lunedì 4 novembre 2013

Reddito di cittadinanza by M5S: non 1000€ ma 600€. La copertura?


Questo è stato forse il più importante cavallo di battaglia di Grillo nel corso della SUA campagna elettorale. Il "nessuno deve restare indietro" e i "1000€ a tutti" hanno scaldato i cuori di milioni di italiani. Ad oggi erano state già presentate due proposte, ma dal PD (500€) e da SEL (600€). Non ho notizia che per queste due proposte ci fosse una spiegazione sulla copertura finanziaria, cioé su come finanziare questi miliardi. Magari c'era, o forse no. Non lo so.

Quel che conta è che ora la stessa cosa avviene per mano del M5S, il quale non parla più di 1000€ (dato il numero in crescita dei disoccupati, cifra insostenibile) bensì di 600€. E anche qui non c'è traccia di una spiegazione sulla copertura (dicono che questi 19-20 miliardi si troveranno, spero non facendo i soliti tagli al pubblico impego, cioé i licenziamenti - chiedete a Monti-Fornero). Praticamente mezza Finanziaria per dare i soldi ai disoccupati... e dove li prendi questi soldi?

Seguerò questa vicenda con attenzione, per due motivi. Motivo numero uno: subodoro la polpetta avvelenata al governo Letta; nel senso: "se la cosa non va avanti in Parlamento è colpa del PDL e PDmenoL, noi ci abbiamo provato". Motivo numero due: su questa proposta il M5S si gioca una grossissima fetta del suo elettorato oltre che la sua credibilità (promesse mantenute o meno); cl'elettorato ha già visto una riduzione di 400€ rispetto a quanto sbandierato da Grillo nelle piazze italiane la scorsa primavera. E ora?

L'Economia va ristrutturata, il mondo del Mercaro del Lavoro pure. Adesso vedremo se tutte quelle lauree (il M5S in questa legislatura aveva la percentuale più alta di laureati fra i candidati, e credo anche fra gli eletti) servono a qualcosa. Questo è il primo vero passo coraggioso oltre che importante, e io sono molto curioso.

Una cosa - nell'articolo sotto riportato - è da notare: i due giornalisti Quarantelli e Castigliani prima scrivono "l'hanno trovata", poi continuano scrivendo "esiste", poi "è realizzabile", e poi ancora "nessuna notizia ancora della copertura finanziaria". Pare proprio l'articolo scritto per quelli - e su internet oggi sono davvero tanti - che si accontentano del titolo di un articolo nel loro sito o blog di riferimento e sono contenti così, senza andare avanti a leggere. I lettori di un giornale come il Fatto Quotidiano meritano un trattamento migliore.



Reddito di cittadinanza, 600 euro a chi non ha lavoro: il disegno di legge M5S

 

La bozza è stata depositata a Camera e Senato e verrà presentata pubblicamente nei prossimi giorni. Il fattoquotidiano.it ha potuto ricostruirne gli aspetti fondamentali. Il modello è la Francia e l'erogazione dei fondi per i maggiorenni residenti in Italia dipende dalla volontà del singolo di lavorare. Il costo per lo Stato è di circa 20 miliardi. L'ostacolo più difficile sarà quello di riuscire a farla entrare nell'agenda politica del Parlamento

 
di Marco Quarantelli e Martina Castigliani

L’hanno trovata. La copertura finanziaria per il reddito di cittadinanza esiste ed è realizzabile. O almeno è quello che promette il Movimento 5 Stelle, che dopo sei mesi di lavoro annuncia “abbiamo un disegno di legge”. Costa 20 miliardi e prevede un contributo di massimo 600 euro per chi ha perso il lavoro o si trova sotto la soglia di povertà. E’ il punto numero uno del programma elettorale, promosso da Beppe Grillo nelle piazze di tutta Italia e la proposta che non possono mancare. Il modello è la Francia, e non la Svizzera come aveva detto il leader, e soprattutto il sostegno è legato ad una riorganizzazione dei centri dell’impiego. Tecnicamente andrebbe chiamato “reddito minimo garantito” e non “reddito di cittadinanza”, perché quest’ultimo indica l’erogazione di fondi ai cittadini maggiorenni a prescindere che lavorino o no, ma resta una forma di contributo. 

La presentazione sarà fatta in via ufficiale nei prossimi giorni, ilfattoquotidiano.it ha potuto ricostruire gli aspetti fondamentali del disegno di legge. E’ un progetto a cui guardano con interesse Pd e Sel, ma il rischio è quello di vederlo accantonato alla prima votazione, dimenticato insieme alle altre centinaia di leggi studiate dal Movimento e che non trovano i voti necessari per essere discusse. “I soldi ci sono”, assicura il senatore a 5 Stelle Alberto Airola, “Non ci vengano a dire che non si può realizzare perché 20 miliardi li possiamo ricavare senza problemi. Noi, a differenza degli altri partiti, siamo preoccupati per la situazione sociale italiana. Enrico Letta invece l’ha definito un progetto ‘divisivo’”.

E’ il loro terreno e tra discussioni politiche e malumori interni, sanno che questa è la prova che non possono sbagliare. Il progetto, elaborato da gruppi di lavoro locali e nazionali, prevede uno schema di reddito minimo garantito del “costo di 19-20 miliardi”, agganciato ad una riforma del mercato del lavoro. Se Grillo in campagna elettorale parlava di un sostegno di 1.000 euro per i disoccupati, ora le cifre cambiano. In base alla proposta, avranno diritto al reddito tutti i cittadini residenti in Italia. Potrà beneficiarne chiunque abbia perso il lavoro e chi, pur lavorando, non riesca a superare la soglia di povertà: nel primo caso verrà erogato il contributo massimo di 600 euro; nel secondo caso lo Stato provvederà ad integrare il reddito fino a quota 600. L’importo sarà calcolato sulla base del nucleo familiare, ma l’aiuto verrà erogato ad ogni membro. Esempio: una famiglia è composta da due persone, una percepisce un reddito di 400 euro al mese e l’altra non ha entrate. Il primo componente riceverà 200 euro (per arrivare a quota 600), il secondo riceverà il contributo pieno e per ogni figlio a carico aumenterà l’importo del sostegno. Che andrà ad integrare anche le pensioni minime. Nessuna notizia ancora della copertura finanziaria: i modi e i tempi verranno svelati una volta che la bozza sarà presentata ufficialmente.

Il reddito ideato dal M5S è basato sul riordino dei centri per l’impiego. “Le riforme che si sono susseguite negli anni hanno esternalizzato parte dei servizi – spiega la senatrice Nunzia Catalfo, membro del team che ha elaborato il progetto – finendo per paralizzare il sistema perché non c’è un ente che coordina il lavoro delle strutture pubbliche con quello delle agenzie private. In base alla nostra proposta sarà il ministero del Lavoro a farlo”. I centri per l’impiego offriranno a chi è disoccupato fino a 3 offerte di lavoro “congrue”, ovvero adatte al suo curriculum: “Se uno è laureato in ingegneria non gli si può chiedere di fare il giardiniere”. Al terzo rifiuto, si perde il diritto al reddito.

In Francia esiste qualcosa di simile: è il Revenu de Solidarité Active, introdotto nel 2009. Ne ha diritto chi risiede nel paese da più di 5 anni, ha più di 25 anni, chi è più giovane ma ha un figlio a carico o 2 anni di lavoro sul curriculum. Un singolo percepisce 460 euro mensili, una coppia con 2 figli 966 euro. L’importo cresce con l’aumentare della prole ed è modulare: man mano che cresce il reddito da lavoro, diminuisce il sussidio ma in questo modo il reddito disponibile aumenta. Differente il progetto di reddito di cittadinanza che presto sarà sottoposto a referendum in Svizzera, indicato da Beppe Grillo come modello per la proposta del M5S. Oltreconfine il comitato popolare Grundeinkommen ha presentato al Parlamento una petizione con 126 mila firme per assicurare 2.500 franchi al mese (2.064 euro) a ogni cittadino maggiorenne e 500 franchi (412 euro) a ciascun minorenne a prescindere dal fatto che lavorino o siano disposti a farlo.

In Italia l’ostacolo più grande, oltre ogni proclamo, è quello di riuscire a far entrare il disegno di legge nell’agenda politica italiana. Sulla carta, anche Pd e Sel chiedono il reddito minimo di cittadinanza. I democratici hanno presentato una proposta di legge alla Camera, assegnata il 24 giugno alle commissioni riunite Lavoro e Affari sociali, ma l’esame non è ancora iniziato. L’ipotesi del Pd prevede un contributo di 500 al mese, per coloro che hanno un Isee non superiore a 6.880 euro annui. Il partito di Nichi Vendola invece eleva la soglia a a 600 euro ciascuno da destinare a chi ha un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro.

Ma dalle proposte ai fatti, la strada è lunga. Il Movimento 5 Stelle aveva presentato in Senato una mozione: il 26 giugno l’Aula l’ha bocciata con 181 voti di Pd, Pdl e Scelta Civica. E non solo. “In Commissione”, racconta Sara Paglini, una delle referenti del gruppo di lavoro , “ci è stato bocciato l’ordine del giorno per poter discutere di reddito minimo garantito. Solo Sel si è astenuta, dicono che vogliono prima vedere la nostra bozza. Ma la verità è che non vogliono affrontare l’argomento. Manca la volontà politica“. La speranza dei 5 Stelle è quella di poter avere più influenza se il progetto risulterà effettivamente realizzabile. “Abbiamo le coperture ed è la strada per far ripartre la nostra economia”, ha commentato la senatrice Catalfo, “in un momento in cui le esportazioni danno segnali di ripresa ma cala il consumo interno, e quindi il Pil, perché le famiglie non hanno soldi da spendere, occorre sostenerle per metterle in condizione di consumare e far lavorare di conseguenza le aziende italiane. Oltre ad aiutare chi non riesce a vivere una vita dignitosa“.

3 commenti:

  1. e anche se la proposta è diversa che male cè?
    e poi non è assoluttamente vero che gli altri partiti avevano fatte le loro proposte
    stanno copiando

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  2. "cè" . . . complimenti

    le proposte degli altri partiti c'erano, hai letto il post? hai visto i link?
    o ti sei accontentato del titolo e di qualche riga per decidere che non andava bene?

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  3. sono solo dei cialtroni, ma noi italiani ci meritiamo ciò

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