domenica 13 ottobre 2013

Gomez su Grillo e il Fatto. E: gli altri emendamenti fuori "programma"


Interviene anche Peter Gomez, e dice la sua sua libertà di parola e il diritto di critica: concetti alieni al Quartier Generale e a quella parte dei grillini che si comportano da setta. Per fortuna non tutti i simpatizzanti, iscritti e parlamentari sono come Grillo e Casaleggio. Con buona pace di quel Messora che tutto videoregistra e poco manda in onda sulla rete.


Beppe Grillo, ilfattoquotidiano.it e il diritto di critica


di Peter Gomez

La difesa della libertà di parola e del diritto di critica è sempre stata un valore fondamentale del nostro web giornale. Per questo non ci lamentiamo se sul blog di Beppe Grillo, dopo la scomunica dei parlamentari M5S che avevano presentato un emendamento sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina, è stato pubblicato un post in cui un attivista (tale Tinazzi) attacca Il Fatto Quotidiano accusandoci, tra l’altro, “di aver sostituito l’Unità come organo del Pd”. 

Tinazzi è libero di pensarlo, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sono liberi di mettere on line il suo scritto, così come i lettori sono liberi di farsi un’opinione sulla veridicità di queste affermazioni. Magari – è meglio, ma non obbligatorio – dopo aver dato di nuovo un’occhiata alle centinaia di articoli da noi messi in rete in questi anni su Penati, la segretaria di Bersani e i suoi conti correnti, il Monte Paschi di Siena, Unipol e Matteo Renzi. Storie e notizie scovate e raccontate dai nostri cronisti che, al pari di quelle riguardanti altri partiti e altri personaggi dell’economia e della finanza, sono state spesso utilizzate da Grillo e dal M5S  per fare attività politica e di denuncia.

Un paio di riflessioni sui diritti e i doveri di chi fa informazione e sui principi che, tra molti errori, abbiamo sempre cercato di seguire è però il caso di farne. La tesi forte del post pubblicato sul  blog di Grillo è infatti tutta racchiusa nel titolo: “I falsi amici”. Ed è una tesi che non ci piace. Non perché da quelle parti c’è qualcuno (una piccola minoranza almeno a giudicare dai commenti) che ci considera falsi. Ma perché ancora una volta siamo costretti a constatare come in Italia, tra chi fa politica, resti molto popolare l’idea che  l’esistenza di una stampa amica sia un fatto normale.

Bene: qui al ilfattoquotidiano.it la pensiamo esattamente al contrario. Proprio come insegnò molti anni fa il creatore di Panorama Lamberto Sechi crediamo che “i giornalisti hanno amici, ma i giornali no”. Che le notizie non vanno scelte guardando chi favoriscono o chi danneggiano. Ma che, se sono notizie, vanno sempre e solo pubblicate.

Non basta però. Qui al ilfattoquotidiano.it cerchiamo pure (non siamo perfetti) di seguire delle altre regole: correggersi quando ci si sbaglia, tenere i fatti separati dalle opinioni (per questo è nata la colonna dei blog) e ospitare anche commenti che non corrispondono necessariamente alla linea del nostro web giornale. Pensiamo  che confrontando opinioni diverse tra loro sia possibile, di tanto in tanto, trovare dei punti di vista in comune. A farci paura sono il conformismo e l’unanimismo, non il dibattito, la discussione e le idee controcorrente.

Sul reato di immigrazione clandestina, come su ogni altro aspetto della vita economica e sociale italiana, proviamo poi a essere pragmatici. Prima prima di formulare giudizi etici, morali o  considerazioni di convenienza politica (faccenda quest’ultima che riguarda non la stampa libera, ma chi si presenta alle elezioni) facciamo considerazioni di ordine pratico. È secondo noi stupido intasare i tribunali con migliaia di fascicoli – 12mila solo alla procura di Agrigento – destinati a essere chiusi con condanne a pene pecuniarie che nessun migrante sarà mai in grado di onorare. È  insensato tenere in vita norme che impongono l’apertura di indagini giudiziarie utili solo a sperperare i soldi dei contribuenti per pagare il lavoro infruttuoso di forze dell’ordine, magistrati, cancellieri e avvocati di ufficio. È, per noi, criminale spingere i pescatori a girare al largo dai naufraghi per il timore di essere indagati per favoreggiamento.

L’obiezione secondo cui abolire il reato di immigrazione clandestina significa dare il via libera ad ulteriori esodi di massa non ci convince. L’esperienza insegna che il deterrente vero, per chi accetta il rischio di morire in mare, è rappresentato da un efficace e rapido sistema di rimpatrio (a meno che non si abbia diritto all’asilo), non da una lunga trafila burocratica.

Ovviamente si è liberi di pensarla in un altro modo. E se lo si fa non si è per questo dei pericolosi xenofobi. Sarebbe però il caso di argomentare le proprie posizioni. Sarebbe bene fornire dati, cifre, esempi e analisi. Ma lo sappiamo. Farlo costa tempo e fatica. Ed è sopratutto rischioso:  anche perché, se i fatti per supportare le proprie tesi non si trovano, invece che far cambiare idea agli altri, se si è intelligenti, si finisce per mutare la propria. E allora meglio non pensarci e urlare, un po’ ridicoli, ai servi di partito. In fondo non era Paul Valery a dire che “quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore”?

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Secondo punto. Ieri il Fatto Quotidiano in edizione cartacea ha pubblicato un articolo a firma di Paola Zanca e "Idc" (non ho capito il nome cui si riferisce questo acronimo), in cui si elencano gli altri casi di emendamenti "fuori Programma" presentati dai parlamentari del M5S in questi mesi. Tutti casi per i quali né Grillo né Casaleggio si sono sentiti in dovere di intervenire invocando l'errore (?) di non aver consultato la base online (ah, quella famosa piattaforma tante volte promessa non è ancora attiva). Evidentemente al Quartier Generale ha dato fastidio soltanto la richiesta di cancellazione della norma sul reato clandestinità.

Da questa posizione di Grillo e Casaleggio, dall'intera vicenda (le cose che vado ad elencare) si capisce molto sulla reale essenza dei concetti in testa ai due, oltre che su come loro considerino il movimento "cosa loro" e basta, alla faccia dei proclami di quella campagna elettorale furba, in cui nel posto X si diceva la cosa che X voleva sentirsi dire, e nel posto Y si capovolgeva tutto, per lisciare il pelo anche a Y. Intanto gli elettori del M5S si sono già dimenticati della promessa dei famosi 1000€ a tutti i disoccupati (già, e con quali soldi?)...

Purtroppo nel sito del Fatto l'articolo non c'è, lo avrei linkato, perciò vado "a mano", con pazienza. Spero lo apprezziate. I temi di cui sotto sono scottanti, vediamo che succederà. Io commento solo così: sono cose sulle quali mi trovo d'accordo, e non ho problemi a dirlo, alla faccia di che qualche tempo fa mi aveva detto che leggendo i miei post su Grillo e il M5S gli "veniva voglia di entrare a scrivere parolacce". Replico: adora di meno il tuo capo e impara ad essere critico. Io sono obbiettivo, tu no: hai il paraocchi. E fatti una favore: cresci.


 Cittadinanza, gay e fine vita. I prossimi fuori programma

di Pa.za e Idc (Fatto Quotidiano cartaceo, 12 ottobre 2013)

Tra le proposte di legge presentate dai grillini molti temi sensibili destinati a riaprire nuovi scontri, come sull'immigrazione clandestina

L'emendamento firmato da Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi - quello che chiedeva l'abolizione del reato di immigrazione clandestina e che ha scatenato la socmunica di Grillo e Casaleggio in quanto "argomento fuori programma" - era lì. chiuso in un cassetto del Senato da luglio scorso. E' tornato d'attualità quasi per caso, perché approvato dal governo e dagli altri partiti sull'onda della tragedia di Lampedusa. Ma quante altre "fuori programma" ci sono nelle commissioni di Montecitorio e Palazzo Madama pronti a far esplodere la bomba nel Movimento? Quante, tra le altre proposte di legge depositate dagli eletti grillini, toccano temi di "grande rilevanza sociale", quelli che - secondo Grillo e Casaleggio - andrebbero discussi e rinviati alla prossima legislatura? Ecco alcuni dei sogni chiusi nei cassetti dei Cinque Stelle. E chissà cosa potrà succedere quando li apriranno.

Lo ius soli "temperato"

Porta la firma di Giorgio - Girgis - Sorial. Figlio di immigrati egiziani cresciuto a Brescia, appena arrivato in Parlamento, ha scritto la proposta di legge che cambia la vita delle seconde generazioni come la sua. L'ha depositata il 14 giugno scorso. E' uno isu soli "temperato", perché la faccenda della cittadinanza ai nati in Italia ha già scatenato polemiche interne ai Cinque Stelle. Nel programma non c'è. Nei venti punti nemmeno. Ma il progetto di Sorial "amplia le condizioni e i requisiti per l'acquisto, per nascita, della cittadinanza italiana, quale misura di integrazione positiva, idonea a produrre inclusione sociale, e di riconoscimento del percorso di radicamento avviato nel nostro territorio dalle persone di origine straniera che vi sono nate, che stabilmente vi abitano e che intendono, con pari diritti e doveri, partecipare alla vita culturale e socio-politica del nostro Paese". Ahia.

Il matrimonio omosessuale

Altra patata bollente. Il programma portato in giro da Beppe Grillo durante lo Tsunami tour non ha mai fatto cenno alle unioni gay. Eppure Luis Orellana - senatore di Pavia - ancora prima di entrare in rotta con il gruppo, appena arrivato a Roma aveva pensato bene di presentare una proposta tranchant. Che il 2 luglio ha cominciato il suo esame in commissione. Bisogna modificare il codice civile, dice Orellana, perché "questo è un pregiudizio antico non più tollerabile da parte dello Stato" e va rimosso "consentendo l'accesso al matrimonio civile alle persone omosessuali".

Aborto e divorzio breve

Due leggi targate anni settanta che il Movimento, ora che siede in Parlamento, vorrebbe adattare ai giorni nostri. Ma anche in questo caso non lo ha detto a Grillo e a Casaleggio. Maurizio Romani - medico di Firenze - vuole intervenire contro "l'aumento degli obiettori di coscienza e le lunghe liste d'attesa negli ospedali pubblici" che "stanno mettendo a rischio il diritto delle donne di interrompere la gravidanza nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge n. 194". Per questo il 4 luglio ha chiesto l'obbligo per le strutture ospedaliere di avere almeno il 70 per cento di personale non obiettore. Alfonso Bonafede - fiorentino pure lui ma avvocato - vorrebbe invece riammodernare le norme sulla fine del matrimonio: tra la separazione e il divorzio, adesso, devono passare 3 anni. Lui vuole ridurre l'attesa a sei mesi. 

Il testamento biologico

Un tema che divide trasversalmente partiti e coscienze, su cui il Movimento non ha una posizione messa nero su bianco. Matteo Mantero, commerciante savonese, approdato alla Camera "dopo lunga riflessione", ha presentato in giugno il ddl che vuole introdurre il testamento biologico in Italia. Il testo, sottoscritto da altri 7 deputati di M5S, prevede: "Nel caso in cui la persona da sottoporre al trattamento sanitario versi nell'incapacità di accordare o negare il proprio consenso, i medici sono tenuti a rispettare la volontà espressa nella dichiarazione di volontà anticipata di trattamento, ovvero nel cosiddetto testamento biologico". Il "soggetto che presta o rifiuta il consenso al trattamento" su suo mandato deve tenere conto della volontà espressa dal paziente in precedenza. Un "comitato etico per le strutture sanitarie" deve dirimere i contrasti tra fiduciari del paziente e medici curanti. Importante: "il medico può disattendere le direttive contenute nel testamento biologico", ma a determinate e motivate condizioni.

8 per mille, caccia e cambio di sesso

Non sono temi fondamentali, ma nemmeno di questi nel programma c'è traccia. Il 25enne siciliano Francesco D'Uva propone che lo Stato destini il 5 per cento della sua quota sull'8 per mille "per informare i cittadini sui possibili obiettivi che può conseguire" proprio tramite l'8 per mille. La toscana Chiara Gagnarli vuole abolire il diritto di accesso ai terreni altrui per l'esercizio della caccia ("la norma può ledere il diritto alla proprietà privata e mettere a rischio l'incolumità dei cittadini"). Infine il torinese Alberto Airola: chiede che venga riconosciuto "il diritto fondamentale della persona che sente di non corrispondere al sesso indicato nell'atto di nascita di poter adeguare la propria identità fisica a quella psichica".

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