sabato 4 gennaio 2014

Elezioni Sardegna. Caos PD e M5S, Grillo non concede l'uso del simbolo


Il governatore uscente Cappellacci pare davvero lanciato a una sfida con Michela Murgia. Il PD e il M5S non hanno ancora trovato la quadratura del cerchio. Furbo Cappellacci, che ha anticipato le elezioni dai primi giorni di marzo (i giorni della Sartiglia a Oristano) al 16 febbraio, accorciando i termini per la presentazione delle liste: 6 gennaio, fra due giorni. Una manovra davvero scaltra e a questo punto è facile chiedersi: studiata a tavolino?

Il PD anzitutto. Alle primarie aveva vinto la Barracciu, la quale però è inquisita per peculato (svariate decine di migliaia di euro in . . . benzina), e Silvio Lai (segretario regionale del PD) ancora una volta è in alto mare e senza una soluzione pronta. Non ne ha fatta una buona da quando è segretario. Neppure la vittoria di Renzi alle primarie ha portato chiarezza all'interno del PD sardo. Stanno girando nomi di ogni tipo, ma il dato di fatto è che il PD sta tremando fin nelle fondamenta. Ecco l'articolo di oggi della Nuova Sardegna.



Elezioni regionali Sardegna, il Pd ancora alla ricerca del leader

Oggi l’incontro tra Francesca Barracciu e l’uomo di Matteo Renzi per designare una rosa a tre

CAGLIARI. Il Pd non ha ancora un candidato alla presidenza della Regione. La rosa dei nomi resta molto larga e la svolta potrebbe arrivare da Firenze, poche ore prima di una segreteria nazionale che si occuperà del caso Sardegna. Intorno al tavolo toscano si siederanno in due: l’ex candidata Francesca Barracciu, che ha rinunciato per «il bene del partito», e Luca Lotti, responsabile agli enti locali per Matteo Renzi. 

Potrebbe essere questo l’incontro della verità dopo che ieri il segretario regionale Silvio Lai è rimasto a lungo in contatto telefonico prima con l’eurodeputata e poi con Lotti, che è stato incaricato di sbrogliare la matassa per poi presentarsi in segreteria con una rosa di massimo tre candidati. 

Da quella triade uscirà il nome del candidato-presidente che i democratici presenteranno domenica 10 ai convocati della direzione regionale e subito dopo agli alleati. I nomi che continuano circolare sono quelli di Gian Piero Scanu, Attilio Mastino, Francesco Pigliaru, Fernando Codonesu, Franco Siddi, e Salvatore Cherchi. 

In rialzo le azioni di Alessandro De Martini e Gian Mario Demuro. Alla finestra potrebbe apparire fra oggi e domani l’ex assessore Gian Valerio Sanna. Sul web c’è chi ha rilanciato il terzo classificato delle primarie dell’8 dicembre dopo Francesca Barracciu (ritirata) e Gianfranco Ganau (indagato): Andrea Murgia. Fra le donne continuano ad avere qualche chance Cristina Cabras e Daniela Falconi, quasi azzerate quelle di Alessandra Giudici. 

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Nel M5S il discorso invece è diverso. Si sono fronteggiate da subito due fazioni. Ad una prima appartengono grosso modo quelli che lavorano nel movimento da tanti anni, alla seconda invece persone entrate più di recente. La lotta è serratissima, nessuno vuole mollare di un centimetro. E Grillo, che avrebbe potuto risolvere la cosa indicendo delle scelte interne con lo stesso sistema delle Parlamentarie (la rete vota, chi prende più voti è in lista), si è disinteressato della cosa, anzi ha fatto di più: he negato l'uso del marchio! Mi chiedo se a Grillo interessa davvero la Sardegna o se la consideri solo un bacino di voti per le politiche o le prossime elezioni europee (già, Grillo: chi vi voterà in Sardegna dopo questa figuraccia?). Ecco l'articolo del Fatto Quotidiano.



Elezioni in Sardegna, M5S fuori. “Grillo non concede l’uso del simbolo”

I 5 Stelle non trovano l'accordo e lo staff di Casaleggio e dell'ex comico sembrano intenzionati a non permettere l'utilizzo del logo. Lo conferma anche Mario Puddu, primo cittadino del Movimento di Assemini. Delusione e rabbia tra gli attivisti. Alcuni di loro proclamano lo sciopero della fame

di Monia Melis

Domani è un altro giorno, ma anche l’ultimo. Lunedì 6 gennaio scade il tempo a disposizione per depositare il simbolo. E ancora non c’è l’accordo, o meglio, il via libera ufficiale da parte dello staff nazionale di Grillo e Casaleggio. E così il Movimento 5 Stelle, di ora in ora diventa più certo, non parteciperà alle elezioni regionali in Sardegna. Il voto è infatti previsto per il 16 febbraio, e ancora non esiste un candidato per la presidenza della Regione. Il motivo alla base di questa impasse apparentemente senza via d’uscita sono le divisioni fratricide in due gruppi che si sono rinforzate di riunione in riunione. Fino a oggi. Beghe locali, dunque, che dovrebbero essere risolte con il beneplacito di Roma.

La diplomazia dell’ultim’ora - Nessun comunicato, e forse nemmeno arriverà. Una sorta di silenzio-dissenso. Solo un fitto giro di telefonate tra attivisti ed esponenti del M5S. In queste ore è al lavoro la diplomazia dei parlamentari a 5 Stelle per trovare una mediazione dell’ultim’ora. Lavoro difficile – e pare – infruttuoso. In Sardegna vanno avanti, nel frattempo, gli incontri serrati fino all’ultimo tentativo dell’assemblea plenaria prevista per domenica 5 gennaio in un paese dell’Oristanese: un momento di partecipazione attiva e “rinascita”. E pensare che il Movimento alle ultime elezioni politiche era diventato, d’un solo balzo, la prima forza politica dell’isola, raggiungendo il 30 per cento dei voti (addirittura 37% nel Sulcis, roccaforte del centrosinistra). Un esordio di belle speranze con l’obiettivo regionale, quasi incubo bipartisan, che si è infranto sulla litigiosità.

“Ho chiesto l’intervento di Beppe Grillo via sms e lui mi ha chiamato”, racconta a ilfattoQuotidiano.it Mario Puddu, primo cittadino 5 stelle di Assemini (unico paese conquistato in Sardegna). “Mi è sembrato davvero risoluto, non concederà il simbolo. Era dispiaciuto e arrabbiato perché in tutti questi mesi non si è trovata una soluzione. Eppure, gli ho ricordato, ci sono alcuni parlamentari più vicini a questa o a quella corrente, disponibili a trovare una sintesi. Ma ormai è tardi per lui, ha detto che ne uscirebbe un minestrone”. Lo stesso sindaco si dice “addolorato”, ma non biasima il leader. “Peccato. La Sardegna avrebbe bisogno di una scossa e invece l’urna sarà orfana del Movimento, questo ci deve far riflettere. Eppure a livello locale stiamo lavorando bene, forse amministrare nel piccolo è più facile. In questi cinque-sei mesi le fazioni non hanno dato un bello spettacolo in vista delle regionali”. Un pantano, insomma. Continua Puddu: “Lo staff aspettava che la questione si autorisolvesse. In Sardegna si aspettava una parola dall’alto”. Negli ambienti vicini ai parlamentari arrivano ulteriori conferme: gli spazi di manovra sarebbero inesistenti.

Le reazioni degli attivisti - Sulla pagina Facebook “Amici di Beppe Grillo in Sardegna” le reazioni sono numerose e contrastanti: delusione, rabbia, speranza. C’è chi punta il dito contro l’ex comico e l’assenza di democrazia, chi si colpevolizza (“Ce lo meritiamo”) e chi propone fughe in avanti con liste alternative, di richiamo autonomista. Oppure rilanciano chiedendo il ritiro delle truppe: deputati e senatori sardi. Ed è caccia a chi rilascia dichiarazioni ai giornalisti.

Lo sciopero della fame - Da un giorno, poi, alcuni attivisti sono in sciopero della fame per convincere Grillo. Si definiscono “un gruppo di cittadini sardi, partecipi della Rivoluzione Democratica Nonviolenta avviata dal MoVimento” che “vuole a tutti i costi che la Rivoluzione faccia il suo corso pure in Sardegna”. I sei, supportati anche dalle onorevoli Emanuela Corda e Manuela Serra chiedono a Grillo “di consentire l’uso del simbolo per le imminenti elezioni Regionali” e “di consentire libere elezioni, tra gli iscritti certificati, per selezionare democraticamente i candidati da inserire nella lista”. Ma forse anche questo sacrificio sarà vano. L’ultima parola a meno di 24 ore dalla scadenza. Oppure, ancora una volta, il silenzio.

1 commento:

  1. Ha però permesso proprio in questi giorni che il candidato Sindaco a Sassari sia un ex del PSI e Sinistra Unita, alla faccia della tanto sbandierata chiusura ai politici provenienti dai Partiti!!

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