venerdì 30 maggio 2014

Fondi ai gruppi, Peculato: Sardegna sbranata dai suoi rappresentanti

 
 
E non è finita, anzi va avanti senza soste. Nuove prove, nuovi nomi iscritti nel registro degli indagati e imputati. Claudia Lombardo, Fedele Sanciu, e altri. Fra questi spicca Adriano Salis, che per ottenere uno sconto di pena nella precedente indagine aveva chiesto il patteggiamento e ora salta di nuovo fuori per altri soldi. Buona lettura: non è mica finita.



Peculato sui fondi dei gruppi, indagati Sanciu e Lombardo


Regione, all’ex senatore Pdl viene contestata una spesa di 5mila euro. Lui: «Sono assolutamente sereno». Inchiesta chiusa per Barracciu. Avvisi a comparire a Liori, Artizzu e Contu

dalla Nuova Sardegna

CAGLIARI. Claudia Lombardo, Fedele Sanciu: l’ex presidente del consiglio regionale e l’ex senatore del Pdl sono due dei nomi eccellenti che compaiono nella nuova tranche dei consiglieri regionali indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi dei gruppi regionali. Tra gli indagati ci sono rappresentanti di gran parte dei gruppi: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Rifondazione comunista, Sinistra autonomista, Riformatori e Federalista autonomista sardo e Fortza Paris.

Alla presidente del consiglio uscente, Claudia Lombardo, indagata per fatti che risalgono alla legislatura 2004-2009 quando era stata eletta nel gruppo di Fi, gli inquirenti contestano la spesa di un assegno da 1500 euro, staccato nel giugno 2005.

Fedele Sanciu commenta la notizia con un «sono assolutamente sereno. In queste ore sto verificando la destinazione dell’assegno che mi viene contestato». All’ex parlamentare ed ex commissario dell’Autorità portuale del Nord Sardegna viene contestata una spesa di circa 5.000 euro.

Nuovamente indagato per peculato anche l'ex consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Adriano Salis, già condannato in abbreviato a un anno e otto mesi dal gup Cristina Ornano. Dopo la contestazione dei 60mila euro di fondi del gruppo misto della XIII legislatura che hanno portato alla condanna di primo grado, ora il pm Marco Cocco ha contestato altri 225mila euro di quando Salis era economo del gruppo Fas, federalista autonomista sardo. L'ex esponente Idv ha ricevuto in queste ore il nuovo invito a comparire per rispondere delle contestazioni della nuova inchiesta.

Ci sono anche alcuni parlamentari in carica fra i 27 ex consiglieri regionali della Sardegna che hanno raggiunto nuovi avvisi di garanzia dalla procura di Cagliari. Fra i nuovi indagati figurano il deputato di scelta civica Pierpaolo Vargiu (già capogruppo dei Riformatori sardi), l’attuale capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni e l’ex consigliere Gavino Cassano (Riformatori), oltre al senatore di Sel Luciano Uras (all’epoca dei fatti contestati consigliere del gruppo Prc-Rifondazione comunista) e all’ex onorevole di An Matteo Sanna. Contattato dall’Agi, Uras ha precisato di non aver ricevuto ancora alcuna convocazione da parte della procura ma di essere pronto, se necessario, a chiarire ogni aspetto della vicenda con i magistrati.

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Fondi ai gruppi, la superteste: «Oggi rivelazioni choc»


Ornella Piredda depone stamani al processo ai consiglieri regionali accusati di peculato e annuncia fatti nuovi sull’uso dei fondi pubblici fin dal 1995. Per lei una manifestazione di solidarietà davanti al palazzo di giustizia

dalla Nuova Sardegna

CAGLIARI. «Oggi in tribunale, parlo, dico tutto quello che so a qualcuno farà bene ad ascoltarmi con attenzione perché dirò cose inedite, racconterò episodi che non si conoscono, fatti che ho ricostruito in questi anni di attesa per il momento in cui sarà fatta giustizia»: chi s’aspetta un’Ornella Piredda in tono minore, provata nella salute, annoiata dalla pensione, si sbaglia davvero di grosso.

La teste Omega dell’inchiesta sui fondi ai gruppi, la donna che ha messo all’angolo la politica regionale sarda ribellandosi alle consuetudini omertose del Palazzo, è più che mai decisa a chiudere i conti con un mondo che l’ha profondamente delusa e che non finisce di sorprenderla.

Lo farà in tribunale, davanti ai giudici e a una parte degli onorevoli finiti nei guai giudiziari dopo le sue denunce: «Ora che leggo gli atti del processo, ora che la Procura ha raccolto elementi d’ogni tipo, finalmente ho ricollegato fatti e situazioni, ho capito che questa storia dei rimborsi andava avanti dal 1995, già allora quei soldi se li mettevano in tasca».

È determinata, la Piredda. Sente il sostegno della gente, stamattina gli attivisti della pagina facebook Siamo tutti Ornella Piredda saranno al palazzo di giustizia e impugneranno un oggetto, un indumento, qualcosa di arancione, il colore preferito dalla coraggiosa funzionaria regionale
Appuntamento alle 9.30, aula della prima sezione del tribunale: si comincia.

giovedì 29 maggio 2014

Currò e Grillo: volano gli stracci


Presa dal sito dell'Espresso, quindi roba della kasta che mangia i soldi pubblici: roba inaffidabile per definizione in quanto non controllata dai blogghe del quartier generale pentastellare.



Tommaso Currò: "Adesso Grillo si dimetta"
E Beppe replica: "Miracolato della politica"

 

Il parlamentare dissidente 5 Stelle esce allo scoperto con l'Espresso: «Mi caccino pure, ma ho una dignità. Il Movimento tanto non cambierà. E la colpa è anche di Di Battista e degli altri "puri"». E sul blog gli risponde il leader 5 Stelle

 
 
«Grillo ha detto che si sarebbe dimesso? Bene, si dimetta». Tommaso Currò è uno dei deputati più critici nel Movimento 5 stelle, da sempre. Ha sempre detto la sua, ballando sul filo dell’espulsione. Ora continua, ben consapevole del rischio: «Mi caccino pure» ha detto all’Espresso nell’intervista che segue.

E a lui risponde oggi Beppe Grillo dal suo blog, con un post sui risultati delle elezioni. Scrive la redazione del blog: «Dopo le autoflagellazioni, le richieste di autocritica, il maalox, le dimissioni chieste a Grillo senza specificare peraltro da quale carica da miracolati della politica usciti allo scoperto, forse è il caso di cercare un minimo di obiettività e di realismo nel valutare il risultato elettorale». Currò è quindi un «miracolato della politica uscito allo scoperto». Uno che non capisce che non è stata «una Caporetto», anzi, è stata «un’affermazione» e che «la maggioranza relativa degli italiani che hanno tra 18 e 29 anni vota 5 stelle» e che quindi - alla faccia del politicamente corretto - «è solo una questione di tempo».

Eleggere 17 europarlamentari al primo colpo è per Grillo un successo, e pazienza fosse convinto di arrivare primo, di poter dire «vinciamo noi». Sbaglia Currò che all’Espresso ha detto «non possiamo continuare a stare in parlamento per offendere la Boldrini», convinto che il risultato elettorale sia conseguenza anche dell’attività in aula. Currò è tra quelli convinti che Grillo dovrebbe cambiar tono, «anche se non ci credo più». Per Currò e la pattuglia non esigua di dissidenti a 5 stelle, dovrebbe cambiare Grillo e devono cambiare i vari Di Battista e Di Maio, i fedelissimi che «si credono più puri del puro». Basta con i soliti volti in tv: «Io lavoro sodo, sono un parlamentare e non voglio che mi dicano “tu non puoi andare a parlare, non puoi andare ospite in quel programma”. Ora basta» ha detto Currò all'Espresso, rispondendo anche all’invito di Renzi: «Sono di buona volontà e voglio sedermi al tavolo delle riforme, altrimenti le riforme Renzi le fa da solo con Berlusconi».

Grillo ha sbagliato campagna elettorale?
«Ha sbagliato, ma non solo i toni. Io penso che di sbagliato ci fosse soprattutto il rapporto con gli eletti, che non funziona e che porta nell’angolo non i colleghi più critici, ma un pezzo del nostro elettorato, a cui urlare piace di meno».

Quindi il problema nasce dalle espulsioni?
«Dalle espulsioni e dal modo in cui Grillo e Casaleggio scelgono di ignorare una parte di eletti del Movimento. Che poi, sì, vengono anche butttati fuori se si ostinano a dire la loro. Per Grillo e Casaleggio non c’è altra dinamica possibile. Il risultato delle europee è da tributare a chi ha comandato fino a questo momento, non ad altri».

Federico Pizzarotti dà la colpa anche ai toni. Grillo ha spaventato con quel «sono oltre Hitler»?
«Certo. Io posso dire di averlo avvisato, perché sono l’unico che l’ha criticato quando ha citato la Shoah. Forse noi che ci siamo vergognati non sbagliavamo così tanto. Se diciamo che qualcosa non funziona è perché noi parlamentari non siamo finti, noi qui lavoriamo e abbiamo il polso dei territori».
  
Deve ascoltarvi di più?
«Se vuole confrontarsi io ne sarò felice. Ma non deve farlo solo lui. Lo deve fare anche chi, con lui e da lui, è stato posto in prima linea a fare lo spettacolo».

Di Battista, Di Maio, Taverna. Si riferisce ai volti noti del Movimento?
«Mi riferisco a tutti i deputati e i senatori che vengono mandati in televisione e che si credono più puri del puro. Sono andati in giro con uno spettacolo? Ora se ne devono assumere le responsabilità».

Ce l’ha con lo staff della comunicazione?
«Io pretendo la legittimazione della critica. Io lavoro sodo, sono un parlamentare e non voglio che mi dicano “tu non puoi andare a parlare, non puoi andare ospite in quel programma”. Ora basta».

Crede che cambierà qualcosa?
«No, non cambierà niente. Lo si è capito anche dal video di Grillo. Non c’è nessuna speranza, non ci credo più».

Se ne sta andando?
«Io faccio le mie battaglie come ho sempre fatto. Poi certo ho capito che se non è cambiato nulla in un anno e mezzo non cambierà nulla adesso. Ma se di coerenza dobbiamo morire ciascuno muoia della sua. Grillo ha detto che si sarebbe dimesso? Lo faccia».

Quindi non se ne va, ma si sta facendo cacciare?
«Io faccio le battaglie rispetto a una piega dittatoriale che non è neanche giustificata da un risultato elettorale».

Lo dica, si vuole far cacciare…
«Mi caccino se vogliono, ma io ho una dignità e sono una persona matura, che prende posizione e che pensa con la sua testa, e cerca di migliorare il Movimento perché sia utile al Paese, cosa che ora non è».

Grillo comunque sulla dimissione smorza dicendo che lui parla così, esagera, fa battute.
«Non funziona così, non si può dire che è tutto una battuta. Altrimenti sa cosa facciamo? Facciamo che anche le cose che ho detto a lei adesso sono tutte battute, va bene?»

Lei è uno dei deputati «di buona volontà» del Movimento 5 stelle a cui si è rivolto il premier Renzi in conferenza stampa, invitandovi a sedervi al tavolo delle riforme?
«Io sono uno di buona volontà, sì. Non è che si può continuare a stare in parlamento solo per offendere la Boldrini. Dobbiamo cercare di migliorare le riforme e di non farle fare solo con Berlusconi. Mi pare una cosa normale». 

Grillo, Messora e il viaggio a Bruxelles per accordarsi con la Destra UK


"Solo un portavoce", ok, l'abbiamo capito, salvo poi verificare che le cose importanti le decide lui. Un esempio? Il viaggio a Bruxelles per prendere accordi con l'estrema destra inglese. Strano... prima di andare a fare lo show davanti a Renzi era stato chiesto il permesso alla rete (scusate: agli iscritti al sito, solo loro), e ora nessuna richiesta, ma forse solo una ratifica a cose fatte e all'ultimo momento (senza chiedere se si prefersicono altre alleanze), magari consigliando per bene cosa votare con il consueto preciso post che informa solo sulle cose azzeccate secondo la volontà del padrone del marchio. A che titolo Grillo (ma anche Messora) è andato a prendere questi accordi? E poi, Grillo: che fai, parli per anni di nessun accordo con altri partiti usando la parola "inciucio" e poi ti contraddici così apertamente?

Che ci fa Grillo con la destra inglese? Strano: dopo tutti quei discorsi sulla "peste rossa", dopo quella foto del cancello del lager, dopo il professarsi "oltre Hitler", sembrava che inneggiando con Casaleggio a Berlinguer in piazza le cose fossero cambiate. E invece?

Euroscettico. Lo sappiamo. In giro per due anni a dire che vuole far uscire l'Italia dall'Euro con un referendum (che è invece espressamente vietato dalla Csotituzione), a dire che il M5S andrà al parlamento europeo per strappare in faccia alla Merkel il Fiscal Compact (è stato ratificato dal parlamento italiano, Beppe, ed è un Trattato, quindi i parlamentari europei non c'entrano niente), a dire di tutto e di più. E ora la macchietta del volo con Salvini e l'appuntamento con Farage.

Beppe... le sparate destrorse hanno fatto scappare tanto elettorato che proveniva dalla Sinistra. Ci ha pensato? Quasi lo stesso numero di voti, fra quelli persi dal M5S e quelli guadagnati dal Pd. Ci hai pensato?

Grillo sta affossando il movimento, e continua a mortificare il lavoro degli attivisti e dei parlamentari. Di questo accordo sarà contento Tinazzi, il boss di Casa Pound, col meetup all'olio di ricino di Roma, quello alle cui riunioni partecipa Dibba.



M5S, l'alleanza Grillo-Farage non piace a tutti
E nel Movimento aumentano i malumori

 

Crescono i deputati che si lamentano dell'accordo con il leader dell'Ukip, anche tra gli esponenti più vicini alla linea del genovese. Che però va avanti e si prepara a far confermare la sua scelta con un referendum in rete


Non c’è solo Giulia Sarti, che alla Stampa ha confessato: «appena ho saputo dell'incontro di Grillo con Farage ho pensato: perché l'Ukip?». Perché il Movimento 5 stelle che si è sempre vantato di  non fare alleanze, stringe un patto con la destra nazionalista inglese? Perché è così che funziona il parlamento europeo, certo, e perché a Bruxelles bisogna fare gruppi internazionali. Ma allora perché durante tutta la campagna elettorale dal movimento si respingevano come infondate le domande di giornalisti e avversari politici sulla futura collocazione in Europa?

Fatto sta che ora Beppe Grillo ha incontrato Nigel Farage, e con l’aiuto di Casaleggio Jr, Davide, prende corpo una rete europea di euroscettici sì, ma un po’ di destra. Con Farange il più è fatto. Certo serviranno altri incontri e bisognerà chiarire i termini dell’accordo (Grillo ha chiesto un'intesa a maglie larghe, con libertà di voto sui temi sensibili), ma i toni del comunicato congiunto pubblicato sul sito di Grillo lasciano trapelare una certa sintonia. 
Ridono entrambi nella foto di rito, fatta con un cellulare. Ride Grillo al fianco di Farange, per una qualche battuta, e chissà come sarebbe cambiata la storia recente, come sarebbe andato il movimento alle elezioni, se quei sorrisi li avesse tentati anche con Matteo Renzi. O, prima ancora, con Pierluigi Bersani. No. L’accordo morbido per «votare come vogliono in un quadro di accordi di base» Grillo lo fa solo con Farage.

E lo fa lasciando di sasso molti suoi parlamentari. «La campagna elettorale di Farage l'ho schifata più ancora di quella della Le Pen» dice Giulia Sarti ancora alla Stampa , «Quando Grillo ha detto no alla Le Pen io pensavo che fosse no a lei e a tutto il contorno di partiti simili, ora mi sembra di capire che non è così». Poi smorza: «Quello che io di sicuro non accetterei mai è di stare sotto di loro, cioè che i nostri debbano prendere indicazioni dall'Ukip». Perché è così, l’accordo si potrebbe anche mandar giù, ma senza «pappa pronta». Grillo deve incontrare i parlamentari e convincerli, insomma. Altrimenti, la posizione di molti resterà quella di Sarti: «per me sarebbe un neo e lo sarebbe per molti altri». Tipo per Aris Prodani, che su twitter scrive «alleanza con Farage #dabrivido». E se Prodani è da sempre un deputato considerato dissidente, non lo è la collega Eleonora Bechis, che non ha mai fatto penare il cerchio magico, e che però lo segue a ruota: «#ukip antitesi #m5s #megliosoli». Altri, anche più ortodossi, preferiscono un «no comment». Ne parleranno nella riunione di gruppo, oggi alla Camera.

Una risposta intanto arriva da Danilo Toninelli, deputato che per il movimento è l’uomo delle riforme, riconosciuto e stimato: «i colleghi che non condivideranno la proposta che farà Beppe sulle alleanze potranno votare contro sul blog, così come tutti gli attivisti, quando faremo la consultazione». Perché, annuncia Toninelli, ci sarà un referendum online, «prima del 26 giugno», che è il termine entro cui gli europarlamentari devono aderire a un gruppo.

Per il resto, «Beppe sta seguendo una procedura scontata e obbligata». Incontra Farage, «ma incontrerà tutte le forze euroscettiche con cui è possibile immaginare un accordo di massima» spiega Toninelli. «Farage è il primo perché ha già fatto un esperienza simile la scorsa legislatura, perché è il più grande e perché con lui abbiamo alcuni temi in comune, dall’autonomia dei territori alla democrazia diretta». Resta da capire se chi dissente potrà dire di no a Farage o dovrà esprimersi sull’intero pacchetto di alleanze. «Non lo sappiamo ancora» dice Toninelli, «ma nel caso fosse un quesito unico, non vedrei il problema»
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lunedì 26 maggio 2014

Le Europee e un commento particolare


Qualora qualcuno non se ne fosse accorto: ha vinto l'astensionismo.

Pensavo vincesse il PD, ma non mi aspettavo di certo questo scarto così grande. Aver superato il 40% con quasi il doppio dei voti rispetto al secondo schieramento mi sorprende. Renzi ha giocato la partita sul campo di Berlusconi e Grillo: quello delle parole forti, ma a differenza di loro ha tirato il freno a mano, il freno delle ingiurie e uscite sgradevoli, che sono sempre state il succo dei discorsi di Berlusconi e lo sono da qualche anno anche per Grillo.

Mi viene da pensare che... fra le persone che conosco personalmente (amici e conoscenti, ma anche contatti personali sui social network), dicevo: le stesse persone che si indignavano perché Berlusconi diceva: "Berlusconi: 'coglione' chi vota a sinistra. Prodi: 'E' in testa col 122%'
Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per poter credere che siano in giro cosi' tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi", beh, le stesse persone oggi non si scandalizzano perché Grillo dice esattamente le stesse cose e anzi rincara la dose.
E' stata“



E' stata la campagna elettorale più becera da che mi ricordo, e non solo per l'elevata maleducazione dei discorsi in rete (orde di talebani che si massacrano di insulti, slogan e cazzate varie): da parte dei leader si è più azzannato l'avversario che spiegato i programmi, ecco cosa è successo. E in questa Italia in cui si vota tizio perché urla di più e fomenta le tue paure o si vota caio per non votare sempronio, mi si stringe il cuore a vedere ancora una volta che non si è davvero guardato alla cosa più importante: cosa fare in Europa.

Avete letto bene, e lo spiego meglio. Chi viene eletto in un paese UE va a rappresentare lo stesso al parlamento europeo, ma quello che va a fare a Bruxelles è anche e soprattutto lavorare in un parlamento EUROPEO, quindi per tutti i cittadini europei. La capacità di guardare oltre la lunghezza del proprio naso non è davvero italiana, o almeno lo è di pochi. Ragazzi... avevamo un leader (ok, non italiano - ma non è un caso, se ci pensate bene) dicevo avevamo un leader che non ha condanne, quindi con la fedina penale pulita, l'unico con un programma preciso per tutta l'Europa e non solo per il suo paese, l'unico che diceva di ridiscutere soprattutto gli accordi economici e sul Lavoro, sul Lavoro! E cosa facciamo? Gli diamo il 4% risicato? Tsipras, sì lui.

Che vergogna, che amarezza. Ah, tranquilli: Grillo non se ne va, fare soldi col blog quasi senza fatica è più vantaggioso che andare perennemente in tour.

In ogni caso, oggi Scanzi torna un attimo a fare il giornalista, dopo aver tirato la campagna elettorale a Grillo (come fa anche Travaglio - i cui DVD di Passaparola sono prodotti da Grillorama - e una parte del FQ) tira le somme su come è andata. Leggete con attenzione, soprattutto la parte evidenziata in blu.



Elezioni Europee – Il 2014 sta a Renzi come il 1994 a Berlusconi


di Andrea Scanzi

Ha stravinto Renzi, ha perso Grillo, è scomparso Berlusconi (e Alfano non è mai esistito). Ho aspettato i risultati definitivi prima di scrivere. Questo ritardo ha alimentato una babele monumentale di sfottò a mio danno nella notte: alcuni erano semplicemente meravigliosi e me li prendo tutti. Ho visto pure “Scanzi” tra i TT su Twitter e l’ego ha brindato: ulteriore prova che, ancora, il detto “mi si nota di più se non vengo” funziona. Per i renziani sono uno dei grandi sconfitti delle elezioni: troppo buoni. Prendo, incarto e porto a casa. Temo però di non contare così tanto, ragazzi. E poi avevo previsto tutto questo, dati causa e pretesto (cit). L’ordine d’arrivo non mi stupisce, e l’ho scritto più volte: chi davvero pensava tra i 5 Stelle che il sorpasso fosse possibile, usava droghe molto forti ma anche molto scadenti. Ogni tanto, di me, fidatevi. Qualche considerazione.

1) Renzi. Vittoria storica. Non ha vinto: ha stravinto. Lo immaginavo primo, attorno al 32, con 5 punti su M5S. E non ci voleva uno scienziato per intuirlo. L’evento pressoché imprevedibile non è la vittoria, scontata, ma la portata enorme della vittoria. Renzi ha addirittura sfondato il muro del 40%, doppiando i rivali. Un risultato epocale, che per sua sfortuna (unica) non coincide con un’elezione politica ma “soltanto” con una tornata europea. Il Pd ha preso più di 2 milioni di voti in più rispetto a un anno fa con Bersani. Il 2014 sta a Renzi come il 1994 a Berlusconi. Dominerà la scena politica per i prossimi vent’anni. E’ riuscito a stravincere nonostante le Picierno e le Bonafè: chapeau. E’ un nuovo Berlusconi se va male e un nuovo De Mita se va bene (?): perfetto, dunque, per dominare a lungo in Italia.
Se poi saprà stupire in positivo, meglio ancora. Dire che “ha vinto per gli 80 euro” è un mantra consolatorio (?) per i 5 Stelle, ma significa poco ed è molto riduttivo. Renzi ha stravinto per una serie di fattori, compreso l’imbarazzante consenso mediatico di cui gode, ma il primo motivo è legato al suo saper incarnare un cambiamento morbido e garbato, prossimo al gattopardismo: al suo essere scaltro e rassicurante. Renzi ha poi un merito: laddove in Europa dominano le derive destrorse, l’Italia ha lui. Se non è scemo, e non lo è, a breve fa saltare il banco, va al voto, prende una maggioranza bulgara e con un Parlamento ferocemente renziano fa tutte le riforme che vuole. Da ieri i Civati e Cuperlo contano ancora meno nel Pd, e se hanno un minimo di amor proprio vanno di corsa a dare una mano a Tsipras(o a chi ci sarà alle prossime politiche). Renzi è ormai un uomo solo al comando, circondato spesso – ahinoi – da arroganti e sprovveduti. Speriamo bene.
2) M5S. Il grande sconfitto. L’ho scritto mille volte, beccandomi gli insulti di tanti grillini, ma lo ripeto: in un paese tradizionalista e conservatore come l’Italia, un movimento così anomalo e di rottura che va stabilmente a due cifre (e la prima è un “2”) ha del miracoloso. Per dire: quando sono usciti gli exitpoll, che davano Renzi al 33 e M5S al 26.5, fossi stato in loro avrei firmato tutta la vita. E invece a molti sembrava poco. Mah. M5S, ogni tanto, dovrebbe essere realista, ma proprio non gli riesce. Ho anche scritto un anno fa che “il 25% non lo riprende neanche nei sogni hard”, ma ieri ipotizzavo comunque un 25-27%.
Non mi stupisce il secondo posto, e tutto sommato neanche il 21 scarso: mi stupisce il gap rispetto a Renzi. Nonostante i tre milioni di voti in meno rispetto al febbraio 2013, il risultato non è negativo in sé: a giugno 2013 era dato sotto al 20% e invece oggi è ormai seconda forza radicata: chi, 15 mesi fa, avrebbe detto che Di Battista sarebbe stato più forte di Berlusconi?
I problemi sono due. Il primo è la forbice sovrumana con Renzi: accettabile fino a 5, dolorosa attorno al 12 (due mesi fa si parlava di Renzi 34% e M5S al 22%), disastrosa con i quasi 20 punti attuali. Il secondo problema, forse ancora più grave, è la sopravvalutazione di se stessi. Perché insistere con ‘sto “vinciamonoi”? Perché credere ciecamente nel sorpasso (ma sorpasso de che?)? Perché dare quasi per certo il raggiungimento del 30% o giù di lì? Perché farsi così tanti autogol (“Se non vinco mi ritiro”, cit Grillo)? E’ ovvio che, giustamente, ora mezzo mondo li sfotte. E fa bene a sfottere.
Detta più chiaramente: numericamente è una sconfitta, ma visto le (folli) aspettative malamente alimentate è un’asfaltata. Non so da cosa sia dipesa tale sopravvalutazione: evidentemente i 5 Stelle si sono convinti che il mondo reale fosse la rete o la piazza piena. A furia di riempire piazze e collezionare “i like”, hanno forse dimenticato che l’Italia che vota è fatta anzitutto da chi in piazza non ci va mai e magari decide all’ultimo momento per chi votare. I milioni di indecisi, alla fine, li ha presi tutti Renzi. I militanti 5 Stelle sono più attivi di quelli del Pd, ma anche questa non è una novità: pure Luttazzi riempiva i teatri e Santoro faceva incetta di share, ma convincevano i già convinti e la maggioranza reale restava sempre di Berlusconi. Adottando un profilo più basso, oggi M5S avrebbe addirittura potuto sorridere, perché in Italia la norma è che vincano i Renzi e l’anomalia è che i Grillo vadano sopra il 10 (figurarsi il 20). Se però ripeti ogni istante “vinciamo noi”, poi ti demoliscono per forza.
A margine, ho due convinzioni che ai 5 Stelle piaceranno poco. La prima è che, per i 5 Stelle, essere secondi sia a tutt’oggi meglio che essere primi (a fare opposizione sono bravi, a governare non so). La seconda è che, nella più rosea delle aspettative, un paese governato da Renzi con il pungolo costante dei 5 Stelle è oggi il massimo a cui l’Italia può ambire. In ogni caso, M5S – se non vuole calare ulteriormente – deve farsi un bagno di umiltà e imparare dai troppi errori: qualcuno politico, molti strategici. I parlamentari bravi li hanno: vediamo come reagiranno.

3) Berlusconi. E’ politicamente finito: il berlusconismo no (anzi), lui sì. Anche se in qualsiasi altro paese oggi sarebbe al 5% e non sopra il 16%. Vedere i berlusconiani dire e scrivere che “tutto sommato è andata bene” è l’ulteriore comica del centrodestra: è andata bene sì, ma solo se le previsioni erano una tempesta di meteoriti sul cranio asfaltato di Silvio. Con Renzi al comando, Berlusconi non ha più senso. Se siete tristi, pensate a Gasparri e Santanché: vi tornerà il buonumore.

4) Lega. Avevo previsto, io come tanti, anche questo: quarta forza del paese e Salvini unico uomo di destra a poter ridere. Infatti. Ha fatto una campagna elettorale strepitosa, e lo dice uno che non lo condivide mai.

5) Alfano. Anche qui nulla di nuovo. NCD non esiste, è una categoria hegeliana dello spirito. Hanno più indagati che elettori. In tivù mi sono sentito dire da Lupi che avrebbero preso l’8%, e così pure la Lorenzin. A fatica hanno superato la soglia. Aiutateli.

6) Fratelli d’Italia. L’Italia non s’è desta.

7) Monti. Non esiste.

8) Tsipras. Credevo che non avrebbero superato lo sbarramento: di poco, una cosa tipo 3.5-3.8%. E invece, seppur di pochissimo, pare che mi sia sbagliato. E mi piace avere sbagliato.






venerdì 23 maggio 2014

Satira sui cliché a 5 stelle


Avviso ai naviganti: so bene che gli iscritti-simpatizzanti-elettori a 5 stelle non sono tutti così. Ho la fortuna di conoscere diverse brave persone, soprattutto oneste, che gravitano attorno all'attività del M5S. La rete (e non solo) però è piena di invasati, persone che non verificano l'attendibilità di quanto viene propinato dal blog di Grillo come da altri siti, e usano lo stesso linguaggio volgare del padrone del marchio, aggiungendo spesso sgrammaticature agghiaccianti. Insulti, minacce, slogan: questi sono gli aspetti presi in giro da questo post che mi ha fatto ridere tantissimo.

Per me i politici, i giornalisti ecc. non sono tutti uguali, tutti faziosi; per me la realtà non è bianca o nera, ma ha spessissimo sfumature di vari colori. Io che ho votato per tanti anni IDV, sono stato il primo a criticarlo qui nel blog e con amici e conoscenti, soprattutto a livello locale, quando gli ex PSI vi fecero ingresso guastando tutto - ora siedono altrove, su poltrone d'oro. Io ritengo sempre che l'ipse dixit sia il pericolo più grosso in una democrazia. Traduco per chi non ha fatto latino e contestualizzo: io non pendo dalle labbra di nessuno, e sono molto critico ed esigente con chi voto come con chi non voto.

L'Italia invece è nella corsa becera che da Berlusconi prima, Bossi, Grillo poi, e da un po' anche Renzi, ha rovinato il comune sentire, il senso del rispetto della persona. Ingiurie, diffamazioni, minacce, sentenze sparate ad alzo zero: discorsi che si dovrebbero fare da piccoli, oggi sono nella bocca di sempre più adulti. Non mi riconosco in tutto questo, e voglio di più: una società civile che sempre meno civile purtroppo è. Fatevi due risate, considerando che le tifoserie, i talebani insomma, esistono dappertutto, e sono frequentemente zotici, beceri e ignoranti. A seguire i diktat di leader politici pregiudicati del resto.... si impara in fretta. 


Manuale di sopravvivenza per giornalisti nell’era di Beppe Grillo


di Mauro Munafò

La notizia della creazione da parte di Beppe Grillo di un tribunale online per giudicare i giornalisti “pennivendoli” che hanno causato il declino del Paese non ha lasciato impreparata la kategoria (con la k, come la kasta). Anche se la lobby dell’OrdineDeiGiornalistiCheèStatoFondatoDaMussolini mi ha rigorosamente vietato di diffondere questo documento, ho deciso di trasgredire, sperando con questo gesto di ravvedimento di conquistarmi la benevolenza del popolo della Rete (se e quando dovesse giudicarmi per crimini contro l’Italia).

La mail che riporto qui sotto è stata inviata solo ai giornalisti che vivono grazie al finanziamento pubblico, cioè TuttiTranneIlFattoCheDiceLeCoseVere (ecco perché l’unico giornale libero non l’ ha pubblicata), e rappresenta un vero e proprio manuale per sopravvivere nei prossimi tempi che si annunciano bui per tutti quelli che osano levare una critica,  pagata dal Pd o dal PdMenoElle, a Grillo. Purtroppo, da quanto scrive Peppe, pare non sia prevista una difesa nel prossimo tribunale del popolo. Direi che è giusto, sono (siamo) tutti colpevoli. Quindi mi auguro che la mia delazione e il mio riposizionamento in punto di morte possano bastare a salvarmi dal DovermiCercareUnAltroLavoroAhAh.
Da: KastaDeiGiornalai @ gomplotto_org
a: all @ pennivendoli_della_casta.it
Oggetto: TOP SECRET – Come comportarsi in caso di vittoria del Movimento 5 Stelle

Amici, fratelli, pennivendoli, servi dei partiti.
E’ stato bello fino ad oggi, ma i bei tempi sono finiti. Abbiamo provato in tutti i modi a impedire l’arrivo della valanga 5 Stelle con le nostre becere falsificazioni, ma nonostante i nostri sforzi abbiamo fallito e chiaramente siamo ora tutti terrorizzati (ma guarda una cosa proprio non ci dormiamo la notte eh).
Da domani tutti noi rischiamo di essere disoccupati o perseguit(at)i per i nostri crimini. A meno che non siate Bruno Vespa, Enrico Mentana o qualcuno che sta in tv da 30 anni ma che è innocente perché ha fatto delle belle interviste a Beppe.

Per provare a farla franca ancora una volta (ehi, abbiamo superato Comunisti, Socialisti, Repubblicani, Liberali e Democristiani!) e mimetizzarci tra i nuovi padroni, abbiamo redatto un manuale di comportamento a cui siete pregati di attenervi:

- Rispondete con “Sono tutti morti!” a qualunque domanda e anche se questo non corrisponde a realtà. Esempio: “Ehi Franco, come stanno i tuoi gatti?” “Sono tutti morti!!!”.
- Una battuta su ebrei, Hitler, Stalin può far sempre ridere e chi non ride è del PdmenoElle. Quindi ridete anche quando non capite perché.
- Cambiate la vostra foto profilo su Facebook con il logo del Movimento. Che è di proprietà esclusiva di Beppe. Ma (forse) non vi denuncerà per questo.
- Dimenticate la ch. Usate solo la k, anche nel linguaggio orale.
- Smettetela di usare i nomi e i cognomi delle persone. Da oggi in poi il regolamento prevede l’obbligo di storpiare tutto, possibilmente facendo leva sui difetti fisici. La lista dei soprannomi verrà distribuita con un post dal Blog dal titolo: “Culone e psiconani, trova il soprannome giusto per il nemico”
- Vietato fare riferimenti di alcun genere a microchip, sirene, ciucciamenti di matite, algoritmi Sgv4 di out come se fosse Antani. L’altro giorno a mio cugino hanno dato il bancomat nuovo e ha detto: “Ehi, ha il microchip”. E’ subito arrivata la Polizia (che è dalla parte del Movimento, ricordiamolo) e lo ha arrestato perché chiaramente sfotteva.
- I titoli degli articoli devono essere GEO (Grillo Engine Optimization): la struttura standard è: “Nome paladino 5 Stelle” – asfalta/pialla/umilia/distrugge – “Nome politico kasta”. Per i più creativi, anche la formula “Nome politico kasta” – spara balla/bercia/dice questa cazzata. – “Nome paladino 5 Stelle” reagisce così. Da illustrare con foto cattive quelli della kasta e foto belle i nostri. Cioè quello che Grillo lamenta essere fatto con lui.
- I fotomontaggi sono ben graditi, ma stiamo attenti. Vanno bene i cartelli dei campi di concentramento e le caricature dei politici-kasta fatti con Paint, ma evitiamo prime pagine false perché potrebbero essere fraintese.
- Nel dubbio, mettete il punto esclamativo.
- Se state guardando una partita, tipo Inter-Juve, e qualcuno vi chiede “Allora quanto stanno?”. Rispondete senza esitazione: “Vinciamo noi“. E se quello replica “Noi chi?”, ha di sicuro votato Gargamella alle ultime elezioni.
Questo primo manuale dovrebbe garantirvi una buona probabilità di mimetizzazione e sopravvivenza, almeno per ora. Nei prossimi giorni verranno inviati altri vademecum ma, per essere sicuri di non avere infiltrati, sarà richiesta l’identificazione attraverso il numero della tessera di partito (qualunque esso sia, tanto siamo tutti venduti), oppure la presentazione della busta paga da cui si capisce KiCiPakaaaa??
In bocca al lupo pennivendoli
Presidente Servo dei Servis
OrdineDeiGiornalistiCheHaFondatoMussolini
Ps. Per chi non avesse il senso dell’umorismo, trattasi di post sarcastico. Perché l’idea del tribunale online è una cretinata e merita solo una risposta cretina come questo post.

giovedì 22 maggio 2014

Peggio della politica? Bertone!


E non potrà certo dire: "a mia insaputa". Le piovre esistono dappertutto. Preparate lo stomaco e soprattutto fate conoscere.



IL REGNO DEL CARDINAL BERTONE: LUSSO, AFFARI E CERCHI MAGICI  

(Fabrizio d’Esposito)


Il settennato del salesiano: da primo ministro del Vaticano sino alle cene a casa (Propaganda-Fide) di Bruno Vespa e alla rete di rapporti coi potenti.
Tarcisio Bertone e il modello della Chiesa trionfante e mondana, sedotta dal potere temporale e dal colore dei soldi. Scena prima. Roma, piazza di Spagna, nel luglio di quattro anni fa. Il cardinale Bertone esce dalla casa spettacolare di Bruno Vespa e sale a bordo di una Mercedes nera che ha la targa del Vaticano. Il segretario di Stato della Santa Sede ha partecipato a una cena per le nozze d’oro di Vespa con il giornalismo. Spaghetti alle vongole, filetto di spigola, torta caprese . Il convivio raduna due banchieri, Cesare Geronzi e Mario Draghi, l’allora premier Silvio Berlusconi e il suo fedele gran visir Gianni Letta, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Per Berlusconi è un’estate di fuoco. Fini sta preparando la scissione di Fli e B. vuole sostituirlo con Casini. Arrivati quasi alla fine, Berlusconi mette una mano sulla spalla di “Pier” e lo incita: “Dai Pier, ascoltami, saremo noi due, io e te, la nuova Dc”. Bertone annuisce con evidente soddisfazione, come il vero padrone di casa. Del resto, la reggia di Vespa è di proprietà di Propaganda Fide, controllata dal segretario di Stato. Al recalcitrante Casini, “Silvio” offre pure una doppia poltrona: vicepremier e ministro degli Esteri. Andrà diversamente. 

Quello scippo alla Cei
Tarcisio Bertone viene nominato segretario di Stato il 15 settembre 2006 da papa Ratzinger. In quel momento è arcivescovo diGenova.Maidue,ilcardinale e Benedetto XVI, vantano un rapporto strettissimo sin dal 1995, quando Bertone va a fare il segretario della Congregazione per la Dottrina per la Fede, l’ex Santa Inquisizione, presieduta proprio da Ratzinger. Ed è qui che “Tarcisio” inizia a costruire la sua fama di pasticcione con la pubblicazione lacunosa del terzo segreto di Fatima. Salesiano e juventino, l’inclinazione all’intrigo di Bertone viene fuori con la successione di Camillo Ruini alla Cei, la conferenza dei vescovi italiani. Il segretario di Stato vuole scippare la delega politica alla Cei e così manda questo messaggio, nel 2007, al nuovo presidente Angelo Bagnasco: “I vescovi pensino alla catechesi e alla pastorale, sarà la Santa Sede a occuparsi delle relazioni con le istituzioni politiche”.

Gianni Letta, faccendieri, P4 e massoni
Per gran parte dei sette anni trascorsi alla segreteria di Stato, la rete politica di Bertone coincide con il cerchio magico andreottian-romano di Berlusconi. Quello di Gianni Letta, ambasciatore di faccendieri pregiudicati e massoni che gestiscono affari, nomine e ministre (Luigi Bisignani della P4) e di gentiluomini di Sua Santità appassionati di incontri gay e appalti (Angelo Balducci della cricca di Anemone e il giovane Marco Simeon). Anche i cardinali fedeli a Bertone orbitano nel centrodestra. Nei verbali dell’inchiesta Expo, il famigerato Gianstefano Frigerio ostenta rapporti familiari con Giuseppe Versaldi, già agli Affari economici. Negli atti di un’altra indagine, quella su Scajola e lady Matacena, è invece Francesco Coccopalmerio, altro principe bertoniano della Chiesa, a incoraggiare “Sciaboletta” per la corsa alle prossime Europee. Un ulteriore link con Scajola è Luciano Zocchi, caposegreteria dell’ex ministro e intimo di Bertone. È tutto quell’universo della Curia bersagliato dai corvi vaticani e finito sotto accusa nella congregazioni segrete tenute prima del conclave che ha eletto papa Francesco.

Il G8 de L’Aquila e il metodo Boffo
Nell’estate del 2009, a Bertone sfugge la mano su una vicenda destinata a segnare la storia del centrodestra. All’Aquila c’è il G8 e Berlusconi è minacciato dagli scandali sessuali che rivelano la sua satiriasi. Pure il moderato Avvenire, quotidiano della Cei diretto da Dino Boffo, vacilla. Così qualcuno passa al Giornale di Vittorio Feltri la notizia che Boffo è stato condannato per una storia di molestie omosessuali. La campagna va avanti, con il nome di metodo Boffo, e il direttore di Avvenire si dimette. Tempo dopo, Bertone e un giornalista di primissimo livello verranno indicati come i mandanti delle carte arrivate al Giornale. La strategia del segretario di Stato si dimostra però autolesionista. La campagna di Feltri fa saltare infatti la cena della pace tra Berlusconi e lo stesso Bertone organizzata da Gianni Letta in occasione della festa della Perdonanza, all’Aquila, alla fine di agosto. Il primo ministro vaticano avrebbe voluto perdonare pubblicamente il suo omologo italiano per gli scandali a lucerossemale nuove tensioni scoppiate con le dimissioni di Boffo azzerano tutto. Un pasticcio da capolavoro. Quando poi, nel novembre del 2011, Mario Monti sostituisce B. a Palazzo Chigi, a Palazzo Chigi va anche Federico Toniato, pupillo di Bertone.


Uno spettacolo mostruoso e il mistero Simeon
L’inventore della Chiesa trionfante, potenza armata e temporale, è stato Giulio II. Da poco, Einaudi ha pubblicato il bellissimo Giulio di Erasmo da Rotterdam. Un dialogo tra un papa descritto come ubriacone e omosessuale, e Pietro, il primo pontefice, che non vuole farlo entrare in Paradiso. Giulio si lamenta dell’accoglienza e Pietro risponde: “Quello che vedo è uno spettacolo incredibile, senza precedenti, per non dire mostruoso”. Ecco, Bertone ha fatto vedere uno spettacolo incredibile e mostruoso, senza precedenti. Al punto che per abbattere il suo potere, i corvi hanno rubato documenti nell’appartamento del papa. Accanto al potere, Bertone ha coltivato il lusso, tuttora vive in attico di 700 mq, e gli affari finanziari (le mire sul San Raffaele e sull’Istituto Toniolo, la cacciata di Gotti Tedeschi dallo Ior) e l’ombra più incredibile sul suo settennato proviene da Marco Simeon, sconosciuto omosessuale ligure che d’improvviso rimbalzò nel mondo di Geronzi e della Rai. Protetto di Bertone, Simeon, amico del massone Bisignani, è persino socio di un centro di benessere nel centro di Roma, di proprietà della solita Propaganda Fide. Il nome del centro è quello di un’icona gay e trans, Priscilla. 
 

sabato 17 maggio 2014

Io voto Tsipras (e a Sassari?)


Ma sì, mi schiero apertamente. Senza parolacce però, senza slogan, senza hashtag. A proposito di hashtag: avete presente il #VinciamoNoi che sta martellando la testa della gente in rete? Credo vada corretto in: #LinciamoNoi. E' proprio così, e non c'è speranza: ormai è davvero una guerra di ingiurie indecenti... Grillo si è appropriato del metodo berlusconiano del "creiamo un nemico e massacriamolo" e con questo sozzo strumento di propaganda sta seminando sempre più odio nel comune pensare, appiccando incendi su cui getta continuamente benzina. 

Che Italia vuoi costruire, Grillo? Un paese dove ci si insulta a vicenda e l'odio per gli "altri" la fa da padrone?

Non mi riconosco in questa Italia in cui nessuno dei tre leader parla di lotta alla Mafia. Già... Renzi, Berlusconi e Grillo si guardano bene dal dire che la lotta alla Mafia (e quindi anche alla 'Ndrangheta, alla Camorra ecc.) è la condizione fondamentale con cui costruire una società migliore. Non c'è traccia di ciò nei loro "programmi", niente. Uno Stato che combatte la criminalità organizzata dà un forte messaggio ai cittadini: fatelo anche voi. Se l'Italia e quindi Renzi, Grillo e Berlusconi facessero questi discorsi... dato il seguito che essi hanno la società cambierebbe, e in meglio, e questo sarebbe anche il primo step per riportare tanta gente a riprendere il pagamento delle tasse (altra piaga del bel paese, l'evasione fiscale).

Eppure di lotta alla Mafia Renzi non parla, avrà i suoi motivi; non lo fa neanche Berlusconi, anche lui coi suoi motivi; non lo fa lo stesso Grillo, anche lui avrà i suoi motivi... e questo stride con le lotte annunciate e combattute dai parlamentari del movimento, che sbraitano di legalità, giustizia e tante belle cose ma non parlano, nessuno e come il loro Padrone del Marchio, di questo primo, importante passo da compiere. Nessuno dei tre lo fa, nessuno. E mi fanno schifo tutti e tre. Per carità: essi mi fanno schifo anche per tante altre ragioni, e chi legge questo blog un'idea se l'è fatta, però questa è una cosa cui tengo molto più di altre. Perché la Mafia, la Camorra e la 'Ndrangheta sono merda.

E passiamo alle elezioni del 25 maggio. Dalle mie parti ci saranno anche le comunali, con tre candidati forti e altri minori più deboli. I tre forti sono Rosanna Arru del centro-destra, Nicola Sanna del centro-sinistra, e Maurilio Murru del M5S. I primi due sono due politici di apparato: la Arru appartiene all'establishment dell'ex Pdl, ma è stata mandata da esso al macello (era già successo quando fu confermato Ganau, l'attuale presidente del consiglio regionale indagato); Sanna appartiene a quella struttura del Pd che ha cercato di smarcarsi dalla colonna Silvio Lai (che tanti disastri ha fatto in Sardegna), è il candidato che dovrebbe farcela ma dovrà fare i conti con la vendetta dell'altra anima del Pd (vita breve? probabile); Murru è un attivista del movimento di origine portotorresina, che entrò qualche tempo fa nel M5S direttamente dal centro sinistra: già, alle scorse comunali era un candidato di Sinistra Unita (sponda PSI...) e prese 33 voti; ora si sta rifacendo una veriginità nel movimento. Ma come... la politica non doveva stare fuori dal M5S? Le regole nel movimento però sono cambiate: oggi si accetta anche chi proviene dai partiti, quindi anche dalla "ka$tha". Grillo parlava diversamente anni fa, si vede che ha cambiato idea, anche se il massacro dei partiti continua.

Chiusa questa piccola parentesi su Sassari, torno all'argomento delle elezioni europee. Anche in questa tornata elettorale la Sardegna è accorpata alla Sicilia (che ha quasi il triplo di votanti), quindi non si raccoglierà niente, o quasi. Però il voto resta importante, anche il singolo voto, perché entra nel computo complessivo.

Per queste elezioni ho deciso di votare Tsipras, anche se i sondaggi (anche quelli sbandierati da Grillo, i quali non essendo della casta sono il Verbo in terra - in alto i cul... ehm, cuori!) dicono che forse in Italia - e soprattutto in Sardegna - la soglia di ingresso difficilmente sarà raggiunta. Lo faccio non perché la Bacchiddu si è messa in bikini per attirare l'attenzione al voto (e a se stessa, è chiaro ch'ella è vanesia, altrimenti non l'avrebbe fatto - ah, Paola: hai visto quante critiche?) ma perché io non voto tizio se no vince caio o perché è il meno peggio: io voto quello che giudico il meglio. E Tsipras è rampe di scale sopra i tre beceri pregiudicati che ora hanno le redini del mio paese.

Perciò leggete qui e riflettete, ciao.



Dieci buoni motivi per votare la lista L’Altra Europa con Tsipras


«Siamo radicali perché la realtà è radicale» (Alexis Tsipras). Quando diciamo che siamo per un’Altra Europa, la vogliamo davvero e non solo a parole. Abbiamo in mente un ordine politico nuovo, perché il vecchio è in frantumi. Non può essere rammendato alla meno peggio.

Dieci buoni motivi per votare la lista L’Altra Europa con Tsipras:

1 – Siamo la sola forza alternativa perché non crediamo sia possibile pensare l’economia e l’Europa democraticamente unita «in successione»: prima si mettono a posto i conti e si fanno le riforme strutturali, poi ci si batte per un’Europa più solidale e diversa. Le due cose vanno insieme. Operare «in successione» riproduce ad infinitum il vizio mortale dell’Euro: prima si fa la moneta, poi per forza di cose verrà l’Europa politica solidale. È dimostrato che questa “forza delle cose” non c’è. Status quo significa che s’impone lo Stato più forte.

2 – Siamo la sola forza alternativa perché crediamo che solo un’Europa federale sia la via aurea, nella globalizzazione. Se l’edificheremo, Grecia o Italia diverranno simili a quello che è la California per gli Usa. Nessuno parlerebbe di uscita della California dal dollaro: le strutture federali e un comune bilancio tengono gli Stati insieme e non colpevolizzano i più deboli. In un’Europa federata, quindi multietnica, l’isola di Lampedusa è una porta, non una ghigliottina.

3 – Siamo la sola forza alternativa perché non pensiamo che prioritaria ed esclusiva sia la difesa dell’«interesse nazionale»: si tratta di individuare quale sia l’interesse di tutti i cittadini europei. Se salta un anello, tutta la catena salta.

4 – Siamo la sola forza alternativa perché non siamo un movimento minoritario di protesta, ma avanziamo proposte precise, rapide. Proponiamo una Conferenza sul debito che ricalchi quanto deciso nel 1953 sulla Germania, cui vennero condonati i debiti di guerra. L’accordo cui si potrebbe giungere è l’europeizzazione della parte dei debiti che eccede il fisiologico 60 per cento del pil. E proponiamo un piano Marshall per l’Europa, che avvii una riconversione produttiva, ecologicamente sostenibile e ad alto impatto sull’occupazione, finanziato dalle tasse sulle transazioni finanziarie e l’emissione di anidride carbonica, oltre che da project bond e eurobond.

5 – Siamo la sola forza alternativa perché esigiamo non soltanto l’abbandono delle politiche di austerità, ma la modifica dei trattati che le hanno rese possibili. Tra i primi: l’abolizione e la ridiscussione a fondo del Fiscal Compact, che promette al nostro e ad altri Paesi una o due generazioni di intollerabile povertà, e la distruzione dello Stato sociale. Promuoviamo un’Iniziativa Cittadina (art. 11 del Trattato sull’Unione europea) con l’obbiettivo di una sua radicale messa in discussione. Chiederemo inoltre al Parlamento Europeo un’indagine conoscitiva e giuridica sulle responsabilità della Commissione, della Bce e del Fmi nell’imporre un’austerità che ha gravemente danneggiato milioni di cittadini europei.

6 – Siamo la sola forza alternativa perché non ci limitiamo a condannare gli scandali della disoccupazione e del precariato, ma proponiamo un Piano Europeo per l’Occupazione (PEO) il quale stanzi almeno 100 miliardi l’anno per 10 anni per dare occupazione ad almeno 5-6 milioni di disoccupati o inoccupati (1 milione in Italia): tanti quanti hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi. Il PEO dovrà dare la priorità a interventi che non siano in contrasto con gli equilibri ambientali come le molte Grandi Opere che devastano il territorio e che creano poca occupazione, ad esempio il TAV Torino-Lione e le trivellazioni nel Mediterraneo e nelle aree protette. Dovrà agevolare la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili; la creazione di un’agricoltura biologica; il riassetto idrogeologico dei territori; la valorizzazione non speculativa del nostro patrimonio artistico; il potenziamento dell’istruzione e della ricerca.

7 – Siamo la sola forza alternativa perché riteniamo un pericolo l’impegno del governo di concludere presto l’accordo sul Partenariato Transatlantico per il Commercio e l’Investimento (Ttip). Condotto segretamente, senza controlli democratici, il negoziato è in mano alle multinazionali, il cui scopo è far prevalere i propri interessi su quelli collettivi dei cittadini. Il welfare è sotto attacco. Acqua, elettricità, educazione, salute saranno esposte alla libera concorrenza, in barba ai referendum cittadini e a tante lotte sui “beni comuni”. La battaglia contro la produzione degli OGM, quella che penalizza le imprese inquinanti o impone l’etichettatura dei cibi, la tassa sulle transazioni finanziarie e sull’emissione di anidride carbonica sono minacciate. La nostra lotta contro la corruzione e le mafie è ingrediente essenziale di questa resistenza alla commistione mondializzata fra libero commercio, violazione delle regole, abolizione dei controlli democratici sui territori.

8 – Siamo la sola forza alternativa perché vogliamo cambiare non solo gli equilibri fra istituzioni europee ma la loro natura. I vertici dei capi di Stato o di governo sono un cancro dell’Unione, e proponiamo che il Parlamento europeo diventi un’istituzione davvero democratica: che legiferi, che nomini la Commissione e il suo Presidente, e imponga tasse europee in sostituzione di quelle nazionali. Vogliamo un Parlamento costituente, capace di dare ai cittadini dell’Unione una Carta che cominci, come la Costituzione statunitense, con le parole «We, the people….». Non con la firma di 28 re azzoppati e prepotenti, che addossano alla burocrazia di Bruxelles colpe di cui sono i primi responsabili.

9 – Siamo la sola forza alternativa a proposito dell’euro. Pur essendo critici radicali della sua gestione, e degli scarsi poteri di una Banca centrale cui viene proibito di essere prestatrice di ultima istanza, siamo contrari all’uscita dall’euro e non la riteniamo indolore. Uscire dall’euro è pericoloso economicamente (aumento del debito, dell’inflazione, dei costi delle importazioni, della povertà), e non restituirebbe ai paesi il governo della moneta, ma ci renderebbe più che mai dipendenti da mercati incontrollati, dalla potenza Usa o dal marco tedesco. Soprattutto segnerebbe una ricaduta nei nazionalismi autarchici, e in sovranità fasulle. Noi siamo per un’Europa politica e democratica che faccia argine ai mercati, alla potenza Usa, e alle le nostre stesse tentazioni nazionaliste e xenofobe. Una moneta «senza Stato» è un controsenso politico, prima che economico.

10 – Siamo la sola forza alternativa perché la nostra è l’Europa della Resistenza: contro il ritorno dei nazionalismi, le Costituzioni calpestate, i Parlamenti svuotati, i capi plebiscitati da popoli visti come massa amorfa, non come cittadini consapevoli. Dicono che la pace in Europa è oggi un fatto acquisito. Non è vero. Le politiche di austerità hanno diviso non solo gli Stati ma anche i popoli, e quella che viviamo è una sorta di guerra civile dentro un’Unione che secerne di nuovo partiti fascistoidi come Alba Dorata in Grecia, Jobbik in Ungheria, Fronte Nazionale in Francia, Lega in Italia. All’esterno, poi, siamo impegnati in guerre decise dalla potenza Usa: guerre di cui gli Stati dell’Unione non discutono mai perché vi partecipano servilmente, senz’alcun progetto di disarmo, refrattari a ogni politica estera e di difesa comune (il costo della non-Europa in campo militare ammonta a 120 miliardi di euro annui). Perfino ai confini orientali dell’Unione sono gli Stati Uniti a decidere quale ordine debba regnare.

sabato 10 maggio 2014

Dell'Utri MAFIOSO


Non c'è molto da commentare, se non che l'ufficialità è arrivata, mai ne avessimo il bisogno: Dell'Utri è MAFIOSO e LATITANTE. Lo voglio vedere in galera, a patire.



Mafia, la Cassazione conferma la condanna definitiva a 7 anni per Dell’Utri

 

La Suprema Corte ha accolto la richiesta del procuratore generale: il fondatore di Forza Italia colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa. Il pg: “I rapporti tra Cosa Nostra e Dell’Utri non si sono mai interrotti e si sono protratti senza soluzione di continuità dal 1974 fino al 1992”. Emesso ordine di carcerazione

 
di Giuseppe Pipitone

Il fondatore di Forza Italia, il primo partito italiano degli ultimi vent’anni, è un amico di Cosa Nostra, frequentatore di boss mafiosi e uomo cerniera tra la piovra e Silvio Berlusconi. Nel giorno in cui l’ex premier inizia a scontare la pena con l’affidamento in prova ai servizi sociali, cadono i condizionali anche su Marcello Dell’Utri, l’amico di una vita, prima piazzato al vertice di Publitalia e poi l’ideatore di Forza Italia: la prima sezione della Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa Nostraaccogliendo la richiesta del pg. Il sostituto procuratore generale di Palermo Luigi Patronaggio, a seguito della condanna, ha emesso un ordine di carcerazione nei confronti dell’ex senatore e il provvedimento verrà trasmesso al ministero della Giustizia che lo allegherà alla richiesta di estradizione alle autorità libanesi. 

Dopo più di quattro ore di camera di consiglio, la corte presieduta da Maria Cristina Siotto ha accolto le richieste del sostituto pg Aurelio Galasso. “I rapporti tra Cosa Nostra e Dell’Utri non si sono mai interrotti e si sono protratti senza soluzione di continuità dal 1974 fino al 1992” aveva detto il pg, chiedendo alla Suprema Corte di applicare il bollo definitivo sulla condanna dell’ex senatore, titolare di un seggio parlamentare tra il 1996 e il 2013. La prima sezione penale della Cassazione (quella storicamente guidata dal giudice Corrado Carnevale, l’ammazzasentenze) ha dunque accertato che per diciotto anni Dell’Utri ha regolato i rapporti tra i boss di Cosa Nostra (prima guidata da Stefano Bontade e poi, dopo la “mattanza”, dai corleonesi di Totò Riina) e Berlusconi, con l’ex premier che negli anni ha elargito enormi somme di denaro ai padrini siciliani.

Dell’Utri si trova in questo momento a Beirut, ricoverato in un ospedale e guardato a vista dagli agenti della polizia locale, dopo che era stato arrestato il 12 aprile scorso, rintracciato dagli agenti dell’intelligence libanese in una suite dell’albergo Phoenicia. Sul suo capo pendeva un mandato d’arresto internazionale dell’Interpol, spiccato dopo che si era dato alla latitanza, proprio alla vigilia della sentenza della Cassazione, originariamente prevista per il 15 aprile, e poi rinviata a causa delle cattive condizioni di salute dei legali dell’ex senatore. Un rinvio che per una sorta di scherzo del destino ha fatto slittare la sentenza definitiva ad una data simbolo: primo giorno di Berlusconi ai servizi sociali e trentaseiesimo anniversario dall’omicidio di Peppino Impastato e di Aldo Moro.

Anche la storia giudiziaria di Dell’Utri comincia in un anno simbolo: è il 1994, data che segna la prima scalata al potere di Forza Italia, quando la procura di Palermo ha già raccolto testimonianze di diversi pentiti, iniziando a indagare sui rapporti tra l’ex senatore, Cosa Nostra e Berlusconi. Rapporti che vedono Dell’Utri fare da intermediario già dal 1974 tra i padrini palermitani e l’amico Silvio, all’epoca giovane imprenditore bisogno di finanziamenti e protezione. È proprio per questo che ad Arcore viene spedito Vittorio Mangano, ufficialmente stalliere di Villa San Martino, in realtà boss della famiglia palermitana di Porta Nuova.

“Un eroe” lo ha sempre definito Dell”Utri, che nel 2004 viene condannato a nove anni di carcere nel processo di primo grado. Condanna scontata fino a sette anni di reclusione nel processo d’appello, che però viene parzialmente annullata dalla prima sentenza della Cassazione il 9 marzo 2012: secondo gli ermellini il ruolo di mediatore di Dell’Utri non era stato totalmente provato negli anni che vanno tra il 1978 e il 1982, periodo in cui l’ex presidente di Publitalia abbandona l’amico Silvio per andare a lavorare dal finanziere Filippo Alberto Rapisarda. È per questo che il 18 luglio 2012 inizia a Palermo il secondo processo d’appello, che il 25 marzo 2013 condanna nuovamente Dell’Utri a sette anni di carcere. Più di un anno dopo la palla torna nuovamente alla Cassazione che ha reso definitiva la condanna dell’ex senatore. Dopo una maratona giudiziaria lunga vent’anni, dunque è accertato oltre ogni ragionevole dubbio che il braccio destro dell’ex premier è un concorrente esterno di Cosa Nostra. La Suprema Corte non si è espressa per i fatti successivi al 1992, per i quali l’ex senatore era già stato assolto dalla prima sentenza d’appello, poi diventata definitiva dal verdetto degli ermellini del 2012.

Mediatore tra Berlusconi e Cosa Nostra per un ventennio, Dell’Utri viene allontanato dall’organizzazione criminale proprio mentre incarica il politologo Ezio Cartotto di studiare il progetto per un nuovo soggetto politico, che in pochi mesi vincerà a sorpresa le elezioni. “I giudici mi fanno passare per mafioso fino al ’92, ma cadono in contraddizione: se fosse vero, la mafia non mi avrebbe mollato proprio nel ’92, quando poteva sperare nei veri vantaggi del potere, della politica” aveva commentato l’ex senatore dopo la prima sentenza d’appello. Analisi assolutamente condivisibile.

giovedì 8 maggio 2014

Una brutta storia del Basket: Minucci e Siena (video e foto)


Qualche mese fa 14 dei 16 presidenti delle società che militano nella massima serie di Basket avevano votato Ferdinando Minucci per la carica di Presidente della Lega di Serie A. Una elezione che aveva lasciato di stucco più di un appassionato di questo fantastico sport, nel quale le deviazioni delinquenziali e/o politiche ben radicate nel mondo del calcio hanno attechito pochissimo. Il motivo di questo sconcerto - che era anche mio - era ben evidente: come riportava (fra i tanti) anche l'Espresso il neo presidente Minucci era al centro di una vasta indagine da parte della Magistratura in merito alla gestione della società Mens Sana, che tanti scudetti (ma anche Coppe Italia e Supercoppe) ha vinto in questo decennio dominando la massima serie.


Si parlava di conti in rosso, frode fiscale, stipendi versati estero-su-estero a diversi giocatori che in questi anni hanno militato nelle file della Mens Sana. Leggete quell'articolo dell'Espresso sopra linkato... ci sono riferimenti, nomi, accuse precise... in nuce il contenuto delle indagini preliminari che hanno portato alle vicende di questa mattina: Minucci e altre tre persone sono stati ammanettati, portati alla Guardia di Finanza e infine messi agli arresti domiciliari. 14 milioni di euro sotto sequestro, 25 giocatori sotto indagine: avevano ricevuto il versamento di emolumenti in nero tramite società legate al giro di affari gestito pare proprio dallo stesso Minucci.

Mi chiedo: ma questi giocatori sapevano o no quello che stava succedendo? Mi pare difficile che non gli venisse il sospetto... ragazzi: se ricevi soldi estero-su-estero da società diverse da quella che ti ha assunto per giocare, non ti viene in mente che stai (anche tu) frodando il fisco?

Gli articoli che si trovano online sono tanti. Ne voglio però riportare per intero uno, quello che mi pare più preciso e ricco di riferimenti.

Prima ho due domande da fare alla Magistratura e alla stampa: 

1. Noi appassionati di Basket abbiamo il diritto di sapere quanti e chi sono questi giocatori. Ce lo dite?
2. Tutto ciò invaliderà anche gli scudetti conquistati dalla Mens Sana Siena dal 2006 a oggi?

Sapete perché? La Virtus Roma (2 volte), la Virtus Bologna, l'Olimpia Milano (3 volte) e la Pallacanestro Cantù hanno perso le finali scudetto - in quegli anni sotto indagine - e se ciò è successo perché la Mens Sana ha barato con la Legge allora cosa succede? Possono aspirare a vedersi attribuiti quei titoli? Per non parlare delle Coppe Italia, delle Supercoppe, delle partecipazioni all'Eurolega raggiunte anch'esse allo stesso modo.



Operazione ''Time Out'', i dettagli dell'operazione che ha portato all'arresto di Ferdinando Minucci


da sienafree.it

Eseguiti quattro arresti domiciliari e sequestri patrimoniali pari a 14 milioni di euro

Le fiamme gialle del Comando Provinciale di Siena, nella mattinata odierna, hanno eseguito quattro misure cautelari domiciliari disposte dal G.I.P. Ugo Bellini del locale Tribunale a conclusione dell’operazione “Time Out” condotta nei confronti della precedente dirigenza della Mens Sana Basket S.p.a..

Il Giudice, vagliate le richieste avanzate dal P.M. titolare delle indagini Dott. Antonino Nastasi, ha disposto l’effettuazione di quattro arresti domiciliari nei confronti dell’attuale Presidente della Lega Basket Ferdinando Minucci, già presidente della Mens Sana Basket, della sua principale collaboratrice Olga Finetti già Segretario generale della società sportiva, di Stefano Sammarini e Nicola Lombardini soci della Essedue Promotion S.a.s. e della Brand Management S.r.l., per i reati di Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi fiscali (Artt. 416, 81 e 110 C.P. e artt. 2 e 8 D.Lgs.74/2000).

Il G.I.P. ha altresì ordinato sequestri di beni di valore corrispondente alle imposte evase per un totale di 14 milioni di Euro così ripartiti: fino alla concorrenza di € 9.835.479 per Ferdinando Minucci e Olga Finetti e di € 4.045.933 per gli altri due associati. 

Le indagini condotte per oltre due anni dalla Compagnia della G. di F. di Siena hanno consentito di ricostruire una serie di alterazioni contabili e di bilancio, fatture false e manipolazioni delle dichiarazioni dei redditi della Mens Sana Basket negli anni dal 2006 al 2012, ad opera del gruppo criminale che aveva nel presidente Minucci il suo ideatore e regista.

La gestione della società sportiva con metodi illeciti ha portato ad ingaggiare atleti di fama internazionale pagati anche in nero su conti esteri (consentendo a loro volta a n. 25 giocatori di sottrarsi alla tassazione dei redditi in Italia), alterare i risultati dei bilanci, produrre provviste di denaro contante per l’arricchimento personale e per spese fuori bilancio.
Un’altra fase dell’inchiesta ha riguardato l’analisi dei bilanci dal punto di vista civilistico con l’esame della complessa operazione di cessione del marchio Mens Sana che ha visto la supervalutazione dello stesso in € 8.000.000.

Tale cessione ha consentito alla società sportiva di “alterare” i propri bilanci inserendo una plusvalenza straordinaria di oltre otto milioni di Euro anziché contabilizzare il ricorso al credito (Banca MPS) che nella realtà era stato effettuato. Questo dato, unitamente all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per complessivi 22,5 milioni euro, ha di fatto alterato e sistematicamente falsificato le poste iscritte al bilancio al fine di fare apparire una situazione patrimoniale e finanziaria più florida di quella reale, nonché abbattere le imposte da pagare all’erario.

Le fonti di prova acquisite sono state utilizzate anche in campo fiscale mediante la verbalizzazione di recuperi di basi imponibili pari a 27 milioni di euro a cui si aggiunge l’IVA evasa per 15 milioni di euro, ritenute previdenziali non versate per quasi 3 milioni di euro, redditi non dichiarati dai giocatori di basket per 16 milioni di euro.

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Vi prego, svegliatemi e ditemi che è tutto un sogno, che non è vero niente. E mettetevi nei panni dei tifosi e appassionati senesi.
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In coda aggiungo adesso - in ritardo - un pezzo interessante uscito poco fa su Basketitaly, che riporta stralci del comunicato della Guardia di Finanza.

Minucci arrestato: il pesante comunicato della Guardia di Finanza


da Basketitaly

E' arrivata forse a una svolta decisivala lunga e drammatica vicenda della Montepaschi Siena, da mesi impegnata in una lotta serrata per la sopravvivenza, tra impegno sul campo e sgradevoli vicende economiche-giudiziarie fuori.

E' di questa mattina l'avvenuto arresto in misura cautelare di Ferdinando Minucci, ex GM della società di Viale Sclavo nominato nuovo presidente della Lega Basket, e del segretario generale Olga Finetti, da parte della Guardia di Finanza all'interno dell'operazione "Time Out", che da tempo sta facendo luce su presunti illeciti economici perpetrati dalla dirigenza senese, facendo avanzare l'accusa di associazione a delinquere, frode fiscale e in ultimo bancarotta fraudolenta. Sconcerto e preoccupazione in casa Mens Sana per una notizia che getta nel panico e nello sconforto più totale il mondo mensanino e i suoi tifosi; a poche ore dall'arresto di Minucci, portato ora agli arresti domiciliari, la G.d.F ha convocato una conferenza stampa dove ha proiettato alcune slides riassuntive della documentazione prodotta, e emanato un durissimo comunicato, che delinea un quadro ancora più preoccupante riguardo a ciò che emerge dalle indagini finora condotte.

La G.d.F spiega come si siano disposti i sequestri preventivi di un totale di 14 milioni di euro, ripartiti in 9,835,479 per Ferdinando Minucci e 4,045,933 per Olga Finetti. Le attività di polizia giudiziaria hanno delineato dal 2006 ad oggiruoli e compiti dell’intero sodalizio criminale che aveva nel presidente Minucci il suo ideatore e regista”. Il comunicato va nel dettaglio spiegando come “la disinvolta gestione economica della società sportiva, di assoluto rilievo nel panorama nazionale e internazionale, ha consentito alla dirigenza di raggiungere finalità diverse: elevare lo spessore della squadra ingaggiando atleti di fama internazionale pagati anche in nero su conti esteri (consentendogli a loro volta di sottrarsi alla totale tassazione italiana) e quindi maggior competitività sportiva; alterare i risultati dei bilanci in modo da iscriversi regolarmente ai vari campionati; produrre provviste di denaro contante per spese fuori bilancio e anche per l’arricchimento personale esentasse”. E ancora si spiega il funzionamento dell’evasione fiscale, costruito su una fitta rete di rapporti con società esterne:“il meccanismo di frode attuato prevedeva l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte della Mens Sana Basket emesse da società appositamente create e dislocate in differenti realtà territoriali ma sostanzialmente collegate dalla comune finalità. Si instaurano così rapporti di prestazioni di servizi tra la Mens Sana Basket e la Essedue Promotion di Stefano Sammarini (…) a sua volta la società riminese aveva stipulato contratti speculari a quelli fatti con la Mens Sana con terze società compiacenti riconducibili a Galluzzi Alberto (Columbus Value e poi Cs2 S.r.l)”. Secondo la guardia di finanza, attraverso un reciproco sistema di fatturazione e riciclaggio tra le società, la società di Galluzzi prelevava quasi l’82% del denaro, che formava il grosso della provvista occulta: da qui la somma tornava alla Essedue Promotion, e poi alla dirigenza Mens Sana, che ripartiva il denaro tra tutte le componenti. Si crede inoltre che personalmente, Minucci abbia percepito in nero circa 2 milioni di euro, aggiunti al suo normale stipendio e benefit vari.

Il comunicato spiega poi il pagamento in nero degli atleti: "per quanto riguarda il pagamento al nero degli atleti, è stato appurato che ai cestisti siano stati accreditati, oltre al compenso dichiarato nei contratti depositati in lega, una serie di altri emolumenti ottenuti sotto forma di ‘diritti di immagine’ e/o altre prestazioni certificate da società estere. Queste erano appositamente costituite dallo stesso cestista, o dal suo procuratore. In alternativa si avvaleva di un’azienda nazionale compiacente, a cui il cestista fittiziamente cedeva tali diritti. Al  pagamento in nero ai cestisti sui conti esteri provvedeva la Essedue Promotion”.  L’evasione sui giocatori senesi viene quantificata in circa 16 milioni di euro e 17 atleti sono stati già denunciati per il reato di omessa dichiarazione fiscale. In conclusione il comunicato dichiara “che le indagini hanno dimostrato come l’associazione a delinquere interessata dall’Operazione Time Out abbia messo in atto un disegno criminale ben preciso cercando di utilizzare le ingenti sponsorizzazioni ottenute dal Gruppo Monte dei Paschi, si parla di circa 100 milioni di euro in 7 anni (2006-2013) per una gestione del tutto personale della società Mens Sana, il tutto in danno di una realtà sportiva e di una tradizione che ha reso grande la Città di Siena
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Aggiunta del 9/5.

In rete circolano le immagini delle diapositive e dei documenti esibiti alla conferenza stampa dalla Guardia di Finanza. C'è l'elenco dei giocatori interessati e sotto accusa e uno schema su come il raggiro al Fisco veniva ordito e mandato avanti. "Buona" lettura.