giovedì 23 gennaio 2014

La nuova legge elettorale Renzi-Verdini? Incostituzionale


Renzi ha nuovamente gettato la maschera, e l'ha fatto non solo perché ha attuato una schifosa riabilitazione di Berlusconi (l'ennesima di un centro sinistra che da quando è nato, Prodi e Di Pietro a parte, ha fatto solo questo), ma anche perché ha preso a sputi le motivazioni della Sentenza della Corte Costituzionale riguardanti la tardiva cancellazione del Porcellum.

Porcellum... (RILEGGETEVELO) la legge del maxi premio di maggioranza, la legge delle liste bloccate (non scegli l'uomo, ma fai la X sul partito), la legge della soglia minima di ingresso alle camere, che ammazza i piccoli partiti, i quali sono generalmente quelli che rappresentano le minoranze e quelli che sono stati eliminati dalle coalizioni perché lavoravano secondo coscienza (vedi IDV e Di Pietro).

Italicum... la legge che ripropone in salsa solo apparentemente diversa le stesse esatte cose!

Le liste nella nuova porcata Renzi-Verdini (Berlusconi infatti  non è capace, ma c'è il fido sgherro pluri inquisito come il padrone a fare il lavoro) sono bloccate, esattamente come prima: piccola differenza... non c'è un elencone di nomi, ma si potranno vedere dai 4 ai 6 candidati per partito. Non cambia niente per gli elettori: non voti la persona, ma il partito, e anche se il partito fa le primarie (che non sono rese obbligatorie dalla legge, quindi può non farle chiunque) la sostanza non cambia granché: il Diritto di Voto è ancora MORTO.

La soglia di ingresso alla Camera: c'è ancora, e addio ai piccoli partiti, addio quindi alla vera democrazia rappresentativa di tutti (attuabile solo col Proporzionale puro, che piace a pochi, ma è quello che è rimasto in piedi dopo la Setenza della Corte). Se una coalizione prende meno del 12% (cifra altissima) è fuori e i partiti che ne fanno parte sono fuori se non superano il 5%. Se corri da solo devi superare l'8% altrimenti vai a casa, altro scandalo. 

E poi il premio di maggioranza, che va a chi è primo e supera il 35% dei voti: soglia che se le campagne elettorali andranno bene, potranno portare a una facile vittoria i tre principali schieramenti in lizza. Altrimenti si torna a votare per stabilire quale dei primi due schieramenti vince.

Questa legge è fatta apposta per mettere davanti a un bivio i piccoli partiti: o entrate in coalizione o siete fuori. La pluralità delle opinioni, delle rappresentanze è presa a ceffoni. Se non ti allinei sei quasi di sicuro fuori.

E questa sarebbe democrazia?

Qui ci sono gli stessi profili di illegittimità costituzionale del Porcellum, con piccole correzioni che sono una farsa.

Se volete leggere, fate qui:



Ancora una volta Renzi ha mostrato, stavolta più chiaramente, di non essere "di sinistra". E' davvero un ducetto, e la vicenda Cuperlo urla ancora. Cuperlo, Civati: fagocitati dal meccanismo spietato del finto sorriso renziano.

L'Italia è sempre più in pessime mani. E ringrazio ancora Grillo, Casaleggio e i deputati e senatori pentastellati ben allineati al Quartier Generale: se si fossero seduti loro al tavolo con Renzi... chissà... forse qualcosa di buono sarebbe venuto. O forse no.

domenica 19 gennaio 2014

Il coito Renzi-Berlusconi, implicazioni e responsabilità (anche di Grillo)

 
Ho sempre detestato Renzi, e da prima che corresse alle Primarie. Non mi è mai sembrato un politico capace e affidabile: non lo è a pelle, ma non lo è anche analizzando quello che dice e quello che fa. Insomma, è un "tutto fumo e niente arrosto". Certo, lui è "nuovo" ai piani alti, quindi bisognerebbe concedergli il beneficio del dubbio, ma proprio non me la sento, nel mio piccolo, di farlo.
           
Il M5S ha solo da guadagnare in termini di consenso popolare da questo coito Renzi-Berlusconi. Ma preciso, solo in termini di consenso: ora Grillo urlerà all'inciucio perenne e a suon di insulti e slogan farà crescere la protesta popolare, e lui la saprà cavalcare. Dove non guadagna Grillo, ma soprattutto il M5S? Nella legge elettorale che verrà. Scommettiamo che Renzi e Berlusconi hanno studiato il modo per gambizzare il M5S alle prossime elezioni? Cosa rimane...? Ah: la nostra patria. L'Italia ha solo da perdere: tattiche e contro-tattiche, e l'Economia e il Lavoro...?
       
Il M5S - lo ripeto ancora una volta - doveva accettare l'incontro con Renzi (che ha cercato prima loro, quindi l'occasione era stra-ghiotta): non si trattava di inciuciare (ficcatevelo in testa una volta per tutte, voi che pendete dalle labbra/pagine del blog di Grillo!), si trattava semplicemente di vedere cosa voleva Renzi, per appoggiare eventuali proposte buone (per il bene del paese) e sputtanare le porcherie (sarebbe stato facilissimo e sarebbe successo tante volte, ne sono certo). La politica è dialogo! Vedete cosa vuole, poi decidete. Le chiusure a monte non servono a niente: meglio decidere a posteriori dopo aver visto le carte degli altri, che arroccarsi a priori. Fra l'altro, Grillo e Casaleggio (che avevano già deciso di non far sedere i loro pentastellati al tavolo con Renzi) potevano fare bella figura almeno facendo finta: della serie ok, andiamo e poi diciamo no in ogni caso. Ma avrebbero forse corso il rischio di vedere sul tavolo qualcosina di buono (e mi sa che temevano proprio questo).
        
Ora, se Renzi ha visto Berlusconi è per la errata chiusura a priori del M5S e soprattutto di Casaleggio e Grillo. Cosa c'è sotto a queste tattiche di bassa politica incrociate?
      
Semplice: qui tutti vogliono vincere, perché gli interessa solo quello.
1 - lo vuole Berlusconi, per se stesso (aziende da salvare e carcere da evitare, come al solito);
2 - lo vuole Renzi, per se stesso (per il suo EGO: vuole il massimo consenso possibile perché si vede come grande "statista" ecc.);
3 - lo vuole Casaleggio e con lui Grillo (per distruggere il PD, e... basta?).
       
Intanto quanti pochi buoni siedono in Parlamento (Civati, alcuni pentastellati e pochi altri), da questi giochi di potere sono esclusi, non contano niente, e soprattutto il paese ne risente. Quegli imbecilli attuano le loro tattiche di lotta, l'Italia intanto MUORE.
        
Ma se ne vadano tutti e tre (quattro) a c....re.
        

giovedì 9 gennaio 2014

Dedicato agli iscritti del M5S della Sardegna


Siamo nel 2010: Elezioni in Campania. Beppe Grillo, non ancora nazionale ma quasi, saggio e previdente, spiega al suo popolo riunito (al Centro Culturale "la città del sole") le nuove regole della democrazia diretta, cercando di risolvere i tanti nodi che questa può portare.

Così profetizzava la possibilità che, in sede locale, si potessero formare anche due o tre liste che richiedevano l'uso del simbolo a 5stelle. "Se hanno i requisiti (enunciati nel non statuto ndr) IO LI DEVO CERTIFICARE" (min 6:21). Al suono di queste parole, qualcuno chiedeva spiegazioni sulla modalità di voto successiva e il grande Beppe per nulla spaventato dalla domanda rispondeva: "Se dovesse succedere questo, l'unico modo è dire: bene, 2 liste? Benissimo! fac..fate una votazione e proponiamo una, ma a votazione." Il suo dispepolo prediletto allora precisò: "Votazione sul portale del movimento?". "Sul portale del MoVimento, gli iscritti votano" (per una o per l'altra lista ndr) [min 6:30] Rispose pazientemente il Beppe. "Se non lo fai succedere (il voto sul portale ndr), ci vuole una decisione dall'alto, LA DECISIONE DALL'ALTO IO NON LA PRENDO. [min 7:30]
Parola del Beppe vers. 12/2010

In Sardegna però la decisione caduta dall'alto impedisce di fatto ai militanti sardi del MoViMento di presentare anche una sola lista poichè il Beppe vers.12/2013 impedisce l'uso del marchio regolamente registrato presso il tribunale di Ge.

DELLA SERIE: COME SI CAMBIA!

Tutte le parole attribuite al Beppe nazionale sono state prese e riportate in virgolettato da questo video. 


lunedì 6 gennaio 2014

Il punto sulle elezioni 2014 in Sardegna. PD salvo in calcio d'angolo, M5S fuori. Riflessioni


Sto seguendo con la maggiore attenzione possibile le vicende relative alla mia terra, la Sardegna. Lo state vedendo nel blog. Oggi le novità che aspettavamo: si sono sciolti i nodi, con risultati alterni. Ancora una volta inizio dal PD, che all'ultimo momento ha trovato il suo candidato, e - lo dico subito - non poetva essere fatta scelta migliore. Francesco Pigliaru è il migliore candidato possibile che ci poteva essere per il PD: persona seria, uomo di cultura, ora bisogna vedere cosa potrà fare una volta in Regione, vinca o non vinca le elezioni del 16 febbraio. (p.s. io non voto PD).

Davvero incredibile la vicenda: si fanno le primarie, vince - finalmente - una donna, ma è inquisita per peculato, e con l'avvento di Renzi alla guida del partito gli equilibri cambiano. Fuori la Barracciu, silenziato Silvio Lai (la cui guida del partito in Sardegna è stata una via crucis di errori madornali) con la presenza del vicesegretario nazionale Lotti, si fa una riunione fiume e salta fuori un buon candidato. E ci voleva così tanto?

Le questioni sono due. La prima: Silvio Lai si deve dimettere dalla poltrona di segretario regionale, cedere il passo e nascondersi nell'ombra, perché ha fatto ridere tutti, ma proprio tutti. Non ha saputo tenere le redini del partito, ha sbagliato ogni scelta. La seconda: cosa potrà fare Pigliaru? Intendiamoci: Pigliaru è di Sassari... l'ultimo candidato non di Cagliari era stato sliurato su commissione, ricordate la vicenda Soru? Fu dato ordine nel partito di non votarlo, e vinse Cappellacci (c'erano anche altre ragioni, vero, ma fondamentalmente Soru era stato fatto fuori). Se anche dovesse spuntarla, Pigliaru cosa potrebbe fare, in un partito che anche in Sardegna rispecchia bene le nefandezze viste a livello nazionale? Servilismi, giochi di potere ecc. Ecco il vero problema.

Incredibile: il candidato migliore possibile per lo schieramento meno credibile. Ma le cose stanno così. Ecco l'articolo della Nuova Sardegna:



Elezioni regionali Sardegna, nel Pd la spunta Francesco Pigliaru

L’economista sassarese sarà il candidato del centrosinistra alla presidenza

CAGLIARI. Francesco Pigliaru dovrebbe fare il suo primo discorso da candidato del centrosinistra alla guida della Regione Sardegna già nella tarda mattinata di oggi a Oristano, dove è convocata la direzione regionale del Partito democratico. Sarà infatti l’economista (ed editorialista de La Nuova)  nato a Sassari 60 anni fa e prorettore dell’università di Cagliari, il candidato-presidente alle Regionali del 16 febbraio.

Pigliaru ha vinto sul filo di lana le primarie al chiuso del Pd. Partito che dopo sei giorni travagliati ha chiuso finalmente la lunga lotteria cominciata all’indomani del drammatico passo indietro, il 30 dicembre, di chi aveva vinto le pre-elezioni all’aperto, Francesca Barracciu.

Il nome di Pigliaru è uscito poco prima della mezzanotte di ieri ma ancora non è ufficiale.  Deve essere confermato dal segretario regionale, Silvio Lai, in apertura della direzione regionale convocata a Oristano. Domani il nome verrà presentato agli alleati.

È stata una scelta sofferta al termine di un estenuante super vertice, al secondo piano della palazzina di via Emilia. Per oltre cinque ore la riunione è stata coordinata dal vicesegretario nazionale Luca Lotti, arrivato di domenica mattina a mettere pace in un Pd sardo dilaniato da una settimana dallo scontro interno fra le troppe correnti.

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Passiamo ora al M5S. Pareva fatta. Pareva trovata la quadratura del cerchio, nel giornale stamane si parlava di un listone di 60 nomi in cui confluivano le varie anime del movimento. Ma ancora non c'era il nome del candidato alla presidenza (né tantomeno il Programma, come per il PD), e Grillo non si sapeva se aveva confermato o meno il blocco all'uso del marchio (che è suo per contratto, purtroppo). A raffreddare gli animi il comunicato apparso su Facebook della parlamentare pentastellata Emanuela Corda: nessuna lista. La Corda non dice niente su Grillo, quindi non si sa se Grillo abbia detto no anche a questa "soluzione" oppure no, ed è probabile che sia così. Però nelle parole della Corda c'è una critica neanche tanto indiretta alle regole del gioco interne al movimento, e quindi a chi le regole le ha scritte: Grillo e Casaleggio, che se ne infischieranno, o anzi diranno a Claudio Messora di puntare bene le sue videocamere alle riprese delle riunioni interne ai parlamentari magari proprio sulla Corda, aspettando il momento in cui cadrà in fallo per castagnarla. Scommettiamo? Tanto Messora è lì per quello: controllare e - quando parla - dettare la linea.

Non voleva fare brutta figura? Di sicuro l'ha fatta, Grillo. Ricordiamo infatti che in Sardegna il M5S era stato il primo partito (sul filo di lana) alle scorse politiche, pertanto aver bloccato tutto è stato un autogol pazzesco. Ma i problemi e la spiegazione di questo macello stanno a monte, a monte delle anime divise nel movimento (la fazione Polese e l'altra, più le ultime due venute fuori all'ultimo momento: tutti con la verità in tasca, e lanciati verso le candidature). Dicevo, il problema sta a monte: il movimento non ha una struttura né regole chiare e sicure di funzionamento. Non c'è un referente in ogni regione come invece c'è nei partiti (ma se penso che per il PD esso è Silvio Lai, mi vengono i brividi), non ci sono regole. Niente è stato messo nero su bianco per bene, e la mancanza di regole e struttura ha provocato una anarchia di base insanabile: tutti con la verità in tasca, ad urlarla (come fa il capo nei comizi). Leggete l'articolo della Nuova Sardegna, che riporta le parole della Corda, e capirete - pur nei modi edulcorati in cui vengono esposte le cose - che sotto c'è tanto. Grillo deve capire che un capo forte (quale lui è, con Casaleggio) a livello centrale non basta per assicurare a livello locale la convivenza delle tante anime che si muovono nel movimento. Continuo a chiedermi: ma gliene frega davvero della Sardegna? E ancora: con quale faccia verrà qui a chiedere il voto per le europee quando non si è fatto vedere né sentire per le regionali?


Corda: «Il Movimento 5 Stelle non presenterà la lista»

Post su Facebook della deputata: non siamo ancora pronti

CAGLIARI. Il Movimento Cinque Stelle non parteciperà alle elezioni regionali in Sardegna fissate per il 16 febbraio. A poche ore dalla chiusura del termine per la presentazione dei simboli, la notizia viene ufficializzata dalla deputata sarda Emanuela Corda con un post sulla pagina Facebook “Amici di Beppe Grillo in Sardegna”: «Il nostro tempo è scaduto e bisogna farsene una ragione – ha spiegato Corda – Noi non presenteremo alcuna lista, perché non siamo ancora pronti per farlo».

Nel post, Emanuela Corda scrive che «la lista che ieri abbiamo messo in pedi con fatica, insieme agli attivisti di diversi gruppi che hanno voluto partecipare all'incontro aperto a Riola, era puramente “simbolica”. Un ultimo tentativo per dare un senso al lavoro di tutti, ma soprattutto per ridare “unità” ai gruppi che fino a ieri non riuscivano a trovare la giusta sintesi. Io la consideravo un po'come un ultimo banco di prova per un nuovo inizio. Sapevamo già d'essere fuori tempo massimo, per la presentazione di una lista condivisa. Questi sono percorsi che devono essere fatti con la giusta consapevolezza, con un metodo certo che sia uguale per tutti e nel rispetto di alcune fondamentali regole di civile convivenza. Oggi, mi rendo conto che il cammino verso l'obiettivo è ancora lontano. Vedo ancora troppo livore, troppa incoscienza, troppo protagonismo nell'esternare ai quattro venti, un malessere che è figlio primariamente delle nostre stesse debolezze e delle nostre fragilità. Malessere che meriterebbe un approfondimento e un'elaborazione, prima d'essere consegnato in pasto ai lupi con sconsiderata leggerezza, come tanti hanno fatto in questi mesi sugli spazi pubblici dei social».

«L'animo umano - prosegue il deputato - è complesso e spesso si cade in contraddizione. Vi ricordo che stiamo facendo politica dal basso e spetta a noi primariamente dare un senso alle nostre azioni e un valore alla nostra partecipazione ad un progetto. Considero positivo il fatto di essere riusciti ad incontrarci ieri sera, per discutere anche della lista. Devo purtroppo confessarvi che ci sono stati momenti nei quali avrei voluto andar via e abbandonare il tavolo. Temo che alcuni abbiano scambiato il Movimento per uno sfogatoio dove poter fare il proprio comodo, senza curarsi del fatto che in certi contesti, occorra rispettare delle elementari regole di buona educazione. Questo non è tollerabile in alcun contesto e nulla giustifica reazioni scomposte o prevaricazione gratuita. Con queste mie parole, non voglio fare la morale a nessuno, ma semplicemente dire a tutti voi, che 'uno vale uno' non significa che chiunque possa irrompere in un'assemblea e metterla a soqquadro. Non significa che 'uno vale l'altro' e che chi urla di più ha infine ragione».

«Capisco - si legge ancora nel post di Emanuela Corda - che per voi sia stato difficile metabolizzare il fatto che i portavoce non dovessero e non potessero interferire con la questione lista, ma vi ribadisco che le regole sono queste e noi abbiamo cercato semplicemente di evitare di inasprire conflitti che con la nostra presenza nelle assemblee, sarebbero stati interpretati come sostegno ad una “fazione” rispetto all'altra. Detto ciò, le continue lamentele anche odierne, il voler perseguire sulla strada del “conflitto” anche dopo la giornata di ieri. Gli attacchi sterili, inutili e continui anche oggi che tutto è finito e si dovrebbe invece cominciare a riflettere. Il tentativo di far apparire quella lista come un 'colpo di mano', quando sappiamo tutti che è stato solo un estremo tentativo di dare unità ai gruppi, seppur imperfetto e pieno di lacune, mi fanno riflettere sul senso di ciò che davvero vogliamo portare avanti».

Ed ecco la conclusione: «Il nostro tempo è scaduto e bisogna farsene una ragione. Ieri abbiamo semplicemente voluto dimostrare a noi stessi che sappiamo veramente andare “oltre”. In parte ci siamo riusciti, in parte no. La strada da percorrere è ancora lunga, ma se vogliamo camminare tutti insieme, dovremo iniziare a guardarci dentro con onestà e capire dove abbiamo sbagliato. Noi non presenteremo alcuna lista, perché non siamo ancora pronti per farlo. Quando avremo un metodo definito e regole certe condivise, arriverà il nostro momento. Ringrazio in particolar modo la mia collega senatrice Manuela Serra e tutti voi che ci avete creduto fino ad oggi e avrete voglia di crederci ancora. A riveder le stelle!».


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Chi voterò allora alle prossime regionali il 16 febbraio? Sto parlando con amici e parenti: quasi tutti sono orientati verso l'astensionismo. Come dargli torto? Cappellacci? manco per le pere: ha affossato l'economia e la Sanità in Sardegna (alla Sanità aveva messo una giornalista di Videolina, la più inesperta possibile, e sono avvenuti infatti sfasci pazzeschi); la sua prima preoccupazione era stata lottare contro i vincoli paesaggistici salva-coste di Soru per sanare degli abusi in Costa Smeralda del suo padrone Berlusconi. La Murgia? no: resti a fare la scrittrice. Del resto: qual è il suo Programma? (già detto del PD e del M5S). Gli altri? Il PD? Sarei tentato di sì, vista la scelta di Pigliaru (ripeto: mi piace), ma non ce la faccio (il PD??? ma dai... mai!), ma io non ho mai votato il PD. Oggi ho letto che l'IDV si è messo coi Verdi: buona scelta, ma se penso che i primi candidati saranno con ogni probabilità Lino Mura e soprattutto Andrea Idda (agghiacciante... ha fatto scappare tutti), mi viene la nausea. Azione Civile che fa? E chi lo sa. Votare allora gli Indipendentisti? Ma neanche sotto la minaccia delle armi. O allora SEL o i Centro Democratici? che hanno accolto transfughi da altri partiti, professionisti della politica nel senso più bieco del termine (mi riferisco soprattutto a quelli che avevano sfasciato l'IDV a Sassari). Ma per carità! (ma con che faccia poi continuate a presentarvi alle elezioni? dov'è la vostra dignità?).

Dura eh? Poveri noi.

sabato 4 gennaio 2014

Elezioni Sardegna. Caos PD e M5S, Grillo non concede l'uso del simbolo


Il governatore uscente Cappellacci pare davvero lanciato a una sfida con Michela Murgia. Il PD e il M5S non hanno ancora trovato la quadratura del cerchio. Furbo Cappellacci, che ha anticipato le elezioni dai primi giorni di marzo (i giorni della Sartiglia a Oristano) al 16 febbraio, accorciando i termini per la presentazione delle liste: 6 gennaio, fra due giorni. Una manovra davvero scaltra e a questo punto è facile chiedersi: studiata a tavolino?

Il PD anzitutto. Alle primarie aveva vinto la Barracciu, la quale però è inquisita per peculato (svariate decine di migliaia di euro in . . . benzina), e Silvio Lai (segretario regionale del PD) ancora una volta è in alto mare e senza una soluzione pronta. Non ne ha fatta una buona da quando è segretario. Neppure la vittoria di Renzi alle primarie ha portato chiarezza all'interno del PD sardo. Stanno girando nomi di ogni tipo, ma il dato di fatto è che il PD sta tremando fin nelle fondamenta. Ecco l'articolo di oggi della Nuova Sardegna.



Elezioni regionali Sardegna, il Pd ancora alla ricerca del leader

Oggi l’incontro tra Francesca Barracciu e l’uomo di Matteo Renzi per designare una rosa a tre

CAGLIARI. Il Pd non ha ancora un candidato alla presidenza della Regione. La rosa dei nomi resta molto larga e la svolta potrebbe arrivare da Firenze, poche ore prima di una segreteria nazionale che si occuperà del caso Sardegna. Intorno al tavolo toscano si siederanno in due: l’ex candidata Francesca Barracciu, che ha rinunciato per «il bene del partito», e Luca Lotti, responsabile agli enti locali per Matteo Renzi. 

Potrebbe essere questo l’incontro della verità dopo che ieri il segretario regionale Silvio Lai è rimasto a lungo in contatto telefonico prima con l’eurodeputata e poi con Lotti, che è stato incaricato di sbrogliare la matassa per poi presentarsi in segreteria con una rosa di massimo tre candidati. 

Da quella triade uscirà il nome del candidato-presidente che i democratici presenteranno domenica 10 ai convocati della direzione regionale e subito dopo agli alleati. I nomi che continuano circolare sono quelli di Gian Piero Scanu, Attilio Mastino, Francesco Pigliaru, Fernando Codonesu, Franco Siddi, e Salvatore Cherchi. 

In rialzo le azioni di Alessandro De Martini e Gian Mario Demuro. Alla finestra potrebbe apparire fra oggi e domani l’ex assessore Gian Valerio Sanna. Sul web c’è chi ha rilanciato il terzo classificato delle primarie dell’8 dicembre dopo Francesca Barracciu (ritirata) e Gianfranco Ganau (indagato): Andrea Murgia. Fra le donne continuano ad avere qualche chance Cristina Cabras e Daniela Falconi, quasi azzerate quelle di Alessandra Giudici. 

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Nel M5S il discorso invece è diverso. Si sono fronteggiate da subito due fazioni. Ad una prima appartengono grosso modo quelli che lavorano nel movimento da tanti anni, alla seconda invece persone entrate più di recente. La lotta è serratissima, nessuno vuole mollare di un centimetro. E Grillo, che avrebbe potuto risolvere la cosa indicendo delle scelte interne con lo stesso sistema delle Parlamentarie (la rete vota, chi prende più voti è in lista), si è disinteressato della cosa, anzi ha fatto di più: he negato l'uso del marchio! Mi chiedo se a Grillo interessa davvero la Sardegna o se la consideri solo un bacino di voti per le politiche o le prossime elezioni europee (già, Grillo: chi vi voterà in Sardegna dopo questa figuraccia?). Ecco l'articolo del Fatto Quotidiano.



Elezioni in Sardegna, M5S fuori. “Grillo non concede l’uso del simbolo”

I 5 Stelle non trovano l'accordo e lo staff di Casaleggio e dell'ex comico sembrano intenzionati a non permettere l'utilizzo del logo. Lo conferma anche Mario Puddu, primo cittadino del Movimento di Assemini. Delusione e rabbia tra gli attivisti. Alcuni di loro proclamano lo sciopero della fame

di Monia Melis

Domani è un altro giorno, ma anche l’ultimo. Lunedì 6 gennaio scade il tempo a disposizione per depositare il simbolo. E ancora non c’è l’accordo, o meglio, il via libera ufficiale da parte dello staff nazionale di Grillo e Casaleggio. E così il Movimento 5 Stelle, di ora in ora diventa più certo, non parteciperà alle elezioni regionali in Sardegna. Il voto è infatti previsto per il 16 febbraio, e ancora non esiste un candidato per la presidenza della Regione. Il motivo alla base di questa impasse apparentemente senza via d’uscita sono le divisioni fratricide in due gruppi che si sono rinforzate di riunione in riunione. Fino a oggi. Beghe locali, dunque, che dovrebbero essere risolte con il beneplacito di Roma.

La diplomazia dell’ultim’ora - Nessun comunicato, e forse nemmeno arriverà. Una sorta di silenzio-dissenso. Solo un fitto giro di telefonate tra attivisti ed esponenti del M5S. In queste ore è al lavoro la diplomazia dei parlamentari a 5 Stelle per trovare una mediazione dell’ultim’ora. Lavoro difficile – e pare – infruttuoso. In Sardegna vanno avanti, nel frattempo, gli incontri serrati fino all’ultimo tentativo dell’assemblea plenaria prevista per domenica 5 gennaio in un paese dell’Oristanese: un momento di partecipazione attiva e “rinascita”. E pensare che il Movimento alle ultime elezioni politiche era diventato, d’un solo balzo, la prima forza politica dell’isola, raggiungendo il 30 per cento dei voti (addirittura 37% nel Sulcis, roccaforte del centrosinistra). Un esordio di belle speranze con l’obiettivo regionale, quasi incubo bipartisan, che si è infranto sulla litigiosità.

“Ho chiesto l’intervento di Beppe Grillo via sms e lui mi ha chiamato”, racconta a ilfattoQuotidiano.it Mario Puddu, primo cittadino 5 stelle di Assemini (unico paese conquistato in Sardegna). “Mi è sembrato davvero risoluto, non concederà il simbolo. Era dispiaciuto e arrabbiato perché in tutti questi mesi non si è trovata una soluzione. Eppure, gli ho ricordato, ci sono alcuni parlamentari più vicini a questa o a quella corrente, disponibili a trovare una sintesi. Ma ormai è tardi per lui, ha detto che ne uscirebbe un minestrone”. Lo stesso sindaco si dice “addolorato”, ma non biasima il leader. “Peccato. La Sardegna avrebbe bisogno di una scossa e invece l’urna sarà orfana del Movimento, questo ci deve far riflettere. Eppure a livello locale stiamo lavorando bene, forse amministrare nel piccolo è più facile. In questi cinque-sei mesi le fazioni non hanno dato un bello spettacolo in vista delle regionali”. Un pantano, insomma. Continua Puddu: “Lo staff aspettava che la questione si autorisolvesse. In Sardegna si aspettava una parola dall’alto”. Negli ambienti vicini ai parlamentari arrivano ulteriori conferme: gli spazi di manovra sarebbero inesistenti.

Le reazioni degli attivisti - Sulla pagina Facebook “Amici di Beppe Grillo in Sardegna” le reazioni sono numerose e contrastanti: delusione, rabbia, speranza. C’è chi punta il dito contro l’ex comico e l’assenza di democrazia, chi si colpevolizza (“Ce lo meritiamo”) e chi propone fughe in avanti con liste alternative, di richiamo autonomista. Oppure rilanciano chiedendo il ritiro delle truppe: deputati e senatori sardi. Ed è caccia a chi rilascia dichiarazioni ai giornalisti.

Lo sciopero della fame - Da un giorno, poi, alcuni attivisti sono in sciopero della fame per convincere Grillo. Si definiscono “un gruppo di cittadini sardi, partecipi della Rivoluzione Democratica Nonviolenta avviata dal MoVimento” che “vuole a tutti i costi che la Rivoluzione faccia il suo corso pure in Sardegna”. I sei, supportati anche dalle onorevoli Emanuela Corda e Manuela Serra chiedono a Grillo “di consentire l’uso del simbolo per le imminenti elezioni Regionali” e “di consentire libere elezioni, tra gli iscritti certificati, per selezionare democraticamente i candidati da inserire nella lista”. Ma forse anche questo sacrificio sarà vano. L’ultima parola a meno di 24 ore dalla scadenza. Oppure, ancora una volta, il silenzio.

venerdì 3 gennaio 2014

Napolitano, Grillo e . . . la Mafia. Nessuno ne parla: tutti contenti


Il 31 non ho visto né il discorso di Napolitano né quello di Grillo. Ho letto però cosa ha scritto Marco Travaglio il 2 gennaio (Colle 22): "Triste (...) il silenzio sul pm Nino Di Matteo condannato a morte da Totò Riina e sui suoi colleghi palermitani minacciati dalla mafia". E' vero, Napolitano non ha parlato in nessun modo della lotta alla criminalità organizzata, né della sentenza di morte emessa da quel delinquente, al secolo Totò Riina, sulle spalle del P.M. Di Matteo. Niente, nessuna parola. Non ci credete? Ascoltate voi stessi, come ho fatto io in seconda battuta:



Marco Travaglio spesso è preciso, ma non sempre. Avrebbe dovuto, lui che quando vuole è bravo a cercare il pelo nell'uovo, dire la stessa cosa del suo amico Beppe Grillo. Già, neppure Grillo ha detto una sola parola sulla questione... eppure la Mafia (e la Camorra, la 'Ndrangheta) oramai muovono quasi tutto in Italia. Invece nessuna parola. Non ci credete? Ascoltate voi stessi:



E già che c'era (ma lui c'è solo quando gli fa comodo), Travaglio poteva anche commentare un orrore giuridico proferito da Grillo, nel momento in cui ha detto che la Corte Costituzionale va abrogata, e che al posto dei giudici costituzionali vanno messi dei cittadini estratti a sorte

Abrogare un organo costituzionale? Impossibile, a meno che non si voglia un colpo di Stato. Mettere al posto dei giudici costituzionali dei cittadini estratti a sorte? E che competenza hanno? Ah: uno vale uno. Così gente totalmente inesperta deve decidere sulla legittimità delle Leggi. Ma per favore! Non sdoganiamo la mediocrità, anzi premiamo il merito!

E' giusta, Grillo, la critica al fatto che i partiti e il presidente della Repubblica eleggono alcuni membri della Corte Costituzionale, qui sono d'accordo al 100%. Questa cosa andrebbe rivista. Anzi, dico la mia: i giudici costituzionali vanno nominati tutti col meccanisimo che riguarda quella parte eletta dalla Magistratura (la applicherei a tutti). Ma estrarre a sorte i componenti fra i cittadini... allora nessuno studia più Leggi, perfetti ignoranti decidiono su cose così importanti, e la mediocrità impera sovrana.

E' lo stesso modo di pensare che riguarda il votare le leggi, Grillo. O no? Uno vale uno e tutti a casa a pigiare tasti. Non ha senso far candidare ed eleggere tanti laureati (il M5S ha la più alta percentuale di sempre di deputati e senatori laureati in Parlamento), se poi essi sono meri esecutori di tasti pigiati a casa al computer, gente che non ha un briciolo di cultura che vota l'approvazione o meno delle leggi. Meri esecutori de sto c...o. Lo vedi Grillo che la democrazia diretta è una immane boiata? Secondo me lo sai bene... tanto c'è il tuo blog a consigliare qual è la cosa giusta o meno, anche per i voti online. Già siamo messi bene.

No, io non sono per la mediocrità, io sono per il merito.

Hai mosso delle ottime critiche al sistema attuale nel tuo discorso, ma queste cretinate te le potevi evitare. E sia lei che Napolitano potevate dire due parole su Di Matteo: sarebbe stato un ottimo servizio fatto alla Società Civile. Pazienza.