettate al telefono.

Testimoni che Berlusconi - secondo le loro stesse dichiarazioni in aula - continua a retribuire ancora oggi con 2.500 euro al mese e che in questi tre anni ha omaggiato con lussuosi appartamenti, automobili, gioielli e contratti in casa Mediaset.

Scontato che l'ex premier ricorra in appello, ma in questo caso difficilmente potrà avvalersi della prescrizione, i cui termini scadranno tra il 2019 e il 2020.

Il più importante appuntamento penale per l'ex premier a questo punto arriverà in autunno, quando la Cassazione dovrà pronunciare la parola definitiva sul processo per i diritti Mediaset: dopo i quattro anni in secondo grado, il Cavaliere potrebbe incassare la sua prima condanna definitiva, con relativa interdizione dai pubblici uffici. E' quindi possibile l'appello sul caso Ruby si svolga con un imputato già pregiudicato per altri reati.

In questo momento, comunque, l'ex premier è condannato (seppure in via non definitiva) a 12 anni di carcere: ai quattro per i diritti Mediaset e ai sette incassati oggi, va aggiunto anche l'anno di reclusione che gli ha inflitto il tribunale di Milano per rivelazione di informazioni coperte da segreto istruttorio relative all'inchiesta Bnl-Unipol. Un processo quest'ultimo che tuttavia non vedrà mai una conclusione, per via della incombente prescrizione.

In materia di giustizia civile, invece, giovedì arriverà la sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori: in appello, Berlusconi è stata condannato a pagare un risarcimento di 560 milioni di euro all'ex proprietario di Mondadori Carlo De Benedetti.

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