lunedì 30 settembre 2013

Il Fatto Quotidiano protegge Messora, e da una notizia a metà


Se c'è una rivista che cito più di tutte, l'unica della quale per un anno intero sono stato abbonato (al PDF), è il Fatto Quotidiano. Hanno più equilibrio loro di tante altre testate giornalistiche. Però da quando Grillo è entrato in politica, quando si può le cose non le si dicono tutte e per intero, ma a metà.

L'esempio lampante è sulla questione Martinelli/Biondo/Messora. Claudio Messora, che spesso ho linkato qui, e che da quando Casaleggio va ai convegni degli amici del gruppo Bilderberg, ha smesso di botto di parlarne male (ricordate? "carbonari", "segreti"), è stato messo nel 2013 nella poltrona di responsabile del gruppo comunicazione al Senato. I suoi diktat hanno infastidito più di un parlamentare del M5S, come hanno creato fastidio le sue videocamere sempre accese alle riunioni: accese non per lo streaming (promesso per ogni cosa e realizzato solo quando fa comodo) ma per creare "archivio" di quello che i parlamentari del M5S dicono (ricatti a posteriori?).

Bene, Martinelli non fa più parte del gruppo di comunicazione alla Camera, al suo posto c'è Biondo, e Martinelli ha lanciato vari strali all'indirizzo suo e di Messora. Il Fatto Quotidiano però la racconta a metà. Già: Messora è blogger anche del Fatto Quotidiano, e nella struttura del Min.Cul.Pop. a 5 stelle è fondamentale per Grillo e Casaleggio.

Mi urta tantissimo che il quotidiano che leggo di più si sia abbassato a questo. Come si è abbassato a moderare i commenti al riguardo (anche ad altre cose) che ho lasciato nel loro sito (sempre con educazione).

Una mano lava (o insozza?) l'altra. Buona lettura. Con Gad Lerner a coda a dare la notizia per intero.



M5S, il blogger Martinelli non fa più parte del gruppo comunicazione alla Camera

Il responsabile scelto direttamente da Grillo e Casaleggio non ha superato i tre mesi di prova e lascia il gruppo a Montecitorio, senza nascondere gli attriti con Nicola Biondo, il suo sostituto. L'annuncio è stato pubblicato sul suo blog personale

di Redazione Il Fatto Quotidiano

Il blogger Daniele Martinelli non ha superato i tre mesi di prova e lascia il gruppo comunicazione alla Camera. L’annuncio è stato dato da lui stesso con un articolo sul blog: “Non faccio più parte del gruppo comunicazione alla Camera del Movimento 5 stelle. Non ho superato il periodo di prova di tre mesi, ma è stato meglio così. Non potevo sperare di essere assunto da ‘cuoco’ dopo aver fatto soltanto il lavapiatti”. 

Un addio con qualche strascico di polemica nei confronti di Nicola Biondo, il neo responsabile della comunicazione dei grillini a Montecitorio: “Mi sono trovato in rotta di collisione con il responsabile della comunicazione a Montecitorio nominato al mio posto. Pretendeva chiudessi il mio profilo Facebook e pure il blog per ‘eccesso di trasparenza’, sotto la costante minaccia di chiedere le mie dimissioni col solito refrain: ‘Ricordatevi: prima che salti io, saltate voi’. E’ stato per questo che il nostro rapporto – prosegue Martinelli – si è incrinato fin da subito. Infatti, di riunioni collegiali non ne abbiamo mai fatte. Potevano essere utili per decidere come ottimizzare il nostro ruolo nel gruppo. Sono certo che sarebbero servite a evitare scivoloni come quello della famosa mail di presenza ‘a garanzia dei deputati in Transatlantico”.

Martinelli si dice “contento” di aver svolto il suo incarico e conclude: “Il Movimento 5 stelle è una realtà avanti anni luce dalle beghe di pollaio del gruppo comunicazione. Guai a chi pensa che lì dentro comandano Grillo e Casaleggio. Fosse così, probabilmente oggi sarei stato ancora al mio posto iniziale”.

Martinelli era finito fin da subito al centro delle polemiche. Dopo la sua nomina, arrivata direttamente dal leader del Movimento 5 Stelle, le prime giustificazioni dai vertici per una scelta contestata: “Daniele Messora, con Daniele Martinelli, è il “responsabile delle strutture di comunicazione” – aveva dichiarato Beppe Grillo – il cui compito è quello “di sviluppare l’interazione con i cittadini e promuovere le iniziative dei parlamentari del M5S in Rete e attraverso i canali tradizionali. Non sono i portavoce a Camera e Senato”.



Daniele Martinelli lascia la comunicazione del M5S accusando Claudio Messora

di Gad Lerner

Daniele Martinelli non lavora più al gruppo comunicazione del Movimento 5 Stelle della Camera dei Deputati. La notizia è stata data dallo stesso Martinelli sul suo blog, come racconta Giornalettismo. Nel post che motiva il suo abbandono dell’incarico il blogger bergamasco lamenta in modo molto franco i pessimi rapporti avuti con gli altri collaboratori della comunicazione del gruppo M5S. Martinelli se la prende sia con Nicola Biondo, il responsabile dell’ufficio stampa del Movimento 5 Stelle a Montecitorio, che con Claudio Messora, che ricopre lo stesso incarico per il gruppo del Senato. «Non ne ho avuto dubbi fin dai primi giorni, quando mi sono trovato in rotta di collisione con Nicola Biondo, il responsabile della comunicazione a Montecitorio nominato al mio posto. Pretendeva chiudessi il mio profilo Facebook e pure il blog per “eccesso di trasparenza, sotto la costante minaccia di chiedere le mie dimissioni col solito refrain: “Ricordatevi: prima che salti io, saltate voi“. Il confronto con Messora, noto in rete per il suo popolare sito ByoBlu, ha avuto toni anche molto duri nei rari momenti di comunicazione. «(Biondo) è un cronista di carta stampata che non ha la più pallida idea di come funzioni un gruppo liquido avvezzo alla rete. Dev’essere per ciò se il capo della comunicazione alla Camera passava le sue giornate al Senato alle calcagna di Claudio Messora, il Piccolo Becchi, che in luglio, nell’unico scambio di mail che c’è stato, dopo avermi dato del lavativo, in visione a tutto il gruppo comunicazione e ai capigruppo di Camera e Senato, vergava: Con il permesso di Biondo, se non muovi il culo e fai le quattro minchiate che ti abbiamo chiesto, farò in modo che tu possa andare a prestare la tua preziosa opera là dove sicuramente non serve a nessuno (e dove potrai quindi non causare danni alle attività del MoVimento)».

Daniele Martinelli e Claudio Messora erano stati assunti – l’informazione era stata pubblicata sul sito di Beppe Grillo – come coordinatori dell’area comunicazione dei gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle. Un incarico che era sembrato a molti osservatori una sorta di commissariamento imposto da Grillo e Casaleggio, dopo che nelle prime settimane successive al boom elettorale i parlamentari a 5 Stelle avevano palesato alcune frizioni rispetto alla linea dettata dal leader del M5S. Una tensione che era esplosa dopo il voto per la presidenza del Senato, quando il candidato del centrosinistra Grasso ottenne alcuni voti da parte dei cittadini a 5 Stelle che preferirono così bloccare la possibile vittoria di Renato Schifani. Nonostante lo scontro con Messora ed il resto del gruppo comunicazione, Martinelli proclama fedeltà e pieno sostegno al M5S: «Il Movimento 5 stelle è una realtà avanti anni luce dalle beghe di pollaio del gruppo comunicazione. Guai a chi pensa che lì dentro comandano Grillo e Casaleggio. Fosse così, probabilmente oggi sarei stato ancora al mio posto iniziale. Continuerò a sostenere e a votare il Movimento compatibilmente con gli impegni di qualche altro lavoro che troverò. A testa alta! Alla faccia di chi scriverà che sono stato silurato. A risentirci qui sul blog. E su Facebook».

domenica 29 settembre 2013

Delinquenza politica (Berlusconi) e nuova occasione che andrà sprecata (M5S)


Per i vari adepti delle sette che infestano la politica, e che nei social network usano frasi fatte ed elenchi di cose della KASTHA11!11 per spostare il discorso altrove, preciso che non sono un elettore del PD, del PDL, del M5S. Ho votato Rivoluzione Civile alle scorse elezioni, e per anni ho dato il voto all'IDV, e cioé l'unico partito che ha davvero attuato una lotta senza quartiere alle nefandezze italiane, e che è stato fatto fuori da una marchetta mediatica cui hanno abboccato troppe persone che ritenevo intelligenti.

Per un ripasso sulla questione Report (Giannini) - Di Pietro, leggete QUI e QUI.

Ho dovuto fare la precisazione, in apertura del post, perché ormai fra commenti a questo blog e discussioni sui social network troppo facilmente sono stato etichettato come uno che portava acqua a qualche mulino (a volte il PD, a volte addirittura il PDL, certe volte - wow - il M5S). Niente di più sbagliato quindi. Se si vuole avere pieno diritto di cittadinanza a questo mondo, occorre togliersi i paraocchi e cercare di vedere le cose per quello che sono, senza usare le frasi fatte dei vari padroni di turno. Bisogna sapere criticare anche il destinatario del proprio voto. Io l'ho sempre fatto, e tante volte proprio con l'IDV (anche a livello locale) che ho votato a lungo.

Passiamo alla questione di cui voglio dissertare. Iniziamo da Berlusconi. Ha avuto la sua condanna passata in giudicato - quindi è un delinquente pregiudicato al 100% - e ora sta sciorinando la balla che il governo cade per la questione IMU-IVA.

IMU-IVA che? Sull'IMU-IVA Enrico Letta ha calato i pantaloni, come li ha calati per tante altre cose che questo governo orrorifico poteva fare e non ha fatto. La vera questione è che Berlusconi vuole che venga detronizzata la sentenza di condanna: quindi vuole la decadenza della Costituzione e dello Stato di Diritto. E questa, diciamolo a chiare lettere, è EVERSIONE dell'ordinamento giuridico e costituzionale italiano. Il fatto stesso che Epifani e Napolitano finalmente stiano puntando i piedi parla chiaro. E lo stesso Letta junior pare si sia stufato oramai, nonostante zio Gianni.

La questione dimissioni-PDL è l'ennesima dimostrazione che Berlusconi fa politica solo per se stesso e non per il paese, e neppure gli stravolgimenti di un Sallusti o di una Santanché (per fare due nomi fra i tanti) possono cambiare la realtà delle cose. E il testo con cui Berlusconi chiede l'epurazione di quanti nella giunta del Senato voteranno contro di lui per l'agibilità è l'ennesima revolverata in faccia alla Legge.

Il PDL ha ricattato il governo attuale e l'Italia in un modo quasi nazista, in misura molto maggiore e pesante rispetto al passato. E' il momento di andare avanti. E questo attuale governo del dolce far niente è una pagliacciata.

Andare avanti. E qui si passa al M5S. Abbiamo visto in passato che il M5S ha avuto già una grande occasione per lavorare per il paese, anzi due. La prima è stata quando Bersani ha fatto quella consultazione con Creamy e Lombardi e ha incassato prese in giro ("non siamo a Ballarò") e un NO secco. Il NO ci poteva anche stare, ed era in linea coi diktat del Quartier Generale (tutti sono stati bravi a dirci che il PD voleva solo i voti del M5S e basta), ma la questione poteva cambiare proprio grazie al M5S. Mi spiego.

Già, in quanti fra gli appartenenti alla setta a 5 stelle hanno riflettuto sul fatto che se fosse stato dato un SI alla richiesta dell'ameba Bersani il M5S avrebbe potuto tenere per le palle il PD e portarlo a ragionare in ottica anzitutto antiberlusconiana e poi in secondo luogo in ottica filo-Italia (economia, lavoro ecc.)? 

Quasi nessuno. E perché? E' arrivata la nube che ha appannato gli occhi, nella unica parola: "inciucio". E ci sono cascati. Inciucio è accordo di spartizione delle poltrone, non accordo di governo (tenendolo per le palle). A proposito: poltrone... il M5S ne ha avute (quando prima non ne voleva, così giurava Grillo). E non alludo a quelle dei parlamentari. Un solo esempio: vicepresidenza alla Camera (Luigi Di Maio, ma se vi guardate i siti di Camera e Senato ne leggerete altri). E Grillo ha sparato anche alto per cercare di farsi dare il Copasir (per dirne una), alla faccia del: "niente inciuci, non vogliamo poltrone". Santa coerenza... ma i pentastellati hanno memoria buona contro la KASTHA e memoria pessima per i panni in casa.

La seconda occasione l'ha stigmatizzata Travaglio: caduto nel vuoto il tentativo di Bersani, il M5S poteva presentare la sua proposta di governo. E non lo ha fatto. 

Leggete qui: AUTOSCACCO A 5 STELLE.

Eppure... niente. A dire il vero qualcuno nel M5S ci aveva provato. Mimmo Pisano aveva portato a Casaleggio una proposta di governo, e Casaleggio gli ha sbattuto la porta in faccia. Meglio il CAOS di Gaia, vero Gianroberto?

Per rivederla, coi link di riferimento relativi: CLICCATE QUI.

La terza occasione (anch'essa facile da cogliere) è adesso. Da quando i partiti hanno abdicato, Napolitano ha cercato - con risultati pessimi - di salvare il paese. Ora il M5S può andare vittorioso da Bersani/Epifani e dire loro: sediamoci a un tavolo, facciamo un brevissimo governo per scrivere la Legge Elettorale e firmare la Legge di Stabilità (cioé la Finanziaria). Già: la Finanziaria va presentata al Parlamento entro il 15 ottobre e va approvata entro il 31 dicembre. Il governo Letta non ha ancora fatto niente, ed è gravissimo. E allora, visto che nel programma del M5S c'è tanta "bbella robba", che problema ci può essere a creare un progetto di Finanziaria? (usiamo il vecchio termine, viene più facile). Il M5S è il gruppo politico con più laureati: li fate lavorare davvero Grillo/Casaleggio, oppure volete il caos di Gaia?

Io credo che saremo delusi nuovamente. Grillo stesso, che in passato ha urlato la cancellazione del Porcellum ai quattro venti, vuole andare alle elezioni col Porcellum. E il motivo è chiaro: la gente aveva votato il M5S non per i candidati (praticamente sconosciuti) ma perché c'era lui sopra. Il suo blog macina accessi (e tanti soldi), la gente si fida di lui, legge i suoi blog, guarda La Cosa. Perché cambiare allora il Porcellum? Ma Grillo si fida delle persone che ha mandato in Parlamento? Seconda cosa: la Legge di Stabilità. Ne ha mai parlato Grillo? No. Ne hanno mai parlato i suoi "cittadini"? No. La vogliono? O meglio: la sanno preparare?  Non avremo neanche questa, allora.

L'ho sempre pensato e ne ho la conferma: il M5S va bene come partito di opposizione, ma per governare non ci siamo, ragazzi. Non lo vuole Casaleggio, non lo vuole Grillo, e pare che nessuno dei suoi "cittadini" ne abbia le capacità.

Grillo vuole il Porcellum, vuole il 51% in Parlamento, per poi legiferare a colpi di Fiducia, scommettiamo? Punto. E' tanto diverso da certi politici che azzanna alla carotide durante i suoi comizi?

In mezzo (fra PD, M5S e PDL - gli altri partiti contano nulla oggi) ci siamo noi italiani: e siamo messi malissimo. Chissà se se ne sono accorti, questi "crani".

venerdì 27 settembre 2013

Processo escort: anche la Finanza sbugiarda Sua Emittenza


Si dimettono in blocco sì o no? Intanto la Giustizia va avanti, e scoperchia di tutto. La mole di materiale probatorio che sta venedo fuori a carico di Berlusconi è impressionante e cresce giorno dopo giorno. Buona lettura, trattenendo lo stomaco.  Quanti ancora possono davvero sostenere questa persona? Ormai chi lo fa è connivente.


Escort, la Finanza smentisce Berlusconi: “Pagava le ragazze di Tarantini”

 

In una informativa gli investigatori elencano tutte le menzogne del Cavaliere ai pm: tentò di aiutare l'imprenditore nei suoi affari con Finmeccanica e sapeva del pagamento delle ospiti. Nelle intercettazioni la verità sul caso delle donne ospiti della serate a Palazzo Grazioli

 
di Redazione Il Fatto Quotidiano

Stavolta non è un giornalista cattivo a dire che Silvio Berlusconi è un gran bugiardo ma la Guardia di Finanza in un’informativa depositata sei mesi fa in Procura a Bari nell’indagine che vede l’ex premier indagato insieme a Walter Lavitola per avere indotto a mentire davanti ai pm Gianpaolo Tarantini. Lo scopo dell’informativa depositata il 22 marzo in Procura è trovare “i punti di contrasto e contraddizione tra le dichiarazioni fatte dal Tarantini e quanto invece emerso dall’attività di indagine” ma due mesi dopo, il 17 maggio 2013, Berlusconi viene interrogato e conferma parola per parola le balle del suo compagno di bisboccia. Così l’informativa si trasforma nella cartina di tornasole delle menzogne del Cavaliere. Berlusconi ha mentito quando ha detto di non avere aiutato Tarantini nei suoi affari con Finmeccanica e ha mentito quando ha negato di essere consapevole del pagamento delle ragazze ospitate nei suoi palazzi. L’informativa del tenente colonnello Andrea di Cagno elenca le intercettazioni che smentiscono le balle dette ai pm. Berlusconi ha scritto e detto ai pm di Bari il 17 maggio scorso “da parte mia ribadisco di non aver mai pagato alcunché per ottenere prestazioni sessuali”.

L’informativa riporta invece le dichiarazioni di Tarantini del novembre 2009 (“il Presidente non ha mai saputo, ma neanche lontanamente, che io potessi dare un centesimo alle ragazze”) e poi lo infilza così: “Si riporta un episodio da cui si evince che Gianpaolo Tarantini è stato sostanzialmente reticente sulla specifica questione”: è la serata del 16 ottobre 2010 a Palazzo Grazioli alla quale partecipano Ioana Visan, Patrizia D’Addario, Clarissa Campironi, Barbara Guerra con l’amica Milena Chellino. Secondo la Finanza: “trascorrevano la notte in compagnia del presidente Berlusconi, Barbara Guerra e Ioana Visan. L’indomani Berlusconi e Tarantini intrattenevano una conversazione avente ad oggetto un compenso riconosciuto alle donne che avevano trascorso la notte a Palazzo Grazioli. Berlusconi chiamava Tarantini e riferendosi alle ragazze tra l’altro sottolineava: “guarda che hanno tutto per pagarsi tutto da sole eh (…) “E vabbé, ma non … perché tanto … sono …. sono foraggiatissime”. Ad abudantiam la Guardia di Finanza cita le intercettazioni di telefonate nelle quali Tarantini parlava con le ragazze dei pagamenti o di altri favori da Berlusconi dopo le serate del 6 settembre 2008, 23 settembre 2008, 28 settembre 2008, 8 ottobre 2008, 9 ottobre 2008, 16 ottobre 2008, 16 ottobre 2008, 4 novembre 2008, dal 26 al 30 novembre 2008 fino alla serata del 2 dicembre 2008, riguardo alla quale si legge: “Come già era accaduto in occasione della serata del 23 settembre 2008, Silvio Berlusconi, dopo essere stato informato da Tarantini su quali ragazze avrebbero partecipato alla serata, riferiva di voler invitare anche Fabrizio Del Noce che poteva interessare a Manuela Arcuri”. Riguardo al fatto che l’attrice volesse ottenere qualcosa in cambio dal presidente, la Finanza è più esplicita di mille articoli: “Era la stessa Arcuri, in più occasioni a ‘battersi’ per ottenere il compenso prima della prestazione sessuale a favore di Silvio Berlusconi”. Dice la Arcuri al telefono a Tarantini : “Poi se me lo fa il favore, poi, sarà ben ricompensato”. Poi.

Nella sua memoria ai pm Berlusconi scrive “Per quanto riguarda Fimeccanica non ricordo di aver fatto alcuna segnalazione né di aver presentato il Tarantini ai vertici aziendali”. A verbale ha aggiunto categorico: “Sono sicuro di non aver mai telefonato al dr. Guarguaglini (ex presidente di Finmeccanica, ndr) per presentargli qualcuno. Io personalmente non ho mai fissato un appuntamento tra Guarguaglini e Tarantini”. La Finanza, per smentire Tarantini che dice ai pm nel 2009: “I miei contatti con Finmeccanica furono tutti grazie a Rino Metrangolo” riporta una telefonata del 5 dicembre del 2008 nella quale Tarantini chiede a Berlusconi se Bertolaso era rimasto contento del loro incontro, favorito da Cavaliere, e Berlusconi risponde: “Non ne abbiamo parlato. Invece ho fissato un appuntamento per martedì con Guarguaglini per quella cosa”. La Finanza riporta anche una telefonata del 10 dicembre nella quale Berlusconi dice: “Ho visto Guarguaglini e poi ti riferisco”. E poi una telefonata del 5 febbraio 2009 nella quale, scrive la Finanza, “a rassicurare definitivamente Tarantini ci pensava lo stesso Berlusconi che lo informava di avere parlato con Guarguaglini, il quale gli aveva assicurato che le trattative stavano proseguendo regolarmente”. Segue la trascrizione della telefonata nella quale Berlusconi dice a Tarantini: “Ora ho parlato personalmente”. Tarantini lo interrompe e si fa richiamare sul fisso di casa. Precauzione inutile. È intercettato pure quello.

di Marco Lillo e Antonio Massari

lunedì 23 settembre 2013

La Germania torna alle urne: dove sono finiti i temi ecologici?


da: Il Sostenibile
di: Francesca Petretto

Il 22 settembre prossimo si terranno in Germania le elezioni federali per il rinnovo del 18° Bundestag. A sfidarsi per la carica di Cancelliere Federale saranno Angela Merkel, primo ministro uscente e leader del Centro Democratico Cristiano – CDU (con l’appoggio di Unione Cristiano Sociale di Baviera) e Peer Steinbrück, leader del Partito Socialdemocratico tedesco – SPD e Rainer Brüderle del Partito Liberale Democratico – FDP. Ovviamente in Patria infuria la campagna elettorale e le emittenti radio-televisive così come gli organi di stampa sono il maggiore organo di risonanza utilizzato dai “duellanti” e di informazione per gli elettori, con dibattiti, tribune elettorali, messaggi pubblicitari, articoli di opinionisti e politologi secondo il copione tipico delle economie occidentali. All’estero si guarda con attenzione al possibile esito delle votazioni che, comunque vada, sarà di strategica importanza per gli equilibri europei, la politica dell’Unione, la gestione della crisi economica, gli accordi con le altre potenze europee ed extraeuropee: in molti auspicano un improbabile cambio di rotta, con la sconfitta del Cancelliere Merkel ancora in carica; altri temono la possibilità di una vittoria, anche qui come già in Francia, della Sinistra moderata; la maggior parte del pubblico si limita a soppesare con occhio poco informato le possibili ripercussioni sulla politica economica degli altri stati, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo (i PIGS) in primis. Va detto, a chiusura di questa breve parentesi introduttiva, che chiunque ascenderà al soglio, si troverà a dover fronteggiare . . .   ---- CONTINUA A LEGGERE ----

venerdì 20 settembre 2013

Travaglio e le 20 video-panzane di Berlusconi


Dal Fatto Quotidiano di ieri (cartaceo).

A parte la perfetta imitazione della mummia di Mao Tse-Tung ricomposta in un frizzante doppiopetto scuro, il videomessaggio che annuncia la nascita di Forza Italia presenta varie analogie con quello primigenio del ’94 che annunciava la nascita di Forza Italia: il colorito pastello del faccino levigato come un culetto di bambino, peraltro adornato da una chioma decisamente più fluente di 20 anni fa; il set Ikea con i libri finti di legno e le foto di famiglia sulla scrivania, senza più Veronica, ma sempre rivolte verso l’esterno; l’impermeabilità al senso del ridicolo che accomuna la salma parlante e i cameramen riprendenti, a nessuno dei quali scappa mai da ridere. Neanche quando lui chiama il Padreterno a testimonial di Forza Italia 2.0 o quando invita kennedianamente gli italiani a domandarsi non cosa può fare lui per loro, ma cosa possono fare loro per lui. Ma soprattutto il fatto che, dopo quasi 20 anni, il protagonista sia ancora a piede libero, il che costituisce il vero, l’unico, miracolo italiano. Quanto alle differenze fra il ’94 e l’oggi, a parte i segni del tempo trascorso (più per noi che per lui), spicca lo straordinario progresso nella capacità di mentire, frutto di un lungo e proficuo allenamento: in un quarto d’ora è riuscito a infilare la bellezza di 20 balle, che costituiscono il nuovo record mondiale di cazzate al minuto (1,3 periodico).

1) Il presunto “bombardamento fiscale che mette in ginocchio aziende e famiglie” non riguarda comunque le sue, vista la sua condanna per frode fiscale, senza contare i vari autocondoni.

2) Il presunto sabotaggio degli alleati che in 20 anni gli avrebbe “bloccato tutte le riforme” non gli ha impedito di approvare la legge sulle rogatorie del 2001 in 93 giorni, la Cirami del 2002 in 119 giorni, il lodo Schifani del 2003 in 69 giorni, il lodo Alfano del 2008 in 25 giorni.

3) È falso che gli abbiano legato le mani sulla “riforma della giustizia”, visto che in vent’anni ne sono state approvate 110.

4) Non è Magistratura democratica che ha trasformato le toghe “da impiegati pubblici non eletti in potere dello Stato”: è l’art. 104 della Costituzione, che definisce la magistratura “autonoma e indipendente da ogni altro potere”, cioè anch’essa un potere dello Stato. Come negli Stati di diritto da Montesquieu in poi. Il che non vuol dire “irresponsabile e immune”: i giudici che rubano finiscono in galera (tipo quelli corrotti da Previti), i politici che rubano si coprono a vicenda.

5) Nessun magistrato, nemmeno di Md, ha mai detto di voler realizzare “la via giudiziaria al socialismo”.

6) Nel 1992-’93 la magistratura non ha affatto eliminato “i 5 partiti democratici che governavano da 50 anni”: si sono eliminati da soli, rubando. Come lui stesso disse nel ’94: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti schiacciati dal debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti lascia il Paese incerto al passaggio di una nuova Repubblica”.

7) Nel ’94 B. fu inquisito per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, poi condannato in tribunale, prescritto in appello e assolto in Cassazione, ma non “con formula piena”, bensì dubitativa: “insufficienza probatoria” (e solo perché Mills, che le prove a suo carico le conosceva, mentì sotto giuramento perché corrotto da lui). E le tangenti esistevano: il manager Sciascia corruttore e i finanzieri corrotti furono tutti condannati.

8) “Per questo cadde il mio primo governo”. No, cadde perché Bossi gli levò la fiducia, in dissenso sulla riforma delle pensioni.

9) “Da allora ho subìto 50 processi…”. Che però sono 28.

10) “…e 41 si sono conclusi senza condanne”. Ma le sentenze, meno di 41, lo dichiarano colpevole di corruzione, falso in bilancio, appropriazione indebita, falsa testimonianza, frode fiscale e rivelazione di segreti, ma impunito per prescrizione o per amnistia o perché si è depenalizzato il reato.

11) “La sentenza (Mediaset) potrebbe non essere definitiva: mi batterò in Italia e in Europa per la revisione”. In Italia la revisione è ammissibile solo con nuove prove, che per ora non si vedono; in Europa nessuna Corte può ribaltare sentenze di tribunali nazionali.

12) “Md si è impadronita della maggioranza della magistratura e dei collegi giudicanti”. Md non è mai stata maggioritaria tra le correnti togate e anche alle ultime elezioni per l’Anm s’è piazzata terza, alle spalle delle componenti moderate (Unicost e di MI), con 1975 voti su 7359. E nessuno dei 5 giudici di Cassazione del processo Mediaset è di Md.

13) “Per condannarmi hanno inventato un nuovo reato: quello di ideatore di un sistema di evasione fiscale”. Ma il reato è vecchio come il mondo: la legge punisce il “mandante”, il “promotore”, l’ “organizzatore” e il “concorrente nel reato” (articoli 110-112 del Codice penale).

14) “Hanno rifiutato di sentire 171 testimoni a mio favore”. Può darsi, ma il giudice ha il potere di sfrondare le liste dei testi della difesa e del pm: altrimenti l’imputato potrebbe citare direttamente l’elenco telefonico e il processo durerebbe un secolo.

15) “Mi hanno sottratto al mio giudice naturale: la sezione ordinaria penale della Cassazione…”. Il giudice naturale, d’estate, per i processi a rischio prescrizione, è la “sezione feriale promiscua” (mista di giudici penali e civili): la sua comunque era tutta di giudici penali.

16) “…dove già mi avevano assolto due volte per gli stessi fatti”. No, l’hanno assolto per Mediatrade, cioè per il periodo successivo a quello dei fatti contestati nel processo Mediaset.

17) “Mi hanno condannato per una presunta evasione dello zero virgola, a fronte di 10 miliardi pagati dal ’94 a oggi da Mediaset”. A parte il fatto che fino a due settimane fa i miliardi erano 6 e non 10, lo zero virgola non sta in piedi: la condanna riguarda ammortamenti di 7,3 milioni su due annualità, ma solo perché i restanti 300 milioni relativi agli anni precedenti si sono prescritti grazie all’ex-Cirielli e alla controriforma del falso in bilancio.

18) “Io non ho commesso alcun reato”. Ma le sentenze definitive che lui cita come modelli di giustizia imparziale lo dichiarano colpevole di svariati delitti gravissimi (vedi punto 10).

19) “Sono orgoglioso di aver impedito di andare al potere a una sinistra che non ha mai rinnegato la sua ideologia e vuole levarmi di mezzo col suo braccio giudiziario”. Strano: con quella sinistra lui governa dal novembre 2011, mantenendola al potere.

20) “Forza Italia difende la tradizione cristiana della vita e della famiglia”. Parola di uno che fece abortire Veronica e – come dice Benigni – “ha avuto diverse mogli, fra cui alcune sue”. Infatti l’unica frase coerente e veritiera è l’appello ai “missionari della libertà”: lui ha sempre prediletto la posizione del missionario.

giovedì 5 settembre 2013

L'Asse Grillo-Messora. Diktat dal Quartier Generale del Min.Cul.Pop. a cinque stelle


Lo so: siccome non è un post preso dal Corano-online a 5 stelle, questo articolo è puro "gombloddo!!11!", "schizzo di merda digitale", "fazioso" ecc. Perché solo quello che si trova scritto nel blog di Grillo (o in quello del fido Messora) è il Vero Assoluto, il Bene Supremo, il Giusto, l'Assioma. Messora serve bene padron Grillo, e tutto si spacca, in nome della democrazia che democrazia non è... soffocare i dissensi, far spegnere le menti, dare ordini e farli rispettare, con le consuete valanghe di insulti come condimento del solito piatto avvelenato.



M5S, espulsioni in arrivo

 
di Luca Sappino

I 'dissidenti' tengono il punto nonostante gli ukase del Capo. Oggetto dei litigi non solo la linea politica, ma anche il ruolo tracimante del capostaff al Senato Claudio Messora, accusato di essere l'esecutore a Roma degli ordini che arrivano da Genova. E sul blog del comico la scomunica verso i 'nuovi Scilipoti'

Ricordate? «Chi pensa che io sia antidemocratico, vada fuori dalle palle», diceva Grillo alle prese con le prime discussioni interne al suo movimento. Non ha cambiato idea. E ieri è così intervenuto, mentre i suoi erano ancora riuniti al Senato, in riunione, per affrontare il problema dissidenti, comunicazione e alleanze: «Chi vuole guardarsi l'ombelico si tiri fuori, il movimento non è il suo ambiente». Senza appello. «Siamo in guerra, una guerra che deciderà il destino di questo paese», scrive il leader, usando poi la metafora scacchista: «i bianchi non possono allearsi con i neri». E dentro Palazzo Madama i suoi più fedeli lo citano in presa diretta: «Siamo in guerra», ripete il capogruppo Morra, per poi tagliare corto sul tema delle alleanze: «Grillo l'ha fatto il tentativo con Bersani e sappiamo come è finita».

Il senatore Luis Alberto Orellana, non ha il piglio del dissidente, è calmo, fermo, conciliante. Era il candidato del Movimento alla presidenza del Senato. Ma tiene il punto: «Per me il dialogo è su un governo a 5 stelle, ma noi siamo solo 50, e dobbiamo confrontarci con altri che hanno la maggioranza in Parlamento. Non dobbiamo avere i paraocchi e dire no a priori. Non dobbiamo esser noi ad avere tabù. Possiamo avere un potere contrattuale fortissimo». Va in scena dunque la spaccatura che per settimane abbiamo raccolto in interviste e indiscrezioni. I volti più noti del Movimento dicevano che era tutta una montatura, titoli forzati dei giornali, e invece no: la spaccatura c'è, anche se la pattuglia di chi dissente è assai poco nutrita. Gli rispondono in tanti, infatti, e per le rime.

I più numerosi, però, sia alla riunione del Senato che in quella congiunta della Camera, sono i senatori pompieri. «Ci diranno che noi siamo divisi, lì i talebani, qui i dissidenti, quando invece noi stiamo solo facendo quello che gli altri non fanno, discutiamo pubblicamente», è il ritornello di molti interventi. Bisogna negare tutto è l'ordine di scuderia, poi però la distinzione la fanno loro stessi, senza bisogno di aspettare le cronache dei giornali. La senatrice Paola Nugnes, ad esempio, chiarisce così l'idea di dialogo: «Io non chiedo che i dissidenti vadano fuori. Non credo siano cattive persone, credo solo abbiano bisogno di parlare». «Dobbiamo chiarirci tra di noi», continua la senatrice. "Chiarirci", che però vuol dire in realtà "spiegare ai dissidenti come funziona da queste parti". Almeno stando alle parole della senatrice Enza Blundo, applauditissima dai colleghi e osannata nelle chat su youtube.

Oltre le alleanze, uno dei terreni di scontro è lo staff della comunicazione. La posizione dei dissidenti si può così sintetizzare: «Messora e tutti gli altri non gli ("gli"? ... sic!) ha eletti nessuno, lavorano senza render conto, perché devono esser loro a dettare la linea e divederci in buoni e cattivi?». Claudio Messora è insomma accusato di protagonismo, di fare come Grillo, «di aizzare i tifosi». L'accusa è fondata, ma non si deve dire. La senatrice Enza Blundo spiega il perché, leggendo un messaggio whatsapp di un collega: «Se questo era il movimento 5 stelle, non avevo capito», scrive critico il senatore. Blundo gli risponde in diretta streaming: «se non aveva capito, può sempre imparare. Se non capisce o non condivide, vada da altre parti». E nei commenti è un tripudio di «brava Enza» e insulti ai dissidenti.

Anche Grillo interviene, seppur indirettamente, sul tema. Ci si lamenta del leaderismo degli staff? Bene. Con un sms ai giornalisti del Fatto Quotidiano, annuncia che sarà sua nuova abitudine incontrare i giornalisti due volte al mese, a Milano o a Genova. Se dev'essere un movimento leaderistico, insomma, almeno questo sia del leader vero.

Gli uffici stampa dei gruppi parlamentari in queste ore danno a tutti una risposta secca e sbrigativa: «I dissidenti? Ieri li avete visti, no? Non sono più di tre». Poco male, insomma. Fossero pure il doppio - e lo sono: «Dobbiamo essere i portavoce del nostro meetup, degli iscriti o di 8 milioni di elettori», si chiede ad esempio Alessandra Bencini, senatrice, sostenedo che gli elettori certo non vogliono tornare al voto con il porcellum - ci si può anche salutare.

Sul blog di Beppe Grillo compare un commento, messo in evidenza dalla redazione, di un attivista di Torino, Alessandro B., che scrive: «Ma davvero Orellana vuol fare lo scilipote? Ho votato M5S, cioè ho dato il mio voto al MoVimento che si è impegnato a non fare alleanze con questi partiti. Non voglio che senatori eletti nel M5S mi facciano rientrare dalla finestra un partito (il PD) a cui ho sbattuto la porta in faccia, con ottime ragioni». Orellana è così avvisato.

Lo dice lo stesso capogruppo Morra, intercettato dai giornalisti dopo la riunione in Senato: Orellana cambi toni «o dovrà premere atto che le strade divergono». Così, prendere atto. «Espulsioni?», risponde alla Stampa, «Dico solo che siamo in guerra e chi non è all'altezza verrà selezionato naturalmente». Darwinismo 5 stelle.

Il mediatore della Mafia? Dell'Utri.


A volte faccio un enorme sforzo di volontà. Accendo le cellule grigie e mi spremo le meningi. Provo a mettermi nei panni di chi votava Forza Italia, poi il PDL, e quindi il suo indiscusso ducetto Berlusconi. A volte voglio cercare di capire perché la gente lo vota, e allora mi viene in mente quella barzelletta per cui Dio ha dato a ogni popolo due caratteristiche che lo contraddistinguessero dagli altri. Due sole, a tutti. Ma agli italiani invece tre, di cui solo due operanti assieme. Esse sono: essere buoni, intelligenti e berlusconiani. Chi è buono e intelligente non è berlusconiano, chi è buono e berlusconiano non è intelligente, chi è intelligente e berlusconiano non è buono.

Rende bene? Direi di sì. Io credo che chi vota Berlusconi o non ha capito quale delinquente egli sia, oppure lo ha capito e lo accetta lo stesso per tornaconto personale.

Dell'Utri rappresenta una parte importante di quella feccia che ha portato in auge Berlusconi, e il suo essere mediatore fra la Mafia e il biscione è assodato. Buona lettura.



“Dell'Utri mediatore tra Cosa nostra e Berlusconi”


Depositate le motivazioni della condanna in appello dell'ex senatore Pdl

di AMDuemila - 5 settembre 2013

Sono state depositate ieri dai giudici le motivazioni della sentenza d'appello che ha condannato a 7 anni di reclusione l'ex senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. “La condotta illecita del senatore Marcello Dell'Utri - secondo quanto scritto nel documento - è andata avanti nell'arco di un ventennio” con una serie di comportamenti “tutt’altro che episodici, oltre che estremamente gravi e profondamente lesivi di interessi di rilevanza costituzionale”.
Inoltre “Nel periodo di tempo in oggetto (1974-1992) ha, con pervicacia, ritenuto di agire in sinergia con l'associazione, al fine di mediare tra le esigenze dell'imprenditore milanese (Silvio Berlusconi, ndr) e gli interessi del sodalizio mafioso, con ciò consapevolmente rafforzando il potere criminale dell’associazione”. Sono questi due dei passaggi della motivazione scritta dai giudici della terza sezione della corte d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti (giudici a latere Daniela Troja e Mario Conte).
I giudici di appello, che ritengono provato il concorso esterno di Marcello Dell’Utri a Cosa nostra fino al 1992, aggiungono di aver sottoposto i fatti relativi agli anni più recenti “a nuova valutazione”, e di essere giunti alla conclusione che “è incontestabilmente emersa la permanenza del delitto di concorso esterno in associazione mafiosa per tutto il periodo in esame e anche nel periodo in cui Dell’Utri era andato a lavorare da Rapisarda (l’imprenditore Filippo Alberto Rapisarda, ndr) lasciando l’area imprenditoriale di Berlusconi e anche per il tempo successivo al 1992”.
Di fatto la corte conferma il ruolo di Dell’Utri come “mediatore” del “patto” tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra, di cui fu un fatto chiave la presenza ad Arcore di Vittorio Mangano, stalliere “protettore” della famiglia Berlusconi. “A seguito della sentenza della cassazione – scrivono - era stato definitivamente accertato che Dell’Utri, Berlusconi, Cinà, Bontade e Teresi (questi ultimi tre boss mafiosi, ndr) avevano siglato un patto in base al quale l’imprenditore milanese avrebbe effettuato il pagamento di somme di denaro a Cosa nostra per ricevere in cambio protezione”. Pagamenti che secondo i giudici iniziarono subito dopo l'incontro del 1974, con la richiesta di 100 milioni di lire formulata da Cinà, ed esaudita.
E su Mangano sottolineano come “non era stato assunto per la sua competenza in materia di cavalli, ma per proteggere Berlusconi e i suoi familiari e come presidio mafioso all’interno della villa dell’imprenditore”.
I giudici ricordano anche che Dell'Utri ha ammesso di aver indicato Mangano a Berlusconi come persona da assumere ma lo stesso ha sostenuto di non essergli amico, anzi di averne paura. Un fatto che per i giudici non è credibile in quanto “il rapporto tra i due non si è mai interrotto almeno fino al 1992 e ha subito delle forzate interruzioni solo per i periodi di detenzione di Mangano, affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova. La continuità della frequentazione, l’avere pranzato in diverse occasioni con lui sono circostanze che hanno consentito di escludere che i rapporti possano essere stati determinati da paura. Del resto, Dell’Utri non ha mai dimostrato di temere i contatti con i boss mafiosi e di concludere accordi con loro”. Quindi, scrivono i giudici, “La personalità dell’imputato appare connotata da una naturale propensione ad entrare attivamente in contatto con soggetti mafiosi, da cui non ha mai mostrato di volersi allontanare neppure in momenti in cui le proprie vicende personali e lavorative gli aveva dato una possibilità di farlo”.
L'ex premier Berlusconi “abbandonando qualsiasi proposito (da cui non è parso ma sfiorato) di farsi proteggere da rimedi istituzionali, è rientrato sotto l’ombrello di protezione mafiosa assumendo Vittorio Mangano ad Arcore e non sottraendosi ma all’obbligo di versare ingenti somme di denaro alla mafia, quale corrispettivo della protezione”.
Nelle motivazioni della sentenza la Corte d’appello di Palermo ha espresso un “giudizio di inattendibilità intrinseca del collaborante Gaetano Grado”, il quale aveva accusato Dell’Utri di aver fatto da tramite nel riciclaggio di denaro proveniente da un traffico di droga dalle cosche nell’attività di realizzazione di Milano 2. Per i giudici tali fatti “non possono considerarsi idonei a superare neppure la soglia di mero indizio”.
Dell'Utri è stato condannato in primo grado a 9 anni di carcere e 7 in secondo grado. La Cassazione annullò con rinvio il verdetto, così si tenne il nuovo processo d'appello che lo scorso 24 marzo lo ha condannato a 7 anni di reclusione.