giovedì 6 febbraio 2014

Siamo sicuri che il decreto Bankitalia sia una truffa?


Poveri noi, al gancio per lo sbraitare della politica! Anche chi la politica doveva cambiarla portandoci i veri valori si è abbassato al livello dei politicanti: quell'atmosfera là, quella che si respira alla Camera, al Senato, al Governo e al Quirinale deve avvelenare per forza.

Qualcuno ha urlato "Boia chi molla" alla Camera dopo che qualcun altro aveva detto Boia al presidente Napolitano. Qualcuno ha dato un manrovescio/gomitata in bocca a una parlamentare. Qualcun altro ancora in commissione ha dato delle PomXinare ad alcune colleghe di un altro partito. Intorno a questo, le volgarità pompate ad arte da quello che è sempre incazzato, volgarità che fanno proselitismo, e non mi riferisco solo alle valanghe, alle slavine di insulti anche sessisti dei tanti cretini che in rete confondono la libertà di parola con la libertà di Ingiuria, bensì anche e soprattutto a quel Messora che da quando è sul libro paga di uno di questi potenti (anche se lo stipendio glielo paghiamo noi) ha smesso di cercare e analizzare i grandi complotti, o almeno alcuni, e anche lui fa battute sessiste.

Sono tutte notizie che conoscete bene: sono state il pane che ha avvelenato le nostre tavole in questi utlimi e scellerati dieci giorni. Quindi non linko niente. Aggiungo solo: appena intercettata una busta contenente proiettili indirizzata alla Boldrini.

Comunque, andiamo avanti, via! Due cose da segnalare. La prima: Marco Canestrari

Chi è? Andate nella pagina iniziale del Fatto Quotidiano e scorrete fin giù, proprio fino alla fine, in basso in basso. Leggerete: "Server Dedicato Level iP | Credits: Marco Canestrari". Cliccate sul nome, e vi si aprirà la sua pagina, il classico "Chi sono", e leggerete che "Ho iniziato a lavorare a Milano nel 2006, presso Casaleggio Associati dove mi sono occupato, come sviluppatore e videomaker, di alcuni progetti tra cui beppegrillo.it, antoniodipietro.it e italiadeivalori.it.".

Che Casaleggio gestisse il sito personale e del partito di Di Pietro si sapeva. Guarda caso il M5S si è appropriato di tante idee di Tonino (ma tutti lo hanno dimenticato, anche Scanzi l'ha dimenticato, lui che parla del M5S come unica opposizione da "tempo immemore" quando invece fino a poco tempo fa era Di Pietro con l'IDV a farla a tutta forza, anche Travaglio, lo stra-adorato Travaglio, l'ha dimenticato, lui che si segna tutto e ricorda sempre tutto... vabbé...), e guarda caso questo Canestrari legato a Casaleggio e alla sua società ora cura il sito del Fatto Quotidiano. Fate due più due.

A proposito: pare che Travaglio & Co. abbiano preso qualche cantonata sul Decreto Bankitalia, e con essi il M5S stesso, Messora compreso. Perché? Leggete qua, e rabbrividite su come quelli che accusano tutti gli altri di mala informazione, abbiano preso anche loro una cantonata (cantonata? chi lo sa). E' la coscienza di Bruno Tinti a riportare il Fatto Quotidiano sulla terra. Io leggendo il testo del decreto (e anche articoli di altri giornali, perché è intelligente fare confronti) ne dubitavo. La rete no! La rete si fida! Chissà quanto dura questo post, chissà se verrà cancellato immediatamente, chissà se dopo aver letto in prima pagina nel Fatto che quel decreto è un furto ai nostri danni, verrà pubblicata uguale rettifica sempre in prima pagina. Io ne dubito fortemente.

Chi vuole restare attaccato al gancio dei complotti tutti a danno degli italiani, resti pure e non legga questo post. Continui con gli slogan, e apprezzi la gazzarra in Parlamento che - alla luce di quanto è spiegato qui - non è stata una lotta per noi italiani, ma semplicemente gazzarra fine a se stessa, sempre che chi l'ha attuata l'abbia capito. Dubito anche di questo.



Il Decreto Bankitalia non è un furto agli italiani


di Bruno Tinti

Incollo qui di seguito un (lungo) post del mio amico Antonio Carlucci.
E’ una persona molto intelligente e informata e – soprattutto – persona che, prima di parlare, pensa e si documenta.
La rete non è il posto migliore per chiedere riflessione e obiettività; ma, hai visto mai, qualcuno potrebbe comprendere la differenza tra informazione e propaganda. 
(BT)
Girano in rete affermazioni, filmati, servizi tv, articoli dove da semplici cittadini, da giornalisti, da conduttori di talk show, da influencer sconosciuti vengono asserite terribili verità e terribili conseguenze a seguito del decreto Banca d’Italia.

Il decreto era lì da tre mesi e tutti questi esperti se ne sono accorti solo ora, a seguito delle chiassate dei M5S che, per tre mesi, evidentemente, neanche sapevano che esistesse, sennò si sarebbero attivati in tempo per opporsi e spiegare le loro ragioni, visto che al Senato, dove è stato approvato senza colpo ferire, i numeri della maggioranza di governo sono estremamente scarni e facilmente attaccabili.

Ma lì sono stati buonini buonini e si sono scatenati alla Camera dove i numeri del Porcellum non creavano nessun pericolo di riuscire a mandare a fondo la maggioranza.

C’erano tutte le componenti giuste per organizzare un bell’evento mediatico: un argomento molto complesso per chi non è del mestiere, le Banche che incamerano delle plusvalenze, la Finanza reietta ed odiata, soldi che girano là dove pochi sanno cosa succede ecc. ecc.. Cosi  sono partiti gli anatemi, i complotti, i furti ai danni degli italiani ecc.

Leggendo tutto quello che mi passa sotto gli occhi ho letto ed ascoltato un mucchio di fesserie, falsità e tanta, tanta incompetenza e malafede.

Qui non si tratta di essere d’accordo o no con l’operazione, si tratta di sapere di cosa si parla.

L’esercizio, gravissimo per i giornalisti, parte dalla conclusione che è un furto delle Banche ai danni degli italiani con la complicità del Governo e poi si costruiscono degli argomenti, senza nessuna base specialistica a supporto della conclusione, cioè la tecnica chiamata: macchina del fango.

Vediamo cos’è il Decreto Banca D’Italia.

Tre problemi erano sul tappeto: 

1. Le banche italiane, come tutte quelle europee (e mondiali), a fronte della crisi economica che ha provocato fallimenti e perdite di posti di lavoro, hanno subito pesanti perdite sui crediti verso i loro clienti, livello di perdite che richiedono iniezioni di Capitale che gli azionisti non hanno o non intendono dare. Questo può significare il fallimento della banca con perdita dei risparmi per milioni di cittadini o visto che lo Stato garantisce tutti i c/c sino a 100.000 euro un costo enorme per lo Stato. Tutti gli Stati hanno coperto questo problema con fondi pubblici (comunque avrebbero dovuto sborsare somme ben maggiori per ripagare i correntisti della loro perdite): 
I fondi pubblici stanziati e utilizzati dai maggiori Paesi europei a favore del sistema bancario. Fonte: Commissione europea, direzione generale per la Concorrenza.
Grafico a cura di Pierluigi Tolot. 

Come si può vedere l’Italia ha speso molto meno degli altri grandi Paesi. Tra l’altro i fondi, in Italia, non sono stati erogati a fondo perduto ma prestati con interessi alti. 

2. Il Capitale della Banca d’Italia era di 165.000 euro una cifra ridicola che risaliva al 1936. Il problema di rivalutarlo era in discussione da anni. Per farlo non c’è bisogno di iniezioni di soldi, basta consolidare parte delle notevolissime riserve della Banca. Ora bisogna tener conto che le quote (non azioni) della Banca d’Italia appartengono si alle banche italiane ed in particolare a Credito Italiano e Banca Intesa, ma le quote non hanno nessun diritto di voto ne di intervento  nella gestione . Possono solo incassare dividendi, se vengono pagati. 

3. La Banca Centrale Europea ha richiesto a tutte le Banche europee di aumentare la propria consistenza patrimoniale per maggiore sicurezza a fronte di quanto detto al punto 1.

Da questa situazione è nato il Decreto dello scandalo

Cosa dice il Decreto? 
  • la Banca d’Italia rivaluta il proprio capitale a 7.5 miliardi di euro
  • nessun detentore delle quote potrà avere più del 5 % del capitale
  • La Banca potrà pagare sino al 6% del capitale in dividendi (più che precedentemente)
 Che cosa significa? 
  1. La rivalutazione del capitale non comporta nessun esborso di soldi da parte di nessuno, è solo una scrittura contabile interna  che sposta dalle riserve a capitale la somma indicata (dalla tasca sinistra  a quella destra, i pantaloni sono gli stessi).
  2. Le banche detentrici delle quote, anche loro, effettuano una semplice scrittura contabile e rivalutano le loro quote, ma questa volta ci pagano le tasse sulla plusvalenza, ma non hanno intascato alcun soldo.
  3. Quando, le Banche che, in eccesso al limite del 5%, dovranno vendere delle quote, allora e solo allora, intascheranno dei soldi veri. Chi li pagherà ? Gli investitori che compreranno le quote che possono (decide la Banca d’Italia) avere un interesse sino al 6% del valore nominale.
Chi sono gli investitori potenziali che tireranno fuori i quattrini? 

Gli italiani come becera Grillo seguito da folle ansimanti con la bava alla bocca ? No, c’è scritto nel Decreto, basta leggerlo : 

“4. Le quote di partecipazione al capitale possono appartenere solamente a:
 a) banche aventi sede legale in Italia ovvero aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell’Unione europea diverso dall’Italia;
 b) imprese di assicurazione e di riassicurazione aventi sede legale in Italia ovvero aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell’Unione europea diverso dall’Italia;
 c) fondazioni di cui all’articolo 27 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153;
 d) enti ed istituti di previdenza ed assicurazione aventi sede legale in Italia, fondi pensione istituiti ai sensi dell’articolo 4, comma 1 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, e fondi pensione di cui all’articolo 15-ter del citato decreto legislativo n.252, del 2005, aventi soggettività giuridica.
 5. Ciascun partecipante non puo’ possedere, direttamente o indirettamente, una quota del capitale superiore al 5 per cento. Per le quote possedute in eccesso non spetta il diritto di voto ed i relativi dividendi sono imputati alle riserve statutarie della Banca d’Italia. 
6. La Banca d’Italia, al fine di favorire il rispetto dei limiti di partecipazione al proprio capitale fissati al comma 5, può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione e stipulare contratti aventi ad oggetto le medesime. Tali operazioni sono autorizzate dal Consiglio Superiore con il parere favorevole del Collegio Sindacale ed effettuate con i soggetti appartenenti alle categorie di cui al comma 4, con modalita’ tali da assicurare trasparenza e parita’ di trattamento. Per il periodo di tempo limitato in cui le quote restano nella disponibilita’ della Banca d’Italia, il relativo diritto di voto e’ sospeso e i dividendi sono imputati alle riserve statutarie della Banca d’Italia.” 

Quindi  il  Bilancio dello Stato, cioè i soldi degli italiani, non sono coinvolti, chi pagherà le quote investendo con un ottimo rendimento e senza rischi possono essere Istituzioni Finanziarie, Fondi pensione, Assicurazioni italiane, cioè Enti che gestiscono istituzionalmente risparmio e che sono sotto il controllo della Banca d’Italia. Se non riuscissero a venderle, se non trovassero acquirenti, la stessa Banca d’Italia può riacquistare le quote, prassi questa normale nelle aziende quotate.

Questa ipotesi ho visto che preoccupa il prof. Boeri, mi permetto di far notare che sulle quote riacquistate e che la Banca dovrà comunque rivendere quando si presenterà un acquirente la Banca risparmierà il pagamento del dividendo e quindi si tratterebbe di un investimento a buon rendimento.

Resta un punto tra le tante fesserie dette e cioè se la Banca d’Italia sia o no di proprietà dello Stato.

No non lo è, non lo è mai stata, non lo è nessuna Banca Centrale di nessun Stato al mondo, almeno di quelli civili.

Tra Governo e Parlamento e Banca Centrale c’è  una situazione di autonomia che ricorda quella tra Magistratura e Governo e Parlamento. Il Capitale e le Riserve della Banca non sono disponibili per nessuno né Stato né Detentori delle Quote del Capitale.

I Governi amerebbero tanto metterci le mani sopra, visto che si parla di molti miliardi euro, ma nisba, niente da fare, ma forse , cosi come Berlusconi non vede l’ora di mettere le mani sulla Magistratura, dopo aver messo le mani sul Parlamento con il Porcellum e l’Italicum, Grillo è a quello che punta, quando dice che sono i soldi degli italiani. Suona un po’ come quando scambia la democrazia diretta con i click di poche migliaia di seguaci sul suo Blog.

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