giovedì 5 dicembre 2013

G8, da Bertolaso danno allo Stato per 21 milioni


dall'Espresso

A quelli che nel 2009 erano i vertici della Protezione Civile (Bertolaso e Borrelli) i pm della Corte dei Conti contestano un danno erariale di 26,6 milioni per la rinegoziazione con la Mita Resort della concessione per lo sfruttamento dell'area della Maddalena in seguito allo spostamento del vertice all'Aquila





Nel 2009 avrebbe dovuto ospitare il vertice dei grandi della Terra. Ma il trasferimento del summit a L'Aquila, dopo il catastrofico terremoto del 6 aprile 2009, rese inutili, o quasi, i costosissimi lavori portati a termine a tempo di record.

Per questa ragione, narra la vulgata, la Protezione civile guidata da Guido Bertolaso fu costretta a rinegoziare con la Mita Resort di Emma Marcegaglia la concessione per lo sfruttamento economico dell'area dell'ex Arsenale dell'isola della Maddalena.

Allungandone di dieci anni la scadenza e riducendo da 40 a 31 milioni la una tantum prevista dal bando di gara. Risultato: il gruppo dell'ex presidente di Confindustria si aggiudicò per 40 anni (contro i 30 contemplati dal bando) l'intera area destinata a ospitare il G8 in cambio di un forfait di 31 milioni in tre tranche alla Protezione civile e di canoni annuali di 60 mila euro alla Regione Sardegna.

Secondo i vice procuratori generali della Corte dei conti del Lazio Ugo Montella, Marco Smiroldo e Massimiliano Minerva le cose sono andate diversamente. Gli atti con cui sono state rinegoziate le condizioni per lo sfruttamento economico del sito non solo sono stati adottati in modo illegittimo, ma hanno arrecato alle casse dello Stato un danno di 26,6 milioni. Per questo hanno citato a giudizio Bertolaso, al quale contestano un danno erariale di 21,6 milioni, e il vice capo della Protezione civile Angelo Borrelli, al quale imputano invece 5 milioni.

La prima udienza del processo all'ex capo e all'attuale numero due della Protezione civile, entrambi presenti in aula, non ha deluso le aspettative. Davanti alla Sezione collegiale per il Lazio della Corte dei conti accusa e difesa si sono affrontate senza esclusione di colpi. Con Bertolaso che non ha mancato di esprimere anche platealmente il proprio dissenso rispetto alla ricostruzione dei pm, tanto da costringere il presidente del collegio Ivan De Musso a richiamarlo all'ordine.

Per la procura i 10 milioni di “sconto” alla Mita Resort non avevano alcuna ragion d'essere. «Le norme varate dopo il trasferimento a L'Aquila del G8 consentivano solo la rimodulazione temporale dell'offerta e non quella economica», ha sottolineato il pm Montella. «Per legge», ha spiegato il procuratore, con tanto di mappa del “Porto Arsenale” della Maddalena, «occorreva garantire un minimo di redditività anche allo Stato, per rientrare dell'investimento», circa 400 milioni, in gran parte presi dai fondi Fas (Fondi aree sottoutilizzate). Secondo il magistrato non si è adeguatamente tenuto conto del valore dell'area: «Duecentoventimila metri quadrati, per lo più beni demaniali marittimi, sui quali sarebbero dovuti sorgere un centro conferenze progettato dall'archistar Stefano Boeri, un hotel a cinque stelle e un porto turistico attrezzato per 800 posti barca del valore di diverse centinaia di migliaia di euro».

La tesi dell'accusa è che in realtà la decisione di rinegoziare la convenzione con la società di Marcegaglia non dipese affatto dal sisma dell'Aquila. Il 24 marzo 2009 la gara viene aggiudicata in via definitiva alla Mita Resort. Proprio in quei giorni, secondo Montella, si verifica una vistosa anomalia: «Il 23 marzo 2009, vale a dire il giorno prima dell'aggiudicazione, quindi a gara in corso, e il 2 aprile, quattro giorni prima del terremoto in Abruzzo, si tengono due conferenze di servizi con Mita Resort per rinegoziare il rapporto. In questa situazione, il drammatico sisma dell'Aquila casca come il cacio sui maccheroni, perché consente quella rinegoziazione delle condizioni economiche del bando di cui, come si è visto, si era già iniziato a parlare».

Da qui la richiesta di condannare Bertolaso e Borrelli a risarcire allo Stato i 10 milioni. All'ex capo della Protezione civile viene inoltre contestato di «non aver adeguatamente valutato la congruità economica dell'operazione, causando un danno erariale di 16,6 milioni». Il tutto, ha concluso il pm, senza contare che «finora il concessionario ha versato solo la prima delle tre rate di una tantum senza pagare un centesimo alla Regione». Nel frattempo Mita Resort ha infatti chiesto i danni allo Stato per non aver rispettato gli impegni previsti dalla convenzione, a partire dalla mancata bonifica del sito.

Di tutt'altro tenore la ricostruzione della difesa. Per gli avvocati Arturo Cancrini e Paolo Colombo la riduzione della una tantum sarebbe legittima in quanto Mita Resort «si fece carico di ulteriori spese per 10 milioni, approvate sia dall'Ufficio bilancio della presidenza del Consiglio che dalla sezione controllo della Corte dei conti», destinate al completamento delle strutture, inclusi gli arredi, e alla promozione turistica della Maddalena in vista del bilaterale Italia-Spagna del settembre 2009 e della Luis Vuitton Cup World Series. Va quindi esclusa la responsabilità di Bertolaso e Borrelli, che si limitarono a firmare atti predisposti da altri.

A sorpresa, al termine dell'udienza i pm hanno chiesto di sospendere il processo e di sottoporre al vaglio di legittimità del giudice europeo i provvedimenti con cui nel 2009 il governo Berlusconi consentì di rimodulare l'offerta prevista dalla gara aggiudicato alla Mita Resort. Le norme sarebbero contrarie ai principi di non discriminazione e di pari opportunità previsti dalle direttive comunitarie in materia di appalti. Gli avvocati di Bertolaso e Borrelli hanno replicato sollevando l'eccezione di nullità degli atti di citazione a giudizio dei due imputati in quanto sarebbero stati notificati con venti giorni di ritardo. Su entrambe le questioni la Corte deciderà a febbraio.

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